Cominciata nel marzo 2020, dopo due anni
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«Io, tutti quelli che amo, li rimprovero
e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti»

Apocalisse (3, 19)


Le elezioni in autunno e in inverno
Sulla Stampa, Ugo Magri scrive che per via della crisi di governo «rotoleremo disordinatamente al voto in autunno, quando ci sarebbero mille altre questioni più urgenti da affrontare: circostanza mai accaduta nella storia d’Italia». Avrebbe dovuto scrivere «mai accaduta nella storia della Repubblica». Infatti, durante il Regno d’Italia, che le elezioni politiche si svolgessero in pieno autunno e talvolta in inverno era quasi la norma. Ecco l’elenco delle consultazioni nelle stagioni fredde: 27 gennaio e 3 febbraio 1861; 22 ottobre 1865; 25 novembre 1866 (in Veneto e a Mantova, dopo l’annessione al Regno d’Italia); 10 marzo 1867; 20 e 27 novembre 1870; 8 e 15 novembre 1874; 5 e 12 novembre 1876; 29 ottobre e 5 novembre 1882; 23 e 30 novembre 1890; 6 e 13 novembre 1892; 6 e 13 novembre 1904; 7 marzo 1909; 26 ottobre e 2 novembre 1913; 16 novembre 1919.
[15 luglio 2022]

Incendio sprinter
Il Giornale riferisce di un incendio nell’hotel Bulgari di Milano: «Sul posto sono arrivati sei mezzi dei vigili del fuoco. Saranno loro stessi che più tardi spiegheranno, infatti, come sia stato l’efficace sistema di sprinter dell’impianto antincendio» a impedire che le fiamme si propagassero. Ne deduciamo che a Milano i mezzi dei vigili del fuoco parlano. Quanto allo sprinter, sostantivo che significa scattista, tenderemmo a escludere che si trattasse di un pompiere velocista. La valvola che spruzza automaticamente l’acqua quando la temperatura dell’ambiente dove è installata supera una determinata temperatura, azionando simultaneamente l’allarme, si chiama sprinkler (spruzzatore in inglese).
[26 luglio 2022]

I mariti immaginari di Jane Fonda
«Jane Fonda: “Io single da tanti anni. Adesso so cosa voglio sotto le lenzuola”», titola il sito del Fatto Quotidiano. Nel testo, Luca Guarneri spiega che l’attrice, sposata tre volte, «nel 1965 decise di convolare a nozze con Roger Adim» e precisa: «Ultimo matrimonio, durato fino al 2001, quello con Ted Tarner». Tenuto conto che i due ex mariti di cognome fanno Vadim e Turner, diremmo che da tanti anni, grazie a Guarneri, la signora ignora con chi ha avuto a che fare sotto le lenzuola.
[24 luglio 2022]

Modignani non è Modigliani
Marco Gasperetti sul Corriere.it intervista Clementina Spinelli, ragazza calabrese che studia a Siena, alla quale due vandali hanno rubato la carrozzina elettrica, distruggendola. Ultima domanda: «Qualche desiderio?». Risposta: «Mi piacerebbe conoscere gli autori che leggo continuamente. Come Casati Modigliani». Ma la scrittrice in questione si chiama Sveva Casati Modignani, per l’anagrafe Bice Cairati.
[26 luglio 2022]

Attenti al cane
Titolo da Leggo: «Pitbull azzanna il padre, prende il fucile e uccide il cane della vicina». Nervoso e intraprendente, il botolo.
[25 luglio 2022]

La bomba Halle di Robinson
Didascalia dalla copertina di Robinson, inserto culturale della Repubblica: «1952: Il “fungo” creato dal test sulla bomba Halle isole Marshall. Tra il 1946 e il ’62 gli Usa vi testarono 105 ordigni nucleari». Temevamo che si trattasse di una bomba atomica mai apparsa finora nei libri di storia. Poi ci siamo resi conto che era solo un test alle isole Marshall.
[16 luglio 2022]

Corbellerie
Editoriale di Maria Corbi sulla Stampa: «Lo stereo suona il singolo M’Manc del disc jockey italiano Shablo e dei rapper italiani Geolier e Sfera Ebbasta, loro la cantano mentre il tachimetro fino a toccare i 293 chilometri all’ora». Diremmo che nella subordinata manchi il verbo: s’impenna potrebbe andare bene? Poco più avanti: «I consigli dei genitori, “mi raccomando non bere”, accolti spesso con una sufficiente alzata di spalle». Sufficiente significa «che basta a soddisfare un bisogno, una necessità» (Lo Zingarelli 2023). Qui, semmai, è l’alzata di spalle ad avere un’aria di sufficienza, cioè di boria, presunzione, sussiego.
[23 luglio 2022]

L’hanno fatta partorire senza il suo consenso
Charlie, pseudonimo dietro il quale si cela un misterioso (ed eccellente) esperto di mass media, produce ogni domenica per Il Post «una newsletter sul dannato futuro dei giornali». In una delle ultime puntate, parla «della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna al risarcimento danni per diffamazione di un quotidiano locale che aveva usato informazioni mediche riservate e dati sensibili per dare la notizia di una donna che aveva partorito a 55 anni “senza il consenso della diretta interessata”». Forse un taglio cesareo mentre dormiva?
[10 luglio 2022]

Caprioli e cervi per me pari sono
Che differenza c’è fra caprioli e cervi? Nessuna, tant'è vero che sul Corriere del Trentino, in prima pagina, appare il titolo «Troppi caprioli, via libera alla caccia», ma poi nel pezzo si parla di un piano di abbattimento dei cervi.
[20 luglio 2022]

Lo sai che i papaveri sono alti, alti, alti
Didascalia dal Corriere della Sera: «Alti graduati dell’esercito iraniano ispezionano un deposito di droni sotterraneo, in una località non precisata dell’Iran». I graduati non possono essere alti: questa denominazione indica infatti i militari di grado inferiore a sergente, per esempio, nell’esercito italiano, caporal maggiore e caporale.
[13 luglio 2022]

«J’accuse» non era un libro
Incipit di un editoriale di Paolo Guzzanti sul Giornale: «Lo cacciarono usando una legge con valore retroattivo non riuscendo ad estrometterlo dalla politica con le armi della democrazia e il risultato fu che Silvio Berlusconi fu messo in un angolo. Trattato come il capitano Dreyfus il quale, benché fosse innocente, fu portato nel mezzo del quadrato militare e spogliato delle mostrine, le decorazioni e gli spezzarono anche la sciabola. Dovettero passare anni prima che la scatenata campagna di Emile Zola con il suo famoso libro J’accuse (io accuso) facesse ripetere il processo che riconosceva il capitano, la cui unica colpa era di essere ebreo, totalmente innocente dall’accusa di essere una spia tedesca». Ci permettiamo di ricordare allo stimato collega che «J’accuse» (per la precisione «J’Accuse...!») non era un libro, bensì il titolo di una lunga lettera aperta indirizzata da Émile Zola (accento acuto sulla prima e) al presidente della Repubblica francese Félix Faure, pubblicata in prima pagina dal quotidiano L’Aurore il 13 gennaio 1898.
[23 luglio 2022]

Attenti al Lupo (e agli accenti)
L’imprenditore Lupo Rattazzi, figlio della compianta Susanna Agnelli, pubblica sulla Stampa un’inserzione a pagamento di un’intera pagina, intitolata «Grazie prof. Draghi». L’unica che non ringrazia è la lingua italiana: i cinque periodi sottostanti si aprono tutti con l’avverbio Perchè, scritto con l’accento grave anziché acuto.
[22 luglio 2022]

Le terze controparti
Francesco Minnetti parla sul Sole 24 Ore di «confronto con terze controparti». O sei terzo (estraneo al rapporto) o sei controparte. «Terze controparti» ci pare una contradictio in adiecto, o contraddizione in termini che dir si voglia.
[16 luglio 2022]

Gramellini soffre il caldo
Nella sua rubrica Il Caffè, sulla prima pagina del Corriere della Sera, Massimo Gramellini scrive, a proposito della crisi di governo: «Quanto è successo in questi giorni conferma i sospetti che alcuni climatologi avanzarono già allora: Conte si è sfilato dalla maggioranza d’emergenza non certo perché fosse finita l’emergenza, ma appena il barometro ha raggiunto i 38 gradi». Il barometro misura la pressione atmosferica. È il termometro che indica la temperatura. Ci tocca perdonare Gramellini: sono gli effetti del caldo.
[21 luglio 2022]

Anche La Repubblica soffre il caldo (sui monti)
Restando in tema. La pagina Facebook della Repubblica lancia l’allarme sul «mare scaldato dal caldo che addirittura fa esplodere vecchi residuati bellici sui monti». Non preoccupatevi: ora che il mare è arrivato in montagna, sarà raffreddato dal freddo.
[15 luglio 2022]

Talmente morto che era leggermente ferito
Parlando dell’attentato mortale a Shinzo Abe, ex premier giapponese, Renato Farina su Libero ci ruba il mestiere. Becca su Corriere.it una topica poi ereditata sul Corriere della Sera, a firma Paolo Salom. Scrive Farina: «Corriere.it arriva a inventarsi un omicidio con tanto di citazione del New York Times (...): “Nel Sol Levante l’assassinio politico per secoli è stato considerato una forma ‘estrema ma accettabile’ di protesta politica. Così scrive il New York Times il 26 febbraio 1936, all’indomani dell’uccisione di Tatsukichi Minobe, docente all’Università Imperiale di Tokyo”. Una notizia forse esagerata, molto utile a confermare la teoria. Piccolo controllo. Pag. 10 del NYT del 21 febbraio 1936: “Il liberale giapponese, dr. Minobe, (...) è stato leggermente ferito”. Secondo la Treccani, in realtà Minobe morì placidamente dodici anni dopo». Tranquilli, anche il giornalismo è solo leggermente ferito. O no?
[9 luglio 2022]

L’inno di Nancy Brilli
Dal sito del Messaggero: «Nancy Brilly, contro la “prova” costume: “Fregatevene. Basta stupidi problemi”. Il messaggio di body positive è un’inno alla libertà». A parte la virgola dopo il soggetto, il sostantivo maschile con l’articolo apostrofato è un inno alla grammatica.
[13 luglio 2022]

Toponomastica newyorchese
Matteo Persivale sul Corriere della Sera indica l’indirizzo dello Studio 54 di New York: «254 West 54esima strada». Letto così, sembra che la 54esima strada abbia numeri West ed East. Intanto l’indirizzo andrebbe scritto o in italiano o in inglese, non a mezzadria. Poi il significato di 254 West 54th è «54esima strada ovest, 254». Le Avenue vanno da sud a nord, le Street da est a ovest e sono n-esima est o ovest rispetto a 5th Avenue.
[15 luglio 2022]

Panarari, né carico da 90 né da 11
Editoriale di Massimo Panarari sulla Stampa: «Non stiamo parlando di cinghiali (di quelli ce ne stanno anche troppi in carne e ossa)». Professore, lei risulta nato a Reggio Emilia: anche se insegna alla Luiss, lasci perdere questi orribili romanismi. Più avanti: «E su Youtube cala il carico da novanta». Ne deduciamo che lei fu militesente e che non gioca a briscola: si cala il carico da undici (l’asso, che vale 11 punti), non da novanta. Da novanta è il pezzo di chi nella mafia gode di grande autorità o, tutt’al più, il pezzo di artiglieria del cannone contraereo utilizzato dall’Italia durante la Seconda guerra mondiale (90 ovviamente era il calibro).
[20 luglio 2022]
(La precisazione di Panarari)
(La replica di Lorenzetto)

Il Regno d’Italia secondo La Repubblica
Eva Grippa parla di «Marina Rocolfi Doria, moglie dell’ultimo re d’Italia Vittorio Emanuele di Savoia». Vabbè che scrive sulla Repubblica, ma fatele un corso accelerato di monarchia. O di storia: l’ultimo re d’Italia fu Umberto II di Savoia, del quale Vittorio Emanuele di Savoia si limita a essere il figlio. Già che ci siete, impartitele anche una lezione di accuratezza anagrafica: la consorte di questi si chiama Marina Ricolfi Doria.
[21 luglio 2022]

Le invenzioni di Panorama
Didascalia da Panorama: «Guglielmo Marconi, l’inventore del telefono». La relativa foto apre un servizio che s’intitola «Quando la scienza è una buffonata» e parla di «invenzioni fasulle». Il riferimento ci pare pertinente: il telefono fu brevettato dallo statunitense Alexander Graham Bell nel 1876, nonostante le rimostranze dell’italiano Antonio Meucci, che la Treccani qualifica come l’inventore dell’apparecchio.
[6 luglio 2022]

Varie ed eventuali
Dalla pagina Facebook della Gazzetta del Mezzogiorno: «Sono sempre di più i coniugi che ricorrono agli “007” per trovare le prove di un eventuale sveltina del partner». Il famoso apostrofo rosa fra le parole «t’amo».
[17 luglio 2022]

Hanno fatto morire il Fondatore 12 anni prima
Dal sito della Repubblica: «Walter Veltroni ha ricordato così Eugenio Scalfari, morto il 14 luglio scorso a 86 anni». Che fretta di liberarsi del Fondatore: è morto a 98 anni.
[16 luglio 2022]

Se Bergoglio sopravvivesse alla rinuncia
Riprendendo l’ennesima intervista in ginocchio, concessa da papa Francesco alle giornaliste messicane Maria Antonieta Collins e Valentina Alazraki per il canale streaming Vix di Televisa Univision, L’Osservatore Romano scrive che a Jorge Mario Bergoglio piacerebbe confessare e visitare i malati «anche ora se sopravvivesse a una eventuale rinuncia». Confermando con il verbo ipotetico la frase cinica ma vera che il potere logora chi non ce l’ha e che il pontefice argentino probabilmente morirebbe subito dopo l’improbabilissima rinuncia.
[12 luglio 2022]

Novelli ignora come morì Besozzi
Massimo Novelli rievoca sul Fatto Quotidiano la figura di Tommaso Besozzi, l’inviato dell’Europeo che ebbe il merito di svelare le circostanze in cui morì il bandito Salvatore Giuliano: «I dubbi del l’Unità e del l’Avanti! trovarono eco a Milano, nella redazione del settimanale L’Europeo». Non ci eravamo mai imbattuti in un uso così creativo delle preposizioni articolate. Novelli aggiunge che Besozzi «si suicidò facendosi esplodere addosso una bomba a mano». Il lettore è indotto a pensare che si trattasse del classico ordigno dotato di spoletta. Benché la citi nel proprio articolo, il giornalista dimostra di non aver letto bene I giornali non sono scarpe, la biografia che Enrico Mannucci ha dedicato a Besozzi, nella quale la fine dell’inviato dell’Europeo è descritta così: «A un certo momento si mette a cercare del piombo: vecchi tubi dell’acqua, residui di lastre, frammenti d’ogni tipo. Con del gesso costruisce un rudimentale stampo e vi fa colare dentro il metallo fuso per ricavarne una grossa palla di quasi ottocento grammi. Poi prende un tubo di ferro, lo trasforma in una specie di bossolo, vi pigia polvere da sparo da lui stesso mescolata, sistema il tutto, lo collega all’impianto elettrico, rivolge contro di sé quel cannone casalingo e stabilisce il contatto».
[11 luglio 2022]

Hanno chiuso il rubinetto dell’italiano
La Repubblica esce con una pagina, firmata da Luca Pagni, in cui vengono illustrate le possibili misure del governo nel caso in cui la Russia chiuda all’Italia i rubinetti del gas. A corredo, compaiono quattro schede. Nella prima si legge: «Si tratta di sei impianti: due si trovano in Sardegna e servono di fatto solo l’isola, mentre le altre sono situate a Venezia, Monfalcone, Civitavecchia e Brindisi». Nella seconda: «In parte l’austerity è già scattato». Nella terza: «Questo prevede misure come l’interruzione delle forniture, per un periodo limitato di tempo, delle forniture alle industrie più energivore» e «scatterà la possibilità di ricorrere alle riserve strategiche che si trova negli stoccaggi». Nella quarta: «Nell’ultimo mese, le quotazioni del gas sui mercati finanziari è raddoppiato». Diremmo che l’autore delle schede ha seri problemi con singolari, plurali, numeri e persone di sostantivi e verbi, per non parlare delle ripetizioni. Insomma, è stato chiuso da quel dì il rubinetto della lingua italiana sia a lui sia ai capi che dovrebbero rileggerlo.
[11 luglio 2022]

Il Donbass non fa parte del Regno Unito
Andrea Sceresini, giornalista e scrittore, invia al Fatto Quotidiano un reportage dal Donbass che comincia così: «A Seversk l’unico rumore è quello delle bombe. Dai palazzi di Yuvileyna Street, sul cucuzzolo più alto della città, si scorgono con nitidezza le ciminiere della grande raffineria di Lyshichansk». Premesso che il Donbass non si trova nel Regno Unito, Sceresini aveva due possibilità: o scrivere Vulytsya Yuvileyna, in ucraino, oppure via Yuvileyna, in italiano, che è la lingua del giornale su cui si esercita.
[8 luglio 2022]

Tra sì e no il Quotidiano Nazionale sbaglia il ni
Titolo dal Quotidiano Nazionale: «Conte e la strategia del ». Per quanto la fusione fra e no possa suggestionare i giornalisti, quell’avverbio non esiste nella lingua italiana: si scrive ni, senza accento.
[8 luglio 2022]

Gli imbecilli non sono i lettori
Il Fatto Quotidiano pubblica brani scelti di Indro Montanelli tratti dal libro Se non mi capite, l’imbecille sono io (Rizzoli). Alla voce Churchill riporta questo brano: «Quando morì non lasciò un soldo e sua moglie Clementine dovette arrangiarsi a venderli per sopravvivere». Che cosa la vedova abbia venduto lo sa solo Il Fatto Quotidiano. È pertanto confermato che gli imbecilli non sono i lettori.
[5 luglio 2022]

«A» Nicaragua cacciano le suore
Titolo dalla pagina Facebook della Repubblica: «A Nicaragua il dittatore Ortega caccia le suore di Santa Teresa di Calcutta». Per fortuna, restano a India.
[8 luglio 2022]

Da Capitol Hill a Capital Hill
Titolo dalla pagina Facebook del Corriere della Sera: «Chi è Charles Bausman, l’uomo che dopo l’assalto a Capital Hill è ora a Mosca come “rifugiato politico”». Anche se pare il nome di un cinema, il Parlamento statunitense resta ubicato a Capitol Hill, il Colle del Campidoglio.
[4 luglio 2022]

Montanelli e Scalfari convertiti da morti
Marcello Veneziani sulla Verità mette a confronto due giganti del giornalismo, Eugenio Scalfari, appena deceduto, e Indro Montanelli: «Entrambi si dissero liberali, anche se Scalfari fu radicale, progressista e di sinistra e Montanelli fu anarchico, conservatore, e di destra. Entrambi furono fascisti fino a quando il fascismo imperò, furono monarchici fino a quando c’era il re, furono laici e non credenti, salvo ricredersi post mortem». Beh, se sono diventati credenti dopo la morte, vuol proprio dire che la vita eterna esiste.
[17 luglio 2022]

L’economia secondo Stefano Feltri
Stefano Feltri, direttore di Domani, in un editoriale spiega che l’inflazione può rimanere confinata in un’area del mondo economico o divenire un fenomeno generale. Per esemplificare, parte dai prezzi relativi di due beni: «un chilo di verdura costa un euro» e «uno di carne due euro». Tre righe più avanti ricapitola: «Una famiglia che all’inizio consumava un chilo di verdura e uno di carne spendeva due euro». Quindi, secondo Feltri, 1+2 = 2. Si può invocare l’aristotelico principio di non contraddizione, si possono invocare gli assiomi di Peano, si può invocare la maestra di prima elementare. Comunque, mica male per uno che si è laureato in economia alla Bocconi e ha lavorato alla Booth school of business della University of Chicago.
[11 luglio 2022]

Salto in alto con l’asta
Dal sito della Repubblica: «Saltando 2,28 metri all’ultimo tentativo, Gianmarco Tamberi si è qualificato per la finale mondiale del salto con l’asta». È nata una nuova specialità: il salto in alto con l’asta.
[15 luglio 2022]

Chi saranno i cittadini locali?
Nell’incipit della sua rubrica del lunedì sul Fatto Quotidiano, Veronica Gentili c’intrattiene sulla «protesta dei tassisti romani che ha tenuto in ostaggio la città per 48 ore, lasciando a piedi cittadini locali e turisti». Si attende di sapere chi siano, a parte i turisti, i cittadini forestieri.
[18 luglio 2022]

Andrea Monda riscrive I Promessi sposi
Andrea Monda non delude mai. Cimentandosi con la fuga dai matrimoni celebrati in chiesa e in municipio, il direttore dell’Osservatore Romano paragona infatti sé stesso e la consorte ai protagonisti dei Promessi sposi e scrive: «Anch’io e mia moglie, proprio come Renzo e Lucia, il bacio ce lo siamo dati due volte davanti a un pubblico ufficiale». Ma nel romanzo, al capitolo XXXVIII, il Manzoni accenna appena che i due nella chiesa di don Abbondio «furono sposi» mentre nel «palazzotto» del marchese benefattore della coppia «fu steso il contratto per mano d’un dottore». I baci e gli anacronistici pubblici ufficiali sono frutto dell’instancabile immaginazione di Monda.
[15 luglio 2022]

Arringare «ai» gruppi
Pietro Salvatori sull’Huff Post: «Ieri una manciata di parlamentari a sentire Giuseppe Conte che arringava ai gruppi dopo l’incontro con Mario Draghi si sono dati di gomito. Chissà se poi sono andati a consultare la Treccani». Nel frattempo Salvatori potrebbe consultare una buona grammatica.
[7 luglio 2022]

Variazioni dantesche
Intervistato da Riccardo Bruno sul Corriere della Sera, Federico Sboarina, che nel frattempo non è più il sindaco di Verona, afferma: «Io vado avanti per la mia strada e poi sinceramente, come si dice, non ti curar di lor...». Come dice Dante Alighieri, più che altro. Ma la citazione è sbagliata. La frase corretta della Divina Commedia, pronunciata da Virgilio (Inferno, canto III), è «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa».
[19 giugno 2022]

Grandi novità automobilistiche
Simonluca Pini prova per i lettori del Sole 24 Ore la nuova Peugeot 408: «Salendo a bordo, si viene accolti dal nuovo quadro strumenti digitale, appena sopra il volante». Già, una vera novità: di solito lo mettono sotto il volante.
[26 giugno 2022]

Effetti dell’estate
La Stampa pubblica una foto di nuvole, con il titolo «La danza del Solstizio». La sottostante didascalia recita: «Siamo a Malta, nel complesso megalitico di Mnajdra, che risale a 5000 anni fa. Per celebrare il solstizio d’estate ecco una suggestiva performance dei danzatori di ZfinMalta sulle note di “Sunrise Mass” del norvegese Ola Gjeilo per coro e orchestra d’archi». Cado dalle nubi, per dirla con Checco Zalone.
[19 giugno 2022]

Figo con lo sconto
Da Corriere.it: «La cassapanca difficile da montare, il figo in sconto dell’1%: cosa non comprare durante i Prime Day». Anche se un po’ frigido, le signore non dovrebbero sottovalutare il figo scontato.
[13 luglio 2022]

Leclerc recupera su Leclerc
«Il pilota monegasco ha recuperato 5 punti su Leclerc», scrive Stefano Mancini sulla Stampa. Il monegasco Leclerc ha recuperato su Leclerc? Mancini ci pare in testacoda.
[12 luglio 2022]

Raddoppio romano
Dalla prima pagina dell’Osservatore Romano: «Il primo campanello d’allarme era suonato il mese scorso quando, sul versante svizzero del Massiccio del Grand Combin si era verificato un episodio analogo con il crollo di alcuni serracchi». Abbuonando ai colleghi del foglio vaticano la virgola mancante dopo «Combin», segnaliamo che seracchi si scrive con una sola r.
[4 luglio 2022]

Pezzi spezzati che si spezzano
Alessandro Farruggia intervista sul Quotidiano Nazionale l’alpinista Reinhold Messner, al quale fa dire, a proposito della tragedia sul ghiacciaio della Marmolada: «Possono venire più dei pezzi come dei palazzi, che scendono con pezzi che si spezzano». Ma cos’è, uno scioglilingua provocato dal riscaldamento globale?
[4 luglio 2022]

Cirio dal Piemonte alla Liguria
Dall’Ansa: «Sulla transizione all’auto elettrica con lo stop ai motori a combustione per il 2035 “ci sono una serie di interrogativi che crediamo possano essere messi sul tavolo, salvaguardando l’obiettivo, anche le date, ma individuando un percorso di sostegno che ad oggi non vediamo ancora”. Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Alberto Cirio». Il quale però è il presidente della Regione Piemonte.
[29 giugno 2022]

La Jaguar E-Type del principe Harry
Didascalia dal Corriere della Sera: «Il principe Harry, duca del Sussex, con la moglie Megan su una Jaguar E-Type. I nuovi modelli saranno solo elettrici». Tenuto conto che la foto reca il titolino «Automotive, la transizione», la rilevanza dell’immagine consiste nel fatto che quella vecchia E-Type usata dai duchi di Sussex è stata riconvertita ad auto elettrica da un reparto speciale della Jaguar. La didascalia senza questa informazione è priva di senso. Nel Regno Unito sono parecchi gli specialisti che montano gruppi elettrici al posto dei motori termici.
[28 giugno 2022]

Modi Gentili
Incipit della rubrica Facce di casta di Veronica Gentili sul Fatto Quotidiano: «Che se non si trovano lavoratori, stagionali e non, la responsabilità sia da attribuire al reddito di cittadinanza o alla pigrizia di giovani schifiltosi e smodatamente esigenti è una teoria che fatica a tenersi in piedi ogni settimana di più». L’avverbio negativo olofrastico (così chiamato perché, da solo, costituisce un’intera frase) è soltanto no, quindi si scrive «stagionali e no». Ma sul come si scrive in generale, il discorso, nel caso di Gentili, sarebbe lungo.
[11 luglio 2022]

Scuola Guida
Titolino dal Corriere della Sera: «L’incontro nel ’79. Lei aveva 22 anni». Testo: «Gloria Guida è nata a Merano nel 1955». Ah, l’aritmetica!
[11 luglio 2022]

Uccisero. Applausi
Titolo dal sito dell’Ansa. Prima riga: «Ergastolo per i fratelli Bianchi». Seconda riga: «Uccisero Willy, applausi in aula». Fecero bene ad ammazzarlo?
[5 luglio 2022]

Un marito morto in eredità
Titolo dal Giornale: «Password del marito morto in eredità». Spesso una moglie non sa che farsene di un marito vivo, figuriamoci di un marito morto in eredità.
[8 luglio 2022]

Quozienti intellettivi
Nella sua serie I grandi gialli su Specchio, settimanale della Stampa, Gianluigi Nuzzi esordisce così: «Solo lo 0,2% della popolazione presenta un quoziente d’intelligenza tra 40 e 57 punti, livello considerato “gravemente inferiore alla media”. Infatti, in genere, il punteggio è di 100-102; tra 92 e 109, si raccoglie ben il 43,2% degli esaminati». E specifica che, al momento dell’arresto, «Simone Cassandra, classe 1974, fabbro nativo di Bad Windsheim, piccola città di 12mila abitanti in Baviera (Germania), presentava un Q.I. di 4», il che lascia francamente increduli. Ma 158 righe più avanti, ecco il miracolo: Nuzzi parla di «Simone Cassandra, il ragazzo con il quoziente d’intelligenza fermo a 45». Quindi, più che decuplicato. Nel mezzo, trova spazio la seguente informazione: «Il Tribunale stabilì per Cassandra la seminfermità mentale con una condanna a dieci di ospedale psichiatrico-giudiziario e poi il carcere». Dopo il bob a quattro, il tiro a sei, il calcio a otto, ecco la condanna a dieci.
[26 giugno 2022]

Tornare su di lei
Gianluca Roselli si occupa sul Fatto Quotidiano del valzer dei corrispondenti nelle sedi Rai: «Sergio Paini, diretto a Istanbul, al posto di Lucia Goracci, ma su di lei torneremo più avanti». Roba da Me too.
[5 luglio 2022]

Il Po non passa per Parma
Didascalia del Corriere della Sera a corredo di una foto del Po in secca: «Il fiume vicino Parma». Premesso che la locuzione preposizionale corretta è vicino a, vicino mica tanto: dal centro storico alla foce del torrente Parma, il punto più prossimo al Po, sono 30 minuti di auto, più di 20 chilometri.
[28 giugno 2022]

Cirinà non è Cirinnà
Titolo da Verità & Affari: «Generali. Sironi cerca un nome condiviso ma Caltagirone al suo posto vuole Cirinnà». Nel testo, G.P. cita per ben sei volte un tale Cirinnà. Ma il manager indicato da Francesco Gaetano Caltagirone è Luciano Cirinà, con una sola n.
[22 giugno 2022]

Sillabe sprecate
Sulla Stampa, Francesco Grignetti intervista Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio. Prima domanda: «Di quella stagione gli è rimasta appiccicata essenzialmente la frase “Giuseppe Conte è il punto di riferimento dei progressisti”». Gli significa a lui, ma, se lo sta intervistando, si presume che Grignetti si rivolga a Zingaretti dandogli del lei, quindi «le è rimasta appiccicata». L’ex segretario del Pd afferma fra l’altro: «Ci vuole una proposta politica che ri-sol-ve i problemi degli italiani». Se la divisione sillabica aveva lo scopo di rendere stentorea la risposta, l’obiettivo non è stato centrato. Infatti serviva il congiuntivo ri-sol-va. L’indicativo non esprime il desiderio: non esiste l’ottativo in italiano.
[9 luglio 2022]

Lavoratore Romano
Memorabile editoriale del direttore Andrea Monda sulla prima pagina dell’Osservatore Romano. Occupa 84 righe. Le prime 30 sono di Monda, le restanti 54, pari al 64 per cento dell’articolo, sono tratte dal romanzo Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy. Si suda anche in Vaticano.
[9 luglio 2022]

Scarpate in vacanza
Titolo dalla prima pagina dell’Eco di Bergamo: «Cade in una scarpata in vacanza alle Egadi». Anche le scarpate hanno diritto alle ferie.
[4 luglio 2022]

Dai Les
Titolo a tutta pagina sul Fatto Quotidiano: «Macron, una porta in faccia anche dai Les Républicains». Tradotto dal francese, si legge «dai I Repubblicani». Bastava un semplice da.
[22 giugno 2022]

Amalfi, l’isola che non c’è
Da Rai News: «Amalfi al buio: il santo portato in processione alla luce degli smartphone. A causa del black out la statua di Sant’Andrea è stata accompagnata dai telefonini di residenti e turisti. Disagi in tutta l’isola rimasta l’intera notte senza luce». Tutto già previsto da Edoardo Bennato: «Forse è proprio l’isola che non c’è, che non c’è».
[28 giugno 2022]

Ma Calvi non era Bernini
Secondo Carlo Marroni, che lo scrive sul Sole 24 Ore, il banchiere Roberto Calvi «muore appeso ad un traliccio per lavori attaccato alla banchina sotto il Blackfriars Bridge, in tasca trovano 7.500 sterline e un passaporto intestato a Gian Lorenzo Calvini». Marroni deve aver fatto confusione con Gian Lorenzo Bernini: era intestato a Gian Roberto Calvini.
[26 giugno 2022]

Aridaje con piazza Maidan
Didascalia dal Corriere della Sera: «Cerimonia funebre per Oleg Kytsyn, ieri in piazza Maidan a Kiev: il militare ucraino è stato ucciso in combattimento il 19 giugno nella regione di Kharkiv». Torniamo a ribadire che nella capitale dell’Ucraina non esiste un luogo così denominato. Majdan in ucraino significa «piazza» e la più nota di Kiev si chiama Majdan Nezaležnosti (piazza Indipendenza).
[23 giugno 2022]

Ci sono erbe non botaniche?
Una pagina pubblicitaria sulla Verità declama la bontà dell’Amaro Anerissimo, ottenuto da «quaranta erbe botaniche selezionate». L’erba è un vegetale e la botanica è la scienza che ha come oggetto lo studio e la classificazione dei vegetali, appunto. Trattasi pertanto di una tautologia, come dire cibi alimentari. Non esistono le erbe animali o minerali.
[6 luglio 2022]

Scrittore senza Corona
In un testo raccolto da Enrico Martinet e pubblicato dalla Stampa, lo scrittore Mauro Corona interviene sulla tragedia della Marmolada con il seguente pensiero: «Per salvarci dobbiamo attenzionarci molto di più, altri ghiacciai sono a rischio. Abbiamo bisogno di didattica, di guide nelle scuole, non di divieti». Siamo d’accordo sulla didattica.
[5 luglio 2022]

Periodo stregato
Andrea Scanzi nella sua rubrica Identikit sul Fatto Quotidiano: «La caccia alle streghe lo elettrizzano». Caccia grossa.
[5 luglio 2022]

Carneficina in redazione
Titolo a tutta pagina dal Quotidiano Nazionale: «“Carneficina di corpi smembrati. Ero lì, sepolti da ghiaccio e pietre”». Premesso che carneficina significa «uccisione crudele di molte persone» (Lo Zingarelli 2023), per cui pare difficile che si possano uccidere crudelmente dei corpi smembrati, anche per effetto della seconda frase si candida a pieno titolo – è il caso di dirlo – per un ipotetico premio Dada.
[4 luglio 2022]

È morto ma pedala
Titolo dalla pagina Facebook della Stampa: «La storia di Maurizio, l’ex calciatore che ha perso la vita e ora viaggia in tandem». Poveretto, sarà stanco morto. (Da una successiva correzione, abbiamo appreso che l’atleta in questione ha perso solo la vista, ma non pare il caso di rallegrarsi).
[14 giugno 2022]

Titoli schiodati
Titolo da Verità & Affari: «M5s non schioda e gioca al penultimatum». Il verbo transitivo schiodare significa «privare dei chiodi», quindi riferito a Giuseppe Conte, che non è un falegname, non ha senso. Qui si doveva usare l’intransitivo pronominale schiodarsi, nel significato (figurato) di «staccarsi, spostarsi», cioè separarsi dal governo. Quindi «M5s non si schioda».
[7 luglio 2022]

L’Osservatore Anglicano
Titolo dall’Osservatore Romano: «Shareholders e stakeholders». Nella soprastante testatina si legge «Dizionario di dottrina sociale della Chiesa». Nel frattempo dev’essere diventata anglicana.
[4 luglio 2022]

La Marmolada cambia sesso
Luca De Carolis e Wanda Marra parlano sul Fatto Quotidiano della «tragedia del Marmolada». Il gender dilaga, a quattro mani.
[5 luglio 2022]

Secolo più, secolo meno
Tuttolibri, settimanale culturale della Stampa, dedica un paginone a Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Un titoletto, posto sotto il dipinto che lo raffigura, recita: «Il romantico tedesco morto 100 anni fa». In realtà, come è precisato nella didascalia, lo scrittore e musicista nacque a Königsberg nel 1776 e morì a Berlino nel 1822, quindi 200 anni fa. A Tuttolibri sono troppo impegnati a occuparsi di letteratura per sprecare tempo con l’aritmetica.
[25 giugno 2022]

La fisiognomica di Arcuri
Paolo Bricco sul Sole 24 Ore fa a pezzi Domenico Arcuri, ex amministratore delegato di Invitalia ed ex commissario per l’emergenza Covid-19. Ma anche il suo articolo perde pezzi. Primo punto: «In Tv, con una fisiognomica sfrontata, si è scagliato contro i “liberisti da salotto”». Fisiognomica? Trattasi della disciplina parascientifica, di antica origine, con cui lo psichiatra Cesare Lombroso, agli inizi del secolo scorso, pretendeva di individuare i criminali dai tratti del viso. Se era un modo per parificare Arcuri ai briganti ottocenteschi dell’Aspromonte, l’espressione pare audace, ai limiti della querela. Secondo punto: «In un Paese in cui i liberisti non esistono e, se esistono, sono tosti e vendicativi». Alle corte: esistono o non esistono? Terzo punto: «All’arrivo di Mario Draghi gli è mancata la terra da sotto i piedi». Bricco, faccia mancare ad Arcuri anche il da: non serve e non ci va.
[1° luglio 2022]

Giovanni Pascoli maturo nel 1990
In una scheda a corredo del servizio sulle tracce degli esami di maturità, La Stampa scrive che Giovanni Pascoli «era uscito alla Maturità nel 1990». Un diploma postumo, o forse ad honorem, considerato che il poeta nacque nel 1855 e morì nel 1912.
[23 giugno 2022]

I redattori si fanno le pere
Titolo dal Corriere del Veneto: «Dal Louvre 50 pere per la mostra in Basilica». Siamo alla frutta. (Si tratta di opere in prestito alla Basilica Palladiana di Vicenza per una mostra sull’antico Egitto).
[14 giugno 2022]

Non devi petulare troppo
«C’era da aspettarselo che le persone diventassero stufe di questa petulante insistenza degli ucraini che chiedono armi, armi e altre armi», osserva Adriano Sofri sul Foglio. Tenuto conto che petulante è colui che «usa toni o modi fastidiosi, inopportuni, insistenti» (Lo Zingarelli 2023), è un po’ come parlare di petulante petulanza o insistente insistenza. Anche perché petulante deriva dal participio presente di petulare, cioè «parlare in continuazione in modo fastidiosamente insistente e assillante» (Grande dizionario della lingua italiana).
[16 giugno 2022]

Era minorenne anche Novella Calligaris
Contrariamente a quanto immagina A. Rav. sul Corriere della Sera, Benedetta Pilato non è la «prima campionessa del mondo minorenne che l’Italia abbia mai avuto» e precisare che «Novella Calligaris nel ’73 aveva 18 anni» non significa nulla. Nel 1973 anche Calligaris era minorenne. Infatti la maggiore età fu abbassata da 21 anni a 18 con la legge dell’8 marzo 1975, numero 39.
[21 giugno 2022]

Rispecchia la rubrica di ieri
Titoli della storica rubrica Specchio dei tempi, inventata sulla Stampa da Giulio De Benedetti, il mitico direttore che fu alla guida del quotidiano torinese dal 1948 al 1968: «L’estate dei blackout», «Truffa strappalacrime: attenti anziani!», «I generatori del supermercato tengono sveglio il quartiere», «Gtt è sorda a tutto…». Titoli del giorno seguente: «L’estate dei blackout», «Truffa strappalacrime: attenti anziani!», «I generatori del supermercato tengono sveglio il quartiere», «Gtt è sorda a tutto…». Effetto specchio? No, segno dei tempi: l’intera rubrica è la stessa, parola per parola, del giorno prima.
[25 giugno 2022]

Come sarà un rapporto «di tipo sessuale»?
Secondo quanto riferisce la Gazzetta di Mantova, alcuni clienti sono stati interrogati nel processo che vede sul banco degli imputati due donne e un uomo di nazionalità cinese per favoreggiamento della prostituzione. Il primo, «incalzato dalle domande del pubblico ministero, ha confermato d’aver avuto un rapporto di tipo sessuale», s’ignora se del terzo tipo, come gli incontri ravvicinati di Steven Spielberg. «Un altro testimone a cui è stato chiesto il motivo che l’aveva spinto a frequentare le prostitute cinesi ha risposto: “In quel periodo ero senza donna e così ci sono andato più volte, ma non ho mai speso più di 50 euro, tutto compreso”». La cifra modesta ci pare una validissima attenuante. Resta la curiosità sulla natura del tutto compreso.
[7 giugno 2022]

La Repubblica è ferma a Bush
Didascalia della Repubblica sotto una foto dei leader mondiali al vertice del G7 svoltosi sulle Alpi bavaresi: «Da sinistra, Draghi, von der Leyen, Bush, Scholz, Johnson Trudeau, Kishida, Macron, Michel». Tralasciando l’unificazione dei premier britannico e canadese in una sola persona, provocata dalla mancanza di una virgola fra Johnson e Trudeau, il terzo da sinistra è Joe Biden. Alla Repubblica sono rimasti fermi al 2009, quattro presidenze fa.
[29 giugno 2022]

Fulco Pratesi non fa la donna da anni
Titolo dalla pagina Facebook di Libero: «Fulco Pratesi, la scelta estrema: “Non faccio la donna da anni. E lo sciacquone del water...”». Il gender dilaga. (In realtà, il fondatore del Wwf Italia non fa la doccia e si cambia le mutande solo una volta a settimana per non sprecare l’acqua).
[22 giugno 2022]

Ma il desiderio non è sempre fluido
«Pascale e Turci. L’amore libero delle donne», così La Stampa titola un articolo di Elena Stancanelli. Nel sottotitolo si legge: «Sabato, il matrimonio della cantante con la ex parlamentare la loro relazione dimostra che il desiderio è sempre fluido». A parte infliggerci una sintassi e una punteggiatura assai poco fluide, il titolista si dimostra a digiuno di filosofia. Dedurre un universale da un caso singolo è impossibile, quindi l’utilizzo dell’avverbio sempre («senza interruzione, senza termine di tempo») appare, per la sua definitività, azzardato. Non occorre aver studiato Aristotele e la disputa sugli universali, per arrivarci. C’è un saggio di Carlo Ginzburg dei primi anni Novanta che spiega bene il problema di ciò che è noto attraverso una sola fonte.
[1° luglio 2022]

Ostiglia diventa Ostilia
Didascalia dalla prima pagina del Corriere della Sera: «Il Po, a Ostilia, nel Mantovano, è ridotto a un rivolo d’acqua». Sarà la moglie di Tullo Ostilio, terzo re di Roma.
[21 giugno 2022]

Aritmetica tennistica
Attacco del servizio Stefano Semeraro, inviato della Stampa a Wimbledon per il torneo internazionale di tennis: «Quando l’uomo con il servizio incontra l’uomo con la risposta, anche sull’erba, l’uomo con il servizio di solito è un uomo sconfitto. Anche se l’uomo con il servizio si chiama John Isner, il golem yankee alto due metri e 11 centimetri, che proprio durante il primo set della partita con Jannik Sinner ha strappato a Ivo Karlovic il record di ace in carriera: 13.729 (che alla fine sono diventati 13.768). Ma nonostante i 24 piazzati solo ieri, Long John ha dovuto tornarsene a casa, liquidato in tre set da un Sinner sempre più erbivoro». Persino noi, che non abbiamo mai bazzicato l’ambiente, ci siamo accorti che la differenza fra 13.729 e 13.768 è 39, non 24.
[2 luglio 2022]

Anagrammi tennistici
Il giorno prima, sempre da Wimbledon, Stefano Semeraro si era esibito in questo colorito concetto: «Di mezzo però c’è l’orco Isner, un anagramma – Sinner/Isner – che rischia di trasformarsi in incubo». All’incubo, e all’anagramma, manca una n.
[1° luglio 2022]

Plurali fantasiosi/1
Dal sito del Corriere della Sera: «Il boom dei rincari energetici e dei beni alimentari spingono la corsa dei prezzi». Che boom sia diventato plurale per via delle due o?
[1° luglio 2022]

Plurali fantasiosi/2
Restando ai plurali, Luigi Mascheroni, di solito molto accurato, nelle pagine culturali del Giornale cade sulla coniugazione del verbo vedere: «Cose che Praz detestava: tutto ciò che sapeva di posa, di artificio, di snobismo; la fama che lo perseguitava e il film Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti, 1974, ispirato a lui e alla sua casa (non gli piacque affatto, anche se il Professore era interpretato da Burt Lancaster, e poi si vedevano che i quadri di scena erano falsi...), l’arte contemporanea, la letteratura dopo Joyce».
[18 giugno 2022]

Galli della Loggia non è un filosofo
A corredo di una recensione del libro Agnus Dei di Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati, scritta sul Quotidiano Nazionale da Giovanni Panettiere, compare una scheda sull’autrice principale, nella quale si legge che è sposata «con il filosofo Ernesto Galli della Loggia». Ma lo storico e politologo romano, editorialista del Corriere della Sera, filosofo non lo è mai stato.
[30 giugno 2022]

40, forse addirittura 40
Dal sito della Repubblica: «Sarebbero almeno 40, forse addirittura 40, i membri di Montecitorio pronti a passare con Di Maio». Addirittura.
[21 giugno 2022]

Ma Roma si trova nell’emisfero orientale
Nell’editoriale d’apertura del Foglio, il vicedirettore Salvatore Merlo parla di Roma come della «capitale più sfasciata dell’emisfero occidentale». L’indicazione geografica non è corretta. L’emisfero occidentale è quella metà del pianeta terrestre che si trova a ovest di Greenwich, il meridiano (longitudine 0°) che attraversa Londra. Limitandoci all’Europa, comprende parte della Gran Bretagna, della Francia e della Spagna, l’Islanda, l’Irlanda e il Portogallo. La longitudine di Roma sul meridiano di Greenwich è 12° 30’ est.
[30 giugno 2022]

A secco con la grammatica
La Verità titola così un’intervista con l’industriale Paolo Agnelli: «“Draghi mi ha deluso: non decide, tracheggia. E ora l’Italia è a secco». Lo è anche sul fronte grammaticale: si scrive traccheggia, con due c.
[27 giugno 2022]

Donatella Di Cesare abdica di continuo
Recitando a una serata del Fatto Quotidiano un proprio intervento scritto sulla guerra in Ucraina, l’ineffabile Donatella Di Cesare, docente all’Università La Sapienza di Roma, torna a sfoggiare in modo creativo il verbo abdicare: «Se prima la politica aveva abdicato alla economia, e poi, durante la pandemia, alla scienza, oggi abdica alla guerra». Non ci resta che ripeterle il significato di abdicare: «Sottrarsi a una responsabilità, a un dovere» (Lo Zingarelli 2023). La guerra non è un dovere, professoressa.
[28 giugno 2022]

Brugnaro resta sindaco
Didascalia dal Corriere della Sera: «Luigi Brugnaro, 60 anni, imprenditore, ex sindaco di Venezia e dal luglio 2021 a capo di Coraggio Italia». Veramente è ancora sindaco della città lagunare, al suo secondo mandato.
[24 giugno 2022]

Come si sta comodi nel bagagliaio
Simonluca Pini ha provato la ID.5 di Volkswagen per Il Sole 24 Ore: «Salendo a bordo lo spazio non manca e si viaggia comodi anche in cinque, merito anche della capacità di carico a partire da 549 litri». Siamo rimasti fermi al tempo in cui nelle auto i viaggiatori sedevano nell’abitacolo, dopo aver stivato le valigie nel bagagliaio. Come faccia la capacità di carico di quest’ultimo a essere correlata con la comodità dei passeggeri è un bel mistero.
[18 giugno 2022]

Gazzetta di Mantova in ritardo di un secolo
Secondo la Gazzetta di Mantova, Pio X «il 10 novembre del 1984, all’età di 49 anni, venne nominato vescovo di Mantova». Nel 1984 Giuseppe Melchiorre Sarto era già morto e già santo. Era diventato vescovo di Mantova nel 1884, un secolo prima.
[6 giugno 2022]

Di Cesare si ripete
Donatella Di Cesare, professore ordinario di filosofia teoretica all’Università La Sapienza di Roma, prosegue imperterrita a far strame della lingua italiana. In un editoriale sul Fatto Quotidiano scrive: «Questa politica della morte permette che le armi producano la massima distruzione possibile delle persone. Anzi, lo sancisce e lo promuove». Distruzione è femminile. Chissà a chi sono riferiti i due pronomi personali maschili. Il gender dilaga.
[23 giugno 2022]

Fabio Volo è un’islandese ex istruttrice di pilates
Titolo dalla pagina Facebook del Corriere della Sera: «Fabio Volo compie 50 anni, faceva il lavapiatti e la ex islandese istruttrice di pilates». Il gender dilaga.
[23 giugno 2022]

La mamma cameriere
Agostino Gramigna, inviato dal Corriere della Sera sul lago di Como per seguire il concerto di Lady Gaga alla festa di nozze di un magnate, c’informa che Anna, una cuoca, spera di vedere la cantante: «Ha notizie di prima mano. Sua mamma lavora come cameriere a Villa D’Este dove alloggia la star». Il gender dilaga.
[27 giugno 2022]

De Angelis a filosofari spenti
Alessandro De Angelis, editorialista della Stampa: «È l’atteggiamento di chi pensa davvero di essere al riparo dallo tsunami, perché il voto gli ha dato il contentino del primum vivere, il tanto che basta per concedersi il lusso del filosofari in un altro tempo». E scrivere come un pazzo a filosofari spenti nella notte per vedere / se poi è tanto difficile morire. (Primum vivere, deinde philosophari, massima attribuita a Thomas Hobbes, ma di origine aristotelica).
[20 giugno 2022]

Stato di Allarme, capitale Pericolo
Titolo d’apertura sulla prima pagina di Libero: «Stato di Allarme. II gas russo non arriva. Via ai razionamenti». Hanno approvato un allargamento dell’Unione europea a nostra insaputa? Presumiamo che la capitale dello Stato di Allarme sia Pericolo.
[18 giugno 2022]

Ma ’ndo Lagonai?
Sulla Gazzetta di Mantova si legge del «giovane cane Tiago, un pastore della Lessinia e Lagonai». Altra località immaginaria. Si tratta semmai di un pastore del Lagorai, dal nome della catena montuosa trentina che separa la Val di Fiemme dalla Valsugana.
[28 maggio 2022]

Subito, anzi in anticipo
Dal sito della Repubblica, 24 giugno: «Davide Tabarelli: “I razionamenti sono una certezza meglio cominciare subito”». L’articolo di Eugenio Occorsio è datato «27 Giugno 2022 alle 08:03». Quindi alla Repubblica i razionamenti sono cominciati subito, subitissimo, con tre giorni di anticipo.
[24 giugno 2022]

Fior da Fiorella
Fiorella Kostoris, già moglie del compianto Tommaso Padoa-Schioppa, che fu economista e ministro, si conferma donna di grande saccenteria e di limitata dottrina. In un editoriale sul Sole 24 Ore parla di «sanzioni comminate» e «comminare sanzioni». Comminare è un verbo improprio nel significato di infliggere una pena: quello corretto è irrogare. Altrettanto impropria pare l’applicazione del motto latino «Si vis pacem para bellum» al conflitto in corso fra Russia e Ucraina: di solito esso precede una guerra, non la accompagna. Indi Kostoris fa riferimento alle «quattro libertà dei Russi». Quali sarebbero? Le uniche che si ricordino sono quelle che apparivano sulle amlire. Peccato che le banconote circolanti in Italia fra il 1943 e il 1950 fossero emesse dal governo militare alleato e le quattro libertà riportate in inglese sul retro provenissero dalla Costituzione degli Stati Uniti d’America: «freedom of speech» (libertà di parola), «freedom of religion» (libertà di religione), «freedom from want» (libertà dal bisogno), «freedom from fear» (libertà dalla paura). Infine Kostoris discetta su «esperti come Nicolas Mulder», autore del saggio The Economic Weapon, ma il nome esatto è Nicholas Mulder.
[23 giugno 2022]

La santa Caterina sbagliata
Emilia Costantini in un articolo sul Corriere della Sera dedicato a Chiara Francini racconta che l’attrice fiorentina attribuisce l’origine della sua carriera a santa Caterina da Siena. Si tratta di una macroscopica svista della giornalista, che identifica erroneamente con la mistica medievale senese la protagonista di una filastrocca, un tempo popolare, rievocata graziosamente da Francini. La canzoncina narra infatti la vicenda e il martirio di santa Caterina d’Alessandria, i cui precisi contorni storici sfuggono ma che era veneratissima sin dalla tarda antichità. E soprattutto Caterina da Siena non finì «trafitta», come si legge nell’articolo. Ma tutto questo Emilia non lo sa, per parafrasare Alice di Francesco De Gregori.
[10 giugno 2022]

Ma chi t’ha laureato?
Daniele Autieri racconta sulla Repubblica l’incredibile caso di Sergio Barile, accusato di falso ideologico per aver insegnato alla Sapienza di Roma con una laurea in fisica conseguita approfittando di un caso di omonimia. «Il diavolo c’ha messo lo zampino», scrive per due volte Autieri, incurante del fatto (come una moltitudine di suoi colleghi, peraltro) che la particella pronominale o avverbiale ci si elide soltanto davanti a parole che cominciano per e oppure i. «Con quanto si è laureato?», chiede il giornalista a Barile. «Centoquattro, il massimo del punteggio», risponde il «professore». Eravamo rimasti fermi al 110 su 110, magari con lode. Ma erano altri tempi, altri docenti e altri giornalisti.
[26 maggio 2022]

Mi si è ingolfata la Golf
Incipit di un’intervista con Malika Ayane, a firma di Michela Proietti, apparsa sul Corriere della Sera: «“Mio padre caricava di bagagli la Wolkswagen Golf, poi si partiva”». W la Volkswagen!
[1° giugno 2022]

Coniugazioni a quattro mani
In un articolo riguardante Beppe Grillo e le traversie del Movimento 5 stelle, uscito sulla Repubblica, Matteo Macor e Matteo Pucciarelli ricordano che «nel 2017 il comico fece un comizio davanti a Palazzo Ducale, ma soprattutto intervenì direttamente sulla competizione genovese». Servivano quattro mani per sbagliare la coniugazione del verbo? (Rectius: intervenne).
[16 giugno 2022]

Mephisto Waltz è già nel futuro
Su Domenica del Sole 24 Ore, il coltissimo Mephisto Waltz c’intrattiene da par suo su Antoine de Saint-Exupéry e sul «magnifico bimotore militare, il velocissimo Lightning P-38», con il quale lo scrittore francese scomparve in mare durante un volo di ricognizione nel 1944: «Nel 1998 un pescatore di Marsiglia ne ritrovò nelle reti il braccialetto d’argento, con inciso il nome e quello della moglie, ora al Musée de l’air et de l’espace di Bourget. Sessant’anni dopo un diver scoprì il relitto a 80 metri di profondità, di fronte a Marsiglia». Quindi, 1998 + 60 = 2058. È il sequel di Ritorno al futuro?
[19 giugno 2022]

Titoli equini
Titolo dalla sezione Cultura del Corriere.it: «Premio Strega, finale con sette libri: è la prima volta nella storia del riconoscimento. Due autori ex equo e il ripescaggio di un piccolo editore». Hihihi! (Rectius: ex aequo).
[8 giugno 2022]

Avvenire fa cilecca sul passato
In un articolo strombazzato su Avvenire in prima pagina, Gianni Gennari racconta l’elezione di Pio IX nel conclave del 1846 sulla base di un documento in suo possesso (che peraltro non è inedito né esclusivo, come spara il quotidiano e come peraltro fa capire lo stesso articolista). Ma evidentemente Gennari non ha consultato la classica opera di Giacomo Martina su papa Mastai, il cui primo volume è del 1974, perché lì avrebbe trovato l’intero andamento del conclave sulla base di ben quattro documenti (quelli sì inediti) e soprattutto avrebbe evitato i seguenti errori: Gregorio XVI morì alle 9.30 e non alle 9.15; non ci fu alcun veto, ma solo ostilità, dell’Austria nei confronti del cardinale Tommaso Bernetti; i cardinali riservati in pectore da Gregorio XVI erano cinque e non sei; i cardinali italiani erano 54 e di questi 50 entrarono in conclave, non 53 di cui 49 presenti in conclave. Gennari aggiunge poi che l’abolizione del veto in conclave risalirebbe al 1914, mentre fu stabilita da Pio X già dieci anni prima, nel 1904 (con due celebri documenti resi pubblici nel 1909), e scrive in un articolo di supporto che papa Mastai è beato dal 2 settembre 2000, quando invece il pontefice venne beatificato il 3 settembre di quell’anno. Possiamo infine rassicurare l’ex prete Gennari che quanto ha scritto non è oggetto di scomunica, nemmeno per il cumulo di errori, presentati per di più come scoop dal quotidiano della Conferenza episcopale italiana.
[19 giugno 2022]

Dopo 22 anni riappare L’Unità (ma solo in foto)
«Dati Nielsen. Nei primi 4 mesi pubblicità in crescita del 2,3%», titola Verità & Affari. Accanto, una foto (in realtà un fotomontaggio) di testate esposte in edicola. Quella di Verità & Affari occupa uno spazio doppio rispetto alle altre. Peccato che la seconda da sinistra sia L’Unità, giornale che fu chiuso nel 2000, mentre il quotidiano economico finanziario è in edicola da neanche tre mesi. Miracoli di Photoshop.
[14 giugno 2022]

Casìn alla veronese
Francesco Specchia su Libero esamina i risultati delle elezioni comunali a Verona, dove Damiano Tommasi, candidato del centrosinistra, «zitto zitto, se ne va, con un considerevole 39% di preferenze al ballottaggio, spinto dalla destra divisa di Sboarina appunto (29%), e del redivivo Flavio Tosi (26%)». A parte la virgola mancante dopo «preferenze», il grafico dei risultati elettorali, pubblicato a fianco, riporta questi risultati: Damiano Tommasi 39,91 per cento (+0,91 rispetto all’articolo); Federico Sboarina 32,48 (+3,48); Flavio Tosi 23,94 (–2,06). Il servizio comincia così: «“Diobòn, che casìn...”». Siamo d’accordo.
[14 giugno 2022]

Ce n’è uno tra Roberto e Valentina
Monica Maggioni, direttrice del Tg1, ha deciso di far sparire dall’edizione delle 20 i conduttori Francesco Giorgino, Laura Chimenti ed Emma D’Aquino, colpevoli di aver rifiutato un suo ordine di servizio che li obbligava, a turno, a presentare la rassegna stampa delle 6.30. I tre sono stati destinati all’edizione delle 13.30 (già pregustiamo la gioia di sentire lo stucchevole saluto di Chimenti: «Buongiorno, buongiorno a tutti voi dal Tg1»). Gianluca Roselli, sul Fatto Quotidiano, dà conto della detronizzazione: «Al posto dei ribelli, nell’edizione delle 20, arriva Giorgia Cardinaletti, già conduttrice della Domenica sportiva e Via delle Storie, e uno tra Roberto Chinzari e Valentina Bisti». Cioè il Tg1 sarà affidato a un trans?
[17 giugno 2022]

Esci la pistola, se hai coraggio
Titolo da Catania Today: «Vicini di casa litigano per un passo carrabile uscendo le pistole, intervengono i carabinieri». Uscita d’emergenza.
[17 giugno 2022]

Kiev, Regno Unito
Didascalia del Corriere della Sera a corredo di una foto proveniente da Kiev: «Folla di persone in piazza Saint Michael’s dove è possibile vedere carri armati e altri mezzi pesanti delle forze russe colpiti dagli ucraini durante l’invasione». Tenderemmo a escludere che in una lingua slava esista il genitivo sassone e ancor più che nella capitale dell’Ucraina ci sia una piazza con un nome in inglese.
[5 giugno 2022]

Più manchevole che Mancuso
In un articolo per La Stampa, l’ex prete Vito Mancuso gira intorno alla questione delle dimissioni del Papa. Il pensoso teologo è però debole in storia e insiste sulla tediosa discussione nominalistica a proposito del titolo di «Papa emerito», a suo avviso improprio. Tornando alla storia e per limitarci agli ultimi decenni, ignora infatti le intenzioni di rinunciare documentate per Pio XII e per Paolo VI, ma soprattutto scivola sulle «dimissioni del 10 febbraio 2013» attribuite a Benedetto XVI. Il quale invece l’11 febbraio di quell’anno dichiarò che avrebbe rinunciato al pontificato alle ore 20 del 28 febbraio successivo.
[9 giugno 2022]

Vicino la, vicino a
Titolo da Domani: «Arrestato uomo armato vicino la casa del giudice». La locuzione preposizionale corretta è vicino a, in questo caso vicino alla casa. La forma colloquiale, senza la preposizione a, va evitata nella lingua scritta.
[9 giugno 2022]

Caduti in trance per la tranche
Dalla rubrica delle lettere del Corriere della Sera: «Liquidazione. Dopo 33 mesi aspetto ancora la prima trance». Forse farebbe meglio ad accontentarsi della prima tranche. In compenso era caduto in trance chi ha fatto il titolo.
[11 giugno 2022]

Per Veronica Gentili il futuro è già passato
Nella sua rubrica Facce di casta, pubblicata il lunedì sul Fatto Quotidiano, Veronica Gentili riporta una frase virgolettata della senatrice a vita Liliana Segre e commenta: «Queste parole sono state pronunciate nel giorno della visita al Memoriale della Shoah di Milano insieme a Chiara Ferragni, invitata dalla senatrice pubblicamente qualche settimana fa». Come spesso le accade, Gentili non sa di che parla. Innanzitutto l’invito è stato rivolto da Segre a Ferragni giovedì 9 giugno, non «qualche settimana fa». Ma, quel che più conta, quel giorno non c’è stata alcuna visita al Memoriale della Shoah, come si evince da questa dichiarazione della senatrice a vita: «Ci siamo viste intorno alle 9.30 a casa mia e siamo state insieme un’oretta – racconta nel pomeriggio, al telefono con il Corriere, Liliana Segre –. Insieme abbiamo deciso che andremo a visitare il Memoriale, in forma privata». Quindi Gentili dà per avvenuto un gesto che invece è solo previsto.
[13 giugno 2022]

Tutto in famiglia
Titolo dalla prima pagina della Repubblica: «L’intervista. Parla la figlia Marisa. “La mia vita con Nilde tenera e rivoluzionaria”». Tutto chiaro.
[13 giugno 2022]

Sul conclave i vaticanisti danno i numeri
Marco Grieco, apparentemente informato vaticanista di Domani, continua a discettare sulle candidature italiane di Matteo Maria Zuppi e Pietro Parolin (che sono in realtà piuttosto improbabili) in un ipotetico conclave e scrive che «i cardinali elettori italiani sono 21». Grieco discetti pure, tanto non vota, ma faccia bene i conti: gli elettori del Belpaese sono oggi 19, destinati a scendere per ragioni di età. Nel medesimo errore incorre (copiando da Grieco?) anche Fabrizio d’Esposito («Nel quadro di un’Europa ancora maggioranza relativa, i cardinali italiani restano il gruppo più numeroso: 21»), titolare, sul Fatto Quotidiano, della rubrica Il chierico vagante, diremmo extra vagante.
[9 e 13 giugno 2022]

Che tempi, che modi
Conclusione di un editoriale di Lina Palmerini sul Sole 24 Ore: «Ammesso che chi vincerà sarà poi in grado di governare la crisi». Su tempi e modi del verbo c’è ampio margine per un miglioramento (ammesso che Palmerini sia poi in grado di governare la scrittura).
[11 giugno 2022]

Il fattore K uccide il singolare
Apprendiamo dalla Stampa che «la bellezza ha smesso di essere un sostantivo plurale». Ad annunciare la rivoluzione copernicana è Nadia Terranova, scrittrice che dirige K, rivista letteraria del quotidiano online Linkiesta. Ah, ecco.
[11 giugno 2022]

Avvallati nelle lacrime
Gianluca Roselli intervista sul Fatto Quotidiano la figlia di Enrico Berlinguer, Bianca. La telegiornalista ricorda che suo fratello Marco impedì a Bettino Craxi di entrare nella sala di rianimazione in cui il segretario del Pci stava morendo, perché «due mesi prima c’erano stati quei fischi, al congresso socialista di Verona così avvallati da Craxi: non mi unisco ai fischi solo perché non so fischiare». Vabbè che camminiamo tutti nella valle di lacrime, ma avvallare è un verbo letterario che significa abbassare verso terra, mentre avallare (con una sola v) significa confermare, legittimare, che è precisamente quanto intendeva dire Bianca Berlinguer. L’intervista si conclude con questa frase: «A mio padre piaceva il mare e la vela, ma anche il cinema, i romanzi e le camminate». Cinque soggetti con verbo al singolare. Chissà se al caro estinto piacerebbero il modo di esprimersi della figlia e/o il modo di scrivere di Roselli.
[29 maggio 2022]

I servizi segreti non esistono
Da Askanews: «“Il perdurare di una campagna diffamatoria circa una presunta attività di dossieraggio da parte della comunità di intelligence (in realtà inesistente), mi ha convinto a chiedere al Dis di declassificare il tanto evocato ed equivocato Bollettino sulla disinformazione che avrebbe ispirato il noto articolo apparso sul Corriere della Sera”. Così l’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, Franco Gabrielli». Ci preoccupa apprendere dall’ex poliziotto ed ex prefetto, già direttore del Sisde e dell’Aisi (i servizi segreti), che la comunità di intelligence del nostro Paese è in realtà inesistente. Per evitare d’essere considerato a capo del nulla, Gabrielli poteva esprimersi così: «Il perdurare di una campagna diffamatoria circa una presunta attività di dossieraggio (in realtà inesistente) da parte della comunità di intelligence» eccetera.
[10 giugno 2022]

Pugni sotto vuoto
La rubrica Il caffè di Massimo Gramellini, sulla prima pagina del Corriere della Sera, è uscita con questo titolo: «Prendere il vuoto a pugni». Ci pare anfibologico: per un attimo fa pensare che si possa raccogliere il vuoto nei pugni. Equivoco facilmente evitabile: «Prendere a pugni il vuoto».
[10 giugno 2022]

Siccità estrema, anzi acuta
«La siccità ora é estrema», titola in prima Libertà, il quotidiano di Piacenza. Talmente estrema che l’accento sulla forma verbale diventa acuto.
[12 giugno 2022]

Foto allo specchio
Forse per rispettare l’ortodossia, Il Riformista pubblica una foto girata specularmente di Enrico Berlinguer a colloquio con Bettino Craxi, nella quale il primo compare a sinistra e il secondo a destra, mentre nello scatto originale avveniva l’esatto contrario. Notare l’errore era piuttosto facile: nell’immagine fa capolino una copia dell’Unità con testata e titoli che si leggono alla rovescia. A maggior ragione avrebbe dovuto accorgersene il direttore Piero Sansonetti, che fu cronista, notista politico, caporedattore, vicedirettore e infine condirettore dell’organo ufficiale del Pci.
[26 maggio 2022]

Marranate
Sul Fatto Quotidiano, Wanda Marra riferisce circa l’esito delle telefonate fatte da Mario Draghi al presidente russo Vladimir Putin e a quello ucraino Volodymyr Zelensky: «Se il premier ha deciso di intestarsi la mediazione sulla “liberazione” del grano, non si intravede una possibilità di sblocco dei porti, come d’altronde detto dallo stesso Draghi per la mancata volontà di Putin». Cioè Draghi ha parlato per mancanza di volontà da parte di Putin? Più avanti, Marra osserva: «Come nel caso della conversazione con Putin, Palazzo Chigi si è trovato bruciato sul tempo e costretta a inseguire». Il gender dilaga.
[28 maggio 2022]

Conti in sospeso con l’inglese
Nell’incipit del suo editoriale, collocato d’apertura sulla prima pagina della Stampa, Alessandro De Angelis scrive: «Complice questa stravaganza del Parlamento chiuso causa amministrative (in tempo di guerra) per quindici giorni, la nuova presunta Apocalisse – la politica italiana ama tanto la suspence attorno alle date – è stata fissata il 21 giugno». C’è un solo modo per scrivere suspense ed è quello con la sillaba finale se, non ce. Il sostantivo suspense viene infatti dall’omonimo vocabolo inglese (che a sua volta è derivata dal francese en suspens, cioè in sospeso), come peraltro dovrebbe ben sapere De Angelis, visto che è vicedirettore di una testata, l’Huffpost, nata negli Stati Uniti.
[6 giugno 2022]

Attaccati al tram liberamente!
Apprendiamo da Libero che Vittorio Brumotti, inviato di Striscia la notizia, con la sua bici «sfreccia a velocità folle tra alberi, aiuole, marciapiedi giù giù fino alla strada e lungo i rotai del tram». Il gender dilaga.
[5 giugno 2022]

Ma che cosa si è messo in testa?
Alessandro Fulloni si occupa sul Corriere della Sera della baby sitter che a Modena ha scaraventato un bimbo di 13 mesi giù dal balcone del secondo piano: «Dopo la formalizzazione dell’arresto, Monica Santi – minuta, i capelli raccolti in uno chiffon: così la ritrae un video della Gazzetta di Modena mentre entra nella “gazzella” dei carabinieri che l’ha portata in caserma – si trova in carcere in attesa dell’udienza di convalida». E anche in attesa di una seduta dal parrucchiere che le trasformi lo chiffon (tessuto leggerissimo e trasparente, di seta o di fibre sintetiche) in uno chignon (crocchia di capelli raccolti e variamente annodati sul capo).
[1° giugno 2022]

In moto con il morto
Titolo dal sito della Stampa: «Incidente di Carmagnola, si è risvegliata la bimba di 8 anni che viaggiava sul sellino del motociclista morto». Il vero miracolo ci sembra il secondo.
[27 maggio 2022]

Il monaco di Monzello
Stefano Scacchi su Avvenire canta le lodi del Monza, che ha conquistato la sua prima promozione in serie A, e fa presente che «tra Milanello e Casa Milan non mancano i punti di contatto col passato: Maldini, insieme a Franco Baresi, è stato la bandiera del Milan di Galliani e Berlusconi». Che sussistano punti di contatto fra Milanello e Casa Milan ci pare scontato, considerato che trattasi del centro sportivo dove si allena la squadra rossonera. Forse Scacchi intendeva riferirsi al centro sportivo Monzello dell’Ac Monza. In tal caso avrebbe dovuto scriverlo.
[31 maggio 2022]

Una calcolatrice per Mediaset
Nel riferire la conclusione della causa per diffamazione vinta da Johnny Depp contro l’ex moglie Amber Heard, il sito del Tgcom 24 di Mediaset scrive: «Sette persone – cinque uomini e tre donne – hanno lavorato al verdetto». Proponiamo di ribattezzarlo Tgcom 23.
[2 giugno 2022]

Mari immaginari
Didascalia dalla prima pagina del Corriere della Sera: «Il nuovo missile ipersonico Zircon mentre viene lanciato dalla fregata Gorshkov che naviga nel mare di Barends». Forse ricordiamo male, ma ci pare che non esista sul pianeta alcuna località con questo nome. C’è invece il mare di Barents, porzione del mar Glaciale Artico estesa tra la Terra di Francesco Giuseppe, le Spitzbergen, le coste settentrionali della Norvegia e della Russia e la Nuova Terra, il cui porto principale è Murmansk.
[29 maggio 2022]

Se la Cina invade Taisan
Dalla pagina Facebook della Repubblica: «Biden a Tokyo: “Usa pronti a intervenire militarmente se la Cina invade Taisan”». Sospiro di sollievo a Taiwan.
[23 maggio 2022]

Non si pole scrivere così
Titolo dal sito della Stampa: «F1, Ferrari da urlo: pole e prima fila a Monte-Carlo». Nel testo, Stefano Mancini insiste, facendo pronunciare a Sainz (del quale per ben cinque volte omette il nome, Carlos) la seguente frase: «Ho visto appena la bandiera gialla, ho frenato per evitare Perez. Come l’anno scorso, di nuovo un incidente mi impedisce di tentare la pole». Questo modo di esprimersi – come l’altro, «la Champions» – è un obbrobrio, in inglese. Pole (palo), parola che ne precede un’altra, è aggettivo o complemento di specificazione di quella sottintesa, position. Dunque il titolo è traducibile così: «F1, Ferrari da urlo: del palo e prima fila a Monte-Carlo». Privo di senso. Nello stesso modo non si può parlare di «Dei Campioni» e basta, al posto di «Champions League». Per esempio, sul sito di Sky: «La sfilata del Real a Madrid dopo la Champions» (cioè «La sfilata del Real a Madrid dopo la Dei Campioni»). Conclusione. Primo: di un’espressione unica non si dovrebbe omettere nulla. Non è possibile dire «dei conti», in luogo di «resa dei conti». Secondo: se qualcosa si può omettere, è l’aggettivo del nome, non il nome stesso. Possiamo riferirci al «system», parlando dello «star system», ma se parliamo soltanto di «star» un inglese o un americano ci scruteranno perplessi.
[28 maggio 2022]

Affronto all’editore spagnolo
Di una preghiera inedita di san Francesco, che sarebbe stata scoperta in un manoscritto conservato nell’Archivo Histórico Nacional di Madrid, dà conto monsignor Felice Accrocca sull’Osservatore Romano. L’erudito arcivescovo di Benevento non incappa nel grossolano errore commesso invece dalla redazione culturale del quotidiano vaticano, che per ben due volte, in prima pagina e all’interno, ha trasformato Archivo in Archivio Histórico Nacional. Resta da sapere come abbia reagito il fumantino editore (di lingua spagnola) del giornale.
[30 maggio 2022]

Porti dell’altro mondo
Servizio di Francesca Basso (Corriere della Sera) sulle grandi quantità di grano – 22 milioni di tonnellate – bloccate nei silos ucraini e in attesa di essere esportate: «La Romania ha messo a disposizione il porto di Constanza, ma si tratta solo di 90 mila tonnellate al giorno». Ci pare improbabile: Constanza trovasi dall’altra parte del globo, nella Repubblica Dominicana, e per di più a 1.164 metri sul livello del mare. In Romania, sulla sponda del mar Nero, c’è invece il porto di Costanza, senza la prima n.
[29 maggio 2022]

Lo spogliatorio repubblicano
Dalla pagina Facebook della Repubblica: «Venti euro per una “diretta” da spogliatorio: scoperti hacker che vendevano immagini rubate in case private, palestre e piscine». Non si può dire che fosse un mortorio.
[8 giugno 2022]

Gentili nell’interregno
Nella sua rubrica Facce di casta sul Fatto Quotidiano, Veronica Gentili parla dell’Italia come di un Paese che «colloca il disturbo psichico in un interregno tra lo stigma e il capriccio». Dicesi interregno la «situazione politico-amministrativa che si verifica nel periodo di tempo compreso fra la morte, l’abdicazione o la deposizione di un sovrano e la nomina del successore» o il «periodo di tempo in cui si verifica tale situazione» (Lo Zingarelli 2022). Gentili è convinta che esistano re Stigma e re Capriccio.
[6 giugno 2022]

Tedesco alla latina
Sulla Stampa, in una corrispondenza riguardante il processo in cui Amber Heard accusava di violenze l’ex marito Johnny Depp, Simona Siri parla della carriera dei due attori e scrive: «Quella di Heard sembra irrimediabilmente rovinata, finita, caput». New York come Roma: kaputt mundi.
[3 giugno 2022]

Non è confortato dalla grammatica
Massimiliano Coccia rivendica sull’Espresso una sua inchiesta sul Vaticano, affermando d’essere «stato confortato anche dal lavoro investigativo delle magistrature di vari Paesi europei e non». Se prova a rileggersi la sola copertina di Uomini e no, romanzo di Elio Vittorini, scoprirà pure la grammatica.
[5 giugno 2022]

Mephisto Waltz prende il volo e precipita
Il coltissimo Mephisto Waltz torna a colpire su Domenica del Sole 24 Ore, parlando «di un breve viaggio con due amici, i fratelli Brod (una zingarata, copyright Mario Monicelli, Amici miei, 1975)». Improbabile che il regista potesse vantare il copyright su un sostantivo, zingarata, che è attestato nei vocabolari sin dal 1886. Indi il diavoletto cita il «primo decollo di un oggetto più pesante dell’aria, grazie all’aerodinamica, assemblato dai fratelli Wilbur e Orville Wright (Huffmann Prairie, 36 metri in 12 secondi)». Tempo e distanza sono esatti, ma la località è sbagliata: il primo aereo decollò il 17 dicembre 1903 da Kitty Hawk, nel North Carolina. Huffman Prairie è il nome del campo presso Dayton, nell’Ohio, dove i Wright fecero alzare in volo il loro secondo aereo a motore, il Wright Flyer II, nel 1904. Infine Mephisto Waltz raffigura George Sand «vestita da uomo, sigaro gin bocca». O Sand fumava avana aromatizzati oppure trattasi di visione ad alto tasso alcolico.
[5 giugno 2022]

Sequel alla Veneziani
La Verità pubblica un editoriale di Marcello Veneziani: «Mattia Feltri su La Stampa sta dedicando un sequel di bastonate alla Meloni». Purtroppo si avverte che a Veneziani è mancato un prequel dello stesso tipo prima di applicarsi nella scrittura.
[3 giugno 2022]

Strage della lingua italiana/1
Su Specchio della Stampa, Gianluigi Nuzzi ricostruisce la strage compiuta a Milano, in via San Gregorio, da Caterina Fort, detta Rina, nel novembre del 1946. Parla di «case a ringhiera», meglio note allo Zingarelli 2022 come «case di ringhiera», tipiche dell’edilizia di fine Ottocento, fornite «di lunghi ballatoi con ringhiera metallica, su cui si aprono le porte delle singole abitazioni, talvolta con servizi igienici in comune». Poi immagina Dino Buzzati, cronista del Corriere della Sera, sulla scena del crimine: «Fa un passo avanti e nota che ogni vittima presenta la bocca colma di bambagia o stracci di cotone, come se l’assassino non avesse voluto udire i loro lamenti prima di morire». Quindi morì anche l’assassino? Più avanti, Nuzzi scrive che gli inquirenti agli ordini di Mario Nardone, capo della squadra mobile di Milano, «impiegano poche ore per scartare ogni persona sospetta e lasciare solo Fort come unica persona sospetta, animato da un movente devastante». Quindi, a parte la ridondanza, non era Rina Fort ad avere un movente ma Nardone? Nuzzi dà conto del fatto che l’assassina a un certo punto «prima si dipinse come innocente poi asserì che aveva solo assistito alla mattanza, poi che si fece aiutare da un complice – rilevatosi inesistenti dopo l’arresto di un povero innocente – e ancora che aveva eliminato Franca ma non i poveri bambini». Chiusura degna di un crescendo rossiniano: «Dopo alcuni decenni, Rina presentò richiesta di grazia nel 1975 che venne accolta dal presidente della repubblica Giovanni Leone. Si trasferisce a Firenze, da solo, dove riprende il cognome del marito impazzito, per morie nel 1988».
[5 giugno 2022]

Strage della lingua italiana/2
Lo scrittore Roberto Saviano sul Corriere della Sera: «E anche in Italia ciarlatani d’ogni tipo diffusero la menzogna, nonostante molte, moltissime prove (ma tutte o quasi del posto), che quei gas non furono mai stati usati o non fossero opera di Assad». Zero zero zero in italiano.
[3 giugno 2022]

La nomina del noninato
Titolo da Verità & Affari: «Nomina. L’ambasciatore Sequi noninato alla vicepresidenza di Sace». Era per non ripetere nomina?
[28 maggio 2022]

Ai confini della realtà
Wanda Marra sul Fatto Quotidiano: «Ma in realtà si tratta di un principio, tutto da costruire nella realtà». Ai confini della realtà.
[2 giugno 2022]

Il cerchio con i lati
Marta Serafini sul Corriere della Sera: «Una trappola per le forze ucraine, ormai circondate da tre lati». Avevamo già letto qualcosa di simile in un’intervista di Francesco Battistini con l’ex presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko: «Siamo circondati su tre lati». Si associano prontamente i colleghi Andrea Marinelli e Guido Olimpio: «La città è sotto il fuoco continuo dell’artiglieria e accerchiata su tre lati». Accerchiare deriva da cerchio. Infatti significa «chiudere in cerchio, circondare». Come faccia un cerchio (superficie piana racchiusa da una circonferenza) ad avere i lati (segmento o retta che limita una figura geometrica piana) pare un problema di non facile soluzione.
[26 e 27 maggio 2022]

Plurali senza capo né coda
Sommario da Domani: «I capogruppo bocciati». Il plurale esatto è capigruppo. Per la seguente regola grammaticale: quando il suffisso capo indica una persona a capo di qualcosa, la flessione al plurale riguarda il primo elemento: capistazione, capisettore. Se invece capo indica una persona a capo di qualcuno, la flessione riguarda solo il secondo elemento: capotecnici, capomastri, caporedattori (anche se è ammessa la forma plurale di entrambi gli elementi che costituiscono la parola: capiredattori). Quando il nome composto è di genere femminile, capo rimane invariato in tutt’e due le circostanze: capomacchiniste, caporedattrici.
[28 maggio 2022]

Che pesanti, ’sti russi!
Titolo dal Giornale: «Microfoni, pc, conserve e pure un drone / I saccheggi dei russi da 58 tonnellate». Non sapevamo che i russi fossero obesi fino a questo punto.
[27 maggio 2022]

Un giovane scrittore stregato
Giuseppe Catozzella firma sulla Stampa un editoriale in cui scrive perchè e con gli accenti gravi anziché acuti. E verso la fine si esprime così: «Tiziana Fausti, Briatore, Al Bano, gli chef eccetera, hanno capito che non è in gioco soltanto la loro, di realizzazione del sogno personale, ma anche quella dei ragazzi o degli adulti che si presentano loro con in cv in mano?». Ci pare che il tutto, inclusa la virgola tra i soggetti e il predicato verbale, sia degno di uno scrittore che ha vinto il premio Strega Giovani. Errori di gioventù, appunto.
[1° giugno 2022]

Johnny Depp condannato a risarcirsi
Dalla prima pagina del Corriere della Sera: «Johnny Depp ha vinto la causa contro l’ex moglie Amber Heard, condannata per diffamazione. E dovrà pagare 10 milioni di dollari all’attore per un editoriale del 2018». Quindi Depp dovrà pagare 10 milioni di dollari a sé stesso? Nella sfortuna, molto fortunato.
[2 giugno 2022]

Tentativi d’imitazione
Leonardo Coen, giornalista di 73 anni che partecipò alla fondazione della Repubblica (non un pivello, dunque), racconta sul Fatto Quotidiano: «Per Flora, La Settimana Enigmistica, “la rivista che vanta innumerevoli imitazioni” (sino a 205, si leggeva sopra la testata, poi il numero fu sostituito da “innumerevoli”), era un rito semantico insostituibile». Sbagliato. La frase storica era «Il giornale che vanta ben 205 tentativi d’imitazione!», con tanto di punto esclamativo, in seguito sostituita da «La rivista che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione!», sempre con la parola tentativi, però.
[1° giugno 2022]

Incredibile, Pahor nel 2013 era meno vecchio
Titolo dall’Ansa: «Morto Boris Pahor, nel 2013 aveva compiuto 100 anni». Interessante. Ma a noi pare che la notizia fosse un’altra: è morto a 108 anni.
[30 maggio 2022]

La Repubblica degli svaporati
Onde evitare ai lettori esausti la fatica finale di spremersi le meningi, La Repubblica è uscita con il cruciverba dell’ottimo Stefano Bartezzaghi già compilato, anziché con le caselle in bianco. Al 20 orizzontale compariva la definizione «svaporati». Rende l’idea.
[22 maggio 2022]

Berlusconi diventa Topolino
In prima pagina, a corredo di un articolo di Paolo Guzzanti sul vertice di Pratica di Mare del 2002 («Vent’anni fa quell’occasione che poteva cambiare il mondo»), Il Giornale pubblica una foto in cui l’allora premier Silvio Berlusconi suggella la stretta di mano fra George W. Bush e Vladimir Putin. Per rendere più giovanile l’ex presidente del Consiglio italiano, con Photoshop è stata rinfoltita di capelli la sua calotta cranica, creando un esilarante effetto Topolino al centro della fronte. Il patetico ritocco contrasta con la foto del vertice, tuttora visibile sul web, con cui lo stesso Giornale illustrò un servizio di Gian Maria De Francesco («Così il Cavaliere a Pratica di Mare mise d’accordo Stati Uniti e Russia») il 15 aprile 2018.
[28 maggio 2022]

