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La
più grande intervista degli ultimi cinquant’anni è quella che
André Malraux fece a De Gaulle negli ultimi mesi prima della
morte di De Gaulle. È uno splendido libro, una magnifica
intervista. E quando la presentò al pubblico, Malraux, che non
era modesto, disse: «Questa non è una fotografia, è un ritratto
del Greco». Ora Malraux forse esagerava un po’, ma è vero: era
un grande ritratto. E credo che quelli che Lorenzetto ha fatto
siano dei grandi ritratti. Dei ritratti costruiti con la
collaborazione del ritrattato, ma ritratti d’autore.
SERGIO ROMANO (alla cerimonia di consegna del premio Estense, Teatro Comunale di Ferrara, 23 settembre 2000)
Stefano Lorenzetto appartiene alla categoria dei giornalisti che
più rispetto: quelli che con dabbenaggine vengono definiti «tuttologi»,
ma hanno l’umiltà di salire, a richiesta, sul Concorde o
sull’autobus, perché conta quello che accade e come tu lo sai
riferire. Al servizio della gente, alla quale appartieni e per
la quale stai lavorando. Lorenzetto si fa leggere, come ha
scritto un critico, ed evita quello che, secondo un maestro del
mestiere, Giulio De Benedetti, è il più grande difetto della
nostra categoria: annoiare.
ENZO BIAGI (prefazione a Dimenticati)
Consiglio le pagine di Lorenzetto ai pessimisti, agli sfiduciati, agli italiani che dubitano del loro Paese (mi metto nel numero, e metto nel numero anche Indro Montanelli, cui avrei portato di corsa queste pagine, se la sorte ce l’avesse lasciato ancora per qualche tempo).
MARIO CERVI (prefazione a Italiani per bene)
Ogni lettera di questo itinerario, apparentemente svagato e in verità molto oculato, offre divertimento, informazioni, sorprese.
MARIO CERVI (recensione di Dizionario del buon senso)
Stefano
è degno di molti premi superiori, per come guarda la morte dalla
parte della vita e la vita dalla parte della morte, ma tra
quelli inferiori merita il premio ironico di cui vagheggiamo noi
del Foglio nelle riunioni di redazione: “non è
giornalismo”, un riconoscimento ricco, danaroso, protettivo e
ferocemente spirituale per tutti coloro che tradiscono le regole
ottuse della professione che più di ogni altra nasconde oggi la
realtà, e si fanno santissimi adulteri di un noioso e barbaro
matrimonio con l’ego collettivo a mezzo stampa, scoprendola, la
realtà, e scoprendosi in simpatia con la verità. (...) Ha, come
il filosofo conservatore inglese Roger Scruton, una capacità di
pensare la vita alla luce di quanto la precede, nell’intuizione
che soltanto così qualcosa la seguirà, e la memoria di una
società umana attraverso le generazioni è la forma più laica di
resurrezione che io conosca.
GIULIANO FERRARA (prefazione a
Vita morte miracoli)
Ricordo
la precisione, la meticolosità e la cura che Stefano Lorenzetto
mette nello scrivere le sue interviste. Inferiore solo alla
precisione, alla meticolosità e alla cura con cui le prepara. È
facile, a quel punto, essere il “numero uno” nel suo genere in
Italia.
PIETRO CALABRESE già direttore del Messaggero, di Capital, della Gazzetta dello Sport e di Panorama
Le
interviste più belle?
«Quelle di Stefano Lorenzetto».
GIOVANNI MINOLI direttore di Rai Educational e Rai Storia (intervistato da Romana Liuzzo su Panorama, 19 agosto 2010)
Da
collega a collega: il sentimento più forte che provo per Stefano Lorenzetto è l’invidia. Una invidia rotonda, profonda, etica ed
estetica. Rotonda e profonda perché tutto quello che fa lui, che lui
scrive e indaga e cerca e trova, vorrei come i bambini averlo
cercato e scritto io. Etica, perché Lorenzetto è di quelli che ti
fanno sentire in colpa: è un pittore ritrattista psicologo esperto
svagato e preciso, che produce arte sotto forma di giornalismo, il
quale giornalismo arte non è. (...) Il suo è un giornalismo da bottega
rinascimentale, un giornalismo che va per cascine, che scende dirupi
e che scrive stretto, perfetto, molato. (...) Siamo abituati a
leggere certi racconti dell’America profonda, la trilogia di Philip
Roth che modula i suoi «tipi americani», ma i ritratti di quel che è
vivo e antico e permanente di una nazione attraverso le storie di
uomini non illustri, sono un’altra cosa e sono esattamente quel che
fa di Stefano Lorenzetto il tipo italiano di scrittore che confina a
Nord con Soldati e a Sud con Sciascia, ma sempre da giornalista, da
esperto del giornale, con questa fantastica arroganza di aver
preteso, ottenuto, coltivato, disegnato, decorato, una pagina, anzi
una paginata, uno spazio spropositato e però perfettamente a misura.
