C’erano una volta i giganti, personalità di spicco nelle quali rispecchiarsi, esempi da seguire. Ma oggi? L’Italia sembra un Paese popolato più da pigmei che da watussi, dove un giovanotto dalla lingua lunga e dalle ambizioni smisurate, cresciuto alla scuola di Mike Bongiorno e divenuto presidente del Consiglio senza passare dalle urne, ha eretto a forma di governo lo storytelling (vulgo, blablà) e non si vergogna a farsi dare ogni giorno del «cazzaro» da Dagospia. Solo nella Repubblica delle chiacchiere poteva essere scambiato per evento del secolo quel pacchiano Lunapark delle Nazioni che è stato chiamato Expo. Demoralizzato dal deprimente spettacolo, Stefano Lorenzetto è andato in cerca ancora una volta di personaggi comuni di eccezionale valore: l’imprenditore che assume i malati di cancro, la mamma della ragazza morta suicida che ha già aiutato 60.000 genitori cui è toccato il dramma di seppellire i propri figli, la cieca diventata nonna di 15.123 nipoti che dovevano essere abortiti, il manager che soccorre i cinesi detenuti nei laogai, il pittore privo di braccia che ha mantenuto la famiglia usando solo la propria bocca, la «povera allegra» che dal 2001 non tocca un soldo, il dottor Schweitzer delle Ande, il chirurgo dei casi impossibili, il crociato dei borghi abbandonati, il giardiniere che non si arrende mai, l’operaio che ha salvato i bilanci della Fiat, la madre che ha offerto alla patria i due figli poliziotti, la pensionata che vive da 16 anni dentro l’aeroporto di Malpensa, l’oncologo che si è fatto arrestare per amore dei malati. Giganti, appunto.

 

                    

 

               

       

 




 

Dopo 16 anni, si è conclusa la rubrica “Tipi italiani”, che Stefano Lorenzetto aveva avviato il 23 giugno 1999 sul
Giornale, dove ha lavorato per 20 anni (fino al 30 agosto 2015). Omologata per cinque volte consecutive nel Guinness World Records a partire dal 2011, è stata la più lunga serie d’interviste da un’intera pagina, a volte due, che sia mai apparsa sulla stampa mondiale e ha fatto di Lorenzetto l’unico giornalista e scrittore italiano presente nel celeberrimo volume, edito per la prima volta nel 1955, tradotto in 37 lingue e pubblicato in 100 milioni di copie in 100 Paesi del mondo. In totale, le puntate uscite ogni domenica sono state 769. Raccolte tutte insieme le interviste di Lorenzetto occuperebbero un volume di circa 11 milioni di caratteri, quasi tre volte la lunghezza della Bibbia e 20 volte quella della Divina Commedia.

 


 

 

 

Mezzo secolo di politica, economia, cultura, costume, cronaca, spettacolo e sport.

Mezzo secolo di personaggi conosciuti

da vicino oppure osservati da lontano: pontefici, presidenti, premier, ministri,

leader di partito, magistrati, imprenditori, editori, giornalisti, attori, conduttori televisivi, artisti, campioni,

galantuomini e criminali.

Vittorio Feltri, maestro di giornalismo,

segna buoni e cattivi sulla lavagna della storia. Quella che ha raccontato e commentato nella sua cinquantennale carriera di cronista, inviato speciale

e infine direttore di testate, tutte portate

al successo in edicola grazie

a un unico segreto: la perfetta

sintonia con i suoi lettori.

Ne esce un catalogo umano in ordine alfabetico dettato dalla memoria, compilato insieme a Stefano Lorenzetto, che nel 2010 aveva intervistato Feltri nel best seller

Il Vittorioso. Con tanto di voti in pagella,

da 1 a 10, come usava un tempo sui banchi

di scuola. Solo che qui gli alunni si chiamano Papa Francesco, Giorgio Napolitano,

Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Beppe Grillo, Gianni Agnelli, Giulio Andreotti,

Bettino Craxi, Umberto Bossi,

Antonio Di Pietro, Enzo Biagi, Daria Bignardi, Adriano Celentano, Fiorello, Riccardo Muti, Gino Bartali, Pietro Pacciani...

I buoni? Da Oriana Fallaci a Indro Montanelli. Voto: 10. I cattivi? Da Camilla Cederna

a Gianfranco Fini. Voto: 2.

 

 

                    

 

                    

       

 


 

 


 

 


 

 


 

 


 

 

 


 

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