Desenzano perde l’(a)no
Apprendiamo da Specchio della Stampa che Sonny Colbrelli, ciclista vincitore alla Parigi-Roubaix del 2021, è «nato a Desenza del Garda», località rimasta priva dell’(a)no.
[22 maggio 2022]

La salma di Moro non era fra le sedi di Pci e Dc
«Memento Moro: il “Cristo” risorto da Bellocchio», titola Il Fatto Quotidiano. Parrebbe di capire che il regista ha fatto risorgere una sorta di Cristo. Ma risorgere è un verbo intransitivo, quindi l’azione riguarda solo chi torna in vita, non può essere esercitata su un’altra persona. Nel testo, poi, Federico Pontiggia afferma che il cadavere di Aldo Moro fu «abbandonato in una Renault 4 nel centro di Roma, a metà strada tra la sede della Dc e quella del Pci». Indicazione imprecisa. L’auto su cui venne rinvenuta la salma dello statista era stata parcheggiata all’altezza del civico numero 9 di via Caetani, seconda traversa a destra di via delle Botteghe Oscure, andando da largo Arenula verso piazza Venezia, quindi in una posizione arretrata rispetto alle sedi del Pci e della Dc. Il Bottegone (sede del Pci) distava 110 metri a piedi da Palazzo Cenci Bolognetti (sede della Dc) di piazza del Gesù. E quest’ultima ne distava più del doppio, 270, da via Caetani 9 (350 metri percorrendo via d’Aracoeli). Ergo, non poteva essere «a metà strada».
[21 maggio 2022]

Economia sui pronomi
Titolo da Verità & Affari: «Pnrr. Asili nido, assegnati 2,4 mld senza strategia / Gli ultimi 70 mln vanno dati a chi servono davvero». Il pronome relativo chi significa «colui il quale», non «colui al quale». Pertanto la frase corretta doveva essere «vanno dati a quelli cui servono davvero».
[19 maggio 2022]

Cav. ferito dalla statuetta del capo
Un sommario del Fatto Quotidiano, a corredo di un articolo di Pino Corrias, ricorda che Licia Ronzulli, nota anche come la badante di Silvio Berlusconi, «da fisioterapista massaggiò il volto tumefatto da statuetta del capo». Quindi l’aggressore Massimo Tartaglia nel 2009 avrebbe ferito il leader di Forza Italia non con un souvenir del Duomo di Milano bensì con una statuetta raffigurante lo stesso Berlusconi. Prodigi della sintassi.
[20 maggio 2022]

Pini a rapporto
Simonluca Pini sul Sole 24 Ore decanta la Mercedes Eqe per la sostenibilità della batteria: «Il materiale attivo ottimizzato è composto da nichel, cobalto e manganese in rapporto 8:1:1. In questo modo la quota di cobalto si riduce a meno del 10 per cento». Impossibile. Se il rapporto è 8:1:1, il cobalto rappresenta il 10 per cento esatto, non «meno del 10 per cento». In altro pezzo, siglato Si. Pi., la sede della Mercedes viene spostata da Sindelfingen a Sindelfinger (reminiscenza di Agente 007 - Missione Goldfinger?), che sarebbe come parlare della Ferrari di Maranella. E si annuncia che la casa tedesca «punta a diventare completamente carbon neutral entro il 2039», benché «il passo successivo sarà vendere entro il 2030 una gamma completamente elettrica», al che viene spontaneo interrogarsi su quale sia il significato che Si. Pi. attribuisce all’aggettivo successivo.
[21 maggio 2022]

Pesanti responsabilità
Attacco di un servizio firmato da Wanda Marra sul Fatto Quotidiano: «“La musica unisce”. La spiega così l’iniziativa Stefano Orlando, responsabile pace della Comunità di Sant’Egidio». Ammazza, che responsabilità! (In realtà Orlando è coordinatore del Movimento giovani per la pace).
[22 maggio 2022]

Giarrusso lascia scintille a distanza
Occhiello dalla Stampa: «L’eurodeputato grillino Giarrusso lascia scintille a distanza tra Conte e Di Maio su guerra e rischio di un nuovo Papeete». Tutto molto chiaro. Un unico dubbio: Giarrusso discenderà da Zeus o da Prometeo?
[26 maggio 2022]

Ma che musica, maestra!
Veronica Gentili sul Fatto Quotidiano: «I due soggetti formalmente più distanti sul pentagramma politico che va da destra a sinistra si sono trovati a condividere l’approccio interventista». Non sapevamo che il pentagramma si leggesse da destra a sinistra. Avviseremo Bach.
[30 maggio 2022]

La verità è che viviamo nel fast west
Sommario dalla prima pagina della Verità: «Ma a pesare è il fast west degli affitti». Un’evoluzione del fast food. (E comunque si scrive Far West, con le iniziali maiuscole).
[30 maggio 2022]

Metrature dall’Est
Dal sito del Corriere della Sera: «La Russia occupa circa il 20% del territorio dell’Ucraina a tre mesi dall’inizio della guerra. Lo scrive Forbes, spiegando che al 23 febbraio, giorno prima dell’invasione, il territorio occupato ammontava a 43.300 metri quadrati, il 7% del totale, ora quest’area è 2,9 volte più grande, pari a 125mila metri quadrati». Non ci sembra un successo militare di cui Vladimir Putin possa vantarsi: 125.000 metri quadrati rappresentano meno di un terzo del territorio della Città del Vaticano, che ne misura 440.000. A meno che a Forbes e al Corriere non abbiano scambiato i chilometri per metri.
[24 maggio 2022]

Salis a bordo dell’Aquarama
Stefano Salis decanta sul Sole 24 Ore «quella icona del mare che risponde al nome di Riva Aquarama (e se non ne sapete il nome vi basta solo vederla per riconoscerla: è l’imbarcazione più bella e nota al mondo)». Salis si sofferma sui dettagli: «La linea inconfondibile, il caldo sensuale del suo legno di mogano (24 passaggi di vernice a mano), quel lunotto di vetro panoramico, le linee perfette della scocca, i morbidi divani». Dicesi scocca l’«insieme dell’ossatura e dei rivestimenti esterni di una carrozzeria d’automobile» (Lo Zingarelli 2022). L’articolo inizia così: «Non ho avuto il piacere di salirci mai». Si vede.
[29 maggio 2022]

Rea contro Rea
Se cade anche il mitico Paolo Mereghetti, è la fine. Nella sua rubrica su Io Donna il critico cinematografico recensisce Nostalgia di Mario Martone, che, precisa, è stato costruito «prendendo spunto dal romanzo omonimo di Domenico Rea (però abbondantemente rielaborato)». Molto abbondantemente, visto che il libro in questione, edito da Feltrinelli nel 2016, è di Ermanno Rea.
[28 maggio 2022]

Il congiuntivo imperfetto
Conclusione di un editoriale del direttore di Libero, Alessandro Sallusti: «Provassero a vincere una elezione invece che tramare per governare da perdenti che la Meloni, immagino, saprà lei cosa fare al momento giusto». Benché l’uso del congiuntivo imperfetto sia molto diffuso nella lingua parlata da Roma in giù (ma Libero si pubblica a Milano), nelle frasi con valore esortativo s’impone – volendo scrivere in buon italiano – l’uso del congiuntivo presente: «Che provino a vincere un’elezione».
[25 maggio 2022]

De Mita, alfiere della Dcr
Titolo dalla prima pagina del Giornale: «De Mita, alfiere sudista della Dcr che voleva un centro comunista». Qualcosa di simile alla Ddr, insomma.
[27 maggio 2022]

Fini, che cosa ti sei messo in testa?
Sul Fatto Quotidiano, Massimo Fini parla del delitto Calabresi e se la prende con Adriano Sofri, «che rimane comunque il leader carismatico di Lotta Continua, una delle tante lobbie che continuano a imperversare nel nostro Paese». La lobbia (plurale lobbie) è un «cappello maschile di feltro morbido con la calotta segnata da una infossatura sul senso della lunghezza, e la tesa più o meno larga» (Lo Zingarelli 2022). Forse Fini intendeva usare il plurale inglese di lobby, nel qual caso doveva scrivere lobbies (benché il plurale di lobby in italiano resti invariato, come previsto per tutte le parole straniere registrate nel nostro vocabolario).
[19 maggio 2022]

Roteiamo gli occhi
L’Ansa informa che McDonald’s lascia la Russia, che il suo posto sarà preso da Zio Vanja e che il marchio americano non verrà più utilizzato. «La catena, però, non si discosterà un granché dallo stile dei Big Mac», aggiunge l’agenzia. «Un indizio arriva dal marchio: una B gialla, che nell’alfabeto cirillico corrisponde alla V di Vanja, su sfondo rosso, un marchio che roteato di 90 gradi somiglia molto alla “M” del fast food americano». Roteiamo gli occhi: un marchio tutt’al più può essere ruotato.
[16 maggio 2022]

Mestieri residuali
Titolo da Verità & Affari: «Cercasi scavatori a 1.500 euro al mese per la rete del futuro. Ma non si trovano». Per lo stesso stipendio non si trovano più nemmeno giornalisti che sappiano scrivere cercansi.
[25 maggio 2022]

Cloro al clero che abusa
Didascalia da 7, supplemento del Corriere della Sera: «La copertina di Agnus Dei, l’inchiesta firmata da Lucetta Scaraffia con Franca Giansoldati e Anna Foa sugli abusi sessuali del cloro in Italia pubblicata da Solferino». Bentornati anni Settanta. (Per la cronaca, lo slogan «Cloro al clero» comparve per la prima volta sul Corriere il 30 marzo 1977, in un servizio a firma di Antonio Padellaro riguardante i «22 tra attentati e pestaggi» subiti da Comunione e liberazione nei primi tre mesi di quell’anno. L’espressione minacciosa richiamava il disastro ambientale accaduto nel luglio 1976 all’Icmesa di Seveso, da cui si sprigionò una nube tossica di tetracloro-dibenzo-diossina che provocò malattie dermatologiche nella popolazione del circondario, fra le quali la cloracne).
[27 maggio 2022]

Gad, basta copiare (bene)
Sul Fatto Quotidiano, Gad Lerner striglia (senza nominarlo) Aldo Grasso, che sulla prima pagina del Corriere della Sera ha riservato «un trattamento singolarmente astioso» a un gruppo di intellettuali cari al Movimento 5 stelle. «Trattasi», osserva ironico Lerner, «di perdigiorno come Zagrebelsky, Mancuso, Urbinati, Barca, Tridico... e perfino un premio Nobel come l’economista Stieglitz». Si chiama Joseph Stiglitz, come ha scritto correttamente Grasso. Bastava copiare, ma serve talento.
[9 maggio 2022]

Quando il giornalista sonnecchia
Franco Adriano su Italia Oggi: «Sonacchiato ed Eni, con l’ad Descalzi, firmeranno un memorandum d’intesa per sviluppi di campi a gas e idrogeno verde in Algeria». Ah, i correttori ortografici! (Sonatrach è la compagnia energetica statale algerina).
[27 maggio 2022]

Napoli disuguale
Titolo a tutta pagina dal Riformista: «La guerra c’era anche prima: la guerra mondiale delle disuglianze». E sì che avete l’editore e la redazione a Napoli, guaglió!
[26 maggio 2022]

Giri di parole
Conclusione di un editoriale di Francesco Maria Del Vigo, vicedirettore del Giornale, intitolato «Se Blanco palpeggiato non indigna le femministe»: «Posto che questa è una polemica facilmente archiviabile alla zona anatomica esplorata dalla scalmanata fan e che le molestie vere sono ben altra cosa...». Faceva prima a scrivere che è una polemica del cazzo.
[25 maggio 2022]

Altri mondi perduti
Sommario dal Fatto Quotidiano: «Consumiamo due pianeti e mezzo l’anno: buona parte per le guerre». I famosi altri mondi.
[22 aprile 2022]

Concitazione
Incipit della rubrica di Concita De Gregorio sulla Repubblica, dopo la strage nella scuola in Texas: «Sono entrata in un asilo, ieri. Per la precisione in quella che era stata la mensa dell’asilo e che adesso è stata trasformata una da giovane compagnia in una sala prove di spettacoli per ragazzi». Signora, è sicura di sentirsi bene?
[26 maggio 2022]

Nascituri a Roma
Titolo dalla Verità: «Si torna a marciare per i nascituri a Roma». E al diavolo quelli che stanno per nascere altrove.
[17 maggio 2022]

Massimo Fini sposta il Ponente a Levante
Massimo Fini rievoca con accenti elegiaci, sul Fatto Quotidiano, la Liguria d’antan: «Prendiamo la Riviera ligure, sia quella di Ponente che di Levante. Nell’Ottocento e nel Novecento fino agli anni Sessanta era frequentata da un turismo ricchissimo, prevalentemente di inglesi e americani a Ponente, di russi, prima dell’avvento del comunismo, a Levante». Fini ha invertito le due aree geografiche. I russi, infatti, frequentavano la Riviera di Ponente. Come ricorda Stefano Pezzini, giornalista che ha lavorato per una vita alla Stampa, erano molto radicati soprattutto a Sanremo, tant’è che agli inizi del secolo scorso se ne contavano un migliaio. In accordo con il Comune, venne eretta per loro la chiesa ortodossa dedicata a Cristo Salvatore (non a san Salvatore, come scrive Pezzini). La prima pietra fu posata nel 1912 a ridosso dell’allora stazione ferroviaria, all’inizio della Passeggiata Imperatrice, così chiamata in onore di Maria Aleksandrovna, moglie dello zar Alessandro II, «che per prima fece di Sanremo il suo luogo di vacanza e che donò alla città le palme tuttora presenti sul corso», annota Pezzini. Nella cripta furono sepolti i resti mortali di Nicola I del Montenegro e di sua moglie, la regina Milena (morti rispettivamente nel 1921 e nel 1923), genitori della principessa Elena (1873-1952), che divenne sovrana d’Italia sposando Vittorio Emanuele III. Nel 1989 le salme di Nicola I, della regina Milena e di due figlie, le principesse Vjera e Ksenija, furono traslate da Sanremo a Cetinje, in Montenegro.
[22 maggio 2022]

Cappella con camera
F.D.T. sulla Verità segue il processo a carico di Angelo Becciu, in corso presso il tribunale vaticano e riferisce che il cardinale aveva «raccontato dettagliatamente di quando Perlasca gli manifestò l’intenzione di suicidarsi buttandosi dalla camera di una cappella, e di essersi interessato per fermarlo». Oh bella, non sapevamo che esistessero cappelle dotate di camera da letto. Siamo andati perciò a leggere la trascrizione dell’udienza del 5 maggio scorso, dalla quale ha attinto F.D.T., in cui si riporta un messaggio che monsignor Alberto Perlasca inviò al cellulare del suo superiore cardinale Becciu. In esso il prelato manifestava il proposito di suicidarsi e specificava: «Gettandomi dalla mia camera morirei proprio sulla cappella». Poiché Perlasca risiede nella Casa Santa Marta, la stessa dove abita papa Francesco, sarebbe precipitato sulla cappella dell’edificio alberghiero, «forse la cosa migliore», come egli stesso concludeva.
[18 maggio 2022]

Nascita e morte di Freud
Titolo di Robinson, supplemento culturale della Repubblica, su Sigmund Freud: «Non possiamo non dirci freudiani. A 166 anni dalla morte del padre della psicoanalisi esce una nuova biografia a firma Peter-André Alt. Per ricordaci quanto sia imprescindibile la sua lezione». L’altra lezione imprescindibile, per i giornalisti, è quella di scrivere correttamente (almeno i titoli) e di controllare le date: Freud cessò di vivere nel 1939. Dalla sua morte saranno perciò 83 anni il prossimo 23 settembre. Il 6 maggio erano 166 dalla nascita.
[13 maggio 2022]

La direttora si ripete
Sulla Stampa, Linda Laura Sabbadini, qualificata come «direttora del dipartimento Metodi e Tecnologie dell’Istat», scrive: «Si prevede l’offerta di un pasto sano al giorno a scuola come livello essenziale delle prestazioni (Lep)». Per fortuna che è un livello essenziale, altrimenti l’offerta sarebbe stata di un pasto avariato. E precisa: «La refezione scolastica e il tempo pieno devono essere estese nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie», anziché estesi. E nella frase seguente: «Obiettivi del Piano sono infatti la progressiva estensione del servizio di refezione scolastica e del tempo pieno nelle scuole dell’infanzia e primaria». Un po’ ripetitiva, la direttora. Comunque abbiamo capito: il piano prevede la refezione e il tempo pieno.
[20 maggio 2022]

Pace, Stati Uniti e Russia contro Bergoglio
Titolo a tutta pagina sul Fatto Quotidiano: «Pace, Stati Uniti e Russia contro la mediazione di Papa Bergoglio». Non bastavano Biden e Putin, ci si è messa anche la pace contro il pontefice.
[5 maggio 2022]

Questa è difficile da ingerire
M. Cal. sul Corriere della Sera: «Accanto a Binaghi, nella premiazione di Djokovic, c’era la sottosegretaria Valentina Vezzali: “La politica non deve ingerire nello sport”». Non dubitiamo che una campionessa prestata alla politica si esprima in questo modo barbaro. Tuttavia un giornalista, nel riferire il suo discorso, forse avrebbe dovuto sapere che il verbo transitivo ingerire significa mandare giù nello stomaco, ingoiare. Qui andava usato l’intransitivo pronominale ingerirsi (intromettersi, immischiarsi indebitamente in questioni altrui): «La politica non deve ingerirsi nello sport».
[16 maggio 2022]

Titoli anfibologici
Titolo dal sito del Riformista: «Bimba di due anni annega in piscina durante festa in famiglia: lo zio prova a salvarla ma muore in ospedale». Quindi sono morti in due, la nipotina annegata e lo zio in ospedale, magari d’infarto? (In realtà quest’ultimo è morto solo nel titolo anfibologico: è la bimba che è deceduta nonostante le cure mediche).
[16 maggio 2022]

Metti l’Eni sul gas
Titolo a tutta pagina sulla Verità: «Sul gas russo l’Eni rimane tra i due fuochi». Una pentola sul fornello, in pratica.
[19 maggio 2022]

Lingua dispersa nelle retrovie
Nel suo editoriale di prima pagina sulla Repubblica, Ezio Mauro fa riferimento a «quel retrovia temporaneo del conflitto, dove noi viviamo credendoci indenni». Il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia attesta che retrovia è «voce del linguaggio militare, usata per lo più al plurale», ma, ciò che più conta, è un sostantivo femminile, mai maschile, come peraltro si desume da tutti i vocabolari. Quindi, anche se il gender dilaga, bisognava scrivere «quella retrovia temporanea» oppure, molto meglio, «quelle retrovie temporanee».
[23 maggio 2022]

Bell’aiuto
Dall’agenzia Ansa: «In conferenza stampa a Tokyo Biden ha inoltre detto che gli Usa aiuterebbero Taiwan da un’invasione cinese». Però per il momento l’unica a chiedere aiuto è la lingua italiana.
[23 maggio 2022]

Ridatemi i tatuaggi
Titolo a tutta pagina sul Fatto Quotidiano: «Azov, la resa e i nazi-tatuaggi / Zelensky: scambio per riaverli». Si accontenterà di riavere i brandelli di pelle dopo che quelli del battaglione Azov saranno stati scorticati?
[22 maggio 2022]

Titoli alla brace
Occhiello disteso a tutta pagina (la prima) sulla Verità: «Per liberarci di Putin si cade dalla padella alla brace». Si cade dalla padella nella brace. Alla brace si fanno le bistecche.
[21 maggio 2022]

Ha perso la bussola e anche il timone
L’ex ministro Giovanni Tria scrive nella sua rubrica Bussola & Timone sul Sole 24 Ore: «Come ci insegna Robert Schiller e l’esperienza passata, i mercati di per sé non sono affatto razionali e previdenti». Gli serve una bussola grammaticale: i soggetti sono due, quindi occorreva il plurale: insegnano. E più avanti: «Certamente, in una prospettiva meno immediata, è necessario, come affermato chiaramente dal nostro presidente del Consiglio, cambiare i trattati per uscire da una governance europea basata sull’unanimità. E sarebbe auspicabile che ciò avvenisse prima di un ulteriore avventato allargamento dell’Unione». Il problema si porrebbe solo se l’allargamento fosse avventato?
[7 maggio 2022]

Travaglio nei secoli dei secoli
Nell’editoriale di prima pagina sul Fatto Quotidiano, il direttore Marco Travaglio cita il Primo libro di Samuele (Antico Testamento), nel quale Golia viene sconfitto da Davide, e osserva: «Il premier Draghi, che evidentemente ne sa poco anche di Bibbia, come di un sacco di altre cose, l’ha evocato l’altroieri totalmente a sproposito: “Inizialmente nella guerra si pensava ci fosse un Golia e un Davide; oggi il panorama si è capovolto, certamente non c’è più un Golia e quella che sembrava una potenza invincibile s’è dimostrata non invincibile”. Siccome tutti sanno da 210 secoli che Golia non era invincibile, ma una mezza pippa, poteva venire in mente giusto a lui di paragonarlo alla Russia quando pareva invincibile». Parlare di 210 secoli appare un filino esagerato. Il duello fra Davide e Golia è ambientato fra XI e X secolo avanti Cristo (quindi i secoli trascorsi da allora sono 31, non 21 come forse voleva scrivere Travaglio). Tuttavia, secondo i biblisti, la redazione dei due libri di Samuele avvenne solo dopo il 561 avanti Cristo, data della liberazione di Ioiachin, diciannovesimo e penultimo re di Giuda, che era prigioniero a Babilonia. Quindi «che Golia non era invincibile, ma una mezza pippa» si sa (ma non «tutti sanno», a cominciare da Travaglio) da quasi 26 secoli, non da 21. Una cosa è certa: non si sa da 21.000 anni.
[13 maggio 2022]

Fognini, una vecchiaia da record
In una didascalia La Stampa attribuisce a Fabio Fognini 34 anni. Nel testo accanto si magnificano le doti del tennista, che a 35 continua a battersi. Come invecchia in fretta, ’sto campione.
[11 maggio 2022]

Chanel è delle influencer russe?
Sottotitolo da Domani: «La protesta contro il marchio Chanel delle “influencer” russe che hanno imbracciato grandi forbici per fare a pezzi una delle loro borse è meno frivola di quel che si potrebbe pensare». Esiste una casa di moda Chanel di proprietà delle «influencer» russe? No? Allora bisognava scrivere «La protesta delle “influencer” russe contro il marchio Chanel».
[9 aprile 2022]

Huffpost è ai minimi
«Oops, il rublo è la miglior valuta del 2022», titola l’Huffpost. «Se ad inizio anno servivano 75 rubli per un dollaro adesso ne bastano 62, il 17% in meno, con la valuta russa ai minimi sul biglietto verde da due anni e mezzo». È l’esatto contrario: il rublo è ai massimi sulla divisa statunitense. Poiché la valuta di riferimento internazionale è il dollaro, le monete che stanno sotto la parità raggiungono il massimo quando, per ottenere un dollaro, devono sborsare la loro più piccola quantità.
[19 maggio 2022]

De Masi gode male
Al secondo capoverso di un editoriale sul Fatto Quotidiano, il sociologo Domenico De Masi se ne esce con la seguente espressione: «Ho potuto godere in prima persona i vantaggi offerti dall’industria». Godere è un verbo intransitivo, che va seguito, a seconda dei casi, dalle preposizioni proprie a, di, in, per o dalle preposizioni articolate del, al, sulle, come in alcuni esempi riportati dallo Zingarelli 2022: godo a vedere tanta generosità, di vedervi in buona salute, nel sentirvi vicini; godere della ricchezza; godere dell’affetto; godere del male altrui; godere di alcuni giorni di ferie; gode di buona salute; godere di un diritto, di una rendita. Quindi De Masi avrebbe dovuto scrivere: «Ho potuto godere in prima persona dei vantaggi». Oppure ricorrere alla forma transitiva godersi: «Ho potuto godermi i vantaggi».
[21 maggio 2022]

Una notte sul Monte Calvo
Dal Corriere della Sera: «Dare del “calvo” a una persona equivale a una “molestia sessuale”, discriminatoria e sessista. Così almeno in Inghilterra, dove una sentenza ha dato ragione a un elettricista che aveva denunciato il suo supervisore che lo aveva chiamato “bald cunt”, che più o meno sta per “str... pelato”». Apprezziamo l’eleganza oxoniana che induce i colleghi di via Solferino a non scendere nei particolari, tuttavia non si comprende il nesso tra calvizie e molestia sessuale. Che diventa invece lampante se si considera che cunt, come registra Il Ragazzini (Zanichelli) significa «fica, figa» o, in senso figurato spregiativo, «testa di cazzo, coglione». Il medesimo dizionario avverte: «Cunt è forse la parola più volgare della lingua inglese».
[15 maggio 2022]

E dove dovrebbe rimanere?
Titolo da Verità & Affari: «Crisi. L’auto rimane a terra in Europa». Buona notizia. Quando vola sono dolori.
[19 maggio 2022]

Professori e no
«Tutti noi, professori e non, collaboratori del Fatto e non, siamo esposti al giudizio degli altri: dei colleghi, degli studenti, dei lettori, dei telespettatori, dei cittadini tutti», puntualizza il professor Alessandro Orsini sul quotidiano diretto da Marco Travaglio. Il signore di La Palisse non avrebbe saputo dirlo meglio. Per dimostrargli che ha ragione, da lettori e da cittadini lo informiamo che l’avverbio negativo olofrastico (così chiamato perché, da solo, costituisce un’intera frase) è soltanto no. Quindi si scrive «professori e no, collaboratori del Fatto e no», come peraltro è noto fin dai tempi di Dante Alighieri: «Non disceser venti / o visibili o no» (Divina Commedia, Paradiso, VIII, 22-23).
[14 maggio 2022]

Io speriamo che me la cago
Titolo da Domani: «A Kharkiv gli ucraini avanzano. Nell’Azovstal si spera all’evacuazione». Cioè si spera solo al momento di defecare?
[17 maggio 2022]

Navi da guerra navali
Il Messaggero informa che gli Stati Uniti hanno stipulato un contratto da 92,5 milioni di dollari per la produzione di sistemi radar e di difesa aerea Aegis, forniti alla Marina: «Oltre ad essere schierato su navi da guerra navali, il sistema è anche in grado di essere adattato a sistemi terrestri». Per le navi da guerra aeree si stanno attrezzando.
[12 maggio 2022]

Aldo Grasso sbaglia corona
Sul Corriere della Sera, Aldo Grasso commenta le immagini giunte da Londra: «Assente Elisabetta, la corona della regina era posata su un sontuoso tavolino accanto al trono mentre l’erede, il principe Carlo d’Inghilterra, leggeva il suo discorso alla Camera dei Lord di Westminster. Subito torna alla mente il period drama di Netflix, The Crown, creato da Peter Morgan. Per la tradizione britannica, infatti, la corona, simbolo della regalità, è più importante della persona che la indossa. Realizzata in oro, il suo disegno rappresenta quattro croci patenti e gigli, con due archi incrociati superiormente. A sormontare il tutto c’è un globo con una croce patente. La corona include 444 pietre preziose. La corona di Sant’Edoardo è il segno della legittimità del potere». Sbagliato. Quella vista in tv non era la corona di Sant’Edoardo bensì la corona imperiale di Stato, che le assomiglia ma che risale al XIX secolo non al XVII. L’Imperial State crown differisce anche per la dotazione di pietre preziose: 2.868 diamanti, 17 zaffiri, 11 smeraldi, 269 perle e 4 rubini. La prima viene indossata dal sovrano solo all’atto dell’incoronazione in Westminster; la seconda quando egli lascia l’abbazia al termine della cerimonia e nelle occasioni formali, per esempio alla prima seduta del nuovo Parlamento.
[12 maggio 2022]

Più ex di così
Francesco Spini sulla Stampa: «C’è chi, quando ancora era aperta la caccia ai candidati per le Generali, lo aveva evocato per un possibile e clamoroso ritorno a Trieste nell’inedita veste di sfidante. E invece Sergio Balbinot, che del Leone è stato un illustre ex amministratore delegato per le attività estere, oggi rilancia su Allianz». Messo così, con l’ex che è stato, sembra più che altro un coccodrillo («biografia di personaggio vivente, aggiornata di continuo e disponibile nell’archivio di un giornale per una tempestiva pubblicazione in caso di morte», Lo Zingarelli 2022).
[28 aprile 2022]

Penne spuntate
Come già evidenziato in questa rubrica, l’anonimo estensore di Penne armate sul Fatto Quotidiano deve avere qualche conto in sospeso con gli articoli determinativi delle testate. Dopo aver finalmente rimosso Il che anteponeva a Corriere della Sera, adesso cita «Mario Lavia (L’Inkiesta)». Ma il quotidiano online diretto da Christian Rocca si chiama Linkiesta.
[23 aprile 2022]

Recrudescenza della scrittura
«In Lituania team Usa per difendersi da hacker russi», titola Il Sole 24 Ore. A parte che «team Usa» è un’espressione usata di solito per designare la Nazionale negli sport, gli esperti di Washington non sono in Lituania per contrastare in proprio gli hacker russi: sono lì per addestrare i lituani. Nel testo, Biagio Simonetta parla «del Cyber national Mission Force americano», al maschile (mission e force nei vocabolari d’italiano diventano però femminili), e spiega: «Ma le forze atlantiche (gli Stati Uniti, e la Nato più in generale) sanno benissimo che una recrudescenza digitale è dietro l’angolo». Può esservi solo «improvvisa ripresa o aggravamento di qualcosa che sembrava in via di esaurimento o di estinzione» (definizione di recrudescenza sullo Zingarelli 2022), come – stando agli esempi dello stesso dizionario – «una recrudescenza dell’epidemia influenzale, del freddo, della carestia della violenza, della criminalità». Eliminare la preposizione articolata e utilizzare un aggettivo, parlando di recrudescenza digitale, è improprio quanto lo sarebbe parlare di recrudescenza criminale.
[6 maggio 2022]

Specchi pericolosi
«In tv ho una faccia da diavolo ma scappo davanti agli specchi», è il titolo dato dalla Stampa a un’intervista con Alessandro Borghi. Nel pezzo di Raffaella Silipo non v’è traccia di questa frase. L’attore si limita a dire: «Soffro della sindrome di Tourette e ho notato che i tic scattano proprio quando mi guardo allo specchio. Mai quando recito». Poiché la malattia descritta per primo dal medico francese Georges Gilles de la Tourette è un disturbo neurologico che spesso si manifesta con la coprolalia (impulso morboso e incontrollabile a pronunciare espressioni oscene), ne deduciamo che Borghi non scappa davanti agli specchi: si limita a mandarsi cordialmente affanculo mentre si rade, mai sul set.
[3 maggio 2022]

L’insostenibile leggerezza
Occhiello dal Corriere della Sera: «I racconti degli anziani sopravvissuti: “Una granata ha tranciato in due mia moglie. L’ho sepolta in cortile, era leggera: non ho più trovato il resto del corpo”». L’umorismo nero è sempre sconveniente. Tuttavia non possiamo fare a meno di chiederci se la salma fosse leggera perché era mutilata o perché è stata seppellita in due tranche.
[3 maggio 2022]

Generazioni alla mantovana
La Gazzetta di Mantova riferisce di una festa degli studenti dei licei Virgilio e Belfiore «giunta alla dodicesima edizione», precisando che «l’evento è ormai un appuntamento fisso da tre generazioni di studenti». Considerato che per generazione s’intende il periodo di tempo (mediamente 25 anni) che separa due generazioni, l’evento appare improbabile: essendo giunto alla dodicesima edizione, riguarderebbe studenti nati più di 300 anni fa.
[15 aprile 2022]

Giornaliste fuori di seno
Silvana Palazzo sul Sussidiario.net: «L’importante messaggio di inclusività lanciato Adidas è stata bandito in Gran Bretagna, dove lo spot con 43 seni nudi, di tutte le età, forme ed etnie, è stata censurata. La decisione che sta facendo discutere è stata presa dalla Advertising Standards Agency, la commissione nazionale che monitora la pubblicità nel Regno Unito». Sorvolando sull’italiano pedestre, rileviamo che il provvedimento dell’Asa parla di tweet su Twitter e di cartelloni, non di spot. Nel primo caso, più precisamente, di «the bare breasts of 20 women», il seno nudo di 20 donne. Anche Claudia de Lillo, sulla Repubblica, sbaglia citando «43 seni, in primo piano». È vero che Tommaso Antongini, segretario di Gabriele D’Annunzio, sosteneva che secondo la grammatica seno va sempre al singolare, «ma per fortuna sono due». Tuttavia, anche moltiplicando per il predetto numero, si arriverebbe a 40, non a 43. Infatti 43 sono i modelli di reggiseno commercializzati da Adidas, una materia sulla quale le due giornaliste dovrebbero essere più ferrate dei maschi, si presume. Per inciso, i seni raffigurati nel poster risultano 64, come peraltro specificato nella censura dell’Asa.
[13 maggio 2022]

Dizionario Di Cesare/1
Donatella Di Cesare, che insegna alla Sapienza di Roma, ancora una volta si dimostra poco sapiente nella scelta dei vocaboli. Ha definito «annessione» («ampliamento del territorio di uno Stato a spese di parte o tutto il territorio di un altro Stato», Lo Zingarelli 2022) la richiesta di adesione alla Nato presentata da Svezia e Finlandia. Piccata per le critiche che Aldo Grasso le ha mosso dalla prima pagina del Corriere della Sera, la filosofa si è difesa sul Fatto Quotidiano: «Non ho tenuto conto che sono pur sempre una donna in un Paese in cui lo spazio pubblico è quasi ovunque occupato da maschi che, per di più, in questi ultimi tempi si sono messi un elmetto accecante». Sarà della misura sbagliata fino al punto da coprire gli occhi o di metallo troppo lucido?
[16 maggio 2022]

Dizionario Di Cesare/2
Tre giorni prima, Donatella Di Cesare era ricaduta, sempre sul Fatto Quotidiano, nel medesimo errore per cui l’avevamo pizzicata in questa rubrica: «La politica europea ha abdicato alla guerra». Professoressa, torni sui libri, come le ha consigliato Grasso, cominciando dal più importante di tutti: il dizionario. Il verbo abdicare ha solo due significati: «rinunciare all’autorità sovrana o ad altro potere legittimo» e «sottrarsi a una responsabilità, a un dovere». Iniziare una guerra non è un dovere.
[13 maggio 2022]

Il ramo sbagliato
Sotto il titolo «Una “Cernobbio” per il Mezzogiorno. Con Carfagna premier e ministri», Monica Guerzoni, inviata del Corriere della Sera, dà conto della due giorni di Sorrento per rilanciare il Sud. Siccome la manifestazione è organizzata dal Forum Ambrosetti, il titolo fa riferimento a Cernobbio (provincia di Como) dove annualmente, a Villa d’Este, i leader mondiali s’incontrano per discutere di tutto e di più, appunto invitati dallo studio Ambrosetti. Ma nell’attacco del pezzo, giocando sul parallelismo Cernobbio-Ambrosetti, la giornalista richiama a sproposito «quel ramo del lago di Como». Infatti Cernobbio si affaccia sì su uno dei due rami, però quello «di manzoniana memoria» (Guerzoni) «che volge a mezzogiorno» (Alessandro Manzoni) nei Promessi sposi è il ramo di Lecco, che si trova da tutt’altra parte (e provincia).
[13 maggio 2022]

L’inversione a 360 gradi
Fabio Amendolara segnala sulla Verità che la Svezia potrebbe avviare le procedure per chiedere l’ingresso nella Nato, «facendo così una inversione a 360 gradi, visto che, in un primo momento, Stoccolma aveva escluso la possibilità di aderire all’Alleanza atlantica». Non si capisce che cosa sia cambiato: un’inversione a 360 gradi riporta esattamente al punto di partenza.
[13 maggio 2022]

Basta tappeto, ora si nasconde sotto la polvere
Luca Fazzo intervista sul Giornale l’ex presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), Luca Palamara, che afferma: «Solo il sorteggio può spezzare lo strapotere delle correnti». Obietta Fazzo: «L’Anm dice che è incostituzionale». Risposta: «La linea dell’Anm finora è stata di nascondere sotto la polvere quanto è accaduto in questi anni». Bei tempi quando si nascondeva la polvere sotto il tappeto.
[15 maggio 2022]

Tre parole per un solo concetto
Barbara Spinelli si occupa del battaglione Azov sul Fatto Quotidiano. Questo il sommario a corredo del commento: «Torture, soffocamenti e waterboarding compiuti dal battaglione e dai partiti di estrema destra collegati». Tre parole per ripetere sempre la stessa cosa. Il waterboarding è una tortura consistente in un annegamento simulato, durante la quale il prigioniero, immobilizzato, si sente soffocare.
[9 maggio 2022]

Spettabili gravidanze
Nel riferire che Elisabetta II è stata sostituita dall’erede al trono Carlo d’Inghilterra all’inaugurazione dell’anno parlamentare, Paola De Carolis ricorda sul Corriere della Sera che era stato il Lord Chancellor «a subentrare alla regina nel 1959 e nel 1963, quando Elisabetta non aveva potuto essere presente (spettava la prima volta Andrea e la seconda Edoardo)». Spettabili gravidanze.
[10 maggio 2022]

Import export di Domani
«La Russia taglia la corrente ai vicini», titola Domani. «L’elettricità mancante sarà sostituita con maggiori esportazioni dalla Svezia», precisa il testo. Esportazione significa «spedizione di prodotti all’estero». Ma può darsi che un Domani saranno chiamate «importazioni dalla Svezia».
[14 maggio 2022]

Lavorare stanca
Dal sito di GQ: «Superati i 40 anni, lavorare più di 3 giorni a settimana fa male». Ecco perché loro fanno un mensile (che di anni ne ha 91).
[8 maggio 2022]

Veronica Gentili urgentissima
Capitolo tratto dalla rubrica che Veronica Gentili firma il lunedì sul Fatto Quotidiano: «E quanto l’allargamento dell’Ue sia uno dei temi più urgenti da gestire lo dimostrano anche le parole ambiziose e cariche di aspettative del ministro ucraino Kuleba». Seguono fra virgolette le parole ambiziose di Kuleba. Conclusione: «Una riflessione seria è quanto mai urgente». Ma proprio urgente urgente, eh, dall’inizio alla fine.
[16 maggio 2022]

Restauri inservibili
Dalla Gazzetta di Mantova: «Il 28 maggio il restauro sarà inaugurato, a 10 anni esatti da quel terremoto che lo aveva reso inservibile». Vuoi mettere i restauri pronto uso di un tempo?
[8 maggio 2022]

Ma che è morto lo vuoi scrivere o no?
Da un lungo articolo di Silvia Truzzi, uscito sul Fatto Quotidiano, apprendiamo che «a Paul Ginsborg dobbiamo moltissime cose, soprattutto la passione con cui ha animato la protesta civile all’alba del millennio»; che lo stesso Ginsborg «era inglese fino al midollo, però aveva scelto l’Italia come patria d’elezione diventandone voce critica e uno degli intellettuali più in vista»; che il suo accento era «inconfondibilmente british e il tono sempre dolce»; che «aveva dedicato al nostro Paese i suoi studi storici più importanti»; che «il grande pubblico lo ha conosciuto con l’esplosione del movimento dei girotondi»; che «della sua lucida coscienza critica e della passione civile sentiremo molto la mancanza». Ohibò, e per quale motivo? Semplice: perché Paul Ginsborg è morto. L’unica notizia che, in un articolo di oltre 4.000 caratteri, Silvia Truzzi si dimentica di dare.
[12 maggio 2022]

Chiaramente, però chissà
Su Domani, Paolo Morando dedica un’intera pagina a Eugenio Cefis e ricorda come sul defunto presidente dell’Eni e della Montedison sia «stato detto e scritto di tutto: fondatore della P2, sovvenzionatore di eversori (il golpe Borghese), longa manus dietro le morti violente di Enrico Mattei, Mauro De Mauro e Pier Paolo Pasolini, in un filone complottista tanto inesauribile quanto sprovvisto di prove fattuali». «Un filone», osserva Morando, «alimentato anche dalle tante voci sul suo leggendario patrimonio personale, chiaramente accumulato chissà come». Così chiaramente che ancora non si sa come.
[4 maggio 2022]

Un cane di presidente
Sommario di un servizio del Manifesto, nel quale si parla del Messico: «Il presidente Lopez Labrador ha nazionalizzato le preziose miniere, anche Cile, Bolivia e Argentina non vogliono cedere alle potenze straniere». In realtà si chiama López Obrador, ma per il quotidiano comunista è un cane di presidente.
[5 maggio 2022]

Wanda Marra stressa il servizio con i ricaschi
Wanda Marra si occupa sul Fatto Quotidiano del colloquio fra il presidente Joe Biden e il nostro premier Mario Draghi a Washington: «Biden, dal canto suo, investe l’ex Bce del ruolo di alleato “tra i più importanti” e stressa un concetto». Subito dopo, Marra informa che «al centro dell’incontro ci sono gli aiuti militari, ma anche le sanzioni, l’energia e i ricaschi economici». Ricasco, sostantivo che Lo Zingarelli 2022 qualifica come «disusato», significa «ciò che ricasca, pende» o «panneggio, drappeggio: i ricaschi di una tenda». Quelle economiche al massimo sono ricadute. Comunque, complimenti per il lessico stressante, eh.
[12 maggio 2022]

Senza confini
«Vladimir Putin ha agito per primo, facendo ricorso al taglio del gas nei confronti di Polonia e Bulgaria, due Stati confinanti e sempre più schierati con l’Occidente», afferma Marco Imarisio sul Corriere della Sera. Ma la Bulgaria non confina con la Russia, bensì con la Romania (a nord), con la Grecia e la Turchia (a sud), con il mar Nero (a est), con la Serbia e la Macedonia del Nord (a ovest). Sulla carta fisica, neppure la Polonia confina con la Russia: l’unico punto di contatto fra le due nazioni è Kaliningrad, città russa capoluogo dell’oblast’ omonima, che Lituania e Bielorussa separano dal resto della Russia.
[28 aprile 2022]

La Russia dei sovranisti
Occhiello dalla Stampa: «Le reazioni dei partiti. Letta attacca i legami con la Russia dei sovranisti». Difficile che esista una Russia dei sovranisti contrapposta a chissà quale altra Russia. Infatti bisognava scrivere «Letta attacca i legami dei sovranisti con la Russia».
[12 aprile 2022]

L’Osservatore Romano di Lucio Dalla
«Te ne sei andato così, dolce amico mai visto, giovane àncora di salvezza, a volte sognato, spesso immaginato. Testimone dell’orrore, vittima innocente dello spirito di Caino. Te ne sei andato così, in punta di piedi, seppellito chissà dove, coperto da una montagna di cenere, chiamato disperatamente per nome dai parenti». Sull’Osservatore Romano, Guglielmo Gallone si rivolge a un non meglio precisato «amico». L’epicedio prosegue: «T’eri seduto dalla parte del silenzio e dell’umiltà, perché gli altri posti erano occupati dal chiacchiericcio e dal rumore». E qui siamo al plagio di una citazione scopiazzata da Internet, comunemente attribuita a Bertolt Brecht e alla sua Opera da tre soldi: «Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati». Frase della quale peraltro non v’è traccia nel libretto di Die Dreigroschenoper. L’articolo finisce così: «Aspettiamo che ritorni la luce, di sentire una voce, aspettiamo senza avere paura, domani» (dal brano «Futura», di Lucio Dalla)». Dal che ci confermiamo nell’opinione che Gallone e L’Osservatore Romano in fatto di citazioni siano davvero imbattibili.
[30 aprile 2022]

Fa’ la cosa giusta, ma falla davvero
Tuttomilano, supplemento della Repubblica, parla di Fa’ la cosa giusta, la più grande fiera italiana del biologico e del chilometro zero. Solo che nel titolo si legge «La sezione alimentare di la cosa giusta» e nella didascalia «Assaggi e degustazioni a la cosa giusta». Tutto fa brodo (senza accento). È appena il caso di ricordare che fa’, imperativo del verbo fare, richiede l’apostrofo, e non l’accento, in quanto troncamento di fai.
[28 aprile 2022]

Date ballerine
Nelle pagine culturali del Corriere della Sera leggiamo che lo scrittore siciliano Roberto Alajmo avrebbe pubblicato nel 2018 il Repertorio dei pazzi della città di Palermo. In realtà, nel 2018 il libro fu ristampato da Sellerio. Ma, avendo intervistato l’autore 20 anni fa proprio su quest’opera, possiamo garantire che essa uscì per Garzanti nel 1994, dopo essere apparsa a Palermo già nel 1993 con le Edizioni della Battaglia, fondate l’anno prima dalla fotografa Letizia Battaglia, morta un mese fa.
[8 aprile 2022]

Motore a copio
Si. Pi., che segue il mondo dei motori sul Sole 24 Ore, è abituato alle alte velocità, quindi ad andare di fretta. Infatti sul quotidiano della Confindustria pubblica un articolo («Huracán GT3 EV02 la supercar da corsa firmata Lamborghini») che, nella seconda parte, è copiato in larga misura dal sito della casa automobilistica di Sant’Agata Bolognese. Invece in due capoversi della prima parte attinge parola per parola da un servizio uscito quattro giorni prima sulla Gazzetta dello Sport. Vroom!
[7 maggio 2022]

Aut aut in pieno Sole
Editoriale in prima pagina sul Sole 24 Ore, firmato da Marcello Minenna, economista, direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli: «Per sostenere il fardello del debito, nei prossimi mesi molti Paesi emergenti probabilmente dovranno fare dei consolidamenti fiscali con ricadute negative sulle loro prospettive di crescita. Alcuni di loro, come è successo allo Sri Lanka, potrebbero persino trovarsi a dover scegliere fra sicurezza alimentare e rimborso dei debiti. Egitto e Tunisia sono già vicini a un simile out-out che rappresenta una seria minaccia per la stabilità politica e sociale». Una grande firma, anche per quanto attiene al latino.
[8 maggio 2022]

E poi Veronica Gentili fa centro
Veronica Gentili nella sua rubrica Facce di casta sul Fatto Quotidiano: «Poi il giornalista poi centra un altro punto centrale». Ma lo centra proprio al centro, eh, mica ai margini. «E poi e poi e poi sarà come morire» (copyright Giorgia, E poi).
[9 maggio 2022]

Il mare a Campobasso
Dal sito del Tgcom 24 di Mediaset: «Milano, mandano in bancarotta l’azienda per comprarsi una casa al mare a Campobasso: arrestati». Doveva essere bella grande, perché il mare più vicino (l’Adriatico) dista in linea d’aria 55 chilometri dal capoluogo del Molise.
[6 maggio 2022]

Il Mar Rosso in Ucraina
«L’Ucraina, fin dall’inizio del conflitto, gioca una serrata guerra di informazioni per mettere in difficoltà Mosca. I russi dal canto loro non hanno nessun interesse ad ammettere le perdite (che anzi minimizzano costantemente). La battaglia nel Mar Rosso è cruciale per rompere il blocco navale che impedisce all’Ucraina di vendere il grano e le merci ferme nei suoi porti», informa Elena Tebano in Prima Ora, newsletter del Corriere della Sera. Deve trattarsi di un blocco navale molto esteso, perché Odessa dista in linea d’aria più di 1.900 chilometri da Aqaba, la città più vicina sul Mar Rosso.
[7 maggio 2022]

Chi non ha colpe, scagli la prima pietra
Titolo dalla Stampa: «Moldavia blindata nel giorno di festa / si teme un colpe militare, niente parata». I golpe dei padri ricadano sui figli.
[9 maggio 2022]

Il Libia strappato
Titolo a tutta pagina sulla Verità: «Draghi strappi agli Usa il Libia sennò avrà fatto un viaggio a vuoto». Il gender dilaga.
[6 maggio 2022]

Mi frango contro il titolo
Titolo sul Fatto Quotidiano: «A Plinsky tra frango e trincee: il nemico è a soli 200 metri». Tutto previsto da Pietro Aretino nei Sonetti: «Ma s’io vi frango poi, stando a giacere, faròvi mal». (Quanto a Plinsky, la località non esiste nell’International Atlas dell’ Encyclopædia Britannica. Infatti trattasi di Pisky, villaggio dell’oblast’ di Donetsk).
[6 maggio 2022]

Che fa, stuzzica?
«Quando staccano nell’ora di riposo dai rispettivi anziani di cui si occupano, Zora e Oleksandra si incontrano ai giardini Donizetti: stuzzicano qualcosa, chiacchierano, si rilassano», scrive Paolo Berizzi nella sua rubrica Pietre, sulla Repubblica, parlando delle badanti. Deve trattarsi di un uso creativo (pessimo) del verbo stuzzicare, che per i dizionari ha tutt’altro significato (frugare leggermente qua e là, specialmente con cosa sottile e appuntita; toccare con insistenza; molestare, irritare; stimolare, eccitare; toccare ripetutamente una parte del proprio corpo, talora causando un’irritazione; infastidirsi, punzecchiarsi a vicenda), ma che per Berizzi equivale con tutta evidenza a consumare spuntini o cibi appetitosi. Temiamo che il neologismo abbia fatto scuola, perché su Io Donna ci siamo imbattuti nel titolo «Stuzzicare» per una notizia su una mostra-mercato al Castello di Belgioioso (Pavia), dove si poteva «trovare il meglio dell’alimentazione biologica e biodinamica».
[16 aprile 2022]

Conflitti con il congiuntivo
Lina Palmerini, notista di politica italiana, sul Sole 24 Ore: «Difficile che questa scelta metterà in discussione i patti ma qualche conflitto sui territori lo crea». Anche con il congiuntivo.
[21 aprile 2022]

L’Espresso Enigmistico
«Siamo venuti a sapere che proprio l’Ucraina, oggi teatro di questa inedita e atroce guerra, è, o perlomeno è stato, uno dei mercati più grandi per quanto riguarda la possibilità di trovare donne disposte a portare avanti una gravidanza per altri. Abbiamo contattato un’agenzia del luogo dato che lì questa pratica è legale e, poco prima dell’invasione di Putin, eravamo pronti a partire per realizzare il nostro sogno. Ma tutto è stato sconvolto dalla guerra», scrive all’Espresso una lettrice. Nel risponderle, Stefania Rossini fra l’altro osserva: «Non possiamo non sapere che madri surrogate e bambini nati su commissione sono ulteriori vittime innocenti di questa guerra scellerata». Titolo: «Che ansia, sotto le bombe poteva». Ma cos’è, La Settimana Enigmistica?
[24 aprile 2022]

Vespe e vespini
Titolo del Corriere della Sera, a corredo di una foto d’epoca che ritrae due donne in sella a una Vespa: «1949. Le amiche in gita sul Vespino». Impossibile: vespino (con la minuscola), «motorscooter con caratteristiche tali da farlo rientrare fra i ciclomotori» (Lo Zingarelli 2022), è il diminutivo con cui fu designata la Vespa 50 N, presentata al Salone del motociclo di Milano nel 1963, cioè 14 anni dopo. Con lo stesso nome furono chiamati i modelli successivi, L, R e Special. Ve li immaginate Gregory Peck e Audrey Hepburn in Vacanze romane mentre girano per la Capitale sul vespino?
[20 aprile 2022]

Marce trionfali
L’incorreggibile Simonluca Pini sul Sole 24 Ore decanta le qualità della Lamborghini Aventador Ultimae 780-4, in particolare nel «passaggio delle marcie», note ai più come marce, essendo marcie la forma letteraria del plurale femminile di marcio. Comunque Pini segnala che sulle colline emiliane «l’ultima Aventandor ci regala sorrisi a ogni accelerazione con i due mega scarichi posteriori in grado di risvegliare tutta la vallata». E in grado di coprire anche i «vaffa» provenienti dai balconi.
[16 aprile 2022]

Putin non è ancora arrivato a Quistello
Inizio di una notizia sulla Gazzetta di Mantova: «Ladri di biciclette a Quistello. Non è un film, ma la realtà che si accanisce contro chi è già stato duramente colpito dalla sorte. Le vittime sono i tre bambini profughi provenienti dall’Ucraina ospitati con le loro mamme in una casa colonica nelle campagne quistellesi, in località Cortesa. Ieri mattina, quando si sono svegliati, la triste scoperta. Le loro biciclette fiammanti, frutto della generosità dei quistellesi, non c’erano più. Rubate». Conclusione: «Molto probabilmente il furto nulla c’entra con la guerra in Ucraina». Ma dai! Avevamo un sospetto su Putin.
[14 aprile 2022]

Tutto il mondo di Veronica Gentili
Puntata di Controcorrente su Rete 4. Si parla di Vladimir Putin e dell’Ucraina invasa dai russi. Veronica Gentili dà la parola ad Antonio Caprarica, ex corrispondente della Rai da Mosca e poi da Londra, il quale ricorda le modalità a dir poco bizzarre dell’impressionante serie di morti, spacciate per suicidi, nell’entourage di Putin, facendo un parallelo con la soppressione dello zar Pavel I. La conduttrice, visibilmente impaziente, riesce a riprendersi la parola e commenta: «Forse è per questo che vive in quel clima di terrore, mette quei tavoli a quella distanza, non mangia nulla e vive sempre dal medico, Putin. Perché anche lui poi, dal canto suo... no? Omnia munda mundis». Osservazione cervellotica che si può spiegare in un solo modo: per Veronica Gentili la locuzione latina è grosso modo traducibile con «Tutto il mondo è paese». Qualcuno le spieghi che significa «Tutto è puro per chi è puro» (non pare il caso di Putin) e che è tratta dalla Lettera a Tito (1, 15) del Nuovo Testamento, attribuita a Paolo di Tarso.
[27 aprile 2022]

La settecentesima età
Tweet dell’Ansa: «Cinema, è morto a 789 anni l’attore Lino Capolicchio». Di vecchiaia, parrebbe.
[4 maggio 2022]

Bombardamenti sintattici
Sul Fatto Quotidiano, Salvatore Cannavò si occupa della controversa intervista concessa a Rete 4 dal ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov: «Il primo a pronunciarsi contro è stato il segretario del Pd, Enrico Letta, secondo il quale l’Italia “non può permettersi di avere una grande tv nazionale che trasmette uno spot di propaganda intollerabile, insopportabile contro un Paese bombardato con frasi ignobili su Hitler e gli ebrei”». Prendiamo atto con sollievo che, secondo Letta (o secondo Cannavò?), i russi non lanciano missili, granate, ordigni a grappolo e al fosforo: si limitano a bombardare l’Ucraina con frasi ignobili su Hitler e gli ebrei.
[3 maggio 2022]

Il Segretissimo sbagliato
«Potrebbe essere l’ultimo romanzo della serie “Segretissimo Sas”, i popolari libri di spie e complotti scritti da Gérard De Villiers: titolo perfetto anche per il capitolo più misterioso del conflitto in Ucraina. Le ombre del Sas, il reparto britannico delle missioni impossibili, infatti si stagliano negli episodi chiave della guerra», è l’incipit di un articolo firmato da Gianluca Di Feo sulla Repubblica. La collana Segretissimo Sas di cui parla Di Feo – anche in chiusura del medesimo pezzo – non c’entra nulla con lo Special air service (Sas), corpo speciale dell’esercito britannico. Sas sta per Sua altezza serenissima (titolo attualmente riservato alle sole famiglie regnanti dei principati di Monaco e del Liechtenstein), alias Malko Linge, agente sotto copertura della Cia, eroe dei romanzi di Gérard de Villiers, con la d minuscola. Semmai Di Feo avrebbe dovuto citare i libri di un vero ex Sas: Andy McNab, nom de plume di Steven Billy Mitchell.
[30 aprile 2022]

A battere contro
Nel suo editoriale di prima pagina su Domani, Giorgio Meletti spiega che i 43 Paesi rappresentati al vertice di Ramstein «hanno deciso di moltiplicare la fornitura di armi all’Ucraina per aiutarla a battere contro Putin». O per aiutarla a sbattere contro Putin?
[29 aprile 2022]

Inglese alla milanese
Alessandro Graziani si occupa sul Sole 24 Ore della «temuta fuga da Londra degli operatori finanziari» dopo la Brexit, rivelatasi «inferiore rispetto alle previsioni: solo 7.000 bankers hanno lasciato la city (rispetto ai 12.500 annunciati inizialmente)». Dublino è la meta più gettonata. Le informazioni sono tratte da un rapporto di Ernst & Young, evidentemente in lingua inglese, visto che dal copia e incolla esce fuori questa frase: «Minori gli approdi scelti da società finanziarie inglesi verso Madrid (8), Amsterdam (8), Milano (7) and Bruxelles (6)». Alla fine Graziani osserva che «Milano negli anni passati aveva già beneficiato del rientro da Londra di alcune centinaia di ex bankers londinesi». Era gente che aveva cambiato professione? No? Allora bisognava scrivere «bankers ex londinesi».
[30 marzo 2022]

E se provassimo con la dolce Euchessina?
Dall’Ansa: «I primi fatti uscire dall’acciaieria Azovstal sono iniziati ad arrivare a Zaporizhzhia». A parte l’italiano barbaro, ne deduciamo che arrivare sia una forma di iniziazione. La notizia così prosegue: «Ma ce ne sarebbero ancora duecento da far evacuare». È proprio una guerra di merda.
[3 maggio 2022]

Inglese alla romana
«Ultima ora» dal sito del Messaggero: «Due medici dell’Università della Pennsylvania negli Stati Uniti affermano di aver curato con successo la leucemia linfocitica cronica, un tipo di tumore del sangue». Titolo della notizia: «Tumori, la cura delle Car-T funziona. Lo studio su Nature: “È la droga della vita”». Mai affidarsi ai giornalisti italiani per le traduzioni. In realtà, David Porter, uno dei due medici interpellati, l’ha definita «drug of life», ma drug, in inglese, non significa solo droga bensì anche farmaco, medicinale. Il contesto avrebbe dovuto consigliare per il titolo questo secondo concetto.
[26 aprile 2022]

Russo all’inglese
A proposito di traduzioni. Didascalia dal Corriere della Sera: «San Pietroburgo. Un soldato della guardia d’onore in Palace Square alle prove per la parata del 9 maggio che celebra la vittoria della Seconda guerra mondiale». Non si capisce l’uso del toponimo Palace Square su un giornale pubblicato a Milano, non a Londra. In italiano il luogo in questione si chiama piazza del Palazzo. Oppure, volendo usare il nome originale traslitterato dal russo, Dvorcovaja Plošcad.
[3 maggio 2022]

Sindaci uscenti e mai entranti
Pietro De Leo analizza su Libero le grandi manovre nei partiti in vista delle prossime elezioni amministrative in varie città: «Infine, Verona, altro schema tutto inedito. Il Sindaco uscente Federico Sboarina, di Fratelli d’Italia, può contare sul sostegno della Lega, il suo partito originario da cui uscì». Trascurando l’incongrua s maiuscola riservatagli, il sindaco in questione non è mai stato nella Lega: prima di approdare a Fdi, ha militato nel Popolo della libertà e in Alleanza nazionale, fondando poi un proprio movimento, Battiti per Verona.
[24 aprile 2022]

I nuovi quattro
Titolo dalla Gazzetta di Mantova: «Nuovi quattro assunti negli uffici comunali». Giusto per distinguerli dai vecchi quattro assunti e dai quattro nuovi assunti.
[12 aprile 2022]

Mephisto Waltz ad alto tasso alcolemico
«I numeri parlano chiaro: su sei Premi Nobel Usa per la letteratura, quattro erano alcolisti», rivela il coltissimo Mephisto Waltz nella sua rubrica su Domenica del Sole 24 Ore. Ci spiace per Satanasso, ma i premi Nobel statunitensi per la letteratura sono più del doppio: 13. Eccoli per anno di assegnazione. 1930: Sinclair Lewis; 1936: Eugene O’Neill; 1938: Pearl Sydenstricker Buck; 1948: Thomas Stearns Eliot (poi cittadino britannico); 1949: William Faulkner; 1954: Ernst Hemingway; 1962: John Steinbeck; 1976: Saul Bellow (nato in Canada); 1978: Isaac Bashevis Singer (nato in Polonia); 1987: Iosif Brodskij (nato nell’Urss); 1993: Toni Morrison; 2016: Bob Dylan; 2020: Louise Glück. Entrando nei dettagli, Mephisto Waltz parla del bevitore Hemingway: «A tavola il suo vino era il Valpolicella, ricordo della guerra in Italia». L’informazione appare lacunosa. Hemingway non beveva il vino veronese a tavola, bensì in camera, essendo per lui una sorta di sostituto dell’assenzio prediletto da scrittori e pittori francesi. A raccontarmelo fu Arrigo Cipriani, che glielo serviva nella Locanda di Torcello, dove Hemingway completò la stesura del romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi: «Aveva un posticino tutto suo in un angolo. La tenemmo aperta per lui anche d’inverno. Alle 10 di sera si ritirava in camera per scrivere. Dovevamo fargli trovare sei bottiglie di Valpolicella. Al mattino erano vuote. Una volta che dovette sbronzarsi in sua compagnia, mio padre si rialzò dal letto solo dopo tre giorni». Poi Mephisto Waltz cita l’agente 007: «“Agitate, non mescolate”, mise in bocca lo scrittore Ian Fleming (1908-64) a James Bond, quando ordinava un wodka-martini». Premesso che si scrive vodka e che Martini è un nome proprio, quindi va con la maiuscola, non si capisce perché metta i due verbi al femminile plurale, quando sin dal primo film, Agente 007 - Licenza di uccidere (1962), James Bond il cocktail (maschile) lo ha sempre chiesto «shaken, not stirred» («agitato, non mescolato», nel doppiaggio italiano). Alla fine della rubrica ad alto tasso alcolemico si legge: «Perciò Mephisto alza il calice a Dioniso e a Bacco, “Nunc est bibendum, gaudeamus”, lasciando perdere l’antico adagio “vinum Opus dei, ebrietas Opus diabuli”». A parte che si scrive diaboli e che non si comprende il senso delle iniziali maiuscole per opus, il primo verso citato è di Orazio (Odi, I, 37, 1): «Nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus». Il gaudeamus esiste solo nella fervida fantasia del diavoletto. Rimandato a settembre in latino.
[1° maggio 2022]

Il Manifesto hoffshore
Dalla prima pagina del Manifesto: «Taranto. Inaugurato il parco eolico hoffshore». Sperando che non hoffenda l’ambiente.
[22 aprile 2022]

Braccia sottratte all’agricoltura
Da Tuttolibri, supplemento culturale della Stampa: «Antonio Delfini (Modena 1907-1963), nato in una ricca famiglia di proprietari terrieri ma autodidatta». I proprietari terrieri di solito vengono partoriti nelle università?
[23 aprile 2022]

Cercansi corruttori di bozze
Style, mensile del Corriere della Sera, esce con la foto dell’attore Alessandro Borghi in copertina e il titolo «Supereroi cercasi». Errore da matita blu. La forma grammaticamente corretta è «Supereroi cercansi». Bastava consultare Si dice o non si dice?, guida all’italiano parlato e scritto, di Aldo Gabrielli (Hoepli Editore), presente proprio sul sito del Corriere: «“Affittasi appartamenti”, “comprasi terreni”, “vendesi locali”... Le forme verbali al singolare stridono malamente con il plurale a cui sono collegate e non hanno alcuna giustificazione grammaticale, cioè sono sbagliate. Chi le usa forse pensa che quel -si finale dia luogo ad un verbo impersonale come in “si dice”, “si vede”, “si pensa”. Quel -si invece non è un pronome indefinito ma la particella che i grammatici chiamano passivante e serve a formare le terze persone, singolari e plurali, del passivo dei verbi. Dunque dobbiamo dire, e scrivere, “affittansi appartamenti” che equivale ad “appartamenti sono affittati”, con il verbo naturalmente al plurale perché concordato con un soggetto plurale. Se l’appartamento fosse uno, diremmo “affittasi appartamento”. Lo stesso per compransi, vendonsi, acquistansi eccetera».
[27 aprile 2022]

Il Veronese diventa lo scrittore Veronesi
«Il lobbista, il giudice e il critico. “Hanno rubato la mia Venere”», è il titolo di un articolo di Emiliano Fittipaldi, vicedirettore di Domani. «Al centro delle accuse un quadro attribuito al Veronesi», specifica il sottotitolo. In realtà si parla di un dipinto di Paolo Caliari, detto il Veronese, come peraltro riportato nel testo e nella didascalia.
[30 aprile 2022]

Evasioni dalla grammatica
Secondo Il Fatto Quotidiano, Fabrizio Corona «ha evaso i domiciliari per recarsi a casa dell’ex partner, la modella Nina Moric». Evadere (fuggire da un luogo di pena, da una prigione) è un verbo intransitivo: al massimo Corona poteva evadere dai domiciliari. Quando è transitivo, significa sbrigare, eseguire (evadere una pratica di ufficio, evadere la corrispondenza) o evitare di pagare (evadere le tasse). Evitare di pagare gli arresti domiciliari è impossibile: si possono solo scontare.
[1° maggio 2022]

Libero scambio
Nel fare le pulci a Michela Marzano, che sulla Stampa aveva usato un verbo inesistente (demunita) traendolo dal francese démunir, Stefano Lorenzetto incappa in un lapsus calami e inverte la traduzione («privare qualcosa di qualcuno» anziché «privare qualcuno di qualcosa»). Né Anteprima, né Italia Oggi, né Dagospia, che riprendono questa rubrica, se ne accorgono. Test interessante.
[26 aprile 2022]

Si fanno ingiustizia da soli
Titolo dall’Ansa: «Polizia, giustiziati i 900 civili trovati in regione Kiev». Testo: «Sarebbero stati quasi tutti giustiziati a colpi di pistola i 900 civili trovati nella regione che circonda Kiev». Il verbo giustiziare significa «punire eseguendo una condanna a morte» (Lo Zingarelli 2022). A Kiev gli invasori russi non hanno emesso alcuna condanna a morte, non avendo celebrato alcun processo. Pertanto il verbo adatto doveva essere uccisi o assassinati. Come avvenne a Katyn, alla Lubjanka, nella prigione di Butyrka e ovunque Mosca trovasse oppositori.
[16 aprile 2022]

La signora uccide tre volte in 10 giorni
Locandina dell’Eco di Bergamo: «Donna spara e uccide il vicino terzo delitto in 10 giorni». Irritabile e recidiva. L’Eco del Far West, più che altro.
[29 aprile 2022]

Italiano (e italiani) à la carte
Michela Marzano polemizza sulla Stampa con Lucetta Scaraffia, difendendo a spada tratta la pratica dell’utero in affitto, che lei chiama Gpa (gestazione per altri): «E quando una donna non è in condizione di scegliere, perché oppressa, demunita e non libera?». Demunita? Il verbo non è registrato in alcun dizionario. Da quando è approdata all’Université Paris Descartes, la signora si ritiene autorizzata a italianizzare il francese démunir (privare qualcosa di qualcuno): le va comunicato che La Stampa si pubblica a Torino. Più avanti scrive: «Sono convinta che nessuna scelta è del tutto libera». Congiuntivo vo’ cercando. Poco dopo: «È proprio perché ho a troppo lungo pensato di non aver alcun diritto di mettere al mondo una creatura». Quando è troppo, è troppo (a lungo). E per finire, un saggio di limpida sintassi: «Vogliamo dirlo che è talmente difficile che ci sono coppie che, dopo aver adottato, rinunciano». Comunque, Marzano dovrebbe rispondere a una sola domanda: perché con la Gpa in brevissimo tempo il figlio viene strappato per sempre alla madre che lo ha partorito su commissione per essere trasferito all’estero dalla coppia che lo ha comprato, quando l’articolo 12 della legge 20 ottobre 2009, numero 59, della Regione Toscana stabilisce che «non è consentita la vendita di cani al di sotto dei tre mesi di età e di gatti al di sotto dei due mesi di età»?
[26 aprile 2022]

Ultime ce ne
Sempre Michela Marzano sulla Stampa, in un successivo editoriale: «Anche se ognuno di noi, di famiglie alle spalle, ce ne ha molte». Un pochino discorsivo, per una docente universitaria.
[28 aprile 2022]

Siringhe in seno
Titolo dal sito della Repubblica: «Dopo la tragedia di Maranello dove la donna è deceduta in casa con le siringhe nel seno messe da una falsa estetista, la severa critica di Roy de Vita». Bei tempi quando si tenevano in seno solo le serpi.
[24 aprile 2022]

Lo spessore del vuoto
Donatella Di Cesare, sapiente professoressa della Sapienza di Roma ben nota ai lettori della presente rubrica, stavolta scrive: «Nel popolo della sinistra italiana c’è una rottura profonda, che si è aggravata negli anni, e che ora appare in tutto il suo spessore». La rottura comporta una frattura, cioè l’interruzione della continuità di un corpo a struttura solida. Non si capisce come faccia un vuoto ad avere uno spessore. Nello stesso articolo, Di Cesare osserva: «Questa interpretazione guarda oculatamente già al futuro». In effetti, di solito si guarda con gli occhi, non con il culo.
[28 aprile 2022]

La situazione è distrutta
Incipit di un servizio di Claudio Borelli su Rai News: «La situazione a Mariupol, che è sotto assedio da più di 40 giorni da parte dell’esercito russo è in gran parte distrutta». Siamo disposti ad abbuonargli la virgola mancante, se ci spiega in che cosa consista una situazione distrutta.
[12 aprile 2022]

Sfide secolari
Incipit dell’editoriale di Maurizio Ferrera sulla prima pagina del Corriere della Sera: «Il confronto fra democrazie e autoritarismo è la sfida di questo secolo». E ciò che accadde nel secolo scorso tra gli anni Trenta e la fine degli anni Ottanta cosa fu? Non si fronteggiarono le democrazie, Stati Uniti in primis, contro le dittature nazista, fascista e comunista?
[28 aprile 2022]

Transnistria e Transistria
Titolo in primo piano sul sito dell’Ansa, ore 7.13 del 26 aprile: «Transistria, esplosioni vicino al ministero». Dobbiamo preoccuparci: dopo l’Istria, partendo da est, c’è l’Italia.
[26 aprile 2022]

Svevia e Svezia
Titolo da Italia Oggi: «Baden Württemberg ha 70 anni». Sottotitolo: «Qui nacque Corradino di Svezia che fu re della Sicilia». Ci pareva che fosse Corradino di Svevia, regione storica della Germania meridionale, divisa attualmente tra Baviera e Baden-Württemberg, che nulla c’entra con la Svezia.
[26 aprile 2022]

Guterres e Gutteres
«Ma Gutteres ha finito con Mosca? Non va a rimproverare anche Biden e Johnson?», si legge nel fumetto della vignetta di Sergio Staino sulla Stampa. Segnaliamo al disegnatore che il segretario generale delle Nazioni Unite si chiama António Guterres.
[28 aprile 2022]

Congiuntivo quotidiano
Dal Fatto Quotidiano: «Secondo un’analisi del Financial Times, in Russia ci sono ancora 188 mila dipendenti delle grandi aziende occidentali, tra cui McDonald’s e Renault, che continuano a ricevere lo stipendio nonostante le società per cui lavorano hanno sospeso le attività». Sospeso pure il congiuntivo.
[22 aprile 2022]

Vittoria per distacco
Serenella Bettin riporta su Libero la vicenda del capotreno veneziano cacciato da Trenitalia per giusta causa e ora riassunto per ordine del Tar: «E se usi troppo il fischietto rischi di trovarti licenziato per staccare troppe sanzioni». Più avanti: «Severo ma giusto, in un biennio avrebbe staccato cinquemila titoli di viaggio destinati a passeggeri che violavano le regole». Infine: «Quelle 175 infrazioni non sono che il 3,5% di tutti i provvedimenti che ha staccato». Vince per distacco Serenella Bettin.
[24 aprile 2022]

Mascherina: Speranza se la caverà da solo
Paolo Russo sulla Stampa: «Con questo quadro di ancora grande incertezza alla fine l’annunciata cabina di regia con Draghi per decidere se togliere le mascherine al chiuso non si farà. Se la caverà da solo il Ministro Speranza con una Ordinanza che verrà emanata la prossima settimana, dopo aver consultato i ministri interessati». Tralasciando la ressa di maiuscole superflue, significa che Speranza si toglierà la mascherina senza bisogno di aiuto? È una notizia.
[23 aprile 2022]

Misteriose erezioni
Titolo di un articolo firmato da Simona Mazza nella sezione cultura di Inlibertà.it, periodico online fondato e diretto da Enzo Di Stasio: «Obelisco: il fallo di Osiride e la misteriosa erezione di Tutankamon». Il Viagra fu inventato dagli Egizi.
[22 aprile 2022]

Mephisto fa rivoltare Montanelli nella tomba
Su Domenica del Sole 24 Ore, il coltissimo Mephisto Waltz prende la sua cantonata settimanale, stavolta citando «un delizioso libretto che lo chiama in causa, Il Diavolo nella bottiglia (a cura di Luigi Mascheroni, De Piante Editore, 2021)», nel quale è riportato un «ampio elzeviro scritto nel 1980 da Anthony Burgess per “Il Giornale”». Satanasso racconta infatti che «nel 1981 Burgess mollò di punto in bianco il “Corriere della Sera” – che lo strapagava a suon di un milione di lire per ogni articolo – senza dir nulla a Montanelli (1909-2001), il dominus di allora». Non v’è chi non veda l’assurdità della circostanza: Burgess nel 1980 scrive per Il Giornale, ma nel 1981 molla di punto in bianco il Corriere? Allora si dovrebbe presumere che fosse passato al quotidiano di via Solferino solo per il gusto di dimettersi anche da quello. Ma ancora più illogico è definire Indro Montanelli «il dominus di allora» al Corriere, visto che il direttore Piero Ottone lo aveva licenziato il 17 ottobre 1973 e che il 25 giugno 1974 era arrivato nelle edicole Il Giornale Nuovo, fondato e diretto dallo stesso Montanelli. Infatti Burgess faceva parte del nutrito gruppo di illustri collaboratori reclutati da Indro, insieme con Paul Samuelson (premio Nobel), Raymond Aron, Kenneth Galbraith, Eugène Ionesco e Jean-François Revel, solo per citare i più noti fra quelli stranieri. Burgess mollò di punto in bianco Il Giornale, non il Corriere. Il tradimento gli valse una sarcastica lettera aperta di Montanelli: «Ti auguro, caro Anthony, tutte le fortune che non meriti». Nel medesimo articolo Mephisto Waltz spezza in due le parole playwright e broadcaster, ma questo è un peccato veniale, considerato che il demonio non ama la lingua del Bardo immortale.
[24 aprile 2022]

Lo scivolone di Salvini
Inviato dalla Gazzetta dello Sport al Gran premio di Formula 1 a Imola, Mario Salvini commenta «gli innumerevoli scivoloni fuori pista, di Michael Schumacher, di Kevin Magnussen, di Carlos Sainz, di Valtteri Bottas, del già citato Norris». Lo scivolone fuori pista di Michael Schumacher avvenne purtroppo la mattina del 29 dicembre 2013, con gli sci ai piedi, sulle nevi di Méribel (Francia). Dalla Formula 1 s’era ritirato l’anno prima.
[23 aprile 2022]

Non è la più cara al mondo
Sull’Arena, Stefano Lorenzetto intervista Valentino Cottini, direttore di Islamochristiana, e afferma che la rivista edita dal Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica «supera il chilo di peso (l’ultimo numero 1.007 grammi, per l’esattezza), esce solo una volta l’anno in appena 500 copie ed è la più cara al mondo: 50 euro, 45 se ti abboni». Non è così. Vi sono periodici scientifici assai più costosi. Un esempio? La tedesca Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik (Rivista di Papirologia ed Epigrafia), pubblicata 4-5 volte l’anno dall’Università di Colonia, ha un prezzo quasi doppio: 98 euro.
[24 aprile 2022]

Questo o quella per me pari sono
Titolo dal sito di Libero: «Ovetto Kinder con salmonella, primo ricovero in Italia: ora è panico, ecco dove ha colpito il virus». È deprimente dover rammentare che la salmonella è un batterio.
[17 aprile 2022]

La Sapienza fatta persona
L’editorialista Donatella Di Cesare, già nota per un «abdicasse alla guerra» e per aver ribattezzato John il presidente Joe Biden, torna a colpire sul Fatto Quotidiano: «Aldilà del piglio liquidatorio e del tono caustico, quel che irrita di più è il giudizio sul popolo che, intanto pensa quel che pensa, intanto devia dal retto cammino, in quanto è ignorante». La locuzione con valore correlativo prospettata dallo Zingarelli 2022 è in tanto..., in quanto: «In tanto l’uomo è superiore alla bestia in quanto controlla i propri istinti». Ma poiché Di Cesare insegna alla Sapienza di Roma, potrebbe saperne più del dizionario.
[16 aprile 2022]

Zeus in francese non è Jupiter, per Giove!
«Lo chiamavano “Zeus”. “Jupiter”, in francese per quell’idea verticale del potere, e per le pose e i toni ieratici». Così Francesca Pierantozzi sul Messaggero, nell’attacco di un pezzo che parla di Emmanuel Macron. Che lo Zeus greco sia identificato nello Jupiter latino, fin dall’antichità, è certo. Ma che Zeus in francese si dica Jupiter pare assai improbabile: infatti Zeus è Zeus anche per i cugini d’Oltralpe, come attesta Il Boch (Zanichelli). Che poi una giornalista del quotidiano di Roma ignori che Jupiter è Giove Ottimo Massimo, ci pare da matita blu.
[9 aprile 2022]

Le ultimissime volontà
Necrologio dal Corriere della Sera: «“Si qua fata sinant”. N.D. Dott.ssa Antonella (Antonietta) Pisa Simonini Tocco delle Onde dei Principi di Montemiletto e Acaia nata ToccoTocco delle Onde il 22 agosto 1931 e deceduta il 23 aprile 2018. Per sua volontà dà l’annuncio il figlio...», seguono i nomi di vari parenti. Dal 2018 sono trascorsi quattro anni. Tocco delle Onde lunghe.
[23 aprile 2022]

Cecchetto bisindaco
Titolo dal sito di Rai News: «Dallo spettacolo alla politica, Claudio Cecchetto oggi compie 70 anni e si candida a sindaco di Rimini». Testo: «Claudio Cecchetto oggi compie 70 anni e si candida a sindaco di Riccione». Sono appena 11 chilometri: può recarsi da un municipio all’altro correndo sulla spiaggia.
[19 aprile 2022]

Tu quoque, Romano!
«Privata della sua ideologia e ferita dalla natura, l’Urss rischiava di perdere prestigio e doveva dare a se stessa nuove energie e nuovi obiettivi. Doveva decidere che cosa avrebbe fatto nel XXI° secolo», scrive Sergio Romano sul Corriere della Sera. Sorprende che anche un ex ambasciatore cada nel malvezzo. Come più volte richiamato in questa rubrica, i numeri romani non richiedono mai l’esponente (°), essendo già espressioni grafiche dei numerali ordinali. L’esponente si utilizza solo con le cifre arabiche. Quindi si scrive «XXI secolo» oppure «21° secolo».
[4 aprile 2022]

La supremazia aerea va in barca
Rubrica Bollettino di guerra dalla Stampa: «La supremazia aerea russa è sempre più anche navale». Vladimir Putin impiega in Ucraina le astronavi?
[22 marzo 2022]

Di tasca sua, ma a spese degli altri
Dalla Gazzetta di Mantova: «Tanta l’amarezza del direttore sportivo del Saviatesta, Cristiano Rondelli, che racconta del sistema di videosorveglianza interna, installato di tasca propria, a spese della società». Della serie quel che è mio è mio, quel che è tuo è mio.
[10 aprile 2022]

Davigo nomina Ermini pm. O è stato Facci?
In un articolo intitolato «“Davigo, si ricordi che lei è un imputato”», Filippo Facci riferisce su Libero del processo cominciato a Brescia contro Piercamillo Davigo, ex consigliere del Csm, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio per il caso dei verbali di Piero Amara e della presunta loggia Ungheria. Il giornalista si sofferma in particolare su una frase pronunciata all’indirizzo del giudice Roberto Spanò: «“Ho diritto di sapere perché condotte identiche mi vengono contestate come rivelazione di segreti d’ufficio e altre no” ha detto a un certo punto Davigo (come se la stessa domanda non avesse mai riguardato la sua attività da pm) prima di chiedersi anche “perché è lecito se lo dico al presidente Curzio ed è illecito se lo dico al pm Ermini?”». I casi sono due: o l’imputato Davigo era andato in bambola e ha declassato David Ermini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, a pubblico ministero (ruolo che, a nostra memoria, non ha mai esercitato), oppure Facci, a furia di studiare Mani pulite e censurare l’approssimazione di pm e gip, è diventato come loro, nel qual caso Davigo lo rivolterà come un calzino per l’imprecisione. Parrebbe più probabile la seconda ipotesi, almeno a giudicare dai resoconti di altri giornali, come Il Fatto Quotidiano, nei quali si legge soltanto «ed è illecito se lo dico a Ermini?».
[21 aprile 2022]

Venire alla nascita
«Dramma per Cristiano Ronaldo e Georgina, morto il figlio durante il parto», titola Rai News. La notizia specifica: «Georgina Rodriguez era in dolce attesa di due gemelli: una bambina è riuscita a venire alla nascita». Io speriamo che me la cavo in giornalismo, ma per il momento non ne sono sicuro.
[18 aprile 2022]

Stanze private (mica tanto)
«L’ostello: piscina e giardino, dormire con 28 euro a Firenze», è il titolo del sito della Repubblica per un servizio di Valeria Strambi. Il sottotitolo dettaglia: «Camerate fino a 8 posti letto, ma ci sono anche stanze private a 110. Poi sale di coworking, l’area relax per lo yoga». Ce ne vuole di yoga per ritrovare il relax dopo aver dormito in una camera con 110 posti letto.
[7 aprile 2022]

È la pazzia o sono pazzi?
«Papa Francesco scandisce con parole dure questa folle corsa mondiale al riarmo: “Mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il 2% del Pil nell’acquisto di armi – come risposta a quanto sta succedendo adesso. La pazzia!”», scrive padre Alex Zanotelli sul Fatto Quotidiano. «È successo che il Papa ha detto parole piuttosto inequivocabili: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”», scrive Daniela Ranieri nell’articolo sottostante. La pazzia o pazzi? Vedete di mettervi d’accordo, perché altrimenti anche papa Bergoglio si convince che i giornali italiani sono gabbie di matti.
[2 aprile 2022]

L’anagrafe di Putin e Medvedev
Paolo Valentino sul Corriere della Sera parla di Vladimir Putin e Dmitry Medvedev: «Otto anni più grande, Putin è sempre stato la figura dominante». Sbagliato. Il presidente russo è nato il 7 ottobre 1952; il suo predecessore il 14 settembre 1965. Quindi Putin ha quasi 13 anni più di Medvedev.
[14 aprile 2022]

Cacciari non gode di buona Stampa
Massimo Cacciari è uno degli editorialisti più prestigiosi della Stampa, ma nel quotidiano torinese sanno ben poco di lui. A conclusione di un suo articolo vi è infatti un box in cui si accenna al suo ultimo saggio, che, secondo la redazione, sarebbe Il lavoro dello spirito, edito da Adelphi nel 2020. Peccato che da due mesi sia nelle librerie il suo nuovo saggio, Paradiso e naufragio (Einaudi), recensito anche da Tuttolibri, il supplemento della Stampa, lo scorso 5 marzo.
[12 aprile 2022]