PAOLO GUZZANTI (recensione di Tipi Italiani)
Ha
fatto un articolo bellissimo. Bello come piace a me: veloce,
intelligente, allegro. Bravo, bravo, bravo.
DINO RISI regista (dopo essere stato intervistato da
Lorenzetto su Panorama nel 2006, alla vigilia del 90° compleanno)
C’è
in Lorenzetto una curiosità di approfondire, di controllare, di
parlare solo su dati e fatti precisi che dovrebbe essere di ogni
gazzettiere e che gli dà una serietà che manca ai tanti colleghi
che si misurano con quel nulla che è, troppo spesso, la “critica
di costume”. (...) Forse, l’impressione è solo personale: ma mi
è sembrato di auscultare qualcosa che ho amato, in certi accenti
dove lo stilettare di Lorenzetto non riesce a nascondere la
bonarietà di fondo, in certo suo gusto di un umorismo salace e
al contempo comprensivo, non maligno. Quel “qualcosa” è il
ricordo di letture che furono tra quelle che segnarono la mia
adolescenza: sono lo Zibaldino, innanzitutto; e, poi, Il destino
si chiama Clotilde, La scoperta di Milano. Oltre, naturalmente,
alla saga di Mondo piccolo. Ma sì, Giovannino Guareschi, quel
grande parmigiano che so essere caro anche a questo veronese,
pronto egli pure a fuggire da Milano per guardare il mondo dal
nido caldo del suo paese. Guareschiane mi sembrano anche certe
idiosincrasie curiose, certi rifiuti umorali, come l’avversione
per gli anelli in dita maschili o per determinati tic ed
espressioni linguistiche.
VITTORIO MESSORI (prefazione a Dizionario del buon senso)
Stefano
Lorenzetto ha una dote rara nella sua scrittura: usa le parole
con discrezione. (...) È uno di quei rari giornalisti che vanno
a cercare e raccontano storie positive. Danza con la sua penna
intorno alla morte. Dice di frequentare abitualmente i cimiteri,
entra negli ospedali, nei ricoveri per vecchi abbandonati e
negli obitori, ma riesce a parlare di vita.
GIORGIO DE RIENZO (recensione di Vita morte miracoli)
In
volo da Atene a Roma (questo per dire come mi è capitato fra le
mani Il Giornale) ho letto l’intervista di Stefano Lorenzetto.
Grande pezzo, grande compagnia; erano secoli che non leggevo
un’intervista così narrativamente ben strutturata e ben scritta,
così avvincente e coraggiosa innanzitutto nella forma (la
sostanza è di tale presa che chiunque, oggi, l’avrebbe fatta
franca con qualsiasi sciattezza o fretta stilistica). E ottima
impaginazione, neppure un refuso, punteggiatura accurata (il
problema della citazione all’interno del racconto in prima
persona: non ne tiene più conto nessuno di questi caotici
scribacchini dell’Ordine): un vero regalo di accuratezza storica,
di passione piegata alla disciplina del rispetto verso il
lettore, una lingua viva.
ALDO BUSI scrittore
Stefano
Lorenzetto è un formidabile inchiestista attorno all’uomo.
Prende un tizio qualunque, che prima di questa intervista non
aveva mai fatto parlare di sé, e su questo Carneade scrive una
pagina intera che si legge di un fiato.
PIERLUIGI MAGNASCHI direttore dell’Ansa
Panorama: «Lei legge tutti, da un angolo neutro, super partes.
Provi a comporre una Nazionale di giornalisti».
Paolo
Mieli, Paolo Panerai, Ferruccio De Bortoli, Vittorio Zucconi,
Vera Montanari, Aldo Forbice, Enrico Mentana, Bruno Vespa, Maria
Luisa Agnese, Stefano Lorenzetto, Giovanni Valentini. In
panchina Claudio Mori, Patrizia Caglioni, Fabiana Giacomotti,
Mattia Feltri.
PIERLUIGI MAGNASCHI direttore dell’Ansa (intervistato da
Panorama, 16 maggio 2001)
Tutti
noi, che lavoriamo nei giornali, ci siamo sentiti dire (e forse
abbiamo anche detto) che il bene non fa notizia... Poi arriva
uno come Lorenzetto, arrivano le sue interviste e ci accorgiamo
che il bene, il vero bene, esiste e ci conquista. Ma bisogna
cercare come fa lui, seguire lo spiraglio d’un chiarore nel buio
o nel grigiore che ci stanno intorno.