Chi scrive ricorda (poco, però)
«Chi scrive ricorda quando nei suoi giovani anni lavorava in Televisione per un programma giornalistico che si chiamava Tv7. Eravamo con Barbato, Furio Colombo, Giuseppe Fiori, Fabiani, Mimmo Scarano e altri grandi giornalisti». Così Raniero La Valle, già direttore dell’Avvenire d’Italia, in un commento sul Fatto Quotidiano. La Valle ricorda, ma non i nomi di Barbato (Andrea) e Fabiani (Fabiano) e controllarli a 91 anni costa troppo fatica, anche ai grandi giornalisti. Più comodo scrivere un tanto al chilo.
[9 aprile 2022]

Europeista ma anche pro
Titolo dal Corriere della Sera: «Serbia. Confermato il populista Vucic. Pro europeista (però putiniano)». Chi è? Un sostenitore dell’Ue al quadrato? O al cubo?
[4 aprile 2022]

Cadaveri e carogne
Dal sito del Mattino di Padova: «Novantenne trovata mummificata in casa dagli addetti dell’Inps. Tragica scoperta a Trieste. Sul tavolo della cucina sono stati rinvenuti anche alimenti scaduti nel 2018. E il cadavere di un gatto, nelle stesse condizioni della donna». Per quasi tutti i dizionari (Vocabolario italiano di Emidio De Felice e Aldo Duro, Dizionario della lingua italiana di Fernando Palazzi e Gianfranco Folena, Il Sabatini-Coletti, Nuovo Devoto-Oli, Treccani), con l’eccezione del Grande dizionario italiano dell’uso di Tullio De Mauro, per cadavere s’intende «il corpo umano dopo la morte». Il «corpo di animale morto, specialmente in decomposizione» chiamasi carogna (Lo Zingarelli 2022).
[30 marzo 2022]

Scrivere sdraiati a letto
«“Zelensky juden” (ebreo) e le “N” che accompagnano i mezzi militari di Mosca nell’invasione ucraina, la lettera simbolo della propaganda russa. Le scritte choc sono comparse sabato in via Cesare da Sesto e alla stazione del metrò di Sesto Rondò», riferisce F. Be. sul Corriere della Sera. Forse scriveva stando sdraiato a letto: sono «Z», e non «N», le lettere bianche tracciate sui blindati di Vladimir Putin. Premesso che la «Z» nell’alfabeto cirillico non esiste, fioriscono le più disparate interpretazioni sul simbolo. Per l’agenzia Adnkronos, che cita il ministero della Difesa di Mosca, è l’iniziale della locuzione traslitterata «Za pobedu», che in russo significa «Per la vittoria». Per altri, che tirano in ballo la Santissima Trinità, la «Z» è un antico simbolo cristiano ortodosso, in cui la linea orizzontale superiore rappresenta il Padre, quella inferiore il Figlio e quella diagonale lo Spirito Santo, fornendo protezione dal Maligno. (Comunque Juden si scrive con la maiuscola).
[28 marzo 2022]

Mephisto Waltz è in «confusion»
Immancabile appuntamento con il coltissimo Mephisto Waltz, che sul Sole 24 Ore anche nella Domenica di Pasqua scodella nuove sorprese, forse indispettito perché il Risorto è uscito dal sepolcro. Dapprima storpia all’italiana «Cambridge Analitica», defunta società di consulenza britannica: si chiamava Cambridge Analytica. Poi passa al povero «Cartesio (1596-1650), che con il “Cogito ergo sum, sive existo” indicava la capacità del pensiero umano di anteporre un metodo», quello del dubbio. Peccato (peculiarità diabolica) che la frase esatta scritta da René Descartes nel Discorso sul metodo sia «Ego cogito, ergo sum, sive existo». Indi passa a Galileo, «il filosofo che intrallazzava con i “Rosa croce”», che sarebbero i Rosacroce o Rosa-Croce, non certo Rosa croce (eventualmente Rosa Croce), come attestato dall’introduzione di Umberto Eco alla Storia dei Rosa-Croce di Paul Arnold, saggio sulla società esoterica pubblicato in Francia nel 1955 e uscito in italiano da Bompiani nel 1989. Infine il diavoletto scrivano cita «“Confusion of confusions”» di Joseph de la Vega, il quale, essendo un ebreo spagnolo, magari antenato di quel don Diego meglio noto come El Zorro, scrisse in realtà Confusión de confusiones.
[17 aprile 2022]

Follow the spirit
Nella sua rubrica Follow the money, sul Venerdì di Repubblica, Loretta Napoleoni annuncia che «la Chernobyl Spirit Company sta preparando due nuove bevande alcoliche per il mercato internazionale» e che «i proventi delle vendite verranno devoluti ai profughi della guerra in Ucraina». La discussa economista scambia la prima riga del conto economico (i proventi) con l’ultima (i profitti). Si possono devolvere i profitti, ma cedere i proventi, cioè il ricavo, significa accollarsi i costi. Esempio: se si incassa 100 e si ha un guadagno di 25 (quindi spese per 75) probabilmente si devolveranno i 25 di utili, perché le spese sono ripagate e quindi la beneficenza non è un costo: solo un mancato guadagno. Ma se la Chernobyl Spirit Company devolvesse 100 (i proventi), rinuncerebbe anche ai 25 di utili e quindi avrebbe una perdita di 75, il che non ci sembra nello spirito né di chi distilla spiriti né di qualsiasi altra impresa. Questo perlomeno è ciò che rammentiamo circa ricavo, costi e guadagno come ci furono spiegati alle elementari, insieme con peso lordo, tara e peso netto. Magari ricordiamo male.
[8 aprile 2022]

Un esempio di solida preparazione
Da qualche giorno su molti quotidiani appare un’intera pagina di pubblicità dell’«Universitas Libertatis, voluta dal presidente Silvio Berlusconi». La quarta riga del papello va a capo con «improvvisazi-» e la quinta inizia con «one». La sillabazione non ci meraviglia, considerato che questo ateneo «è la culla della futura classe politica italiana animata da politici professionisti, preparati e competenti», che «una formazione d’eccellenza è alla base del progetto scientifico» e che l’Universitas Libertatis «offre l’opportunità di una solida preparazione».
[aprile 2022]

Estrazione a sorte
«Gli americani salvano le madri surrogate e tutelano il business dei figli in vendita». Così La Verità titola un articolo che parla del mercato ucraino degli uteri in affitto. Sommario: «Da quando Putin, il 24 febbraio, ha iniziato l’occupazione militare, l’ente ha ricevuto oltre 15.000 richieste di estrazione». Ma sono bambini o denti?
[19 aprile 2022]

Quattro in pagelle
In un articolo dal titolo «Le pagelle. Ecco come si giudica un calciatore», Claudio Savelli così si esprime su Libero: «Il nostro sistema di valutazione deriva da quello scolastico ed è prigioniero delle sue contraddizioni: occupa una scala da uno a dieci ma non usa gli alti né i bassi, riducendo lo scarto a disposizione a quattro voti, dal 4 all’8, e aggiungendo i mezzi voti per ripristinare un numero dignitoso di sfumature». Dal 4 all’8 i voti possibili non sono quattro, bensì cinque. Quattro è il voto che Savelli merita in matematica (a proposito di pagelle).
[13 aprile 2022]

L’in bocca al lupo
Titolo dal Corriere Fiorentino: «Antico Vinaio, aperto il settimo locale: “Fateci l’in bocca al lupo”». Sarà un toscanismo o avranno alzato troppo il gomito?
[15 aprile 2022]

Kyiv è meglio di Kiev?
Forse per solidarietà con il presidente Volodymyr Zelensky, da qualche giorno nei telegiornali si sente parlare di Kyiv (traslitterato dall’ucraino), anziché Kiev (traslitterato dal russo), com’era d’uso in passato. In particolare, si distingue per questa pronuncia il bravo Alessio Zucchini, conduttore del Tg1 delle 20. Comprendiamo le nobili motivazioni della nuova dizione, ma sarebbe come dire che, per arrivare a London, si passa da Paris. Le enciclopedie, a cominciare dalla Treccani, riportano la voce Kiev, non Kyiv. Peraltro, nel Dop (Dizionario italiano multimediale e multilingue d’ortografia e di pronunzia), compilato per la Rai da Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini e Piero Fiorelli e tuttora presentato come «provvisorio e incompleto» (benché la prima edizione risalga al 1969), non compaiono né KievKyiv, il che la dice lunga.
[20 marzo 2022]

Contiguità territoriale
«In realtà per lo Zar prendere Odessa vorrebbe dire garantire la contiguità territoriale con la Crimea», osserva Marta Serafini, inviata del Corriere della Sera nella città portuale del mar Nero. Ci pare che la contiguità territoriale sia già garantita dalla geografia, dal momento che Odessa dista in linea d’aria appena 223 chilometri dal confine dell’autoproclamatasi Repubblica indipendente di Crimea. In casi come questo è in ballo semmai la continuità territoriale.
[23 marzo 2022]

Dal Dalai Lama in funivia
Dal Sole 24 Ore: «Made in Italy. Leitner in Tibet riduce i tempi per raggiungere il Dalai Lama». Testo: «La funivia “Dharamshala Skyway” è l’ultimo impianto realizzato dall’altoatesina Leitner (gruppo Hti), che in 5 minuti unisce il capoluogo del distretto tibetano all’Upper Dharamshala con arrivo a circa 300 metri dalla residenza del Dalai Lama». Toh, il capo supremo del buddismo tibetano è tornato a vivere a casa sua e non l’ha detto a nessuno. A parte Il Sole 24 Ore.
[9 aprile 2022]

A bandiere spiegate
Libero dedica il titolone di prima pagina («La Resistenza alla frutta. Comiche partigiane») e due pagine interne al manifesto stampato dall’Anpi in occasione del 25 aprile: alle finestre di una casa sono appesi due tricolori a bande orizzontali rosse, bianche e verdi (partendo dall’alto). La bandiera dell’Ungheria anziché quella italiana. «Che figuraccia» si legge nel titolo dell’articolo firmato da Giovanni Sallusti. Il commentatore però non si accorge, come molti suoi colleghi di altri giornali, che anche il logo dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia – fondata nel 1945, mica ieri – è da sempre sbagliato. Vi compaiono infatti due tricolori, il primo dei quali è capovolto specularmente: ha le bande orizzontali rossa, bianca e verde (partendo da sinistra), anziché verde, bianca e rossa. Lo sfondone passa inosservato, nonostante il simbolo errato appaia sia sul poster incriminato sia su un altro manifesto del 2019, entrambi riprodotti da Libero.
[12 aprile 2022]

Il petrolio cammina
Titolo dalla Repubblica: «Carbone, stop da settembre / Per il petrolio strada in salita». Bei tempi quando scorreva nelle tubature.
[8 aprile 2022]

La seconda giovinezza di Cacciari
Stando al Corriere della Sera, Massimo Cacciari ha 73 anni (scheda «Il profilo» a corredo di un articolo di Tommaso Labate). Non è così: sta per compierne 78, essendo nato il 5 giugno 1944. Nella stessa scheda si legge: «È stato sindaco di Venezia dal 1993 al 2000». Giusto. Ma lo è stato anche dal 2005 al 2010.
[5 aprile 2022]

Quirico resta indietro
Domenico Quirico sulla Stampa parla del Patto di Monaco: «Da quel settembre 1928 in cui l’inglese Chamberlain...». L’accordo firmato da Neville Chamberlain, Adolf Hitler, Benito Mussolini e Édouard Daladier è sì di settembre, ma del 1938. L’errore apparso nell’edizione cartacea è stato opportunamente corretto in quella digitale. Tre giorni dopo, Quirico concede un bis cronologico: «Nel 1945 i nonni dei soldati russi che hanno assediato Kiev...». Forse erano i bisnonni.
[4 e 7 aprile 2022]

Burro (rancido) e cannoni
Secondo quanto riferisce Giada Oricchio sul sito del Tempo, Giorgio Cremaschi, ex leader della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, intervenendo sulla guerra in Ucraina a L’aria che tira (La7) ha etichettato «le parole in conferenza stampa del presidente del Consiglio, Mario Draghi (“preferiamo la pace o i condizionatori accesi?”) come “orribili, riecheggiano il burro e i cannoni di Benito Mussolini”». Ora, è vero che l’espressione fu pronunciata dal Duce durante un discorso tenuto a Belluno il 24 settembre 1938: «Circolarono allora delle alternative assolutamente ridicole: burro o cannoni. Noi abbiamo scelto che cosa? (“Cannoni!” urla la folla)», riferì l’indomani il Corriere della Sera in prima pagina. Ma il capo del fascismo, come spesso gli capitava, l’aveva copiata. A usarla per primo fu William Jennings Bryan, 41º segretario di Stato degli Usa, che già nel 1916 pose il dilemma «cannoni o burro». Vent’anni dopo vi ricorse Hermann Goering, presidente del Reichstag, come documentato da Cristano Ridòmi sullo stesso Corriere: «Goering l’ha detto chiaramente: abbiate pazienza, non c’è da scegliere, o burro o cannoni» (23 novembre 1936, pagina 3). In ogni caso, Cremaschi ignora che burro e cannoni sono associati alla curva di trasformazione che definisce la frontiera delle possibilità produttive, concetto del quale si parla da ben prima dell’avvento di Mussolini e tuttora presente nel primo capitolo di ogni manuale di economia politica. Fra l’altro, sono parole che anche i progressisti hanno spesso usato. Per esempio Luigi Spaventa, economista di sinistra, che fu deputato, ministro e presidente della Consob: «Si insegnava un tempo sui libri di testo che non si può avere più burro senza avere meno cannoni» («Tra burro e cannoni», commento sulla Repubblica, 27 novembre 2004).
[9 aprile 2022]

Guagliò, iamme nel Donbasse
Titolo a tutta pagina sulla Verità: «I russi si ammassano sul Donbasse». Arrivano i nostri, con Totò.
[14 aprile 2022]

Messina troncato
Titolo da Verità & Affari: «Intesa. Per Messin, i risparmi possono aiutare le imprese». Deve trattarsi dell’amministratore delegato di Intes Sanpaol.
[13 aprile 2022]

Più che eredi, antenati
Nella sua rubrica L’ago della bilancia, sul Corriere della Sera, Sergio Romano infila la seguente frase: «Lo sapevano negli anni 50 molti protagonisti e i loro eredi: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat e Carlo Sforza in Italia, Léon Blum, Jean Monnet e René Pleven in Francia, i due Guglielmi, Bismarck e Konrad Adenauer in Germania, Vittoria e persino Winston Churchill in Gran Bretagna». Dovendo presumere che l’ex ambasciatore Romano stia parlando degli anni Cinquanta del secolo scorso, molti dei personaggi citati non erano eredi, bensì antenati, predecessori.
[11 aprile 2022]

Futurismo
Silvia Pieraccini sul Sole 24 Ore: «La Bologna-Firenze, una dei nodi più trafficati del Paese». Il gender dilaga. Nell’ultimo capoverso: «Quattro milioni di metri cubi serviranno per costruire la (futura) area di servizio Bellosguardo e la (futura) terza corsia sull’A11». Se serviranno (futuro), l’area da costruire non potrà che essere futura, e così pure la corsia.
[19 marzo 2022]

La Sapienza di Leonardo
Travolgente incipit di un articolo dell’Osservatore Romano: «Le cronache di tutti i giorni sono piene di tragedie: da quelle grandi, come le Torri gemelle dell’11 settembre 2001, ad aerei che cadono provocando centinaia di morti, ai ragazzi morti nella calca in una discoteca, ai morti sotto il crollo di un ponte, o sotto un albero caduto... Per non parlare della tragica attualità della guerra in corso in Ucraina». Anziché il signore di La Palisse, lo firma il reggente della Prefettura della Casa pontificia, Leonardo Sapienza. Si comincia a comprendere perché di questo monsignore molti in Vaticano dicano che non sembra all’altezza né del suo nome né del suo cognome.
[10 marzo 2022]

Pronomi di Domani
Sommario di Domani a corredo di un testo della scrittrice Ginevra Lamberti: «La ragazza. “Non ha ricordi del suo ultimo pasto, gli viene fatto segno di entrare”». Premesso che il pronome personale femminile di terza persona singolare resta le, e non gli, il virgolettato non corrisponde a quanto si legge nell’articolo.
[31 marzo 2022]

Tutto distrutto, anzi no
Titolo a tutta pagina sulla prima della Repubblica: «Cosa resta di Mariupol». Sottotitolo: «Le foto documentano la distruzione totale della città». Quindi non resta niente.
[8 aprile 2022]

Mephisto Waltz va in barca
Stando al coltissimo Mephisto Waltz (Domenica del Sole 24 Ore), durante la spedizione «con Niña, Pinta e Santa María al comando di Cristóbal Colón (1492)» fu «buscato il Levante por el Ponente». Le citazioni letterali esigono il rispetto delle lingue d’origine: si scrive «buscado el» e «Poniente». Poco oltre, un’altra citazione maldestra fra virgolette: «Per Guicciardini “del Pontefice aveva solo l’abito e il nome”». La frase esatta è: «Non riteneva di pontefice altro che l’abito e il nome» (Francesco Guicciardini, Storia d’Italia, libro 9, capitolo 13). Insista, diavoletto. Farà meglio la prossima settimana.
[10 aprile 2022]

Carcassia! Chi era costei?
Andrea Nicastro, inviato del Corriere della Sera a Lozova (Kharkiv): «Un soldato telefona al padre. Hanno entrambi l’accento delle estreme regioni orientali della Federazione russa. Potrebbero essere di Buriazia e Carcassia confinanti con la Cina». Don Abbondio si chiederebbe: «Carcassia! Chi era costei?». (Infatti trattasi della Circassia, repubblica del Caucaso, che però in linea d’aria dista quasi 2.900 chilometri da Kashgar, la più prossima fra le città della Cina, nazione da cui la separano Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan).
[8 aprile 2022]

Avvenire a tutto gas
Titolo d’apertura a tutta pagina in prima su Avvenire: «Togliamo gas alla guerra». Gas esilarante.
[8 aprile 2022]

Istigazione alla necrofilia
Dalla pagina Facebook di Vanity Fair: «Addio a Patrick Demarchelier, che rese ancora più iconica Lady D. Scopare a 78 anni il fotografo originario della Normandia». Necrofili in agitazione.
[1° aprile 2022]

Tre errori in 20 parole
Didascalia della Stampa sotto la foto dell’ormai celebre sberla rifilata dall’attore Will Smith al presentatore Chris Rock durante la cerimonia per la consegna degli Oscar: «Lo schiaffo di Bruce Willis a Chris Rock è già diventato un murales dello street art di Berlino Eme Freethinker». Era difficile condensare tre errori in 20 parole, ma La Stampa c’è riuscita. Primo: Bruce Willis non è Will Smith e non c’entra nulla con la pappina. Secondo: murales è il plurale di un sostantivo spagnolo, quindi non si può usare per un singolo dipinto, che va chiamato murale (in italiano) o mural (nella lingua iberica). Terzo: street art in inglese significa arte di strada, pertanto non può essere riferito a una persona, che semmai è una street artist.
[31 marzo 2022]

Editoriale inficiato
Editoriale di Paolo Garimberti in prima pagina sulla Repubblica: «Il presidente ucraino ha avuto buon gioco a ricordare qual è la tecnica della disinformazione usata da Mosca: offrire versioni discordanti, citare testimonianze che non possono essere verificate (l’ambasciatore Nebenzya ne ha inficiato il suo discorso al Consiglio di sicurezza) ricorrendo a media complici o compiacenti». Inficiare vuol dire «contestare la validità o l’efficacia di un atto legale, di una dichiarazione, di una firma» o, estensivamente, «compromettere, viziare». Pare difficile che Nebenzya abbia contestato o compromesso il suo stesso discorso. Si parva licet componere magnis, al posto di Garimberti avremmo usato un altro verbo e scritto infarcito.
[6 aprile 2022]

Sotto gli occhi di Calasso
Lo scrittore Giorgio Montefoschi recensisce nelle pagine culturali del Corriere della Sera l’ultimo libro di Roberto Calasso, Sotto gli occhi dell’Agnello (Adelphi). A corredo vi è una scheda che termina con questo periodo: «Il sacrificio ma nella tradizione vedica era invece presente nel saggio L’ardore, uno dei volumi del corpus uscito nel 2010». La frase è priva di senso. Soprattutto la congiunzione avversativa ma pare eccessiva accoppiata con l’avverbio invece. Calasso si sarebbe molto risentito per questo.
[6 aprile 2022]

Richiami della foresta
Verità & Affari, 7 righe in prima pagina: «Il banchiere sarà ascoltato dalla commissione d’inchiesta. Attenzione puntata su eventuali riferimenti a Draghi, governatore ai tempi dell’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps». Quale banchiere? Non si sa. Verità & Affari, altre 9 righe in prima pagina: «Metrika è alla ricerca di alleanze industriali e finanziari (sic) per l’azienda bergamasca acquisita un anno e mezzo fa. Sul tavolo ci sono già i nomi di quattro possibili pretendenti. Al dossier sta lavorando Banca Akros (Banco Bpm)». Quale azienda bergamasca? Non si sa. Il Fatto Quotidiano, 4 righe in prima pagina: «“Putin è un criminale, ma per gli Usa, che hanno violato gli accordi post Guerra fredda, il conflitto sarà fino all’ultimo ucraino”: è l’analisi del famoso filosofo, nel confronto con Bill Fletcher jr. Perché Biden non vuole la pace». Quale famoso filosofo? Non si sa. Ma allora perché si faranno i richiami in prima pagina? Non si sa.
[7 e 9 aprile 2022]

Zhoc Zhok! Chi è?
Titolo dalla Verità, prima pagina: «Andrea Zhoc. “I politici paiono non avere idea di qual è la vera posta in gioco”». Testo: «Andrea Zhok, professore di Filosofia morale all’Università di Milano, ha da poco pubblicato Lo Stato di emergenza». Zhoc Zhok, c’è qualcuno in casa?
[9 aprile 2022]

Articoli immaginari
Nella rubrica Penne armate sul Fatto Quotidiano viene censurato tutti i giorni, o quasi, «il Corriere della Sera». Ma, sin dal primo numero uscito domenica 5 marzo 1876, il quotidiano milanese non ha mai avuto l’articolo determinativo il nella testata. L’aspetto curioso è che nella medesima rubrica La Repubblica diventa invece Repubblica, perdendo l’articolo.
[2 e 3 aprile 2022]

Partenze all’estero
«Da ormai tre settimane, sono tantissime le donne che stanno abbandonando l’Ucraina. Partono all’estero e lasciano tutto», scrive la filosofa Michela Marzano sulla Stampa. Partire significa «allontanarsi da qualcosa o da qualcuno, mettersi in viaggio o in cammino verso una determinata destinazione» (Lo Zingarelli 2022). Ergo, Marzano riesce a far allontanare le donne che sono già all’estero. Dove andranno?
[19 marzo 2022]

Vivere come palline della roulette
Gianluigi Nuzzi su Specchio della Stampa: «Giugliano va a vivere in una roulette alle porte della città». In attesa di trasferirsi in uno chemin-de-fer nel centro storico.
[10 aprile 2022]

Non ne sa una più del diavolo
Scrive il coltissimo Mephisto Waltz nella sua rubrica su Domenica del Sole 24 Ore: «Al Diavolo non parrebbe vero che, per coerenza, Francesco decidesse di rispolverare il Codex iuris canonici onde scagliare una tremenda scomunica e “consegnare il peccatore a Satana” (Corinzi, 5:5)». Le Lettere ai Corinzi sono due e questa citazione appartiene alla prima, ma il povero diavolo non lo sa e quindi non precisa di quale si tratti. Subito dopo: «Paolo VI strinse la mano al Patriarca Atenagora I, record chiesastico, dopo ben 900 anni. Più del doppio usato per riabilitare Galilei». Si presume che al diavoletto sia rimasto del tempo nella tastiera. Poi aggiunge: «Federico II, Stupor Mundi, nel 1228 si beccò da Gregorio IX, l’Ugolino da Anagni, ritratto da Giotto nel Sogno ad Assisi (che canonizzò Francesco d’Assisi e Antonio di Padova, inventandosi anche il Breviario per rendere più accessibili le preghiere) l’anatema per ben due volte». In realtà Federico II fu colpito da tre scomuniche: il 10 ottobre 1227, il 26 giugno 1229 (a conferma della prima) e il 20 marzo 1239. Anzi, quattro, con quella inflittagli da papa Innocenzo IV il 17 luglio 1245. Mephisto Waltz sostiene che «ultimo forse tra gli anatemi è quello affibbiato al Vescovo Milingo (2006) un’“amissio status clericalis” per l’aver preso moglie, malgrado l’ammonimento e senza pentirsene». Sorvolando su sintassi e punteggiatura, Emmanuel Milingo fu scomunicato latae sententiae il 26 settembre 2006 e fu colpito dall’amissio status clericalis il 17 dicembre 2009, come spiegava un comunicato stampa della Santa Sede. Amissio ed excommunicatio sono due istituti diversi, non necessariamente collegati. Il sulfureo commentatore conclude: «A Yalta Stalin fulminò chi sosteneva il potere di Pio XII: “Quante divisioni ha il Papa?”». Il coltissimo Mephisto Waltz dovrebbe ripassare la storia. La Conferenza di Yalta (1945) non c’entra nulla. La domanda in questione venne posta da Stalin dieci anni prima a Pierre Laval, ministro degli Esteri della Francia (poi presidente del Consiglio fino al 1936), in visita a Mosca. A riferirla è Winston Churchill nelle sue Memorie. Di qui il titolo su 3 colonne uscito di spalla in prima pagina sul Corriere della Sera il 23 aprile 1948: «“Il Papa! Quante divisioni ha?” domandò Stalin al ministro Laval», come racconta Stefano Lorenzetto nel libro Chi (non) l’ha detto. Dizionario delle citazioni sbagliate (Marsilio).
[3 aprile 2022]

Dibattito vivo con il morto
«Se diamo spazio ai Diego Fusaro e ai Giulietto Chiesa – che esistono solo perché noi li facciamo esistere – ne saremo infine solo i complici: ogni loro voce macchiettistica e di mero colore sarà una voce ragionevole in meno con cui il dibattito – pur vivo, vero – potrebbe confrontarsi», ammonisce Filippo Facci dalle colonne di Libero. È vero che siamo sotto Pasqua, ma far esistere Chiesa e dargli voce pare un’impresa soprannaturale: l’ex corrispondente da Mosca (prima dell’Unità e poi della Stampa) è deceduto il 26 aprile di due anni fa. Quindi il dibattito pur vivo è, almeno in parte, morto.
[5 aprile 2022]

Cerchiamo di capirci
Dall’editoriale di Maurizio Belpietro sul primo numero del quotidiano economico Verità & Affari: «E Stellantis, cioè il nuovo gruppo nato dalla fusione di Fca con Peugeot, che farà? Dopo il passo indietro degli Agnelli, il suo amministratore ha già fatto capire che gli stabilimenti italiani costano troppo e non si capisce se il discorso serva a preparare la ritirata o a mettere da parte le munizioni per battere cassa e avere altri soldi dallo Stato». Ha già fatto capire, ma non si capisce. Ok, abbiamo capito tutto.
[5 aprile 2022]

Un fratello economico
Manchette sulla prima pagina della Verità per presentare l’uscita di Verità & Affari: «Nasce il fratello economico della Verità». In effetti costa 1 euro (prezzo di lancio) anziché 1,30.
[5 aprile 2022]

Nudo, però in mutande
Gian Giacomo Schiavi rievoca sul Corriere della Sera: «La prima volta che si presentò in mutande fu davanti al fotografo del Corriere, in occasione dell’intervista ufficiale sui cento giorni da sindaco. Gabriele Albertini, in costume adamitico sullo sfondo di un prato alpino, spiazzò la cronaca milanese abituata a vedere i sindaci in giacca e cravatta anche nel mese d’agosto». L’espressione scherzosa in costume adamitico significa «nudo» (Lo Zingarelli 2022). Invece, come specificato nel testo ed evidenziato nel titolo e come documentato dalla foto a corredo dell’articolo, Albertini era in mutande.
[28 marzo 2022]

Cosi dell’altro mondo
Nella sua rubrica Un libro in gocce, sul Fatto Quotidiano, Giorgio Dell’Arti distilla da par suo Alla ricerca di Nino Manfredi. Una biografia (Sagoma editore) di Andrea Ciaffaroni: «Arrivò al giorno in cui, per puro caso, Nino incontrò un suo amico di parrocchia, Franco Giacobini, che stava andando all’Accademia d’Arte Drammatica di Silvio d’Amico per partecipare agli esami di ammissione. Nino era cosi a digiuno del mestiere che neanche sapeva che occorresse studiare, per fare l’attore. Cosi lo accompagnò alla vecchia sede dell’Accademia, in piazza della Croce Rossa, e la segretaria diede i moduli d’iscrizione anche a lui. A volte Manfredi si esercitava portandosi a casa Panelli, e la madre non capiva perché li trovava ammucchiati in terra, cosi Panelli un giorno le disse che stavano imitando una fiamma. Con tenerezza, disse loro “Ok, però allontanatevi dalle tende, sennò prendono fuoco”». Vabbè che così fan tutti, ormai, in fatto di accenti. Ma così non si fa.
[5 aprile 2022]

Cento di questi anni
Titolo dalla Gazzetta di Mantova: «Una festa per quaranta al traguardo del secolo». Pensate che siano stati festeggiati 40 centenari? Sbagliato: sono i 40 ad aver fatto baldoria con la scusa che un vegliardo è giunto al traguardo del secolo.
[11 marzo 2022]

L’appeal ha perso l’appel
Titolo dal Corriere della Sera, edizione bresciana: «Bar, negozi e boutique. In dieci anni Brescia ha perso il suo appel». Probabilmente si tratta di Appel figlio di Appol.
[23 marzo 2022]

Risurrezione manifesta
Sarantis Thanopulos nella rubrica Verità nascoste sul Manifesto parla della notte degli Oscar: «Nel corso della cerimonia, l’attore Wilbur Smith, che di lì a poco sarebbe stato premiato, è salito sul palco e ha schiaffeggiato un comico reo di aver fatto una battuta irrispettosa su sua moglie». Conforta apprendere che lo scrittore sudafricano è risuscitato a poco più di quattro mesi dalla morte. Ma a menare il presentatore e comico Chris Rock è stato l’attore Will Smith.
[2 aprile 2022]

Fabio Fazio senza impegno
Carlo Verdelli è uno straordinario facitore di giornali, fra i migliori in circolazione. Purtroppo come nuovo direttore di Oggi ha deciso di arruolare Fabio Fazio in veste di editorialista. Nell’ultimo numero, il conduttore televisivo parla di papa Francesco riservandogli una maiuscola reverenziale negli aggettivi possessivi («della Sua enciclica»; «la Sua indimenticabile conversazione a Che tempo che fa») che neppure L’Osservatore Romano usa più sin dai tempi di Paolo VI. L’attacco è fulminante: «Papa Francesco ha detto di essersi vergognato per l’intenzione di aumentare le spese militari spendendo il 2 per cento del Pil», quasi che si trattasse di un proposito dello stesso Pontefice, tale da farlo arrossire. Fazio scrive anche «perchè», con l’accento grave. E conclude così: «Si, ha ragione Papa Francesco: una pazzia». Titolo della rubrica: Senza impegno. Ci sembra azzeccato.
[7 aprile 2022]

I grandi gialli geografici
Su Specchio della Stampa, nella sua rubrica I grandi gialli, Gianluigi Nuzzi ricostruisce le tragiche imprese del killer Sergio Curreli. Le indicazioni geografiche sono piuttosto approssimative. Primo svarione: «Arbus in provincia di Cagliari, sulla Costa Verde nella Sardegna centroccidentale». In realtà Arbus è situato nella Sardegna sudoccidentale. Inoltre non è in provincia di Cagliari, bensì nella provincia del Medio Campidano. Né si può dire che sia sulla Costa Verde, anche se le località di quel litorale fanno parte del Comune di Arbus: il capoluogo dista infatti 40 minuti di auto dalla spiaggia di Piscinas, il punto più prossimo al mar di Sardegna. Secondo svarione: «Siamo vicini al mare, tra le dune di sabbia a Marina di Arbus, alle porte di Cagliari». Alle porte mica tanto: Cagliari trovasi a quasi 100 chilometri da Marina di Arbus, più di un’ora e mezza d’auto.
[3 aprile 2022]

Bla bla bla, pe’ mo’
Sul Fatto Quotidiano, Vincenzo Iurillo occupa un’intera pagina per informare i suoi lettori che a Caivano (Napoli) don Maurizio Patriciello, parroco sotto scorta per aver sfidato i camorristi, è stato «oggetto di nuove minacce con un inquietante cartello messo davanti al cancello: “Bla bla bla, pe’ mo’”». Che vorrà dire questa scritta? In 5.200 battute, Iurillo non lo spiega. Per fortuna provvede il redattore che ha impaginato l’articolo, in una scheda pubblicata a lato: è «traducibile in “Solo chiacchiere per ora”». Chissà da chi lo avrà saputo.
[7 aprile 2022]

Patton, generale redivivo
Dal Corriere della Sera: «Un buon soldato, meglio un ufficiale, doveva sapersela cavare molto bene nel pentathlon moderno. Il soldato più famoso che ha partecipato nel pentathlon all’Olimpiade è l’americano George Patton, il “generale d’acciaio”, specializzato nel guidare truppe corazzate. Patton partecipò ai Giochi di Stoccolma, nel 2012. Si piazzò al quinto posto ma, ha sempre sostenuto, dopo aver lotatto per l’oro». Tralasciando il refuso finale, segnaliamo che il generale Patton morì nel 1945. Fu presente alla V Olimpiade a Stoccolma all’età di 26 anni, nel 1912.
[2 aprile 2022]

Che inculcata
«Se l’Ue era nata per addomesticare le sovranità nazionali, gli stati entrati nel 2004-2007 volevano piuttosto rafforzare la loro sovranità nazionale. Dopo tutto, avevano da poco recuperato quest’ultima, a lungo inculcata dall’Unione Sovietica», scrive Sergio Fabbrini in un editoriale sulla prima pagina del Sole 24 Ore. Inculcare significa «imprimere qualcosa nella mente o nell’animo di qualcuno con la persuasione e l’insistenza». Non pare questo il caso. Fabbrini avrebbe dovuto semmai usare il verbo conculcare («calpestare violentemente, opprimere»). Comunque, considerata l’assonanza di inculcata con un altro participio passato, agli Stati entrati nell’Ue fra il 2004 e il 2007 è andata bene.
[3 aprile 2022]

Dipende dalla preposizione
Dal Corriere della Sera: «Lo stesso Biden, ieri, ha affermato di non pensare che i suoi commenti su Putin complicheranno la diplomazia. E, sulla possibilità di un incontro con Putin, ha chiarito: “Dipende di cosa vuole parlare”». Il verbo dipendere regge la preposizione da, mai di.
[29 marzo 2022]

Un direttore poco osservatore
Incipit dell’editoriale di Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano: «Hanno molto colpito le parole pronunciate dal Santo Padre ieri all’incontro promosso dal Centro Femminile Italiano». Monda non è un buon osservatore: dal 1944 il sodalizio si chiama Centro italiano femminile, come testimonia la sigla Cif.
[25 marzo 2022]

Il Parlamento molto criticato
Sul Fatto Quotidiano, Wanda Marra riferisce che «Zelensky veniva da un discorso davanti al Parlamento israeliano molto criticato». Perché il Parlamento israeliano è molto criticato? Non lo è? Allora bisognava scrivere che «Zelensky veniva da un discorso, molto criticato, davanti al Parlamento israeliano».
[22 marzo 2022]

Le strisce pedonali della madre
Dall’Ansa: «Un bimbo di pochi mesi è morto oggi in seguito a un investimento sulle strisce pedonali della madre, avvenuto in via del Plebiscito a Padova». Se la notizia non fosse così tragica, verrebbe da chiedersi quali siano le strisce pedonali del padre.
[28 marzo 2022]

Cadere dall’hotel
Dal Corriere di Bologna: «Tragedia a Trieste, cade da un hotel e muore il giornalista Marco Pivato». Se fosse caduto da una pensione o da un bed and breakfast si sarebbe potuto salvare?
[24 marzo 2022]

Oje vita, oje vita mia
La Repubblica ospita uno stralcio della postfazione scritta da Carlo Feltrinelli per Senior Service, la biografia dedicata al padre Giangiacomo. A un certo punto egli cita «Hermann Langbein da Vienna, un comunista austriaco che aveva combattuto contro Franco ed era sopravvissuto alla vita e agli anni dei lager». Uscire vivo da un campo di concentramento rappresenta di certo un’impresa ragguardevole, ma non quanto uscire vivo dalla vita, considerato che di solito se ne esce morti.
[11 marzo 2022]

Profughi al giorno e alla notte
Sommario dalla Stampa: «70.000. I bambini trasformati in profughi al giorno solo negli ultimi giorni di guerra». Per distinguerli dai profughi alla notte.
[23 marzo 2022]

Faccetta nera
Sul Corriere della Sera, Massimo Sideri parla di una mappatura avviata dalla Nasa per «trovare un pianeta simile alla Terra e potenzialmente abitabile dalla vita organica come la nostra, a base di carbone e acqua». Carbone? Il componente fondamentale della materia vivente è il carbonio, che nei Mammiferi rappresenta mediamente il 22 per cento del peso corporeo. In un uomo di 70 chili, circa 14 sono di carbonio, non certo di carbone (benché la sostanza nera sia costituita principalmente di carbonio).
[23 marzo 2022]

Poco osservatori di numeri romani
«Il viaggio. IIª puntata (continua)», si legge nella testatina che apre Quattro pagine, inserto dell’Osservatore Romano dedicato agli «approfondimenti di cultura società scienze e arte». Oltre che approfondire l’uso delle virgole (qui ne mancano due), in redazione dovrebbero osservare meglio anche i numeri romani, come peraltro impone il nome del giornale. Essi infatti non richiedono mai l’esponente (ª oppure °), essendo già espressioni grafiche dei numerali ordinali. In questo caso II sta per seconda. L’esponente va utilizzato solo con le cifre arabiche (2ª puntata).
[22 marzo 2022]

Massacro linguistico
Oriana Liso e Massimo Pisa si occupano, sul sito della Repubblica, di Davide Fontana, il bancario e food blogger che ha massacrato la pornostar Carol Maltesi. Ecco alcuni passi salienti della loro surreale ricostruzione. «È nella sua casa di corte, di quelle con i ballatoi da vecchia Milano, che Fontana ha ucciso». Forse ai due cronisti non veniva casa di ringhiera. «Da lì l’uomo ha portato poi il corpo in casa sua, e lì lo ha tenuto in un congelatore comprato apposta fino a quando non ha deciso di disfarsene, chiudendo quei resti nei sacchi della spazzatura e portandoli a Borno, dove poi sono stati trovati. Sempre mantenendo la stessa freddezza». Si è disfatto del corpo o del congelatore? Comunque il riferimento alla freddezza, date le circostanze, sembra appropriato. «Con l’offesa finale di quel tentativo abusato di difesa del “raptus”». L’omicida ha abusato del tentativo, oltre che della poveretta? E perché il suo raptus sarà stato fra virgolette? «Le due case, adesso, sono sotto sequestro: qui i carabinieri cercheranno di ricostruire le ultime ore di Carol Maltesi e i due mesi di convivenza con un cadavere di Fontana». I carabinieri trasformati in muratori: ricostruiscono nelle case. E il cadavere dell’attrice hard diventa quello dell’assassino.
[29 marzo 2022]

Milioni di armi
«Chi ha armato Mosca dal 2014 al 2020» è il titolo di un’infografica pubblicata dal Fatto Quotidiano. La legenda specifica: «L’export dei singoli Paesi. Valori in milioni di armi». Sommando i numeri del grafico, ne deduciamo che l’Europa ha venduto a Vladimir Putin oltre 345 milioni di armi. Siccome i russi sono all’incirca 147 milioni, significa che hanno in casa non meno di due armi a testa. (Presumiamo che Il Fatto Quotidiano intendesse riferirsi al costo: milioni di euro? di dollari? o di rubli? In ogni caso, avrebbe dovuto scrivere: «Valori di armi in milioni»).
[17 marzo 2022]

Fu stato assassinato
Alessandro Ferro sul sito del Giornale: «Senza andare troppo in là con il passato, Alexander Litvinenko (ex agente dei servizi russi) fu stato assassinato nel 2006 da particelle radioattive di polonio-210, un milione di volte più letale del cianuro». Bisognerebbe cercare di non andare troppo in là neppure con il verbo essere.
[18 marzo 2022]

Articolisti e articoli
Lina Palmerini in un editoriale sul Sole 24 Ore: «Contestualmente Draghi si è mosso sul negoziato europeo incontrando il premier spagnolo Sanchez, portoghese Costa e greco Mitsotakis». Avendo messo l’articolo al singolare per il primo, avrebbe dovuto ripeterlo per gli altri due. Se invece avesse usato il plurale «i premier», avrebbe potuto risparmiarselo per il secondo e il terzo. E Sánchez richiede l’accento acuto.
[19 marzo 2022]

Il monte Bianco non divide: collega
Timothy Ormezzano sul Corriere della Sera: «4810 è l’altezza in metri del Monte Bianco, la più alta e maestosa vetta delle Alpi che collega l’Italia alla Francia». Eh già, a separarle resta solo lo Champagne. (Opportuna la precisazione iniziale: è noto che qualcuno si ostina a misurare le montagne in centimetri).
[21 marzo 2022]

Il lavoro non nobilita la sintassi
Giuseppe Pietrobelli sul Fatto Quotidiano: «Visto che non lavorava, nonostante il padre Sergio, 62 anni, gliene avesse trovato più d’uno, ha puntato sul conto in banca e si è sbarazzato anche della mamma Lorena Zanin di 59 anni. Un piano molto approssimativo». Quasi come questa sintassi. «Trovato più d’uno» di che? Di lavoro? Allora bisognava scrivere: «Visto che non aveva un lavoro».
[17 marzo 2022]

Ma non è John Kennedy
Donatella Di Cesare sul Fatto Quotidiano: «Temerarie parole di John Biden, forse uno dei peggiori presidenti americani». Vittorio Macioce sul Giornale: «John Biden parla dalla frontiera dell’Occidente». Nostalgia (canaglia) di Kennedy? Il presidente degli Stati Uniti in carica attualmente continua a chiamarsi Joseph Biden, meglio noto come Joe Biden.
[24 e 27 marzo 2022]

Libretti rossi e pc infernali
Il coltissimo Mephisto Waltz persevera diabolico su Domenica, inserto culturale del Sole 24 Ore. Stavolta parla della «distruzione dei libretti rossi dei tempi di Mao». Non risulta che sia mai avvenuta la rottamazione del manuale contenente le massime del Grande Timoniere. Casomai erano alcuni suoi lettori a distruggere libri, cose e vite altrui. Fra l’altro, l’operazione vagheggiata da Mephisto Waltz si sarebbe rivelata alquanto improba: Citazioni dalle opere del presidente Mao Zedong, meglio noto come Libretto rosso per il colore della copertina e il piccolo formato, fu stampato in 800 milioni di copie, il che – stando al Guinness world records 1995 – ne fa l’opera più diffusa nella storia dell’umanità dopo la Bibbia (5 miliardi di copie) e il Corano (800 milioni). Mephisto Waltz ci offre anche un saggio delle sue stravaganti cognizioni informatiche: «Al pari della memoria di un computer che, quando viene introdotta un’ulteriore informazione, se è già zeppa, ne caccia fuori a caso un’altra». Non è così. Quando lo spazio sul disco fisso si avvicina all’esaurimento, nulla viene cancellato. Semplicemente Windows rallenta sino a far comparire un messaggio di errore, che invita l’utente a liberare spazio, data l’impossibilità di memorizzare nuovi file. Quantomeno accade così nei pc utilizzati dagli umani. Per quelli in dotazione nelle Malebolge non sapremmo.
[27 marzo 2022]

Fatevi una cultura con La Repubblica
Nella pagina che apre la sezione Cultura della Repubblica, Lara Crinò intervista il dissidente cinese Ai Weiwei, «grande nome dell’arte contemporanea». Domanda finale: «Qual’è la lezione che possiamo trarre degli antichi?». Fatevi una cultura.
[25 marzo 2022]

Gravidanze per spostati
Lucetta Scaraffia scrive sulla Stampa: «I poveri bambini dispersi dal mercato degli uteri in Ucraina sono le vittime di una distorta idea dei diritti individuali». Ne nasce un dibattito. «Le madri surrogate ucraine non sono vittime, molte di loro raccontano una storia di libertà. La scrittrice Helena Janeczek interviene sul caso della GPA (gestazione per altri)», titola qualche giorno dopo il quotidiano torinese. Janeczek osserva: «Il dramma nasce dunque tanto dalla legge ucraina che consente agli stranieri spostati e eterosessuali il riconoscimento presso le rispettive ambasciate dei bambini nati con la GPA, quanto dal fatto che sia illegale all’estero». Senza volerlo, con un refuso, spostati anziché sposati, ha dato ragione a Scaraffia.
[24 marzo 2022]

Chi ha convertito chi
Titolo sotto la testata di Domani: «Contestato in Polonia Salvini, ammiratore di Putin “convertito”». Putin si è convertito? No? Si è convertito Salvini? Allora bisognava scrivere «ammiratore “convertito” di Putin».
[9 marzo 2022]

Una Pozza di saliva
Don Marco Pozza, che di mestiere dovrebbe fare il cappellano nel carcere Due Palazzi di Padova ma s’è un fiantìn (un pochino) montato la testa – come dicono in Veneto – da quando ha cominciato a intervistare il Papa su Tv2000 e a dargli del tu, celebra i 9 anni del pontificato bergogliano. Ecco i passi salienti del panegirico su Specchio della Stampa. «Un pontificato, quello di Papa Francesco, che in questi anni ha tessuto assieme la bellezza di una narrazione collettiva con la brutalità di un casting». E poi: «Quel minuto monolocale di Santa Marta nel quale giace una riserva di profezia difficilissima da arginare». E poi: «La verità ama i tempi lunghi per dipanarsi come una matassa». E poi: «Ad ogni starnuto stagionale, gli confezionano il coccodrillo funebre: quanta voglia hanno che muoia! Lui, generale d’armata, rimanda al mittente: “Mai fare i conti senza l’oste, belli miei!”». E poi: «Guaiti, nitriti, ruggiti, muggiti, grugniti: la Chiesa è un gregge variopinto con molte voci». E poi: «Il generale ha semplicemente appeso al Cupolone lo striscione: “Fine dei travestimenti. Viva i lineamenti”». E poi: «Il mare è mosso, agitato, imbroglione: eppure lui si salva. Sarà per il fatto che, se non conosci il mare, non sarà la divisa a salvarti. Soprattutto in giornate in cui il diavolo t’accarezza i capelli». Non lo diciamo a lei, reverendo soldato Pozza, ma alla sua lingua: riposo!
[13 marzo 2022]

Morta di fame due volte
Il Corriere della Sera racconta, da Kharkiv, «seconda città dell’Ucraina e una tra le più martoriate dall’invasione russa», la storia di Alevtina Shernina, 91 anni. «“Provo una rabbia disumana – dice la nuora Natalia – per il fatto che ha iniziato la sua vita a Leningrado sotto l’assedio, morendo di fame, vivendo nel freddo e nella fame, e sta finendo la sua vita in circostanze simili”». Se è morta di fame, ci pare scontato che vivesse nella fame. Meno scontato è che fosse morta nascendo e che ora stia finendo la sua vita di nuovo, segno che era almeno risuscitata.
[11 marzo 2022]

Colpi di testata
Secondo Nicola Borzi, che lo scrive sul Fatto Quotidiano, la holding Exor «tra le altre attività controlla Ferrari, Juventus, Louboutin e Gedi, il gruppo editoriale che pubblica Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX e un’altra quarantina di testate». Oltre ai tre giornali citati, in realtà Gedi controlla otto quotidiani locali, un trisettimanale e cinque periodici. Totale: 17 testate (erano 18 fino a qualche giorno fa, quando è stato ceduto ad altro editore L’Espresso). Anche volendo aggiungere le quattro radio, si arriverebbe a 21, grosso modo la metà di quanto scritto da Borzi.
[22 marzo 2022]

Da qui all’eternità
Titolo dall’edizione web della Gazzetta dello Sport: «Se Mancini non continua, Cannavaro in pole. Poi Gattuso o De Zerbi. Il capitano del 20006 potrebbe arrivare con Lippi d.t. di tutte le squadre azzurre». Questi credono proprio di essere eterni.
[26 marzo 2022]

Auguri e figli maschi
«È da più di una generazione che siamo in crisi demografica», lancia l’allarme Massimo Livi Bacci, storico docente di demografia all’Università di Firenze, intervistato sul Fatto Quotidiano da Alessandro Bonetti. Che gli chiede: «Quali sono stati gli errori e le miopie degli ultimi decenni?». Risposta: «È difficile dirlo: nessuno sa con certezza come si possa arrestare un calo delle nascite». Oddio, professore, a dire il vero un sistemino facile facile ci sarebbe, anche se è un po’ sorpassato. Diciamo pure antico come il mondo.
[23 marzo 2022]

Aridaje con piazza Majdan
Già colto in fallo da questa rubrica, Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera a Kiev, si ripete il giorno dopo: «Putin sarà costretto a utilizzare missili, aviazione e artiglierie a lunga gittata se vorrà danneggiare la capitale. Il suo sogno di vedere i blindati irrompere a piazza Maidan si fa sempre più remoto». Ci ripetiamo anche noi: nella capitale dell’Ucraina non esiste una piazza così denominata. Majdan in ucraino significa «piazza» e la più famosa di Kiev si chiama Majdan Nezaležnosti (piazza Indipendenza). Non è da meno R.S., che l’indomani, sempre sul Corriere, presentando il nuovo numero di 7, comunica: «Il fotografo James Hill racconta l’Ucraina prima della guerra: dalle donne in costume sulle spiagge in Crimea ai cosacchi sulle barricate in piazza Maidan».
[23 e 24 marzo 2022]

Geografia repubblicana
Dalla pagina Facebook della Repubblica: «I russi hanno ucciso il sindaco di Gostomel nei pressi di Kiev. A renderlo noto le autorità locali. “Il primo cittadino di Gostomel – Yuri Illich Prylypko – è morto mentre distribuiva cibo alla popolazione affamata”, hanno scritto sulla pagina facebook del comune». Titolo: «Ucciso il sindaco di Gomel, vicino a Kiev». Ma Gomel (o Homel) non è Gostomel (o Hostomel): è la seconda città della Bielorussia, dista 266 chilometri da Kiev e non c’entra nulla con l’Ucraina e con l’eroico Prylypko.
[7 marzo 2022]

Un pargolo di 20 anni
«Anni duri comunque, visto che nel 1937 morì a soli 22 anche l’altro figlio, Rodolfo, lasciando solo il terzo e più giovane pargolo, Ruggero nato nel 1917», scrive Gianluigi Nuzzi su Specchio della Stampa, raccontando la vicenda di Barbara Zucchi, che nel 1932 e nel 1955 uccise le compagne dell’ex marito. Se il figlio Ruggero era nato nel 1917, nel 1937 aveva 20 anni, quindi non si può definire pargolo, che significa «bambino, fanciullo», derivando dal latino parvus, «piccolo». Inoltre, Nuzzi rivela che «qualche anno fa per alcuni natali uno stalker decise di tempestare me e la mia famiglia di lettere anonime con velate minacce». Nel significato di solennità liturgica dell’anno cristiano, Natale richiede, anche al plurale, la maiuscola, per distinguerlo da natale inteso come giorno della nascita e da natali come stirpe, discendenza.
[20 marzo 2022]

Didascalie che spiegano
Didascalia di Domani sotto una grande foto che raffigura Vladimir Putin accanto a una donna bionda che regge un mazzo di fiori: «Il ruolo dei social media come amplificatori della disinformazione del Cremlino è tra i punti sul tavolo della Commissione Ue». Il signor Cremlino e la signora Ue.
[9 marzo 2022]

Chi di pulce colpisce
Stefano Lorenzetto fa le pulci a Veronica Gentili per la cattiva abitudine di separare con una virgola il soggetto dal verbo. Ma, nel riportare l’ultimo esempio tratto dal Fatto Quotidiano («Ecco, questa equidistanza speciosa, è il miglior modo per ridicolizzare completamente le ragioni di coloro che sono ritrosi al sostegno militare all’Ucraina»), parla a sproposito di predicato verbale, anziché nominale. Nelle redazioni di Italia Oggi, Anteprima, Dagospia e Libero, che hanno ripreso questa rubrica, nessuno si accorge dell’errore, a differenza dell’occhiuto collega Gianni Pardo (complimenti).
[22 marzo 2022]

Fuori strada con la Ferrari 296 GTB
Simonluca Pini, esperto di auto del Sole 24 Ore, colpisce ancora. Ecco le ultime perle infilate in un articolo dopo aver provato la Ferrari 296 GTB. «A questo ci si aggiunge i grandi dubbi legati al suono emesso dalla novità di Maranello». Soggetto al plurale, verbo al singolare. «Il gruppo motopropulsore è composto (...) dalla elettrica posto tra motore e cambio». Manca il soggetto femminile (unità, plausibilmente), in compenso il verbo è coniugato al maschile. «La 296 GTB, nonostante il numero di cilindri “poco nobile” per una Ferrari, a porta su strada al 100% il concetto di “fun to drive”». Forse la frase la capisce solo Bruno Vespa, in quanto conduttore di Porta a porta. «I pneumatici semislick Michelin Pilot Sport Cup 2R K2». Ma poche righe prima aveva scritto: «Merito anche degli pneumatici». Vroom! Alla prossima.
[12 marzo 2022]

La Rai riscrive la storia
La copertina della trasmissione Il giorno e la storia, in onda su Rai Storia, annuncia: «1943. I fratelli Wright brevettano il primo velivolo a motore». Essendo Wilbur Wright morto nel 1912, avrebbe dovuto rivolgersi all’ufficio brevetti del cimitero. In realtà, lui e il fratello Orville presentarono il primo aeroplano, da loro progettato e costruito, 40 anni prima, nel 1903.
[23 marzo 2022]

Veltroni alle prese con un’interista
Sommario del Corriere.it per un’intervista con Amadeus: «Il conduttore scende dal palco e si svela in un’interista a Walter Veltroni». Considerata la passione dell’intervistatore per la Juventus e le figurine Panini, il refuso è semplicemente delizioso.
[18 marzo 2022]

Il cugino cinese di Sullivan
Wanda Marra con strafalcioni incorporati, parlando di Mario Draghi sul Fatto Quotidiano: «In filigrana, sembra che il premier ci tenga a rimarcare il proprio atlantismo. Non a caso ricorda di aver incontrato il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan (a Roma per negoziare con il alto responsabile della diplomazia del partito comunista cinese Yang Jiechi Sullivan)». Deve trattarsi del cugino di Sullivan residente a Pechino.
[18 marzo 2022]

State lontani dalle atomiche
Apprendiamo con sgomento da un articolo di Vera Martinella, apparso nella sezione online del Corriere Salute, che «le conseguenze per la salute di una bomba nucleare sono tanto più drammatiche quanto più si è vicini all’esplosione». Ma va’?
[5 marzo 2022]

Gentili, la regina della virgola
«Ecco, questa equidistanza speciosa, è il miglior modo per ridicolizzare completamente le ragioni di coloro che sono ritrosi al sostegno militare all’Ucraina», conclude Veronica Gentili nella sua rubrica del lunedì sul Fatto Quotidiano. Per la seconda settimana consecutiva viene così confermata la ritrosia della telegiornalista al corretto utilizzo della virgola, che lei usa per separare il soggetto dal predicato verbale.
[21 marzo 2022]

Classifica sconcertante
Mario Sconcerti sul Corriere della Sera: «Un anno fa con 63 punti il Milan era a meno undici dall’Inter, adesso con uno in più è in testa da solo». Sconcerti s’intenderà di calcio ma palesa qualche difficoltà con l’aritmetica: nella classifica di serie A il Milan ha 66 punti, non 64, tre in più (non uno) rispetto ai 63 che cita.
[20 marzo 2022]

I cinque padri di Berlusconi
Dalla pagina Facebook della Repubblica: «Marta Fascina dirà sì a Silvio Berlusconi sabato prossimo. Il 19 marzo, giorno della festa del papà. E chissà se i suoi cinque ci saranno alla cerimonia-pranzo all’americana a Villa Gernetto». Non sapevamo che Berlusconi avesse cinque padri.
[17 marzo 2022]

«Cazzo», che «fi*a»
Per solidarizzare con Fedez, che ha confessato in lacrime d’essere seriamente malato, Vittorio Feltri rivela su Libero di essere stato operato per un tumore il 1° marzo e viene subito intervistato da Barbara Visentin del Corriere della Sera, giustamente desiderosa di saperne di più. Le espressioni che ricorrono nel dialogo non si discostano dal lessico al quale il noto giornalista ci ha abituati: «Che mi frega di andare in giro a raccontare i cazzi miei?». «Degli altri non te ne frega un cazzo». «Son cazzi suoi e non miei». «I soldi non sono un fine, ma un mezzo che ti evita qualsiasi rottura di coglioni». «Non mi piace raccontare i cazzi miei, l’ho fatto per Fedez». Rinfrancata da tanta schiettezza, Visentin si sente autorizzata a osservare: «Una volta, nel parlare del papilloma virus, ha anche detto “fa più male la fi*a che le sigarette”...». Il tutto si legge solo sull’edizione digitale, perché nell’edizione cartacea il testo è stato opportunamente purgato. Resta in sospeso una domanda: perché «cazzo», «cazzi» e «coglioni», ma «fi*a»? Si rispetti la parità di genere, eccheca**o!
[20 marzo 2022]

Fuoco di fila repubblicano
Sottotitolo da Repubblica: «Via libera dall’Aula al decreto del governo: 367 voti a favore, 25 contro tra le fila di Alternativa, Si, grillini e FI». Quando al plurale assume il significato di ranghi, serie, successione, insieme di persone, come in questo caso, fila (singolare) diventa le file, non le fila. Inequivocabili gli esempi riportati dallo Zingarelli 2022: «militare nelle file di un partito», «serrare le file», «disertare le file». Ove non bastasse, la pensano nello stesso modo l’Accademia della Crusca e il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia, ma anche Carlo Cattaneo («Schifose infermità guastarono l’esercito, diradarono le file»), Giuseppe Mazzini («Tra le file della gioventù illuminata»), Antonio Fogazzaro («Mi si potrà trovare nelle file d’un partito conservatore»), Corrado Alvaro («Lo stesso antifascismo dei giovani rimasti nelle file della democrazia») e Guido Piovene («Dalle sue file uscivano i grandi artisti»).
[18 marzo 2022]

La piazza Maidan di Kiev non esiste
«Ieri le esplosioni sono arrivate a soli venti minuti a piedi da piazza Maidan», informa Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera a Kiev. Nella capitale dell’Ucraina non esiste nessuna piazza Maidan, parola che nella lingua locale significa appunto «piazza», per cui sarebbe come scrivere piazza Piazza. Esiste invece Majdan Nezaležnosti (piazza Indipendenza), dove storicamente hanno luogo i raduni politici.
[16 marzo 2022]

Padova-Venezia in 58 secondi
Titolo da Libero: «Il progetto di Elon Musk. Il treno più veloce del mondo collegherà Padova e Venezia». Sommario: «Zaia firma l’intesa per sperimentare in Veneto l’Hyperloop: ideato dagli americani, raggiunge 2.223 chilometri all’ora, quattro volte più dei convogli supersonici cinesi». Wow! Essendo la distanza ferroviaria fra Padova e Venezia di appena 36 chilometri, dalla città del Santo alla laguna serviranno soltanto 58 secondi. Tenuto conto che i treni sono sempre in ritardo, 1 minuto, toh. (Peccato però che la velocità massima del convoglio, come correttamente riportato nel testo, sia invece di 1.223 chilometri orari).
[17 marzo 2022]

Vincere un Terna al lotto
Nelle pagine di economia del Corriere della Sera, Andrea Ducci si occupa del bilancio 2021 di Terna: «I dati approvati dal consiglio di amministrazione consentono di fissare un dividendo pari a 29,11 euro per azione». Troppo bello per essere vero. In realtà il dividendo è di 0,2911, cioè 29,11 centesimi di euro per azione.
[18 marzo 2022]

«Sinite parvulos», non «venite»
Editoriale sul Foglio: «Va detto, per inquadrare meglio la faccenda, che questi confronti bilaterali tra il governo e i singoli partiti erano stati promossi dal ministro grillino D’Incà e dal sottosegretario leghista Freni per favorire un dialogo sano, per svelenire il clima in vista del prosieguo dell’analisi della delega fiscale. Venite, parvulos, diteci cosa non va». Prendiamo atto che il compassato quotidiano fondato dall’ateo devoto Giuliano Ferrara ora preferisce ispirarsi a Francesco De Gregori anziché a Gesù Cristo: «Sinite parvulos venire ad me» (Marco 10, 14), lasciate che i fanciulli vengano a me.
[12 marzo 2022]

La Svizzera annessa al Belgio
Alessandro Previati sul sito della Stampa: «I vigili del fuoco e le squadre del soccorso alpino stanno salendo sopra Ceresole Reale nel Torinese dove si è interrotto il segnale radar di velivolo. Si tratta di un aereo ultraleggero monomotore decollato dall’aeroporto Levaldigi di Cuneo e diretto a Ginevra, in Belgio». Fine della secolare indipendenza: la Svizzera è stata annessa.
[11 marzo 2022]

Evviva la guerra
Donatella Di Cesare, professore ordinario di filosofia teoretica all’Università La Sapienza di Roma, viene ospitata dalla Stampa nella sua veste di profetessa del «non riduciamo Putin a Hitler». Ecco il suo pensiero: «Nei decenni passati la politica ha abdicato all’economia, riducendosi sempre più a mera amministrazione. Negli ultimi due anni di pandemia ha abdicato pericolosamente alla scienza. Ma non ci saremmo mai immaginati che, anziché riprendere consapevolmente il proprio indispensabile ruolo, abdicasse alla guerra. Questo è gravissimo». Più che gravissimo, a noi sempre raggelante. Quello che scrive Donatella Di Cesare, però. Infatti, il verbo abdicare in italiano ha solo due significati: «rinunciare all’autorità sovrana o ad altro potere legittimo» e «sottrarsi a una responsabilità, a un dovere» (Lo Zingarelli 2022). Putin massacra gli ucraini per esercitare un potere legittimo? La guerra è diventata un dovere?
[14 marzo 2022]

Domani, ovvero nessuna certezza sull’ieri
Lo storico Bruno Cartosio scrive su Domani che la libreria Feltrinelli di via Manzoni, a Milano, fu «aperta nel 1857». Considerato che Giangiacomo Feltrinelli fondò la sua casa editrice nel 1954, questi di Domani devono avere qualche problema con l’ieri.
[14 marzo 2022]

Hanno sparato Bortuzzo in onda
Il sito del Messaggero parla dell’uscita di Manuel Bortuzzo dal Grande fratello Vip: «Stasera Alfonso Signorini ha voglia di ripercorrere con lui il suo percorso fatto di battaglie e conquiste. (...) Da quell’incidente del 2019 in cui, per uno scambio di persona, è stato sparato, Bortuzzo è su una sedia a rotelle». Titolo: «Gf Vip, Manuel si confessa: “Non potrò avere figli in modo naturale”. Signorini scoppia a piangere in diretta». Anche noi, sia pure in differita, per il fatto che hanno trasformato Bortuzzo nell’uomo cannone.
[11 marzo 2022]

Troppa vitamina H
Incipit dell’editoriale del direttore della Verità, Maurizio Belpietro: «Quasi sessant’anni fa, dopo aver seguito per il New Yorker le fasi del processo ad Adolf Heichmann, Hannah Arendt scrisse La banalità del male». Deve averlo suggestionato l’allitterazione «Heil Hitler», perché si chiamava Karl Adolf Eichmann, senza la h. Come si legge del resto anche nel titolo originale del libro di Hannah Arendt, Eichmann in Jerusalem. A report on the banality of evil.
[16 marzo 2022]
(La precisazione di Belpietro)
(La replica di Lorenzetto)

Per le antiche scale
«Forse la domanda al giornalista del Corriere della Sera è rimasta sulla punta della lingua, o magari gli è venuta in mente una volta chiusa la telefonata: “la pensée des escalier” di cui parlava Proust», scrive Renato Farina su Libero, restando vittima della sua stessa cultura, perché la locuzione corretta, coniata dal filosofo francese Denis Diderot (1713-1784), ideatore dell’Encyclopédie, è «esprit de l’escalier» (al singolare, quindi de, non des), spirito della scala. Essa designa la frustrazione provata quando la risposta giusta a un’offesa o a una provocazione ci viene in mente troppo tardi, mentre siamo già sul pianerottolo e ce ne stiamo andando dal luogo della discussione. Dalla medesima deriva l’espressione «jalousie de l’escalier», gelosia della scala, usata da Marcel Proust in due opere, La Prisonnière e Précaution inutile.
[14 marzo 2022]

La Stampa ringiovanisce Musil
In una didascalia, Tuttolibri della Stampa fa nascere Robert Musil nel 1917. Ha sbagliato solo di 37 anni: lo scrittore austriaco era del 1880. Nel 1917 fumava beato in Valle dei Mocheni, nel Comune di Fierozzo, all’ombra della quercia di Tunegher che il giornalista Guido Vigna, dopo aver letto il cartello «Vendesi pianta», comprò nel 2013 e dedicò alla memoria del suo grande amico Mauro Saviola, imprenditore del legno scomparso nel 2009, fondatore dell’omonimo gruppo di Viadana che salva dalla distruzione milioni di alberi.
[5 marzo 2022]

Lezione di geografia con Nuzzi
Stavolta è funestata da lapsus geografici la rubrica I grandi gialli che Gianluigi Nuzzi tiene su Specchio della Stampa. Occupandosi del serial killer Pierluigi Corio, presentato come «il Fregoli di Bergamo», Nuzzi scrive che «percorreva la dorsale adriatica delle località turistiche tra locali, pensioni, trattorie», ma dorsale significa «rilievo o catena montuosa» (Lo Zingarelli 2022) e, se c’è una zona piatta, questa è la riviera adriatica. Poi cita il catanese Salvatore Zappalà, «un pacifista che fa la spola con Cosimo dove partecipa alle manifestazioni contro la presenza militare degli Usa nel nostro paese», scambiando un nome di battesimo con il toponimo Comiso, all’epoca sede di una base Nato dotata di testate nucleari. Più avanti scrive «il Fregoli di Bergomi», trasformando la città lombarda nell’ex capitano dell’Inter. Infine, riferendosi a Barcellona, racconta che «parte qualche colpo di pistola in un vicolo dietro le ramblas», dimenticando che La Rambla, nome proprio da scriversi con le maiuscole, al plurale fa Les Rambles in catalano e Las Ramblas in castigliano. Battaglia persa, nel caso di Nuzzi, che si ostina a scrivere i nomi geografici («campagne del bergamasco») con la minuscola.
[13 marzo 2022]

Santi fra parentesi
Dall’Osservatore Romano: «Venerdì scorso, 4 marzo, Papa Francesco ha tenuto concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione dei beati Titus Brandsma, Maria Rivier, e Maria di Gesù (Carolina Santocanale). I tre saranno proclamati santi il 15 maggio insieme con (Lazzaro, detto Devasahayam; César de Bus, Luigi Maria Palazzolo, Giustino Maria Russolillo, Charles de Foucauld, Maria Francesca di Gesù e Maria Domenica Mantovani), la cui canonizzazione era stata rimandata a motivo della pandemia». Inventata dall’organo vaticano una nuova categoria di santi: quelli fra parentesi.
[10 marzo 2022]

Interna corporis
Didascalia dalla Stampa: «Luciana Lamorgese, ministra dell’Interna». Il gender dilaga.
[28 febbraio 2022]

Mephisto Waltz torna a bomba
«Parlare di nucleare ci riporta indietro al dopoguerra, quando l’incubo era la bomba atomica della Terza guerra mondiale, aumentato dai tragici esperimenti americani nell’atollo di Bikini (1958), dalle successive 129 esplosioni francesi a Mururoa e Fangatuafa in Polinesia Francese», scrive il coltissimo Mephisto Waltz nella sua rubrica su Domenica, supplemento culturale del Sole 24 Ore. Purtroppo il nostro continua diabolicamente a perseverare negli errori, rivelandosi poco ferrato anche in tema di isole coralline (in passato lo aveva chiamato Bikini Athol, anziché Atoll). Gli esperimenti americani nell’atollo della Micronesia, arcipelago delle Isole Marshall, non avvennero nel 1958, bensì cominciarono nel 1946 e si conclusero nel 1958 dopo 23 test nucleari. Quanto alle «129 esplosioni francesi», il dato non è affatto certo: secondo talune fonti (Corriere della Sera, La Repubblica e Atlante, magazine della Treccani) le testate nucleari fatte esplodere dalla Francia in quell’area furono 193; secondo altre (Lifegate) 181. Infine, Mephisto Waltz sbaglia anche il nome dell’atollo della Polinesia francese, che si chiama Fangataufa e non Fangatuafa.
[13 marzo 2022]

Gentili senza capo né coda
Veronica Gentili nella sua rubrica del lunedì sul Fatto Quotidiano: «Attualmente eurodeputato e membro del Ppe, Sikorski ha avanzato una proposta che nel mare magnum d’ipotesi e suggerimenti senza capo né coda, si fa notare per la sua concretezza». Sta a vedere che avrà capo e coda la virgola fra soggetto e verbo.
[14 marzo 2022]

Un Gerasimov per un altro
Sul Corriere della Sera, Paolo Ottolina parla della «morte a Kharkiv del generale russo Vitaly Gerasimov, capo di stato maggiore della 41ª armata». Ma nella scheda «Chi è» che accompagna il servizio la foto è quella di Valerij Gerasimov, capo di stato maggiore generale delle Forze armate russe, tuttora vivo e vegeto.
[10 marzo 2022]

Imprecisioni a bassa entità
«Nella regione orientale ucraina al confine con la Russia da anni era in corso un conflitto che i media definivano a bassa entità», scrive il direttore della Verità, Maurizio Belpietro. In realtà, i media hanno sempre parlato di conflitto a bassa intensità, quello che nella lingua inglese viene definito con l’acronimo Lic (low intensity conflict, appunto). Il segretario di Stato americano George Shultz fu tra i primi a citare le «guerre a bassa intensità», nel corso di un convegno a Washington il 15 gennaio 1986. Occupandosi della regione del Donbass, Belpietro parla poi di «un territorio con 2,2 milioni di persone, cioè più o meno la popolazione di Bergamo e Brescia messe insieme o, se preferite, di Palermo e Catania». Ma le prime due città contano complessivamente 317.000 abitanti e le altre due quasi 944.000. Forse Belpietro intendeva riferirsi alla popolazione delle province, ma allora occorreva specificarlo. In ogni caso è la sola Repubblica Popolare di Doneck ad avere 2,2 milioni di abitanti, mentre nell’intero Donbass vivono 5 milioni di persone (fonte: Ansa). Erano circa 7 milioni nel 2005.
[14 marzo 2022]

Tre modi per dire soprano
Titolo dall’Huffpost: «Chi è Anna Netrebko, la soprana che salta la Scala: “Costringere a denunciare la terra d’origine non è giusto”». Sommario: «Dopo il caso Gergiev, la sovrano super star decide di cancellare i suoi impegni per i prossimi mesi». Nel testo diventa «la soprano super star Anna Netrebko». Per Lo Zingarelli 2022 si scrive il soprano, al maschile, anche se riferito a una donna. Di sicuro non sovrano, che nella vita fa tutt’altro mestiere.
[1° marzo 2022]

Non è quel Vian
Su tre quotidiani veneti del gruppo Gedi (Corriere delle Alpi, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre), Nicolò Menniti-Ippolito recensisce il libro Il papa senza corona dedicato a papa Luciani e curato per Carocci da Giovanni Maria Vian, direttore emerito dell’Osservatore Romano e docente alla Sapienza. Però sbaglia scambiando il curatore per Giovanni Vian, quasi omonimo ma non parente, che insegna a Ca’ Foscari e ha scritto la voce su Giovanni Paolo I per l’Enciclopedia dei papi. Inoltre dà per pubblicato nel 2013 con Marsilio un volume annunciato in Rete ma che non è mai uscito.
[8 marzo 2022]

Il cane che abbaglia
Titolo dai siti del Gazzettino, del Messaggero e del Mattino, le tre testate dell’editore Francesco Gaetano Caltagirone: «Ucraina, coppia (disarmata) di mezza età respinge i soldati russi nel giardino di casa: il video è virale». Ultimo periodo della notizia: «Il video si conclude con “la sconfitta dei soldati” che decidono di andarsene e escono dal cancello inseguiti dal cane che continua ad abbagliare». Di virale ci pare che ci sia solo il botolo accecante.
[9 marzo 2022]

Di cattivo auspicio
Paolo Valentino, sul Corriere della Sera, fa dire a Dmitrij Suslov, che dirige il Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di economia nella capitale russa: «Mosca rifiuta di parlare con il governo ucraino e questo implica che l’operazione militare continuerà e che il risultato che ci auspichiamo è l’emergere di un nuovo Paese». Riportiamo il «Nota bene» presente al lemma auspicare sullo Zingarelli 2022: «La forma transitiva pronominale auspicarsi (per esempio nella frase “mi auspico un impegno da parte di tutti”) non è consigliabile, dal momento che già la forma transitiva auspicare significa “augurarsi”». (Infatti il «ci auspichiamo» è stato corretto nell’edizione cartacea, anche se è rimasto sul sito).
[24 febbraio 2022]

Geografia immaginaria
Sul Sole 24 Ore, Marco Frisone si occupa delle infrastrutture per i Giochi olimpici Milano-Cortina: «Sempre in Lombardia ci sono la messa in sicurezza della tratta Giussano-Civate (45 milioni, già assegnati) e il completamento del percorso ciclabile Abbadia-Lariana (20 milioni, reperiti)». Essendo il suo giornale pubblicato a Milano, Frisone dovrebbe sapere che in Lombardia non esiste alcun paese chiamato Lariana. C’è invece il Comune di Abbadia Lariana, attraversato dalla ciclovia che da Lecco arriva a Colico.
[20 febbraio 2022]

Morte sul binario morto
«Morte assistita, via libera al primo articolo», titola Avvenire. Nel servizio, Marco Iasevoli rileva che «regge alla Camera l’asse Pd-M5s-Leu», avendo superato «svariate votazioni a scrutinio segreto», e conclude: «Non sfondano quindi i tentativi del centrodestra di portare la legge sul binario morto». La famosa proprietà di linguaggio.
[9 marzo 2022]

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più
Il coltissimo Mephisto Waltz sul supplemento culturale del Sole 24 Ore commenta l’astensione dal cibo come forma estrema di resistenza e rileva che «il vero inventore della protesta silente» fu Gandhi «con il record di un digiuno di sei mesi». Poi aggiunge: «Digiuni à gogo si incontrano nella storia: dal sostegno degli indipendentisti irlandesi (Cork MacSwiney morì dopo 7 mesi di astinenza, nel 1920) ai Curdi del Pkk e fino a quelli delle suffragette per il voto alle donne, con parecchi morti prima del più tollerante Cat and Mouse Act». Ne avesse azzeccata una. Mohandas Karamchand Gandhi digiuna per la prima volta nel 1919. Dopo di lui, per 74 giorni e non per 7 mesi, nel 1920 digiuna Terence MacSwiney, sindaco di Cork, non Cork MacSwiney! Ma i digiuni delle suffragette sono precedenti, posto che il Cat and Mouse Act è del 1913. Quindi Gandhi non è l’inventore della protesta silente. Perseverare (negli errori) è diabolico, senza alcun dubbio.
[6 marzo 2022]

Il vasto eco
«Lo scritto di Habermas e Derrida ebbe vasto eco, soprattutto a sinistra», si legge nell’editoriale di Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera. Il gender dilaga.
[7 marzo 2022]

Le voci di dentro
«In vent’anni non ho sentito una sola voce, tranne la mia, bisogna pur dirlo, levarsi contro l’invasione e l’occupazione dell’Afghanistan non dico, com’è ovvio, dai Paesi occidentali occupanti, fra cui c’era anche l’Italia, ma nemmeno da forze neutrali. I vari papi che si sono succeduti dal 2007 non hanno mai pronunciato una parola, una sola, sull’Afghanistan», osserva Massimo Fini sul Fatto Quotidiano. Abbonato alle affermazioni apodittiche e ad ascoltare per lo più sé stesso, bisogna pur dirlo, il commentatore anticonformista, che stimiamo fin dai tempi in cui si esercitava sull’Europeo, non è nuovo a cantonate di questo genere. Gli segnaliamo che il 15 agosto scorso, dopo l’Angelus in piazza San Pietro, papa Francesco pronunciò più di una parola: «Cari fratelli e sorelle, mi unisco all’unanime preoccupazione per la situazione in Afghanistan. Vi chiedo di pregare con me il Dio della pace affinché cessi il frastuono delle armi e le soluzioni possano essere trovate al tavolo del dialogo. Solo così la martoriata popolazione di quel Paese – uomini, donne, anziani e bambini – potrà ritornare alle proprie case, vivere in pace e sicurezza nel pieno rispetto reciproco». Trascorsa una domenica, Jorge Mario Bergoglio tornò sull’argomento (Angelus del 29 agosto): «Cari fratelli e sorelle, seguo con grande preoccupazione la situazione in Afghanistan, e partecipo alla sofferenza di quanti piangono per le persone che hanno perso la vita negli attacchi suicidi avvenuti giovedì scorso, e di coloro che cercano aiuto e protezione. Affido alla misericordia di Dio Onnipotente i defunti e ringrazio chi si sta adoperando per aiutare quella popolazione così provata, in particolare le donne e i bambini». E chiese di «intensificare la preghiera e praticare il digiuno» a favore degli afghani. Prima di lui, Giovanni Paolo II aveva indetto ad Assisi la Giornata di preghiera per la pace nel mondo (24 gennaio 2002), con l’invito al digiuno e alla preghiera, presentata così dall’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice: «Dopo i gravissimi attentati terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti d’America, il Santo Padre ha più volte deplorato tali violenze ed espresso preoccupazione per le conseguenze dell’azione militare in corso in Afghanistan. La Chiesa prega e invita tutti a far sì che l’amore prevalga sull’odio, la pace sulla guerra, la verità sulla menzogna e il perdono sulla vendetta». Lo stesso Giovanni Paolo II, il 28 ottobre 2001, subito dopo l’occupazione del Paese asiatico, aveva detto: «In questo momento affidiamo in special modo alla materna protezione della Vergine Santissima le popolazioni dell’Afghanistan: possano essere risparmiate vite innocenti e vi sia da parte della comunità internazionale un aiuto tempestivo ed efficace per i tanti profughi, esposti a privazioni di ogni genere mentre ci si sta inoltrando nella stagione inclemente». Papa Wojtyla era intervenuto in precedenza anche contro l’invasione sovietica, in un discorso rivolto ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il 9 gennaio 1989: «La ritirata effettiva delle truppe straniere dall’Afghanistan dovrebbe essere il preludio ad una soluzione onorevole che permetta a ciascuna parte interessata di promuovere una nuova tappa nella ricostruzione e nello sviluppo di questo Paese».
[3 marzo 2022]

Oh bella, le norme vanno rispettate
Dal Sole 24 Ore: «Le analisi organolettiche sull’olio extravergine d’oliva possono anche essere promosse e realizzate da privati, ma devono rispettare le rigide norme e prescrizioni stabilite sia a livello comunitario che nazionale». Ci mancherebbe altro che fosse lecito non rispettare le norme.
[26 febbraio 2022]

Vicino al Rodano
«Tutto quello che desidera Renzi è qui, in questo piccolo centro congressi vicino piazza di Spagna», scrive Tommaso Rodano sul Fatto Quotidiano. La locuzione prepositiva corretta è vicino a. La preposizione a può essere omessa nelle forme colloquiali: «un supermercato vicino casa» (Lo Zingarelli 2021). Ma Rodano non parla: scrive. Male, si direbbe.
[27 febbraio 2022]

Anno più, anno meno
Marco Damilano si dimette polemicamente dall’Espresso con un saluto nel quale ricorda d’essere stato assunto «il primo marzo 2001»: «Lascio la direzione del settimanale dopo quasi quattro anni e mezzo di direzione e esattamente dopo ventidue anni di servizio prestato nella testata più importante del giornalismo italiano, un mito per chi fa il nostro mestiere». A parte il lapalissiano concetto del lasciare la direzione dopo la direzione, vorremmo fargli notare che dal 1° marzo 2001 al 4 marzo 2022 gli anni trascorsi sono 21, non 22. Quanto al fatto che abbia prestato servizio «nella testata più importante del giornalismo italiano», piacerebbe sapere quale sia la suprema autorità che ha conferito all’Espresso questo primato, di certo non riferibile al periodo in cui il direttore era Damilano.
[4 marzo 2022]

Mi Fazzo male da solo
«Qualcuno mente, nello strano affare dei quattro miliardi di aerei, sommergibili e navi da guerra che Leonardo e Fincantieri volevano vendere alla Colombia», scrive Luca Fazzo sul Giornale. Accidempoli, 4 miliardi di aerei, sommergibili e navi da guerra sono davvero tanti, se si considera che la Difesa degli Stati Uniti, la più potente al mondo, dispone di 13.398 aerei e 415 unità navali. Forse Fazzo voleva richiamare il valore economico dello «strano affare» (4 miliardi di euro? di dollari? di pesos colombiani?), nel qual caso dovrebbe però rinfrescare il suo italiano.
[4 marzo 2022]

Scivolate e scivoloni
In un servizio sulla Tim, Francesco Spini segnala sulla Stampa che le azioni risparmio sono scivolate a 22,58 euro. Peccato che siano invece finite a 0,2258. Quotazione aumentata del 9900 per cento. E che sarà mai?
[5 marzo 2022]

Terza classe immaginaria
Giovanni Maria Vian, direttore emerito dell’Osservatore Romano, in un’intervista concessa a Stefano Lorenzetto per il Corriere della Sera racconta di un viaggio «in terza classe» compiuto da Albino Luciani, all’epoca patriarca di Venezia e poi papa per un mese, al quale egli ha dedicato un libro. Una verifica avrebbe consentito di accertare l’infondatezza del dettaglio, perché la terza classe fu abolita dalle Ferrovie dello Stato nel 1956, mentre Luciani arrivò alla guida della diocesi veneziana nel 1969. A meno che Vian non intendesse riferirsi genericamente a un viaggio disagiato su panche di legno, che nella prima metà degli anni Settanta erano ancora presenti sui treni. Infatti molte vecchie carrozze di terza classe continuarono a essere usate dalle Fs anche dopo il 1956.
[5 marzo 2022]

Aveva solo un testicolo, nient’altro
Nella sua rubrica I grandi gialli su Specchio, supplemento della Stampa, Gianluigi Nuzzi ricostruisce la vicenda di Marco Bergamo, serial killer di Bolzano, cinque delitti in sette anni, condannato a quattro ergastoli e deceduto nel 2017: «Anche Marica Zorzi, prostituta tossicodipendente di soli 19 anni, lo aveva respinto o, peggio ancora, deriso per le difficoltà che l’uomo incontrava negli atti sessuali e per aver solo un testicolo». Quindi, se aveva solo un testicolo, oltre all’altro testicolo gli mancava pure il pene? O, più probabilmente, aveva un solo testicolo? Nuzzi scrive anche: «Colpa la psoriasi, colpa l’obesità». E qui ci arrendiamo (anche perché in una precedente puntata ci eravamo già imbattuti in «natale del 1992» con la minuscola e nella frase «infine l’ha coltellata con un coltello da cucina»).
[6 marzo 2022]

Credenti e non, uomini e no
Occhiello dal Corriere della Sera: «Le parole del Pontefice: entriamo in tempo di Quaresima, il nostro è un gesto per la pace in quel Paese. Lo seguono 270 politici. Tra loro credenti e non». Come più volte evidenziato in questa rubrica, l’avverbio negativo olofrastico (detto così perché, da solo, costituisce un’intera frase) è soltanto no, altrimenti Elio Vittorini non avrebbe intitolato Uomini e no il suo romanzo. Quindi bisognava scrivere «credenti e no».
[3 marzo 2022]

La lingua italiana è un optional
Sul Sole 24 Ore, Mario Cianflone ci illustra le ultime novità dell’automotive e in particolare dell’«intelligenza quasi artificiale dei sistemi Adas che abilitano la guida automatizzata». Quindi è un’intelligenza quasi umana? Parla «del sistemo Android Automotive». Sarà gender oriented o gender neutral come la voce che sostituirà Siri sugli iPhone? Cita «spotify». Ma non si chiama Spotify, nome proprio, quindi con la maiuscola? Scrive: «L’automobile è dunque diventato un punto di accesso». Informiamo Cianflone che la discussione sul sesso dell’automobile cessò ai tempi di Gabriele D’Annunzio: nel 1926 il Vate decise che era femmina. E ancora: «Il fuznionamento in sicurezza». E ancora: « La cybersecurity in auto impatto tanto quanto sulla sicurezza fisica della vettura quanto sulle informazioni sensibili in essa contenuta», frase in cui il tanto quanto in prima posizione e il quanto in seconda potrebbero derivare tanto da un maldestro taglia/incolla quanto da una serena ignoranza. E ancora: «Un impianto normativo, che frutto del lavoro di oltre 5 anni», senza il verbo è. E ancora: «È implementata fine dalle prime fase». E ancora: «Il prodotto di un integrazione digitale», anziché un’integrazione. E ancora: «La cosidetta», anziché cosiddetta; «unece», anziché invece; «stabiliscono una dunque una roadmap»; «dalle fase iniaziale»; «fino ali primi prototipo»; «fino alla manuntenzione». Titolo dello sproloquio: «Sulle auto connesse la sicurezza digitale non è più un optional». A differenza della lingua italiana, che si acquista a parte.
[1° marzo 2022]

Titolo out
Titolo dalla prima pagina del Giornale di Vicenza: «Diaw scatenato trascina il Lane. La zona play-aut ora a un passo». Quando la latinità prende il sopravvento.
[7 marzo 2022]

L’Urss e la Nato secondo Mieli
Sul Corriere della Sera, in un editoriale che analizza le cause remote della guerra in Ucraina, l’ex direttore Paolo Mieli scrive a proposito delle ex repubbliche sovietiche: «Se qualcuno avesse fatto una promessa più impegnativa, non si capirebbe come sia potuto accadere che ben quindici di queste repubbliche siano poi entrate nell’Alleanza atlantica senza che Gorbaciov si sia sentito in obbligo di denunciare la violazione del presunto patto». E nel capoverso successivo: «Neanche Putin, al potere da più di vent’anni, ha mai protestato per il fatto che quindici repubbliche ex sovietiche sono state inserite nell’Alleanza atlantica “a dispetto” di quel fantomatico impegno del ’91». Poiché l’Urss era formata da 15 repubbliche federate, se fosse esatto quanto affermato da Mieli significherebbe che avrebbero tutte aderito al Patto atlantico, compresa la stessa Russia, la quale oggi sarebbe dunque in guerra contro sé stessa. In realtà, le ex repubbliche sovietiche entrate nella Nato ci pare che siano soltanto tre: Estonia, Lettonia e Lituania.
[1° marzo 2022]

Dilaga la «truppite»
Dopo aver contagiato Alberto Simoni, corrispondente della Stampa da Washington («80mila truppe statunitensi dislocate in Europa»), e Claudio Pagliara, corrispondente della Rai da New York («190.000 le truppe ammassate al confine»), il morbo marziale colpisce anche Donato Bendicenti, corrispondente del Tg1 da Bruxelles. Il quale, riferendo nell’edizione delle 20 le misure adottate dalla Nato contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina, fa sapere che «ci sono molte migliaia di truppe già dispiegate». Ribadiamo che la definizione di truppa è «insieme di più unità di soldati di un esercito» e, al plurale, «insieme delle forze armate di uno Stato» (Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia). Attualmente i Paesi che fanno parte del Patto atlantico sono 30. Non si vede come possano disporre di «molte migliaia» di eserciti.
[25 febbraio 2022]

Lo posso torturare?
Incipit della rubrica I grandi gialli di Gianluigi Nuzzi su Specchio, supplemento della Stampa: «Da sempre la tortura è una delle più efficienti pratiche di potere che si basa sull’obbedienza e sull’accondiscendenza». Cioè il torturato è invitato a non muoversi?
[27 febbraio 2022]

Fare i Conti con il latino e il tedesco
Paolo Conti intervista sul Corriere della Sera la collega Giovanna Chirri, già vaticanista dell’Ansa, autrice dello scoop mondiale sulla rinuncia al papato da parte di Benedetto XVI, ma scivola sul latino, scrivendo Ingravescentem aeatem, invece di aetatem. Non gli va meglio con il tedesco: Hans Küng diventa «Kung», senza la dieresi, e la rivista Romanische Forschungen viene storpiata in «forschunger».
[24 febbraio 2022]

Crisanti sui Colli Iberici
«La villa di Crisanti: era abbandonata, 15 mila metri quadri, 7 bagni e scantinati “segreti”», titola l’Huffpost. «II gioiello del ’600 incastonato sui Colli Iberici è stato acquistato dal microbiologo», specifica il sommario. Non sapevamo che Crisanti avesse preso casa in Spagna. Comunque i Colli Berici restano in provincia di Vicenza.
[20 febbraio 2022]

Cordoni poco sanitari
«Prima donna guarita dall’Hiv grazie a un trapianto di cordone ombelicale», titola il sito della Repubblica. Vorremmo conoscere il chirurgo capace di una simile impresa, per stringergli la mano. Ma purtroppo si tratta solo di una semplificazione giornalistica priva di senso: nessuno trapianta cordoni ombelicali (e come? e in quale parte del corpo?). La procedura è ben altra: il sangue del cordone ombelicale fornisce cellule staminali emopoietiche; prelevate da un donatore sano, esse vengono trapiantate dopo una chemio-radioterapia.
[16 febbraio 2022]

Troppa immaginazione
Titolo dal sito del Corriere della Sera: «“Quei bravi ragazzi” è 7°, ma non immaginereste mai qual’è il primo, ecco i 10 migliori film degli anni ’90». Non avremmo neppure immaginato di leggere qual è con l’apostrofo.
[1° marzo 2022]

Fenoglio nato e morto lo stesso giorno
Altro titolo dallo stesso sito: «Cento anni fa nasceva Beppe Fenoglio, lo scrittore della Resistenza». Testo: «Il 1° marzo 1922 scompariva l’autore di “Una questione privata”». Un caso di morte in culla?
[1° marzo 2022]

Fare i conti con l’Ansa
Dall’Ansa: «Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha dato il via libera all’adesione dell’Italia alla proposta, su base volontaria, di rilascio coordinato di una quota delle proprie scorte petrolifere promossa dall’Iea, l’Agenzia internazionale dell’Energia, con un contributo di 2,041 milioni di barili - pari a 68,7 barili al giorno per 30 giorni - con l’obiettivo di ridurre il picco di prezzi a cui stiamo assistendo a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina». L’errore è doppio: 68,7 barili al giorno diventano 2.061 in un mese. E anche aggiungendo a 68,7 la parola milioni, il conto finale sarebbe di 2,061 milioni, e non 2,041 milioni.
[2 marzo 2022]

Cui pro quo
Editoriale di Davide Tabarelli sul Sole 24 Ore: «Dopo decenni in qui la raffinazione italiana è stata dimenticata». Dev’essersi trattato di un qui, anzi un cui, pro quo.
[1° marzo 2022]

Agenti segreti
«Dovetti discutere con Erik Lindner, il più duro agente letterario d’Europa», fa sapere Luca Barbareschi, intervistato da Elvira Serra sul Corriere della Sera. Notifichiamo a entrambi che si chiamava Erich Linder.
[16 febbraio 2022]

«Anime morte» a Kiev?
Nel suo editoriale di prima pagina, il direttore della Stampa, Massimo Giannini, parla di Kiev: «Mentre osserviamo la capitale-fantasma, dove gli umani vagano come le “anime morte” di Gogol, ucraino anche lui, i missili Grad devastano i palazzi e i tank travolgono le auto». Non si comprende che cosa c’entri il romanzo di Nikolaj Gogol’, ambientato ai tempi della Russia imperiale, nel quale il protagonista si prefigge di fare fortuna comprando a buon mercato i servi della gleba morti dopo l’ultimo censimento ma ancora vivi ai fini delle tasse – le cosiddette «anime morte», appunto – in modo da trasferirli sulla carta in un governatorato dove vengono concessi ampi latifondi a chi possiede un vasto numero di contadini. Non ci pare d’aver visto servi della gleba che vagano nelle strade di Kiev dopo aver deposto l’aratro per imbracciare il kalashnikov.
[27 febbraio 2022]

Quel mago di Waltz
Su Domenica, inserto del Sole 24 Ore, il coltissimo Mephisto Waltz si occupa di favole e dei fratelli Grimm: «Dopo di loro Christian Andersen (1805-75) con La regina sul pisello e La regina delle nevi, Collodi (1826-90), Lewis Carroll con Alice nel Paese delle meraviglie e mettiamoci pure Il mago di Oz, film del 1939». Non c’era alcun bisogno di mischiare la letteratura con il cinema: The Wonderful Wizard of Oz è innanzitutto un romanzo di Lyman Frank Baum edito nel 1900. Senza contare che di pellicole dedicate al Mago di Oz ne uscirono sugli schermi ben cinque, prima di quella del regista Victor Fleming nel 1939: The Wonderful Wizard of Oz nel 1910; The Patchwork Girl of Oz nel 1914; His Majesty, the Scarecrow of Oz e The Magic Cloak of Oz sempre nel 1914; The Wizard of Oz nel 1925, interpretato da un giovane Oliver Hardy. Mephisto Waltz si mostra poco ferrato anche in storia della tv, perché fa risalire l’apparizione della «pubblicità del Cynar contro il logorio della vita moderna» ai «primi televisori in bianco e nero degli anni Cinquanta». Come invece registra Marco Giusti nell’imperdibile Il grande libro di Carosello (Sperling & Kupfer), il claim «Contro il logorio della vita moderna» compare per la prima volta solo nel 1963 e verrà replicato fino al 1967 con testimonial Ernesto Calindri, «l’uomo-Cynar (o l’uomo-carciofo)».
[27 febbraio 2022]

Il postcalendario di Maffettone
Nel medesimo inserto culturale del Sole 24 Ore, il filosofo Sebastiano Maffettone si sofferma su «un buon numero di autori che nel corso degli anni 1990 hanno impiegato il termine postumano». Siamo anche al postcalendario.
[27 febbraio 2022]

Missili vaganti
Dal Corriere della Sera: «Missili intercontinentali saranno lanciati dalla Russia europea verso l’Estremo Oriente e viceversa. Sia da sommergibili che da silos terrestri. Un sub della flotta del Nord dovrebbe lanciare verso il poligono di Kura, situato nella penisola di Kamchatka, di fronte al Giappone». Un palombaro con il lanciamissili? Non ci risulta che sub (accorciativo di subacqueo) sia diventato sinonimo di sottomarino. Tranne che nella lingua inglese per submarine. Solo che il Corriere si pubblica in Italia. Resta poi il mistero di quel viceversa. Chi lancerà missili dall’Estremo Oriente verso la Russia?
[19 febbraio 2022]

Relazioni pericolose
Didascalia lapalissiana dalla Repubblica: «Luca Sacchi e Anastasiya Kylemnyk all’epoca della loro relazione interrotta dall’omicidio di Luca nell’ottobre 2019». Pensa te se fosse proseguita.
[12 febbraio 2022]

Bocche poco cucite
Giacomo Salvini sul Fatto Quotidiano: «Bocche cucite invece filtrano da Arcore». Come facciano a filtrare le bocche cucite, solo lui lo sa.
[27 febbraio 2022]

Latinorum a San Pietro
Sul Tempo, Luigi Bisignani, sempre informatissimo sugli interna corporis vaticani, stavolta scivola sul latino: «Venti di guerra anche a San Pietro, dove la diplomazia vaticana pare non abbia apprezzato la visita sine notitiam di Bergoglio all’Ambasciatore russo nonché ex Ministro della Cultura di Putin, Alexander Avdeev». Sine ira et studio, ci permettiamo, con Tacito, di segnalare che sine regge l’ablativo, non l’accusativo, e che bisognava perciò scrivere sine notitia, non sine notitiam.
[27 febbraio 2022]

Fuso dall’orario
«Alle 4, nel buio della notte invernale di Mosca, ore sei in Italia, Vladimir Putin aveva annunciato l’inizio dell’“operazione speciale per proteggere chi è discriminato, e disarmare e denazificare l’Ucraina”», scrive Renato Farina su Libero. Non sarà un po’ fuso? Alle 4 di notte, ora di Mosca, in Italia sono le 2, non le 6.
[25 febbraio 2022]

Lezioni di guida
Simonluca Pini prova per Il Sole 24 Ore la rinnovata Škoda Kodiak e ci fa sapere che «nel dettaglio spicca il cofano più alto, la calandra rivista e nuovi fascioni paraurti». Tre soggetti con il verbo al singolare. Vroom!
[26 febbraio 2022]

Val di Non, provincia di Bologna
Sul Venerdì di Repubblica, recensendo il libro La cucina di montagna, Micol Passariello suggerisce: «I canederli sono un grande classico, da assaggiare con la mortadella della Val di Non». Sacrilegio! Non esiste la mortadella della Val di Non, territorio che infatti non si trova in provincia di Bologna bensì di Trento. C’è invece la mortandela, anch’essa un salume, ma fatto con carne e fegato di suino macinati, conditi con spezie e vino.
[28 gennaio 2022]

Gentili persevera
«Dopo le infinite polemiche che hanno accompagnato le vicende sportive del campione No vax Novak Djokovic, la sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali si è espressa così riguardo la partecipazione del tennista serbo agli Internazionali di Roma», scrive Veronica Gentili nella sua rubrica del lunedì sul Fatto Quotidiano. Si dimostra così perseverante nell’errore: poche settimane fa aveva citato «le perplessità riguardo l’ultimo decreto vaccinale». La locuzione prepositiva corretta è riguardo a, e non riguardo il, avendo come significato «in relazione a, per quanto si riferisce a».
[21 febbraio 2022]

Dilaga il «brucculino»
L’italiese inaugurato da Alberto Simoni, corrispondente della Stampa da Washington, che di recente ha scritto «delle 80mila truppe statunitensi dislocate in Europa», dilaga oltreoceano. Claudio Pagliara, corrispondente della Rai, in diretta da New York nel Tg1 delle 20, dice che «sono, secondo le ultime previsioni, 190.000 le truppe ammassate al confine, le truppe russe». È appena il caso di ricordare agli illustri colleghi, traviati dal «mericano brucculino», che la definizione di truppa, nel Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia, è «insieme di più unità di soldati di un esercito» e, al plurale, «insieme delle forze armate di uno Stato». Ci pare piuttosto improbabile che il pur nerboruto Vladimir Putin possa disporre di 190.000 eserciti.
[18 febbraio 2022]

Carenze acute
Analisi di Mario Deaglio sulla Stampa: «Vi è carenza acuta non solo di muratori e di autotrasportatori ma anche di giovani creativi che usino bene le nuove tecnologie, che conoscano contabili e amministrative le tecniche». Anche carenza di redattori che ripassino gli articoli dei collaboratori.
[15 febbraio 2022]

Porta Cicca inglisc
Il coltissimo Mephisto Waltz palesa incertezza, e non è per la prima volta, quando usa la lingua del Bardo su Domenica, supplemento culturale del Sole 24 Ore. La sua rubrica, che tratta dell’agricoltura biodinamica bocciata dalla Camera, reca il titolo «Rolling in her grave», rivoltarsi nella tomba, frase idiomatica che in inglese ha il medesimo significato dell’italiano. Ma il dettaglio – in cui si annida il diavolo, come Mephisto ben sa – è che si dice «turning in her grave» ovvero «rolling over in her grave». E non lo affermiamo noi, bensì Il Ragazzini 2021 («turn in his grave», far rivoltare qualcuno nella tomba) e anche l’Oxford English Dictionary. Qui siamo di nuovo, con tutta evidenza, al Porta Cicca inglisc.
[20 febbraio 2022]

Regine e talebani
Vittorio Sabadin ricorda sulla Stampa che «al funerale di Giorgio VI parteciparono tre regine inglesi: sua madre Mary, sua moglie Elizabeth e sua figlia Elisabetta» e che costoro «erano tutte vestite di nero, con un velo a coprire il viso, come donne talebane». Non esistono le donne talebane (verrebbe da dire che per i talebani non esistono proprio le donne). Talebano deriva dalla parola talib, che in pashto significa studente. I talebani sono fondamentalisti islamici formatisi nelle scuole coraniche afghane e pakistane. Mai viste femmine accanto ai maschi nelle madrasse. L’espressione «donne talebane» presuppone un’etnia immaginaria. Inoltre Sabadin, che è nato nel 1950, dovrebbe sapere che in tutto il mondo cattolico e anglicano fino agli anni Sessanta le donne portavano il velo in chiesa (per non parlare del mondo ortodosso). Si trattava di un pizzo nero trasparente, non di un burqa. Nel funerale che egli cita, i volti delle tre donne della famiglia reale britannica erano perfettamente riconoscibili, come documentano le foto dell’epoca.
[5 febbraio 2022]

Corteggiamenti
Roberta Scorranese sul Corriere della Sera: «La filigrana di questa mostra, però, rimanda ad altro. Per esempio a Maria Savorgnan ed Elisabetta Querini, corteggiate dagli». Piuttosto evanescenti come spasimanti.
[19 febbraio 2022]

Repubblica da Formula 1
Titolo dalla pagina Facebook della Repubblica: «Alessandro Nannini, tasse non pagate per oltre un milione: l’ex pilota Ferrari rischia il processo per bancarotta». Nannini non ha mai corso con la Ferrari: nel 1991 la casa di Maranello gli offrì un contratto, ma lui lo rifiutò. Peraltro Olivia Dabbene nel pezzo scrive che il fratello della cantante «fu pilota di successo per la Bennetton della seconda metà degli anni ’80». Una scuderia fantomatica.
[4 febbraio 2022]

Ritirato a sua insaputa
«“Mi ritiro a 73 anni, come Jack Nicholson”: con un post l’addio alle scene di Ivano Marescotti», titola il Corriere di Bologna. Nel testo, Silvia Maria Dubois precisa: «Classe 1946, nato a Bagnacavallo, nella Bassa Romagna». Diremmo pertanto che Marescotti s’è ritirato già tre anni fa, a sua insaputa.
[10 febbraio 2022]

Stona, inquieta, disturba, scuote, disorienta
Dall’editoriale del direttore della Gazzetta di Mantova, Enrico Grazioli, in prima pagina: «E sentirsi giudicati da qualcosa o qualcuno che non ha avuto cura di come durante la pandemia veniva avanzando il processo di formazione che ora verrà processato stona, inquieta, disturba, scuote». Soprattutto disorienta: non ci abbiamo capito una mazza.
[13 febbraio 2022]

I 150 anni della Repubblica
«Il ricordo più bello della sua esperienza in Parlamento?», chiede Elvira Serra all’attore Luca Barbareschi, intervistandolo sul Corriere della Sera. Risposta: «Le celebrazioni per i 150 anni della Repubblica. Sono entrato con al braccio il Tricolore del mio papà, partigiano bianco». Evidentemente intervistato e intervistatrice fanno coincidere la nascita della Repubblica con la proclamazione dell’Unità d’Italia. Comunque Barbareschi potrà rivivere il suo ricordo più bello nel 2096, visto che nel 2011, quando si festeggiò il 150° dell’Unità, la Repubblica, nata nel 1946, aveva solo 65 anni.
[16 febbraio 2022]

Mi appello alla clemenza della morte
Dopo la bocciatura del referendum sull’eutanasia, decisa dalla Corte costituzionale, Caterina Pasolini intervista sulla Repubblica la scrittrice Dacia Maraini e le prospetta questa osservazione: «Lo Stato non punisce il suicida». Vostro onore, mi appello alla clemenza della morte. (Ecco la prova che la morte estingue il reato).
[16 febbraio 2022]

Le 80mila truppe
Alberto Simoni, corrispondente della Stampa da Washington, parla della Germania, che «sul suo territorio ospita il grosso delle 80mila truppe statunitensi dislocate in Europa». In effetti spesso si esprimono così le 10.000 genti nei giornali.
[16 febbraio 2022]

Io lo faccio cambiare idea
Nella sua rubrica A fil di rete, sul Corriere della Sera, Aldo Grasso parla di Alexandre Gustave Eiffel, artefice del celeberrimo monumento parigino: «Che cosa lo fece cambiare idea e disegnare un progetto allora avveniristico come la torre che porta il suo nome?». Avveniristico anche il pronome lo al posto di gli, professore.
[16 febbraio 2022]

Va’ non va
Incipit dell’editoriale di Maurizio Belpietro sulla Verità: «Susanna Tamaro scrisse quasi trent’anni fa un libro di successo che si chiamava Va dove ti porta il cuore». Lo stesso errore è ripetuto nel periodo conclusivo: «Alla fine, l’autrice di Va dove di (sic) porta il cuore ricorda al premier il gioco dell’infanzia». Il romanzo si chiama tuttora Va’ dove ti porta il cuore, con il va’ apostrofato, segno del troncamento (di vai) contemplato dall’imperativo presente del verbo andare.
[17 febbraio 2022]

1.000 è la metà di 500
Da un servizio di Nadja Bartolucci, apparso sul sito di Prima Comunicazione, mensile specializzato sul mondo dei mass media, apprendiamo che secondo Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, la situazione patrimoniale dell’Inpgi (Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani) «era oggettivamente troppo stretta per essere recuperata, il disavanzo era insostenibile», in quanto «il numero degli entranti nel mercato del lavoro, circa 1.000 è la metà di coloro che vi escono (500)». A parte il vi al posto del ne, se 1.000 è diventato la metà di 500, ci pare che il giornalismo non abbia futuro, e non ci riferiamo agli aspetti previdenziali.
[2 febbraio 2022]

Le tariffe caleranno nel 20220
Di norma, in questa rubrica vengono condonati i refusi (inevitabili nel nostro mestieraccio), tranne nei casi in cui sortiscono effetti esilaranti. E questo di Fausta Chiesa, apparso su L’Economia, supplemento del Corriere della Sera, a prescindere dal «periodo del boom» e dal «boom di questo periodo», ci pare rimarchevole: «L’accelerazione si registra proprio nel periodo del boom dei prezzi dell’energia e del caro-bollette, per sfruttare la possibilità di avere offerte a un prezzo inferiore rispetto al boom di questo periodo, che gli analisti ritengono calerà a partire dal secondo semestre 20220». Siete avvisati.
[4 febbraio 2022]

Piatire non pietire
«Chi esce parecchio ammaccato da questa tornata è Mario Draghi che abbandonata la sua algida figura è stato visto aggirarsi nelle vie intorno a Palazzo Chigi e a Montecitorio con un piattino in mano per pietire i voti da questo o da quello», scrive Massimo Fini sul Fatto Quotidiano. Il verbo corretto è piatire, mentre pietire è da evitare (Lo Zingarelli 2022).
[1° febbraio 2022]

Sul pianto giuridico
Dalla Gazzetta di Mantova: «L’infermiera, sottoposta a cure mediche, ha riportato lesioni personali al capo giudicate guaribili in 21 giorni salvo complicazioni. Per il ragazzo sono inevitabili le conseguenze sul pianto giuridico: per lui è scattata una denuncia a piede libero per il reato di lesioni aggravate». In attesa di capire quali siano le lesioni impersonali, concordiamo sul fatto che la giustizia è un pianto greco.
[18 gennaio 2022]

C’è mese e Mese
Nella sua rubrica del lunedì sul Fatto Quotidiano, Veronica Gentili parla dell’«ultimo fine settimana di Ottobre» e di «un acquazzone di fine Marzo». Probabilmente crede che siano divinità greche. (Come già insegnava Aldo Gabrielli nel suo Dizionario linguistico moderno, edito nel 1956, i nomi dei mesi vanno «scritti sempre con lettera minuscola considerandoli nomi comuni e non propri». Fanno eccezione i soli nomi dei mesi in eventi particolari, quali il Maggio fiorentino o il Giugno pisano).
[14 febbraio 2022]

Articoli di fondo poco articolati
In un editoriale di prima pagina, il direttore di Libero, Alessandro Sallusti, scrive: «Questa è la prima di una serie di domande che oggi poniamo sullo scandalo che sta emergendo riguardo la trasmissione Report e il suo conduttore Sigfrido Ranucci». La forma corretta della locuzione prepositiva è riguardo a, la quale, quando si fonde con gli articoli determinativi, diventa riguardo al, allo, ai, agli, alla, alle, e dunque, nel caso specifico «riguardo alla trasmissione». Più avanti, Sallusti s’interroga su Ranucci che «prova a comperare con triangolazioni illecite dossier su la vita privata di un politico». Con tanti saluti alla preposizione articolata sulla.
[13 febbraio 2022]

Ma ci faccia la chiarezza!
Sulla medesima vicenda, Sigfrido Ranucci viene intervistato da Antonella Baccaro del Corriere della Sera. Domanda: «La Lega ha chiesto che la vicenda venga portata a conoscenza dei presidenti delle Camere perché facciano chiarezza». Risposta: «Allora si facesse chiarezza anche sull’uso dei dossier anonimi da parte dei politici contro i giornalisti». A Ranù, ma perché parli come magni?
[10 febbraio 2022]

Accordo separato planetario
Da un’intervista del Manifesto con Francesco Sinopoli, segretario Fic Cgil, scopriamo che «dopo lo sciopero generale del 10 dicembre è accaduto un fatto senza precedenti nella storia sindacale della scuola: è stato firmato un accordo separato sulla mobilità di 1200 milioni di lavoratori con un sindacato (la Cisl, ndr) che rappresenta una minoranza mentre la maggioranza non è stata messa in grado di trattare». A noi sembra più che altro un fatto senza precedenti nella storia dell’umanità, considerato che l’accordo riguarda quasi un settimo della popolazione mondiale.
[11 febbraio 2022]

Nuzzi ci fa piangere senza lacrime
Gianluigi Nuzzi intervista, su Specchio della Stampa, l’ingegner Elvo Zornitta, accusato di essere l’Unabomber che tra il 1994 e il 2006 «terrorizzò il triveneto e l’Italia intera facendo brillare ordigni mimetizzati ovunque». Tralasciando che lo Zingarelli prescrive che Triveneto sia scritto «con iniziale maiuscola», come del resto tutti i nomi geografici, ecco la conclusione di Nuzzi: «Zornitta scoppia a piangere ma trattiene le lacrime, compie una fatica enorme per non farmi sentire il suo dolore, proteggere la sua dignità e tornare a una qualche forma di vita». Possiamo paragonarla alla tredicesima fatica di Ercole, considerato che piangere significa, per il succitato dizionario, «versare lacrime».
[13 febbraio 2022]

Guida spericolata
Simonluca Pini sul Sole 24 Ore: «Tra i primi ad aver creduto nell’importanza del software, da anni al lavoro su C.A.S.E (acronimo di Connected, Autonomous, Shared & Services, Electric) come sottolineato dagli investimenti miliardari». Se vuole dirci qual è il soggetto del periodo, magari ne capiamo di più. E subito dopo: «Per la trasformazione in un futuro guidato dal software e a zero emissioni, il marchio sdi (sic) Stoccarda ha firmato un piano di investimenti di oltre 60 miliardi di euro». A Stoccarda hanno sede sia Mercedes che Porsche. A quale casa automobilistica si riferirà Pini, tenuto conto che il periodo precedente cominciava così: «Passando a Renault»?
[8 febbraio 2022]

Berlusconi dà il «La»
Il Corriere della Sera pubblica un’intervista con Silvio Berlusconi, firmata da Paola Di Caro. «Presidente: si è detto che il suo ultimo ricovero sia stato per lei una prova “durissima”: adesso come sta?». Risponde l’ex premier: «Ora sto bene, La ringrazio». Solo Berlusconi sarebbe in grado di usare i pronomi femminili con la maiuscola mentre parla. Ma, date le circostanze, siamo più propensi a ritenere che siano state pubblicate intonse le risposte date dal Cavaliere per iscritto.
[4 febbraio 2022]

Attualmente al 31 gennaio
Dalla Gazzetta di Mantova: «Al 31 gennaio i mantovani attualmente positivi al Covid sono risultati 26.707, un numero mai registrato prima nei due anni di pandemia». Dato che la notizia è stata pubblicata il 7 febbraio, va’ a capire il significato di attualmente nel lessico mantovano.
[7 febbraio 2022]

Generi e cognati
Dal sito della Repubblica: «Iñaki Urdangarin fotografato mano nella mano con una collega d’ufficio dello studio legale di Vitoria, dove il genero di re Felipe VI sconta in regime di semilibertà la condanna a 5 anni per corruzione». Urdangarin, marito dell’infanta Cristina di Borbone, è nato nel 1968, lo stesso anno in cui venne alla luce Filippo VI di Spagna, per cui, se non altro per ragioni anagrafiche, tenderemmo a escludere che possa esserne il genero. Cognato andrebbe bene? Dopotutto, è il marito della sorella.
[21 gennaio 2022]

E per fortuna che è stato sindaco di Firenze
L’ufficio stampa di Matteo Renzi replica sul Corriere della Sera allo scoop dello stesso giornale, relativo a 1,1 milioni di euro incassati dall’ex premier per «prestazioni fornite in qualità di consulente all’Arabia Saudita»: «Illegale è la pubblicazione di questo materiale – dice la nota – che esce da uffici pubblici e arriva di volta in volta in redazioni diverse con l’unico obiettivo di attaccare il senatore Renzi. La violazione del segreto istruttorio, del segreto bancario, della privacy sono illegali». La violazione sono. Si tenga da conto lo staff, presidente: ci pare di prim’ordine.
[7 febbraio 2022]

Darla via in modo ponderato
«Melinda French Gates non ha più intenzione di finanziare la Fondazione del marito Bill dopo il divorzio», scrive Open, giornale online fondato da Enrico Mentana. E aggiunge: «Melinda ritiene che ci sia “troppa ricchezza concentrata nelle mani di una sola persona” e crede che l’unica cosa responsabile da fare sia “darla via nel modo più ponderato possibile”». È quello che pensano anche le signore abituate a frequentare la via Cristoforo Colombo e la via Salaria a Roma.
[3 febbraio 2022]

Tempo irreale/1
Nella sua rubrica Tuttifrutti sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella affronta la questione dei tempi «biblici» per il completamento del Mose di Venezia. Nel ricostruire la cronologia delle dighe mobili, rileva: «Ben 53 anni dopo la disastrosa alluvione del 1969, è arrivato infatti l’ennesimo rinvio». Ma l’alluvione che sommerse Venezia non fu il 4 novembre 1966? Ergo, gli anni trascorsi sono 55.
[2 febbraio 2022]

Tempo irreale/2
Passata una settimana, Gian Antonio Stella concede il bis nella medesima rubrica, commemorando Alfredo Vinciguerra, compianto direttore della rivista Tuttoscuola, del quale riporta alcuni profetici giudizi. Ecco la conclusione: «A proposito: questo articolo, ripreso nell’ultimo numero della rivista, diretta dal figlio Giovanni, per ricordare a trent’anni dalla morte quel grande giornalista che se ne andò troppo giovane dopo aver dedicato la vita intera alla scuola, agli insegnanti, agli alunni, è del 6 ottobre 1976. Quarantotto anni fa. Pare scritto ieri mattina». In realtà gli anni sono 45, non 48. Ne saranno trascorsi 46 il 6 ottobre 2022. Si direbbe che il tempo sia una categoria estranea a Stella, della qual cosa ci rallegriamo vivamente.
[9 febbraio 2022]

Morire a Udinese
Dal sito della Gazzetta del Sud: «Si è spento a Udinese all’età di 80 l’ex presidente del Venezia e del Palermo, Maurizio Zamparini». Quando la geografia si arrende al tifo.
[1° febbraio 2022]

Un neonato di 80 anni
Titolo dalla pagina Facebook del Fatto Quotidiano: «Intervento record al cuore su neonato di 80 anni al Policlinico San Donato». La notizia puntualizza: «Il cuore di Andrei in alcuni momenti superava i 250 battiti al minuto». Ecco perché appena nato ha già compiuto 80 anni. (Facciamo comunque notare che nei neonati fino a un mese di vita la frequenza cardiaca da 70 a 190 battiti per minuto è considerata normale).
[8 febbraio 2022]

Onorevole compostaggio
Il Corriere della Sera riferisce che Nino Di Matteo, magistrato antimafia e togato indipendente del Consiglio superiore della magistratura, all’ottavo scrutinio per il Quirinale «era stato candidato da Alternativa, gruppo compostato da parlamentari ex M5S». È finalmente cominciato il trattamento ecologico dei rifiuti di Montecitorio?
[30 gennaio 2022]

Dettagli poco Fini
In un commento, peraltro pregevole, dedicato alla drammatica questione della denatalità in Italia, Massimo Fini osserva sul Fatto Quotidiano: «Ma basta risalire solo a due o tre generazioni fa e vediamo che le coppie, anche quelle in male arnese, facevano cinque, sei a volte dieci figli». Verissimo. Tuttavia per la lingua italiana la locuzione corretta è male in arnese, benché Fra Melitone nel quarto atto della Forza del destino di Giuseppe Verdi canti: «Qual boria! è un male arnese», che però nulla ha a che vedere con l’espressione essere male in arnese, cioè «essere in cattive condizioni, in stato non buono» (Lo Zingarelli 2022). Poco più avanti, Fini ricorda che «in un reportage fatto per Pagina (“La Puglia dei miracoli”) che è del 1982 – non siamo quindi nel Plestocene – si considerava una fortuna aver avuto molti figli». Altrettanto verissimo. Però il primo periodo dell’era quaternaria, quello delle glaciazioni, si chiama Pleistocene, con la «i», o Plistocene, non Plestocene.
[5 febbraio 2022]

La Procura Saporito
Sommario da un titolo della Verità: «Secondo la Procura Saporito investiva per le cosche». La famosa magistratura Slow food. (Con una virgola dopo «Procura», l’ordine giudiziario era salvo).
[30 gennaio 2022]

Del Covid ne abbiamo abbastanza
Titolo dal sito del Corriere della Sera: «Paura in casa Johnson: la figlia del premier è stata “abbastanza male” dal Covid. Ora sta guarendo». Abbastanza significa «quanto basta». Quanto virus basterà per stare male? E non ci soffermiamo sul dal, perché non troviamo le parole per farlo.
[20 gennaio 2022]

Plotone d’esecuzione
Dalla Gazzetta di Mantova: «C’è un plotone di 1.300 lavoratori mantovani, per lo più donne». Il plotone comprende da 20 a 30 militari di truppa (Treccani) o da 25 a 50 (Enciclopedia Britannica). Questo semmai è un battaglione (da 500 a 1.000 uomini), quasi un reggimento (da 1.500 a 3.000).
[29 gennaio 2022]

D’altro lato
Francesco Battistini, inviato del Corriere della Sera a Kiev, intervista l’ex presidente ucraino Petro Poroshenko, che si lamenta: «Siamo circondati su tre lati. Le truppe russe, in questi mesi le abbiamo monitorate da vicino». Circondare significa «cingere da ogni parte, chiudere tutt’intorno». Se Poroshenko è circondato, come fa ad avere un lato libero? Se conta i lati dell’assedio, significa che non è circondato.
[1° febbraio 2022]

Terapie
Titolo dalla Repubblica: «Ferrara ha un infarto. “Sta meglio”». Ah, ecco perché se l’è fatto venire.
[29 gennaio 2022]

Sforza, anzi Scalfari
Occupandosi di Maria Elisabetta Alberti Casellati, impallinata dai franchi tiratori nella corsa al Quirinale, Filippo Ceccarelli la accomuna sulla Repubblica a tre personaggi del passato: «Il Conte Sforza, per dire, “che portava la sua testa come il Santissimo in processione”, il superbo e ricco Merzagora, il grintoso e autoritario Fanfani». Stupisce che Ceccarelli sia dovuto risalire così a ritroso nel tempo, visto che il primo degli esempi citati lo aveva in casa. È infatti Eugenio Scalfari, fondatore della Repubblica, a portare in giro la sua testa come se fosse il Santissimo in processione. A dirlo era il suo vecchio amico e socio Carlo Caracciolo, l’editore che con lui diede vita nel 1976 al quotidiano sul quale si esercita Ceccarelli. Lo testimonia il compianto collega Giampaolo Pansa, che riporta quella frase, attribuendola a Caracciolo, in almeno quattro dei suoi saggi: Il Revisionista (2011), La Repubblica di Barbapapà (2013), Tipi sinistri (2013), La destra siamo noi (2016). E lo stesso fa Paolo Guzzanti, altra grande firma della vecchia guardia «repubblicana», in Guzzanti vs Berlusconi (2009). Forse Caracciolo usava per Scalfari un’espressione riferita in passato al conte Carlo Sforza, ministro degli Esteri dal 1920 al 1921 nel governo di Giovanni Giolitti e poi dal 1947 al 1951? È possibile. Ma scarsamente documentato. A rievocare la circostanza è Indro Montanelli in un elzeviro apparso sulla terza pagina del Corriere della Sera il 12 maggio 1949, nel quale il grande giornalista dà conto di un suo incontro con Francesco Saverio Nitti, «uno degli uomini più odiati d’Italia». Del senatore, già presidente del Consiglio dal 1919 al 1920, Montanelli virgoletta questo giudizio: «Una brava persona... ben preparata... che ha letto molto, ha viaggiato... un uomo di mondo... porta in giro la sua testa come un prete porterebbe in processione il Santissimo...». Però non fa il nome del titolare di tanta capoccia. Era il conte Sforza? Di sicuro Ceccarelli, da formidabile topo d’archivio qual è, saprà fornirci la prova.
[29 gennaio 2022]

Il prefetto 2 Novembre
Giulia Cazzaniga intervista sulla Verità l’ex magistrato Augusto Sinagra. Domanda: «Il Covid come la mafia?». Risposta: «La mafia non è invincibile, nessuna associazione a delinquere non può essere sgominata. Il Fascismo – e la prego di scriverlo con la maiuscola – ci riuscì con il prefetto Morti. Con metodi forti e pesanti, certo, ma riuscì». Il cambio di cognome appare eccessivo: nonostante le maniere ruvide, il «prefetto di ferro» Cesare Mori non ammazzava i mafiosi: si limitava a farli arrestare.
[7 febbraio 2022]

Calabria, España
Titolo dal sito della Repubblica: «La scossa di terremoto al largo di Vibo Valencia». Testo della notizia: «Il terremoto, spiegano dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), è avvenuto in mare al largo golfo (sic) di Vibo Valencia a una distanza di circa una decina di chilometri da vari centri come la stessa Vibo Valencia». Hola, ecco dimostrata tre volte la valentia del redattore.
[20 gennaio 2022]

Supplementi poco culturali
Su Robinson, nel sommario di un articolo dedicato a Vita del signor de Molière di Bulgakov, si legge: «Nel 1933 Michail Bulgakov scrive la biografia del romanziere francese». Nel supplemento culturale della Repubblica devono avere le idee un po’ confuse: Jean-Baptiste Poquelin detto Molière era un commediografo, non un romanziere.
[15 gennaio 2022]

Non va per il Sottile
Francesca D’Angelo su Libero intervista Salvo Sottile, che conduce I fatti vostri su Rai 2. Questa l’ultima domanda: «Cosa ricorda del Sottile che esordiva, 30 anni fa, al Tg5?». Risposta: «Che correva come un pazzo su e giù per la Sicilia! Facevo così tanti pezzi che alla fine a Mediaset convenì assumermi anziché pagarmi a cottimo». Titolo dell’intervista: «“Il direttore di Rai3? Scorretto”». Allora sono scorretti in due: il passato remoto del verbo convenire alla terza personale singolare è convenne, non convenì.
[22 gennaio 2022]

Interrogatori fuori dal tempo
In un articolo del Corriere della Sera riguardante il processo vaticano che coinvolge il cardinale Angelo Becciu, a firma di Fabrizio Massaro e Mario Gerevini, si legge: «Ma ciò che più conta è che lo stesso Perlasca, nell’interrogatorio del 31 novembre 2020 a un certo punto afferma: “...Comunque tutto questo è nella registrazione, su dello Scarpone”». Trentun giorni ha novembre, con april, giugno e settembre. Deve essersi trattato di un interrogatorio fuori calendario.
[29 gennaio 2022]

Anacoluto partenopeo
Incipit della rubrica quotidiana di Concita De Gregorio sulla Repubblica: «In Il mare non bagna Napoli, che se non avete ancora letto lasciate ora queste righe e vi prego andate a farlo, uno dei racconti di Anna Maria Ortese – la più grande dei grandi – s’intitola La città involontaria». Più che un anacoluto, ci pare un anaconda. Ti stritola.
[29 gennaio 2022]

E vabbè, è morto
Surreale Prima pagina, rassegna stampa di Radio 3, nella conduzione di Daniela Preziosi, la giornalista di Domani che di recente era riuscita a mettere in bocca all’incolpevole Marzio Breda, quirinalista del Corriere della Sera, questa frase: «Ho dubbi ma dubito che il centrodestra sarà compatto». In trasmissione Preziosi parla di due gravi incidenti sul lavoro: un operaio stritolato ad Arezzo da una tramoggia (che lei chiama «camoggia, una sorta di imbuto dove vengono smaltiti gli scarti di produzione») e – risatina – «un boscaiolo trovato travolto da un tronco a Bolzano». Conclusione: «E vabbè, insomma, volevo dirlo». Allegria.
[27 gennaio 2022]

Terreno sminato
Apprendiamo da Tommaso Labate (Corriere della Sera) che «il senatore Quagliariello – insieme ad esponenti del mondo centrista come Maurizio Lupi e Giovanni Toti – ha lavorato per sminare il terreno dal possibile blitz del centrodestra sulla candidatura Casellati». Come si farà a sminare un terreno da un blitz? Per definizione, il blitz è caratterizzato dall’imprevedibilità dell’attacco e dalla rapidità dell’esecuzione. In senso giornalistico, un’azione di forza molto rapida, un colpo di mano. Toti si chiama Giovanni, non Enrico. Gli manca la stampella per avventurarsi in un’impresa del genere.
[27 gennaio 2022]

Domani è uguale a ieri
Sommario da un inserto speciale di Domani per l’elezione del capo dello Stato: «Ma il passato insegna che è solo un’escamotage». Ma il passato insegna anche che lo stesso identico sommario con lo stesso identico strafalcione (escamatoge è sostantivo maschile, quindi non richiede l’apostrofo) era comparso anche il 29 dicembre. Devono essere abbonati a Domani.
[23 gennaio 2022]

Giocondità
L’inchiesta di apertura dell’Espresso sull’elezione del nuovo capo dello Stato reca questo titolo: «Di luce e ombra la strategia del candidato». Sommario nella pagina successiva: «Mario Draghi è stato costretto a intervenire. Come se la Gioconda facesse l’occhiolino». Tutto chiaro.
[23 gennaio 2022]

Fico trasloca dalla Camera al Senato
«Quirinale, Fico contro il “voto segnato”: leggerà solo il cognome della persona votata», annuncia La Repubblica via Twitter. «ll presidente del Senato, dopo una verifica dei precedenti, ha scelto un’interpretazione restrittiva». Non bastava rimpiazzare il presidente della Repubblica: è cambiato anche quello della Camera.
[24 gennaio 2022]

Benedetta autrice
La scrittrice e critica letteraria Benedetta Craveri, nipote del filosofo Benedetto Croce, in un titolo del Corriere della Sera diventa Elisabetta. Ma per fortuna vince il premio Bagutta 2022 con La contessa (Adelphi), biografia di Virginia Verasis di Castiglione, e così l’indomani nel titolo torna a essere Benedetta. Il tutto nelle pagine della cultura. Ci pare la vera notizia.
[26 gennaio 2022]

Non spunta il sol dell’Avvenire
Titolo di apertura in prima pagina: «Non si fa l’alba». Letto su Avvenire, è da toccarsi.
[27 gennaio 2022]

Uyuni, non Unuy
Incipit di un articolo di Stefano Cingolani sul Foglio: «Se una notte chiara e senza vento un viaggiatore, lungo la rotta che attraversa le Ande, gettasse lo sguardo dal finestrino dell’aereo mentre sorvola il territorio boliviano del Potosì uno dei più poveri al mondo, sarebbe colpito dal latteo baluginìo dell’immensa distesa di sale chiamata Salar de Unuy a 3.600 metri di altitudine, e avrebbe l’impressione di aver raggiunto la luna». Due capoversi dopo riscrive «Salar de Unuy». Ma il vasto lago salato prosciugato della regione andina si chiama Salar de Uyuni. (E si scrive «Potosí», con l’accento acuto).
[15 gennaio 2022]

Cucina tirolese
Sul Corriere del Trentino e sul Corriere dell’Alto Adige, Francesca Negri dispensa consigli di cucina, citando specialità rintracciabili «nelle antiche stupen», per esempio «le salsicce bianche bavaresi con senape dolce e il tradizionale brezen». Si presume che le prime siano le Stuben e il secondo il Brezel, entrambi con l’iniziale maiuscola, come prescrive la lingua tedesca per i sostantivi. Visto che lavora per due testate del Trentino Alto Adige, la conclusione è che Francesca Negri non parla (e non scrive) come mangia.
[15 gennaio 2022]

Grillo e Moby hanno un blog?
Sopra il titolo di apertura in prima pagina «Grillo indagato, choc nel M5S», il Corriere della Sera pone questo occhiello: «Inchiesta a Milano. L’accusa: contratti pubblicitari per il blog con la Moby in cambio di aiuti politici». Beppe Grillo ha per caso messo in piedi un blog con la Moby dell’armatore Vincenzo Onorato? No? Allora bisogna scrivere: «Per il blog contratti pubblicitari con la Moby in cambio di aiuti politici».
[19 gennaio 2022]

Qualcuno ha mangiato pesante
Sommario dalla Stampa (a parlare è Alessandro Benetton): «Mi rendo conto bene di quanto pesi ora il mio cognome in questo periodo a tanti non piace». Si sentiva male lui o il titolista?
[15 gennaio 2022]

È morto ma recita
Titolo dalla pagina Facebook del Corriere della Sera: «“Doc”, Gianmarco Saurino è il primo medico a morire di Covid in una serie tv». Occhiello: «L’attore, 29, interpreta Lorenzo Lazzarini ed è morto all’inizio della seconda stagione». Ma se il protagonista è morto, come avrà fatto a girare la fiction?
[14 gennaio 2022]

Numeri alla mantovana
Titolo dalla Gazzetta di Mantova: «Green pass e mascherine. In un mese 36 violazioni». Nel testo della notizia si legge che 39 persone sono state sanzionate «perché si trovavano su mezzi di trasporto o all’interno di locali pubblici dove non potevano trovarsi». Altre 109 che non indossavano la mascherina «hanno dovuto pagare un verbale». Totale delle violazioni: 148. Se ne deduce che nella città dei Gonzaga i conti non tornano e i costi degli stampati sono saliti alle stelle.
[14 gennaio 2022]

Rien ne va plus, monsieur Mephisto
Il coltissimo Mephisto Waltz su Domenica, inserto culturale del Sole 24 Ore, si occupa dell’imprevisto, «quello che, al pari dell’uscita dello zero al tavolo della roulette, fa sbarellare i migliori indici di analisi finanziaria». Non abbiamo mai messo piede in un casinò, ma l’uscita dello zero non ci pare affatto un imprevisto. È piuttosto un evento che capita con regolarità. Secondo il calcolo delle probabilità, esso accade con una frequenza teorica del 2,70 per cento circa, ovvero 1 volta ogni 37, o, nelle roulette americane, 1 volta ogni 38. E si può puntare sullo zero che, per un en plein, paga 36 volte come tutti gli altri numeri. Più avanti Mephisto Waltz cita «una recente controversa scoperta astronomica: quella dell’asteroide “Oumuamua” (nulla a che vedere con l’Aumm Aumm napoletano)» e spiega che «secondo alcuni scienziati potrebbe essere un “oggetto di fattura aliena”, un “messaggero che arriva da lontano”, detto in lingua hawaiana». In realtà il Minor planet center dell’Unione astronomica internazionale ha chiamato il primo asteroide interstellare con il nome ?Oumuamua, senza virgolette inglesi ma preceduto da un apostrofo rovesciato (un segno grafico detto okina nella lingua polinesiana che si parla nelle isole Tonga). L’espressione è stata tradotta dalla Nasa come «messaggero che arriva per primo da lontano» o «messaggero da un lontano passato», e non «messaggero che arriva da lontano», come scrive Mephisto Waltz. Del quale non si può dire che la scienza sia il campo di gioco dove si esprime meglio.
[24 gennaio 2022]

Rasoiate geografiche
Sempre su Domenica del Sole 24 Ore, bella recensione di Paolo Legrenzi a un libro su Guglielmo di Occam, quello del famoso rasoio, cui s’ispira il Guglielmo da Baskerville del Nome della rosa di Umberto Eco. Il docente di psicologia nelle prime tre righe colloca «Ockham a metà strada tra Londra e Oxford». Ma Ockham si trova 41 chilometri a sud ovest di Londra e Oxford 90 chilometri a nord ovest. Non ci siamo.
[23 gennaio 2022]

Il Barbera annebbia la vista
Nell’incipit del suo Buongiorno, sulla prima pagina della Stampa, Mattia Feltri censura «la multa comminata a un pensionato, durante il primo lockdown, per l’incauto acquisto di un paio di bottiglie di Barbera». È un peccato che anche il direttore dell’Huff Post si adegui all’andazzo generale, utilizzando in modo estensivo e improprio il verbo comminare, che nel linguaggio giuridico significa stabilire una sanzione per i trasgressori di una legge. Il verbo corretto da usare quando viene inflitta una pena, una condanna o una multa è irrogare.
[22 gennaio 2022]

La pedofilia di Benedetto XVI?
In un editoriale sulle accuse provenienti dalla Germania contro il Papa emerito, per «aver coperto quattro sacerdoti pedofili quand’era arcivescovo a Monaco tra il 1977 e il 1982», Gianluigi Nuzzi scrive testualmente sulla Stampa: «Il mondo è sconvolto e indignato perché conosciamo le battaglie condotte contro la pedofilia di Benedetto XVI». Immaginando che Nuzzi non volesse dare del deviato sessuale all’anziano pontefice, avrebbe dovuto costruire il periodo in tutt’altro modo: «Il mondo è sconvolto e indignato perché conosciamo le battaglie condotte da Benedetto XVI contro la pedofilia».
[21 gennaio 2022]

Bruxelles o Amsterdam, per me pari sono
Nell’edizione digitale della Repubblica, Daniele Castellani Perelli, inviato a Bruxelles, informa che «il governo dei Paesi Bassi è riuscito ad acquistare Il Portabandiera da un privato, e così lo ha reso per sempre disponibile al pubblico olandese». In conclusione precisa che il dipinto «alla fine troverà posto nella Galleria d’Onore del Rijksmuseum di Amsterdam. Accanto alla Ronda di Notte». Siccome l’articolo è stato dettato dalla capitale del Belgio, il titolista pensa bene (anzi male) di sintetizzare come segue: «Bruxelles, il Rijksmuseum compra il Portabandiera di Rembrandt per 175 milioni di euro. Ma scoppia la polemica». Ma forse lo stesso titolista dovrebbe anche sapere che il Rijksmuseum si trova ad Amsterdam, capitale dei Paesi Bassi, non a Bruxelles.
[20 gennaio 2022]

Lorenzetto inaccettabile
Intervistando sul Corriere della Sera l’ex calciatore Damiano Tommasi, oggi candidato sindaco di Verona, Stefano Lorenzetto nello spazio di appena 13 righe usa per tre volte, fra domande e risposte, il verbo accettare, variamente declinato. Non si può accettare.
[23 gennaio 2022]

Ati, Ita, Uto
Il Foglio annuncia che Alfredo Altavilla e Fabio Lazzerini, presidente e amministratore delegato della neonata compagnia di bandiera nata dalle ceneri di Alitalia, «intendono anticipare i target 2022 all’estate». Titolo: «Conti Ati». Ma si chiama Ita airways.
[17 gennaio 2022]

Cinque giorni un mese
Apprendiamo dal Corriere della Sera che il convegno internazionale su «L’enigma Caravaggio» si terrà online su Zoom «per tutto il mese di gennaio nelle giornate di mercoledì 12, mercoledì 19, venerdì 21, mercoledì 26 e venerdì 28 gennaio». Scrivere tutto il mese per soli 5 giorni ci pare eccessivo, al pari della ripetizione di gennaio. La notizia poi specifica: «Un’iniziativa originale e innovativa che unisce il mondo accademico e universitario a quello della divulgazione». Lodevole proposito, tuttavia eravamo convinti che accademico e universitario definissero il medesimo ambito, tant’è che nei dizionari il primo aggettivo figura come sinonimo del secondo, e viceversa.
[5 gennaio 2022]

Sofocle e il Talmud
Sul Venerdì di Repubblica, Brunella Schisa, di solito molto accurata, intervista Maria Grazia Colombari, autrice del saggio Tutti i peccati mortali sono femmine (Robin Edizioni), e le pone questa domanda: «Pettegole, inaffidabili, chiacchierone, tutti ci vorrebbero zittire. “Ornamento delle donne è il silenzio” diceva Sofocle, e la Bibbia e il Talmud, prima di lui. Cosa fa paura delle donne?». Riferimento insidioso: esatto per la Bibbia, sbagliato per il Talmud. La raccolta di trattati giuridici e religiosi dell’ebraismo ortodosso risale infatti ai secoli dal III al V dopo Cristo, mentre il tragediografo greco nacque nel 497 (data incerta) e morì nel 406, ma avanti Cristo.
[14 gennaio 2022]

Pesce di gennaio
Vito Lops racconta sul Sole 24 Ore la storia di un campione del trading, Lorenzo Misino, pugliese di Bisceglie. E gli fa pronunciare, senza correggerlo, questo sproposito ittico: «Il trading è la branchia più estrema dell’investimento». Branca branca branca, leon leon leon, fiii bum!
[18 gennaio 2022]

Suora della Visitazione
Il sito del Corriere della Sera si occupa di suor Jeannine Gramick, 79 anni, che da 50 si prende cura delle persone Lgbt negli Stati Uniti, presentandola così nel titolo: «La religiosa americana che nel ’99 fu sanzionata dall’ex Sant’Uffizio e Francesco ha “riabitato”». Le virgolette rendono ancora più equivoco quello che sembrerebbe un refuso. Sempreché il Papa non abbia traslocato in lei.
[11 gennaio 2022]

Lavorare con le parole
Commemorando Carlo Fruttero sulla Stampa, nel decimo anniversario della morte di colui che con Franco Lucentini formò una delle coppie più brillanti della narrativa italiana, Marcello Sorgi, già direttore del quotidiano torinese, ci fa sapere: «Da giornalista abituato a lavorare con le parole, ero molto curioso del metodo di scrittura di questi due». Restiamo in attesa di conoscere il nome di qualche giornalista abituato invece a lavorare con le zappe o le saldatrici. Poche righe più avanti, Sorgi ricorda che fu introdotto nello studio di Fruttero mentre costui era impegnato in una telefonata che non poteva interrompere: lo scrittore glielo fece capire «scudandosi a gesti e con un largo sorriso». A proposito del lavorare con le parole.
[15 gennaio 2022]

Primi della classe
«Ma perché non è stato Mario Draghi a spiegare ai giornalisti – e attraverso loro al Paese – come mai l’Italia, prima in Europa, ha deciso il ricorso (seppur limitato agli ultracinquantenni) all’obbligo vaccinale?», si chiede Federico Geremicca sulla Stampa. Risposta semplice: perché l’Italia non è la prima in Europa a introdurre questa misura. È stata infatti preceduta dall’Austria, che ne diede l’annuncio lo scorso 19 novembre, quarta nel mondo dopo Indonesia, Micronesia e Turkmenistan, subito imitata dalla Grecia: era il 30 novembre quando il primo ministro ellenico, Kyriakos Mitsotakis, comunicò la decisione d’introdurre l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini di età superiore ai 60 anni. I greci che rifiutano di sottoporsi all’iniezione pagano, a partire dal 16 gennaio, una multa mensile di 100 euro.
[7 gennaio 2022]

Ho dubbi ma dubito di essere dubbioso
Daniela Preziosi intervista su Domani il decano dei quirinalisti, Marzio Breda del Corriere della Sera, e gli attribuisce la seguente frase circa la possibilità che Silvio Berlusconi possa diventare presidente della Repubblica: «Ho dubbi ma dubito che il centrodestra sarà compatto». Dubitare è verbo latino che deriva da dubiare, essere in dubbio. Siccome Breda ha frequentato il liceo classico Cavanis di Venezia, escludiamo tassativamente che possa aver pronunciato una simile tautologia.
[7 gennaio 2022]

L’indizzziato
Titolo dal sito del Mattino di Napoli: «Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi, aria di crisi fra i due: gli indizzi social (e non solo)». Com’è che diceva Agatha Christie? Ah, sì: «Un indizzio è un indizzio, due indizzi sono una coincidenza, ma tre indizzi fanno una provva».
[13 gennaio 2022]

Addetti al guardaroba
Michele Masneri rievoca sul Foglio la stagione televisiva di Match, il programma che Alberto Arbasino condusse fra il 1977 e il 1978 su Rai 2 (allora Rete 2), e cita uno dei confronti più appassionanti, quello fra Lidia Ravera e Susanna Agnelli. Racconta la prima, all’epoca «giovane scrittrice trasgressiva di Porci con le ali»: «Io andai a comprarmi un tailleur, cercando di fare la sciura, lei si presentò in jeans». Ed ecco il sommario con cui la redazione ha presentato l’episodio: «Lidia Ravera contro Susanna Agnelli: due bestseller, due mondi, entrambi torinesi. Agnelli in tailleur, Ravera in jeans». Chi ha passato il pezzo ha capito tutto.
[15 gennaio 2022]

Confusione di genere
Intervistato da Vera Mantengoli sul sito della Repubblica, Massimo Cacciari afferma: «Decreti e leggi che si sono susseguite in questi due anni – senza tenere alcun conto dello stato generale della salute del Paese – sono, a mio avviso, un clamoroso esempio di occasionalismo giuridico-politico, e continuerò a criticarle – e non c’entra nulla il vaccino». Tralasciando la sovrabbondanza di trattini, si scrive «senza tenere in alcun conto». Quanto ai soggetti di genere diverso (decreti maschile, leggi femminile), i verbi andavano concordati al maschile plurale: susseguiti e criticarli. Avrà sbagliato il filosofo o la giornalista?
[12 gennaio 2022]

Certissimamente certo
«È una seconda svolta nella vicenda di Liliana Resinovich, la donna di 63 anni scomparsa a Trieste dal 14 dicembre, perché è sempre più certo che appartenga a lei il cadavere ritrovato in due sacchi neri mercoledì pomeriggio in una zona boschiva del parco dell’ex ospedale psichiatrico», informa Benedetta Moro sul Corriere della Sera. Poiché certo significa «che appare sicuro, indubitabile» (Lo Zingarelli 2022), l’espressione più certo che vorrà dire? O è certo o non è certo.
[7 gennaio 2022]

Evirati cantori
Dalla Gazzetta di Mantova: «La ragazza ha incrociato un uomo che al suo passaggio le avrebbe mostrato i genitali. Preoccupata ha segnalato la vicenda alle forze dell’ordine e messo in guardia le donne sui social. Tante le reazioni, tutte di sostegno: da chi derubrica il fatto all’atto di un mitomane a chi paventa l’evirazione». Se ne deduce che l’esibizionista sopravvaluta le proprie misure, mentre le donne temono che qualcuno attenti alla sua virilità. Donde il sostegno (ai genitali, si presume, affinché non cadano per terra a seguito del taglio).
[9 gennaio 2022]

Specchio delle mie strame
Nella sua rubrica I grandi gialli, su Specchio, supplemento della Stampa, Gianluigi Nuzzi si occupa di un delitto nella Milano degli anni Trenta. Innanzitutto scrive che Maria Bonvecchiato, l’assassina, era «nata nel veronese a Noale», ma Noale trovasi in provincia di Venezia (senza contare che i nomi derivati da un luogo geografico richiedono la maiuscola, quindi bisognava scrivere «nel Veronese»). Poi soggiunge che la signora era «sensibile all’arte e alla bellezza ma anche molto pratica e concreta», qualità, la prima, che non pare contrastare con la seconda e la terza al punto da richiedere la congiunzione avversativa ma. Quindi specifica che «Elisa ha 33 anni ed è praticamente coetanea della Bonvecchiato, che rimane solo di qualche anno più giovane», per cui non si comprende in che consista il suo essere «praticamente coetanea», visto che non ha la stessa età dell’altra. Completa l’opera il redattore incaricato d’impaginare l’articolo, che per due volte definisce Maria Bonvecchiato «nobildonna», quando invece Nuzzi descrive così i genitori: «Il padre proprietario di un forno e la mamma casalinga che seguiva i quattro figli». Non che le cose vadano meglio in altre sezioni di Specchio. A pagina 7 c’è una foto tratta da Ieri, oggi, domani: il celebre spogliarello che Mara, squillo d’alto bordo interpretata da Sophia Loren, improvvisa per Augusto Rusconi (Marcello Mastroianni). Il redattore, che probabilmente non ha mai visto il film diretto da Vittorio De Sica, nella didascalia copia pari pari da Wikipedia, la quale a sua volta ha copiato da Cinematografo.it, database della Fondazione dell’Ente dello spettacolo: «La protagonista è una venditrice abusiva di sigarette, che per non essere arrestata ricorre ad una lunga serie di maternità». Solo che questa è la trama del primo dei tre episodi, Adelina, non di Mara, che è il terzo cui invece si riferisce l’immagine. A pagina 27 nel titolo della rubrica di Alain Elkann (intervista con l’artista Anselm Kiefer) si legge: «“Mio padre era nella Whermacht”», anziché Wehrmacht. Un po’ di attenzione almeno per il papà dell’editore, che diamine!
[16 gennaio 2022]

Le sette leghe
Catenaccio nel titolone di prima pagina sulla Repubblica: «Le Lega minaccia lo strappo e ferma il Super Pass». È così detestata che alla Repubblica ne vedono due anche se è una sola.
[6 gennaio 2022]

Fighettismo non verificato
«Se nel 220 a.C. la strategia di Quinto Fabio Massimo detto “il Temporeggiatore” servì a sconfiggere i cartaginesi guidati da Annibale, non è automatico che essa sia efficace anche nel ventunesimo secolo d.C.», osserva Alessandro Graziani nella sezione Finanza & Mercati del Sole 24 Ore, in un articolo intitolato «Tim, Cassa Genova e Civibank nel limbo delle Opa sospese». Spiace per Graziani, ma nel 220 avanti Cristo il generale romano non avrebbe potuto sconfiggere i cartaginesi. Infatti solo sul finire del 219 venne inviato dal Senato romano come ambasciatore a Cartagine, in seguito alla resa di Sagunto, per scoprire se fosse stato Annibale ad aggredire la città spagnola. Nominato dittatore dopo la battaglia del Trasimeno (217), egli si guadagnò il soprannome di Cunctator, il Temporeggiatore, per la tattica adottata contro Annibale nel corso della Seconda guerra punica, combattuta dal 218 al 201 avanti Cristo. Il fighettismo nella scrittura deve poter resistere alle verifiche: nel caso specifico ne sarebbe bastata una sulla Treccani online.
[7 gennaio 2022]

Consigli per gli acquisti
Interpellato dal Corriere della Sera, il simpatico Clemente Mastella, sindaco di Benevento e democristiano di antico pelo, confessa di aver dato qualche consiglio a Silvio Berlusconi, onde agevolarlo nella scalata al Quirinale: «Silvio può tentare alla quarta votazione se ha la saldezza dei suoi e degli alleati. Ed è qui che interviene il mio metodo. Berlusconi deve dire a Forza Italia di scrivere sulla scheda “Silvio Berlusconi”, alla Lega “Berlusconi Silvio”, a Fratelli d’Italia semplicemente “Berlusconi”, a Noi con l’Italia “S. Berlusconi”, a Coraggio Italia “Cavalier Berlusconi”... Solo così potrà capire dove saranno mancati i voti». Ma se poi un grande elettore, nel segreto dell’urna, scrive «Berlusconi S.», o «cavalier S. Berlusconi», o «cavalier Silvio Berlusconi», o «Silvio cavalier Berlusconi», Mastella che cosa consiglia? Il lie detector?
[16 gennaio 2022]

In redazione manca l’aerazione
Sulla Verità, Carlo Tarallo espone le misure di sicurezza antivirus che saranno adottate durante le votazioni per l’elezione del nuovo capo dello Stato: «Addio al cosiddetto “catafalco” all’interno del quale il grande elettore compila la scheda: sarà sostituito da cabine con un sistema di areazione». Gli fa eco Valerio Valentini sul Foglio, informandoci che senatori, deputati e delegati regionali «sfileranno uno per uno dentro una cabina fabbricata alla bisogna, con aperture laterali per garantire l’areazione». Praticamente si prepara una nuova edizione di Areazione a catena condotta da Marco Liorni.
[14 gennaio 2022]

Giubbotti antiproiettile contro il virus
Titolo dal Mattino di Napoli: «Vigili, giubbotti antiproiettile durante i controlli green pass. “Servono a evitare il contagio”». E poi i no vax dicono che il coronavirus non è letale.
[13 gennaio 2022]

Torre di Pietra sepolcrale
Dal Corriere della Sera: «È mancato il conte Pio Teodorani Fabbri, marito di Maria Sole Agnelli, una delle sorelle di Gianni Agnelli. Aveva 97 anni, si è spento ieri mattina nella casa di Torre di Pietra, vicino a Roma, dove viveva con la moglie». Per la verità, la frazione del Comune di Fiumicino si chiama Torre in Pietra (o Torrimpietra), toponimo derivante dal castello del XIII secolo. Il maniero e la tenuta, guarda caso, furono acquistati nel 1926 dal senatore Luigi Albertini con la liquidazione versatagli dal Corriere della Sera dopo che il fascismo lo aveva costretto a lasciare la direzione.
[14 gennaio 2022]

Coincidenze
Didascalia dalla Gazzetta di Mantova: «Gennaio 2021: anche un anno fa in questa stagione Mantova e la Lombardia erano in zona arancione». Vabbè che repetita iuvant, ma se era il gennaio 2021 ci pare pacifico che fosse anche un anno fa e in questa stagione.
[13 gennaio 2022]

Gentili senza riguardo
Niente, non c’è verso che le entri in testa. Veronica Gentili, nella sua rubrica settimanale sul Fatto Quotidiano, scrive: «Le perplessità riguardo l’ultimo decreto vaccinale sono molteplici». Esattamente come le perplessità riguardo al suo reiterato impiego di questa locuzione prepositiva in una forma sbagliata. Quella corretta dev’essere appunto riguardo a, e non riguardo il. Basta controllarla su un qualunque dizionario.
[10 gennaio 2022]

È letale, meno male
Titolo dal sito della Repubblica: «Ieri 220 mila casi, nuovo record per Omicron. “Ma per i vaccinati è letale come l’influenza”». Meno male.
[12 gennaio 2022]

La foto delle Termopili e i decimati
Dal Corriere della Sera, rubrica La parola: «Termopili. Nome della località che dà il nome alla battaglia del 480 a.C.: il re di Sparta, Leonida I (foto) con pochi uomini decimati rallentò l’avanzata dei persiani». A parte che la fotografia fu inventata 23 secoli dopo le Termopili, come sarà un uomo decimato? Senza gambe? Senza braccia? O senza testa, come certi redattori frettolosi?
[8 gennaio 2022]

Che dergola
Sommario da Domani: «Una pattuglia di costituzionalisti invoca una dergola alla “presenza”». Tutto chiaro.
[11 gennaio 2022]

La schizofrenia dà spettacolo
Sotto il titolo «Lo spettacolo della schizofrenia», il supplemento domenicale del Sole 24 Ore pubblica una recensione del saggio Operatori e cose. Confessioni di una schizofrenica (Adelphi) di Barbara O’Brien. La firma lo psichiatra Vittorio Lingiardi, il quale a un certo punto si esprime così: «Ciò che al tempo scriveva la protagonista è ancora in parte vero: a) “nessuno sa che cosa la provochi”; b) “nessuno sa come curarla”; 3) il numero dei ricercatori in questo momento impegnati a scoprirne le cause e la cura è così esiguo “che le possibilità di arrivare a una soluzione nel futuro prossimo sono relativamente scarse”». Divertente la sequenza «a) ... b) … 3) …». Se la schizofrenia è la separazione delle funzioni mentali, qui ne abbiamo avuto una prova.
[9 gennaio 2022]

Veltroni e non
Commemorando David Sassoli sul Corriere della Sera, Walter Veltroni si sofferma sul cattolicesimo democratico del compianto presidente del Parlamento europeo, «quello di Dossetti, di La Pira, di Mazzolari, di Scoppola e di tanti altri, politici e non». È frustrante doversi ripetere, ma l’avverbio negativo olofrastico (detto così perché, da solo, costituisce un’intera frase) è soltanto no, quindi bisognava scrivere «politici e no».
[12 gennaio 2022]

Orario ferroviario Nuzzi
Nella sua serie I grandi gialli, su Specchio, supplemento della Stampa, Gianluigi Nuzzi ricostruisce il delitto commesso da Veronica Panarello, «una mamma icona, accudente della casa e soprattutto dei figli, pargoli che mai abbandonerebbe o, ancor meno, toglierebbe loro la vita», frase dove appare evidente come il che non possa reggere anche il verbo toglierebbe (occorreva scrivere: «O, ancor meno, ai quali non toglierebbe la vita»). Senza contare che accudente, essendo participio presente di accudire, richiede la costruzione con a e non con di: «Accudire alle faccende di casa», per stare all’esempio dello Zingarelli 2022, non «accudire delle faccende di casa». Più avanti, cita tre orari come se li copiasse dai tabelloni luminosi di Trenitalia prodotti dall’azienda Solari di Udine: prima «08.47», poi «09.23», quindi nuovamente «09.23», quando la mamma assassina «carica Lorys esamine in auto e lo trasporta sino al muretto del canalone per farlo cadere e quindi tornare a casa», dal che parrebbe che Veronica Panarello abbia usato il figlio come una testa d’ariete per abbattere il manufatto.
[26 dicembre 2022]

Vaccinati a distanza
Nel titolo di apertura, sulla prima pagina della Repubblica, si legge: «Solo gli alunni non vaccinati in Dad». Adesso la vaccinazione viene eseguita con la didattica a distanza? No? Allora bisogna scrivere: «In Dad solo gli alunni non vaccinati».
[2 gennaio 2022]

Che uova!
«Da anni, ormai, sulle uova è necessaria una etichettatura tramite stampa di un apposito codice sul guscio. Si tratta di un sistema di classificazione che serve a indicare diversi fattori», spiega Leggo.it. «Il codice è necessario per la classificazione delle uova in base a diversi fattori (modalità di allevamento, qualità o categoria, dimensioni e tracciabilità). Sulle confezioni viene indicata la taglia dell’uovo (S per le uova fino a 53 grammi; M per le uova da 53 a 63 grammi; L per le uova da 63 a 73 grammi; XL per le uova dal peso superiore ai 73 grammi)». Non occorre essere docenti di statistica per capire che, se calcoli due volte la stessa quantità, il sistema di classificazione risulta sballato. Il cronista scrive correttamente che «S indica le uova fino 53 grammi», però sbaglia quando aggiunge «M per uova da 53 a 63», in quanto i 53 grammi sono già inclusi nel dato precedente. Avrebbe dovuto precisare «da 54 a 63». Idem per «L da 63 a 73 grammi». L’errore trova conferma nell’«XL per quelle superiori ai 73», espressione finalmente corretta.
[30 dicembre 2021]

È arrivata la direttora
Sulla Stampa, un’opinione di Linda Laura Sabbadini esce corredata da questa qualifica: «Direttora centrale dell’Istat». Alla guida del quotidiano torinese hanno per caso sostituito Massimo Giannini con Michela Murgia? Per la lingua italiana, il femminile di direttore resta direttrice.
[31 dicembre 2022]

Manconi e mancanze
Nella medesima pagina, La Stampa pubblica un editoriale in cui Luigi Manconi scrive, fra l’altro: «È una discussione che, in realtà, è iniziata mezzo secolo fa, quando Philip Bobbit e Guido Calabrese scrissero un libro fondamentale Tragic choices». La discussione, per la verità, cominciò semmai 43 anni fa, visto che il saggio uscì nel 1978. E soprattutto il secondo autore (in realtà il primo sulla copertina, a prescindere dall’ordine alfabetico) era Guido Calabresi.
[31 dicembre 2022]

Firme allo s-bando
Nella rubrica che tiene sulla Repubblica, Concita De Gregorio commenta, a proposito del rapimento di Aldo Moro, «il fatto che una casa d’aste metta al bando l’originale del volantino numero uno delle Br». Il verbo corretto doveva essere bandisca. Per Lo Zingarelli 2022 la locuzione mettere al bando significa infatti «condanna, specialmente di esilio, proclamata in pubblico» e per il Devoto-Oli anche, in senso figurato, «allontanamento da una comunità».
[6 gennaio 2022]

Cistite acuta
«È in atto la tenace resistenza di forze, politiche e sociali, ma anche di abitudini, così radicate, così incistite, da non potere essere non dico eliminate (il che sarebbe impossibile) ma nemmeno seriamente ridimensionate», avverte Angelo Panebianco nel suo editoriale di prima pagina sul Corriere della Sera. Con tutta la considerazione dovuta alla cistite, infiammazione assai dolorosa, il plurale femminile del participio passato di incistare è incistate, non incistite.
[4 gennaio 2022]

Questi sì che capiscono e spiegano bene
Nel Tg1 di massimo ascolto (ore 20), la conduttrice Emma D’Aquino ospita in studio la sua collega Giorgia Cardinaletti per «capire e spiegare bene» l’accordo «importante» con le farmacie sulle mascherine Ffp2. Cardinaletti, agitando trionfante un dispositivo di protezione, annuncia che «il prezzo calmierato sarà di 0,75 centesimi». O la telegiornalista non ha capito oppure non sa spiegarsi bene: 1 euro equivale a 100 monete da 1 centesimo, quindi 0,75 centesimi sono tre quarti di 1 centesimo. Il prezzo delle mascherine calmierate è invece di 75 centesimi, quindi tre quarti di 1 euro. Senza lo zero e senza la virgola. Per capirci meglio, il 10000 per cento in più rispetto a quanto annunciato da Cardinaletti.
[3 gennaio 2022]

Mephisto Waltz? Oh yes!
Il coltissimo Mephisto Waltz nell’omonima rubrica sul Sole 24 Ore riporta, in una forma aggiornata, un vecchio scherzo sugli auguri natalizi degli avvocati (anglosassoni o che se la tirano per apparire di quel tipo). Solo che trascrive senza fare una piega anche l’espressione «celebration of the summer solstice holidays». Summer? Ma vive agli antipodi? Siamo in inverno, mica in estate. Avrebbe potuto (dovuto) sottolinearne l’incongruenza solstiziale, rettificando in «winter solstice holidays».
[9 gennaio 2022]

Latinorum
Pietro Senaldi, condirettore di Libero, intervista Paolo Mieli sull’imminente elezione del nuovo capo dello Stato e gli fa pronunciare la seguente frase: «Diciamo che per la par destruens i calcoli sono giusti, per quella construens invece sono folli». Me par sbaglià, come diciamo invece dalle nostre parti. E la colpa non può essere certo attribuita all’ex direttore del Corriere della Sera, il quale anni fa ebbe a dichiarare: «Una citazione latina sbagliata in un discorso o riportata erroneamente in un articolo dovrà diventare un’onta perenne, un guaio peggiore di un avviso di garanzia». Si scrive pars destruens, come Mieli ben sa (ma Senaldi no).
[8 gennaio 2022]

Qualcuno vota per il Covid?
Nel suo editoriale in prima pagina, Stefano Feltri, direttore di Domani, ricorda: «Nel febbraio 2021 Mattarella ha spiegato che non si poteva votare per il Covid». Il virus era ineleggibile? Spostandosi subito a destra, l’occhio cade su questa didascalia: «Mario Draghi sembra ormai alla fine della sua corsa, con i partiti della maggioranza già rompono le fila mentre lui è ancora a palazzo Chigi». A parte il «che» mancante dopo «maggioranza», di norma si rompono, si serrano o si disertano le file, essendo fila il singolare e file il plurale.
[8 gennaio 2022]

Cena interrogativa
I titolisti dei giornali spesso lasciano a desiderare, ma quelli che lavorano per il cinema sono anche peggio. In occasione della morte del protagonista di Indovina chi viene a cena?, Sidney Poitier, nessuno dei primi si è chiesto che cosa c’entri quel punto interrogativo che i secondi hanno infilato 55 anni fa nel titolo italiano del film di Stanley Kramer. «Indovina chi viene a cena?» è una domanda che postula la presenza di una terza persona singolare sottintesa («Lei indovina chi viene a cena?»), quindi esclude che la moglie Christina Drayton (Katharine Hepburn) possa averla rivolta al marito Matt (Spencer Tracy). Diverso sarebbe stato il caso di un’esortazione, «Indovina chi viene a cena» (sottinteso «tu»). E, se proprio si voleva scomodare un segno di punteggiatura, serviva un esclamativo: «Indovina chi viene a cena!». Controprova: il titolo originale del capolavoro è Guess who’s coming to dinner, senza punto interrogativo. Segno che gli americani sanno scrivere meglio degli italiani.
[8 gennaio 2022]

Oscar alla precisione
Il Corriere della Sera annuncia in prima pagina la dipartita di Sidney Poitier con una foto in cui egli regge la mitica statuetta assegnata dall’Accademia statunitense delle arti e delle scienze cinematografiche e con un richiamo che lo qualifica quale «primo attore afroamericano a vincere l’Oscar nel 1967». Non è così: ebbe il premio nel 1964, come miglior attore protagonista de I gigli del campo di Ralph Nelson, uscito l’anno prima. C’è anche il rimando a un commento di Valter Veltroni, vero nome che in effetti si rintraccia sia nella biografia che Paola Salvatori gli dedica sull’Enciclopedia Italiana della Treccani sia nell’archivio storico della Camera, ma che il Corriere non usa abitualmente per il suo illustre collaboratore, che infatti a pagina 35 torna a essere Walter Veltroni, con la W.
[8 gennaio 2022]

Mantovanismi
Dalla Gazzetta di Mantova: «Si è svegliata di soprassalto nel cuore della notte e ha visto un’ombra al buio china sui cassetti del comò della sua camera da letto. Si è spaventata all’impossibile, ma non ha perso lucidità». A differenza del cronista, dimentico della locuzione all’inverosimile.
[28 dicembre 2021]

Ma mi faccia il dispiacere
Nella sua rubrica sulla Repubblica, Concita De Gregorio tesse le lodi del presidente della Repubblica con un articolo (peraltro toccante) che contiene la seguente frase: «Non so se Mattarella scriva da solo i suoi discorsi, per quel poco che lo conosco dalla sua vita di prima immagino di sì, ma poi quando diventi presidente ci sono protocolli, staff, consuetudini da rispettare anche per non dispiacere chi è lì ad aiutarti nel compito». Dispiacere è un verbo intransitivo che significa «riuscire sgradito» e va coniugato come piacere: sarebbe stato difficile per De Gregorio scrivere «non piacere chi è lì». Quindi richiede la preposizione a: «Dispiacere all’occhio, all’orecchio, al palato; il tuo comportamento è dispiaciuto a tutti» (Lo Zingarelli 2022). Sulla regola concordano, né potrebbe essere altrimenti, tutti i dizionari, a cominciare dal Devoto-Oli («Non piacere, riuscire sgradevole (+ a): suoni che dispiacciono all’orecchio»). Illustri i precedenti letterari in materia, da Giovanni Boccaccio («Io amo molto meglio di dispiacere a queste mie carni», Decameron) a Giacomo Leopardi («Ha certe idee che forse potrebbero dispiacere a Babbo», Lettere). De Gregorio non pare dunque aver tenuto nel debito conto la frase con cui chiude il suo articolo: «Trovare il tempo del congedo segnala il calibro di ciascuno di noi. E le parole: le parole per dirlo».
[3 gennaio 2022]

Più Passera per tutti
Titolo dal settimanale Tpi, alias The Post Internazionale: «Passera senza limiti». Ci pare di buon auspicio per il 2022.
[29 dicembre 2021]

Dissidi di memoria
Sergio Romano, che è stato ambasciatore italiano a Mosca e dunque si presume sia informatissimo in materia, nelle prime righe della sua rubrica L’ago della bilancia, sul Corriere della Sera, afferma che «Memorial, l’istituzione moscovita di cui un tribunale russo ha decretato la morte negli scorsi giorni», fu creata il 28 gennaio 1989 ed ebbe come primo presidente lo scienziato Andrej Sacharov. Ma poco più avanti scrive che «Memorial fu fondato nel dicembre 1989, quasi un anno dopo la morte di Sacharov». Delle due l’una: o fu creata a gennaio o fu fondata a dicembre. Resta il fatto che il dissidente sovietico si spense a Mosca il 14 dicembre 1989, quindi la nascita di Memorial non può essere certo avvenuta «quasi un anno dopo la morte di Sacharov».
[2 gennaio 2022]

Congiuntivite
Titolo dal Foglio: «L’Iran si comporta come se l’accordo non si farà. Tre fatti». Il quarto fatto è questo: il congiuntivo imperfetto facesse era preferibile, se non obbligatorio.
[28 dicembre 2021]

Come ci sarà entrato?
Titolo dalla pagina Facebook della Gazzetta del Sud di Messina: «Soriano. Il killer è entrato in azione facendo fuoco contro la vittima che stava uscendo dal barbiere». Delitto maturato dopo un esorcismo?
[31 dicembre 2021]

Conti in sospeso
Titolo dalla Stampa: «Crac Tanzi. Morto a 83 anni l’imprenditore che fondò la Parmalat e finì per truffare migliaia di piccoli risparmiatori. Doveva ancora scontare 18 anni». Dunque che fare? Risuscitarlo e rimandarlo in carcere?
[2 gennaio 2022]

Sciarade
Occhiello di una pagina della Stampa su Putin e l’Ucraina: «Al via sanzioni modulate in base alle violazioni e una riserva strategica di gas lo Zar in video conferenza con Xi rafforza l’alleanza con la Cina». Tutto chiaro.
[16 dicembre 2021]

Non un titolo dei migliori
Titolo dal Fatto Quotidiano: «Draghi è il “migliore”, ma intanto fa crollare chi sostiene il goveno». La prova che i titoli non li fanno i migliori.
[3 gennaio 2022]