GIULIO NASCIMBENI Corriere della Sera (recensione
di Italiani per bene)
Qualche
parola su Lorenzetto. Chiunque legga queste pagine e abbia di
mira scrivere, proverà invidia. Che bravo. Se uno vuole imparare
l’arte dell’intervista e poi metterla su un foglio, passi da
queste pagine. C’è dietro uno scrupolo maniacale, una
documentazione strabiliante.
RENATO FARINA Libero (recensione di Italiani per bene)
Questo libro di Stefano Lorenzetto, intitolato Dizionario del
buon senso, è un testo scientifico. Allarga il cuore per la
bellezza della prosa e l’acutezza della testa che ha scritto
queste 245 pagine. Ma fa spavento perché annuncia la fine della
più preziosa e insieme svilita delle qualità umane: il buon
senso.
RENATO FARINA Libero (recensione di Dizionario del buon
senso)
Stefano
Lorenzetto è un bravissimo giornalista, un intervistatore
principe.
CLAUDIO SABELLI FIORETTI (a Prima pagina, Radiotre)
Moltissimi personaggi hanno fatto la fila per farsi intervistare
da lei. C’è qualcuno dal quale le piacerebbe essere intervistato?
«Il più bravo intervistatore d’Italia secondo me è Stefano
Lorenzetto, del Giornale. Da lui sarebbe bello farsi
intervistare».
CLAUDIO SABELLI FIORETTI (intervistato da Alessandra Del
Re per Libero.it, gennaio 2007)
Ma chi sono i più bravi intervistatori in Italia? «Il mio preferito è Stefano Lorenzetto de Il Giornale. È più bravo di me, perché io intervisto personaggi conosciuti, lui scopre i più curiosi che ci sono in giro per il Paese».
CLAUDIO SABELLI FIORETTI (intervistato da Samuele Amadori
per Quattrocolonne, webmagazine della Scuola di
giornalismo di Perugia)
Un’intervista
sta tutta nelle domande: se chi le fa è bravo, allora esce il
capolavoro. Ma per essere bravi a far domande bisogna avere doti
naturali, e queste non si imparano. Bisogna essere acuti e
arguti, pronti di cervello e preparati, impavidi e un po’
cattivelli, cosa che non guasta. Dovrebbe essere ovvio che, se
si vuole intervistare un personaggio, prima si debba raccogliere
quante più informazioni possibile sul suo conto. Ma non vi
enumero le volte che, intervistato al telefono, ho dovuto io
spiegare tutto all’intervistatore, il quale, comandato dal suo
direttore di intervistarmi su un certo argomento, aveva
semplicemente alzato il ricevitore senza neanche preoccuparsi di
sapere chi diavolo io fossi. Ebbene, Lorenzetto è il contrario
di tutto ciò: quando ti intervista, attenzione perché è capace
di tirarti fuori anche quello che non diresti al tuo confessore.
RINO CAMMILLERI scrittore
Ho
imparato tutto grazie a un implacabile caporedattore-tagliatore,
Stefano Lorenzetto.
PIERA DETASSIS direttore di Ciak e critico
cinematografico di Panorama
«Leggo
sempre il suo giornale. Anche quello Stefano Lorenzetto, chissà
come fa a trovare certi tipi».
WILLER BORDON ex ministro, presidente dei senatori della
Margherita (intervistato da Giancarlo Perna per Il Giornale, 24
novembre 2003)
Il
talent scout è un giornalista e scrittore, Stefano Lorenzetto,
che da anni va scovando quelli che lui chiama i “tipi italiani”.
Fraizzoli è il 218.mo dei personaggi da lui trovati e ritratti
in altrettante interviste, che compongono ormai una
straordinaria sequenza di vite, una più sorprendente dell’altra.
SANDRO MAGISTER vaticanista de L’Espresso
Un
giornalista di coraggio e di talento.
ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI scrittrice
Gran
merito di Lorenzetto è non solo quello di scovare personaggi
spesso inverosimili e incredibili - inventori e innovatori, o
protagonisti di scelte di vita che anticonformista è dir poco -
o rintracciati chissà come e dove (il cameriere di Hitler, la
bambinaia di Fermi...), ma anche, e soprattutto, di tirarne
fuori avvicenti ritratti. Con uno stile di intervistatore che
apprezzo molto: pieno di curiosità, anche scomode, con
insistenza inesauribile per particolari e retroscena, ma educato
e rispettoso, comunque, degli interlocutori. Mai volgare, mai
scontato, mai aggressivo.