Proiettile molto vagante
Titolo dal sito dell’Adige di Trento: «Notte di follia a Napoli: colpito da un proiettile vagante durante i festeggiamenti, grave un ragazzo ad Ascoli». Più che da un proiettile vagante, colpito da un missile balistico a corto raggio.
[1° gennaio 2022]

Senso analogico
«Nico Stumpo si apparta con alcuni deputati tra cui il forzista Andrea Ruggieri, ultras della corsa di Silvio Berlusconi verso il Quirinale, e spiega il pregi dello “Stumpum”, una specie di software analogico con cui fare i “calcoli giusti” in vista del voto per il Colle», riferisce Tommaso Labate sul Corriere della Sera. Un software analogico è un gongorismo o un ossimoro, dal momento che analogico è il contrario di digitale e i software sono per loro natura espressione della digitalizzazione, mentre qui siamo nei paraggi del pallottoliere. Infatti l’onorevole Stumpo, inventore dello «Stumpum», al Mattino di Napoli, che gli chiedeva se si trattasse di un software, ha risposto: «Macché, un ragionamento politico su cui si discute con i colleghi a margine dei lavori in Aula».
[22 dicembre 2021]

Famiglia allargata
Dalla Gazzetta di Mantova: «Sono i membri di una famiglia eritrea, due fratelli di 21 e 23 anni, la sorella e suo figlio, un bimbo di sei anni». Troppo difficile scrivere «tre fratelli, due maschi di 21 e 23 anni, e una femmina con un figlio di 6 anni».
[27 dicembre 2021]

Gli infelici felici
Incipit di un articolo di Irene Soave sul Corriere della Sera: «“Tutti i regimi russi si somigliano”, come le famiglie infelici di Tolstoj». È l’esatto contrario. «Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo», scrive il grande romanziere russo nel primo capoverso di Anna Karenina.
[29 dicembre 2021]

Prove Invalsi alla Repubblica
Su Robinson, supplemento culturale della Repubblica, il lettore Piero Orrù infila due strafalcioni bellamente ignorati dalla redazione: «André Malreaux» invece di Malraux e «profiqui contatti» invece di proficui. Sorge il sospetto che questo Orrù, firma già notata in passato nella rubrica Mail nella bottiglia, abbia voluto affidare un messaggio al mare magnum repubblicano per saggiare il livello culturale dei giornalisti, come nelle prove Invalsi. Esperimento riuscito.
[4 dicembre 2021]

Imparate da Vittorini
Titolo dalla prima pagina del Fatto Quotidiano: «Quanti sono davvero i decessi e i contagi fra vaccinati e non». L’avverbio negativo olofrastico (detto così perché, da solo, costituisce un’intera frase) è soltanto no, quindi bisognava scrivere «vaccinati e no». Come fece Elio Vittorini per il titolo del suo romanzo Uomini e no.
[28 dicembre 2021]

Nessun dorma
Titolo a tutta pagina su Libero: «La casa di Pasolini interessa a nessuno». L’occhio si ribella a questa bizzarra costruzione. Infatti, «nessuno ha di per sé forza di negazione solo quando è preposto al verbo di modo finito: nessuno parlava», insegna Aldo Gabrielli nel suo Dizionario linguistico moderno (Edizioni scolastiche Mondadori). «Quando è invece posposto, richiede sempre la negazione: non parlava nessuno. Èrrano quindi coloro che dicono “parlava nessuno”, “voglio nessuno” e simili; si dirà sempre non ho veduto nessuno, non lo crede nessuno, non voglio nessuno eccetera».
[29 dicembre 2021]

Apostrofi assassini/1
Sommario da Domani: «Ma il passato insegna che è solo un’escamotage». Il gender dilaga.
[29 dicembre 2021]

Apostrofi assassini/2
Alessandro Barbera parla di Giancarlo Giorgetti sulla Stampa: «Durante la riunione il ministro dello Sviluppo camuffa il giudizio dietro ad un’apparente no all’allargamento degli obblighi». No in questo caso è sostantivo maschile, quindi l’aggettivo apparente ne segue il genere: un apparente, non una apparente, pertanto senza l’apostrofo. Confermiamo che il gender dilaga.
[30 dicembre 2021]

Parlasse come magnasse
Beppe Scienza scrive sul Fatto Quotidiano, nella rubrica Il risparmio tradito: «Conclusioni operative: chi vuole evitare i rischi peggiori per il proprio risparmio previdenziale, interrompesse ogni versamento in polizze previdenziali, fondi pensione e pip (piani individuali pensionistici). Riscattasse, inoltre, quanto più può». Ci pare tradita anche la sintassi: nelle due frasi non era richiesto il congiuntivo imperfetto, bensì l’imperativo presente: interrompa e riscatti.
[27 dicembre 2021]

Colpi di coda
Titolo dal Corriere della Sera: «Test, lunghe code da Milano fino a Palermo». Quindi code multiple lunghe 1.467 chilometri? Un po’ troppi per un tampone.
[23 dicembre 2021]

Linea editoriale
Corrado Zunino a pagina 31 della Repubblica, sotto il titolo «L’emergenza. Un ragazzo su cinque schiavo del porno web. “Aiutiamoli a dire no”»: «Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, dice: “Troppi colleghi pensano che la pornografia sia liberatoria, invece è un’automobile in mano ai bambini. Vanno fatti scendere, se no si schiantano”». Elena Stancanelli a pagina 40: «La pornografia ha uno scopo ricreativo e non fa male». Vi dispiacerebbe mettervi un attimo d’accordo?
[17 dicembre 2021]

Draghi e uccelli
Salvatore Dama sul Tempo racconta di un attacco informatico ai danni della Gazzetta Ufficiale. «Una manina del ministero dei Trasporti» avrebbe inserito nell’edizione online, in calce al testo della legge 29 luglio 2021 numero 108, questa annotazione in caratteri rossi (poi prontamente rimossa dal sito): «Visto che nessuno dei ministri si è vergognato a firmare una simile legge, noi ci vergogniamo di pubblicare l’Allegato e ci limitiamo a pubblicare il testo coordinato (già più che sufficiente a provocare ulcere gastriche nei lettori)». Commenta Dama: «Per capirci, è come se un writer avesse disegnato un uccello sul portone di Palazzo Chigi». Tordo? Fringuello? Padùlo?
[19 dicembre 2021]

Numeri primi
Dalla Gazzetta di Mantova: «Anche la scelta del titolo, “Cavoli a merenda”, ovvero come qualcosa che non c’entra nel contesto, è dell’autrice. “In realtà me ne aveva proposti due e mi ha detto, scegli tu”, racconta Parenti, la cui casa editrice nel 2022 celebrerà i suoi primi 25 anni». Anche quel primi c’entra come i cavoli a merenda: se fossero i secondi 25, la casa editrice celebrerebbe il cinquantenario.
[28 dicembre 2021]

Nei secoli dei secoli
Incipit di un articolo di Andrea Minoglio sul sito della Repubblica: «2030, 2100... quando pensiamo al futuro, spesso, un secolo ci sembra già un’eternità. Ma se la data da prendere in considerazione fosse addirittura il 22 dicembre del 12.021, cioè esattamente tra 1.000 secoli? Inimmaginabile». Siamo d’accordo sull’inutilità dello sforzo d’immaginazione: i 10.000 anni per arrivare alla data ipotizzata corrispondono a 100 secoli, non a 1.000.
[22 dicembre 2021]

Gli inerti inermi
«Le istituzioni, come i politici e le agenzie di controllo, non possono rimanere ignavi e inerti di fronte a questa “guerra non dichiarata” della sicurezza sul lavoro». Così Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, nell’omelia durante il funerale di Filippo Falotico, giovane operaio deceduto in seguito al crollo di una gru. Non si sa perché, l’aggettivo inerti diventa inermi nel Tg1 delle 13.30. Stesso errore nel testo di Sky Tg24: «L’arcivescovo: “Le istituzioni non restino inermi”». Si associano allo strafalcione Carlotta Rocci sulla Repubblica e i titolisti di Avvenire («“Le istituzioni non siano inermi”»), nonostante Andrea Zaghi nel suo servizio riporti correttamente la frase del prelato: «“Le istituzioni, come i politici e le agenzie di controllo, non possono rimanere ignavi e inerti”». Idem l’anonimo autore della didascalia a corredo di una fotonotizia sul Corriere della Sera.
[23 dicembre 2021]

La conduttrice non pluralista
In apertura del Tg1 delle 20, Laura Chimenti annuncia che nella cabina di regia istituita dal governo per l’emergenza Covid-19 «si valuterà le misure da mettere in atto per il periodo natalizio», anziché «si valuteranno». Eppure l’insopportabile «buonasera, buonasera» iniziale, che invariabilmente Chimenti rivolge ai telespettatori per distinguersi dagli altri conduttori, dovrebbe farne una super esperta di plurali.
[21 dicembre 2021]

Intervista stereofonica
Intervista natalizia in stereofonia alla «Santità di Nostro Signore» (come si scriveva in Vaticano fino agli anni Sessanta del secolo scorso), cioè al Papa, firmata dai vaticanisti del gruppo Gedi. Il ciellino Paolo Rodari sulla Repubblica e il nipote omonimo dello scrittore Domenico Agasso senior, pallido epigono dell’antenato, sulla Stampa firmano un testo uguale fin nei minimi dettagli, addirittura con diacritici identici su alcuni cognomi, e persino per lo stile, come si evince dal seguente scambio di battute con Francesco: «Pochi giorni fa ha compiuto 85 anni... “Vi sbagliate, ne ho compiuti 75! (Scherza e ride, ndr)”». Tuttavia anche a Natale il diavolo fa le pentole ma non i coperchi perché alla velina originaria fanno difetto gli accenti sui nomi spagnoli, che i due si sono ben guardati dall’integrare. Non s’erano mai visti intervistatori diversi che partoriscono un testo uniforme. Quale sarà stato il ruolo degli zelanti incensatori? Uno copia, l’altro incolla?
[24 dicembre 2021]

Chi pianta alberi vecchi?
Titolo dalla Verità: «Banca Ifis pianta oltre 2.200 nuovi alberi». I nullatenenti possono piantare solo vecchi alberi?
[23 dicembre 2021]

Gentilezze
Veronica Gentili sul Fatto Quotidiano riferisce che Sarah Palin «si è espressa così riguardo il vaccino anti Covid». Forma scorretta. Per il Grande dizionario italiano dell’uso di Tullio De Mauro, così come per altri vocabolari (Zingarelli, Devoto-Oli, Treccani, Sabatini-Coletti, Garzanti) e per la Grammatica della Treccani, la locuzione da usare è riguardo a, quindi nel caso specifico «riguardo al vaccino anti Covid».
[27 dicembre 2021]

Re Magi senza Avvenire
Umberto Folena commenta nella sua rubrica Press party, su Avvenire, una «singolare congiunzione astrale-giornalistica», rappresentata dal fatto che prima Stefano Lorenzetto sul Corriere della Sera e poi Dario Cresto-Dina sulla Repubblica (della quale è vicedirettore vicario) si sono avventurati a dare la parola a due astrologi, Marco Celada e Marco Pesatori, mentre tutt’intorno si spargevano – ma guarda che coincidenza – le soavi note di Astro del Ciel e Tu scendi dalle stelle. A parte che durante il press party natalizio l’editorialista deve aver ecceduto con i drink, perché Celada sul quotidiano dei vescovi diventa Massimo anziché Marco, sarebbe interessante sapere da Folena, con tutta evidenza molto esperto in fole, come dobbiamo interpretare il racconto dell’evangelista Matteo, il quale per due volte specifica come i Magi venuti da oriente siano giunti alla grotta di Betlemme guidati da una stella, anziché da Google Maps. Esercizio minimo per un giornalista abituato a esibirsi sulla testata che da oltre mezzo secolo pretende di pronosticare l’avvenire per i suoi lettori.
[23 dicembre 2021]

Vicinanza
Titolo dal Giornale: «Il Pm che indagò Salvini vicino alla procura di Roma». Bastava che il segretario della Lega si fosse allontanato di due passi e l’avrebbe sfangata.
[17 dicembre 2021]

L’Osservatore Romano è andato in barca
Sull’Osservatore Romano, don Antonio Pelayo, giornalista di lungo corso nonché consigliere ecclesiastico dell’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, scrive di tre missionari gesuiti nati «nella Spagna del XVI secolo». Di Alonso de Barzana annota tra l’altro che «s’imbarcò per l’America del sud nel 1509» per poi morire «a Cuzco nel 1597 all’età di 67 anni». Ma si era imbarcato 21 anni prima di nascere? «Nel 1903», invece, Pedro Páez «riuscì ad arrivare in Etiopia», dove «il 21 aprile 1618 scoprì le sorgenti del Nilo azzurro». Possedeva la macchina del tempo, perché avrebbe fatto la scoperta 285 anni prima di raggiungere quel luogo dell’Africa. Reverendo, rilegga i suoi testi, visto che redattori e correttori dell’Osservatore Romano fanno più acqua delle sorgenti del Nilo.
[18 dicembre 2021]

Se lo dicono lui
Natascia Ronchetti sul Fatto Quotidiano si occupa di Ugur Sahin, uno dei due cofondatori di Biontech, azienda produttrice di vaccini. Titolo: «Omicron, l’efficacia anche col booster scende fino al 70%». Occhiello: «Lo dicono cofondatore di Biontech e Iss». Sahin non è ancora la Santissima Trinità, ma si sta attrezzando.
[21 dicembre 2021]

Amarcord male
Nonostante il suo articolo sia rubricato come «Il colloquio», e dunque si debba presumere che abbia dialogato con la persona di cui si occupa, Fabrizio Accatino su Specchio della Stampa riesce a prendere la seguente cantonata su Bruno Zanin, che fu protagonista dell’Amarcord di Federico Fellini: «Nel film, Bruno era Titta, l’alter ego adolescente del regista». In redazione allargano la frittata con questo titolo: «Bruno Zanin. “Ero l’alter ego di Fellini ma per poter campare ho fatto il muratore”». L’alter ego? Non sanno di che parlano: Zanin in Amarcord interpreta il personaggio di Titta Biondi, che nella vita reale era Titta Benzi, amico d’infanzia di Fellini a Rimini, divenuto avvocato da adulto.
[18 dicembre 2021]

Un Mephisto Waltz da Oscar
Segnaliamo il gradito ritorno in questa rubrica del coltissimo Mephisto Waltz, che comincia così la sua omonima rubrica su Domenica del Sole 24 Ore: «Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich (1928-2021), per gli amici Lina (ma Arcangelo felice, di nome e di fatto) quando conquistò nel 2020 il Premio Oscar Onorario grazie al successo di Travolti da un insolito destino, Mimì Metallurgico e Pasqualino Settebellezze, al momento di ritirare il premio esclamò: “Ci vorrebbe un Oscar al femminile accanto a quello maschile”». Trascurando la virgola mancante dopo la parentesi, facciamo presente che Lina Wertmüller in quell’occasione non pronunciò affatto la frase inventata da Mephisto Waltz. Ritirando la statuetta alla carriera, a proposito del premio disse invece, con un verbo in romanesco (l’attrice Isabella Rossellini fungeva da traduttrice in inglese): «Si dovrebbe chiamare con un nome femminile. È una cosa gravissima che si chiami Oscar. Si dovrebbe chiama’ Anna, toh».
[19 dicembre 2021]

’O core e’ analfabeta
Nella pubblicità di Sky, a tutta pagina sul Corriere della Sera, il volto truce di Salvatore Esposito, alias Gennaro Savastano, con cicatrice sullo zigomo, apre una patetica lettera di addio per il finale di Gomorra: «Caro Genny, sette anni fa ero solo un ragazzo della periferia che sognava di fare l’attore. (...) Domani realizzeremo che non ritorna mai più niente (sic), ma forse è questa la nostra più grande conquista. Forse ci mancheremo, forse ci rivedremo. Intanto quel ragazzo che inseguiva il suo sogno è divento l’uomo che lo ha realizzato». Cazzarola, scrive davvero come parla.
[17 dicembre 2021]

L’ammiraglio prende il volo
Titolo dalla Verità: «I pm sequestrano tutti i 59 vestiti donati all’ammiraglio Vecciarelli». Alé, il generale dell’Aeronautica militare trasferito in Marina a mezzo stampa.
[16 dicembre 2021]

Mauro Corona come Paolo Ferrari
Su Specchio della Stampa, Maria Corbi dialoga con lo scrittore e scultore Mauro Corona, il quale le racconta che i propri figli «da bambini si sono fatti il presepe di legno, o di dash». Dovevano essere dei veri fenomeni: neppure Paolo Ferrari, quello dei «due fustini in cambio di uno», riusciva a farsi i presepi con il detersivo Dash. Infatti la pasta modellabile si chiama Das.
[19 dicembre 2021]

Accento vo’ cercando
Stefano Lorenzetto sul Corriere della Sera parla di Mérida, città messicana, ma scrive due volte Merida, dimenticando l’accento acuto sulla e. Subito si ritrova in buona compagnia con la prima pagina del Fatto Quotidiano («“El Pais”, in tre anni di inchiesta, raccoglie e verifica nuove denunce di 251 abusi di preti su minori») e con una pagina interna del Giornale («“El Pais” aveva consegnato un’indagine di tre anni sui presunti abusi di 251 membri del clero»), che citano la testata madrilena El País senza l’accento acuto sulla i.
[18 e 20 dicembre 2021]

Di Masaccio in peggio
Il poeta ciellino Davide Rondoni sulla prima pagina sull’Osservatore Romano fa sfoggio di cultura imparaticcia e, trattando di miniatori medievali, scrive di «quel Franco Bolognese, di cui non sappiamo nulla, e che è pur citato da Dante insieme a Masaccio, Giotto, Odorisi da Gubbio». L’espressione «non sappiamo nulla» appare pertinente. Consigliamo a Rondoni di ripassare almeno un po’ di storia dell’arte: Masaccio nacque nel 1401, ottant’anni dopo la morte di Dante, quindi appare improbabile che il Sommo Poeta abbia citato un pittore non ancora concepito dai suoi genitori. Quanto a «Odorisi da Gubbio», si chiamava in realtà Oderisi.
[17 dicembre 2021]

Giochi pericolosi
Michela Tamburrino sulla Stampa, occupandosi delle nomine in Rai, parla di «gioco del risico». Tenuto conto che nell’ente radiotelevisivo di Stato i dipendenti che rosicano sono molto più numerosi di quelle che risicano, il sostantivo che si doveva usare (entrato nell’uso comune fin dal 1968) è Risiko, voce di origine tedesca derivata da un «gioco da tavolo in cui si simula una guerra fra più eserciti; scopo di ogni giocatore è la conquista del dominio mondiale in battaglie il cui esito dipende da lanci di dadi», estensivamente «situazione di scontro globale, in genere fra soggetti economici» (Lo Zingarelli 2022).
[16 dicembre 2021]

Mi si è rotta la salma
Titolo del Corriere della Sera per il decesso di Lucia Hiriart, vedova di Augusto Pinochet: «Muore la dictadora. Il Cile va al voto all’ombra di Pinochet (più spaccato che mai)». La salma del dittatore cileno si è spezzata a metà? No? Allora bisognava scrivere «Il Cile va al voto (più spaccato che mai) all’ombra di Pinochet».
[18 dicembre 2021]

Veri futuristi
Titolo dalla prima pagina della Verità: «L’horror sexy di Marinetti che festeggio le nozze con una mummia rediviva». All’interno, il testo è firmato «Fillippo T. Marinetti». Futurismo puro.
[19 dicembre 2021]

Apostrofi alla mantovana
Lettera dalla Gazzetta di Mantova: «Al rientro presso la mia abitazione ricevo una telefonata dal medico di famiglia minacciosa ed all’armante». Eh, quante storie per un apostrofo in più, che sarà mai.
[17 dicembre 2021]

Un uomo chiamato camion
Su Specchio, settimanale della Stampa, l’intervista con Maurice Lévy, presidente del gruppo Publicis, firmata da Alain Elkann (che è il padre dell’editore e quindi dovrebbe essere trattato con ogni riguardo), è corredata da due foto con un’unica didascalia, che qui riportiamo alla lettera, strafalcioni inclusi: «Maurice Levy pggi e sopra conMarcel Bleustein Blanchet». Nella foto piccola compare Lévy, in quella grande un camion della Coca-Cola. Può anche darsi che al volante ci fosse Marcel Bleustein-Blanchet, fondatore della società oggi presieduta dall’intervistato, però non si riesce a scorgerlo...
[5 dicembre 2021]

Virtù civiche
Aldo Bonomi sul Sole 24 Ore, sotto il condivisibile titolo «Sono le virtù civiche che generano crescita, non il contrario», scrive cose non altrettanto condivisibili: «A muoverle è il radicamento territoriale tipico del nostro modello di capitalismo famigliare, più che la benevolenza filantropica, che è qualcosa di molto più concreto e “caldo” rispetto agli schemi tiepidi della Corporate social responsibility e anche qualcosa di diverso dal give back anglosassone imperniato sulla scissione tra momento del profitto e della beneficienza». La frase è contorta, familiare sarebbe stato preferibile a famigliare e beneficenza non vuole la i.
[14 dicembre 2021]

Verità olofrastiche
Titolo della Verità per la rubrica La scommessa di Cesare Lanza: «Credenti o non, è indispensabile il rispetto delle sensibilità». L’avverbio negativo olofrastico (detto così perché, da solo, costituisce un’intera frase) in italiano è soltanto no, come insegna il linguista Luca Serianni. Quindi bisognava scrivere «Credenti e no».
[8 dicembre 2021]

Geometria creativa
Carlo Macrì, inviato a Ravanusa dal Corriere della Sera, afferma che l’esplosione di gas ha danneggiato «decine di altri stabili in un raggio di 400 metri quadrati». Difficile che un raggio possa essere espresso in metri quadrati, trattandosi della metà del diametro della circonferenza. Delle due l’una: o il raggio era di 400 metri e la superficie investita dalla deflagrazione di 502.560 metri quadrati, oppure la superficie devastata era di 400 metri quadrati e il raggio di 11,28 metri. Jacopo Strapparava su Anteprima ha ripreso pari pari lo svarione, rendendosene conto solo il giorno dopo. Il che gli fa molto onore.
[13 dicembre 2021]

Siamo noi mica tanto
Su Libero, un toccante articolo dedicato da Renato Farina alla tragedia di Ravanusa è stato intitolato «Il dolore non è così distante: Ravanuso siamo noi». Invece è così distante che in redazione manco sanno come si scrive.
[14 dicembre 2021]

Attimi di momento
Su Domani, un giornalista di lungo corso come Enrico Deaglio parla della Procura di Milano e di «un suo breve momento di integrità». Poiché momento significa «minima frazione di tempo», ci chiediamo come farà una minima frazione di tempo a essere ancora più minima.
[12 dicembre 2021]

Tautologie ebraiche
Sommario dal Fatto Quotidiano: «Battaglia legale. Il nipote dell’aristocratico chiede beni per 10 milioni. Una vittoria gioverebbe ai parenti delle vittime ebree della Shoah». Affermazione tautologica. Non esistono vittime della Shoah che non siano ebree, giacché questo sostantivo femminile designa unicamente «lo sterminio degli Ebrei a opera dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale» (Lo Zingarelli 2022).
[10 dicembre 2021]

Come se le notizie fossero pecore
Sommario dalla Verità: «Ai cittadini vengono nascoste le notizie scomode, come fossero davvero delle pecore». Le notizie ovine costituiscono una novità assoluta.
[8 dicembre 2021]

Essere o avere
In un articolo su Domani, Paolo Morando infila questa perla: «Il nome di Guido Rossa, probabilmente, senza quel delitto sarebbe resistito oggi al più nella cultura alpinistica italiana». Il verbo resistere richiede l’ausiliare avere, come dovrebbe essere ben noto a Morando, autore di quattro corposi saggi per Laterza, nell’ultimo dei quali, Eugenio Cefis. Una storia italiana di potere e misteri, cita l’autore della presente rubrica per un’intervista in cui Michel Thoulouze parlava della tragica fine di Enrico Mattei. Tuttavia, «amicus Plato, sed magis amica veritas».
[9 dicembre 2021]

Omo e umano
Incipit di un articolo di padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, apparso sull’Osservatore Romano nelle due pagine celebrative per i 30 anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli, la cui opera prima, Altri libertini, fu sequestrato nelle librerie per ordine del procuratore generale dell’Aquila, Donato Massimo Bartolomei, con l’accusa di oscenità: «La letteratura è un fatto umano». Ma tu guarda. Pensavamo che fosse un fatto animale.
[11 dicembre 2021]

Varianti inspiegabili
Sommario dal Fatto Quotidiano: «Omicron. La variante è irrilevante tra i malati gravi e morti più non vaccinati». Tutto chiaro.
[8 dicembre 2021]

Scherzare con il fuoco e con l’acqua
Conclusione di un’intervista con Goffredo Bettini, ex senatore del Pd, che Carlo Bertini firma sulla Stampa: «Chi vuole tagliare le ali alla Repubblica rischia di giocare con il fuoco e di aumentare le acque dell’astensionismo». Vorrà dire che le seconde spegneranno il primo.
[5 dicembre 2021]

Prima di trasferirsi, è nata
Da Domani: «Prima di trasferirsi a Roma per lavoro, Gabriella Caramore è nata nel 1945 a Venezia e ha studiato a Padova». Per fortuna che è nata, altrimenti come avrebbe potuto trasferirsi a Roma e studiare a Padova?
[9 dicembre 2021]

Ascensore per il patibolo
Dalla Gazzetta di Mantova: «In questa fase di ristrutturazione verrà anche installata un’ascensore». Il gender dilaga. L’ortografia no.
[13 dicembre 2021]

Parole per ricordare, e da dimenticare
Francesca Nunberg presenta sul Messaggero l’interessante Parole per ricordare. Dizionario della memoria collettiva (Zanichelli) di Massimo Castoldi e Ugo Salvi, che contiene 7.000 voci tratte dalla pubblicità, dalla tv, dalla cronaca, dal gergo politico, dal linguaggio sportivo, dai modi di dire, dai dialetti, per esempio quattro salti in padella, carrambata, Dadaumpa, bimbominkia, Radio Belva, Ginettaccio. A Castoldi, docente di filologia italiana a Pavia, Nunberg fa pronunciare questa frase: «Abbiamo esplorato una zona della lingua non rappresentata dai dizionari di uso e dalle enciclopedie. Normalmente se cerco azzeccagarbugli in un dizionario non lo trovo, e se lo trovo non so cosa rappresenti per la collettività». L’affermazione è sorprendente, tanto più provenendo dal compilatore di un dizionario che è anche studioso della lingua. Si dà infatti il caso che azzeccagarbugli (avvocato da strapazzo), vocabolo derivato dal nome di un celebre personaggio manzoniano dei Promessi sposi, figuri non solo nello storico Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia ma anche in tutti gli altri: Devoto-Oli, Treccani, De Mauro, Hoepli, Garzanti, solo per citarne alcuni, incluso Lo Zingarelli 2022 della Zanichelli, che è la stessa casa editrice di Parole per ricordare. Nunberg, poi, ci mette del suo con questo incipit: «Perché se invece del mitico E che, c’ho scritto Jo Condor? col passare degli anni il nome dell’avvoltoio di Carosello è diventato Giocondo, significa che avete bisogno di un dizionario». Evidentemente non ha letto la nota d’uso dello Zingarelli su elisioni e troncamento: «La particella pronominale o avverbiale ci si elide soltanto davanti a e o i: c’è, c’era, c’eravamo, c’incontrammo, ma non c’andai, c’urlò, bensì ci andai, ci urlò».
[11 dicembre 2021]

Il tempo di Veltroni
«Carmen Consoli è una donna coraggiosa, intelligente, piena di curiosità. Ama il tempo, la musica, i numeri, il sogno, suo figlio che cresce da sola, come fanno tante donne. E anche qualche uomo». Questo l’attacco di un’intervista, stesa su due pagine, firmata da Walter Veltroni sul Corriere della Sera. «Ama il tempo»? Che significa? Ama il tempo reale? il tempo libero? il tempo pieno? il tempo perso? il tempo lungo? il tempo forte? il tempo siderale? il tempo binario? il tempo ternario? il tempo semplice? il tempo composto? il tempo da cani? il tempo da lupi? il tempo delle mele? A tempo debito forse Veltroni ce lo spiegherà.
[10 dicembre 2021]

Opposte tifoserie
Sommario dalla Verità: «I pediatri italiani tifano apertamente per la puntura. I dati indicano l’opposto». Quindi i dati indicano che i pediatri non tifano per la puntura. Qui occorre decidersi.
[8 dicembre 2021]

Indovina chi viene a cena
Serenella Bettin racconta su Libero la rapina compiuta da banditi con accento straniero nella villa di Fernando Renè Caovilla, noto produttore di calzature femminili d’alta moda: «Entrano in casa all’ora di cena, così è più facile farsi dare i soldi». Com’è noto, all’ora di pranzo gli industriali sono tutti spilorci.
[10 dicembre 2021]

La carica di Quagliariello
Il senatore Gaetano Quagliariello, ex Forza Italia oggi confluito nel partito di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, intervistato da Giacomo Salvini sul Fatto Quotidiano dichiara: «Fossi in Berlusconi non imposterei questa partita come l’ultima carica di Bataklava». Deve aver fatto confusione tra la Guerra di Crimea e la strage del Bataclan. Quella combattuta sul mar Nero il 25 ottobre 1854, con la famosa carica della cavalleria britannica contro l’esercito russo (rimasta nella storia come la Carica dei Seicento), fu la battaglia di Balaklava o Balaclava, dal nome della cittadina ucraina.
[10 dicembre 2021]

Tutto chiaro/1
Intervento su Libero della parlamentare bolzanina Michaela Biancofiore: «La notizia della grazia da parte del Presidente Mattarella al terrorista altoatesino Heinrich Oberleitner, lascia sgomenti anche perché più volte oggetto di mie interrogazioni anche in via diretta, alle quali il governo ha negato ipotesi». A parte la virgola fra soggetto e verbo, tutto chiaro.
[11 dicembre 2021]

Tutto chiaro/2
Così Federica Bandirali, sulla pagina Facebook del Corriere della Sera, descrive la cartolina di Natale 2021 del duca e della duchessa di Cambridge: «Kate sorride raggiante al fotografo con un vestito color cachi, mentre la principessa Charlotte indossa un delizioso con un vestito a quadretti. Per George una t-shirt mimetica e pantaloncini grigi, mentre il principe Louis siede a gambe incrociate sul davanti a tutti con una stilosa polo a righe sottilissime». A parte il fotografo con un vestito color cachi, tutto chiaro.
[11 dicembre 2021]

Titoli alla cieca
Titolo di Avvenire su Davide Giri, l’italiano assassinato a coltellate a New York: «“Ucciso da male cieco”». Pensa se ci avesse visto.
[5 dicembre 2021]

In tre sul Quirinale
Il Giornale intervista Clemente Mastella, che azzarda le sue previsioni per il Quirinale, riassunte in questo titolo: «“Berlusconi favorito. Possono farcela anche Gentiloni e Casini”». In tre sul Lucky Lady.
[5 dicembre 2021]

A nord del po’
Su Affari & Finanza della Repubblica, parlando dei magnati che si trasferiscono a vivere in Svizzera, Franco Zantonelli ci fa sapere che «sono un più che ricchi» e che «non sono grandi numeri, anzi sono piccoli». Al netto del po’ accentato, chissà perché ci ricorda un’espressione cara a Enzo Biagi: «È incinta, ma appena appena».
[6 dicembre 2021]

Mantovani, vil razza dannata
Titolo dalla Gazzetta di Mantova: «A Mantova i non vaccinati sono ancora più di 50 mila». Tenuto conto che al 1° gennaio 2021 Mantova contava 48.755 abitanti, raccomandiamo vivamente di tenersi alla larga dalla città dei Gonzaga.
[5 dicembre 2021]

Tempi repubblicani
Durata dell’ovazione riservata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la prima del Macbeth di Giuseppe Verdi alla Scala di Milano, in ordine decrescente, stando ai resoconti degli organi d’informazione. Corriere della Sera 6 minuti; La Stampa 6 minuti; Il Sole 24 Ore 6 minuti; Avvenire 6 minuti; Il Fatto Quotidiano 6 minuti; Il Giorno 6 minuti; Il Messaggero 6 minuti; Libero 6 minuti; Notizie.it 6 minuti; Il Giornale 5 minuti; Giornale di Sicilia 5 minuti; La Repubblica (edizione nazionale) 5 minuti; La Repubblica (edizione di Milano) 4 minuti; Fanpage.it 4 minuti. Media: 330 secondi, pari a 5 minuti e mezzo. L’orologio ha fatto il suo tempo.
[8 dicembre 2021]

Ogni botte dà il vino che ha
Conclusione di un articolo di Filoreto D’Agostino, già magistrato del Consiglio di Stato, oggi in pensione, sul Fatto Quotidiano, dal titolo «Il Csm à la Cartabia nasce già “storto”»: «Si dimentica che il buon magistrato è come il buon vino: invecchiando migliora». E quando invece sa di tappo, che si fa?
[9 dicembre 2021]

Pane, castità e fantasia
Titolo dalla prima pagina di Avvenire: «Castità e fantasia: così l’intimità della coppia». Bei tempi quando a eccitare la fantasia bastavano pane e amore, invece della castità.
[5 dicembre 2021]

Portatevi la transenna
Dalla pagina Facebook della Stampa: «Multe fino a 1000 euro per chi sale sul bus senza Green Pass e transenne, scatta l’operazione sicurezza». Siete avvertiti: per viaggiare in autobus, dovete portare con voi una barriera mobile.
[3 dicembre 2021]

Il giornale di chi ha studiato all’university
Il Sole 24 Ore pubblica un’intervista con Isabella Weber, presentata come «economista della Amherst University del Massachusetts» e «autrice del libro How China escaped shock therapy, molto apprezzato dal Financial Times». La Amherst – basta consultare il sito umass.edu – si chiama in realtà University of Massachusetts Amherst, non il contrario. E il titolo completo del saggio è How China escaped shock therapy. The market reform debate (la parte omessa è rilevantissima).
[1° dicembre 2021]

Che fa, concilia?
Nella rubrica Cronache celesti sul Venerdì di Repubblica, don Filippo Di Giacomo, incardinato nella diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, guarda già all’anno 2025 e afferma che il giornalista Nikos Tzoitis (qui chiamato Niko, alla ciociara) scrisse nel 2014 della coincidenza del giubileo con i 1700 anni del concilio di Nicea. Il primo concilio ecumenico si tenne infatti nel 325 e viene così sintetizzato da Di Giacomo: «Il “Credo” che tutti i cristiani recitano nelle rispettive liturgie, si deve agli oltre 300 vescovi riuniti, a maggio e a giugno di quell’anno, a Nicea». Sorvolando sull’inutile prima virgola, il reverendo giornalista sbaglia, perché il Credo odierno è quello di Nicea, ma integrato nel 381 dal successivo concilio ecumenico di Costantinopoli e detto per questo «niceno-costantinopolitano». I vescovi poi furono probabilmente circa 250, riuniti forse tra giugno e luglio, mentre ancora più intricata è la questione della Pasqua. Questa fu definita per opporsi alla sua celebrazione nella data ebraica adottata in diversi luoghi dai cristiani, ma certo non venne risolta dal concilio niceno con «decisione univoca fino alla riforma del calendario gregoriano del 1582», come sostiene il chierico. Il quale profonde cultura al popolo, ma inzeppata di inesattezze che anche solo la consultazione di buone fonti in Rete gli avrebbe evitato.
[3 dicembre 2021]

La Svimez è femminile
Titolo sulla prima pagina della Verità: «Così la Corte dei conti fa il contropelo agli sprechi dello Svimez». Preposizione articolata sbagliata: l’acronimo sta per Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, quindi si scrive «la Svimez» e «della Svimez», come peraltro si può leggere sul sito ufficiale.
[6 dicembre 2021]

I lettori sbagliano, i giornali pubblicano
Ismaele Vipera invia una lettera a Robinson, supplemento culturale della Repubblica, che la dà alle stampe senza fare una piega: «Vi chiedo cortesemente un approfondimento delle opere di Riccardo Bacchelli. Ricordando la sua opera famosa Il mulino del Po oggi edita da Mondadori. Tra l’altro è stato autore della legge Bacchelli». Si può dire che i lettori stanno eguagliando, quanto a scemenze, i giornalisti. La legge numero 440 dell’8 agosto 1985, che eroga un assegno straordinario vitalizio a coloro che si sono distinti nel mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dello sport e versino in condizioni d’indigenza, fu ispirata dal professor Maurizio Vitale, docente di storia della lingua italiana alla Statale di Milano, scomparso nell’ottobre scorso all’età di 99 anni. Venne ribattezzata legge Bacchelli in quanto il primo a usufruirne avrebbe dovuto essere lo scrittore bolognese. In realtà egli non riscosse mai l’assegno, perché morì due mesi dopo, l’8 ottobre 1985.
[13 novembre 2021]

Una pacca sotto il girovita
Emanuele Beluffi sul Giornale: «Quando una giornalista viene molestata in diretta tv e le notizie di femminicidio e violenza sulle donne occupano le cronache quasi con la stessa frequenza degli incidenti stradali vuol dire che siamo arrivati al giro di vite». E anche al girovita.
[5 dicembre 2021]

Dormire nell’hotel di Mina
Dalla Gazzetta di Mantova: «Che i Fuggiaschi fossero nel giro importante è un dato di fatto, spesso fianco a fianco con Gianni Morandi, Rita Pavone, Domenico Modugno, persino una volta nello stesso hotel con Mina». È un dato di fatto che una volta dormimmo nello stesso hotel in cui alloggiava Milva, pur senza essere i Fuggiaschi: bastò pagare il conto.
[2 dicembre 2021]

Maggioranze squalificate
In un editoriale dedicato a Generali e Consob, Laura Serafini rileva sul Sole 24 Ore che «servono maggioranze qualificate, almeno quattro voti su cinque». Esistono forse altre maggioranze su una base di 5 voti? Cinque su 5 si chiama unanimità. E 3 su 5 non è una maggioranza qualificata.
[5 dicembre 2021]

Il vaiolo di Zoro
Diego Bianchi, alias Zoro, incontra Simona Saluzzo di fronte all’ospedale centrale di Vienna, dove si occupa di Hiv, nel reparto di infettivologia. E sul Venerdì di Repubblica registra questa sua dichiarazione: «Adesso sembra una cosa nuovissima ma in realtà c’è già l’obbligo vaccinale per la maggior parte dei vaccini. Morbillo, epatite, vaiolo, poliomelite, tetano, insomma, bisogna vaccinarsi». A parte che si scrive poliomielite, dal testo non si capisce dove esistano già questi obblighi vaccinali, se in Austria o in Italia. Sta di fatto che, nel primo Paese, l’unico vaccino obbligatorio al momento è quello contro l’epatite B. Invece in Italia le vaccinazioni obbligatorie sono 10 nella fascia di età da 0 a 16 anni (contro poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae tipo B, morbillo, rosolia, parotite, varicella). L’obbligatorietà per le ultime quattro è soggetta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e alle coperture vaccinali raggiunte. Né in Austria né in Italia si vaccina più contro il vaiolo, come asserito da Saluzzo senza che Bianchi trovasse alcunché da obiettare. L’eradicazione mondiale di questo morbo fu ufficialmente dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità l’8 maggio 1980. L’ultimo caso di vaiolo umano fu registrato il 26 ottobre 1977 a Merka, in Somalia. Ci pare grave che la scienziata Simona Saluzzo, nel giorno in cui «una sua pubblicazione è uscita su Immunity (il giornale di immunologia più importante al mondo)», come scrive Bianchi alias Zoro, non ne sia al corrente.
[3 dicembre 2021]

Questo titolo è una bestemmia
Titolo dal Fatto Quotidiano: «La giostra isterica del Dio pallone in Piazza Affari». Trattasi di bestemmia involontaria, dettata da scarsa conoscenza della lingua italiana. Dio con la maiuscola – come si legge sullo Zingarelli 2022 – è l’essere supremo concepito nelle religioni monoteistiche come il creatore dell’universo. Quando ci si riferisce alla divinità nelle religioni politeiste, o a persona dotata di eccellenti qualità o a cosa tenuta in altissima considerazione, come se fosse oggetto di culto, si scrive dio, con la minuscola.
[5 dicembre 2021]

Figli di un podio minore
Flavio Vanetti, parlando sul Corriere della Sera della terza classificata nel SuperG di Lake Louise, Miriam Puchner, scrive che ha «rimediato solo un podio minore». Credevamo che la terza salisse sul gradino più basso, non che avesse un podio, il più piccino, tutto per lei.
[6 dicembre 2021]

Mephisto sta diventando un buon diavolo
Il coltissimo Mephisto Waltz, forse stanco di farsi cogliere in fallo, ha cominciato a prestare più attenzione nel compilare la sua rubrica domenicale sul Sole 24 Ore. Diciamo che sta diventando un buon diavolo: dai peccati mortali è passato a quelli veniali. Nell’ultima puntata, cita il Saggio sui potenti di Piero Melograni, però sbaglia il nome della famosa collana in cui fu pubblicato (Saggi tascabili Laterza), chiamandola «Collana tascabili Laterza». Poi ricorda due biografie scritte dallo stesso Melograni ma, curiosamente, della prima riporta solo il sottotitolo (La vita e il tempo di Amadeus Mozart), per di più in modo errato (manca «Wolfgang»), dimenticando il fulminante titolo, Wam. Mentre della seconda cita il titolo, Toscanini, e omette il sottotitolo. Quando si dice l’uniformità nella scrittura. Più avanti, attribuisce a Wernher von Braun, il fisico che progettò il missile V2 nella Germania nazista e poi divenne capo del programma spaziale della Nasa, il ruolo di Sturmbannführer, anziché di SS Sturmbannführer. Non è un dettaglio irrilevante, visto che il grado venne utilizzato anche da altre organizzazioni, per esempio SA (camicie brune) e NSFK (Corpi di volo nazionalsocialisti).
[6 dicembre 2021]

Addio ai tubi
La Stampa intervista Federica Cappelletti, vedova di Paolo Rossi, a un anno dalla morte del campione. Titolo: «“Avrei tenuto Paolo anche attaccato ai tubi. Poi ho detto basta”». Da calciatore a idraulico.
[5 dicembre 2021]

Se il carcere non fa il suo, tu fatti i tuoi
Titolo dato da Avvenire a un editoriale di Ferdinando Camon: «Se il carcere non fa il suo. Essere “buoni solo a questo”». E pensare che ci vorrebbe così poco a seguire il consiglio dell’ex senatore Antonio Razzi: «Fatti li cazzi tua!».
[4 dicembre 2021]

Dattiloscrivere a mano
Felice Manti si occupa sul Giornale di una storiaccia «che sta togliendo il sonno a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report». In ballo ci sarebbe «un elenco di accuse pesanti: servizi confezionati ad arte, mobbing tra le scrivanie, relazioni sessuali con colleghe». Manti riferisce che «una serie di copie dattiloscritte a mano sarebbero state inviate per lettera sia ai vertici Rai sia al capo del personale». Il che è impossibile: il dattiloscritto è un testo battuto a macchina, quindi non può essere vergato a mano.
[25 novembre 2021]

Scrittura nuova di pacca
Incipit di un servizio a firma Serenella Bettin su Libero: «E però adesso basta, dài. Che una pacca certamente sconveniente diventi però un affare di Stato, anche no». Premio New Dada 2021.
[4 dicembre 2021]

Sconti mantovani
Pubblicità di un jeans per uomo sulla Gazzetta di Mantova: «Listino 19,90. Promo 39,90. 48,72% di sconto». Queste sì che sono promozioni!
[4 dicembre 2021]

I miracoli di Gesù secondo Fini
In uno strampalato articolo sul Fatto Quotidiano, che si apre con l’intera trascrizione di Storia d’amore, canzone di Adriano Celentano datata 1969, Massimo Fini si avventura in una dissertazione volta a dimostrare che «tutto l’empireo giudaico-cristiano è coniugato al maschile»: «Dio, in quanto padre, è maschio. Suo figlio pure. Anche se su Cristo grava l’ombra di omosessualità» (quest’ultima annotazione si riferisce a una tesi contestata dalla stragrande maggioranza degli studiosi e per di più basata su frammenti di un supposto Vangelo apocrifo che molti specialisti ritengono un falso moderno). Dopodiché, per rafforzare la propria tesi, Fini tira in ballo i miracoli, citandone peraltro solo due: «Cristo resuscita Lazzaro e rende la vista a un cieco. La sola volta in cui si occupa di donne è quando lava i piedi alla Maddalena». La sola volta? Se così fosse, nemmeno quella, perché non è Gesù che lava i piedi alla Maddalena ma viceversa. Premesso poi che i miracoli di Gesù sono 37 (incluse tre risurrezioni), e non due, proviamo a consultare i Vangeli, esercizio che Fini dimostra di aver compiuto di rado. Gesù resuscita la figlia di Giàiro (Matteo 9, 18-26; Marco 5, 21-43; Luca 8, 40-56). Gesù guarisce la colonna vertebrale di una donna inferma da 18 anni (Luca 13, 10-17). Gesù guarisce la suocera di Pietro (Matteo 8, 14-15; Marco 1, 29-31; Luca 4, 38-39). Gesù guarisce una donna che da 12 anni soffriva di emorragie (Matteo 9, 20-22; Marco 5, 25-34; Luca 8, 43-48). Gesù libera dai demoni la figlia di una donna cananèa (Matteo 15, 21-28; Marco 7, 24-30). Nota d’uso per Fini: non sono numeri da giocare al lotto.
[1° dicembre 2021]

Vesciche leggendarie
«Stiamo bene», dice alla Repubblica il primo italiano contagiato dalla nuova variante Omicron del coronavirus. L’ingegnere dell’Eni rientrato dal Mozambico è in isolamento con la famiglia. Nel titolo si legge: «Il viaggio in auto Milano-Caserta da positivo: “Ho evitato i contatti”». Ha resistito per oltre ore 8 oppure lungo i 750 chilometri del tragitto ha fatto pipì nell’auto?
[29 novembre 2021]

Gogna senza reato
Titolo dalla prima pagina del Giornale: «Morisi messo alla gogna senza commettere reati». Quindi metterlo alla gogna non costituiva reato? Oppure è stato messo alla gogna nonostante non si fosse macchiato di reati?
[1° dicembre 2021]

Congiuntivite
Dall’intervista con Oscar Farinetti sulla scomparsa di Ennio Doris, pubblicata dal Corriere della Sera: «La notizia della sua morte mi addolora profondamente perché sapevo che non stesse più bene come un tempo». Si sente male anche la coniugazione del verbo.
[25 novembre 2021]

Tutti, anzi no
Domani scrive che «in India l’aria tossica e inquinata uccide circa 7 milioni di persone ogni anno ed è responsabile di circa il 18 per cento di tutti i decessi». Titolo: «India. Tutti i decessi causati dall’inquinamento». Quando si dice avere le idee chiare.
[22 novembre 2021]

Caselle e casette
Sulla Repubblica, Alessia Gallione parla della tassa sui rifiuti e di «671.531 bollettini che sono già arrivati o stanno arrivando nelle caselle postali, in gran parte fisiche, dei milanesi». Evidentemente confonde le caselle con le cassette postali. Infatti due righe dopo scrive che sono 65.423 i cittadini che hanno aderito al servizio «Tari via mail». Per il dizionario, le caselle postali sono compartimenti numerati affittati a privati presso gli uffici postali per ricevere la corrispondenza (così come su Internet vi sono le caselle di posta elettronica). Quelle «fisiche» cui si riferisce Gallione si chiamano cassette postali.
[22 novembre 2021]

Piano Solo
Titolo di spalla sulla prima pagina nel Fatto Quotidiano: «All’Africa solo briciole: solo il 3% dei vaccini». Il famoso piano Solo.
[1° dicembre 2021]

Fette di Salamone
Titolo dal Sole 24 Ore: «Isole Salamone nel caos per le rivolte anti cinesi». Un caso di prosciutto sugli occhi: si chiamano Salomone.
[26 novembre 2021]

Sotto zero
Titolo dalla Verità: «La scopritrice della variante: “Tra gli infetti, zero ricoveri e vittime”». Quindi nessun ricovero però vari decessi? No? Allora bisognava scrivere: «Né ricoveri né vittime».
[30 novembre 2021]

Esce fuori o esce dentro?
Incipit di un articolo di Simonetta Fiori nelle pagine culturali della Repubblica: «Dopo ottant’anni escono fuori dal silenzio in cui erano stati seppelliti». È vero che l’espressione con valore rafforzativo è contemplata dai dizionari. Ma rimane un dubbio: come si farà a uscire dentro?
[21 novembre 2021]

Come dare i numeri
Didascalia da Libero: «A sinistra, l’albergo di Sarsina (località Casalecchio, Forlì): l’edificio è del XVII° secolo». I numeri romani sono già l’espressione grafica dei numerali ordinali (XVII sta per diciassettesimo), quindi non vanno mai seguiti dall’esponente «°», necessario solo quando, per indicare l’ordinale, si usano le cifre arabiche («17°»).
[24 novembre 2021]

Miraggi natalizi a Mantova
A proposito della pandemia, il lettore Luigi Cavalieri scrive alla Gazzetta di Mantova: «E, siccome il trend pare destinato a continuare, così da prevedere il picco a Natale, il dover tornare in zona gialla non è solo un miraggio». Quale grazia! Tu scendi dalle stelle.
[17 novembre 2021]

Il collega (uomo)
Titolo dalla prima pagina del Giornale: «Giornalista molestata dai tifosi e il collega (uomo) minimizza». Se è il collega, ci pare improbabile che potesse trattarsi di una donna, quindi la precisazione posta fra parentesi è superflua. Anche se, dati i tempi, non si sa mai.
[29 novembre 2021]

Parbleu! «Lui» diventa «elle»
Michele Serra nella sua rubrica L’amaca sulla Repubblica: «In Francia, con le migliori intenzioni, alcuni vorrebbero introdurre un nuovo pronome neutro, “iel” che si aggiunga al femminile “lui” e al maschile “elle”, per indicare chi non accetta di definirsi femmina o maschio». Dovrebbe essere il contrario (al femminile elle e al maschile lui), a onor del vero, ma non osiamo contraddirlo. Il gender dilaga.
[20 novembre 2021]

Sabati Gentili
Veronica Gentili sul Fatto Quotidiano: «Vengono giustificate le manifestazioni “No vax” e “No green pass” che da ormai 18 settimane caratterizzano i nostri sabato pomeriggio». Stando sempre in tv, Gentili ha dimenticato come si scrive in italiano: a differenza degli altri giorni della settimana, che sono invariabili, sabato e domenica hanno regolarmente il plurale, come avverte un «Nota bene» sullo Zingarelli 2022, perciò il plurale di sabato è sabati. Del resto, Gentili è la stessa che domenica sera, nel programma Controcorrente su Rete 4, ha detto «persuàdere» anziché «persuadére».
[29 novembre 2021]

Sconti grammaticali
Maria Berlinguer sulla Stampa intervista Franca Leosini, conduttrice televisiva che si vanta «di essere stata la sola» a far parlare in carcere Rudy Guede, condannato a 16 anni per l’omicidio di Meredith Kercher, e le fa dire: «Il fine pena era già previsto per il 4 gennaio del 2022, l’avvocato a chiesto un ulteriore sconto di 45 giorni». In saldo anche la grammatica.
[24 novembre 2021]

Il secondo dei due non è il terzo
Maurizio Belpietro, direttore della Verità, cita nel suo editoriale Portogallo e Svezia: «I due Paesi hanno una popolazione più o meno equivalente, intorno ai 10 milioni, ma nel secondo dei due hanno vaccinato quasi l’88% dei cittadini». Difficile che potesse trattarsi del secondo dei tre, visto che sono soltanto due.
[23 novembre 2021]

Ruote incrociate
Titolo sullo sciopero dei taxi in prima pagina sul Tempo: «Le auto bianche incrociano le braccia dalle 8 alle 22». Bei tempi quando incrociavano le ruote.
[24 novembre 2021]

Ministero del...
Lorenzo Giarelli sul Fatto Quotidiano: «A invitare Renzi questa volta è il Gmis, acronimo di Global Manufacturing and Industrialisation Summit, una kermesse organizzata da Unido (l’agenzia dell’Onu che si occupa di Sviluppo industriale) e il governo degli Emirati, attraverso il ministero del». Piffero? Cappero? O forse dattero?
[23 novembre 2021]

Incensurati a rischio
Titolo dal Corriere del Mezzogiorno: «Foggia, operaio incensurato ucciso con un colpo alla testa. Il killer è il datore di lavoro che si è costituito». Si voleva evidenziare che è nata una nuova categoria professionale, quella degli incensurati? E sarebbe stato risparmiato, se fosse stato un operaio pregiudicato?
[20 novembre 2021]

Nessun dorma
Il Messaggero riporta una frase di Gina Lollobrigida, 94 anni, «da anni in lotta con la famiglia da quando nella sua vita è entrato Andrea Piazzolla: «La vita è mia ed io decido cosa farne. Fare dei regali ad Andrea e la sua famiglia è una cosa che riguarda me, nessun’altro». Si scrive nessun altro, senza apostrofo. Trattasi infatti di troncamento, non di elisione, e la regola da seguire è la stessa dell’articolo determinativo uno: si scrive un altro, non un’altro.
[21 novembre 2021]

Come ti spiaccico le parole
Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera: «Lei non spiaccica una parola d’italiano». E non solo lei. Le parole si spiccicano (dal verbo spiccicare, ovvero pronunciare chiaramente). Sono le zanzare che si spiaccicano sul muro.
[21 novembre 2021]

Bonomi chiede sgravi alle imprese
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «Bonomi non vuol pagare la cassa integrazione e chiede altri sgravi fiscali alle imprese. Più il governo la riempie di soldi, più Confindustria chiagne e fotte». Il presidente di Confindustria chiede soldi alle imprese sotto forma di sgravi fiscali? No? Allora bisognava scrivere «chiede altri sgravi fiscali per le imprese».
[3 novembre 2021]

Occhio al sedere
Didascalia dal sito del Mattino di Padova: «Giulia Schiff, felice a bordo di un aeromobile militare. A destra la foto del suo sedere e delle gambe dopo essere stata presa a bastonate da sette sergenti maschi e una donna». Considerando che nella foto a sinistra si vede Giulia Schiff, ci pare che la specificazione «a destra» sia esornativa: siamo ancora in grado di distinguere una faccia da un posteriore.
[7 novembre 2021]

Elezioni dentro i partiti
Titolo dal Corriere della Sera: «Le parole dei leader non fermano i timori di elezioni anticipate dentro i partiti». Toh, almeno nei partiti si prospettano le elezioni anticipate. Per il Parlamento si vedrà.
[2 novembre 2021]

Pensieri Fini
Massimo Fini parla del Patto atlantico sul Fatto Quotidiano: «L’obiezione era allora comprensibile perché in presenza dell’Urss la Nato, vale a dire gli americani, perché la Nato è stata sempre un’organizzazione totalmente in mano agli Stati Uniti, anche se per pudore o piuttosto per mascherare la realtà vi si nomina a Presidente un danese, o come oggi, un norvegese». Tutto chiaro.
[16 novembre 2021]

Il Mephisto Furioso
Appuntamento settimanale con il coltissimo Mephisto Waltz e l’omonima rubrica su Domenica, supplemento culturale del Sole 24 Ore: «Fu così che nel palindromo 18-11-18 apparve il primo Mephisto Waltz». Spiace contraddirlo, ma dicesi palindromo «parola, frase, verso, cifra che si possono leggere sia da sinistra che da destra». Oro è un palindromo, o Anna, o anilina, o radar, o inni. Ma 18-11-18 letto da destra verso sinistra diventa 81-11-81. Dopodiché «il satanello dal multiforme ingegno», come si definisce, cita alla carlona il primo canto dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: «Piacciavi... a gradir questo che vuole darvi l’umile servo vostro», inanellando ben cinque errori su dieci parole, visto che i versi esatti sono questi: «Piacciavi, generosa Erculea prole, / ornamento e splendor del secol nostro, / Ippolito, aggradir questo che vuole / e darvi sol può l’umil servo vostro».
[21 novembre 2021]

Direzioni ballerine
Facendo le pulci a Marco Travaglio, in questa rubrica Stefano Lorenzetto indica Alessandro Sallusti come direttore del Giornale, salvo, tre notizie dopo, collocarlo alla direzione di Libero. Non è facile sbagliare e subito correggersi ma senza rendersene conto.
[19 novembre 2021]

Chi inventò il diesel common rail
Sul Corriere della Sera, in una pagina dedicata all’auto elettrica, Milena Gabanelli e Rita Querzè scrivono che alla Bosch di Bari «è stato inventato il diesel common rail». Non è così. Il sistema, ideato negli anni Trenta e già utilizzato sui motori navali e ferroviari durante la Seconda guerra mondiale, venne adattato all’auto grazie alla Fiat, con un gruppo di lavoro che coinvolgeva Magneti Marelli ed Elasis, società di ricerca della casa torinese affidata nel 1988 al fisico Mario Ricco. Il team di Elasis creò il brevetto, poi ceduto, per problemi finanziari, alla Daimler, che a sua volta coinvolse la Bosch.
[22 novembre 2021]

Colpi di sole novembrini
Titolo dal sito della Repubblica: «A Roma il 7 novembre 2021 è stato il giorno più caldo della storia. Raggiunti 26 gradi in città». Aveva ragione Bruno Martino: e la chiamano estate...
[9 novembre 2021]

Svoltare per restare immobili
Tobia De Stefano avverte su Libero (pagine di economia) che «ad Mps serve una svolta a 360 gradi». Tralasciando la d sovrabbondante, diremmo che una svolta a 360 gradi sia un caso di gattopardismo. O una manovra scriteriata che riporterebbe il Monte dei Paschi di Siena al punto di partenza.
[11 novembre 2021]

Grillini per il Tg2
Alessandro Sallusti cita nel suo editoriale in prima pagina su Libero il direttore uscente del Tg1, «lo sconosciuto Giuseppe Carboni, collega che aveva l’unico merito di aver fino ad allora raccontato con malcelata enfasi le gesta dei grillini per il Tg2». I grillini hanno compiuto gesta per il Tg2? No? Allora bisognava scrivere che Carboni aveva «raccontato per il Tg2 con malcelata enfasi le gesta dei grillini».
[18 novembre 2021]

Recovery alla francese
Titolo dalla Verità: «Con il Trattato del Quirinale finiremo per dare i fondi del Recovery a Parigi». C’è un Recovery a Parigi? No? Allora bisognava scrivere: «Finiremo per dare a Parigi i fondi del Recovery».
[19 novembre 2021]

L’Etna trasloca da Catania a Napoli
Titolo dal sito del Sole 24 Ore: «Auto circolanti, Napoli fanalino di coda». Testo: «La città dell’Etna è fanalino di coda anche sul tasso di motorizzazione, con ben 78 automobili circolanti ogni 100 abitanti». Vesuvio, inceneriscili!
[9 novembre 2021]

Giocarsi l’accento
Occhiello dall’Espresso: «Quarantatre parlamentari da giocarsi nella partita per il Colle». Già che ci si siete, giocatevi anche l’accento: si scrive quarantatré.
[7 novembre 2021]

Facci apostrofa Travaglio
Filippo Facci in prima pagina su Libero, nella rubrica L’appunto: «Travaglio, sull’intercettazione, scrisse pure un’editoriale». L’appunto stavolta dobbiamo muoverlo a lui, purtroppo.
[18 novembre 2021]

Il Grillo supposto
Incipit di un servizio in cui Luca De Carolis e Wanda Marra parlano di Giuseppe Conte sul Fatto Quotidiano: «Per restare leader dei 5Stelle l’avvocato deve uscire incolume dalla partita per il Quirinale. E ne dovrà discutere anche con Beppe Grillo, previsto a Roma domani». Significati di previsto, participio passato di prevedere, secondo Lo Zingarelli 2021: supposto, descritto in anticipo, contemplato. Grillo supposto a Roma? Per usare a spanne i participi non bastano due mani sole, proprio quattro ne servono?
[9 novembre 2021]

Gastronomi bolliti
Su Specchio della Stampa un’intera pagina gastronomica dedicata al bollito. Nel testo, e anche in un sommario, viene citata la «paerà», tipica salsa veronese ottenuta dal pane raffermo. L’autrice Sarah Scaparone meriterebbe più che altro uno scapaccione lieve e simbolico: si chiama pearà.
[14 novembre 2021]

A cena con lo zombie
Piero Degli Antoni affronta sul Quotidiano Nazionale il tema, sempre attualissimo, della persona petulante, ed esemplifica: «È lo sconosciuto commensale che ti trovi accanto e che per tutta la durata della cena ti parla: 1) del suo cane; 2) della sua bici; 3) del suo abbonamento a Reader’s Digest». Non sappiamo con chi vada a cena Degli Antoni, ma quasi certamente si tratta di zombie: Selezione dal Reader’s Digest ha cessato le pubblicazioni nel 2007.
[12 novembre 2021]

Scrittura elettrizzante
Alberto Fraja recensisce nelle pagine culturali di Libero il libro Atlante dei paesi che non esistono più di Gideon Defoe e prende in esame alcuni di questi reami o entità statuali. L’attacco è a dir poco folgorante: «Il regno di Baviera (1805-1918) finisce in vacca perché i fili del cervello del suo quarto re, Ludovico II, non sono tutti attaccati». Ha parlato l’elettricista.
[30 ottobre 2021]

Il Travaglio di Sallusti
Nel suo fondo in prima pagina, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, mazzuola Alessandro Sallusti: «Cita “i film di Giovannino Guareschi” (che non ha mai fatto film)». In effetti l’espressione sallustiana è imprecisa, anche se il senso della sineddoche appare chiaro: il direttore del Giornale intendeva riferirsi alla fortunata saga cinematografica di don Camillo, tratta dai libri dello scrittore parmense. Ma anche l’appunto travagliesco è sbagliato. Guareschi, nel 1963, fu regista e sceneggiatore, insieme con Pier Paolo Pasolini, del film La rabbia, ritirato dalle sale dopo poche settimane (Alberto Moravia aveva accusato Pasolini di essersi contaminato con un reazionario). Le sei pizze della pellicola sono tuttora custodite da Alberto Guareschi, figlio di Giovannino, nel Club dei Ventitré, la casa-museo di Roncole Verdi.
[14 novembre 2021]

Lancio nel nulla
Titolo in prima pagina sulla Stampa: «Il neonato lanciato ai soldati che i genitori non trovano più». Se i soldati sono introvabili, che fine avrà fatto il neonato lanciato fra le loro braccia?
[8 novembre 2021]

Il Dante di Veltroni
Walter Veltroni scrive in prima pagina sul Corriere della Sera: «Ci stiamo abituando a dire solo no, No a tutto. Il “bel paese dove il sì suona”, verso di Dante che rischiarava uno dei canti più cupi della Commedia, potrebbe ormai essere volto al suo contrario». Ma l’articolo il non compare nel verso dantesco: «Ahi Pisa, vituperio de le genti / del bel paese là dove ’l sì suona» (Inferno, XXXIII, 79-80). Se usi le virgolette, occorre precisione; se richiami e non citi esattamente, non metti le virgolette. Inoltre ci pare di poter aggiungere che l’imperfetto rischiarava è inappropriato: il verso di Dante rischiara ancora, e continuerà a farlo per sempre.
[11 novembre 2021]

Il tramonto dell’alba
«Heidi Klum, tramonto da urlo: un topless brutale, a 48 anni la foto più spinta», titola il sito di Libero. Il testo spiega che «l’immagine arriva direttamente da Mykonos, l’isola greca in cui si sta godendo un po’ di mare fuori stagione. “Sunrise Mykonos”, scrive la Klum in calce alla foto. Ed eccola su un terrazzo, al tramonto, alle sue spalle il mare». Tenuto conto che sunrise in inglese significa alba, e non tramonto, attendiamo fiduciosi l’urlo del direttore Alessandro Sallusti.
[15 novembre 2021]

Centra o non c’entra?/1
Marcello Radighieri affronta sulla Repubblica la crisi nella produzione di pere, pesche, susine e altra frutta: «Ancora una volta sembra centrare il clima». C’entra anche l’ortografia.
[12 novembre 2021]

Centra o non c’entra?/2
Marianna Aprile, caporedattrice di Oggi, segnala entusiasta un articolo su «Il partito di Fedez» della sua collega Annalisa Cuzzocrea: «Il punto lo c’entra oggi @la_kuzzo (avevamo dubbi?) su La Stampa». Urge farsi venire qualche dubbio almeno sull’ortografia.
[11 novembre 2021]

Prima pagina sottosopra
Nel titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano si legge: «Draghi ci spiegherà il perchè?», con l’accento sbagliato. Titolo sotto la testata: «Inflazione&tassi: perché è sbagliato avere paura». A parte la cervellotica abolizione degli spazi fra i due sostantivi e la e commerciale, chi lavora al piano di sotto non potrebbe dire a quelli del piano di sopra che perché richiede l’accento acuto e non grave?
[8 novembre 2021]

Carabiniere alla pari
Dal Corriere della Sera: «Il luogotenente Marzo Mazzone, in forza al Secondo Nucleo sicurezza di Milano, carabiniere alla pari della moglie». La locuzione alla pari si riferisce a «persona che svolge un lavoro, specialmente di istitutrice, governante e simili, inserita in una famiglia, ricevendo vitto e alloggio e talora una modesta retribuzione». Alla pari, nel senso di «allo stesso livello, allo stesso grado» o nel senso di «classificarsi, competere, considerarsi», richiede il con. In questo caso, la locuzione corretta doveva essere al pari di, che ha il significato di «come»: «Carabiniere al pari della moglie».
[2 novembre 2021]

Quando più te l’aspetti
Dall’Ansa: «Wilbur Smith, uno degli autori più prolifici e famosi al mondo, è morto sabato 13 novembre a Cape Town, in Sudafrica. Aveva 88 anni. A darne notizia è stato il suo sito: “Se n’è andato in modo inaspettato, dopo una mattinata di lettura e scrittura, con al fianco la moglie Niso”». Se c’è una cosa che ci si deve aspettare, soprattutto a 88 anni, è che la vita si concluda con la morte, ci pare.
[13 novembre 2021]

Stipendio in monetine
Filippo Merli nella rubrica Commenti di Italia Oggi: «In Italia stipendi più bassi rispetto al resto dell’Ue. In media un lavoratore guadagna il corrispettivo delle monetine gettate nella fontana di Trevi dai leader del G20». Al mese? Al giorno? All’ora? Ma, soprattutto, come ha fatto Merli a conoscere l’importo delle monetine? Potrebbe dircelo?
[6 novembre 2021]

Linguaggio confindustriale
Alla seconda riga di un suo articolo, Jacopo Giliberto cita «90 miliardi di metri cubi dell’odiosamato metano». Più avanti parla di «media avicola trilussiana». La prosa aulico-creativa, degna del Caffè di Pietro Verri, si legge sul Sole 24 Ore. Solo che nell’ultima colonna Giliberto evidenzia «un contributo alla manodopera nazionale». Forse intendeva scrivere occupazione, ma bisognerebbe chiedere al giornale della Confindustria.
[6 novembre 2021]

Fra nocino e grappa
Daniela Ranieri, penna di solito scintillante, sul Fatto Quotidiano affronta con questo incipit il tema della bocciatura del disegno di legge contro l’omotransfobia presentato da Alessandro Zan: «In questi giorni è diventata mainstream un’opinione che prima viaggiava solo in qualche canale criptato del dark web o in certi consessi alcolici della Garfagnana, dopo il nocino: se una legge approvata alla Camera non passa al Senato, la colpa non azzoppa la legge al Senato, ma di chi l’ha proposta, sostenuta e votata in entrambe le Camere». A giudicare dal periodo dopo i due punti, diremmo che in redazione al nocino preferiscono la grappa.
[30 ottobre 2021]

Gentilezza
Veronica Gentili sul Fatto Quotidiano: «Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E Sergio Mattarella lo sa bene». Tenuto conto che il capo dello Stato è costretto a utilizzare una protesi acustica, non c’è peggior cieco di chi non si avvede delle gaffe.
[15 novembre 2021]

L’inverno di Nuzzi
Con la sua serie I grandi gialli, pubblicata da Specchio, settimanale della Stampa, Gianluigi Nuzzi non cessa mai di stupire. Nell’ultima puntata scrive: «Siamo nell’inverno del 1955, agli inizi di novembre». Segnaliamo al collega che l’inverno astronomico comincia il 21 dicembre e quello meteorologico il 1° dello stesso mese. Conclusione dell’articolo: «Quattro ergastoli inflitti ma Morandini si impiccherà nel 1960 nella sua cella con nove persone uccise in pochi mesi, dal novembre del 1955 al gennaio del 1956». Togliersi la vita in galera insieme con nove persone, l’ultima delle quali morta (ammazzata) quattro anni prima, è un esercizio davvero ragguardevole. Dal riassunto della vicenda che correda l’articolo apprendiamo infine che «tra il 1955 e il 1956, un serial killer colpisce nella Bergamasca». Trattasi di Vitalino Morandini, «nato nel 1961, bambino disciplinato». Talmente disciplinato che cominciò a uccidere addirittura sei anni prima di essere concepito nel ventre materno.
[14 novembre 2021]

Manutenzioni miliardarie
Secondo Carlo Macrì, mandato dal Corriere della Sera a Catanzaro per seguire lo scandalo del viadotto progettato da Riccardo Morandi e restaurato con materiali scadenti, i fratelli Eugenio e Sebastiano Sgromo, titolari della Tank di Lamezia Terme, si erano aggiudicati i lavori di manutenzione «per 25 miliardi di euro». Considerato che per il nuovo ponte Morandi di Genova si sono spesi 202 milioni di euro, quello di Lamezia Terme conveniva ricostruirlo. (Ovviamente, per il risanamento strutturale del cavalcavia calabrese l’Anas in realtà ha speso 1.000 volte di meno: 25 milioni di euro).
[4 novembre 2021]

Alla ricerca del casolare dilapidato
Enrico Franceschini sulla Repubblica si occupa di Terry Kelly, fermato per il sequestro della piccola Cleo Smith, «la bambina di quattro anni scomparsa dal campeggio in cui era andata in vacanza con la famiglia e liberata in un casolare dilapidato dopo diciotto giorni di affannose ricerche». Già il fatto che sia stato dilapidato un casolare pare singolare, ma che ciò sia avvenuto dopo che il medesimo era stato affannosamente cercato per 18 giorni è ancora più straordinario.
[5 novembre 2021]

Pensa che fenomeno
L’inserto culturale del Sole 24 Ore ricorda il traduttore Luigi Reitani, morto lo scorso 31 ottobre. Il sommario dell’epicedio suona lapalissiano: «Intellettuale finissimo, Reitani era capace di dedicare decenni all’edizione di un testo letterario (come le prose di Hölderlin) e di scrivere rapidamente articoli illuminanti sulle pagine della “Domenica”». Viene da pensare che finissimo sarebbe stato se avesse dedicato decenni per scrivere articoli illuminanti e sfornato rapidamente l’edizione di un testo letterario.
[7 novembre 2021]

L’Ora d’italiano
Il Corriere della Sera celebra L’Ora, glorioso quotidiano di Palermo chiuso nel 1992, nel quale lavorava Mauro De Mauro, il coraggioso cronista rapito e ucciso dalla mafia (il suo cadavere non fu mai ritrovato). Per l’occasione, pubblica il ricordo di Antonio Calabrò, che fece parte di quella squadra formidabile. Vi si legge questa frase: «Alcuni di noi redattori e dei commentatori politici avevamo in tasca una tessera del Pci». Poiché redattori (categoria cui apparteneva Calabrò) e commentatori politici erano soggetti ben distinti, l’avevamo appare improprio. Bastava scrivere: «Alcuni di noi – redattori e commentatori politici – avevano in tasca una tessera del Pci». O, volendo mantenere la prima persona plurale dell’imperfetto, ricorrere a una ripetizione: «Alcuni di noi redattori avevamo in tasca una tessera del Pci, così come alcuni dei commentatori politici». L’Ora esatta resta preferibile.
[7 novembre 2021]

Qualcosa non ha funzionato
Vincenzo Bisbiglia si occupa sul Fatto Quotidiano dell’inchiesta della Procura di Roma sulle mascherine anti Covid, una commessa da 1,2 miliardi di euro in cui «avrebbe fatto da mediatore Mario Benotti (giornalista Rai in aspettativa) che ha incassato come provvigione 12 milioni di euro pagate dalle ditte cinesi fornitrici». Non si comprende a chi sia riferito il participio al femminile. Subito dopo si chiede: «Ma come è funzionato il sistema delle certificazioni?». Il verbo intransitivo funzionare richiede l’ausiliare avere e non essere.
[25 ottobre 2021]

Ordine nella scrittura
Didascalia da Domani: «Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, aveva emesso un’ordinanza per chiedere ai No-pass di predisporre un servizio d’ordine». Lo stesso che con una virgola separa anche il soggetto dal verbo?
[7 novembre 2021]

Bollette agli estrogeni
«A Murano hanno chiuso otto fornaci. Non hanno retto all’aumento vertiginoso dei prezzi del gas, cresciuti quasi del 500%. Costi che hanno estrogenato le bollette», informa Laura Berlinghieri sulla Nuova Venezia, parlando dei maestri artigiani del vetro soffiato. Non ci eravamo mai imbattuti nel verbo estrogenare, di cui peraltro non si trova traccia nei dizionari. Trattandosi di una collega, ci procura un qualche imbarazzo dover richiamare il significato dell’aggettivo estrogeno secondo il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia: «Che produce l’estro venereo. — Anche sostantivato: sostanza che promuove le modificazioni periodiche del ciclo femminile culminanti con l’estro (e specialmente agisce in soggetti femminili immaturi o che hanno subìto l’ovariectomia)». Ci pare che gli attuali costi del metano, più che indurre all’accoppiamento, spingano alla depressione.
[27 ottobre 2021]

La calciatrice Lukashenko
«Come Tonya Harding. Psg, la calciatrice sprangata: “È stata la sua compagna”», titola in prima pagina Il Fatto Quotidiano. Accanto, una foto del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, meglio noto come l’«ultimo dittatore d’Europa». E il primo a cambiare sesso?
[11 novembre 2021]

Bocconiani alla resa dei conti
Su Domani (quotidiano diretto da Stefano Feltri, laureato in economia alla Bocconi proveniente dal centro di ricerca guidato dal professor Luigi Zingales presso la Booth school of business della University of Chicago), Mattia Ferraresi scrive che il saggio Io sono Giorgia di Giorgia Meloni ha venduto oltre 130.000 copie «con 4,5 milioni di fatturato». Ciò prova che a Domani l’unico capace di fare i conti è l’editore Carlo De Benedetti. Considerato infatti che il prezzo di copertina del volume è di 18 euro, per incassare 4,5 milioni Meloni avrebbe dovuto vendere 250.000 copie. Invece al 7 novembre erano 128.315, per un fatturato di oltre 2 milioni di euro, non 4,5.
[7 novembre 2021]

Questa Ferrari è un missile
Simonluca Pini presenta sul Sole 24 Ore la Ferrari SF90 Spider e rivela che «a bordo si ritrova il nuovo concetto Ferrari “occhi sulla strada, mani sul volante”». Invece i conducenti della Fiat 500 tengono gli occhi sulla campagna e le mani sul cascaingrembo (copyright Sergio Saviane)? Ma non basta: «La SF90 Spider si dimostra un vero e proprio missile cielo-terra». È notorio, soprattutto fra siriani, israeliani e palestinesi della Striscia di Gaza, che i missili vengono sparati da Marte e piovono sul Medio Oriente quando meno te l’aspetti. Qualcuno informi il recensore della real casa di Maranello che i missili a corta gittata lanciati da mezzi terrestri si chiamano terra-aria non cielo-terra. Vanno velocissimi anche quelli, eh.
[6 novembre 2021]

Repetita iuvant
Sempre sul Sole 24 Ore, in un trafiletto che compare accanto al panegirico della Ferrari SF90 Spider, Si-Pi (sarà mica Simonluca Pini, per caso?) c’informa che in Bugatti Rimac è stata avviata «la nuova era del marchio fondato da Ettore Bugatti». E dettaglia: «Come azionisti, il gruppo Rimac detiene il 55%, mentre Porsche il restante 45%. Il fondatore di Rimac Automobili Mate Rimac detiene il 55% e diventa Ceo di Bugatti Rimac, mentre Porsche possiede il 45%». Ok, abbiamo capito, non si tratta di un dato aritmetico di difficile comprensione.
[6 novembre 2021]

Tornano le accoltellate
Titolo da Libero: «Riaprono le discoteche, tornano le accoltellate». Solo donne? Dopo i femminicidi gli «accoltellicidi»? Poi leggi il testo e scopri che i feriti nelle risse sono maschi. Le accoltellate erano semplicemente le coltellate. Alla lingua italiana.
[8 novembre 2021]

Verso e versus
«Poi c’è l’asse “popolo verso élite”», scrive Maurizio Ferrera nel fondo di prima pagina sul Corriere della Sera. Sembra che il popolo vada verso le élite, mentre l’editorialista intende affermare il contrario. Avrebbe dovuto usare la preposizione versus, che l’inglese ha mutuato dal latino con il significato di «contro, in opposizione».
[8 novembre 2021]

Il vero pensiero di Andreotti
Fabrizio D’Esposito ricorda sul Fatto Quotidiano che la legge numero 194 del 1978 sull’aborto venne firmata da sei democristiani e osserva che, in seguito, «Andreotti rivelò che si era posto il problema della controfirma: con il rifiuto, però, “si sarebbe aperta una crisi e la Dc avrebbe rischiato di perdere Palazzo Chigi”». Non si sa da dove D’Esposito abbia tratto l’affermazione riportata fra virgolette, che lascia intendere un’unica preoccupazione dello statista: salvare la poltrona di premier e impedire che la Democrazia cristiana fosse estromessa dal governo. Ma a Stefano Lorenzetto, che gli aveva ricordato di come nel 1990 re Baldovino si fece sospendere per due giorni dalle proprie funzioni pur di non ratificare la legge sull’introduzione dell’aborto legale in Belgio, Andreotti inviò per iscritto le seguenti osservazioni: «Purtroppo non potei dimettermi perché eravamo sotto lo scacco delle Brigate rosse che avevano ucciso Moro e che incombevano come minaccia terribile sulla Nazione. È il giorno che ricordo con maggiore tristezza. Il fronte abortista (sinistra e destra) era spietato. Non avendo voluto sospendere la discussione in Senato nemmeno nelle settimane atroci del sequestro di Aldo, accettarono di sospendere per qualche ora solo dopo il 9 maggio (data del ritrovamento, nel 1978, del cadavere di Aldo Moro, ndr). Il re del Belgio poteva ritirarsi senza drammi. Da noi sarebbe stata una crisi nel buio profondo. Sono avvilito per quella firma, ma non c’era scelta. Eravamo – ripeto – sotto l’incubo delle Brigate rosse e della inadeguatezza difensiva dello Stato».
[1° novembre 2021]

Merluzzo poco scientifico
Nella sua rubrica sul Sole 24 Ore, il critico gastronomico Davide Paolini cita il merluzzo con il nome scientifico «gadus morthua». Vabbè, che la puntata è uscita nei giorni della Commemorazione dei defunti, ma nella classificazione di Carlo Linneo si chiama Gadus morhua, senza la t.
[31 ottobre 2021]

Fiala e green pass
Titolo dell’Osservatore Romano, sotto una foto che mostra un green pass: «Repubblica Ceca: a Fiala l’incarico per il nuovo esecutivo». E a chi altri, sennò?
[6 novembre 2021]

Fuori serie
Maurizio Porro, critico cinematografico e teatrale del Corriere della Sera, si occupa di Midnight Mass, un horror a sfondo religioso trasmesso da Netflix: «Ci sono in scena anche due musulmani, di cui uno è il sindaco del luogo». Porro deve aver visto un’altra serie: i due islamici sono lo sceriffo Hassan (interpretato da Rahul Kohli) e suo figlio Ali. Il sindaco e la figlia paraplegica sono ferventi cattolici.
[27 ottobre 2021]

Catastrofi giornalistiche
Titolo d’apertura sulla prima pagina di Domani: «Una marea umana per il clima». Non bastavano gli tsunami?
[7 novembre 2021]

Faranno meglio domani
Stefano Feltri, direttore di Domani, critica un editoriale apparso sul Corriere della Sera: «Ernesto Galli della Loggia lamenta quanto è problematico essere conservatori in Italia, soprattutto perché “non è facile per nulla avere una voce conservatore nel dibattito pubblico”». Feltri dimostra di non saper nemmeno copiare: Galli della Loggia aveva scritto «una voce di tipo conservatore». Invece i suoi redattori dimostrano di non saper nemmeno leggere, visto che su Facebook hanno rilanciato così il fondo del loro direttore: «Prendiamo sul serio le lamentazioni di Ernesto Galli della Loggia su Repubblica contro Domani». Massì, che sarà mai? Un giornale vale l’altro. Gente seria, quella di Domani.
[7 novembre 2021]

Ma che?
In un editoriale sul Corriere della Sera, Massimo Gaggi spiega che a New York è prevista l’«elezione a valanga del sindaco democratico afroamericano Eric Adams: un ex poliziotto che vuole riforme anche nella pubblica sicurezza, ma ha centrato la sua campagna sul tema law and order». Non si comprende il senso della congiunzione avversativa. Ci pare che law and order (legge e ordine) siano i presupposti indispensabili della pubblica sicurezza.
[4 novembre 2021]

La bacchetta di von Karajan sulle dita di Mephisto
Consueto appuntamento settimanale con il coltissimo Mephisto Waltz, diabolico tenutario dell’omonima rubrica su Domenica, l’inserto culturale del Sole 24 Ore. Stavolta s’impanca a critico musicale e, surfando tra Giuseppe Verdi, Luciano Pavarotti, Leontyne Price, Fiorenza Cossotto e Nikolaus Ghiaurov (in realtà si chiamava Nicolai, anche sulle copertine dei dischi), ci offre queste notizie circa Herbert von Karajan: «Alla sua morte (1989) oltre alle case di Anif, Saint-Tropez e al Suvretta (Sankt Moritz) lasciò alla moglie Heliette e alle due figlie Isabel e Arabel, l’Helisara VI, una stupenda vela da regata. (...) Il nome ovviamente era composto dalla crasi di quelli di madre e fanciulle». Ovviamente una cippa. Tralasciando il fatto che dicesi crasi la fusione della vocale finale e iniziale di due parole in contatto (e non è questo il caso), Mephisto Waltz dimostra di non aver capito nulla di von Karajan, la cui moglie si chiamava Eliette, non Heliette. E infatti gli yacht Helisara (ne ebbe ben 6) furono varati con l’acronimo di (H)erbert, (El)iette, (Is)abel, (Ara)bel. Un direttore d’orchestra dall’ego così smisurato non poteva che celebrarsi per primo e Mephisto dovrebbe saperlo: «Vanità, decisamente il mio peccato preferito» (scena finale di L’avvocato del diavolo).
[7 novembre 2021]

Nomination a metà
A proposito di cinema. Nella medesima rubrica, Mephisto Waltz cita «Henri Clouzot». Chiunque abbia visto Il corvo, Manon, Vite vendute e La verità sa che il vero nome del regista francese di culto era Henri-Georges Clouzot.
[7 novembre 2021]

Batti il cinque
Serenella Bettin si occupa di carta igienica: «“Le bollette energetiche sono aumentate cinque volte tanto – dice a Libero Cristina Calamari della Cartiera Calcarta di Lucca – Rispetto a prima sono quintuplicate”». Se «sono aumentate cinque volte tanto», ci pare inevitabile che siano anche «quintuplicate». E comunque andrebbe chiarito un equivoco: sono quintuplicati gli importi delle bollette o è quintuplicato il numero delle medesime?
[5 novembre 2021]

Un Trevisan nel Vicentino
La Repubblica ospita nelle pagine culturali il lancinante racconto di Vitaliano Trevisan, reduce da un’odissea ospedaliera durata 10 giorni. Titolo: «Io, un matto trattato senza pietà». Sottotitolo: «Dopo il ricovero coatto in psichiatria nel vicentino, lo scrittore racconta la sua esperienza. E denuncia le condizioni in cui si tengono i pazienti». Siate almeno solidali con uno che la penna sa maneggiarla: si scrive «nel Vicentino». Gli aggettivi sostantivati indicanti zone geografiche in italiano richiedono la maiuscola.
[6 novembre 2021]

Sconcerti sconcerta
«In una sera eccentrica si può sbagliare la musica country per Beethoven, ma il giorno dopo ritorna sempre la realtà», scrive Mario Sconcerti sul Corriere della Sera. Che vorrà dire? Sostituendo sbagliare con il verbo scambiare, il discorso filerebbe. Comunque, nomen omen: Sconcerti sconcerta.
[28 ottobre 2021]

Ipotetica del quarto tipo
Carlo Bertini sulla Stampa parla dell’elezione del nuovo capo dello Stato fissata per gennaio e di come Giuseppe Conte ed Enrico Letta si apprestano ad affrontarla: «Ai blocchi di partenza della sfida per il Colle i due leader sembrano andare ognuno per conto proprio: come se al pranzo della settimana scorsa non abbiano concordato nulla». Ipotetica del quarto tipo, ovvero dell’incapacità di coniugare il congiuntivo, che doveva essere avessero. Conclusione ton sur ton: «Non a caso in serata è uscito Di Maio, se ne è uscito secco».
[1° novembre 2021]

Il cervo passeggia e ferisce
Notizia su Tgcom 24: «Udine, cervo ferisce gravemente coppia di anziani mentre passeggiava». Il soggetto è il cervo. Che ha ferito gli anziani e anche la sintassi mentre passeggiava.
[1° novembre 2021]

Un cronista riluttante al ributtante
Dalla prima pagina della Gazzetta di Mantova: «Posando lo sguardo ai lati delle strade mantovane non sembra proprio che il messaggio di rispettare di più l’ambiente intorno a noi stia passando. Il nostro occhio si sta abituando a uno spettacolo riluttante: rifiuti di ogni tipo buttati in ogni dove». Spiegato il fallimento del G20 sull’ambiente.
[1° novembre 2021]

E che vincano i migliori
Daniele Sparisci sul Corriere della Sera ci racconta che nel Gp degli Stati Uniti ad Austin, in Texas, il ferrarista Charles Leclerc è arrivato «quarto, cioè primo dei migliori». Credevamo che i migliori fossero quelli che arrivano sul podio.
[25 ottobre 2021]

È l’ora che pia
Buone notizie. «Domenica 31 novembre. Ora solare: lancette indietro di un’ora», annuncia la pagina Facebook di Avvenire. Tenuto conto che novembre finirà martedì 30, ci pare un grande avvenire.
[30 ottobre 2021]

Chi se ne sfregola
«Hanno iniettato ormoni femminili al re Juan Carlos per frenare il suo desiderio sessuale. La sua libido è un problema di Stato, era sempre eccitato», informa il sito del Fatto Quotidiano. Il servizio di Davide Turrini si apre con questo periodo: «Re Juan Carlos e la sua “sfregola” diventano un caso di Stato». Del neologismo, sia pure racchiuso fra virgolette, non si trova traccia su nessun vocabolario, a cominciare dal Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia. Pensiamo che basti e avanzi la fregola, senza s iniziale («stato di eccitazione che si verifica negli animali nel periodo della riproduzione», in senso estensivo e popolare «bramosia sessuale negli esseri umani» (Lo Zingarelli 2022).
[27 ottobre 2021]

Abbandonato su due piedi, anzi su due piani
Gianluigi Nuzzi su Specchio, settimanale della Stampa: «Ernesto Picchioni, infatti, aveva da tempo occupato un casolare abbandonato su due piani». E quali erano i piani abbandonati? Il pianterreno e il primo? Il primo e il secondo? Il pianterreno e il secondo? «Un casolare abbandonato di due piani» avrebbe evitato i molesti interrogativi.
[31 ottobre 2021]

Sì, no, ni
Titolo dalla Verità: «Mediobanca incassa un da Delfin». , avverbio, ha bisogno dell’accento, dovendosi distinguere dal pronome personale si. Ma ni non può essere confuso con nulla, quindi si scrive senza l’accento.
[29 ottobre 2021]

Effetti collaterali
Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera: «Racconta Nader Khan, un trent’enne neolaureato in medicina». Lo perdoniamo solo perché non è facile scrivere da Kabul.
[1° ottobre 2021]

Ti taglio o non ti taglio
«A Oslo, una delle capitali più “verdi” d’Europa, la battaglia contro il congestionamento è una priorità», spiega Il Sole 24 Ore. Infatti «è in via di realizzazione un maxi progetto infrastrutturale che prevede la costruzione di una linea ferroviaria sotterranea lunga 23 chilometri e in grado di tagliare in due la città correndo nel sottosuolo». A parte che nella grigia Milano il passante ferroviario esiste già da oltre 20 anni, si presume che il tunnel norvegese casomai attraverserà Oslo evitando di tagliarla in due, visto che correrà sottoterra. Al massimo, quindi, taglierà in due il sottosuolo, non la città.
[29 ottobre 2021]

Giorgia, che gambe!
Roberto Pavanello sulla Stampa pone la seguente domanda allo scrittore Moni Ovadia: «In questa distinzione tra fascisti e antifascisti, forze politiche oggi di grande consenso come Fratelli d’Italia e Lega come si collocano?». Risposta: «Penso che Giorgia Meloni sia una politica molto in gambe e brillante e credo che il suo antifascismo derivi anche da questioni personali, perché abbandonata in tenerissima età da un padre di sinistra». Tralasciando l’apprezzamento fisico («Omsa, che gambe!»), bisognerà sottoporre Meloni a sedute di psicoanalisi onde accertare per quali arcani meccanismi sia diventata antifascista a causa di un padre di sinistra che l’ha abbandonata.
[17 ottobre 2021]

Tempi morti
«Per due anni ha murato il corpo della madre nell’armadio della camera da letto avvolgendolo in sacchi di plastica che aveva ricoperto di argilla e legno perché voleva continuare a incassare la sua pensione da 1.700 euro al mese», si legge sul sito del Fatto Quotidiano. A prescindere che il corpo privo di vita chiamasi cadavere o salma, messa così la notizia lascia intendere che il figlio degenere per due anni abbia murato, smurato e rimurato (tutti i giorni? tutte le settimane? tutti i mesi?) la salma della madre. Bastava scrivere: «Per due anni ha tenuto murato il cadavere della madre nell’armadio della camera da letto».
[21 ottobre 2021]

Intervista «a» o «con»?
Il Corriere della Sera titola in prima pagina «Intervista a Berlusconi». E l’indomani: «Intervista a Conte». La forma con la preposizione a è ammessa e addirittura prevalente nell’uso. Ma dall’etimologia di intervista che appare sul vocabolario Treccani («calco dell’inglese interview, che a sua volta ricalca il francese entrevue, derivazione di s’entrevoir “vedersi o incontrarsi brevemente”), risulta oggettivamente difficile vedersi o incontrarsi a qualcuno anziché con qualcuno. Inoltre, poiché la definizione di intervista è «colloquio di un giornalista, radiocronista, telecronista e simili con una persona per ottenerne dichiarazioni, informazioni, opinioni» (Lo Zingarelli 2022), parrebbe più corretta la preposizione con. Anche per evitare confusioni nelle locuzioni del tipo «Intervista di Berlusconi al Corriere», nel senso di rilasciata al Corriere.
[24 ottobre 2021]

Te le suono con il mattarello
Inizio e conclusione di un servizio di Serenella Bettin su Libero: «Le mascherine di Arcuri date ai poliziotti. Che le nostre forze di polizia fossero poco considerate, a giudicare dalla mancanza di strutture e strumenti per lavorare, e da alcuni commissariati presi come le capanne, lo si sapeva, ma che anche le si mandasse al fronte con i fucili di cartone, questo no». «Dal sequestro da parte della Gdf di oltre un milione e mezzo di mascherine pericolose per la salute effettuato a Gorizia si era chiesto il ritiro dei dispositivi anche al reparto Prevenzione Crimine del Lazio». Capo e coda di una scrittura senza capo né coda. (Nello stesso numero, in un altro articolo, Bettin elargisce questi altri due brani scelti: «L’isolamento dovuto alla pandemia, poi, ha del tutto sdoganato il sesso già diffuso mercato del sesso online». «Fantasiose cuoche con scollature vertiginose che impastano farina a suon di mattarello». Lo spianatoio armonico di mancava).
[28 ottobre 2021]

Di first lady ce n’è una
«Un tè con Jill il debutto da first lady di Serenella Draghi», titola La Repubblica. La qualifica è rintracciabile anche in prima pagina: «La First Lady italiana debutta tra mogli e mariti». Peccato che Mario Draghi non sieda (per ora) al Quirinale, bensì a Palazzo Chigi, e che la definizione di first lady sia «la moglie del presidente degli Stati Uniti e (estensivamente) del presidente di altre repubbliche» (Lo Zingarelli 2022).
[30 ottobre 2021]

Mezza pera, non mezza mela
Il Corriere della Sera pubblica la prefazione stesa da Ferruccio de Bortoli per una raccolta di testi edita da Rubbettino in occasione dei 60 anni dalla morte del presidente Luigi Einaudi. Al terzo periodo si legge: «Fosse vivo, non cederebbe alla tentazione di non condividere, sprecandola, la mezza mela del celebre aneddoto del Quirinale». La memoria ha tradito de Bortoli, giacché non si trattava di mezza mela ma di mezza pera. L’episodio venne raccontato da Ennio Flaiano, che ne fu il coprotagonista: «Molti anni fa, nel terzo o nel quarto anno del suo mandato presidenziale, fui invitato a cena al palazzo del Quirinale, da Luigi Einaudi. (...) A tavola eravamo in otto, compresi il Presidente e sua moglie. (...) La conversazione toccò vari argomenti, con una vivacità e una disinvoltura che davano fastidio all’enorme e unico maggiordomo in polpe che ci serviva. (...) Il Presidente sembrava un nonno felice di rivedere nipoti lontani. Ma eccoci alla frutta. Il maggiordomo recò un enorme vassoio del tipo che i manieristi olandesi e poi napoletani dipingevano due secoli fa: c’era di tutto, eccetto il melone spaccato. E tra quei frutti, delle pere molto grandi. Luigi Einaudi guardò un po’ sorpreso tanta botanica, poi sospirò: “Io – disse – prenderei una pera, ma sono troppo grandi, c’è nessuno che ne vuole dividere una con me?”. Tutti avemmo un attimo di sgomento e guardammo istintivamente il maggiordomo: era diventato rosso fiamma e forse stava per avere un colpo apoplettico. Durante la sua lunga carriera mai aveva sentito una proposta simile, ad una cena servita da lui, in quelle sale. Tuttavia lo battei di volata: “Io Presidente”, dissi alzando una mano per farmi vedere, come a scuola. Il Presidente tagliò la pera, il maggiordomo ne mise la metà su un piatto, e me lo posò davanti come se contenesse la metà della testa di Giovanni il Battista. Un tumulto di disprezzo doveva agitare il suo animo non troppo grande, in quel corpo immenso». La fonte? Quel Corriere della Sera che de Bortoli ha diretto per due volte (edizione del 18 agosto 1970, pagina 3).
[30 ottobre 2021]

Grammatica internazionale: le elefanti
«Perché le elefanti del Mozambico hanno perso le zanne», titola Internazionale. Vabbè che il sottostante articolo è tratto dall’Economist, ma nel nostro Paese il plurale femminile di elefante rimane elefantesse, sia per il Grande dizionario della lingua italiana che per Lo Zingarelli 2022 e il Devoto-Oli.
[29 ottobre 2021]

Buche (e titoli) da rifare
Titolo d’apertura del Messaggero, cronaca di Roma: «Buche, nuovi fondi per rifarle». Sottotitolo: «Il neosindaco: “Basta con i soliti rattoppi”». Massì, finiamola con questa mania di rappezzarle e apriamone di nuove.
[25 ottobre 2021]

Settimanale di sprofondamento
Sulla Vita del Popolo, che si dichiara «settimanale di informazione e di approfondimento della diocesi di Treviso», Stefania Falasca, presentata come vicepostulatrice della causa di beatificazione di Giovanni Paolo I e giornalista di Avvenire, fa sfoggio della sua consueta cultura. Di san Francesco di Sales ricorda l’Introduction à la vie devote e il Traicté de l’amour de Dieu, con due errori in due titoli, perché doveva scrivere dévote e Traité. Falasca salta poi la parola «secolo» a proposito del «santo vescovo del IV Avito di Vienne». E supera sé stessa con il latino. Della Chiesa afferma infatti «che non è proprietà degli uomini di Chiesa, ma Christi lumini»: è chiaro che pensava alla Chiesa che è «di Cristo luce», ma ignora che lumen è della terza declinazione e che dunque lumini è un insostenibile dativo, non il genitivo da lei pensato (e che sarebbe stato comunque maccheronico). Nel settimanale diocesano «di approfondimento» nessuno ovviamente si è accorto degli strafalcioni. Un fraterno consiglio alla vicepostulatrice: nel prossimo articolo si limiti all’italiano.
[22 ottobre 2021]

Cultura da saloons più che da salons
Nel recensire sul Sole 24 Ore una riedizione del «prezioso saggio» L’anglomania e l’influsso inglese in Italia nel XVIII secolo di Arturo Graf, «perfetto erede della cultura dei salons settecenteschi», Luigi Sampietro incespica nel seguente periodo: «Si trattava ovviamente di un’illusione, in quanto – allora come sempre –, nonché influenzare le decisioni del Principe, professori e maître à penser potevano al più mettersi al suo servizio come cortigiani». Bravo chi ci capisce qualcosa. Più avanti Sampietro si avventura in una citazione che inverte e storpia i versi di Fabrizio De André: «Ora, anche se è vero, come dice la canzonetta, che “dal letame nascono i fiori / dal diamante non nasce niente”». Il testo esatto di Via del Campo recita invece: «Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior».
[31 ottobre 2021]

Il reato penale non esiste
Guido Santevecchi specifica sul Corriere della Sera che «la prostituzione in Cina non è un reato penale». Impossibile: il significato di reato è «infrazione di una norma penale» (Lo Zingarelli 2022), quindi l’espressione reato penale dal punto di vista giuridico è priva di senso. I reati sono sempre penali. Non esistono i reati civili o amministrativi.
[24 ottobre 2021]

Giornalismo sommario/1
Sommario dalla Stampa: «Lo scalone sule pensioni si evita con l’Opzione donna l’Ape sociale e quella volonaria o la Rita». Abbiamo capito tutto.
[18 ottobre 2021]

Giornalismo sommario/2
Sommario da Domani: «Gli uomini vicino a Roberto Fiore». Vicini solo se si fosse chiamato Fiori?
[21 ottobre 2021]

Guai se l’uscita fosse indolore
Marco Galluzzo sul Corriere della Sera avverte che «la Lega continua a trattare con il ministro dell’Economia Daniele Franco un’uscita da quota 100 che sia meno indolore possibile». La famosa politica lacrime e sangue.
[27 ottobre 2021]

Andrews, Andress e agente 007
Fulvia Caprara cita sulla Stampa il film Agente 007, licenza di uccidere, quello in cui James Bond «duettava ironico con la statuaria Ursula Andrews in bikini bianco». Si trattava in realtà di Ursula Andress, le cui forme giunoniche erano ben diverse da quelle dell’esile collega Julie Andrews. La quale, fra l’altro, avrebbe girato il suo primo film (Mary Poppins) soltanto due anni dopo, nel 1964.
[30 settembre 2021]

Le sorprendenti disavventure di Robinson
Robinson sarà anche il supplemento culturale della Repubblica ma sembra curato da analfabeti. Sommario a pagina 4: «Fu il più brillante allievo di Jung ma la sua mente filosofica e l’amore per i miti lo allontanò dal maestro». Il verbo al singolare è ammesso solo se i soggetti sono percepiti come unitari dal punto di vista del significato, o se il secondo suona come una riformulazione del primo: non pare questo il caso. Lettera a pagina 8: «Portato a dar corso ad un’efficace frammentismo».
[16 ottobre 2021]

Attonita, la terra al Nuzzi sta
Gianluigi Nuzzi ripercorre su Specchio, settimanale della Stampa, la tragica fine di Daniela Sabotig, ex farmacista disabile circuita in chat dall’imprenditore Ivan Zucchelli, che 9 anni dopo la ucciderà. Alcune perle dal racconto. «Daniela corre a sporgere querela ma Ivan tra mille difetti sapeva sempre trovare la giustificazione convincente: “Cara, ma quei soldi servono per comprarti casi a Riva del Garda, cosi vivremo vicini”». Qualche problema con le bisillabe. «Anzi il 1 febbraio 2013». Si scrive l’1 febbraio oppure il 1° febbraio. «Sembra il classico incidente stradale di note d’inverno in zona di montagna». Un nuovo profumo per la brutta stagione? «L’uomo racconta che Sabotig è affetta da sclerosi multipla a placche». Non esiste la sclerosi multipla a placche: esiste la sclerosi multipla, detta anche sclerosi a placche. «Fu proprio lui a insospettire ii carabinieri». Quarto reggimento a cavallo? «Forse in preda al panico, si era limitato a salire e ridiscendere più volte dal dirupo». Salire (transitivo) significa «percorrere andando dal basso verso l’alto»; scendere (transitivo) significa «percorrere andando dall’alto verso il basso». Quindi si sale il dirupo e si ridiscende il dirupo. La preposizione articolata dal non serve. «Gli inquirenti più approfondiscono meno la storia sembra quadrare». Forse era il caso di scrivere: «Più gli inquirenti approfondiscono e meno la storia sembra quadrare», preservando così il nesso sintattico. «Ad esempio, quella stessa sera Zucchelli raccontò di esser salito e disceso più volte dal dirupo». Repetita iuvant o, come dicono i romani di oggi, aridaje. «Le indagini alzano il velo su una truffa perpretata con meticolosità». Eppure stavolta i preti non c’entrano. Conclusione d’obbligo: bei tempi quando i giornalisti frettolosi potevano contare sui corruttori di bozze.
[24 ottobre 2021]

Vado a memoria
Nella rubrica Cronache celesti sul Venerdì di Repubblica, dal titolo «Le troppe amnesie dei giudici vaticani sul diritto canonico», don Filippo Di Giacomo definisce con coraggio «un’istruttoria sgangherata» il processo al cardinale Angelo Becciu, ma non cura la forma e fa male a fidarsi della sua memoria perché il codice di diritto canonico vigente fu promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 ed entrò in vigore il 27 novembre dello stesso anno, non del 1984, come erroneamente scrive il reverendo giornalista.
[22 ottobre 2021]

Antipetismo, chi è costui?
Roberto Pavanello intervista sulla Stampa lo scrittore Moni Ovadia e gli fa pronunciare la seguente frase: «I conti con Vichy li ha fatti Chirac, non Mitterand. Le ambiguità con quei regimi permettono questi rigurgiti. È un problema di cultura, antifascismo e antipetismo dovrebbero essere insegnati dalle elementari». A parte Mitterrand, che si scrive con due r, e a parte la sintassi cervellotica dell’ultima frase, si gradirebbe sapere in che cosa consista l’antipetismo, dovendo escludere che si tratti di una pratica legata al contrasto degli effluvi corporali. Poiché a orecchio il sostantivo poteva rimandare, dato il contesto della risposta, al generale Philippe Pétain, capo del governo collaborazionista di Vichy, siamo invece in grado di specificare, dopo laboriose ricerche in lingua portoghese, che l’antipetismo è lo scontento manifestato dai brasiliani nei confronti del Pt, il Partido dos trabalhadores (Partito dei lavoratori) che fu guidato da Luiz Inácio Lula da Silva.
[17 ottobre 2021]

Ritocchi anti-age fotografici
Guido Olimpio racconta sul Corriere della Sera la storia di Jonathan Toebbe e della moglie Diana, «la coppia che vendeva i segreti Usa nascosti nei panini al burro» (così il titolo), due spie, entrambe arrestate: lui «quarantenne, ingegnere nucleare, ex ufficiale della Marina statunitense», lei «madre di due figli, 49 anni, stimata insegnante in un liceo». Nella didascalia della foto che correda l’articolo, lui è invecchiato di due anni (42), lei è ringiovanita di quattro (45). Lo spionaggio fa bene solo alle signore.
[12 ottobre 2021]

La macchina del tempo
Il sito di Sky Tg24 riferisce che una vecchissima Lancia Fulvia «da molti anni “occupa” uno dei parcheggi a cavallo tra la strada e il marciapiede in via Zamboni a Conegliano, in provincia di Treviso». E specifica: «L’auto è lì dal 1964. L’ha parcheggiata il proprietario, ex meccanico della Fiat ed ex edicolante classe 1927. (...) L’auto è del 1970 ed è un cimelio”». Quindi fu parcheggiata 6 anni prima che la producessero. La macchina del tempo.
[8 ottobre 2021]

Gli ufficiali non sono graduati
«Tutti i segreti dell’inchiesta sul capo delle Forze armate. L’accusa nei suoi confronti (e di quelli di altri graduati) è corruzione: appalti in cambio di vari benefit», titola d’apertura in prima pagina La Verità. Il servizio di Giacomo Amadori e Alessandro Da Rold specifica che l’indagine riguarda il generale Enzo Vecciarelli, capo dello Stato maggiore della Difesa, e anche «un ex generale e un colonnello dell’Aeronautica». Che c’entrano dunque i graduati? Il decreto legislativo del 29 maggio 2017, numero 94, in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate, all’articolo 627 stabilisce che «il personale militare è inquadrato nelle seguenti categorie gerarchicamente ordinate: a) ufficiali; b) sottufficiali; c) graduati; d) militari di truppa». Generali e colonnelli, quali sono gli indagati, sono ufficiali e non graduati (la categoria dei graduati infatti «comprende i militari dal grado di primo caporal maggiore e corrispondenti sino al grado di caporal maggiore capo scelto ed equiparati»).
[25 ottobre 2021]

Bilocazioni
Nel suo editoriale sulla prima pagina di Domani, il direttore Stefano Feltri al penultimo capoverso scrive: «Peraltro, nessuno ha pensato di chiedere a Draghi se lui sarebbe disposto a rimanere alla guida di questa singolare coalizione di partiti in caso al Quirinale arrivasse un presidente della Repubblica diverso da Mattarella (e da Draghi stesso). Il premier continuerebbe come se niente fosse senza più il suo dante causa? O agirebbe come molti amministratori delegati quando cambia l’azionista, cioè andrebbe a rimettere il mandato considerando comunque chiusa una fase di eccezione?». L’ipotesi fra parentesi ci pare pleonastica, visto che il presidente della Repubblica non può guidare il governo. Ergo, o Draghi starà a Palazzo Chigi o starà al Quirinale. Non si potrà bilocare.
[24 ottobre 2021]

Come va scritto il titolo di sir
«Le mani di Angela sul Mondiale di Sir Hamilton. “Lei è speciale”», così il Corriere della Sera presenta un servizio dedicato ad Angela Cullen, fisioterapista del pilota Lewis Hamilton in Formula 1. Il titolista dimostra di non essere mai stato alla Corte di San Giacomo: si scrive (e si dice) «sir Lewis» o, tutt’al più, «sir Lewis Hamilton».
[24 ottobre 2021]

Lungarno di Genova
Dall’Ansa: «Un centinaio di persone tra portuali e No green pass sta presidiando il varco portuale di ponte Etiopia, a Genova. (...) Al momento non viene bloccato Lungarno Canepa, una delle più importanti arterie della città». Prendiamo atto che Firenze ha traslocato a Genova. (Ovviamente una delle più importanti arterie della città si chiama lungomare Giuseppe Canepa).
[18 ottobre 2021]

Mephisto salmatorum
Consueto appuntamento settimanale con il coltissimo Mephisto Waltz, che nell’omonima rubrica su Domenica del Sole 24 Ore ci elargisce le seguenti chicche. «Ancora una volta “Attonita, la terra al nunzio sta”». Spiace contraddirlo, ma nel Cinque Maggio di Alessandro Manzoni quella virgola è messa prima di attonita, e non dopo: «Così percossa, attonita la terra al nunzio sta». Mephisto Waltz prosegue: «Sembra ieri l’attacco dell’11 settembre – mai dichiarato il numero reale di vittime, almeno 3mila – oltre ai 33mila tra le forze dell’ordine intossicati dal cocktail di polveri micidiali, responsabili di oltre 40mila casi di cancro». Le «polveri micidiali» hanno procurato il cancro a 40mila persone: sono inclusi i 33mila intossicati tra le forze dell’ordine? Va’ a saperlo. Poi sostiene che «la II W.W. decretò la fine delle guerre mondiali», che suona tanto Porta Cicca inglisc. Se proprio non voleva scrivere in italiano «Seconda guerra mondiale», aveva a disposizione le esatte abbreviazioni inglesi di «World War II», cioè «WWII» o «WW2». Persino il traduttore dell’iPhone arriva a «WWII», senza spazi e senza puntini. Tre errori in quattro lettere ci sembrano una prestazione degna di una finale olimpica. Conclusione in latinorum purissimo: «Mentre sull’altro fronte la scuola laica di Salerno (IX-X sec) “Regina sanitatis Salmatorum” possedeva una logica, un certo buon senso, che a volte restano ancora attuali». Tralasciando il fatto che l’abbreviazione di secolo per lo Zingarelli si scrive con il punto (sec.), stando sec – senza il punto – per secante o per secondo (da evitare, raccomanda il dizionario), la «Regina sanitatis Salmatorum» è in realtà il «Regimen Sanitatis Salernitanum» (Regola sanitaria salernitana), trattato didattico compilato fra i secoli XII e XIII. Ma comprendiamo che per Mephisto Waltz incombe il 2 novembre, giorno «salmatorum», delle salme, per restare al suo latino maccheronico.
[24 ottobre 2021]

Privacy senza urgenza
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «Nel decreto Riaperture il governo infila norme contro la privacy senza urgenza». Esiste anche la privacy con urgenza? No? Allora bisognava scrivere: «Nel decreto Riaperture il governo infila senza urgenza norme contro la privacy».
[10 ottobre 2021]

Miracoli della spirulina
Marco Palma nella pagina del Giornale dedicata alla medicina: «Utile anche l’alga spirulina, nota soprattutto per i suoi potere (sic) disinfiammatori, e in grado di stimolare la flora batterica». Quattro righe dopo: «La spirulina stimola inoltre flora batterica intestinale». Pare che stimoli anche la ripetitività.
[14 ottobre 2021]

Latinorum vaticano
Sull’Osservatore Romano il direttore Andrea Monda torna incontinente con due articoli nello stesso giorno, ma la quantità va a scapito della qualità. Nel primo chiama l’aristocratico gesuita francese Michel de Certeau, in una forma inglese de noantri, Michael De Certeau. Nel secondo scrive Andrè Gide invece di André Gide, palesando definitivamente un debito scolastico con il francese. E tocca il fondo con un latino da matita blu, scrivendo «unde malo» invece di «unde malum». Ma i giornalisti del quotidiano vaticano, per regolamento, un tempo non dovevano conoscere almeno il latino?
[22 ottobre 2021]

Vicedirettore in vena
Sull’Huff Post, il vicedirettore Alessandro De Angelis esulta: «La fiducia espressa da un cittadino che si fa iniettare un vaccino in vena, assieme agli altri, e che poi mostra un certificato per lavorare, andare in giro, svagarsi è un messaggio potente». Ancora più potente è il messaggio di un vaccino iniettato in vena anziché per via intramuscolare. Il collega non si sarà fatto troppe pere?
[15 ottobre 2021]

Draghi si fa tirare dalla propria parte
Finalmente disvelata dal Fatto Quotidiano, con un articolo di Wanda Marra, la strategia di Mario Draghi: «Ancora una volta, l’intenzione del premier è quella di procedere per la propria strada, senza farsi tirare dalla propria parte da nessuna delle forze che lo compongono». Cioè Draghi sarebbe composto da forze? Novità inquietante. E se il premier non vuole farsi tirare dalla propria parte, da che parte avrà deciso di stare?
[12 ottobre 2021]

Eravamo quattro amici all’Harry’s bar
Domani pubblica la prima intervista, a memoria d’uomo, realizzata a seguito di una raccomandazione. Annalia Venezia dialoga con Arrigo Cipriani, titolare dell’Harry’s bar, e chiude il pezzo con queste parole: «Arrigo non ama parlare con la stampa e per questa intervista ringrazio la famiglia Cipriani, in particolare le nipoti Anna, Sofia e Giulia Pittini, care amiche, figlie di Carmela Cipriani». Non ama parlare con la stampa, il buon Arrigo, a tal punto che, a partire dallo scorso 17 gennaio, quando fu intervistato da Stefano Lorenzetto sull’Arena in vista del suo 90° compleanno, nel corso del 2021 si è fatto intervistare anche da Repubblica, Gazzettino, Corriere del Veneto, Giornale dell’Arte, La7 (L’aria che tira), Antenna 3, Televenezia, San Marino Rtv (Closeup), Fiera delle Parole. E da Domani, naturalmente, sempre fedele, nella tempistica, alla propria testata.
[13 ottobre 2021]

Aperture e chiusure
Osserva Massimo Franco nell’editoriale di prima pagina sul Corriere della Sera: «Di fatto, dopo il voto di ieri si apre, non si chiude una nuova fase». Vediamo complesso chiudere una nuova fase. E in ogni caso se una fase si apre, si chiuderà la precedente. Più chiaro il titolista nel seguito a pagina 34: «Con il voto nelle città s’è aperta una fase diversa».
[19 ottobre 2021]

Due errori in otto parole
Strillando in prima pagina un articolo del sempre informato vaticanista Fabio Marchese Ragona con una foto di Giovanni Paolo I, che sarà beatificato l’anno prossimo, nella didascalia i suoi colleghi del Giornale riescono a infilare due errori macroscopici in otto parole: «Era l’unico Pontefice del ’900 non canonizzato». Pur tralasciando Leone XIII, morto nel 1903, non sono infatti stati canonizzati Benedetto XV, Pio XI e Pio XII (che è solo venerabile), i quali complessivamente sono stati papi per quasi 44 anni. E papa Luciani sarà proclamato beato, come correttamente indicato nel titolo, e non canonizzato (cioè proclamato santo). Inoltre, poiché i secoli non vengono canonizzati, conveniva, pur sbagliando, scrivere: «Era l’unico Pontefice non canonizzato del ’900».
[14 ottobre 2021]

Quattro su cinque
Esaminando sul Foglio la situazione politica tedesca, Flaminia Bussotti presenta Olaf Scholz pronto a «diventare il quarto cancelliere Spd (su cinque Cdu) della Bundesrepublik». Che significa? Che su cinque cancellieri della Cdu che la Germania ha avuto nel secondo dopoguerra, quattro sono passati all’Spd? Sarebbe un prodigio di trasformismo da far impallidire quello italiano.
[16 ottobre 2021]

Guanti solitari
Il settimanale 7 tesse le lodi di «un volto del Tg1, serio e pacato», con questo titolo esoterico: «Alberto Matano e la conduzione in solitaria come un guanto». Bei tempi quando i guanti, anziché in solitaria, s’indossavano in coppia.
[15 ottobre 2021]

Alzabandiera
Titolo dal sito di Avvenire: «La via del popolo cristiano in quest’oggi. Per esser parte di chi si alza». Invidia del pene?
[10 ottobre 2021]

Confusioni d’Italia
Il Corriere della Sera intervista Manlio Messina, assessore regionale e coordinatore di Fratelli d’Italia in Sicilia, che ha denunciato ai carabinieri di aver rifiutato una tangente di 50.000 euro per un concerto con musiche di Ennio Morricone. «Poche solidarietà?», gli chiede Felice Cavallaro. Risposta: «Mi ha fatto piacere un messaggio di Davide Faraone per Italia dei valori». Messina ignora che Faraone è capogruppo in Senato di un’altra Italia: l’Italia viva di Matteo Renzi.
[10 ottobre 2021]

Confusioni D’Alema
«Figlio di un iscritto al Movimento sociale, non era alle radici familiari di Emiliano che pensava D’Alema». L’autore dell’articolo di Domani, Giunio Panarelli, si riferisce al padre di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia. Ma, scrivendo in questo modo, sembra che sia D’Alema (soggetto della frase) a essere figlio di un missino. Invece Giuseppe D’Alema, padre dell’ex premier ed ex segretario del Pd, fu partigiano e deputato del Pci.
[13 ottobre 2021]

Ferite democratiche
La Gazzetta di Mantova spiega che Maurizio Landini «ha annunciato una manifestazione a Roma con Cisl e Uil per sabato in risposta a questa ferita democratica che c’è stata». E la ferita antidemocratica come sarà?
[11 ottobre 2021]

Colpi di remi
Nel supplemento culturale Domenica del Sole 24 Ore torna a colpire il coltissimo Mephisto Waltz. Stavolta parla di una scialuppa «spinta da una ventina di rematori, al pari di una triremi romana». Duole notificargli che si scrive trireme e non triremi (plurale femminile) e che l’antica nave da guerra certo non aveva una ventina di vogatori, ma dai 150 ai 180. Sopra lo svarione nautico, in quella che pomposamente è chiamata «Terza pagina», compare il titolo «Il buon scrittore tiene la Bibbia aperta». Non ci pare che suoni benissimo, considerata la s impura, soprattutto a corredo di un articolo scritto dal cardinale Gianfranco Ravasi, custode pontificio della Cultura con la c maiuscola.
[17 ottobre 2021]

Gentilezze/1
Nella rubrica Facce di casta, sul Fatto Quotidiano, Veronica Gentili scrive: «Così da un certo momento in poi la titolare del Viminale è diventata il simbolo di tutte le contraddizioni insite al certificato verde». Desideriamo informarla che insito significa «intimamente radicato», pertanto le contraddizioni possono essere insite nel certificato verde, non al certificato verde.
[18 ottobre 2021]

Gentilezze/2
Il sito di Libero riprende da questa rubrica una precedente strigliata a Veronica Gentili ma dimostra di non averne colto appieno il senso: «Parliamo dello “ca vas sans dire”, modo di dire francese che richiede la cediglia. Quel segno grafico che la Gentili ha dimenticato di aggiungere». Per la verità, la telegiornalista aveva anche sbagliato il verbo: si scrive ça va, non ça vas.
[12 ottobre 2021]

Il cardatore Nuzzi
Per la serie I grandi gialli su Specchio, supplemento della Stampa, Gianluigi Nuzzi si occupa nei seguenti termini di «Carlo “l’ammazzabimbi”. Un serial killer del 1800» (così il titolo): «Ci vollero due anni, ma alla fine i resti del piccolo Luigino Bonecchi vennero ritrovati sotto appena trenta centimetri di terra nel sottoscala della bottega dove Callisto Grandi, classe 1849, da insospettabile cardatore riparava carri». Più avanti, Nuzzi precisa che «Grandi viene arrestato mentre sta cercando di eliminare Amerigo Turchi di nove anni» e dettaglia: «Arrivano i carabinieri, sfondano la porta e sorprendono il cardatore di paese dagli occhi fuori dalle orbite, come indemoniato, che maneggia con un’imponente ruota per passarla sopra il povero Amerigo a terra terrorizzato». A parte l’uso creativo del verbo transitivo maneggiare, anche la scheda a corredo dell’articolo conferma che Grandi aveva una bottega nella quale riparava e costruiva carri. Che c’entra dunque la definizione di cardatore, attribuita a chi carda lana, canapa e lino, non a chi si occupa di carri? Senza parlare del deprecabile uso d’indicare un solo anno (qui il 1800) intendendo un secolo (il XIX, cioè l’Ottocento).
[10 ottobre 2021]

Scempiaggini da chierico
Nella rubrica Il chierico vagante, sul Fatto Quotidiano, Fabrizio D’Esposito demolisce «Monsignor Macchietta alias Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, ispiratore del Vatileaks 1 e cospirazionista anti-bergogliano che propaganda le sciempiaggini di QAnon e del Great Reset». Quanto alle scempiaggini a mezzo stampa, senza la i, ci pare che l’arcivescovo possa contare sui chierici.
[18 ottobre 2021]

Protestanti d’assalto
Soffermandosi sui disordini di piazza provocati dagli anti green pass a Roma, culminati con le devastazioni negli uffici della Cgil, Luca Sablone scrive sul sito del Giornale: «La sede del sindacato è stata assaltata da alcuni protestanti». Valdesi? Pentecostali? Evangelici? Luterani? Calvinisti? Battisti? Presbiteriani? Metodisti?
[11 ottobre 2021]

Chiarezza/1
Con quattro righe in prima pagina, Il Fatto Quotidiano riferisce di un’indagine (Concorsopoli) che riguarda l’infettivologo Massimo Galli, pubblicata a pagina 4: «Non solo il caso del “falso verbale”. Secondo le nuove carte dell’inchiesta di Milano, il candidato “prescelto” per la prova finale “ha 45 minuti”, ma l’ex primario del Sacco: “Fanne 15”». Tutto chiaro.
[14 ottobre 2021]

Chiarezza/2
Titolo di un’intervista che occupa due pagine su Domani: «Giorgio Poi è un intimista normcore figlio di Luca Carboni che si ostina con l’indie, anche se non esiste più». Ancora più chiaro.
[14 ottobre 2021]

Chiarezza/3
Silvia Moscati sul Gazzettino: «“Non si è mai preparati alla perdita di un proprio caro, neanche dopo i 100 anni” sono le parole di Vanna Nube che ha rivissuto recentemente il distacco dalla madre Antonia attraverso la morte dello zio Severino Centenaro, fratello gemello della mamma. I due fratelli avevano 101 anni. Di quel fantastico trio di centenari, a Mogliano è rimasto solo il più giovane del gruppo, Ruggero Nube». Tutto definitivamente chiaro.
[12 ottobre 2021]

Schei, bezzi e sghei
Laura Zangarini sul Corriere della Sera presenta La bottega del caffè di Carlo Goldoni, messa in scena dal regista Paolo Valerio, direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con Michele Placido nei panni di Don Marzio. La giornalista cita la «ballerina Lisaura che sta soltanto con chi ha da spendere gli “sghei”, i soldi». Premesso che Goldoni in questa e in altre sue commedie parla di bezzi, la grafia corretta della parola, usata più dai veronesi che non dai veneziani, è schei, abbreviazione degli austriaci Scheidemünze, gli spiccioli in uso nel regno Lombardo-Veneto. È vero che sui dizionari Treccani e Zingarelli viene riportata anche la versione sghei, ma solo perché è la forma erronea più utilizzata dai giornalisti italiani. Il grande Luigi Meneghello usava schei, mai sghei, arrivando a porsi un interrogativo in Maredè, maredè: se fosse meglio scrivere «i schei» anziché «gli schei». E Gian Antonio Stella ha intitolato il suo saggio Schei.
[11 ottobre 2021]

Oggetti smarriti
Dalla Gazzetta di Mantova: «È mistero sull’elevato numero di gatti che sarebbe scomparso negli ultimi tempi in città». Toh, è sparito un numero, bravo chi lo ritrova.
[5 ottobre 2021]

Veronica Gentili, ça va sans dire
Nella sua rubrica Facce di casta, sul Fatto Quotidiano, Veronica Gentili si scaglia contro Massimo Robella, «neo eletto al Consiglio della Circoscrizione 6 di Torino nelle file di Fratelli d’Italia», per un post apparso su Facebook. La telegiornalista resta basita per «lo stampatello “random”, con quel leggero retrogusto di psicosi»; per «la firma (anche quella rigorosamente in stampatello, corredata da punto esclamativo)»; per un like «con quel sapore a metà tra il “quanto so’ bravo” e il “metti caso che non me lo metta nessun altro, ci penso da solo”»; infine per «il sentito ringraziamento, anche quello in stampatello “ca vas sans dire”, ai tanti camerati che lo hanno votato». Noi invece restiamo basiti per il ça va sans dire alla vaccinara. Robella sarà una faccia di casta, ma Gentili è una faccia di tolla a fargli le pulci per come scrive, arte nella quale lei per prima non eccelle di sicuro.
[11 ottobre 2021]

Nordio, che frana!
In un articolo sul Messaggero, in cui rievoca il disastro del Vajont accaduto il 9 ottobre 1963, l’ex magistrato Carlo Nordio scrive: «Una frana caduta dal monte Toc, ai confini tra Veneto e Friuli, piombò sull’invaso formato dalla diga del torrente Vajont, catapultando sul terreno sottostante milioni di tonnellate d’acqua. Il paesino di Longarone fu ridotto a un deserto di fango. (...) I superstiti che avevano udito quel rombo notturno, seguito da un’inondazione arrivata fino a fondovalle, credettero che la diga fosse crollata. In realtà il manufatto aveva tenuto ben oltre le prove di resistenza, e questo era stato un paradosso nella tragedia. Se infatti avesse ceduto, invece di una bomba d’acqua ci sarebbe stato un impetuoso torrente. Avrebbe certamente causato delle vittime, ma non in numero così elevato. Ma la diga resse, e l’acqua cadde, scrisse Dino Buzzati, “come un sasso dentro un bicchiere colmo d’acqua, che è traboccata sulla tovaglia”». Ora, tralasciando l’acqua che Nordio fa cadere dentro l’acqua (una bestialità che nella scrittura sopraffina di Buzzati sarebbe inconcepibile), va rilevata l’assurdità logica della frase precedente, secondo la quale se la diga avesse ceduto e si fosse perciò formato «un impetuoso torrente», quest’ultimo «avrebbe certamente causato delle vittime, ma non in numero così elevato». È vero esattamente il contrario. Se la diga del Vajont fosse crollata, si sarebbe riversato a valle di colpo l’intero invaso, con esiti ancora più tragici. Invece la diga resistette e dunque fuoriuscì dall’alto di essa soltanto la quantità d’acqua che era stata spostata dalla frana staccatasi dal monte Toc, per il ben noto principio di Archimede («Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del fluido spostato»). Le parole scritte da Buzzati sul Corriere della Sera (l’11 ottobre 1963, in terza pagina), che non sono quelle citate a orecchio da Nordio, lo spiegano inequivocabilmente: «Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi. Non è che si sia rotto il bicchiere, quindi non si può, come nel caso del Gleno, dare della bestia a chi l’ha costruito. Il bicchiere era fatto a regola d’arte, testimoniava della tenacia, del talento e del coraggio umani. La diga del Vajont era ed è un capolavoro perfino dal lato estetico».
[9 ottobre 2021]

Titolisti senza un Domani
Esempi di titolazione futuribile. Sommario a pagina 7: «Sono andati alle urne il 54,69 per cento degli italiani». Titolo a pagina a pagina 11: «All’origine del nazional-femminismo dell’estrema destra pupulista». Benvenuti nel Domani.
[5 ottobre 2021]

Bisogna fare i conti con Veltroni
Analizzando sul Corriere della Sera i risultati delle recenti elezioni amministrative, Walter Veltroni sostiene che «in soli cinque anni a Roma ha votato l’otto per cento in meno». In verità, a Roma il calo dei votanti è stato superiore al 14 per cento. Infatti, se nel 2016 gli elettori recatisi alle urne erano stati il 57 per cento degli aventi diritto, nel primo turno del 3-4 ottobre 2021 sono stati il 48,8, con un calo nell’affluenza del 14,39 per cento, e non dell’8 per cento come scrive Veltroni.
[5 ottobre 2021]

Sproloqui immersivi
Titolo dalla Repubblica: «Bulgari a Milano per un’esperienza immersiva. La metamorfosi del serpente in arte hi-tech. Si ispira a uno dei simboli della maison l’installazione del famoso media artist turco Refik Anadol in cui l’intelligenza artificiale incontra la natura e i suoi colori». Ora siamo tutti più sereni.
[9 ottobre 2021]

Lasciate ogni speranza, voi che leggete
Titoli da due pagine di un’unica edizione dell’Osservatore Romano: «Acqua, la grande emergenza». «Allarme Amazzonia». «A rischio la barriera corallina». «La crisi ecologica minaccia la vita stessa della terra». La speranza è perduta. Delle tre virtù teologali resteranno almeno la fede e la carità?
[7 ottobre 2021]

Per l’amoris di Dio
«Se qualcuno si era illuso che questi aiuti vitali per la nostra economia fossero gratis et amoris dei oggi prende atto che così non è», scrive Alessandro Sallusti nel suo editoriale in prima pagina. Prendiamo anche atto del latino creativo sfoggiato dal direttore di Libero, ma la locuzione corretta resta «Gratis et amore Dei».
[6 ottobre 2021]

Per essere precisi
«Per quanto riguarda gli effetti della reintroduzione della pena capitale per il decennio 1930-1940 si contarono ben 118 condanne ma ne furono eseguite meno della metà, per essere precisi ci furono solo 61 esecuzioni», scrive Pasquale Hamel sul Riformista. Per essere precisi, 61 è più della metà di 118, non meno.
[24 settembre 2021]

De Mari in orbita
«Siamo l’epoca della comunicazione. Ogni cosa che facciamo su Internet è registrata per l’eternità sui satelliti». È la tesi stravagante con cui Silvana De Mari comincia un suo articolo sulla Verità. Prescindendo dalla diseconomicità di una simile scelta (perché archiviare dati su veicoli spaziali in orbita attorno alla Terra quando lo si può fare tranquillamente su server poco costosi piazzati in qualunque località del pianeta?), De Mari ignora che i più grandi satelliti civili per le telecomunicazioni, in orbita geostazionaria, adoperati per le comunicazioni personali ma anche per le transazioni bancarie, svolgono in genere la funzione di ponti radio immediati e non registrano alcunché. I satelliti più piccoli, in orbite più basse, immagazzinano dati temporaneamente per scaricarli quando sorvolano l’antenna che li deve raccogliere, quindi svuotandosi. I satelliti per le telecomunicazioni trasmettono anche immagini e hanno canali per trasmissioni tv. I satelliti civili del ramo telecomunicazioni sono dedicati alla navigazione (i Gps) per smartphone, veicoli, treni, aerei, navi. Gli altri satelliti civili importanti sono quelli riguardanti l’osservazione della Terra usati per controllare modificazioni dell’ambiente, inquinamenti, movimenti rischiosi del suolo, edifici. Infine i satelliti militari sono in grado di ascoltare e registrare anche le nostre conversazioni telefoniche, le nostre trasmissioni dati (e-mail, per esempio), fotografare direttamente dettagli più piccoli della targa di un’auto e con elaborazioni successive arrivare anche al centimetro: riconoscono i volti e quindi possono tenere sotto controllo tutti i movimenti delle persone. Sono i cosiddetti satelliti spia. Ma, con buona pace di De Mari, l’eternità non c’entra nulla: tutto è temporaneo sui satelliti, a seconda delle esigenze.
[26 settembre 2021]

Lotta continua
Antonello Caporale intervista Pierluigi Bersani sul Fatto Quotidiano. Titolo: «La mucca non è più nel corridoio, stavolta lascio e torno a Bettola». A un certo punto il giornalista interrompe l’ex segretario del Pd con questa osservazione: «Prima che continua, devo chiederle dei farmacisti». Anche il congiuntivo non è più nel corridoio. E neppure in salotto.
[4 ottobre 2021]

Il Monda non si è fermato mai un momento
In un editoriale autocelebrativo, il direttore dell’Osservatore Romano, Andrea Monda, ci tiene ad annunciare urbi et orbi che il quotidiano della Santa Sede, nella «sua edizione digitale (che riproduce quella cartacea) è consultabile in tempo reale in ogni parte del mondo», come se vi fossero in circolazione edizioni digitali di giornali che riproducono l’Odissea o la Divina Commedia. E aggiunge la seguente frase: «Questo giornale, del quale è stato detto che si pesa e non si conta, è in crescita». Come si farà a contare un giornale? Mistero. Monda, soggetto a frequenti crasi intellettuali, aveva in realtà nelle orecchie una celebre frase che, secondo Cesare Romiti, fu pronunciata da Donato Menichella, governatore della Banca d’Italia dal 1948 al 1960: «Le azioni non si contano, si pesano». I giornalisti l’hanno sempre attribuita erroneamente a Enrico Cuccia, che, in quanto patron di Mediobanca, salotto buono della finanza italiana, di sicuro non figura nel pantheon di papa Francesco. E comunque nel caso dell’Osservatore Romano le copie si contano in fretta e pesano poco.
[4 ottobre 2021]

Circostanzo avverso
Titolo apparso nella rubrica Circostanzo, che Maurizio Costanzo firma sul sito della Stampa: «Perché solo oggi ci allarmiamo per i centinaia di uccelli migratori che muoiono a New York?». Giusto. Bisognava preoccuparsi per tempo anche dei tordi che svolazzano nelle redazioni.
[1° ottobre 2021]

Colpi di testata
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «Nella domenica degli 8 morti a Milano sull’aereo privato e del trionfo di Colbrelli nella Roubaix, solite polemiche sul silenzio elettorale: ma non è l’ora di abolirlo?». Deve trattarsi di una pubblicità subliminale del minestrone Orogel.
[4 ottobre 2021]

Adescamenti in centimetri
In un servizio sulla vicenda che ha coinvolto Luca Morisi, ex responsabile della comunicazione social di Matteo Salvini, pubblicato dal Corriere della Sera, Giusi Fasano e Fiorenza Sarzanini si soffermano sui presunti accordi «presi con i due rumeni che trascorsero la notte del 14 agosto nella sua casa di Belfiore, in provincia di Verona», precisando che «ne ha parlato Petre, 20 anni, uno dei due escort adescato in Rete». Adescato? Questo verbo, stando allo Zingarelli 2021, significa, in senso figurato, «allettare, attrarre con lusinghe, promesse». I soldi che Morisi avrebbe pattuito con i due potevano rappresentare un’esca? Difficile sostenerlo, dopo aver letto le pirotecniche descrizioni con cui il duo si offriva sui siti d’incontri al buio per gay. David D.: «Momenti indimenticabili... Pronto per esaudire tutti i tuoi sogni, anche quelli più piccanti... 21 anni, 20 cm, attivo... Versatile... Bel culo... Muscoloso... Modello...». Petre R.: «Un bel ragazzo bisex di 19 anni con un bel giocattolo di 25 centimetri... Caliente attivo per incontri raffinati... Solo per persone serie e riservate...». Allora, chi ha adescato chi?
[3 ottobre 2021]

Eccezione alla regola
La Stampa scrive che «Giorgia Meloni alza il tiro contro la ministra Lamorgese», precisando che Fratelli d’Italia ha già raccolto migliaia di firme per chiedere ai parlamentari una mozione di sfiducia nei confronti della responsabile dell’Interno, «che non fa e non sa fare il suo lavoro». La notizia si conclude con questa frase attribuita a Meloni: «In Italia chi rispetta le regole viene avvantaggiato e chi non le rispetta viene colpito». Ma se le cose stanno così, perché attaccare Lamorgese, visto che sta contrastando chi non rispetta le regole?
[23 settembre 2021]

Band sarda
Dal sito del Sole 24 Ore: «Compagnie aeree, in 11 in gara per sostituire Alitalia in Sardegna. La Regione indice due band per complessivi 83 milioni per assicurare la continuità territoriale tra l’isola e il continente a prezzi calmierati». Jazz o rock? E apprendiamo con gioia che esiste un «continente a prezzi calmierati».
[25 settembre 2021]

Mi sono inchiodato
«Ogni giornalista ha più padroni che sono chi gli paga lo stipendio, le sue idee, i suoi informatori», scrive Alessandro Sallusti, direttore di Libero, nel suo editoriale in prima pagina. «Non si scappa, ciò che configge con uno di questi tre elementi non diventerà mai una inchiesta giornalistica». Il verbo configgere significa «conficcare, inchiodare». Perché il periodo avesse senso, bisognava aggiungere la «l» di confliggere («essere in conflitto»).
[4 ottobre 2021]

No vax ortografici
Sommari a corredo di un servizio della Verità: «Su “Repubblica” Lingiardi parla i termini clinici di madri e padri no vax»; «Burioni invece incita al dileggio versi chi – legittimamente – rifiuta la puntura». Urge vaccinazione ortografica.
[24 settembre 2021]

Gradi, diottrie, decimi
«Mahmood si racconta: “Dai sette ai quindici anni sono stato cicciotto e con gli occhiali da vista, mi mancavano tre gradi. Un bullo mi prese di mira”», si legge sull’Huffington Post. La frase non significa nulla. Con grado s’intende diottria, la quale non indica quanto si vede, bensì il potere correttivo della lente necessario per ottenere il visus (capacità visiva dell’occhio) migliore possibile. Le diottrie (o gradi) sono infatti l’unità di misura del potere delle lenti degli occhiali e delle lenti a contatto e non hanno niente a che fare con l’acutezza visiva, che viene invece misurata in decimi.
[17 settembre 2021]

Freddi sulle anche
Dalla pagina Facebook della Repubblica: «E in 58 sono già stati sospesi. Oltre 4737 i non immunizzati, più di un dipendente su quattro. Freddi sulle anche i circa 90 mila giovani, stamani in classe: tra 12 e 19 anni non il 62% non si è immunizzato è contro il 46,9 della media nazionale». La confusione mentale va aggiunta fra gli effetti collaterali del Covid-19. (Impareggiabili i giovani «freddi sulle anche»: la notizia proveniva da Bolzano, dove le temperature sono scese parecchio e l’osteoporosi non colpisce i giovani).
[6 settembre 2021]

Bevo per motivi economici
Dalla Gazzetta di Mantova: «L’anziana, una 72enne costretta su una sedia a rotelle, è riuscita a raccontare a fatica come il figlio ubriaco, per motivi economici, l’aveva tenuta ferma alla sedia e percossa al volto con violenti schiaffi». Lo stato di ebbrezza per motivi economici costituirà un’attenuante o un’aggravante?
[30 settembre 2021]

I quattro zampi
Dall’Arena: « I clienti, al momento del ritiro degli amici a quattro zampe, avevano notato la precarietà del posto dove il pensionato faceva crescere i quattro zampi e si sono quindi rivolti al gruppo di volontariato». Ah, il plurale dei nomi composti!
[3 ottobre 2021]

Latinorum
Riferendosi alla riforma del catasto, nel suo editoriale sulla prima pagina di Libero il direttore Alessandro Sallusti critica il premier Mario Draghi: «Per due volte ha specificato che “nessuno pagherà un euro in più né un euro in meno” ma è sembrata una escusatio non petita, una scusa non richiesta per tranquillizzare gli italiani che sulla casa non accettano scherzi». Però gli italiani scrivono excusatio, con la «x», come del resto facevano i latini.
[30 settembre 2021]

Mephisto scivola tra Pergamo e Tirana
Su Domenica, supplemento culturale del Sole 24 Ore, torna a colpire, nella rubrica che porta il suo nome, il dottissimo Mephisto Waltz. Prima parla delle «rovine sul promontorio di Pergamo», ma promontorio sta per «alta sporgenza della costa sul mare» (Zingarelli 2022), mentre Pergamo dista dall’Egeo 25 chilometri in linea d’aria. Poi cita «la reggia di Tirana per Vittorio Emanuele III», lasciando intendere, con quella preposizione, che fosse stata edificata per il sovrano d’Italia, mentre fu commissionata da re Zog (quando Vittorio Emanuele III arrivò a Tirana nel 1939, dopo l’invasione fascista, il palazzo c’era già). Infine magnifica la reggia come «capolavoro di Gio Ponti», però la biografia del grande architetto e designer su Domus (rivista da lui fondata) non elenca alcun suo contributo a Tirana o in Albania, idem il sito ufficiale che gli è stato dedicato, idem la voce biografica scritta da Stefania Benvenuto per la Treccani, idem alcune tesi di dottorato sull’architettura italiana in Albania fra 1925 e 1943 e sul piano urbanistico di Florestano Di Fausto per Tirana.
[27 settembre 2021]

Un racconto confuso, ma lucido e preciso
La Repubblica approfondisce il caso di Luca Morisi, intervistando «PR. (sic), il modello romeno di 20 anni, escort per necessità, che il 14 agosto scorso ha condotto i carabinieri nell’alloggio dell’ex guru social di Matteo Salvini mostrando loro dove era nascosta la cocaina». Scrivono Giuliano Foschini e Fabio Tonacci, inviati a Belfiore (Verona): «Il racconto di PR. (sic), che accetta di rispondere a patto di non rivelare la sua identità, a tratti è confuso (per esempio quando ricostruisce l’arrivo dei militari della Compagnia di San Bonifacio), ma è lucido e preciso nei dettagli». Alla faccia della confusione, Foschini si occupa della lucidità e Tonacci della precisione.
[30 settembre 2021]

Rai, quante storie
L’altrieri era il 29 settembre, ma per Il giorno e la storia, programma di Rai Storia in onda alle ore 14, era il 23 settembre, con tutto quello che ne conseguiva, ovvero la ripetizione degli avvenimenti già ricordati il 23 settembre. La macchina del tempo funziona.
[1° ottobre 2021]

Notizie ultraleggere
Dall’Ansa: «Una tromba d’aria ha attraversato nel pomeriggio il Nord Ovest Sardegna. I danni principali si sono registrati a Sassari, dove sono caduti alcuni alberi e hanno danneggiato delle auto in sosta, e ad Alghero. Addirittura nell’aeroporto “Riviera del corallo” un ultraleggero – un Cessna 172 – si è rovesciato su se stesso». Il Cessna 172 (oggi denominato Skyhawk) è un aereo vero e proprio, quello prodotto in più esemplari nella storia dell’aviazione civile, con un peso massimo al decollo di 1.157 chili, omologato per 4 occupanti. Invece l’ultraleggero deve, per legge, pesare fra i 300 e i 450 chili al decollo, a seconda che sia monoposto o biposto (500 chili i mezzi anfibi e idrovolanti).
[26 settembre 2021]

Bertocchi double face
Secondo Lorenzo Bertocchi, che lo scrive in prima pagina sulla Verità, papa Francesco «ha attaccato una non precisata tv cattolica americana». In realtà il Papa non ha mai fatto alcun riferimento alla nazionalità dell’emittente. Tutti gli inviati presenti sull’aereo che ha riportato a casa il Pontefice dopo il viaggio apostolico in Ungheria e Slovacchia hanno attribuito al Santo Padre questa frase: «C’è una grande televisione cattolica che continuamente sparla del Papa senza porsi problemi», tant’è che persino Bertocchi la riporta nel suo pezzo all’interno. Che l’allusione fosse al «colosso massmediatico cattolico americano Ewtn» è solo una supposizione del giornalista. Quindi i casi sono due: o Bertocchi dispone (ma solo in prima pagina) di informazioni che noi non abbiamo – come direbbe il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano – oppure alla Verità riassumono a spanne in prima pagina i servizi di Bertocchi, e ci mettono in testa la sua firma senza aver capito che cosa ha scritto.
[23 settembre 2021]

Robinson va al dopoguerra
Titolo da Robinson, supplemento culturale della Repubblica: «Sangue e amore nelle Langhe». Sommario: «Tra vigne e castagneti nel primo dopoguerra». La recensione di Maurizio Crosetti parla di Amare una volta (Salani), romanzo di Davide Mosca ambientato «nella primavera del 1947». Il titolista ignora che nel Novecento i dopoguerra furono due e che per «primo dopoguerra» deve intendersi il periodo che seguì al conflitto mondiale del 1914-1918. Quello che seguì al conflitto del 1939-1945 si chiama «secondo dopoguerra».
[18 settembre 2021]

Equivoci fra le righe
Prima riga: «Il programma di Michetti»; seconda riga: «per Roma è una scopiazzatura». Così Domani titola un editoriale del suo direttore, Stefano Feltri. Si starà adombrando il sospetto che il programma per Roma del candidato sindaco di centrodestra sia stato scopiazzato o si starà dicendo che a giudizio dei romani Michetti ha copiato da qualcun altro il suo programma per Roma?
[23 settembre 2021]

Quando i film diventano realtà
Titolo dal sito Catania Today: «Porto, incendio su una nave cargo battente bandiera Liberiana: intervento dei vigili del fuoco». Firmato: Manuel Fantoni (da Borotalco di Carlo Verdone). Notevole anche la maiuscola per l’aggettivo liberiana.
[16 settembre 2021]

Stampa über alles
Sulla Stampa, parlando del green pass nella rubrica Il punto, Carlo Bertini infila la seguente frase: «Cosa cambia deciderlo prima, dato che nelle due Camere l’obbligo “uber alles” entrerà in vigore dopo il 15 ottobre, come per tutti gli italiani?». A parte il fatto che über esige la Umlaut sulla «u», Bertini scambia l’über alles per il latino erga omnes, che significa «nei confronti di tutti i cittadini». Mentre über alles vuol dire «sopra ogni cosa». Dopodiché resterebbe sempre da chiarire che cosa diavolo c’entri il tedesco con il green pass.
[23 settembre 2021]

Ieri, oggi e Domani
Su Domani il giovane vaticanista Marco Grieco si cimenta, con sprezzo del pericolo, sui cardinali che appoggerebbero Bergoglio (in grande maggioranza, a suo dire), ma l’argomento è difficile, come dovrebbe sapere, e le previsioni si rivelano spesso errate. E comunque Grieco ha problemi con il calendario: infatti i cardinali Gabriel Zubeir Wako, Wilfrid Fox Napier e George Pell non sono più elettori, avendo compiuto 80 anni rispettivamente a febbraio, a marzo e a giugno (invece il vaticanista di Domani, forse per coerenza con la testata, scrive che perderanno «dal prossimo novembre» l’elettorato attivo per il sopraggiunto limite di età). Contrariamente a quanto asserito da Grieco, inoltre, Fox Napier e Pell non sono affatto a capo delle diocesi di Durban e di Sydney, bensì arcivescovi emeriti: il primo dallo scorso giugno e il secondo addirittura dal 2014. Infine Grieco sbaglia anche i conteggi: i cardinali dell’Unione europea non sono 106 ma 98.
[23 settembre 2021]

Do di petto del Tg1
Nel Tg1 delle 13.30 e delle 20, l’inviato Giacinto Pinto ha continuato a definire Mirto Milani, fidanzato di una delle due sorelle bresciane accusate di aver ucciso la madre per impossessarsi dell’eredità (e, secondo gli inquirenti, loro complice), «giovane soprano». Ma il cantante di sesso maschile che sostiene quel ruolo si chiama sopranista. In alternativa, controtenore.
[26 settembre 2021]

Mostri in erba, anzi in coca
Dalla pagina Facebook della Repubblica: «Rimini, risponde ai genitori il bambino di 6 anni accoltellato da un 26enne somalo: “Avevo preso cocaina”». Piccoli mostri crescono.
[14 settembre 2021]

Oh, my darle
In un servizio da Potsdam, in cui parla di Annalena Baerbock, candidata dei Verdi che «si è fatta male da sola», Paolo Valentino, inviato del Corriere della Sera, parla del «libro pieno di copia e incolla, che doveva dargli status intellettuale e invece l’ha affondata». Il gender dilaga.
[24 settembre 2021]

Mandante con brio
Dal Televideo della Rai: «Ex spia, Cedu. Mosca responsabile. Forte sospetto che chi ha avvelenato Litvinenko abbia agito come mandante del governo russo». Della serie «Mi manda Picone». (Se chi l’ha ammazzato è il mandante, chi sarà l’assassino?).
[21 settembre 2021]

Il volo del Calabrò
Nella foga cortigiana di difendere il Papa, sull’Huffington Post la zelante Maria Antonietta Calabrò identifica la televisione cattolica presa di mira da Bergoglio con una nota rete statunitense, come fanno molti altri commentatori. Ma, a differenza dei colleghi, sbaglia scrivendo che si tratta di Edtw, mentre si tratta di Ewtn (Eternal word television network). E, a parte altri refusi, chiama Callagher – a Callagher, vie’ qua! – il raffinato ministro degli esteri vaticano Paul Richard Gallagher. Per non parlare della sintassi dadaista, ben rappresentata dal seguente periodo: «Il “controcanto” di Parolin, che cade in questa situazione, tutti hanno la sensazione che il Papa, arrivati a questo punto, non farà sconti, c’è stato anche in relazione ai rapporti tra il Vaticano e i cosiddetti “sovranisti”».
[24 settembre 2021]

Singolare plurale
«Un appuntamento pre-elettorale, ma anche un modo per organizzare le truppe del nord Italia: oltre a Giorgetti ci sarà Fontana, Garavaglia, Centinaio e Locatelli», riferisce Giacomo Salvini sul Fatto Quotidiano. Quattro persone non bastano a fare un plurale?
[25 settembre 2021]

Libere risate in libero Stato
Libero pubblica un servizio di Alberto Fraja sulle bufale riguardanti gli strumenti di tortura che sarebbero stati utilizzati durante l’Inquisizione. Verso la fine si legge: «La più divertente, però, è la “Pera Vaginale”, marchingegno concepito per dilaniare vagine e orifizi anali di streghe e seguaci del demonio». Che ridere.
[21 settembre 2021]

Ma sul siero?
Titolo dalla Repubblica: «Gaffe di Salvini: il siero provoca le varianti». Gaffe della Repubblica: siero non è sinonimo di vaccino (neppure sui dizionari). Trattasi di prodotti completamente diversi. Nello stesso errore persevera La Verità, che titola a tutta pagina: «Carta verde da pazzi: dura il doppio del siero».
[11 e 24 settembre 2021]

Giornale di complemento
Titoli apparsi in due giorni consecutivi sull’Osservatore Romano: «Nella luce del Vaticano II», «In un giorno di vacanza», «Nel gelo della Siberia», «Sulle strade della città», «In parrocchia, con Gesù nei gesti». Più che un giornale, un complemento di luogo.
[22 e 23 settembre 2021]

Scrittura da cani
Dalla Gazzetta di Mantova: «Ancora un successo per il concorso dedicato a cani meticci e non di razza». Com’è noto, esistono anche cani di razza bastarda.
[20 settembre 2021]

Lo spettro del convitato di pietra
Incipit di un editoriale dell’ex ministro Giovanni Tria sul Sole 24 Ore: «Nella ripresa economica che, con forza differenziata, è in atto nelle principali economie, si aggira un convitato di pietra: l’inflazione». Quello che si aggirava per l’Europa, se non ricordiamo male, era uno spettro (del comunismo, secondo Il Manifesto di Karl Marx e Friedrich Engels), sicuramente assai più agile del convitato di pietra. Quest’ultimo, più che aggirarsi, giaceva nella tomba, dalla quale il drammaturgo spagnolo Tirso de Molina lo fece uscire nel 1616 per trascinare all’inferno Don Giovanni, con grande soddisfazione di Molière, Lorenzo da Ponte, Wolfgang Amadeus Mozart, Carlo Goldoni e altri, che in seguito s’ispirarono al personaggio assassinato riapparso come statua sepolcrale.
[18 settembre 2021]

Chierico svagato
Sul Fatto Quotidiano, nella sua rubrica Il chierico vagante, Fabrizio D’Esposito si occupa del cardinale Raymond Leo Burke e dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, schierati «sul fronte antibergogliano». A proposito del secondo, si legge che «la multiforme galassia farisea e clericale dei cattolici ha assunto come proprio manifesto un’altra sterminata lettera del monsignore intitolata Libera nos a male, “Liberaci dal male”». Tutto si può dire di Viganò, tranne che non conosca il latino e il Pater noster. Infatti la lettera del presule s’intitola Libera nos a malo. Più che un chierico vagante, D’Esposito pare un chierico svagato.
[20 settembre 2021]

Vita prima e vita dopo
«La mia mente non ha azzerato il sequestro ma la mia vita prima». Così La Verità titola un’intervista con Augusto De Megni, sequestrato all’età di 10 anni dall’Anonima sarda, vincitore nel 2006 del reality show Grande fratello. Premesso che la «vita dopo» del soggetto in questione ci pare persino peggio, constatiamo che in certe redazioni non è in uso l’italiano che fu di Giacomo Leopardi («A patto di riavere la vita di prima», Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere) e Luigi Pirandello («Ma a tutti ormai pare così, la vita di prima, signora Cia!», Come tu mi vuoi).
[19 settembre 2021]

Eventi in diretta
Repubblica online, ore 12.30: «Roma, crolla il tetto di una palazzina: la diretta». Cavolo! Devono avere un informatore «in Altissimis».
[14 settembre 2021]

L’ictus dei celebri
Didascalia dalla Stampa: «Umberto Bossi mentre legge un giornale in clinica dopo il ricovero per l’ictus celebrale che lo colpì nel 2004». Dev’essere quello che ti coglie durante la celebrazione della messa.
[18 settembre 2021]

Confusione di genere
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «Record di assunzioni “stagionali” nel 2021: nei primi sei mesi sono stati ben 500 mila. Chissà se i liberisti del divano e i nemici del Rdc ne daranno notizia». Se lo faranno, si spera che rispettino il genere del verbo, visto che assunzioni è femminile.
[18 settembre 2021]

Gli errori del Cavaliere
In un intervento scritto per Il Giornale, Silvio Berlusconi sostiene che la civiltà dell’Europa e dell’Occidente è nata «dall’incontro fra il pensiero giudaico-cristiana e la cultura greco-romana». Il gender dilaga. Poco più avanti l’ex premier aggiunge: «Questo è il grande insegnamento del messaggio cristiano rivolto a tutti, credenti e non». Ma l’avverbio negativo olofrastico (detto così perché, da solo, costituisce un’intera frase) in italiano è soltanto no. Quindi bisognava scrivere «credenti e no».
[1° settembre 2021]

Esilarante sarà lei
Nel recensire su Tuttolibri della Stampa il libro L’invenzione degli italiani di Marcello Fois, il critico letterario Ernesto Ferrero annota: «Esilarante il racconto iniziale del De Amicis ventenne, reduce da Custoza, che va a trovare il vecchio Manzoni abbigliato da giardiniere e si commuove sino alle lacrime». Tenuto conto che Edmondo De Amicis si collegava «direttamente al messaggio civile dei Promessi sposi», come scrive Ferrero, non si capisce perché un simile fatto susciti «ilarità, allegria» e risulti «divertente, spassoso» (sono le definizioni che lo Zingarelli 2022 dà dell’aggettivo esilarante). Tutto previsto in Cuore, comunque: «Quell’infame sorrise».
[11 settembre 2021]

Che ti lesino a fare
Da Libero, editoriale del direttore Alessandro Sallusti: «Strano davvero questo silenzio, per di più da parte di testate che non hanno mai lesinato a fare paginate di documenti giudiziari». Lesinare è vero transitivo, come ci ricorda Giovanni Verga: «Gli lesinava le buone parole e tutto il resto» (Per le vie. Il canarino del n. 15); «Gli lesinava il soldo per la pipa» (Per le vie. L’osteria dei “Buoni amici”). La costruzione più corretta era a portata di mano: «Non hanno mai lesinato paginate di documenti giudiziari».
[19 settembre 2021]

Aridaje con il murales
Titolo della rubrica Tuttifrutti di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera: «Il murales coperto con tanta ipocrisia». Come evidenziato più volte in questa rubrica, murales è il plurale dello spagnolo mural, perciò non va usato in riferimento al singolare, come in questo caso.
[1° settembre 2021]

Le auto storiche pranzano
Dalla Gazzetta di Mantova: «Secondo Raduno città di Mantova ieri organizzato dal club auto e moto storiche 8Volanti Tazio Nuvolari. Le auto storiche si sono ritrovate in piazza Sordello e alle 10 sono partite verso Colorno, dove hanno pranzato e visitato la reggia». Immaginiamo che il desinare sia stato a base di gas e carbonella. Di sicuro la visita era guidata.
[19 settembre 2021]

Refrattari al dizionario
In uno dei suoi consueti editoriali in lode del Mullah Omar, che appaiono sul Fatto Quotidiano, Massimo Fini scrive: «E del resto uno dei portati più fecondi dell’Illuminismo è l’esercizio del dubbio sistematico che si pratica innanzitutto su se stessi. Cosa di cui Mughini, e tutti gli illuministi alla Mughini, sembrano refrattari». L’aggettivo refrattario nei suoi tre significati (1. «che non ottempera a obblighi o doveri: refrattario alla norma di legge»; 2. «insensibile, indifferente a stimoli o sollecitazioni: carattere refrattario alla commozione, alla pietà»; 3. «che non è predisposto, che è negato totalmente per qualcosa: sono refrattario alla matematica», Zingarelli 2022) contempla solo la forma aggettivo + a. Quindi, nel caso specifico, bisognava scrivere: «Cosa a cui Mughini...».
[11 settembre 2021]

Lingua smarrita
Dalla pagina Facebook della Repubblica: «Maria Chiara Carrozza, 55 anni, pisana, esperta di bioingegneria e biorobotica, ha assunto per decisione della ministra dell’Università: quello di presidente del Cnr. E dal Cnr stesso: quasi cento anni di storia, quasi un miliardo di euro di bilancio, quasi cento istituti di ricerca (per la precisione 88) e ottomilacinquecento dipendenti di cui il 63% ricercatori». Il Consiglio nazionale delle ricerche ha avviato ciò che gli compete: una ricerca per capire di che lingua si tratti.
[22 agosto 2021]

Salari minimi
«Le gaffe di Laschet sono ormai un cult», scrive Paolo Valentino, corrispondente da Berlino del Corriere della Sera. «Una lacuna grave si è rivelata l’assenza di un vero programma elettorale, mentre i socialdemocratici proponevano l’aumento del salario minimo a 12 euro». Ma proprio minimo minimo, se non si precisa che trattasi di paga oraria.
[8 settembre 2021]

Fategli un check up
In un articolo in cui censura i vertici della Rai che «si tengono il doppio incarico», Gianluca Roselli sul Fatto Quotidiano cita «la nuova consigliera Simona Agnes», in quanto organizzatrice del premio Biagio Agnes, la cui serata di gala «da sempre viene trasmessa dalla Rai». «Tra l’altro», rileva Roselli, «la presidente onoraria della Fondazione Agnes è Marinella Soldi, attuale presidente della Rai». Poi il giornalista sgancia la bomba atomica: «Ma non basta. Perché nel palinsesto della tv pubblica è previsto il ritorno di Check up, format di medicina di grande successo ideato proprio da Biagio Agnes nel lontano 1977». Quindi, mutatis mutandis, nel periodo in cui Paolo Grassi fu presidente della Rai si sarebbero dovuti bandire dal teleschermo tutti gli allestimenti del Piccolo Teatro di Milano, di cui fu fondatore, e della Scala, di cui fu sovrintendente? Urge un check up. Psichiatrico, però.
[2 settembre 2021]

Hanno accoltellato un ferito
«Rimini, terrore sul bus: accoltella cinque persone fra cui un bambino ferito alla gola», titola la app della Stampa nella sezione News. Il concetto è ribadito nella prima riga della notizia: «È accusato di aver accoltellato cinque persone, tra cui un bambino ferito alla gola». Un consiglio ai genitori dello sventurato fanciullo: fatelo benedire. Non capita tutti i giorni che un bimbo già ferito alla gola venga anche accoltellato. O, meglio, capita solo sui giornali.
[11 settembre 2021]

Braccio rubato all’agricoltura
«Braccio indolensito: ecco perché», titola il sito del Giornale, a proposito della vaccinazione contro il Covid-19. «Qualche ora dopo aver ricevuto la punturina sul braccio, spesso e volentieri proviamo una certa sensazione di dolore che dura anche fino al giorno successivo», si legge nel testo, che non viene corretto da otto mesi. «Ma qual è la causa? “Il braccio indolensito è una buona cosa: significa che le cellule del sistema immunitario sono reclutate localmente, dove è stato iniettato il vaccino, e stanno lavorando per noi per produrre anticorpi e cellule T protettive nei confronti dal Sars-Cov-2”», assicura Mario Umberto Mondelli, professore ordinario di malattie infettive all’Università di Pavia. Sì, ma non è una buona cosa per la grammatica.
[9 gennaio 2021]

Le donne femminili
Titolo dalla Repubblica: «“Possiamo essere donne restando femminili”». Le donne maschili sono avvertite.
[11 settembre 2021]

Il mondo è bello perché è vario
Nel resoconto di una seduta del Consiglio dei ministri, Wanda Marra spiega sul Fatto Quotidiano che «le difficoltà sono varie e molteplici». Definizione di vario secondo lo Zingarelli 2022: «Di caratteristiche differenti e molteplici». Premio Aguzzate la vista della Settimana Enigmistica a chi coglierà la disparità fra le difficoltà varie e quelle molteplici.
[10 settembre 2021]

Singolare in Croce
Da un articolo della Repubblica, dedicato al rapporto tra Virginia Oldoini, contessa di Castiglione, e Vittorio Emanuele II: «La contessa non si faceva illusioni sulla galanteria del re d’Italia. Già da giovanissima ne aveva subìto la rapacità sessuale, e la sua mancanza di educazione, di eleganza, di uso di mondo erano di pubblico dominio». Duole informare Benedetta Craveri, francesista, critica letteraria e scrittrice, nonché nipote di Benedetto Croce, che il soggetto della frase è «la sua mancanza», quindi il verbo andava coniugato al singolare («era di pubblico dominio»).
[4 settembre 2021]

Semaforo rosso
L’ex presidente del Pd, Gianni Cuperlo, scrive su Domani: «A uno che passa col rosso lo multi». Io speriamo che me la cavo al semaforo.
[4 settembre 2021]

Un grande ritorno: Mephisto Waltz
Su Domenica, supplemento culturale del Sole 24 Ore, è tornato a colpire Mephisto Waltz, titolare dell’omonima rubrica, secondo il quale la Bibbia Tob (Traduction œcuménique de la Bible) collocherebbe il diluvio universale nel 3.400 avanti Cristo. Forse ricordiamo male, ma ci pare che la Bibbia Tob, almeno nell’ultima edizione (2010), non dica proprio nulla al riguardo. Il riferimento non ha comunque senso, giacché la datazione in questione non è determinabile, stante la divergenza tra le cronologie relative all’epoca anteriore al diluvio presenti nel testo biblico ebraico e nelle versioni greche. Subito dopo Mephisto Waltz infila un «debido el sol extrema», piuttosto curioso, tenuto conto che sole in quasi tutte le lingue indoeuropee è maschile. Non sarebbe stato più logico «extremo», maestro?
[12 settembre 2021]

Funghi avvelenati
Titolo dal sito del Corriere della Sera: «Mangiano funghi avvelenati al centro rifugiati in Polonia: morti due bimbi fuggiti dall’Afghanistan». Avvelenati da chi? A meno che non fossero semplicemente velenosi.
[4 settembre 2021]

Cime tempestose
«“Cambiate il nome di Battiato sulla lapide”. Ed è bufera su Morgan», titola il sito del Giornale. Sottotitolo: «Morgan si è esposto sui social per chiedere che sulla lapide di Battiato compaia il nome “Franco” e non quello di battesimo “Franco”». Che dico, bufera? Tempesta, tifone, uragano, ciclone per una richiesta tanto ardita.
[11 settembre 2021]

Credenti e no
Presentando sul Fatto Quotidiano il testo del Qohelet commentato da Gustavo Zagrebelsky, «il chierico vagante» Fabrizio D’Esposito puntualizza: «La chiave del suo Qohelet è centralmente umana, decisiva quindi per tutti, credenti e non». L’avverbio non si usa sempre come proclitico, unito cioè a qualcosa che lo segue. Non è questo il caso. Quindi si doveva scrivere «credenti e no».
[13 settembre 2021]

Apostrofi di Domani
«Gli scrittori non contano / sono i festival lo spettacolo». Così Domani titola un racconto dello scrittore Luca Ricci. Il sommario suona come una conferma della prima riga del titolo: «Nei vari tour estivi è seguito da un’instancabile ufficio stampa». La grammatica non ha un domani.
[12 settembre 2021]

Lago di sangue
«Chiara Ugolini, 27 anni, è stata trovata morta, in un lago di sangue, domenica sera in un appartamento a Calmasino di Bardolino (Verona)», informa il sito del Corriere della Sera. Trattandosi di una località sul Garda, lo stereotipato riferimento al lago si sarebbe potuto evitare. Tanto più che, poche righe dopo, si legge: «Chiara era riversa a pancia in giù, con una piccola chiazza di sangue vicino alla fronte». Se il viso rivolto verso il pavimento era immerso «in un lago di sangue», come poteva recare solo «una piccola chiazza» vicino alla fronte?
[6 settembre 2021]

Io punturo, tu punturi
Titolo dalla Verità: «Più ci si puntura e meno si segnala: danno per la sicurezza del vaccino». Il Covid-19 crea neologismi, trasformando i sostantivi in verbi riflessivi.
[7 settembre 2021]

Idee chiare sotto il casco
Matteo Salvini scrive su Twitter: «Bene Regione Lombardia, che ha proposto alcune regole per i monopattini elettrici: guida ai soli maggiorenni, assicurazione obbligatoria, casco per gli under 18, velocità massima a 20 km/h. Troppo incidenti, con morti e feriti: servono regole». Se la guida va consentita ai soli maggiorenni, non si vede come possano usare il monopattino i conducenti di età inferiore ai 18 anni, cioè i minorenni. «Cambio opinione mille volte al giorno. Voglio tutto e il contrario di tutto». (Franco Marcoaldi, Il vergine, Bompiani, 1998).
[10 settembre 2021]

I grugniti del Drago
Nella rubrica Il graffio, sulla Stampa, Alessandro Barbera annota: «Luigi Di Maio, prima di rientrare alla Farnesina, si è fatto pizzicare in una spiaggia del Salento fra i grugniti di Mario Draghi». Ora, è ben vero che lo Zingarelli 2022 al lemma grugnito dà come secondo significato «incomprensibile borbottio», ma, dato che il primo significato è quello prevalente («Verso caratteristico del maiale e del cinghiale»), non pare molto elegante dare implicitamente del porco al presidente del Consiglio al solo scopo di ostentare ricercatezza lessicale.
[19 agosto 2021]

Mi preceda davanti
Simonluca Pini prova per Il Sole 24 Ore la Essenza Scv12, 830 cavalli, una Lamborghini da 2,6 milioni di euro, non omologata per la circolazione stradale (si guida solo in pista), e viene travolto dall’emozione. «Miloš Pavlovic, pilota Lamborghini Super Trofeo, che ci precede davanti a noi». (Difficile precedere qualcuno da dietro). «Riusciamo ad abbassare il cronometro di un paio di secondi». (Se abbassi il cronometro, sarà di un paio di millimetri; se abbassi di 2 secondi, significa che ti riferisci al crono, termine tecnico per designare il tempo segnato dal cronometro in una competizione sportiva).
[7 agosto 2021]

Virgolette
Titolo da Avvenire: «Palermo, le bare ora “scoppiano”. Il caldo “spacca” le casse insepolte accumulate nella struttura dei Rotoli». Non si capisce come facciano le bare a scoppiare fra virgolette e il caldo a spaccarle fra virgolette. Sorge un dubbio: i «morti» saranno davvero «defunti»?
[18 agosto 2021]