CESARE LANZA editorialista di Libero, autore di Domenica
in
Ho
invidiato e, nello stesso tempo, ammirato Stefano Lorenzetto che
in una pagina sul Giornale ha fornito una formidabile lezione di
giornalismo, quello che io continuo a definire “giornalismo di
una volta”, quando quotidiani e settimanali erano una cosa seria,
e non ridotti a contenitori di Cd, Dvd, libri e varie altre
orrende merci. Bravo, bravo, bravo.
MARCELLO BARAGHINI editore di Stampalternativa
Le
sue non sono interviste ma racconti di vita straordinari. Se non
lo conoscessi, direi che i personaggi li inventa lui!
JADER JACOBELLI coordinatore della Consulta qualità della Rai
Stefano
Lorenzetto è un veneto operoso. Scrive sul Giornale, su
Panorama, su Anna, su Monsieur, su Roger (rivista della Lauda
Air), ogni tanto su Gente e su Ulisse. «Ho appena rifiutato per
mancanza di tempo una lusinghiera offerta di collaborazione di
Carlo Verdelli che voleva affidarmi qualche intervista di
copertina per Vanity Fair». Sul Giornale ha due rubriche,
entrambe settimanali, per un totale di una pagina e una colonna.
La rubrica da una pagina è arrivata alla puntata 293. «Quando
gli chiedevano come facesse a comporre tanti Lieder, Franz
Schubert, allievo di Antonio Salieri mio conterraneo, rispondeva:
“Appena ne ho finito uno ne comincio un altro”». Secondo me
Lorenzetto scrive non meno di 200.000 battute al mese, secondo
lui sono soltanto 140-150.000, ma dice così per non umiliarmi.
Abita fuori Verona, all’inizio della Valpantena. «Non potrei mai
essere felice a Milano, dove ho vissuto per tre anni, né altrove.
Diffido degli uomini privi di radici. I veneti le hanno ancora,
molto forti. Io le ho». Seguo da tempo i suoi movimenti,
analizzo i suoi articoli, interpello i suoi amici. Avrà dei
negri? Userà delle droghe? E se sì, quali? Gli amici giurano che
no, che scrive tutto da solo e senza additivi.
CAMILLO LANGONE (Il Foglio, 17 luglio 2004)
Io
ho sempre invidiato chi lavora con Stefano perché non solo ha a
disposizione uno straordinario professionista ma anche un uomo
di cultura e una personalità che sviluppa, meglio di molti altri,
meglio di quanto abbia fatto io, uno straordinario senso critico,
anche contro corrente. Ha la capacità di risalire la corrente in
un Paese dove tutti vanno in soccorso al vincitore, tanto per
citare una frase dell’ottimo Flaiano.
FERRUCCIO DE BORTOLI direttore del Corriere della Sera (28
ottobre 2005)
Dal
1990 ho continuato a disegnare e dipingere senza esporre, fino a
quando il giornalista Stefano Lorenzetto mi ha proposto una
nuova uscita come pittore. Grazie al suo incoraggiamento, ho
ripreso a esporre.
DARIO BALLANTINI inviato-imitatore di Striscia la
notizia
Lorenzetto
non è governabile, deve andare per conto suo. Lorenzetto è una
testata. Sai già che pagina farà, è una garanzia. Prendere o
lasciare.
GIORGIO DELL’ARTI giornalista e scrittore, fondatore del
Venerdì di Repubblica, curatore del Foglio dei Fogli e
autore del
Catalogo dei viventi (Marsilio)
Non
ci conosciamo, ma io lo leggo sempre con gusto e qualche stupore
per la sua vena di ricercatore della realtà. Sembra un
giornalista americano.
MARIA GIOVANNA MAGLIE editorialista del Foglio e
del Giornale, già
corrispondente da New York del Tg2
D’ora
in poi diventerò una sua assidua lettrice, perché è troppo
bravo. Anche ieri sera ho spento la luce col suo libro. Ho
deciso che regalerò il suo libro a un sacco di gente.
MARINA ORLANDI BIAGI vedova del professor Marco Biagi (nella foto), 3 giugno
2005
Daria
Bignardi: «Vittorio, non ti viene mai voglia d’intervistare
anche persone comuni?».
Magari. Non è facilissimo... Il genio di queste interviste
scritte è Stefano Lorenzetto, che non so se conosci. Scrive sul
Giornale. Fa “Tipi italiani”, è un vero maestro
dell’intervista. Ne ha scritte più di 400, e lui va a capare
queste persone incredibili in giro per l’Italia.
VITTORIO ZINCONE intervistato da Daria Bignardi a Le
invasioni barbariche su La7 il 12 dicembre 2008