Carte ori primiera Settebello
Il Sole 24 Ore sostiene che il Settebello fu prodotto dal 1952 al 1992, il che appare quantomeno singolare, dal momento che negli anni Ottanta le Ferrovie dello Stato ci facevano già viaggiare sull’Etr 450, noto come Pendolino. Abbeverandosi probabilmente a Wikipedia, Giuseppe Lupo ha scambiato la durata dell’esercizio, che effettivamente arrivò fino al 1992, con gli anni di produzione. Realizzato da Breda ferroviaria e Breda costruzioni elettromeccaniche nelle officine di Sesto San Giovanni, l’Etr 300 Settebello fu costruito in tre soli esemplari tra il 1952 e il 1959. Come dovrebbe ben sapere il quotidiano della Confindustria.
[5 settembre 2021]

Lupi mannari in redazione
Dalla pagina Facebook della Repubblica: «Oggi ci sarà il quarto plenilunio in un mese, un evento che si verifica ogni 2-5 anni». Considerato che in 365 giorni la Luna piena è visibile solo 12 o 13 volte (12 nel 2021), cioè una volta al mese, è proprio un anno straordinario. Lunare, ecco.
[22 agosto 2021]

Uccisa un’ex laureata
«Simonetta Ferrero, ex laureata, uccisa con 33 coltellate nei bagni delle donne». Così cominciava il sommario di una pagina dedicata al delitto commesso nel 1971 all’Università Cattolica. L’inedita figura dell’ex laureata è apparsa sulla pagina Facebook e su un’edizione cartacea del Corriere della Sera. Poi, con una provvidenziale correzione, è sparita, segno che il decesso non cancella il titolo di studio.
[22 agosto 2021]

I genitali secondo Nuzzi
In un articolo grandguignolesco su Specchio, supplemento della Stampa, Gianluigi Nuzzi ricostruisce l’orribile fine di Vito Michele Milani, 39 anni, ucciso, squartato, semicarbonizzato e nascosto in una cantina di Torino e ritrovato il 25 gennaio 1998. Nuzzi si sofferma sulla «particolarità di aver trovato i genitali e il pene del Milani sezionati e riposti in un sacchetto di plastica». È noto che fra i genitali e il pene c’è una bella differenza.
[19 agosto 2021]

Al prossimo thurn
«Dalle donne lapidate al climate change: via gli ambasciatori, largo a Greta Thurnberg», scrive Giorgio Gandola sulla Verità. Correggere al prossimo thurn: si chiama Thunberg.
[26 agosto 2021]

Voce del verbo «ponti»
Titolo da Avvenire: «Volontari, voce del verbo costruire ponti». «Ponti» è voce del verbo pontificare?
[24 agosto 2021]

Mi faccia da trade union
«La scorsa stagione fu proprio Rocchi il trade union tra mondo arbitrale e società di calcio», informa Andrea Di Caro sulla Gazzetta dello Sport. Bei tempi quando ci si esprimeva alla francese e bastava il trait d’union.
[19 agosto 2021]

La legge della legge
«Amnistia e donne al governo ma con la legge della Sharia», titola a tutta pagina Il Messaggero. Considerato che la sharia è la legge islamica, il quotidiano romano ci spiega che in Afghanistan è ora in vigore la legge della legge.
[18 agosto 2021]

Didascalie funebri
«Giovanni Leone, fotografato a Roccaraso, L’Aquila, con la moglie Vittoria Michitto, tre dei loro quattro figli e il cane nel 1963 quando era presidente della Camera», recita una didascalia di 7. L’annotazione sulla prole appare crudelmente pleonastica: è vero che i Leone ebbero quattro figli, ma si dà il caso che il primogenito, Giulio, fosse morto di difterite nel 1953, per cui non sarebbe certo potuto comparire in una foto scattata 10 anni dopo.
[13 agosto 2021]

Del Doman v’è certezza
«Torna il Festival della tv e dei media e Domani c’è», titola trionfante Domani. Sarebbe stata una notizia se non ci fosse stato, considerato che della manifestazione «il deus ex machina è Carlo De Benedetti, che qui ha una casa in collina di 46 vani, Ca’ di Nostri, con vista su Monviso e Monte Rosa» (fonte: professionereporter.eu) e che il predetto è l’editore di Domani.
[27 agosto 2021]

Percentuali alcoliche
In una tabella sulle 106 maggiori case vinicole italiane, pubblicata da L’Economia, supplemento del Corriere della Sera, Marchese Antinori figura quarta in classifica con un fatturato di 214,5 milioni di euro nel 2020, contro i 245,8 del 2019. Il grafico specifica che la diminuzione è stata pari allo 0,13 per cento. In realtà il decremento di 31,3 milioni corrisponde a un calo del 12,73 per cento.
[2 agosto 2021]

Circonflessione d’incapace
Titolo dalla prima pagina del Fatto Quotidiano: «3^ dose ai fragili. Scuola: nuova rissa sui tamponi». Non avevamo mai visto il già orrendo numero ordinale femminile (3ª) espresso con un accento circonflesso, per di più in un titolo di giornale. Ma c’è sempre una 1ª (o 1^) volta.
[24 agosto 2021]

Padrino sintattico
La Gazzetta di Mantova annuncia la morte di Pietro Rizzi, 83 anni, e specifica: «Fu tra i ragazzi di don Primo Mazzolari, tanto che partecipò alla sua cresima come padrino». Mazzolari, classe 1890, entrò in seminario quand’era dodicenne, quindi si presume che fosse stato cresimato sul finire dell’Ottocento. Difficile che Rizzi, nato nel 1938, possa essere stato suo padrino alla cresima. Più probabile il contrario. Solo che alla Gazzetta di Mantova non sanno scriverlo.
[17 agosto 2021]

Specchio delle mie brame
Ricostruendo su Specchio, supplemento della Stampa, i delitti di Wolfgang Abel e Marco Furlan, siglati Ludwig, Gianluigi Nuzzi insaporisce il racconto con una sfilza di frasi magniloquenti, fra cui la seguente riferita alle vittime: «Esseri peccatori che per il loro agire nella brutalità degli istinti, improbi nell’assecondare gli istinti più miserevoli e miserecondi, andavano perseguiti ed eliminati». Peccato (per restare in tema) che del neologismo miserecondo non esista traccia in alcun vocabolario, a cominciare dal Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia. Poco più avanti aggiunge quest’altra immagine figurata: «E, finalmente sempre troppo tardi, quando vengono colti con il cerino in mano, pronti a incendiare la discoteca Melamara a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, callido teatro di scempio delle virtù, negano di essere Ludwig per evitare di venire schiacciati e sparire sotto le responsabilità penali accumulate dai tanti, troppi eccidi». Si stenta a comprendere come possa un teatro essere callido, cioè «astuto, accorto» (Zingarelli 2021), tenuto anche conto del fatto che i due furono scoperti e arrestati, segno che poi tanto scaltri non erano.
[29 agosto 2021]

Gilet smanicato
Incipit del servizio che descrive il nuovo look dell’attore romano Alessandro Borghi, sbarcato alla Mostra del cinema di Venezia, a firma di Federica Bandirali, sul sito del Corriere della Sera: «Gilet smanicato, pantalone morbido, t-shirt bianca e mocassino con staffa logo». Non sapevamo che esistesse anche il gilet con le maniche lunghe.
[2 settembre 2021]

Al Giornale così fan tutti
Titoli da un’unica edizione del Giornale: «Così le toghe rosse volevano sabotare anche gli altri dpcm». «Così la disoccupazione è a carico delle imprese». «Così le minoranze studiano da maggioranze». «Ma così nel Meridione cresce il lavoro nero». «Così la toga rossa già un anno fa voleva boicottare le misure anti virus». «Così si sfratta la cultura». Quel giornale un po’ così.
[15 agosto 2021]

Bordelli in pagina
«Una passeggia nella storia con il commissario Bordelli», titola 7. Se non si tratta di un neologismo, dovrebbe essere rimasta nella tastiera la sillaba «ta». Nella didascalia si legge che l’ultimo libro dello scrittore Marco Vichi, il quale ambienta i suoi romanzi polizieschi a Firenze, «è Un caso maledetto (Guanda)», uscito nel 2020. Sbagliato: è Ragazze smarrite, pubblicato dallo stesso editore nel 2021.
[13 agosto 2021]

I bus di Giovannini
Titolo dell’editoriale del direttore Maurizio Belpietro sulla Verità: «Le verifiche sui bus di Giovannini, aria fritta per i tg». Il ministro dei Trasporti è diventato titolare di un’azienda che noleggia pullman? No? Allora bisognava scrivere «Le verifiche di Giovannini sui bus, aria fritta per i tg».
[26 agosto 2021]

Calendario lunare
In un’intervista rilasciata a Emilia Costantini del Corriere della Sera, Lucrezia Lante della Rovere «ricorda divertita e con affetto il “tranello” progettato dalla madre Marina Ripa di Meana», che la portò con sé alla prima della Scala: «E per convincermi mi regalò addirittura un vestito favoloso che era bordato di visone bianco: sembravo Audrey Hepburn». Che accadde? «Io, ignara, in pelliccia dentro al teatro, lei fuori nella piazza davanti alla Scala mentre, a seno nudo in pieno gennaio, faceva una manifestazione animalista contro l’uso delle pellicce bruciandole...». La signora ha ricordi confusi e una conoscenza approssimativa del calendario: la prima del teatro milanese si tiene tradizionalmente nel giorno dedicato al patrono di Milano, sant’Ambrogio, la cui festa cade il 7 dicembre, non a gennaio. Nella fattispecie, l’esibizione di Marina Ripa di Meana si svolse il 7 dicembre 1998 e non comportò alcun rogo. Durante un blitz di animalisti, armati di uova e vernice rossa, la marchesa si limitò a mostrare le zinne e la scritta «No fur» (no pelliccia) tracciata sulla propria pelle con un pennarello blu.
[1° settembre 2021]

Tre volte tre
Titolo da Domani: «Nel comune sciolto tre volte per mafia nessuno si candida». Sommario: «Arriva il terzo scioglimento per mafia». Poiché non c’è due senza tre, se lo ripetono anche nel testo, saranno tre volte che c’informano del terzo scioglimento per mafia nel Comune sciolto tre volte per mafia.
[27 agosto 2021]

La vittima liberato
Titolo dal Corriere della Sera: «Rapito da un commando e ferito, mistero sul Garda. La vittima, 46 anni, di Verona, è stato liberato nel Mantovano». Il gender dilaga.
[27 agosto 2021]

Attenti al pastore
Titolo dal Fatto Quotidiano: «Sbranata dai cani, indagato un pastore». Tedesco?
[28 agosto 2021]

Fughe di massa, memoria di ferro
«Agli illustri colleghi che si occupano dell’Afghanistan descrivendo in coro i vincitori talebani come la feccia della Terra vorrei fare una domanda semplice semplice», scrive Massimo Fini sul Fatto Quotidiano. «Quando nel 1996 dopo aver sconfitto i “signori della guerra” il Mullah Omar, che mi pare fosse un talebano, prese il potere a Kabul, non ci furono “fughe di massa” (né di frange della popolazione) né ci furono durante i 6 anni in cui governò il Paese. Allora che cos’è cambiato in questi 20 anni? Gli illustri colleghi dovrebbero porsi qualche domanda e darci una risposta». Non ci occupiamo di Afghanistan, e non siamo colleghi illustri, tuttavia ecco una risposta: «Afghanistan: migliaia in fuga da Kabul, battaglie a nord. Ansa – Islamabad, 28 set – Intanto, su automobili private o autobus, migliaia di persone stanno abbandonando la capitale, dove la “Shura”, il consiglio di preti musulmani che da ieri la governa, sta imponendo la “sharia”, la rigida legge dell’Islam ortodosso. Ansa, 28 settembre 1996, ore 17.41». Ecco un’altra risposta: «Afghanistan: in fuga un quarto degli abitanti di Kabul. (Ansa-Afp) – Kabul, 29 set – Centinaia di migliaia di persone sono fuggite da Kabul, la capitale dell’Afghanistan caduta venerdì nelle mani degli integralisti islamici Taleban. Lo hanno reso noto abitanti della città e fonti delle organizzazioni umanitarie secondo i quali ormai un quarto della popolazione – che, esclusi i profughi da altre zone, era di poco più di un milione – ha abbandonato Kabul negli ultimi tre giorni. E l’esodo continua, a bordo di veicoli di fortuna diretti verso le regioni settentrionali, ancora in mano alle forze fedeli all’ex presidente Burhanuddin Rabbani. “Almeno 2.000 veicoli hanno invaso le strade che portano a nord – ha raccontato un abitante di un villaggio a una trentina di chilometri a nord della capitale –. Tra i fuggiaschi vi sono anche numerose persone che avevano sostenuto il governo rovesciato dai Taleban”. Intanto stasera a Kabul è stata ripristinata l’energia elettrica in quasi tutti i quartieri, rimasti praticamente al buio per tre giorni. Ansa-Agence France Presse, 29 settembre 1996, ore 22.59».
[25 agosto 2021]

L’orfano diventa orfana
«“Dell’orfanatrofio ricordo solo le botte e che noi bimbi vivevamo nel terrore”». Con questa frase del baritono Daniel Giulianini comincia sul Corriere della Sera un servizio di Alessandro Fulloni. Il quale più avanti insiste: «Non lo vide più all’orfanatrofio». Abolito l’orfanotrofio. Il gender dilaga.
[10 agosto 2021]

Roghi spenti
In un articolo sul Foglio, intitolato «Populisti alla riscossa», il vicedirettore Salvatore Merlo scrive: «Non responsabilità personale, ma responsabilità oggettiva. Tipo la Salem del 1642, ma con Toninelli giudice religioso: bruciamo sul rogo i Benetton e chiunque sia stato con loro». Duole correggere il sapido Merlo, ma il processo di Salem si celebrò mezzo secolo dopo, nel 1692, e non comportò l’accensione di alcun rogo: le 15 sventurate accusate di stregoneria furono impiccate, insieme con 4 maschi, tanto che il luogo dell’esecuzione fu per molto tempo chiamato Gallows Hill (Collina del patibolo). Un uomo fu lapidato per essersi rifiutato di testimoniare.
[6 agosto 2021]

Crisi in costume
Titolo d’apertura sulla prima pagina di Libero: «Di Maio segue la crisi in costume dalla spiaggia». Le crisi in costume sono una nuova evenienza politica? No? Allora bisognava scrivere: «Di Maio in costume segue la crisi dalla spiaggia».
[17 agosto 2021]

Lugano addio, Kabul arrivederci
Titolo a tutta pagina da Avvenire: «“Kabul addio” tra una settimana». Non era Lugano? Urge interpellare Ivan Graziani.
[25 agosto 2021]

Marella Allegra
La Verità pubblica una grande foto di un’elegante signora, che nella didascalia viene qualificata come Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, deceduta nel 2019. Peccato che si tratti invece di Allegra Caracciolo, vedova di Umberto Agnelli, la quale è tuttora viva e vegeta.
[15 agosto 2021]

Talebani in arrivo
In un duro editoriale contro Luciana Lamorgese, ministro dell’Interno, Vittorio Feltri commenta su Libero: «Poveraccia, dopo aver spalancato le porte a migliaia di immigrati, molti dei quali infettati dal virus, ella ora è alle prese con l’arrivo dei talebani e supponiamo non sarà capace di amministrare la nuova invasione». È in corso una diaspora di talebani verso l’Italia?
[20 agosto 2021]

Gli anni della Rai
«La storia della televisione non sarebbe la stessa senza Bianca Maria Piccinino, triestina, oggi 97 anni (gli stessi della Rai), prima telegiornalista italiana», scrive Benedetta Moro sul Corriere della Sera. È vero che l’Uri (Unione radiofonica italiana) – poi trasformata in Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche) – nacque nel 1924, l’anno in cui venne al mondo Piccinino. Ma la Rai (Radio audizioni italiane) vide la luce soltanto il 26 ottobre 1944, quindi ha 76 anni, non 97.
[6 agosto 2021]

Sintassi serba
Riferendosi sul Fatto Quotidiano al collega Renato Farina, Ilaria Proietti parla di «un cursus honorum iniziato nel 1999 quando aveva avviato la sua collaborazione con i servizi segreti in occasione della guerra in Serbia, che da allora non si era più fermata, come del resto pure la carriera di giornalista». Ci rallegriamo che la carriera di Farina non si sia più fermata, ma non ci risulta che la guerra in Serbia sia ancora in corso. È probabile che non risulti neppure a Ilaria Proietti, solo che non sa come scriverlo.
[5 agosto 2021]

Ora et labor intensive
Incipit di un commento sul Giornale a firma di Pier Luigi del Viscovo: «L’erogazione della giustizia è un servizio labor intensive». Eh certo, chiarissimo, lo sanno tutti.
[10 luglio 2021]

Percentuali à la carte
Diodato Pirone scrive sul Messaggero: «Non a caso la fascia di italiani più vaccinata, quella composta da persone ultraottantenni, ha visto crollare del 500% la propria quota di contagi in relazione al totale della popolazione. Il grafico che pubblichiamo in alto a destra è esplicito: all’inizio dell’anno i contagi fra gli ultraottantenni (che rappresentano grosso modo il 7% della popolazione italiana) erano il 10% del totale, oggi sono ridotti al 2% o giù di lì con un lievissimo incremento dovuto all’ingresso sul palcoscenico della ipercontagiosa variante Delta». Secondo Pirone, dal 10 al 2 il calo sarebbe del 500 per cento. Dobbiamo deluderlo: è dell’80 per cento. Senza contare che già un calo del 100 per cento sarebbe equivalso a zero contagi.
[25 luglio 2021]

Senti chi sparla
Nanni Delbecchi vetrioleggia sul Fatto Quotidiano, stroncando A riveder le stelle, programma su Dante Alighieri che Rai 3 ha tratto dall’omonimo best seller di Aldo Cazzullo, edito da Mondadori. L’incipit dell’articolo dice tutto: «Era dai tempi di Toto Cutugno che non si registrava tanto ardore nell’esaltare un italiano vero». La conclusione pure: «Come diceva uno che si è inventato tutto, “non ti curar di lor, ma guarda e passa”». Visto che Delbecchi lo cita sette volte, dovrebbe sapere che Dante non ha mai scritto la frase che gli attribuisce. Quella corretta, pronunciata da Virgilio nella Divina Commedia, è «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa» (Inferno, canto III, verso 51).
[23 luglio 2021]

Stile Libero
«Caporalato, blitz nel Padovano. Arresti alla casa editrice che stampa Harry Potter», titola Libero. Non c’è stato alcun blitz da Salani, editore milanese dei libri della saga di J.K. Rowling, alias Joanne Rowling. E allora perché quel titolo? Semplice: Libero scambia le tipografie, che stampano, per case editrici, che pubblicano.
[27 luglio 2021]

Sorci e somari
Sommario della Verità a corredo di un servizio su Roberto Burioni, che vorrebbe i no vax «agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci»: «La fissazione del virologo per il regno animale è nota: egli castigatore i somari». Poiché non ci si capisce nulla, il riferimento ai somari pare pertinente.
[24 luglio 2021]

Nairobi, Transnistria
Il Domani pubblica un’interessante paginata dal titolo «La Transnistria è una mini Urss sul fiume che separa l’est dall’ovest». L’autore è Riccardo Orizio, sotto la cui firma compare la località: Nairobi. In effetti l’ex corrispondente da Londra della Repubblica vive dal 2003 in una remota vallata ai limiti dello sterminato Masai Mara national reserve, il più importante parco faunistico kenyota, dove si guadagna da vivere accogliendo al Saruni camp non più di 18 ospiti per volta. Ma che senso ha indicare la capitale del Kenya in testa a un’inchiesta riguardante un territorio conteso dell’ex Urss che si è dato un governo autonomo nella città di Tiraspol?
[25 luglio 2021]

Santi strafalcioni
Presentando sull’Osservatore Romano la figura di Clemens August von Galen, il vescovo di Münster che si oppose al nazismo, Stefania Falasca infila tre marchiani errori in tre righe – e chiudiamo un occhio sulla grafia errata di Konigstrasse, che va scritto Königstrasse – sostenendo che l’eroico vescovo creato cardinale da Pio XII nel 1946 «è stato beatificato da Benedetto XVI in piazza San Pietro il 9 ottobre 2003». Invece la messa in occasione della beatificazione venne presieduta il 9 ottobre 2005, due anni dopo e nella basilica vaticana, dal prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il cardinale José Saraiva Martins, perché il nuovo papa già dal maggio precedente aveva ripristinato la prassi di presiedere solo le cerimonie di canonizzazione. Vatican News, il portale dell’informazione della Santa Sede, riprende l’articolo senza correggere gli strafalcioni, premurandosi di segnalare nel titolo che l’autrice è «la postulatrice della causa di canonizzazione» di von Galen. Per un’esperta che si occupa di cause dei santi, per di più amica di papa Francesco, qual è Falasca, tre sfondoni su una materia che dovrebbe conoscere a menadito costituiscono un primato difficile da eguagliare, ma confidiamo che in futuro possa superare sé stessa.
[23 luglio 2021]

Todos premier
Titolo dalla Verità: «Draghi: “Ok fiducia sulla Giustizia”. Conte deve ingoiare anche questa». Sommario: «Contentino al premier: “Sì a modifiche su aspetti tecnici”. I ministri 5 stelle col premier». Troppi premier per un governo solo.
[23 luglio 2021]

Mephisto plana, anzi precipita
Per la terza settimana consecutiva, il coltissimo Mephisto Waltz, titolare dell’omonima rubrica su Domenica, inserto culturale del Sole 24 Ore, dimostra di avere sbiadite cognizioni di storia e scrive: «Plana invece tra Cielo, mare, terra (pubblicità IRI d’antan)». Lo slogan era in realtà della Fiat, come si evince da un opuscolo della casa automobilistica, stampato dall’Istituto geografico De Agostini nel 1934. Inoltre l’ordine delle tre parole era diverso: «terra mare cielo». A sua giustificazione, Mephisto Waltz non può nemmeno invocare un falso ricordo della dichiarazione di guerra a Gran Bretagna e Francia, pronunciata da Benito Mussolini il 10 giugno 1940 dal balcone di Palazzo Venezia. Il Duce infatti lo cominciò rivolgendosi ai «combattenti di terra, di mare, dell’aria».
[25 luglio 2021]

Doppia fiducia a mezzo stampa
Occhiello del titolone di apertura in prima pagina sulla Stampa: «Il presidente del Consiglio annuncia il voto di fiducia fiducia sulla giustizia». Quindi Mario Draghi chiederà una doppia fiducia?
[23 luglio 2021]

Leone XIII e Pio X cocainomani?
«Da quando fu scoperta, l’eroina fu legale come lo fu la cocaina, gradita a Pio X, Leone XIII, agli Zar, ai re di Svezia e di Norvegia, a Edison e a Freud». Così comincia la rubrica L’appunto di Filippo Facci sulla prima pagina di Libero. Par di capire che i due pontefici fossero cocainomani (o eroinomani: dalla sintassi traspare un sottile margine di equivoco). Sarebbe in ogni caso interessante sapere da dove Facci abbia attinto questa stupefacente – è il caso di dirlo – asserzione. Da documenti, testimonianze e reperti finora noti, risulta che entrambi i papi fossero al massimo tabagisti, sia pure sui generis. Nello Vian, biografo di Pio X, scrisse del tabacco da fiuto che il santo veneto Giuseppe Sarto teneva in una «scatola d’argento, ma senza pregio di lavorazione», e non seppe precisare «se fu questa che un giorno la veneranda nipote del papa Pina Parolin donò a un giovane prete trevisano, spogliandosi con ammirevole generosità dell’ultimo ricordo rimastole» (Avemaria per un vecchio prete. Intermezzi aneddotici lungo la vita di san Pio X, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2013, pagina 140). Del predecessore Leone XIII, pure appassionato di tabacco da fiuto, si conserva una tabacchiera con cartiglio presso il costituendo Museo dei papi, che Ivan Marsura è impegnato da anni a realizzare in quel di Padova con materiale originale appartenuto ai pontefici. A meno che Facci non si riferisse al Vin Mariani, una bevanda tonica ottenuta da foglie di coca importate dal Perú e lasciate macerare nel Bordeaux, messa a punto nel 1863 dal chimico Angelo Mariani (1838-1914), discendente da una famiglia di farmacisti francesi. Stando alle inserzioni pubblicitarie apparse sui giornali dell’epoca e agli archivi della casa produttrice, che tuttora lo distribuisce dalla Corsica, il Vin Mariani ricevette le medaglie d’oro e gli apprezzamenti di Leone XIII, Pio X e Benedetto XV, oltre che il plauso del presidente americano William McKinley e di Émile Zola, Sarah Bernhardt, Charles Gounod. Ma non è certo assimilabile alla polvere bianca spacciata dai narcos e inalata dai tossicomani. Fra l’altro, il Vin Mariani ebbe una replica tutta italiana con il liquore Coca Buton, anch’esso derivato dalle foglie dell’arbusto, ricche dell’alcaloide chiamato cocaina. Nato nel 1866, è ancor oggi distribuito dal Gruppo Montenegro, sia pure senza la benedizione di papa Francesco.
[23 luglio 2021]

Fazzo tuto mi
Luca Fazzo si occupa sul Giornale di Piercamillo Davigo, riuscendo a infilare nel servizio tre perchè e un poichè, tutti e quattro con l’accento grave anziché acuto, e vi aggiunge per soprammercato un aldifuori, di cui non v’è traccia nei dizionari. Urgono ripetizioni di ortografia.
[25 luglio 2021]

Giochi di mano
In un servizio su Tommaso Cerno, ex direttore dell’Espresso e oggi parlamentare del Pd, segnalato all’antiriciclaggio per bonifici sospetti arrivati sul suo conto corrente bancario, Simone Di Meo annota sulla Verità: «D’altronde, come dice il Vangelo? La mano destra ignori che cosa fa la sinistra». Per la verità, il Vangelo dice il contrario: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Matteo 6, 3). Sentenza che, fra l’altro, si attaglia decisamente meglio all’argomento.
[23 luglio 2021]

Anteprima o poi
Anteprima rievoca nella rubrica C’era una volta, alla voce «Venti anni fa»: «Nasce Angelica figlia di Benedetta Parodi e Giorgio Gori». Virgola mancante a parte, fare una figlia tra cognati è sempre un po’ inopportuno. (Angelica è figlia di Cristina Parodi, moglie di Gori, non della sorella Benedetta). Alla voce «Centodieci anni fa» riferisce che l’esploratore Hiram Bingham scoprì Machu Picchu, la città perduta degli Inca, «lunedì 24 luglio 1911». Peccato che poche righe più avanti precisi che Bingham giunse a Machu Picchu un mese prima, il 24 giugno 1911. Si dovrebbe anche aggiungere che, essendo l’archeologo statunitense «guidato da un proprietario terriero e accompagnato da un sergente della guardia civile peruviana», riesce difficile farla passare come una scoperta in assoluto. Al netto del fatto che a Machu Picchu vivevano «i Recharte e gli Álvarez, due famiglie contadine».
[23 luglio 2021]

Si è spento il sole e chi l’ha spento sei tu
Conclusione di un ispirato articolo del fondatore Eugenio Scalfari sulla Repubblica: «E il tempo, che cosa sarà infine del tempo? Il nostro mondo è destinato a vedere il tramonto del Sole, la stella che ha illuminato la varietà e l’unità del nostro Cielo. Sarà probabilmente questo l’avvenire che ci aspetta con sempre maggiore intensità». Probabilmente si considera eterno, se attende per l’avvenire un evento – lo spegnimento del Sole, appunto – che le proiezioni degli scienziati collocano tra 5 miliardi di anni.
[23 luglio 2021]

Vialli interista immaginario
Gianluca Vialli va in pellegrinaggio al santuario della Beata Vergine della Speranza di Grumello Cremonese dopo la vittoria dell’Italia agli Europei. Per l’occasione, il sito del Corriere della Sera parla del tumore al pancreas contro cui Vialli combatte da anni e afferma che questa drammatica esperienza «ha portato l’ex attaccante di Inter e Sampdoria a essere uno dei grandi motivatori del gruppo azzurro con il celebre discorso di Roosevelt prima della finale contro l’Inghilterra». Non ne dubitiamo. Tuttavia il calciatore non ha mai indossato la maglia dell’Inter, ma solo quelle di Cremonese, Sampdoria, Juventus e Chelsea. E della Nazionale, ovviamente.
[19 luglio 2021]

Non c’è due senza tre
Dall’editoriale di Marco Travaglio sulla prima pagina del Fatto Quotidiano: «Quelli che, su due quotidiani di centrodestra come Repubblica, Sole 24 Ore e Giornale, si inventano che la Ue fa “sponda al progetto Cartabia”». A noi i quotidiani sembrano tre, ma va tenuto conto che in prima superiore fummo rimandati a settembre in matematica.
[22 luglio 2021]

Salvini si vaccina presto, cioè mai
Intervista di Matteo Salvini al Giornale. Gli chiede Stefano Zurlo: «Quando si vaccinerà?». Risposta del leader leghista: «Presto, come detto più volte». Se lo ha detto più volte, ma non si è ancora vaccinato, significa che tanto presto non è.
[22 luglio 2021]

Mi Presta un po’ di Renzi?
Titolo dalla Stampa: «Finanziamento illecito / indagati Renzi e Presta / “I pm non mi fermano”». Mi è pronome personale di prima persona singolare. Qui però i soggetti sono due. Quindi chi pronuncia la frase tra virgolette? Renzi o Presta?
[14 luglio 2021]

Giovani e no
Titolo dalla prima pagina del Corriere della Sera: «Parla Brusaferro (Iss). “Immunizzare giovani e non”». Avendo la presente rubrica ripetutamente chiosato l’errore, stavolta lasciamo la parola al linguista Aldo Gabrielli: «La negativa no, così fortemente tonica, riassume in sé tutto un discorso (i grammatici la definiscono parola olofrastica, come il affermativo): “Vuoi venire o no?”; quel monosillabo no racchiude infatti l’intera frase sottintesa “non vuoi venire?”; tanto vero che noi possiamo anche dire distesamente “Vuoi venire o non vuoi venire?”. La negativa non, invece, non ha questo valore riassuntivo, ma è soltanto la premessa negativa di una frase che segue. Nessuno infatti alla domanda “Vuoi venire?” risponderebbe col semplice “Non”, che lascerebbe la frase in sospeso; ma o risponderebbe per esteso “Non voglio venire”, o userebbe la negazione “No” che riassume questa frase. Vittorini intitolò un suo libro Uomini e no, come dire “Uomini e non uomini”. Uomini e non sarebbe stato un titolo strafalcionato» (Il museo degli errori, Mondadori, 1977, pagina 120). Piccolo appunto al grande maestro Gabrielli, a 44 anni di distanza: strafalcionato, così come strafalcionare, non si rintracciano né nel Grande dizionario della lingua italiana (Utet) di Salvatore Battaglia, pubblicato in 21 volumi fra il 1961 e il 2002, né nello Zingarelli 2022 (Zanichelli).
[20 luglio 2021]

Guerra, fuochi, sangue, scontro, pace
Titoli da un’unica edizione del Giornale: «Guerra sul Green pass»; «Ennesima tegola su Arcuri»; «Il Pd tra due fuochi»; «Giustizia, scontro fra Draghi e il M5s»; «Festa finisce nel sangue»; «Londra riapre lo scontro con Bruxelles». Infine anche «Mps e la Fondazione fanno pace». La riedizione di Guerra e pace.
[22 luglio 2021]

Giugno non è luglio
Scrivendo sul Venerdì di Repubblica dell’apertura degli archivi vaticani su Pio XII, don Filippo Di Giacomo, facondo commentatore della Rai, segnala come imminente un importante convegno storico promosso a Roma dall’École Française e dal Deutsches Historisches Institut. Ma l’iniziativa si è tenuta dal 14 al 16 giugno ed è pertanto improbabile che «il 15 e 16 luglio» si riuniscano, «in presenza e da remoto, 70 studiosi di 15 Paesi», come precisa l’ex carmelitano (ora prete della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo). Il titolo della rubrica, Cronache celesti, spiega la svista, suggerendo cristianamente di chiudere un occhio.
[16 luglio 2021]

Non so se mi spiego
«Tutti i colori dell’Olimpiade. Pellegrini chiude il cerchio. “Baraonda, buio e verde speranza”», titola La Stampa a tutta pagina. Ok, ci crediamo. Ora però diteci che cos’è accaduto.
[22 luglio 2021]

Non siate sieri
Titolo dal Corriere della Sera: «Il sì di Fedriga al lasciapassare: chiudere di nuovo farebbe sembrare il siero inutile». È del tutto inappropriato l’uso del sostantivo siero in luogo di vaccino. Non si tratta di sinonimi, come si evince da qualunque vocabolario. La disinvolta consuetudine è stata censurata fin dal maggio scorso anche dall’Accademia della Crusca. Infatti il siero è un medicamento iniettabile, preparato utilizzando appunto il siero del sangue di animali. Invece il vaccino è un prodotto batterico o virale che, introdotto nell’organismo, conferisce uno stato d’immunità provocando un processo morboso attenuato.
[19 luglio 2021]

Mephisto sbanda sulla Fiat 600
Il dotto Mephisto Walz che dà il nome a una rubrica su Domenica, l’inserto culturale del Sole 24 Ore, persevera con i suoi ricordi nebulosi: «Nell’Italia degli anni 60, mentre nasceva la prima Seicento, fu dibattuta in Parlamento l’opportunità di far entrare le donne in Magistratura». La Fiat 600, progettata da Dante Giacosa, uscì negli Anni Cinquanta. Per l’esattezza, venne ufficialmente esposta al pubblico il 10 marzo 1955, al Salone di Ginevra. Il giorno prima era stata presentata alla stampa. Nel 1960 era già in vendita la quarta serie (600 D).
[18 luglio 2021]

Ne è un esempio Recalcati
In un commento intitolato «La gramigna dell’insulto», uscito sulla Repubblica e avente per oggetto il ddl Zan, lo psicoanalista Massimo Recalcati riesce a infilare le seguenti variazioni sul tema: «Ne è, ai miei occhi, un esempio clamoroso». «Ne sono un esempio sintomatico estremo». «Ne è un esempio l’articolo 7». «Ne è un esempio tragico l’insulto». Ecco un editorialista da cui non prendere esempio.
[17 luglio 2021]

A Domani ignorano l’ieri
«Capaci, 19 luglio 1992, un carabiniere si allontana dalla scena dell’attentato a Paolo Borsellino con una borsa appartenuta al giudice. Più tardi, si giustificherà dicendo di aver ritenuto l’oggetto di scarsa o nulla rilevanza investigativa». Così si legge sulla pagina Facebook di Domani. Il quotidiano ignora quanto accadde ieri. A Capaci, il 23 maggio 1992, la mafia trucidò il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il giudice Paolo Borsellino restò vittima quasi due mesi dopo, a Palermo, di un secondo attentato dinamitardo organizzato da Cosa nostra, nel quale persero la vita anche cinque agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
[15 luglio 2021]

Il bacio di Giannelli
In una deliziosa vignetta sulla prima pagina del Corriere della Sera, Emilio Giannelli immagina che nella visita di Giuseppe Conte a Mario Draghi il primo si getti sulla poltrona che è stato costretto ad abbandonare e le schiocchi un bacio. Ma Giannelli sbaglia la grafia scrivendo «smak». Non c’era bisogno di telefonare a Beppe Severgnini: bastava consultare lo Zingarelli (o anche Topolino) per scoprire che si scrive «smack», dal verbo inglese to smack, interiezione onomatopeica che «riproduce il rumore che si fa baciando qualcuno o qualcosa impetuosamente, con slancio e in modo sonoro».
[19 luglio 2021]

Heil Bronner!
Dal sito della Repubblica: «Monte Bianco. Cordata record, 200 alpinisti, per celebrare i due secoli delle guide di Chamonix. Gli alpinisti hanno unito idelamente l’Aiguille du Midi e la Punta Heilbronner». Tralasciando il refuso nell’avverbio, si chiama Punta Helbronner. Devono essersi confusi con l’«Heil Hitler!». Urge corsivo antifascista di Paolo Berizzi nella rubrica Pietre.
[12 luglio 2021]

Risiedendo
Filippo Facci in prima pagina su Libero: «Berrettini passava il tempo libero con la fidanzata croata, australiana di adozione, con la quale trascorreva la pandemia in Florida, pur residendo a Montecarlo». Il gerundio dei resilienti.
[15 luglio 2021]

Stanlio e Bergolio
Introducendo sulla Verità un’anticipazione del libro Il prossimo Papa di George Weigel, il collega Lorenzo Bertocchi cita l’elezione «dell’allora cardinale Bergolio». Mancano aglio e peperoncino.
[16 luglio 2021]

Singolare plurale
«Pornografia e minori: i danni sulla vita reale», è il titolo di un’approfondita indagine di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera. «Mettendo insieme decine di studi scientifici internazionali, si registrano dati preoccupanti», scrivono le due giornaliste. «Ci ha aiutato a leggerli la criminologa e ricercatrice presso la Middlesex University di Londra Elena Martellozzo e la Polizia Postale». I soggetti sono due, per di più operanti in ambiti diversi, quindi era richiesta la terza persona plurale: «Ci hanno».
[19 luglio 2021]

Entrata (e uscita) in vigore del tunnel
«Tunnel di base della Tav, via libera ad appalti per 3 miliardi. L’entrata in vigore slitta al 2032», titola il sito della Stampa. Ma la burocratica espressione entrare in vigore significa «diventare obbligatorio cominciando ad avere efficacia, detto specialmente di atto normativo» ovvero «acquisto dell’obbligatorietà da parte di un atto normativo» (Zingarelli 2022). La controversa galleria fra Italia e Francia è diventata un foglio di carta oppure sarà obbligatorio percorrerla dal 2032?
[7 luglio 2021]

Voglia di congiuntivo
Mario Lavia su Linkiesta: «Dall’altra parte, è molto probabile che l’ex presidente del Consiglio di fare un proprio partito personale non ha mai avuto molta voglia». Si spera che la prossima volta Lavia abbia voglia del congiuntivo.
[25 giugno 2021]

Mi spezzo ma non mi spiego
La Gazzetta di Mantova riferisce «di una donna a terra lungo la pista ciclabile» rinvenuta nei pressi del cimitero di Felonica: «Si lamentava, mezza seduta e mezza sdraiata, con le labbra sanguinanti». Che fosse anche tagliata in due?
[10 luglio 2021]

Codice di scrittura
Armando Spataro, ex procuratore della Repubblica a Torino, scrive un articolo per La Stampa in cui sciorina tre purchè e un , tutti con gli accenti gravi anziché acuti. Essendo laureato, dovrebbe ripassarsi anche i codici dell’ortografia.
[12 luglio 2021]

Tu chiamale se vuoi spiegazioni
In occasione dell’uscita del nuovo libro di Matteo Renzi, Controcorrente, Gaia Zini analizza su Domani l’incessante peregrinare dell’ex premier da una casa editrice all’altra (Rizzoli, Mondadori, Feltrinelli, Marsilio): «Adesso Piemme. Perché gli editori si lasciano scappare un autore che vende? L’unica spiegazione è che pretenda anticipi troppo alti: nei contratti editoriali una parte è garantita all’autore, che un certo numero di copie, e poi una remunerazione in percentuale sulle copie comprese». Chiamala spiegazione.
[14 luglio 2021]

Ottimizzare al meglio
Emilio Gioventù scrive su Italia Oggi: «“Al fine di ottimizzare al meglio la terapia medica e riabilitativa, il Santo Padre rimarrà ricoverato ancora qualche giorno”, ha comunicato il portavoce vaticano Matteo Bruni». È noto che in Urss talvolta riuscivano a ottimizzarla al peggio.
[13 luglio 2021]

Sessantottino storico
Dalla Repubblica: «“Sono renitente, insieme ad altri 2 milioni e mezzo di italiani”: Flaviano Schenone, 67 anni, ex insegnante in pensione, storico ed ex Sessantottino spiega perché finora non si è vaccinato». Maiuscola reverenziale a parte, deve trattarsi di una vocazione molto precoce: nel 1968 aveva 14 anni.
[5 luglio 2021]

Storace infetta il Covid
Francesco Storace sulla prima pagina del Tempo: «A novembre se ne andrà la pandemia. E pure il professor Massimo Galli, per il quale suonerà l’ora della pensione. Me lo sono trovato di fronte ieri ad Agorà, su RaiTre, con uno sguardo così livoroso che sembrava volesse infettarmi il Covid». Il verbo infettare è transitivo. Usato in questo modo, dà l’impressione che il virologo Galli sia così cattivo da riuscire nell’incongrua impresa di rendere infetta una malattia respiratoria contagiosa di tipo pandemico. Storace avrebbe dovuto scrivere «attaccarmi il Covid»: il verbo attaccare, in senso figurato, significa proprio «trasmettere, specialmente per contagio»
[22 giugno 2021]

Il gioco delle copie
Concludendo su Libero la recensione del saggio Dove eravamo rimasti? (Baldini+Castoldi), che Alberto e Giancarlo Mazzuca hanno dedicato a Indro Montanelli, il suo successore Vittorio Feltri annota: «Si dà il caso fortunato, che un anno dopo il mio ingresso in via Negri a Milano, le vendite del suddetto Giornale raddoppiarono, da 120 copie a 250 mila». Si tratterebbe di un aumento record: +208233 per cento. Bastava posporre la parola copie per evitare l’equivoco e riportare il dato alle sue dimensioni reali, che peraltro restano ragguardevoli: da 120.000 a 250.000 copie è pur sempre un +108 per cento.
[15 luglio 2021]

Mari e Monti. E Draghi
Nel fare le pulci a un articolo, Stefano Lorenzetto infila la seguente macroscopica perla: «Mario Ajello parla sul Messaggero dei trascorsi del nuovo amministratore delegato della Rai designato dal premier Mario Monti». Né AnteprimaItalia Oggi, che pubblicano questa rubrica, se ne accorgono. L’infallibile lettore Pierluigi De Biasi sì. E così pure Dagospia, che la riprende correggendo il cognome del presidente del Consiglio da Monti in Draghi.
[13 luglio 2021]

Semel premier, semper premier
Lorenzetto è in ottima compagnia, comunque. Titolo dalla Repubblica: «Conte e Grillo doppio dietrofront / si tratta l’intesa. Il garante contestato vede Di Maio e Fico e riapre la trattativa. Il premier, senza truppe per la scissione, accetta che i 7 saggi lavorino sul suo statuto». Nel quotidiano fondato da Eugenio Scalfari hanno trasformato in legge il proverbio medievale «Semel abbas, semper abbas»: Conte resta premier anche se dallo scorso 13 febbraio non lo è più.
[4 luglio 2021]

Tsunami gender
In un’inchiesta, peraltro molto documentata, sul pauroso deficit dell’Inpgi (Istituto nazionale previdenza giornalisti italiani), Marco Franchi scrive sul Fatto Quotidiano: «Ora sull’istituto è in arrivo una nuova tsunami». Il gender dilaga.
[5 luglio 2021]

Esperti in media
«Per soffiare alla politica la tv pubblica, Draghi pensa a Giorgio Stock (ex Warern Media) come prossimo ad», scrive La Verità in un titolo. Deve trattarsi di una nuova compagnia: noi eravamo fermi alla Warner Media.
[6 luglio 2021]

Si dispensa alle visite (in farmacia)
Tutti i giorni, nella rubrica delle farmacie di turno, si può leggere sulla Gazzetta di Mantova che «per la dispensazione di medicinali durante le ore notturne a battenti chiusi sono dovuti Euro 7,50». Dato che lo Zingarelli fa risalire dispensazione al 1288 e vi appone la croce che segnala gli arcaismi (vocaboli scomparsi), il quotidiano lombardo si conferma il più antico d’Italia.
[27 giugno 2021]

Ministro alla parmigiana
Titolo dal sito della Gazzetta di Parma: «Giornata parmigiana per il ministro per la Disabilità. Erika Stefani in visita a Parma». Certo sarebbe stato più difficile che una giornata parmigiana si svolgesse a Bologna.
[12 luglio 2021]

Mephisto Waltz, in arte Sbirulino
Incipit della rubrica Mephisto Waltz, compilata su Domenica, supplemento culturale del Sole 24 Ore, da un commentatore che si cela dietro questo nom de plume: «Nell’improvvisa rovente calura – si va a nanna d’inverno e il mattino dopo ci si trova in piena estate, addio mezze stagioni d’antan, che barba, che noia, direbbe Franca Valeri – Mephisto si tormenta in preda a una ossessione del dubbio quasi patologica». Ma che cosa guardava in tv, da giovane, il coltissimo Mephisto Waltz? «Che barba, che noia» era il refrain di Sandra Mondaini negli sketch con il marito Raimondo Vianello, non di Franca Valeri. Subito dopo, l’ignoto estensore fa sfoggio della sua erudizione con una citazione dal De caelo di Aristotele e aggiunge: «Ma già tre secoli prima Ovidio (45 a.C. - 18 d.C.) sentenziava...». Peccato che Ovidio sia vissuto tre secoli dopo Aristotele, essendo quest’ultimo nato nel 384 avanti Cristo e morto nel 322.
[11 luglio 2021]

Sintassi veritiera
Intervistando sulla Verità il presidente uscente della Rai, Marcello Foa, il giornalista Giorgio Gandola gli fa pronunciare la seguente frase: «Pensare di cambiare un’azienda con 13.000 dipendenti e circa 2,7 miliardi di ricavi in tre anni è un’illusione». In un triennio i ricavi della Rai ammontano a 2,7 miliardi? Oppure è un’illusione cambiare in tre anni un’azienda? Considerato che il mandato di Foa cominciò nel 2018, dovrebbe essere valida la seconda ipotesi. Ma allora bisognava rispettare la sintassi nel riferire il pensiero dell’intervistato (che peraltro sa esprimersi in un italiano eccellente): «È un’illusione pensare di cambiare in tre anni un’azienda con 13.000 dipendenti e circa 2,7 miliardi di ricavi».
[11 luglio 2021]

Lesbiche già a 1 anno
Didascalia apparsa sul Corriere della Sera: «Li Ying, 28 anni, stella della nazionale femminile di calcio e la sua fidanzata Chen Leilei, influencer professionista. Le due ragazze stanno insieme a 1 anno». Precocissime.
[29 giugno 2021]

Diversità di accenti
Renitente alla distinzione fra accenti acuti e accenti gravi, il plurirecidivo Fatto Quotidiano titola così un’intervista del direttore Marco Travaglio al magistrato Nicola Gratteri: «Macchè processi più brevi: è un’amnistia che li getta al macero». Inutile precisare che si scrive macché. Fa di peggio Il Tempo, che in prima pagina titola in questo modo un pezzo di Francesco Storace: «Cosi ripartiamo. Grazie azzurri». Così va il mondo, e il giornalismo con esso.
[12 luglio 2021]

Giuseppi è giallo
Dal titolo di apertura sulla prima pagina del Giornale: «Dossier interni su Giuseppi, è giallo». Ittero?
[30 giugno 2021]

Messaggero della sintassi
Mario Ajello parla sul Messaggero dei trascorsi del nuovo amministratore delegato della Rai designato dal premier Mario Monti: «A poche ore dalla prima della Bohème a Caracalla, la Cgil e la Cisal inducono uno sciopero». C’è l’induzione alla prostituzione e quella all’astensione dal lavoro? Più avanti cita «il prossimo Cda già indebolito prima che nasca dallo strapotere del premier e dei suoi emissari». Quindi lo strapotere del premier e dei suoi emissari avrebbe portato alla nascita del nuovo Cda? No? Allora il periodo andava formulato così: «Il prossimo Cda indebolito dallo strapotere del premier e dei suoi emissari già prima che nasca». Infine Ajello scrive: «C’è da disboscare testate, direzioni, doppioni, pletore di strutture inutili e costose». Vabbè che esiste la costruzione a senso, ma con quattro soggetti era preferibile il verbo al plurale, ci sono, come insegna Giovanni Verga ne I Malavoglia: «Correndo dietro a tutti gli uomini che c’erano da maritare nel paese».
[11 luglio 2021]

Più grave che acuto
Titolo da Italia Oggi: «Conte riserva a tutto il potere». Errore. Il pronome personale ha l’accento acuto, non grave.
[30 giugno 2021]

La pugnetta di Calha
«Maglietta beige e pugnetta al dottore: l’arrivo di Calha alle visite mediche», annuncia il sito della Gazzetta dello Sport. «Honni soit qui mal y pense»: Hakan Calhanoglu, centrocampista dell’Inter e della nazionale turca, si è limitato a salutare il medico nerazzurro con l’igienico (forse), ma molto stupido, pugno contro pugno, che in tempi di pandemia sostituisce la stretta di mano.
[22 giugno 2021]

Il nuovo che avanza
Titoli da un’unica pagina di Avvenire: «Il “nuovo Conte” non piace a Letta». «Dal Daesh nuove minacce». «“Nuovi diritti” che dividono il Paese?». Altre novità?
[11 luglio 2021]

Un caldo gennaio
Titolo dalla Verità: «Nell’incidente morti due fidanzati. Incidente sul lago di Garda, arrestato il pilota tedesco del motoscafo». Abbiamo capito: si è trattato di un incidente. Testo: «È stato arrestato il 52enne che era alla guida del motoscafo che sabato 19 gennaio ha travolto sul Garda la barca con a bordo Umberto Garzarella e Greta Nedrotti». A dire il vero era il 19 giugno, almeno secondo il calendario gregoriano.
[6 luglio 2021]

Iniziative cimiteriali
Titolo dall’Osservatore Romano: «L’arcivescovo Gallagher chiude nel Campo Santo Teutonico l’iniziativa Iter Europaeum». Ci ha messo una pietra sopra?
[28 giugno 2021]

Lancio di bottiglie
Dal sito della Stampa: «La cantina altoatesina Hofstätter lancia il suo primo spumante dealcolato. E il patron Foradori dice: “L’anno prossimo conquisteremo il mercato arabo”. Anche il viticoltore veneto Bottega ha fatto la stessa scelta di produzione, con due tipi: “Presto li lanceremo nelle autostrade italiane”». Basta sassi dai cavalcavia: solo bottiglie. Prosit!
[25 giugno 2021]

Nodi e chilometri
Nel milionesimo articolo dedicato all’aereo di linea dell’Itavia inabissatosi nelle acque di Ustica il 27 giugno 1980, Davide Bartoccini sul sito del Giornale spiega che il velivolo «seguiva la sua rotta a una velocità di circa 323 nodi orari (800 chilometri all’ora)». Parlare di «nodi orari» è una tautologia. Infatti, i nodi sono un’unità di misura della velocità, pari a un miglio marino internazionale all’ora, ossia a 1.852 metri orari. Inoltre, specificare che l’aereo viaggiava a «800 chilometri all’ora» è un errore. Bastava un banale calcolo per stabilire che 323 nodi corrispondono a una velocità di 598 chilometri orari, non 800.
[27 giugno 2021]

Mephisto, oh yes!
Su Domenica, il supplemento culturale del Sole 24 Ore, nella rubrica Mephisto Waltz, che prende il nome dall’anonimo estensore (dietro al quale si celerebbe l’erudita penna di Armando Torno), leggiamo che «alle Isole Marshall – che già subirono l’infamia delle esplosioni atomiche post-belliche (Bikini Athol, poligono nucleare USA dal 1946 al 1958) – enormi pescherecci sostano in attesa che piccoli elicotteri di bordo scoprano branchi di tonni». Spiace dover correggere chi si nasconde dietro lo pseudonimo, ma athol non figura nell’Oxford Dictionary of English e neppure nel Ragazzini 2021 (Zanichelli). Né potrebbe essere diversamente, dal momento che atollo in inglese si scrive atoll, con due l e senza la h.
[4 luglio 2021]

Siamo nel 2008 un anno dopo
Intervistando Vittorio Feltri sul Fatto Quotidiano, a un certo punto Antonello Caporale rievoca il caso Boffo con queste parole: «Siamo nel 2008, tu dirigi Il Giornale», e reitera così un errore già commesso dal suo collega Gianluca Roselli nel maggio scorso. Feltri nel 2008 dirigeva Libero. Tornò a guidare il quotidiano della famiglia Berlusconi nel 2009, dal numero del 22 agosto. La campagna di stampa contro Dino Boffo, direttore di Avvenire, cominciò il 28 agosto.
[3 luglio 2021]

Provincia di Cirinnà
«La prima a dichiararsi interdetta è stata Monica Cirinnà del Pd, la senatrice che diede i natali alla legge sulle unioni civili», riferisce Alessandra Arachi del Corriere della Sera in un servizio sul ddl Zan. Restiamo un po’ interdetti anche noi. La locuzione «dare i natali a qualcuno» significa esserne il luogo di nascita: «Pisa diede i natali a Galileo Galilei», esemplifica lo Zingarelli 2022. Cirinnà è un toponimo?
[3 luglio 2021]

Scienza pura
Dal sito della Repubblica: «Con un pezzo di Luna e di Marte nella stessa mano, la scenziata ha dovuto chiarire più di un dubbio». Speriamo che sappia scrivere con l’altra mano.
[21 giugno 2021]

Siamo sieri
La Verità insiste nell’usare sinonimi errati riferendosi alla profilassi contro la pandemia. «Un altro anno perso. Alla scuola non basta la toppa dei sieri e delle lezioni online», è il titolo dell’editoriale di Maurizio Belpietro. Ma i vaccini, di cui parla il direttore, nulla hanno a che vedere con i sieri, tant’è che Il grande dizionario dei sinonimi e dei contrari (Zanichelli) alla voce siero registra solo due alternative, antidoto e antiofidico. Lo stesso errore appare in un titolo del Tempo: «Basta con la criminalizzazione di chi non si fa il siero».
[8 luglio 2021]

Il metodo manuale del membro
«Francia, niente sesso: Deschamps impone l’astinenza», annuncia il sito della Gazzetta dello Sport. Alessandro Grandesso scrive: «Ai Bleus non resta che il “metodo manuale”, spiega un membro della delegazione al quotidiano Le Parisien». Ha parlato uno con cognizione di causa.
[28 giugno 2021]

Fronte bassa
Titolo sulla prima pagina dell’Osservatore Romano: «Pietro di fronte Paolo». Ignoriamo quale dizionario sia in uso nella Città del Vaticano, tuttavia, trattandosi dell’edizione italiana, facciamo sommessamente presente che la locuzione prepositiva di fronte richiede la a. L’errore origina dall’articolo di don Luigi Maria Epicoco, il quale di Pietro e Paolo scrive che «bisogna imparare a considerarli l’uno di fronte l’altro». È pur vero che qualche occorrenza, soprattutto recente, dell’espressione di fronte qualcuno o qualcosa si rintraccia e che davanti o dietro, sopra o sotto ammettono la doppia reggenza (Davanti san Guido), ma resta il fatto che la forma corretta è «Pietro di fronte a Paolo». Immaginiamo che fosse troppo temerario, per direttore e titolista, correggere un sacerdote che – fatto mai accaduto in precedenza – è stato proclamato editorialista dell’Osservatore Romano con tanto di nomina pontificia pubblicata sullo stesso giornale nella rubrica Nostre informazioni, riservata a decisioni e udienze papali, e sul Bollettino della Sala stampa della Santa Sede.
[28 giugno 2021]

Assente giustificato
Dalla Gazzetta di Mantova: «Il sanguinoso episodio potrebbe avere avuto dei testimoni. Non si è accorto di nulla il rivenditore di panini che ha il furgone parcheggiato in zona: a quell’ora aveva chiuso». La famosa logica stringente.
[3 luglio 2021]

Pianosa, Vietnam
«Si chiama M5S, ma si potrebbe anche chiamare Comma 22. Ricordiamo tutti il celebre paradosso del romanzo di Joseph Heller sulla guerra del Vietnam». Questo l’incipit dell’editoriale di Antonio Polito sulla prima pagina del Corriere della Sera. Ci sfugge il senso del riferimento. È vero che ai tempi della guerra nel Vietnam molti dei pacifisti protestavano davanti alla Casa Bianca esibendo una spilla con sopra scritto «Yossarian vive» (John Yossarian è il protagonista del romanzo). Ma Comma 22 racconta le disavventure di un gruppo di aviatori statunitensi di stanza con i loro bombardieri sull’isola di Pianosa durante la Seconda guerra mondiale.
[3 luglio 2021]

Palazzo con il fondo
Didascalia dalla Stampa: «L’immobile londinese al n. 60 di Sloane Avenue che possedeva il fondo di cui il Vaticano comprò importanti quote: è il simbolo dello scandalo». Eravamo convinti che fossero i fondi a detenere i palazzi, non viceversa.
[4 luglio 2021]

Ghiaccio bollente
Notizia dell’Ansa: «Due bambini sono morti nel pomeriggio e altri due sono rimasti feriti travolti da alcune lastre di ghiaccio a Sant’Anna d’Alfaedo, nel veronese». Ghiaccio in luglio? Infatti erano lastre di pietra che coprivano un’antica ghiacciaia. Nota aggiuntiva: gli aggettivi sostantivati indicanti zone geografiche richiedono la maiuscola, quindi bisognava scrivere «nel Veronese».
[3 luglio 2021]

Padri immaginari
«Ai padri che perdono i figli resta solo un abbraccio», titola Libero in prima pagina. La foto sottostante mostra due uomini affranti, avvinghiati l’uno all’altro, e lascia intendere che siano i genitori dei due bambini schiacciati dal tetto della ghiacciaia in provincia di Verona. Non è così: la persona ripresa di spalle è il proprietario del terreno dov’è accaduta la tragedia. I padri delle piccole vittime si saranno sicuramente scambiati un abbraccio, ma quell’immagine tanto suggestiva non lo documenta.
[5 luglio 2021]

Carabinieri della polizia
Due carabinieri hanno interrotto i lavori del Consiglio comunale di Imperia, facendo infuriare il sindaco Claudio Scajola, già ministro dell’Interno. Alcuni dei presenti, infatti, non indossavano la mascherina. «Ma a quel punto», riporta Il Fatto Quotidiano, «il sindaco Scajola ha iniziato a inveire contro un agente». Duole correggere una redazione esperta in manette, ma la qualifica di agente spetta ai poliziotti. I carabinieri sono militari.
[4 luglio 2021]

Vite da guarire
Titolo di apertura sulla prima pagina dell’Osservatore Romano: «Solo l’amore guarisce la vita». È diventata una malattia, adesso?
[28 giugno 2021]

Vene e polsi
Nel suo editoriale pubblicato d’apertura sulla prima pagina del Corriere della Sera, anche Maurizio Ferrara, come molti altri prima di lui infilzati in questa rubrica, distorce le parole di Dante Alighieri, scrivendo: «La lettura fa tremare le vene ai polsi». In realtà nella Divina Commedia è scritto: «Vedi la bestia per cu’ io mi volsi; / aiutami da lei, famoso saggio, / ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi». (Inferno, Canto primo, 88-90). Il fondo in questione s’intitolava «Gli esami che vanno superati». Concordiamo.
[24 giugno 2021]

A Rota di collo
In un confuso articolo sull’Eco di Bergamo, Daniele Rota, religioso giuseppino del Murialdo, bacchetta discutibilmente Tertulliano, san Girolamo e Dante – nessun altro? – perché secondo lui avrebbero lasciato in ombra san Giuseppe, lo sposo di Maria. E fin qui si potrebbe chiudere un occhio. Ma sparpaglia errori e inesattezze. A cominciare dal latino Quod voluit dixit, quod noluit tacquit (invece di tacuit). Nella foga di difendere il santo, don Rota spiega poi che nell’arte medievale Giuseppe «viene rappresentato vecchissimo, in angolo, spesso dormiente come a dire che lui proprio non c’entra in quanto sta avvenendo». No, reverendo, lo sposo di Maria è raffigurato così (anche nelle icone orientali) semplicemente perché i primi due capitoli del Vangelo di Matteo lo presentano come destinatario di ben quattro avvertimenti ricevuti in sogno da Dio. In chiusura il religioso sostiene che «tra i 299 successori di Pietro, nessuno ha mai scelto come suo nome da pontefice, quello di Giuseppe». A parte la seconda virgola di troppo, stando alla Serie dei sommi pontefici romani, che apre l’Annuario pontificio, i successori di Pietro sono forse 300, ma includendo i 37 ritenuti non legittimi o incerti, cioè gli antipapi. La questione è storicamente e canonicamente spinosa, tant’è vero che da oltre un settantennio l’Annuario ha rinunciato a numerare i papi, come avveniva in precedenza e come invece si ostinano a fare molti giornalisti.
[19 maggio 2021]

Titolisti senza chance
Sommario dalla Repubblica: «L’ex premier dà ancora un chance all’accordo». Il gender dilaga.
[26 giugno 2021]

Almeno un figlio
Un trentatreenne originario dello Sri Lanka cade dal monopattino a Monza e finisce in coma. Mentre giace sull’asfalto, uno sciacallo gli ruba il mezzo elettrico. Federico Berni sul Corriere della Sera descrive così il ferito: «Lavoratore in regola e padre di almeno un figlio». Si facciano avanti gli eventuali eredi naturali.
[15 giugno 2021]

Contentori
Titolo dalla Gazzetta di Mantova: «Nuovi contentori della carta. Saranno in “carton-plast”». I cittadini già se li contentono.
[2 luglio 2021]

Verdetti e condanne
«Ventidue anni a Chauvin, l’agente che uccise Floyd. Biden: verdetto appropriato», titola il Corriere della Sera. È altamente improbabile che il presidente americano possa aver pronunciato la frase che gli viene attribuita. Negli Stati Uniti la decisione sulla colpevolezza in caso di omicidio è espressa da una giuria, normalmente composta da 12 cittadini iscritti nelle liste elettorali. Come si vede nei film, la giuria decide se l’imputato sia colpevole o innocente. Questo atto è il verdetto propriamente detto. Nel caso in questione, è stato pronunciato il 20 aprile, per cui Joe Biden, con il suo commento, sarebbe come minimo in ritardo di due mesi, il che appare surreale. Nel testo sottostante, peraltro, si legge che Derek Chauvin è stato «condannato il 20 aprile scorso». Sbagliato: quel giorno è stato solo dichiarato colpevole del reato contestato. Infatti, per tornare al corso della giustizia negli Usa, il giudice, licenziata la giuria, tiene un’ulteriore udienza e decide quale pena infliggere al colpevole, ed è ciò che ha fatto venerdì scorso Peter Cahill, pronunciando la sentenza e facendo, ora sì, di Chauvin un condannato. Poiché il presidente americano ha una laurea in legge e ha esercitato per un certo periodo la professione forense, è piuttosto difficile che abbia scambiato sentenza e verdetto, errore nel quale invece cadono abitualmente i giornalisti italiani.
[26 giugno 2021]

Il guano della chiesa
Notizia dal sito della Stampa: «A 12 anni dal terremoto tornano a respirare le statue ricoperte dal guano della chiesa dell’Annunziata di San Demtrio ne’ Vestini, borgo in provincia dell’Aquila». Santo refuso a parte, la chiesa che sparge guano ancora ci mancava.
[26 giugno 2021]

In italiano, più o meno
Titolo a tutta pagina su Libero: «La Delta contagia più ma uccide meno». Le due locuzioni avverbiali di quantità corrette sono di più e di meno, quindi entrambe con la preposizione. Altrimenti lo slogan della Rai sarebbe «Di tutto, più». E il movimento femminista (o transfemminista) diventerebbe «Non una meno».
[27 giugno 2021]

È cardinale ma non vaticano
«Sulla consegna “informale”, a mano, della nota verbale all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani il 17 giugno, in occasione di un evento organizzato a Palazzo Borromeo, c’è la conferma del portavoce della Santa Sede Matteo Bruni. Per ora nessun altro commento dal Vaticano. Il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, rispondendo a una domanda nel corso della conferenza stampa di presentazione della Giornata dei nonni, ha detto che “certamente c’è preoccupazione della Santa Sede e di ciascuno di noi”». Da quanto scrive Marco Iasevoli sul sito di Avvenire, il quotidiano d’ispirazione cattolica diretto da Marco Tarquinio sembra ignorare che un cardinale di curia fa parte del Vaticano. Il principale commento è, gerarchicamente parlando, quello di Farrell, non quello di Bruni. Solo che il giornale della Conferenza episcopale italiana non lo sa. E dire che Farrell è pure camerlengo di Santa Romana Chiesa. In seno alla quale commentano: «Annamo bene...».
[22 giugno 2021]

E non no
«Le parole contano, ma anche le desinenze non scherzano», fa presente un titolo del Fatto Quotidiano. Peccato che tanto zelo linguistico vada a infrangersi contro il sommario: «La crociata della Murgia per rendere neutri i termini maschili e non». L’avverbio negativo olofrastico (detto così perché, da solo, costituisce un’intera frase) in italiano è soltanto no. Quindi bisognava scrivere «termini maschili e no».
[8 giugno 2021]

Sentenze definitive o quasi
Dalla Verità: «Il Tribunale dell’Aja ha confermato in appello la condanna all’ergastolo per Ratko Mladic, il boia di Srebrenica. La sentenza è definitiva, senza ulteriori possibilità di ricorsi». Ci sono anche sentenze definitive appellabili?
[9 giugno 2021]

Velocità della luce
«Oggi all’Angelus Francesco ha fatto un invito ad aiutarlo con la preghiera», scrive Luigi Accattoli. Deve averlo fatto in piena notte, perché l’abbiamo letto sul Corriere della Sera alle 5 del mattino.
[28 giugno 2021]

Confini islandesi
«Non c’è niente di meglio, in queste caldissime serate estive, delle gelide e misteriose serie ambientate in qualche sperduto villaggio islandese ai confini con la Svezia», titola Dagospia, presentando la rubrica Il divano dei Giusti. Come possa un’isola confinare con qualsiasi altro Paese è un mistero che neanche il vichingo Naddoddr, considerato lo scopritore dell’Islanda, avrebbe potuto chiarire. (E comunque lo Stato scandinavo più vicino è la Norvegia, non la Svezia, separata dall’Islanda da un tratto di mare largo quasi 1.000 chilometri).
[24 giugno 2021]

Faccia da cane
«Angelo Piovano era l’uomo con più tatuaggi in Italia», scrive il Corriere della Sera, dando notizia del decesso di questo ex operaio torinese di 85 anni e precisando che sul braccio destro recava «il volto della sua cagnetta Florinda». Ma volto significa viso, sostantivo che per lo Zingarelli 2022 designa unicamente la parte anteriore della testa umana. La parte anteriore della testa degli animali si chiama muso.
[6 giugno 2021]

Coglioni pensanti
Titolo dal sito della Repubblica: «Cervello maschile e testicoli, sorprendentemente simili». Parlando con alcuni colleghi, il sospetto ci aveva sfiorato.
[9 giugno 2021]

In memoria di Odifreddi
Commentando la nota verbale che l’arcivescovo Paul Richard Gallagher ha consegnato all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede per segnalare un possibile conflitto tra disegno di legge Zan e Patti lateranensi, Piergiorgio Odifreddi osserva sulla Stampa: «Non bisogna dunque prendersela con il Vaticano che rivendica l’attuazione di quei patti, ma con coloro che dapprima li hanno voluti, da Mussolini a Togliatti, e in seguito li hanno mantenuti. Cioè, con tutti i nostri leader politici, nessuno dei quali ha mai chiesto una revisione costituzionale o una denuncia unilaterale di quell’anacronismo». Affermazione priva di fondamento. A prescindere dall’Accordo di Villa Madama firmato dal premier Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli nel 1984, che però non riguardava la Costituzione, l’abolizione unilaterale dell’articolo 7 della Carta è stata invocata più volte da moltissimi esponenti politici di vari schieramenti. Alcuni esempi? «Abolire il Concordato» (Raffaello Morelli, Pli, 5 ottobre 1987). «Abolire il Concordato» (Achille Occhetto, Pci, 21 marzo 1989). «Comitato nazionale per l’abolizione del Concordato» (Marco Ferrando, Rifondazione comunista, 30 dicembre 1998). «Abolire il Concordato» (Alfonso Pecoraro Scanio, Verdi, 29 giugno 2000). «Aboliamo il Concordato: chi l’ha reso obsoleto è la Chiesa» (Emma Bonino, Rosa nel pugno, 5 dicembre 2005). «Noi vogliamo abolire il Concordato in difesa dei credenti, perché rappresenta un muro di Berlino fra Chiesa e cattolici» (Emma Bonino, Rosa nel pugno, 10 febbraio 2006). «Noi lo diciamo da decenni e ora lo ribadiamo: aboliamo il Concordato!» (Riccardo Magi, deputato di +Europa-Radicali, 22 giugno 2021).
[24 giugno 2021]

Com’è cresciuto
Dalla Prima pagina di Anteprima: «È stato ritrovato il bambino di due mesi scomparso lunedì notte nei boschi del Mugello. Era in una scarpata, a tre chilometri di distanza da casa. Sta bene, ha solo qualche graffio». Soprattutto in poche ore è molto cresciuto: fra tre mesi compirà 2 anni.
[24 giugno 2021]

Ebrahim Draghi
Didascalia sotto una foto che sul Corriere della Sera ritrae Mario Draghi accanto alla cancelliera tedesca Angela Merkel: «Ebrahim Raisi, 60 anni, nuovo presidente iraniano, alla conferenza stampa». Non s’era detto di candidarlo al Quirinale nel 2022?
[22 giugno 2021]

Acciacchi verbali
«Friedrich Dürrenmatt, uno dei maggiori scrittori e drammaturghi svizzeri, venne spiato per quasi mezzo secolo, praticamente quasi fino alla morte, avvenuta nel 1990, dai servizi segreti elvetici, durante gli anni della guerra fredda», racconta Franco Zantonelli sulla Repubblica. E precisa che il suo dossier custodito dai servizi segreti «conteneva 17 fiches, in cui venivano annotati, pure, i suoi ricorrenti acciacchi di salute». Ci sono anche acciacchi che non riguardano la salute?
[8 giugno 2021]

C’è due senza tre
Didascalia dal Fatto Quotidiano: «Conte, Manfredi e Di Maio a Napoli per le Comunali». Nella foto Ansa si vedono i primi due che si salutano con il pugno contro pugno. E Di Maio? Non c’è. A meno che non sia rappresentato da quella statua di un vecchio barbuto e nudo, con le pudenda coperte da un drappeggio, che si trova nel giardino dell’hotel Piazza Bellini di Napoli, dove si è svolta la conferenza stampa di Conte e Manfredi, e che compare in secondo piano nell’immagine.
[16 giugno 2021]

Siamo sieri
Titolo dell’editoriale del direttore Maurizio Belpietro sulla Verità: «Se i sieri ci salvano, finitela con lo stato d’emergenza». Di che sieri si sta parlando? Antiofidici? Antirughe? Del sangue? Del latte? Della verità? Poiché l’articolo riguarda il coronavirus, bisognava scrivere «vaccini», che nulla hanno a che vedere con i sieri. Non si tratta di sinonimi. I primi sono prodotti batterici o virali che, introdotti nell’organismo, conferiscono uno stato di immunità, provocando un processo morboso attenuato; i secondi sono medicamenti derivati dal siero del sangue di animali immunizzati contro determinate malattie. L’errore è ripetuto nella pagina seguente, dove un sommario cita «Asl e cliniche prive dei lavoratori necessari a sostituire chi rifiuta il siero».
[18 giugno 2021]

Soggetti soggettivi
Incipit dell’editoriale del direttore Marco Travaglio sulla prima pagina del Fatto Quotidiano: «La metamorfosi del Festival dei Due Mondi in Festival dei Due Casellati, grazie alla contemporanea presenza a Spoleto dei due rampolli della presidentessa del Senato, fa di lei la candidata ideale per il Quirinale». Poiché il soggetto della proposizione principale è la metamorfosi, ci auguriamo di vederla presto sul Colle.
[18 giugno 2021]

Il gioco delle copie
«Meloni leader anche il libreria», titola Il Tempo. Refuso a parte, il testo sottostante riporta un dato ampiamente sovrastimato: «160mila copie vendute e undicesima ristampa. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, in libreria dallo scorso 11 maggio, vanta numeri da record con il suo Io sono Giorgia». Il quotidiano romano aggiunge che «il volume, nella settimana dal 7 al 13 giugno, secondo gli ultimi dati resi disponibili, resta in vetta per le vendite». In realtà, nella settimana in questione Io sono Giorgia (Rizzoli) ha venduto per l’esattezza 11.352 copie, arrivando a un totale di 77.305, cioè meno della metà rispetto a quanto asserisce Il Tempo (fonte: Gfk).
[18 giugno 2021]

Cognomi
Titolo dal Corriere della Sera: «“Mi prendono in giro per il mio cognome. Su Milano ho una visione”. Di Montigny: medito ogni mattina e conosco la nipote di Ghandi». A proposito di cognomi: si chiamava Gandhi.
[20 giugno 2021]

La Bibbia secondo Monda
In un editoriale sul «parlare semplice di Gesù», il direttore dell’Osservatore Romano, Andrea Monda, inanella una serie mirabolante di citazioni. Inizia dal Papa – ma va? – e continua con Boris Pasternak, Cormac McCarthy, Graham Green, Mary Oliver, il Primo libro dei Re e finisce con san Paolo, manco volesse rubare il mestiere al principe dei citazionisti Gianfranco Ravasi. Ma, dal cardinale, il professor Monda, ex insegnante di religione cattolica al liceo Albertelli di Roma, dovrebbe imparare a citare bene almeno i libri biblici, perché scrive «1 Cor, 21-25», che è un’indicazione priva di senso: avrebbe infatti dovuto annotare «1 Corinzi, 1, 21-25», visto che si riferisce al primo di 16 capitoli.
[18 giugno 2021]

Scontri
Titolo dalla prima pagina della Verità: «Nuovo scontro sulla funivia». Non è bastato quello vecchio contro gli alberi?
[8 giugno 2021]

S-consecutio
In un articolo intitolato «Storie di spose bambine nella Sicilia senza diritti», Eugenia Nicolosi scrive sulla Repubblica: «Quando Giovanna ebbe il primo ciclo è stata data in sposa a un amico del padre». Il famoso passato (remoto) che non passa.
[17 giugno 2021]

Non resiste, però resiste
Titolo dal sito del Messaggero, pagina Salute: «Piscine, Rasi: “Il virus non resiste al cloro più di 20-30 secondi”». Testo: «Il Covid è anche in piscina. “C’è uno studio norvegese” sull’azione del cloro contro Sars-CoV-2, “che segue ad altre osservazioni già fatte”, in cui “sembra proprio che il virus non resista più di 20-30 secondi sopra il pelo dell’acqua mentre si nuota”. Quindi il coronavirus resiste anche al cloro. “Sembra veramente confermato”, ha spiegato ad Agorà su Rai3 il microbiologo dell’università di Roma Tor Vergata Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, oggi consulente del commissario per l’emergenza coronavirus». Quindi non resiste al cloro però resiste anche al cloro. Basta Covid, chiamatelo Fregoli.
[24 maggio 2021]

Colpi di testata/1
Nella rubrica Santo subito, in cui vengono sbertucciati i fan del premier Mario Draghi, Il Fatto Quotidiano indica le fonti «Repubblica» e «Il Corriere della Sera». Non risulta che il giornale milanese abbia mai avuto l’articolo determinativo Il nella propria testata, a differenza di quello romano, che si chiama La Repubblica.
[3 giugno 2021]

Colpi di testata/1
Ricordando con accenti commossi il collega Livio Caputo, morto a 87 anni nell’ultimo giorno da direttore ad interim del Giornale, Luigi Ippolito, che fu suo allievo nella redazione esteri del Corriere della Sera, riferisce sul quotidiano di via Solferino: «Era stato a Bonn come corrispondente del Corriere dell’Informazione». Che però, sin dal primo numero apparso nelle edicole il 22 maggio 1945, si è sempre chiamato Corriere d’Informazione, con la preposizione semplice, non articolata.
[15 giugno 2021]

Valide ragioni
Titolo dalla prima pagina di Libero: «Uccide senza ragioni due bimbi e un anziano». Ma perché, esistono buone ragioni per ammazzare i bambini e gli anziani?
[14 giugno 2021]

Apostrofi
Titolo dal sito della Stampa: «Coronavirus in Italia, il bollettino del 15 giugno: 1.255 nuovi casi, 63 decessi. Indice di positività all’0,6 per cento». L’avranno scambiato per Sfida all’O.K. Corral.
[15 giugno 2021]

Fusa
«I vigili del fuoco di Bolzano e Riva salvano la vita a due gattini intrappolati dentro un’auto e una tubatura», annuncia il sito dell’Alto Adige, specificando che lo sforzo dei pompieri è stato «ripagato dalle fuse degli animali dopo aver riacquistato la libertà». Fusa è sostantivo femminile plurale indeclinabile. Possono invece essere fusi e fuse i giornalisti e le giornaliste, come si vede.
[8 giugno 2021]

Ruoli chiari, come le frasi
Titolo dal Fatto Quotidiano: «“In segreteria servono ruoli chiari: con Conte si sappia chi sbaglia”». Essendo l’esoterica frase attribuita alla pentastellata Lucia Azzolina, ex ministro dell’Istruzione, tutto si spiega.
[11 giugno 2021]

Stella di Bergoglio
In una paginata su Libero, incentrata su papa Francesco abbandonato dai propri sostenitori, Antonio Socci, fra i maggiori esperti di vicende ecclesiastiche, esamina la sorprendente «requisitoria» uscita sulla Repubblica a firma di Alberto Melloni, «simbolo della “Scuola di Bologna” e dell’ala “progressista” della Chiesa», fino a ieri fan sfegatato del pontefice argentino. A un certo punto Socci scrive, riferendosi al professore: «Attacca inoltre l’ispezione ordinata da Bergoglio alla Congregazione del clero, “gesto” dice Melloni “inedito e inutile… che dice della ruvidità con cui viene trattato anche chi – ad esempio il prefetto uscente cardinale Stella – ha servito il Papa lealmente”». Socci annota: «Va ricordato che il card. Stella è ritenuto uno degli strateghi dell’elezione di Bergoglio, nel 2013, perciò questa è un’altra rottura pesante del pontefice con il suo mondo». Non è così. Beniamino Stella non ebbe alcuna influenza su quel conclave, essendo all’epoca lo sconosciuto presidente della Pontificia accademia ecclesiastica. Semmai è vero il contrario: fu proprio Francesco a crearlo cardinale il 22 febbraio 2014, quindi l’anno successivo alla propria elezione al soglio di Pietro.
[16 giugno 2021]

L’uomo delle polizie
Sempre nell’editoriale commentato su Libero da Antonio Socci, il professor Alberto Melloni scrive a proposito del caso Becciu: «La polizia giudiziaria italiana e vaticana ha perquisito la diocesi di Ozieri». Non sapevamo che le polizie dei due Stati fossero state unificate.
[15 giugno 2021]

Colpi di Tulsa
In tema di concordanza fra soggetto e verbo, La Repubblica concede il bis. Ecco Anna Lombardi in un articolo da Tulsa: «Ma il clima di tensione in cui si è svolta la commemorazione dimostra quanto l’orrore di quel massacro è solo una delle ferite aperte», con tanti saluti al congiuntivo sia. E subito aggiunge: «Minacce suprematiste e una polemica su come spendere i fondi per i discendenti delle vittime, ha spinto il musicista John Legend...», con tanti saluti al verbo plurale, hanno, per non parlare della virgola che separa il soggetto dal predicato verbale.
[2 giugno 2021]

Un tandem per l’aldilà
Tweet della Stampa: «La storia di Maurizio, l’ex calciatore che ha perso la vita e ora viaggia in tandem». Il proverbiale peso morto.
[14 giugno 2021]

Scrittura sciolta
Sommario della Verità per l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro: «L’unica cosa certa è che Palazzo dei Marescialli è compromesso dagli scandali: adesso bisogna scioglierlo». Allora, più che l’acido, serviranno le ruspe.
[9 giugno 2021]

’O Mattino inciarmato
Nell’editoriale di prima pagina, dal titolo «La sinistra e il deficit del leader forte», Mauro Calise sul Mattino di Napoli ci regala il seguente periodo: «Mettetevi per un momento nei panni dello stato maggiore – si fa per dire – demogrillino, cosa possono provare a inciarmare almeno per contenere le perdite?». Noi ci mettiamo nei panni nostri, cioè dei lettori che non inciarmano epperò inciampano in questo misterioso verbo. («Inciarmare, in napoletano “spettegolare, inciuciare, architettare qualcosa”, deriva dal francese (en)charmer, “affascinare, incantare, stregare”, con un evidente allargamento di significato in senso negativo». Fonte: ’O Napulitano, «blog sul corretto uso del dialetto napoletano». Molto consultato da ’O Mattino, evidentemente).
[31 maggio 2021]

Che traino
«Tesla Model X traino fino a 2,5 kg», annuncia il sito del Sole 24 Ore. Praticamente potete attaccarci dietro la borsa della spesa.
[31 maggio 2021]

Corso e ricorso
Alla quarta riga del suo editoriale di prima pagina su Libero, Alessandro Sallusti infila la frase «nel corso del G7 in corso in Cornovaglia». Ecco un direttore che scrive di corsa.
[16 giugno 2021]

Non è ferito, ma in buone condizioni
In un pezzo dal titolo «Milano, sparatoria alle Colonne di San Lorenzo: carabinieri aggrediti con pitbull e bottiglie», sul sito del Corriere della Sera, Cesare Giuzzi riferisce: «L’animale non è stato ferito o almeno è riuscito a fuggire ed è stato rintracciato in una clinica veterinaria, ferito ma in buone condizioni». Non è stato ferito, anzi è stato, però è come se non fosse stato.
[28 maggio 2021]

A Cesare quel che è di Cesare
Dalla Gazzetta di Mantova: «Nel 1948 Dino Villani, uno dei padri della pubblicità in Italia, sostenuto dal sindaco di allora, Tebe Mignoni, e dallo scrittore, poeta e cineasta Matteo Zavattini, fondò il Premio Suzzara». Trattasi, invero, di Cesare Zavattini. Quanto a Matteo Zavattini, nessuno sa chi sia.
[4 giugno 2021]

Accenti furiosi
Nella sua rubrica Bookbooks sul Fatto Quotidiano, recensendo il libro Io sono Giorgia di Giorgia Meloni, edito da Rizzoli, Furio Colombo riesce a scrivere benchè, perchè (due volte), poichè e un pò. Il gender dilaga: anche il famoso columnist «muta d’accento», come la donna del Rigoletto.
[14 giugno 2021]

Sì/1
A proposito di accenti. Apprendiamo dal Tempo che Nissan ha regalato una vettura elettrica Leaf alla Città del Vaticano e che «la donazione segue il lancio della “Piattaforma di Iniziative Laudato sì”, un percorso di sette anni volto a rendere le istituzioni cattoliche ecosostenibili». Ma l’enciclica di papa Bergoglio s’intitola Laudato si’, con l’apostrofo, non con l’accento, trattandosi della forma sii, imperativo del verbo essere (troncato in si’ nel Cantico delle Creature di san Francesco), e non della particella affermativa .
[14 giugno 2021]

Sì/2
A proposito di sì. Titolo dal sito della Repubblica: «“Dottore la mamma è morta”. E lui rispose: «Si, ma si ricordi di saldare la parcella”». Proponiamo di chiamarlo sìto.
[11 giugno 2021]

La giustizia non tromba
Giuseppe Salvaggiulo riferisce sulla Stampa che Piercamillo Davigo, già componente del Csm, «dopo le rivelazioni del senatore ex M5S e presidente della commissione antimafia Nicola Morra, ha inviato ai pm romani una memoria integrativa per smentirlo, negando di avere con lui e con il M5S un rapporto di “collateralismo”» nonché «di avergli mostrato i verbali nella tromba delle scale». La giustizia precipita.
[11 giugno 2021]

Futuristi di Fatto
Titolo del Fatto Quotidiano, tutto in maiuscolo, tutto attaccato, disteso su due pagine: «PD:LAFEDERAZIONEFUFFAPERROMPERECOLM5S». Atteso per domani «Supercalifragilistichespiralidoso».
[13 giugno 2021]

Invenzioni
«Il primo mondiale vinto 87 anni fa. La propaganda, Mussolini e la squadra inventata», titola 7 nel ricordare la fatidica data del 10 giugno 1934 e la «prima partecipazione a un campionato del mondo, organizzato nel 1934 proprio in Italia per volontà di Mussolini per fini propagandistici». Non si capisce il senso dell’aggettivo «inventata», visto che la fondazione della Nazionale, con tanto di croce sabauda sulle maglie azzurre, risale a un quarto di secolo prima, al 1910, quando il futuro Duce era solo il segretario della Federazione socialista forlivese. Va peraltro sottolineato che quella Nazionale vinse i Mondiali del 1934 e del 1938 e, nell’intermezzo, conquistò l’oro alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Meriti che sembrerebbero andare ben oltre le invenzioni e la propaganda.
[4 giugno 2021]

Sua eccellenza Concordanza
Da un articolo dell’ex giudice Antonio Esposito sul Fatto Quotidiano: «La scarcerazione dopo 25 anni di reclusione di Giovanni Brusca, il “boia” di Capaci e del piccolo Santino Di Matteo, collaboratore di giustizia, ha suscitato violenti reazioni strumentali a fini di propaganda politica». «Di fatto apriva un varco pericoloso a future declaratorie di incostituzionalità anche in riferimento agli ulteriori benefici quale la liberazione anticipata». Lo chiamavano Concordanza.
[3 giugno 2021]

Così fan di tutto
Titolo dell’editoriale del direttore Maurizio Belpietro sulla Verità: «Gli italiani non sono affatto razzisti. Ma fan di tutto perché lo diventino». Quindi gli italiani fanno di tutto perché diventino razzisti gli italiani? No? Allora bastava scrivere: «Ma si fa di tutto perché lo diventino».
[8 giugno 2021]

Il fu ex emerito
Francesco Specchia, sulla prima pagina di Libero, parla di «Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia, ex presidente emerito della Consulta». Cioè è già morto?
[13 giugno 2021]

Incidenza sotto lo zero
Leggiamo sul Corriere della Sera, in un servizio firmato da Margherita De Bac e Fiorenza Sarzanini, che i vaccini Moderna o Pfizer-Biontech sono basati «su una tecnologia innovativa che finora non ha procurato gli effetti collaterali gravi osservati in tutti i Paesi europei sia pur con un’incidenza inferiore allo zero». Considerato che zero indica la mancanza di ogni valore, ci si chiede chi li abbia osservati addirittura sotto lo zero.
[11 giugno 2021]

L’orgasmo aiuta
Post della Repubblica su Facebook: «Dopo l’orgasmo, le dottoresse Silvia Gioffreda e Tullia Venturi approfondiscono il tema della masturbazione». Neh che aiuta?
[11 giugno 2021]

Saliti
Sempre sulla pagina Facebook della Repubblica un altro post è dedicato al piccolo Eitan, unico sopravvissuto della tragedia del Mottarone: «Per fortuna accanto a lui ci sono la zia, la nonna paterna e il nonno materno. Altri parenti sono saliti da Israele». Evitando la funivia, si spera.
[8 giugno 2021]

Sfregi murali
Ci risiamo: «Lo sfregio al murales dedicato a Willy», titola il Corriere della Sera, ignorando che murales è il plurale dello spagnolo mural, quindi non va usato in riferimento al singolare, come in questo caso. L’errore è reiterato nel testo: «Qualcuno a Pescara ha sfregiato con della vernice il murales dedicato a Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso a botte a Colleferro». Si adegua La Stampa, con questa didascalia: «Un murales in onore di Mladic comparso a Belgrado».
[7 e 13 giugno 2021]

Io mi sindaco, tu ti sindaci
Titolo dal Secolo XIX: «Il sottosegretario Costa annuncia: “Mi sindaco a sindaco della Spezia”». L’importante è che non si candidi a sindaco il titolista.
[6 giugno 2021]

Non ci sono più i luglio sacri di una volta
Dal sito dell’Alto Adige: «Un successo “la lunga notte delle chiese”: in Alto Adige 123 eventi in 51 luglio sacri». Evidentemente sono finiti per sempre i tempi di san Giovanni Bosco, che definiva l’estate «la vendemmia del diavolo». (Luglio sta per luoghi).
[29 maggio 2021]

Ho finito terzo
Pezzullo sulla serie B a pagina 43 del Corriere della Sera: «I veneti avevano chiuso il campionato al sesto posto, mentre il Monza aveva finito terzo». Io (veneto) speriamo che me la cavo.
[18 maggio 2021]

Pedalando a piedi
Dalla Gazzetta di Mantova: «La ciclabile che collega Cittadella a Sparafucile offre scorci memorabili. (...) Percorrere la ciclabile è alla portata di tutti, anche a piedi». Basta togliere le ruote alla bicicletta.
[29 maggio 2021]

Ragionieri
Titolo dal primo numero del quotidiano La Ragione: «Fare il sincaco è pericoloso». A maggior ragione fare il giornalista.
[2 giugno 2021]

Vita con il morto
Apprendiamo dall’incipit di un’intervista firmata da Dario Cresto-Dina, vicedirettore vicario della Repubblica, che «Daniela Zuccoli ha 71 anni compiuti pochi giorni fa e vive ancora a Milano con il marito Mike Bongiorno, morto l’8 settembre del 2009 nella suite di un albergo di Montecarlo». Allegria!
[31 maggio 2021]

Vuoi vedere? Meglio di no
Nel suo editoriale in prima pagina, il direttore di Libero, Alessandro Sallusti, scrive: «Azzardo una ipotesi. Vuoi vedere che tanto livore e superficialità nasconde solo la paura che ancora una volta le “destre” stanno per bloccare le sinistre a un passo dalla vittoria elettorale che già pregustavano grazie all’alleanza con i Cinque Stelle degrillizzati a guida del redivivo ex premier Giuseppe Conte?». Con il doppio soggetto (livore e superficialità) avremmo voluto vedere il verbo al plurale (nascondono) e un congiuntivo presente (stiano) al posto dell’indicativo presente stanno.
[7 giugno 2021]

Lo 0% del fabbisogno
«Il mondo è preoccupato dal fatto che minori precipitazioni nevose possano comportare nei prossimi anni anche minore disponibilità di acqua dolce per l’agricoltura e per l’uso civile», avverte Enrico Marta Corno in Corriere Innovazione del Corriere della Sera. «Va da che gli impianti di desalinizzazione saranno un grande business nel futuro: già oggi ovviamente esistono tecnologia molto sofisticate che sono in grado di depurare milioni di litri all’anno (Israele è il primo paese in questo senso e le sue stazioni forniscono quasi lo 0% del fabbisogno nazionale)». Tralasciando l’accento e il sostantivo singolare sbagliati, va da sé che una fornitura pari allo 0% è un’innovazione davvero notevole.
[22 maggio 2021]

Il regno della fantasia
«Il primo giorno della Repubblica», titola l’altra Repubblica. «Cosa accadde quel 2 giugno del 1946, esattamente 75 anni fa. Quando gli italiani si svegliarono per l’ultima volta in un Regno». Sintesi inesatta. Gli italiani si svegliarono in un regno anche nei successivi otto giorni. Infatti l’edizione della notte del Corriere d’Informazione, uscita con la data 3-4 giugno, recava i risultati di appena 10 sezioni: 2.093 voti per la monarchia, 6.313 per la repubblica. Il 4 giugno il Corriere della Sera pubblicava i soli dati ufficiali di 774 sezioni a Milano. Dopo infiniti ritardi e contestazioni, la proclamazione ufficiale della Repubblica avvenne il 10 giugno, nella Sala della Lupa di Montecitorio, con una cerimonia durata 10 minuti, presieduta dal primo presidente della Corte di Cassazione, Giuseppe Pagano. Mancavano ancora all’appello 118 sezioni elettorali.
[2 giugno 2021]

Le scoperte di don Gianni
In un commosso articolo su Avvenire in ricordo del gesuita Virginio Rotondi, l’ex prete Gianni Gennari scrive che «in pratica dall’inizio degli Anni ’50 è forse il primo, tra i principali consiglieri del Papa decisivi per il futuro, scelte morali e strategie sociali. Tra l’altro fa scoprire al Papa l’importanza del cinema». Scoperta dell’acqua calda – si potrebbe dire – visto che Pio XII, già nel 1942, in occasione del venticinquesimo anniversario della sua ordinazione episcopale, aveva promosso la realizzazione di un film su sé stesso, Pastor angelicus, con la regia di Romolo Marcellini e la supervisione di Luis Trenker, scritto da Luigi Gedda e sceneggiato da Diego Fabbri, Ennio Flaiano, Andrea Lazzarini, Silvio D’Amico e lo stesso Marcellini.
[5 giugno 2021]

Di Manica larga
Silvana De Mari sulla Verità: «Il generale tedesco Guderian ricevette l’ordine da Hitler di fermarsi. Restò a guardare col binocolo i soldati inglesi e francesi che se ne andavano trasportati da qualsiasi battello in grado di superare la manica». Della giacca o del pigiama?
[24 maggio 2021]

Titoli choc
Titoli da un’unica edizione del Giornale. Pagina 1: «Inter choc: addio a Burgnich e Conte lascia». Pagina 2: «Lo choc e la rabbia dei familiari delle vittime». Pagina 9: «Le foto choc vanno a segno». Pagina 17: «Le intercettazioni choc alla Wte ora sotto sequestro». Il giorno dopo i titolisti non si erano ancora ripresi dallo choc. Pagina 1: «Accusa choc. I giudici italiani maltrattano le donne». Pagina 7: «L’idea choc: maturità senza scritti».
[27 e 28 maggio 2021]

Maratoneti surgelati
Titolo da Libero: «Pechino fa morire 21 maratoneti di gelo». Erano atleti surgelati? No? Allora bisognava scrivere «Pechino fa morire di gelo 21 maratoneti».
[25 maggio 2021]

Io Bebbe, tu Cita
Banner sul sito del Corriere della Sera: «Bebbe Severgnini. Inter nos. Solferino. Scopri di più sul libro». L’avrà scritto il fratello ugandese di Beppe?
[30 maggio 2021]

Vai col Brunello Levi di Montalcini
Notizia dell’Ansa: «La Nazionale cantanti ha risposto con un post ufficiale alle accuse di sessismo lanciate da Aurora Leone e da Ciro dei The Jackal, esprimendo profondo disappunto per l’accaduto: “Alessandra Amoroso, Madame, Jessica Notaro, Gianna Nannini, Loredana Bertè, Rita Levi di Montalcini – si legge – sono solo alcuni dei nomi delle tantissime donne che dal 1985 (anno in cui abbiamo giocato a San Siro, per la prima volta, contro una compagine femminile) hanno partecipato e sostenuto i nostri progetti». O ha ecceduto con il Brunello di Montalcino la Nazionale cantanti o il cronista dell’Ansa.
[25 maggio 2021]

Soffiano i venti assenti
Previsioni del tempo secondo la Gazzetta di Mantova: «I venti saranno al mattino deboli e proverranno da Nordovest, al pomeriggio assenti e proverranno da Nord». Il famoso soffio dello Spirito.
[20 maggio 2021]

Un ballo in maschera
«Nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». Antonio Socci si chiede su Libero dove Enrico Letta abbia trovato questa frase attribuita a Luigi Pirandello e scelta dal segretario del Pd quale esergo del suo nuovo libro Anima e cacciavite (Solferino). Domanda pertinente. «Qualcuno, nella rete, indica Uno, nessuno e centomila come fonte della citazione. Ma – dopo un rapido controllo – non sembra esserci», spiega Socci. Si può essere più netti: non solo non c’è ma in quest’opera dello scrittore e drammaturgo siciliano non compare neppure la parola «maschere». La quale è invece presente in L’umorismo (tre volte), Suo marito (una), I vecchi e i giovani (una), Sei personaggi in cerca d’autore (tre), Ciascuno a suo modo (tre), Come tu mi vuoi (una), Trovarsi (una), I giganti della Montagna (due). Mai, però, associata a «volti» e, quindi, mai nella forma dell’esergo lettiano, che deve pertanto essere considerato pirandellianamente farlocco.
[28 maggio 2021]

Overdose
Titolo dal Corriere della Sera: «Covid, le vittime scendono a 44. Speranza: forse un terzo richiamo». Quindi in tutto riceveremo quattro dosi?
[31 maggio 2021]

Contenitori parlamentari
Scrivendo di Coraggio Italia, il nuovo partito di centrodestra lanciato dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, e dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, Emanuele Lauria riferisce sulla Repubblica: «Il gruppo parlamentare che sarà presentato oggi dovrebbe contenere 24 deputati». Sotto vuoto spinto o in atmosfera controllata?
[27 maggio 2021]

Ninì Tirabusciò
Titolo dalla prima pagina della Verità: «Bassetti (Cei) dice “nì” al ddl. E subito tutti s’affrettano». La forma (familiare e scherzosa) né sì né no in italiano si scrive ni, senza accento.
[18 maggio 2021]

Multinazionali con testo
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «Macron in soccorso dei furbetti dell’elusione fiscale: annacqua la direttiva Ue sulla trasparenza per le multinazionali con un nuovo testo. Amazon ringrazia». Esistono multinazionali dotate di un nuovo testo? No? Allora bisognava scrivere: «Con un nuovo testo annacqua la direttiva Ue sulla trasparenza per le multinazionali».
[20 maggio 2021]

Diffidare dei titolisti
«La Bbc rubò un’intervista alla principessa Diana. Diffidare da certi scoop». Così Libero titola un editoriale di Giancarlo Mazzuca. Ma il verbo diffidare, nel senso di non avere fiducia, non fidarsi, richiede la preposizione di, congiunta all’eventuale articolo: «Diffidare dei discorsi di qualcuno; diffidare di tutti» (Zingarelli 2021). Con il da seguito dal verbo all’infinito, assume tutt’altro significato: «Diffidare un dipendente dal tenere un dato comportamento; l’ho diffidato dal frequentare quella gente» (ibidem).
[23 maggio 2021]

Il mestiere più antico del mondo
«A rischio il giornale più antico del mondo», titola Il Tempo. Che nell’occhiello spiega: «Il primo numero del quotidiano austriaco Wiener Zeitung risale all’8 agosto 1703». Premesso che Wan-Ifra, l’Associazione mondiale dei giornali e degli editori di notizie, ha stabilito che il primo giornale fu Relation aller Fürnemmen und gedenckwürdigen Historien (Resoconto di tutte le storie illustri e commemorabili), edito a Strasburgo nel 1605 da Johann Carolus, bastava fermarsi in Italia per trovare il più antico giornale del mondo tuttora pubblicato: è la Gazzetta di Mantova, che esce dal giugno 1664 (a quel tempo aveva cadenza settimanale, si chiamava Aviso ed era prodotto da Federico, Pietro e Guglielmo Osanna, stampatori ufficiali alla corte dei Gonzaga). Quindi Il Tempo non sembra particolarmente ferrato nella materia che dà il nome alla propria testata.
[29 marzo 2021]

Il morto è deceduto
Notizia dal sito di TgCom 24: «Un uomo di 58 anni di Maserada sul Piave (Treviso) è stato trovato morto in un locale da lui utilizzato come laboratorio per piccoli lavori domestici, sul retro della sua abitazione. Secondo le prime ipotesi ad ucciderlo sarebbe stata una scossa elettrica sprigionata da un utensile. Nonostante i tentativi di rianimazione da parte di personale del Suem, il 58enne è deceduto». Succede, quando rianimi un morto.
[19 maggio 2021]

Servizio dal Paese che non c’è
In un servizio lungo 115 righe, pubblicato sul Giornale, Chiara Clausi si occupa delle elezioni presidenziali in un imprecisato Paese. Solo dalla riga 63 in avanti ne viene citato uno, ma non dalla giornalista: «“Ho fatto il mio dovere davanti a Dio e alla cara nazione, e sono soddisfatto” ha scritto Larijani su Twitter. “Grazie a tutti coloro che hanno espresso la loro gratitudine e spero che parteciperete alle elezioni per la promozione di un Iran islamico”». Il mistero viene chiarito dal titolo: «Eliminati dal voto i candidati riformisti. L’Iran rischia un’altra rivolta popolare». Coerentemente, l’articolo risulta trasmesso da Beirut, capitale del Libano.
[26 maggio 2021]

Quel Po Po di Mantova
Didascalia dal Corriere della Sera: «Una veduta di Mantova dalla parte del fiume Po». In realtà nella foto la città lombarda si specchia nel Lago Inferiore. Né potrebbe essere diversamente, considerato che, nel punto più vicino, Mantova dista dal Po la bellezza di 16 chilometri.
[21 maggio 2021]

Huppert fra aglio e calmiere
Dal sito del mensile Gq: «Al secondo posto, Isabelle Huppert, fra le attrici più premiate del cinema, diva francese, una carriera lunghissima iniziata negli agli Settanta, oltre 100 film in calmiere». Mangerà tanto pesto alla genovese e sarà entrata a far parte del paniere Istat?
[30 maggio 2021]

Il proclamo
«Non credo ci sarà mai il proclamo della scomparsa del virus», spiega Maria Rita Gismondo, direttore di Microbiologia clinica e virologia dell’ospedale Sacco di Milano, nella sua rubrica Antivirus che compare quasi ogni giorno sul Fatto Quotidiano. Non lo crediamo neppure noi, anche perché si scrive «il proclama», al femminile (la flessione al maschile di questo lemma non esiste). Perciò, come dicono in quella città, «offellée fà el tò mestée» (pasticciere, fa’ il tuo mestiere), ché a pasticciare con l’italiano bastiamo noi giornalisti.
[22 maggio 2021]

Da appendere al murale
Titolo da Libero: «Allarme in autostrada: il murales partigiano ti manda a sbattere». Murales è il plurale spagnolo di mural, quindi non si può adoperare, come in questo caso, per riferirsi al singolare. «Un murales» è scorretto. La forma esatta è «un murale». Nello stesso svarione era incorso il 18 maggio anche il Corriere Fiorentino: «L’oltraggio al murales dei partigiani».
[22 maggio 2021]

Congiuntivite/1
«A colpire è però che Masi si ricandida al Cda di un’azienda, la Rai, che è stato costretto a risarcire», afferma Gianluca Roselli sul Fatto Quotidiano. A colpire è anche l’incompetenza nell’uso del congiuntivo.
[22 maggio 2021]

Congiuntivite/2
Titolo di apertura sulla prima pagina del Mattino: «Manfredi: “Napoli è fallita. È inutile che mi candido». Si saranno messi d’accordo con Roselli?
[19 maggio 2021]

Calendario allungato
Titolo dal sito del Corriere della Sera: «Con questi numeri tutta Italia in zona bianca entro il 31 giugno (con solo tre eccezioni)». Facciamo pure quattro con quella del calendario.
[20 maggio 2021]

I grandi obiettivi di Telese
Annuncio di Prima Comunicazione: «Nasce Stradenuove, giornale online edito da Phacelia e diretto da Luca Telese. “Un piccolo giornale con grandi obiettivi”». L’ultimo virgolettato è anche il titolo dell’editoriale di Telese. Alcune notizie dalla home page: «Il turismo volta pagina». «La salute delle strade». «La strategia farm to fork». «A difesa dei consumatori, a “tu per tu” con l’avvocato Massimiliano Dona». «Rama – Road Asset Management & Analytics». Obiettivi grandissimi.
[16 maggio 2021]

Il Vangelo della domenica (passata)
Rubrica Il Vangelo della domenica, tenuta sul Fatto Quotidiano da padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica e ascoltato consigliere di papa Francesco. Titolo: «La Resurrezione. Cristo buca silenzi e paure con un bonario rimprovero». Ma la Resurrezione era avvenuta 40 giorni prima. E nella domenica in questione si celebrava l’Ascensione di Gesù Cristo al cielo. Bye-bye, reverendo.
[16 maggio 2021]

Estremista? No, eroe
Presentando sulla Verità il libro di memorie Tutto il mio calcio minuto per minuto (Baldini & Castoldi), Roberto Faben afferma che l’autore, il telecronista Ezio Luzzi, «per primo dette la notizia, divulgata poi in tutto il mondo, dell’attentato dinamitardo causato dall’estremista statunitense Richard Jewell, il 27 giugno 1996, al Centennial olimpic park di Atlanta, durante le Olimpiadi, che consentì al Gr2 di anticipare l’Ansa». In realtà costui era un addetto alla sicurezza del padiglione di AT&T (è morto nel 2007), non un estremista, il quale scoprì una bomba dentro uno zainetto e fece evacuare l’area, salvando parecchie vite. Jewell, sospettato ingiustamente, fu sottoposto a un linciaggio mediatico durato sino al 14 ottobre 1998, quando nel North Carolina venne catturato il vero colpevole, Eric Rudolph. Ottenne la sua definitiva riabilitazione soltanto nel 2019 con il film Richard Jewell del regista Clint Eastwood.
[5 maggio 2021]

I treni che non arrivano sono in orario
Dalla Gazzetta di Mantova: «Disagi al traffico e code ieri pomeriggio tra Gambarara e Cittadella, al passaggio a livello di via Brescia. Per un guasto elettrico al sistema che regola il movimento, le sbarre della linea ferroviaria Mantova-Verona sono rimaste abbassate per oltre un’ora, mandando in tilt la circolazione stradale a partire dalle 15. (...) La circolazione ferroviaria non ha subito ritardi: non c’erano treni in transito». Che culo. Del resto solo i treni che non arrivano sono sempre in orario.
[15 maggio 2021]

Morti fantasiose/1
Titolo dal sito della Stampa: «Covid, giù i contagi, i morti sono 93 morti: mai così bassi da ottobre». Ricapitolando: i morti sono davvero morti e, per somma disgrazia, tutti di statura inferiore alla media nazionale.
[17 maggio 2021]

Morti fantasiose/2
Titolo dall’Huffington Post: «Israele-Gaza: altro bombardamento a Gaza, muore una famiglia di 10 anni». Non solo: muoiono anche le famiglie minorenni.
[15 maggio 2021]

Morti fantasiose/3
Titolo dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia): «Ergastolo al barelliere che uccidenza i malati in ambulanza». La dipartenza.
[20 maggio 2021]

Morti fantasiose/4
Titolo dal sito del Corriere della Sera: « «Andrea perde il nonno a 15 anni; il giorno dopo lo trovano morto». E con i morti basta così, per il momento. Trapasso e chiudo.
[15 maggio 2021]

Antidoti e vaccini
«Nel frattempo il primo studio condotto in Italia sui vaccinati dall’Università di Ferrara dimostra che gli antidoti, compreso quello di Oxford, funzionano alla grande», riferisce Paolo Russo sulla Stampa. A parte che si parla di vaccinati in generale, e non dall’Università di Ferrara (per cui era meglio scrivere «il primo studio condotto dall’Università di Ferrara sui vaccinati»), il sostantivo antidoti appare del tutto inappropriato. Chi lo dice? Anna Masera della Stampa: «“Perché usate la parola siero o antidoto quando parlate di vaccini? È sbagliata, non è un sinonimo”, ci scrivono i lettori. Al massimo si può utilizzare un termine generico come farmaco, o medicinale o preparato. Ma “a ripetere vaccino non si sbaglia”. Perché solo il vaccino induce la produzione di anticorpi nell’organismo. Il siero invece è la parte del liquido organico che si separa dopo la coagulazione. E l’antidoto è la sostanza capace di neutralizzare l’azione di un dato veleno sull’organismo. Niente a che fare con i vaccini». Conferma lo Zingarelli 2021, che al lemma antidoto riporta: «Sostanza che impedisce o annulla l’effetto dannoso di un veleno». Conclusione: i lettori ne sanno più dei giornalisti mentre Russo non legge il quotidiano sul quale scrive.
[14 maggio 2021]

Date e cifre a casaccio
Incipit di un servizio del Fatto Quotidiano, firmato da Gianluca Roselli: «Alla redazione de il Giornale ieri devono aver vissuto momenti come quelli passati a Libero quando, nel 2008, Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti lasciarono il quotidiano per passare armi e bagagli proprio al Giornale». Impossibile. L’uscita di Feltri da Libero fu annunciata l’anno seguente, il 30 luglio 2009, e il direttore cominciò a firmare il quotidiano della famiglia Berlusconi dal numero del 22 agosto, con Sallusti come condirettore. Più avanti, Roselli sostiene che Sallusti, lasciando la direzione del Giornale per passare alla guida di Libero, viene «da un ottimo periodo, con le 260 mila copie vendute dal libro-intervista a Luca Palamara». Impossibile. Pur essendo uno straordinario successo editoriale, Il sistema di Palamara e Sallusti ha finora venduto, secondo l’ultima rilevazione di Gfk, 188.357 copie.
[14 maggio 2021]

«Le dimissioni di Berlusconi»: da portantino?
«Berlusconi, in arrivo le dimissioni dal San Raffaele», annuncia il sito del Corriere della Sera. Non sapevamo che il leader di Forza Italia fosse anche un dipendente dell’ospedale milanese. Ci risulta invece per certo che le dimissioni siano il recesso da un contratto di lavoro, da un pubblico impiego o da una carica. L’atto di rimandare a casa un paziente al termine di un ricovero ospedaliero si chiama dimissione, al singolare.
[14 maggio 2021]

Le vene di Minniti
«La sfida è da far tremare le vene nei polsi», scrive Marco Minniti sulla Repubblica, commentando la nomina di Elisabetta Belloni alla direzione del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza). Come già rilevato in questa rubrica, la locuzione corretta è «far tremare le vene e i polsi», essendo tratta dalla Divina Commedia (primo canto dell’Inferno). Un caso di ignoranza creativa, essendo Minniti laureato in filosofia con una tesi su Cicerone. Senza contare che non s’era mai udito di sfide che facciano tremare le vene cefalica o femorale.
[14 maggio 2021]

Chi controlla i controllori
Fabiano Massimi, scrittore, firma su Domani un articolo con questo occhiello: «Il controllo di chi legge». Una didascalia accompagna l’illustrazione: «Fabio Massimi ha pubblicato uno dei romanzi storici di maggiore successo degli ultimi anni». Ma non in misura tale da far memorizzare il nome dell’autore ai redattori di Domani. Proponiamo a Massimi il prossimo argomento: «Il controllo di chi scrive».
[16 maggio 2021]

Geografia di Fatto
Riferendosi a Urbano Cairo, sul Fatto Quotidiano Ma. Pa. cita il «ruolo dell’imprenditore cuneese nel Corriere». Non sa di che parla e non conosce la geografia: l’editore è nato il 21 maggio 1957 a Milano e la sua famiglia è originaria di Abazia (Abbazia, sulla segnaletica stradale), frazione di Masio, in provincia di Alessandria.
[15 maggio 2021]

Congiuntivite
Sulla Repubblica, in un servizio relativo all’ormai famoso incontro che Matteo Renzi ha avuto con l’agente segreto Marco Mancini in un’area di servizio dell’Autosole, Tommaso Ciriaco osserva: «È noto che il leader di Italia Viva non ritenga credibile la versione di una registrazione casuale poi consegnata a Report». Ah, il congiuntivo! Chi troppo poco e chi troppo.
[15 maggio 2021]

Nulla da fare per la morta
Dalla Gazzetta di Mantova: «Poco distante da casa, meno di un paio di chilometri, l’hanno trovata ormai priva di vita dentro il canale Gardesana. Per Minire Kazaki, 79 anni, origini albanesi e residente a Roverbella, ormai non c’era più nulla da fare». Lo sospettavamo.
[15 maggio 2021]

Una Repubblica datata
In un servizio sulla Repubblica, dedicato alla nomina di Elisabetta Belloni a capo del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), Vincenzo Nigro scrive di lei: «Il primo incontro vero con la politica inizia nel 2004, quando diventa capo dell’Unità di crisi. Il ministro è Massimo D’Alema, il caso più eclatante è il rapimento del nostro collega di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, bloccato in Afghanistan dai Talebani». Era difficile condensare così tanti errori in appena otto righe. Belloni fu nominata capo dell’Unità di crisi della Farnesina il 6 ottobre 2004, quando il ministro degli Esteri era Franco Frattini (D’Alema arriverà in quel dicastero soltanto nel 2006). E Mastrogiacomo venne rapito dai talebani nel marzo del 2007, non nel 2004, il che dovrebbe essere ben noto ai colleghi del medesimo giornale.
[13 maggio 2021]

47 morto che coltiva
Titolo dalle pagine culturali della Stampa: «Roth e il suo amico fraterno Primo Levi / “Quando morì, coltivò pensieri suicidi”». Dopo il morto che parla del film di Carlo Ludovico Bragaglia con Totò, abbiamo il morto che coltiva, sia detto con tutto il rispetto per Levi. (Certo, solo Philip Roth poteva elargirci questa sensazionale rivelazione, e cioè che chi si è tolto la vita era turbato da propositi suicidari).
[11 maggio 2021]

Vino contro l’abuso di alcol
Sulla prima pagina del Fatto Quotidiano, il direttore Marco Travaglio comincia così il proprio editoriale: «Fa discutere, ma anche ridere, l’ideona dell’Ue di annacquare il vino contro l’abuso di alcol». È stato brevettato un vino efficace contro l’abuso di alcol? Per gli etilisti sarebbe una panacea. Per spegnere i facili entusiasmi, forse bastava una virgola dopo «vino».
[13 maggio 2021]

Ci accoglie in due
«Il David di Donatello è accanto all’urna con le ceneri di Mattia Torre, in un angolo del soggiorno della casa a Testaccio dove ci accoglie Francesca, la moglie, e Emma, la figlia di 11 anni. È lei ad aver fatto piangere tutti col suo discorso di ringraziamento per Figli». Questo l’incipit di un’intervista con la vedova dello sceneggiatore, morto a 47 anni, firmata da Valerio Cappelli sul Corriere della Sera nelle pagine degli spettacoli. Essendo due i soggetti, il verbo andava coniugato al plurale («ci accolgono») e fra le due e non guastava la d eufonica («ed Emma»). Resta l’ambiguità di quell’«è lei», pronome riferibile con certezza alla figlia, anziché alla madre, solo da chi abbia visto il brevissimo e toccante discorso tenuto da Emma alla consegna del premio. Del quale si occupa da par suo, in prima pagina, Massimo Gramellini, con questa frase sibillina: «Fin lì gli argini hanno retto, nonostante l’inquadratura di Valerio Mastandrea che piangeva sotto la mascherina non aiutasse». Avremmo preferito leggere: «Fin lì gli argini hanno retto, nonostante non aiutasse l’inquadratura di Valerio Mastandrea che piangeva sotto la mascherina».
[13 maggio 2021]

Il maresciallo Arrocca
Sommario dalla Verità: «E il Colle arrocca: “Nessuna interferenza su indagini in corso”». Considerato che il verbo segnala una presunta posizione pilatesca del Quirinale, andava usato il riflessivo si arrocca, in uno dei significati riportati dallo Zingarelli 2021: mettersi al sicuro; rinchiudersi, rintanarsi; chiudersi (arroccarsi nel più assoluto silenzio, chiudersi in stretta difesa). Invece arrocca fa pensare all’indicativo presente del verbo transitivo arroccare, terza persona singolare: «Porre canapa, lino, seta e simili sulla rocca per filare».
[6 maggio 2021]

Il ponte infinito
Dall’agenzia Ansa: «Inaugurato il ponte di Kazungula che unirà Zambia e Botswana. È lungo quasi mille chilometri e permetterà di velocizzare gli scambi». E noi siamo ancora qui a discutere di quello sullo Stretto di Messina? Basta tuttavia una verifica per appurare che il Kazungula Bridge in realtà misura appena 923 metri.
[11 maggio 2021]

Chissà chi lo sa?
Dalla rubrica Facce di casta, tenuta da Veronica Gentili sul Fatto Quotidiano: «La sensazione è che a Salvini, più che lo scambio di vedute con Fedez, interessino quei dodici succulenti milioncini di followers che un bel giorno, chissà, magari, potrebbero votarlo. Chissà che sarebbe successo se anche Carola Rackete fosse andata così forte su Instagram...». «Chissà se l’Europa, dopo essersi mostrata inadeguata nella prima fase della campagna vaccinale, ha intenzione di rimanere indietro anche questa volta». Considerato che non sa nulla, chissà perché Gentili si ostina a scrivere su un giornale.
[10 maggio 2021]

In-flussi negativi
Parlando della pandemia da coronavirus, la Gazzetta di Mantova informa che «il nuovo picco, secondo il sindaco Ivan Ongari, potrebbe essere dovuto “a fattori come flussi di dati o altro ancora”». Abbiamo sempre sospettato che le statistiche fossero contagiose.
[6 maggio 2021]

Rincari in pagina
Nel supplemento della Repubblica intitolato «L’Italia s’è Vespa», dedicato allo scooter che la Piaggio brevettò nel 1946, a pagina 4 il prezzo della Vespa 98 tipo Lusso nel listino dell’anno di uscita è di 61.000 lire, mentre a pagina 7 lo stesso modello costa 68.000 lire. Un aumento dell’11,5 per cento nel giro di appena tre pagine ci pare francamente esorbitante.
[4 maggio 2021]

Ei ne fu
Post dell’agenzia Ansa su Facebook, in occasione del 5 maggio: «A duecento anni dalla morte di Napoleone Bonaparte, riapre al pubblico la pinacoteca di Brera, di cui ne fu il fondatore». Ei ne fu. (Per non parlare della sintassi con il cambio di soggetto).
[5 maggio 2021]

Il cobra non è un serpente
Titolo dal sito del Corriere della Sera, edizione orobica: «Bergamo, sembra un serpente, ma dovrebbe essere una biscia: paura in Città Alta». Non si vede che cos’altro dovesse sembrare, visto che biscia è il nome comune di un serpente dei Colubridi. Nel caso specifico, si trattava di un biacco (Hierophis viridiflavus), esemplare non velenoso.
[5 maggio 2021]

Tremori sbagliati
«Non è stata una decisione facile da prendere perché far bene il sindaco di Roma è un’impresa da far tremare le vene ai polsi», dice Roberto Gualtieri, rispondendo alla prima domanda di Giovanna Vitale che lo intervista sulla Repubblica. Come la maggioranza delle persone, l’ex ministro del Pd – nonché docente universitario in aspettativa – ignora che il modo di dire corretto è «far tremare le vene e i polsi», tolto di peso dalla Divina Commedia di Dante Alighieri: «Vedi la bestia per cu’ io mi volsi; / aiutami da lei, famoso saggio, / ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi». (Inferno, Canto primo, 88-90).
[10 maggio 2021]

Il suo nome è Autogrill
Sulla prima pagina del Fatto Quotidiano, Pino Corrias mette alla berlina l’ex premier Matteo Renzi per essersi incontrato «con un campione delle spie a forte predisposizione americana, in un anonimo autogrill». Anonimo in che senso? Autogrill è dal 1976 il marchio registrato di una società per azioni. E da quando esistono, cioè dal 1947, questi punti di ristoro autostradali non hanno mai avuto altro nome che non fosse quello delle aree di servizio in cui si trovano. Quindi l’autogrill di Fiano Romano, dove Renzi si è fermato a parlare con l’agente segreto Marco Mancini, non è certo più anonimo degli autogrill di Limenella Est o di Rosarno Ovest.
[6 maggio 2021]

Carte in tavola
«Il Parlamento conta quanto il due di picche quando la briscola è a bastoni», scrive Vittorio Feltri nel suo editoriale su Libero, creando un’inedita commistione fra il gioco di carte più popolare in Italia e il poker. Il fatto di non avere nessuna influenza o importanza si può esprimere con due locuzioni: «contare come il due di coppe» e «contare quanto il due di briscola». In ogni caso, picche, cuori, quadri e fiori sono i semi delle carte usate nel gioco d’azzardo di origine statunitense; coppe, denari, bastoni, spade delle carte italiane.
[9 maggio 2021]

Prototipo mica tanto
«Mercoledì, SpaceX, l’azienda del miliardario Elon Musk, ha fatto atterrare con successo il quindicesimo prototipo di Starship, la navicella già selezionata dalla Nasa per riportare l’uomo sulla Luna», annuncia Stefano Pioppi sulla Verità. Poiché secondo il dizionario dicesi prototipo il primo esemplare, s’ignora come faccia a essere anche il quindicesimo.
[7 maggio 2021]

Colpi di testata
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «Letta ritwitta l’appello di Lerner sul “Fatto”, affinché come segretario Pd chieda al governo di ripristinare il soccorso in mare. A Salvini chi lo dice?». Dovendo escludere che Gad Lerner sia diventato segretario del Pd, forse era meglio metterla così: «Letta ritwitta l’appello con cui Lerner sul “Fatto” ha invitato il segretario del Pd a chiedere al governo» eccetera.
[25 aprile 2021]

È mai possibile
«Oddio, Ermini, possibile che non ti sei accorto che la magistratura ormai di legittimo non ha neppure la toga?», si chiede il direttore Piero Sansonetti sulla prima pagina del Riformista. Oddio, Sansonetti, possibile che non ti sia accorto che l’aggettivo possibile, quando esprime incredulità o contrarietà, richiede il che seguito da congiuntivo, non da indicativo?
[1° maggio 2021]

Sdoppiamento della personalità
Dal Corriere della Sera: «Laura Roggero, 44 anni, la figlia del gioielliere di Grinzane Cavour che ha ucciso due dei tre banditi che hanno assaltato il suo negozio, ripercorre i drammatici momenti della rapina». Didascalia: «Paola Roggero, figlia del gioielliere». Si chiamerà Laura o Paola?
[1° maggio 2021]

Il dio Sanità
Di solito in questa rubrica vengono tralasciati i lapsus calami, che una volta stampati diventano refusi. Ma questo, apparso nell’attacco di un servizio sul Fatto Quotidiano, merita la segnalazione: «Il presidente dell’Istituto superiore dio Sanità Silvio Brusaferro». Sempre sia lodato.
[8 maggio 2021]

Domanda di cultura
Incipit del commento di apertura sulla prima pagina della Repubblica, firmato da Concita De Gregorio: «Fedez ha ragione. Se la domanda semplice è questa la risposta semplice è sì: ha ragione». Scusi, ma la domanda quale sarebbe?
[3 maggio 2021]

Giournalism
Titolo dal sito della Repubblica: «Superlega, il Fanancial Times: “Clausole milionarie per i club in uscita”». Della serie: parla come mangi e non scrivere come parli.
[23 aprile 2021]

Credono ancora ai Babbi Natale
Il Fatto Quotidiano spara in prima pagina un’anticipazione di Report, riguardante un «incontro “carbonaro”» che Matteo Renzi ebbe lo scorso 23 dicembre con Marco Mancini, l’agente segreto del caso Abu Omar. «Al mattino va in tv a chiedere che Conte molli la delega sui Servizi. Poi raggiunge in un piazzola (sic) di Fiano Romano il discusso dirigente del Dis: “Doveva darmi i Babbi Natale di cioccolato”», fa dire a Renzi. Ma il vecchio personaggio dalla barba bianca non c’entra nulla: i Babbi non sono dolci natalizi bensì wafer ricoperti di cioccolato.
[3 maggio 2021]

Tempi storici
In un articolo su Domani dedicato a Federico Umberto D’Amato, che fu a capo dell’Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno e che i magistrati di Bologna avrebbero ora individuato quale organizzatore della strage di Bologna del 2 agosto 1980, lo storico Salvatore Sechi afferma che «è morto nel 1984». In realtà D’Amato morì nel 1996. Se ne deduce che Domani affida agli storici il compito di retrodatare d’ufficio i decessi a ieri o all’altrieri.
[26 aprile 2021]

Appello respinto
Titolo di una corrispondenza da Parigi sul sito del Corriere della Sera: «Scarcerati i terroristi rossi. L’appello per la liberazione di Valeria Bruni Tedeschi». In effetti, per come recita, la galera è l’unico posto dove dovrebbe stare.
[29 aprile 2021]

Contro di cui, contro di lui
In una pagina apparsa sul Fatto Quotidiano, Massimo Fini afferma che Il Giornale «da quando l’ha lasciato Montanelli, sotto la direzione prima di Feltri poi dello stesso Sallusti poi di Belpietro, non ha fatto altro che attaccare la legittimità delazione della Magistratura italiana». Poco più avanti, sostiene che il medesimo Giornale «è uno strenuo difensore del principio di non colpevolezza fino a condanna definitiva, principio che io ho sempre difeso soprattutto quando riguardava degli stracci contro di cui la destra, chiedo scusa alla Destra, si accaniva come nel caso di Pietro Valpreda». Il Fini non giustifica i mezzi.
[27 aprile 2021]

Confuso eccellente
Incipit della rubrica La parola che apre il settimanale L’Espresso: «Grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione non è affatto eccellente», scrive Massimiliano Panarari. Non si capisce l’uso del ma: quando la confusione sotto il cielo è grande di solito la situazione è eccellente?
[25 aprile 2021]

Va il grillin su l’alte cime
Sul Giornale, Gian Paolo Serino fa parlare Cristina Pozzi, che nel 1981 perse i genitori e il fratello di 9 anni in un incidente provocato da Beppe Grillo (il quale è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione per omicidio plurimo colposo). «Grillo insistette molto, dopo pranzo, per raggiungere i 3.000 metri di quota con la sua nuova jeep, che aveva fatto appena arrivare dall’America», scrive Serino. Il veicolo finì in un burrone e il comico si salvò gettandosi fuori dall’abitacolo. La versione viene pappagallescamente ripresa dalla Repubblica. L’incidente avvenne in località Cabanaira, collegata a Limone Piemonte da una seggiovia che alla quota massima tocca i 1.972 metri. E comunque Grillo era diretto al Colle di Tenda: 1.871 metri di altitudine. I 3.000 metri sono stati raggiunti solo dalla fantasia dei giornalisti.
[21 aprile 2021]

Anima e corpo
Nel suo editoriale di prima pagina, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, osserva: «Ezio Mauro si dispera per “I grillini senz’anima”. Ma non erano morti? Che senso ha cercare l’anima se non c’è più il corpo?». In chiave religiosa un senso ce l’ha, giacché l’anima è la parte spirituale e immortale dell’uomo, quindi gli sopravvive.
[20 aprile 2021]

Ehi, non manipolarmi!
«“Don Rugolo era un manipolatore”. Sette ragazzi del suo gruppo accusano il prete arrestato: “Ci toccava spesso nelle parti intime”», titola La Repubblica. Il che lascia intendere che un manipolatore sia un maniaco sessuale che palpeggia gli adolescenti. Ma per lo Zingarelli 2021 dicesi manipolatore chi manipola (specialmente in senso figurato): un manipolatore di vini; un manipolatore di imbrogli. Quanto al significato del verbo manipolare, il predetto dizionario non lascia dubbi: lavorare qualcosa con le mani, specialmente impastando; preparare qualcosa mescolando varie sostanze o ingredienti; alterare o contraffare un prodotto alimentare; falsificare; manovrare (manipolare le coscienze; manipolare l’opinione pubblica). Ora, impastare organi sessuali pare un’attività oggettivamente difficile anche per un presunto molestatore.
[29 aprile 2021]

Titoli zoppicanti
Titolo a tutta pagina da Domani: «Così il vaccino Sputnik è stato azzopato dalla geopolitica». E la grammatica dal giornalismo.
[24 aprile 2021]

Il finale della semifinale
Titolo dal Corriere della Sera, alla vigilia della semifinale di Europa League: «Roma, finale col botto». Chissà che botto per la finale finale.
[29 aprile 2021]

Frollini
Da Avvenire: «Fin dal suo arrivo a Prato il vescovo Giovanni Nerbini aveva annunciato l’intenzione di dar vita a una iniziativa su fede e omosessualità. “Prima a queste persone si diceva: ‘Mi spiace, la Chiesa dice questo’. Invece credo che innanzitutto occorra dire: ‘Dio ti vuole bene, non sei un biscotto bruciato, perché per il Signore tutti i biscotti sono buoni’”, disse Nerbini durante il primo convegno pastorale da vescovo». E il biscotto, bruciato o no, va inzuppato, si sa.
[27 aprile 2021]

I necrologi per Luigi Calabresi
In un’intervista (peraltro nobilissima) rilasciata al Corriere della Sera in occasione dell’arresto in Francia del latitante Giorgio Pietrostefani, mandante dell’uccisione di Luigi Calabresi, il figlio del commissario di polizia assassinato nel 1972 da Lotta continua ricorda: «Il giorno dopo l’omicidio di mio padre, sul Corriere della Sera apparve un solo necrologio firmato da un privato cittadino. Fatico a pensare alla solitudine che lo circondò anche da morto. Era tanto tempo fa, erano tempi feroci». Trattandosi di un giornalista, cioè di quel Mario Calabresi che ha diretto La Stampa e La Repubblica, ci saremmo aspettati più precisione. Magari dipende dal fatto che all’epoca aveva appena 2 anni, e quindi non può ricordare, ma il 18 maggio 1972 sul Corriere, oltre ai necrologi della famiglia, dei parenti, di molte questure d’Italia e di due aziende, apparvero quelli di 14 privati cittadini, comprendenti le partecipazioni al lutto di 111 persone. Tra i firmatari di tali necrologi figuravano condomini e amministratore del centro residenziale milanese Cherubini 6, davanti al quale il commissario Calabresi venne assassinato, l’imprenditore Antonio Lanfranchi, l’ingegner Orazio Bagnasco e la Lega internazionale per i diritti dell’uomo. Fra l’altro, Mario Calabresi contraddice sé stesso, perché nel libro Spingendo la notte più in là (Mondadori), in cui racconta la storia della sua famiglia, scrive: «Luigi Calabresi, padre di due bambini con un terzo in arrivo, ucciso con due colpi sparati alle spalle, vittima di un pubblico linciaggio furioso, ebbe solo quattro necrologi spontanei e non dovuti».
[29 aprile 2021]

La diritta via è smarrita
Nel titolo d’apertura di prima pagina, dedicato al caso del presunto stupro di gruppo che vede fra gli indagati il figlio di Beppe Grillo, La Verità specifica: «I giudici dovranno capire qual’era lo stato psicofisico della ragazza alle prese con i tre giovani». Quale si può troncare in qual, ma non si apostrofa mai dinanzi a parola che inizi per vocale (qual è, non qual’è). Ove non bastasse la conoscenza della grammatica, dovrebbe sopperire l’incipit della Divina Commedia, soprattutto a 700 anni dalla morte di Dante Alighieri: «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita. / Ahi quanto a dir qual era è cosa dura / esta selva selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova la paura!».
[29 aprile 2021]

Teste sfondate
«Giallo nel Reggiano: fermato il figlio dell’uomo uomo trovato col cranio sfondato in casa con la moglie ferita», titola il sito della Repubblica. Ricapitolando: 1) l’uomo è davvero un uomo, e non una donna; 2) l’assassino gli ha sfondato il cranio in casa usando la moglie ferita come arma contundente. La famosa analisi illogica.
[25 aprile 2021]

Orecchie resistenti
Sul medesimo sito: «Il ritorno su un podio degli Europei dopo 7 anni sulle note di “Bella Ciao”, e proprio nel giorno della Liberazione. Vanessa Ferrari conquista la medaglia di bronzo nel corpo libero alla rassegna di continentale (sic) di Basilea». Ma allenarsi per 7 anni con Bella ciao nelle orecchie non sarà troppo anche per i più resistenti della Resistenza?
[26 aprile 2021]

Genocidio armeno
Nella sua rubrica Buongiorno sulla prima pagina della Stampa, Mattia Feltri incappa in uno sfondone storico: «Gli armeni furono spazzati via in particolare negli anni della Seconda guerra mondiale, il novanta per cento fu ammazzato o cacciato dalla Turchia e più dei numeri potrà il testo di un telegramma spedito dal governo centrale alla prefettura di Aleppo – oggi in Siria, allora nell’Impero Ottomano. “Il governo ha deciso di eliminare completamente tutti gli armeni... senza riguardo per le donne, i bambini, i malati. Per quanto possano essere tragici i mezzi di sterminio... bisogna mettere fine alla loro esistenza”». Il genocidio armeno a opera dei turchi iniziò nel 1894, culminò nel 1915 e proseguì fino al 1922. Infatti il telegramma citato da Feltri fu spedito il 16 settembre 1915 da Mehmed Talat Pascià, l’architetto del Metz Yeghérn (Grande Crimine), come documentano le ricercatrici Flavia Lattanzi ed Emanuela Pistoia in The Armenian Massacres of 1915-1916 a hundred years later open. Questions and tentative answers in international law (Springer).
[27 aprile 2021]

Donne di facili costumi/1
«Quelle che provano a godersela, vengono stecchite dalla punizione divina: il vaiolo si porta via la cortigiana balzachiana Nanà e anche la marchesa de Merteuil ne Le relazioni pericolose», scrive Chiara Tagliaferri su Domani. Duole deluderla, ma Honoré de Balzac non c’entra nulla, essendo Nanà l’infelice protagonista dell’omonimo romanzo di Émile Zola (come Tagliaferri dovrebbe ben sapere, visto che è una scrittrice).
[25 aprile 2021]

Donne di facili costumi/2
Didascalia sotto una foto a corredo di un servizio del Corriere della Sera su Fernande Grudet (1923-2015), meglio nota come Madame Claude, che in Francia arrivò ad arruolare 500 prostitute: «Madame Claude fu anche una potente “protettrice”. Insisteva che le “sue” ragazze imparavano i modi dell’alta società». Ci sfugge il significato dell’anche, avendo costei fatto soltanto la maîtresse. E per l’agghiacciante imperfetto al posto del congiuntivo ci appelliamo a san Francesco di Sales, protettore dei giornalisti.
[2 aprile 2021]

Una voce dall’oltretomba
Titolo dalla prima pagina del Fatto Quotidiano: «L’addio a Milva. Pantera “Rossa”, Bella ciao: ora non canterà più». Nel caso udiste una voce provenire dal loculo e vi venisse qualche dubbio.
[25 aprile 2021]

Bufaleide
«A Sassari un medico ha visto in un supermarket un suo paziente positivo e lo ha fatto chiamare: “Il signore che è positivo si presenti al box informazioni...”. Si sono presentate sette persone», scrive Alberto Pinna sul Corriere della Sera. Peccato che si tratti di una leggenda metropolitana adattata a varie località, riportata nove giorni prima anche dall’edizione palermitana della Repubblica, che la collocava a Canicattì, in provincia di Agrigento («Il medico riconosce al supermercato i pazienti positivi: scatta la denuncia»). A partire dal 26 marzo sono caduti nel tranello della chiacchiera infondata vari giornali cartacei e testate online: Il Quotidiano Italiano, ancora La Repubblica (edizione di Firenze), Il Giorno, La Nazione (che la dava per accaduta a Lido di Camaiore), Arezzo Notizie, Gazzetta di Modena, Prima Como, Mondo Palermo, La Notizia, Corriere del Mezzogiorno, Salerno Notizie, Il Tempo.
[25 aprile 2021]

No vax immaginari
La Repubblica annuncia nel titolo: «Tredicimila in Toscana / diecimila nel Lazio / la mappa dei medici no vax». Poi vai a leggere il testo e scopri che è tutto sbagliato. Non si tratta di medici, bensì di personale sanitario (medici e infermieri) e i numeri si riferiscono a chi non s’è ancora vaccinato, non ai contrari al vaccino.
[25 aprile 2021]

Incredibile, medici contro le tette
«È incredibile come le linee guida del ministro Speranza e purtroppo la stragrande maggioranza dei medici di famiglia siano no dugs», scrive Silvana De Mari sulla Verità. Siamo pienamente d’accordo, visto che in un gergo inglese arcaico dugs significa tette.
[19 aprile 2021]

Confusione sessuale
La pagina Facebook del Corriere della Sera presenta così, in un titolo, il caso di don Giulio Mignani, parroco di Bonassola (La Spezia): «Se posso benedire le coppie gay, allora non benedico le palme». Veramente l’ex Sant’Uffizio (con il placet di papa Francesco) ha imposto a lui e agli altri preti di non benedire le coppie omosessuali.
[29 marzo 2021]

Peli nell’uovo e altrove
«I peli delle ascelle, emblema di emancipazione per una grossa fetta di universo femminile», sono l’argomento di un articolo di Giulia Mattioli sul sito della Repubblica. La frase finale riguarda la «Generazione Z che più di ogni altra è avulsa agli stereotipi e alle imposizioni». Non per cercare il pelo nell’uovo, ma poiché avulso significa staccato, isolato, bisognava scrivere «avulsa dagli stereotipi e dalle imposizioni».
[1° aprile 2021]

Le colpe della madre ricadano sulla figlia
Titolo dal Giornale: «Orfana malata di cancro trova la madre: non la salva». Poiché il soggetto è orfana, non solo è malata di cancro ma pure cattiva.
[22 aprile 2021]

Trasferte invertite
Titolo dalla prima pagina del Gazzettino: «L’Inter vuole chiudere i conti. A Verona cercando la vittoria “pesante”». Se ne deduce che i nerazzurri abbiano giocato in trasferta nella città dei gialloblù. Invece è l’esatto contrario: la partita si è disputata nello stadio di San Siro, a Milano.
[25 aprile 2021]

I 33 giorni sono 53
Incipit dell’editoriale del direttore Marco Travaglio sulla prima pagina del Fatto Quotidiano: «Quando morì papa Luciani, 33 giorni dopo papa Montini, Lotta Continua titolò: “È rimorto il papa”». L’espressione non è corretta. Infatti lascia intendere che dal decesso di Paolo VI a quello di Giovanni Paolo I siano passati 33 giorni. In realtà furono 53, essendo il primo morto il 6 agosto 1978 e il secondo il 28 settembre. I 33 giorni sono intercorsi fra l’elezione di Albino Luciani a pontefice e la sua prematura dipartita.
[25 aprile 2021]

Vicinanza a casa
«Sarà la vicinanza da casa e dalla famiglia», scrive Marco Calabresi sul Corriere della Sera. La lontananza alla grammatica si fa sentire.
[16 aprile 2021]

Varianti nella trattativa
Sommario dal titolo di apertura sulla prima pagina della Verità, che parla di Nicola Zingaretti e dei russi: «Regione Lazio e Spallanzani cedono informazioni sui ceppi virali e sulle varianti nella trattativa sullo Sputnik». Che modificazioni si saranno registrate nella trattativa con i russi sullo Sputnik? Nessuna. Quindi bastava scrivere: «Nella trattativa sullo Sputnik, Regione Lazio e Spallanzani cedono informazioni sui ceppi virali e sulle varianti». E magari aggiungere «del virus».
[16 aprile 2021]

Mostrami il parcheggio
«Ancora nulla si sblocca sull’attivazione del polo vaccinale a Bozzolo», scrive la Gazzetta di Mantova, precisando che sindaco, medici, infermieri e volontari «tutti insieme si sono spostati in piazza Marcora per mostrare i 4mila posti di parcheggio». Azione alquanto misteriosa: mostrare i parcheggi a chi? E non saranno comunque troppi, considerato che Bozzolo conta 4.179 abitanti?
[16 aprile 2021]

Le milioni di Speranza
Nel Tg1 delle 20, il conduttore Francesco Giorgino informa: «Proseguono le vaccinazioni in Italia. Il ministro Speranza annuncia: “Abbiamo superato le 15 milioni di dosi”». Il titolare del ministero della Salute conferma nel servizio che segue: «Abbiamo superato le 15 milioni di dosi somministrate». Ecco un telegiornale fedelissimo alla linea del governo anche nella sintassi creativa. Forse il ministro è incappato in una sillessi, cioè una concordanza a senso – in genere, numero, persona o tempo – di due o più termini, che grammaticalmente richiederebbero invece una diversa costruzione, come spiega lo Zingarelli 2021: nel caso specifico, «i 15 milioni di dosi». La verità è che Speranza è abbonato alle sillessi: «Sono state superate le 10 milioni di somministrazioni» (Askanews, 1° aprile).
[19 aprile 2021]

Va bene il Covid e la crisi economica
Nell’editoriale di prima pagina, il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, parla in questi termini del premier Mario Draghi e del ministro Marta Cartabia: «Sbagliano, perché va bene il Covid e la crisi economica, ma curare il cancro della malagiustizia è una urgenza non più rinviabile». Chissà che cos’altro ci potrà ancora accadere se va male.
[18 aprile 2021]

Acutil Fosforo per Barbero
Nella rubrica Passato e presente su Rai 3, lo storico (gettonatissimo) Alessandro Barbero parla di madame Bovary come di «una giovane signora con ambizioni intellettuali» che «sposa un farmacista di provincia un po’ ottuso». Poco dopo ribadisce il concetto, soffermandosi sul «matrimonio infelice della moglie di un farmacista di provincia». Ma il protagonista del romanzo di Gustave Flaubert non è un farmacista, bensì un medico. Che glielo ordini l’uno o l’altro, urge Acutil Fosforo per il professor Barbero.
[19 aprile 2021]

Che ci fai con i vaccini?
Titolo dalla Verità: «Via libera a J&J soltanto agli over 60. Pronte 184.000 dosi da distribuire». Normalmente vengono prodotte per essere trattenute e buttate via, si sa.
[21 aprile 2021]

Christo, che camminata
Intervistandolo per il Venerdì di Repubblica, Alba Solaro fa dire al fumettista Milo Manara: «Oggi si parla di arte figurativa solo di fronte a installazioni da otto milioni di dollari, come Christo che ci fa camminare sul Lago Maggiore». Bella passeggiata: da Sulzano a Sesto Calende sono 133 chilometri. Il fatto è che The floating piers, l’installazione artistica di Christo, fu realizzata sul lago d’Iseo. (Avendo intervistato un paio di volte Manara e conoscendo la sua accuratezza, escludo che abbia potuto dire una simile castroneria. Qualora fosse accaduto, una giornalista diligente gliel’avrebbe corretta).
[16 aprile 2021]

Vite da Brambilla
Titolo dalla rubrica Teleraccomando del Corriere della Sera: «I cani antiveleno che salvano vite da Brambilla». Come sarà una vita da Brambilla? O ci sono vite aggredite da Brambilla e salvate dai cani? Più semplicemente bastava scrivere «Da Brambilla i cani antiveleno che salvano vite», e si sarebbe capito che erano i protagonisti del programma Dalla parte degli animali che l’ex ministra, fervente animalista, conduce su Rete 4 la domenica alle 11.
[18 aprile 2021]

Formigoni in Dolby surround
Titoli dal Giornale. Pagina 12: «Gli ideali cristiani che fermarono un Pci così subalterno a Mosca». Pagina 13: «Gli ideali cristiani che fermarono un Pci così subalterno a Mosca». Talmente innamorati di Roberto Formigoni da aver pubblicato due volte, in pagine affiancate, la stessa prefazione che il cardinale Camillo Ruini ha steso per un libro scritto dall’ex presidente della Regione Lombardia. Riabilitazione stereofonica.
[22 aprile 2021]

Feriti a morte
Titolo da Avvenire: «In un mese 23 morti, il Covid continua a ferire il clero italiano». Ma i preti li uccide o li ferisce? Decidetevi.
[2 aprile 2021]

E non? Eh no!
In un titolo, Il Fatto Quotidiano cita «i paletti e le distorsioni tra famiglie numerose e non». Gli avverbi di negazione no e non «hanno usi nettamente distinti, ma spesso si trovano malamente confusi» (Aldo Gabrielli, Dizionario linguistico moderno). «L’avverbio negativo olofrastico (detto così perché, da solo, costituisce un’intera frase) in italiano è soltanto no», sentenzia il linguista Luca Serianni per l’Accademia della Crusca. «L’uso tradizionale richiede dunque o no in coordinate disgiuntive ridotte appunto alla sola negazione olofrastica». E cita esempi antichi e moderni, a partire dalla Divina Commedia di Dante («Non disceser venti / o visibili o no», Paradiso, VIII, 22-23) fino «al recente modulo giornalistico o no?, come domanda dubbiosa a conclusione di un discorso apparentemente sicuro: “Parigi val bene una messa! o no?”». La stessa regola vale per il costrutto e no, basti pensare al romanzo Uomini e no di Elio Vittorini.
[22 marzo 2021]

Guerra alla guerra
Dalla prima pagina dell’Osservatore Romano: «La difficile guerra di Biden contro le armi facili». Considerato che guerra significa «situazione di conflitto armato», il titolo sembra rubato da una puntata di Oggi le comiche.
[9 aprile 2021]

Zero assoluto
«Contrariamente a quanto si poteva supporre – invece – , medici britannici, avevano scoperto che di questi pazienti la percentuale dei casi riscontrati era prossima allo zero». Si avvicina a questo voto in italiano Luca Telese, che scrive così sulla Verità.
[16 aprile 2021]

La macchina del tempo
Dalla Gazzetta di Mantova: «L’autore del busto di Dante, lo scultore Carlo Cerati, nacque a Casalmaggiore nel 1865 (seicento anni prima di Dante, 1265)». A l’alta fantasia qui non mancò possa.
[10 aprile 2021]

Poco Re, poco Max
Con un’intera pagina di pubblicità, uscita sul Corriere della Sera e sulla Repubblica, Dario Castiglia, che si firma «ceo e founder Re/Max Italia», celebra i 25 anni della sua azienda con questo slogan: «Ero un giovane imprenditore forse un folle». Anche un po’ illetterato. Meglio se insiste con l’inglese.
[19 aprile 2021]

Ma che stai a di’?
Nella sua rubrica del lunedì sul Fatto Quotidiano, Veronica Gentili parla «del Carroccio, diventato quasi ontologicamente sia di lotta che di governo». Forse la signora non sa che l’ontologia è quella parte della filosofia che studia le modalità dell’essere in sé, indipendentemente dalle sue determinazioni particolari o fenomeniche. Se dunque il Carroccio è ciò che è ontologicamente, cioè fin dalle origini, come fa a diventarlo? Sarebbe come dire che qualcuno contrae una malattia genetica. Un non senso.
[19 aprile 2021]

Variante sacramentale
Titolo dal sito della Stampa: «Ragazzino positivo alla cresima, subito una ventina in quarantena». Scoperta una nuova variante del coronavirus: è un sacramento.
[15 aprile 2021]

Trade d’union
Secondo Raffaella Troili, che lo scrive sul Messaggero, Giovanna Boda, la dirigente del Miur che ha tentato il suicidio dopo aver appreso d’essere indagata per corruzione, «era un trade d’union molto stimato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella». La dichiarazione, virgolettata, è attribuita all’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, per cui resta il dubbio: Troili si sarà limitata a fare da trait d’union o ci avrà messo del suo?
[16 aprile 2021]

Ultimo (e penultimo) addio
Titolo dal Corriere della Sera: «L’ultimo addio a Filippo (secondo i suoi desideri)». Chissà com’era andato il penultimo.
[17 aprile 2021]

Servizi poco Saporiti
Il Giornale dedica un servizio a Verona, a firma di Camilla Golzi Saporiti, nel quale Dante Alighieri viene descritto come «dal 1312 al 1318 ospite di Cangrande della Scala». È invece certo che il Sommo Poeta si rifugiò a Verona fra il 1302 e il 1304, subito dopo essere stato condannato a morte in contumacia nella sua Firenze. La fuga è raccontata nella Divina Commedia sotto forma di profezia dal suo avo Cacciaguida: «Lo primo tuo refugio e ’l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo / che ’n su la scala porta il santo uccello» (Paradiso, canto 17). Il gran Lombardo era Bartolomeo della Scala (morto il 7 o l’8 marzo 1304) e il santo uccello era l’aquila che figurava nello stemma della signoria scaligera. Il soggiorno presso Cangrande della Scala è successivo. Più avanti Golzi Saporiti cita «l’osso di balena» appeso al varco della Costa, il passaggio fra piazza delle Erbe e piazza dei Signori: «Cadrà quando qualcuno che non ha mai mentito ci passerà sotto». Non sa di che parla: quello che cadrà sulla testa del primo uomo sincero è il mappamondo di pietra sorretto dalla mano di Girolamo Fracastoro, il medico letterato che nella prima metà del Cinquecento scoprì l’agente patogeno del «morbo gallico», meglio noto come sifilide. La statua dello scienziato veronese sovrasta tutt’altro arco della piazza dei Signori. Infine la giornalista suggerisce ai suoi lettori di soggiornare al «Byblos Art Hotel Villa Amistà, una notte per due persone, colazione inclusa, da 240 euro», e questa pare, chissà perché, l’informazione in assoluto più esatta. Peccato che l’albergo disti più di 10 chilometri dal centro storico.
[4 aprile 2021]

Dim-inuit
Titolone in prima pagina sull’inserto Atlante dell’Osservatore Romano: «Gli Inuit difendono le risorse dell’Artico», con la maiuscola. Titolo in seconda pagina: «Groenlandia, la svolta ambientalista impressa dagli inuit», con la minuscola. Dim-inuit dal recto al verso.
[9 aprile 2021]

Cambiare registro
«Ma è soprattutto sull’Europa che i sovranisti stanno abbracciando Draghi, per il modo in cui ha avvertito Bruxelles a cambiare registro», scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera. Preposizione impropria. Avvertire, nel senso di rendere consapevole qualcuno di una circostanza a lui ignota, richiede di, non a; nel senso di avvisare, ammonire, consigliare, richiede di seguito da verbo all’infinito oppure da che. Quindi: «Ha avvertito Bruxelles di cambiare registro» oppure «Ha avvertito Bruxelles che deve cambiare registro». Altrimenti occorreva scegliere un altro verbo: «Ha esortato Bruxelles a cambiare registro».
[10 aprile 2021]

Uscito fuori e uscito dentro
Titolo dalla Verità: «Il Covid ha ucciso pure l’Unione europea. E chi ne è uscito è già fuori dall’incubo». Chi è uscito è fuori. Concetto rivoluzionario. Eravamo tutti convinti che chi esce restasse dentro.
[9 aprile 2021]

Far perdere le tracce
«Una di quelle cosiddette rivoluzioni fiscali rimaste però sottotraccia e di cui poi si sono perse le tracce», scrive Patrizia De Rubertis sul Fatto Quotidiano. Come si faranno a vedere, e quindi a perdere, le tracce sottotraccia, se quest’ultimo sostantivo significa «nascosto, sotterraneo»?
[18 aprile 2021]

La polizia ha le mani alzate
Titolo dal Corriere della Sera: «A Chicago il video di Adam, 13 anni, ucciso dalla polizia con le mani alzate». Quindi i poliziotti tenevano le mani levate verso il cielo mentre sparavano. Allora come avranno fatto ad ammazzarlo?
[17 aprile 2021]

Fenzani e Senzi
«Senzani, brigatista-dantista», scrive in prima pagina Il Fatto Quotidiano, annunciando un’intervista con l’ex brigatista rosso. Peccato che all’interno l’intervistato sia Enrico Fenzi, già componente della colonna genovese dell’organizzazione terroristica fondata da Renato Curcio. Una cosa in comune, oltre al deplorevole passato, i due comunque ce l’hanno: i baffi.
[16 aprile 2021]

Chiedete e vi sarà dato
Didascalia dalla Repubblica: «L’associazione “Pane quotidiano”, a Milano, prepara il cibo da distribuire a chi lo richiede». Ché distribuirlo a chi non lo richiede vorrebbe dire tirarlo dietro ai passanti per strada.
[4 aprile 2021]

Nulla di più
Carla Ferrante su Libero fa parlare Marco Franco, legale di Gianluigi Torzi, il broker molisano raggiunto da un ordine di arresto dei magistrati romani per la vicenda del palazzo londinese di Sloane Avenue venduto al Vaticano. Scrive la giornalista: «Per la procura vi è di più: un giro di false fatture che Torzi avrebbe costruito e portato avanti con altri soggetti per frodare il Fisco. “Nulla di più vero - commenta il legale Franco - infatti la sentenza inglese, non ravvedendo alcun reato, ha di fatto sbloccato i conti». I casi sono quattro: o Franco voleva dire «Nulla di più falso», o voleva dire «Nulla di meno vero», o Torzi deve cambiare avvocato, o Libero deve cambiare cronista.
[13 aprile 2021]

I giornali muoiono. Grazie, lockdown
Sergio Carli su Blitzquotidiano.it riferisce che «le vendite dei giornali del mese di gennaio 2021 hanno perso per strada altre 300 mila copie». E precisa: «Grazie al lockdown, la Gazzetta dello Sport, per fare un esempio, ha perso più o meno metà dei ricavi dall’edicola». Prego, non c’è di che.
[6 aprile 2021]

Reverendo, concilia?
Intervistato da Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera, don Riccardo Ceccobelli, il prete umbro che ha chiesto di essere dispensato dall’obbligo del celibato per sposarsi con una giovane infermiera e catechista, dichiara di avere «pensato molto a certe coincidenze: l’11 aprile, cioè la data della mia ultima messa, nell’anno 1123 si chiuse il concilio lateranense con la dichiarazione dell’obbligo del celibato per i sacerdoti. E il 12 aprile, quando si è aperto il mio processo canonico, 388 anni prima fu processato Galileo Galilei. Voglio dire che forse dietro tutto questo c’è il disegno di Dio». Non lo mettiamo in dubbio, reverendo, ma quale sarebbe la prima coincidenza? Il concilio Lateranense I – ve ne furono altri quattro fino al 1517 – iniziò il 18 marzo «e si concluse in due sole sessioni tenute prima del 6 aprile, o più probabilmente il 27 marzo», come si legge nei Conciliorum oecumenicorum decreta.
[14 aprile 2021]

Non so se mi spiego
A. Mass. si occupa sul Fatto Quotidiano del caso di Alma Shalabayeva: «Le difese di Cortese e Improta chiedono al tribunale di sentire come testi Pignatone e Albamonte. E sarebbe davvero interessante sapere la loro versione. Ma il tribunale non ci sta». La spiegazione? «Avrebbero potuto confermare le “pressioni” citate da Olivo, spiegare se davvero sotto “pressione” cambiarono idea e soprattutto: perché non vi si opposero? E ancora: se firmarono quel nulla osta – che avrebbe potuto impedire “sequestro” – a prescindere dalle “pressioni”, in assenza di “pressioni”, o perché davvero indotti in errore da Cortese e Improta». Beh, forse parlare di spiegazione è eccessivo.
[13 aprile 2021]

Asimetria o asineria?
Sommario da Domani: «Questa asimetria si riflette anche nella paura di perdere il posto di lavoro o nella paura di non trovarne un altro». Per il posto da redattore la paura pare giustificata.
[11 aprile 2021]

Mala tempora
Incipit di un articolo dell’Osservatore Romano, a firma di Nicoletta Capozza: «Sono passati 66 anni da quando il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer è stato giustiziato nel campo di concentramento di Folossenbürg». A parte che si scrive Flossenbürg, per l’uso del passato remoto aspetteranno che ne siano passati 100? Nello stesso numero, la notizia della morte del principe Filippo di Edimburgo: «Nato nel 1921 a Villa Mon Repos, sull’isola di Corfù, Filippo crebbe in Francia e, dal 1928, nel Regno Unito. Ha prestato servizio nella marina inglese durante la seconda guerra mondiale». Crebbe nel passato remoto, fu militare nel passato prossimo. Non male per un signore di 99 anni.
[9 aprile 2021]

Hanno studiato alla Sorbona
Titolo dalla Verità: «Sommergibile russo nel depliant Usa. La gaffe che imbarazza Washington». Due francesismi in due righe, sbagliati al 50 per cento: si scrive dépliant. Qualche giorno dopo, in un articolo sul ministro Luciana Lamorgese: «Poi, alla domanda se sia possibile che dietro alla protesta ci possa essere un’unica regia (fascista, ca va sans dire) il ministro risponde chiaramente». Si scrive ça.
[26 marzo e 9 aprile 2021]

Grandi (errori) di Spagna
È un vero e proprio cimitero di errori, fin dal sommario e in una didascalia, l’articolo da Madrid di Anna Bonalume pubblicato dall’Espresso. Eccoli, in ordine di apparizione: Sanchez invece di Sánchez; la foto di un paso (scultura a soggetto sacro tipica della Settimana santa) nella chiesa del Cristo di Medinaceli «durante le messe pasquali», delle quali nell’immagine non c’è però nemmeno l’ombra; Diaz invece di Díaz (e Ayuso invece di Díaz Ayuso, anche se la cattiva abitudine d’indicare solo il secondo cognome invece di entrambi s’incontra talvolta anche nei Paesi di lingua spagnola); Monica Garcia invece di García; il movimento politico Mas Madrid invece di Más Madrid; Maria invece di María; il quartiere di Lavapiès invece di Lavapiés; e infine Sofia invece di Sofía. Insomma a Madrid deve andare qualcuno che sappia lo spagnolo, o in redazione qualcuno dovrebbe preoccuparsi di correggerlo (magari dando un’occhiata anche al tedesco, visto che alla fine dello sfortunato articolo la città bavarese di Augsburg diventa Ausburg).
[11 aprile 2021]

Congiuntivite
Dal sito della Repubblica: «La morte del principe Filippo pone interrogativi sul futuro di Elisabetta e dei suoi figli e nipoti: ma pochi credono che la regina potrebbe abdicare». Piangesi la dipartita del duca di Edimburgo e del congiuntivo. Pochi credono che la stampa possa emendarsi.
[9 aprile 2021]

Un giorno di ordinaria follia
Titolo dal sito del Messaggero: «Covid, voglia di normalità negli Usa: tornano ad aumentare le sparatorie». Era ora.
[7 aprile 2021]

Pizza siciliana
Notizia diramata dall’Ansa alle ore 20.43: «Milano dedicherà una pizza a Piersanti Mattarella, ex presidente della Regione Sicilia e fratello dell’attuale presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, assassinato dalla mafia in un attentato avvenuto a Palermo nel gennaio del 1980». Capricciosa. Come la tastiera.
[7 aprile 2021]

Condivisione
Attacco di un pezzo sulla prima pagina del Riformista, firmato da Claudia Fusani: «Il faccia a faccia Letta-Renzi è avvenuto ieri mattina a Roma nella sede di Arel, il think tank di Letta. “Incontro franco e cordiale” è la formula condivisa sia dal Nazareno che dallo stesso Renzi». Se è condivisa, il sia e il che sono superflui.
[7 aprile 2021]

Il Regno secondo La Repubblica
Spiace sparare sulla Croce rossa, ma «ogni limite ha una pazienza», come disse il maestro Antonio Scannagatti (Totò) all’onorevole Cosimo Trombetta (Mario Castellani). Nella consueta articolessa domenicale sulla Repubblica, in una premessa di cui sfugge la pertinenza con il resto, il novantasettenne fondatore Eugenio Scalfari evoca Camillo Benso, conte di Cavour, che «non stava bene in salute», ma era «comunque molto pronto ad agire in favore dell’Italia unificanda» e «così fece il trasferimento da Torino a Firenze della nostra capitale riservandosi di andare a Roma quando i problemi con il Vaticano fossero in qualche modo risolti». Da tempo nessuno osa correggere Scalfari, ma ai pietosi colleghi del quotidiano romano ricordiamo che la decisione di trasferire la capitale a Firenze venne presa solo nel 1864, quando Cavour era purtroppo morto da tre anni, e fu realizzata nel 1865 (è vero tuttavia che il grande statista pose con chiarezza e lucidità straordinarie la questione di Roma capitale già nel marzo del 1861 davanti alla Camera dei deputati del neonato Regno d’Italia). Inoltre, di Vaticano nel senso evocato da Scalfari si può parlare formalmente solo dal 1929 (o tutt’al più dal 1870), non certo nel 1860-1861.
[11 aprile 2021]

Legge di gravità
Titolo dal sito del Corriere: «Emilio Fede è ricoverato in gravi condizioni al San Raffaele». Nel testo si legge: «“L’ho vista brutta, sono in piedi per miracolo” ha detto Fede all’Adnkronos. “Non sono in gravi condizioni, è stata però un’esperienza drammatica”». La situazione è grave, ma non seria.
[10 aprile 2021]

Tenga il resto
Titolo in prima pagina sulla Verità: «Ci vogliono 100 miliardi per salvare il Paese». Titolo a pagina 9: «Per salvare le imprese servono almeno 102 miliardi di nuovi ristori». E i 2 miliardi che ballano? Mancia.
[9 aprile 2021]

Combinazioni
Dalla pagina Facebook del Giorno: «La scoperta di alcuni ricercatori tedeschi: combinati con un anti virale possono limitare in grande misura l’impatto del virus». I ricercatori tedeschi ci sembrano combinati male.
[10 aprile 2021]

Praterie celesti
Sul Venerdì di Repubblica l’ex frate Filippo Di Giacomo – che dopo essersi esclaustrato è prete della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, peraltro più assiduo in Rai che nelle parrocchie ciociare – dedica un articolo al cardinale camerunese Christian Wiyghan Tumi e conclude: «Il porporato ha 90 anni. Età che in Africa è segno di ulteriore grande dignità». Specificazione intempestiva: l’anziano cardinale è passato a miglior vita il 2 aprile. Va bene che la rubrica del facondo reverendo si chiama Cronache celesti, ma se proprio non si voleva cestinare il non indimenticabile articolo sarebbe bastato aggiornarlo.
[9 aprile 2021]

Sì all’omotransfobia
«Le strane priorità dei giallorossi: sì a ius soli e omotransfobia», titola Il Giornale. Davvero strane: non sapevamo che M5s e Pd fossero favorevoli, oltre che allo ius soli, anche all’omotransfobia. Ovviamente trattasi di sintesi maldestra del redattore. A meno che non si tratti dell’inconscia influenza di una celeberrima affermazione attribuita a Francesco Totti, icona dei giallorossi in ambito calcistico: «Io non ho nulla contro l’omofobia».
[4 aprile 2021]

Sfida all’O.K. Corral
Titoli da un’unica edizione del Corriere della Sera. Pagina 18: «Fuori dalle priorità ufficiali: disinteresse o sfida?». Pagina 25: «La sfida degli archeologi per battere i tombaroli in Israele». Pagina 26: «La sfida rischio-sicurezza fa del caso vaccini un dilemma». Pagina 41: «Pronto Belotti per la sfida del gol». Ok, sfida vinta.
[17 marzo 2021]

Scanzi stirato
Il Fatto Quotidiano censura il coordinatore di Italia viva nella zona di Orvieto, Massimo Gnagnarini, reo di aver pubblicato su Facebook un post contro Andrea Scanzi, firma del predetto giornale, scrivendo che, nel quartiere chiamato La Corea dove il seguace di Matteo Renzi è nato, a uno come lui «avremmo usato violenza praticandogli “la stira”». Chiosa Il Fatto: «Sorvoliamo su cosa sia la stira (ma potete trovare il significato sul web)». Ora, a parte che i pochi ancora abituati a comprare i quotidiani lo fanno proprio per non doversi abbeverare su Internet, l’evasiva postilla induce il lettore a immaginare che la stira sia chissà quale innominabile sevizia. Pare invece che si tratti di una goliardata maschile, seppure disdicevole, in cui un gruppo di amici spoglia un compagno, lasciandolo in mutande e nascondendogli gli abiti in modo che non possa rivestirsi. Tuttavia, trattandosi di Scanzi, il «sorvoliamo» appare giustificato.
[4 marzo 2021]

Osservando piselli
Da un’unica edizione dell’inserto Quattro pagine dell’Osservatore Romano. Sergio Valzania: «La maggioranza delle persone è affetta oggi dalla “sindrome della principessa sul pisello”». Silvia Gusmano: «Il primo, La principessa sul pisello (Crema 2021, euro 18), è un nuovo libro, il nono, di “Pesci parlanti”». Due piselli in quattro pagine. Non sembrerà una fissa vaticana?
[6 aprile 2021]

Attenti al lupa
Dalla Gazzetta di Mantova: «Un esemplare di lupo femmina è stata investita sulla strada fra Gazzo e Bigarello nella giornata di Pasqua». Il gender dilaga.
[7 aprile 2021]

La vagina che visse due volte
Titolo con cui Il Fatto Quotidiano presenta l’autobiografia di Sharon Stone: «Io, donna che visse due volte. “Sulla mia vagina, cazzate”». Non ne dubitiamo. Tante.
[27 marzo 2021]

Niente di nuovo sul fronte orientale
«I contagi dopo un anno sono sei volte di più», apre a tutta pagina in prima il Messaggero Veneto di Udine. Al 5 maggio 2020 in Friuli Venezia Giulia risultavano effettuati, analizzati e refertati 76.060 tamponi. Il totale dei tamponi da quando è scoppiata l’emergenza Covid-19 in quella regione risulta pari a 1.660.335 (dato aggiornato al 4 aprile 2021). Ne consegue che, dopo i primi tre mesi di pandemia, vi è stato un incremento di quasi 22 volte (21,83 per l’esattezza) nel numero dei tamponi eseguiti e processati. Con questa premessa, e sempre ammesso che il confronto sia stato fatto su dati omogenei, a noi pare un miracolo che i contagi scoperti siano stati appena sei volte di più. Quindi la notizia quale sarebbe?
[3 aprile 2021]

L’allora teologo
«A scrivere così, in occasione della Pasqua del 1969, è l’allora teologo Joseph Ratzinger», si legge sull’Osservatore Romano in un articolo del vescovo Domenico Pompili. Forse in Vaticano non ne sono informati, e nel collegio episcopale neppure, tuttavia non risulta che Ratzinger abbia mai smesso di essere teologo, né da arcivescovo e cardinale, né da papa, né dopo la rinuncia al pontificato.
[3 aprile 2021]

Franco e Ciccio editorialisti
Nel suo editoriale in prima pagina, Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, annuncia: «Vesto i panni di Sancio Panza». Grafia adottata anche nel titolo: «Gratteri, Don Chisciotte e Sancio Panza». Il personaggio del romanzo di Miguel de Cervantes in realtà si chiama Sancho fin dalla prima edizione di El ingenioso hidalgo Don Quixote de la Mancha, uscita nel 1605 (dove l’autore lo chiamava Sancho Pança). Vero che l’italianizzato Sancio nella prima metà del secolo scorso fu usato, seppure raramente, da firme importanti (una su tutte: Curzio Malaparte), tuttavia oggidì lo si ritrova scritto così solo nella versione italiana di Wikipedia, non propriamente tra le fonti più accreditate. Sempreché Sallusti non abbia attinto al titolo di un film del 1968, Don Chisciotte e Sancio Panza, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
[4 aprile 2021]

Villoresi, torna!
In un articolo in memoria dell’inviato speciale Luca Villoresi, pensionato della Repubblica morto a 71 anni, il suo collega Daniele Mastrogiacomo parla della solitaria indagine che il giornalista condusse sul covo di via Montalcini, dove le Brigate rosse tenevano prigioniero Aldo Moro: «Gli agenti avevano bussato, nessuno aveva risposto e avevano deciso di proseguire nelle ricerche. La mancata perquisizione resta un mistero: uno dei principali in 55 giorni di sequestro. Se la polizia avesse fatto irruzione come faceva sempre, il presidente del Consiglio si sarebbe salvato e il vertice delle Br sbaragliato». Qui Villoresi avrebbe estratto la matita blu: l’ultima volta che Moro fu presidente del Consiglio risaliva a dieci anni prima. Quando venne rapito era presidente del Consiglio nazionale della Democrazia cristiana, mentre a Palazzo Chigi sedeva Giulio Andreotti.
[4 aprile 2021]

Poco vigili in redazione
Il Corriere della Sera pubblica una foto di Alberto Sordi vestito da pizzardone, nel gesto imperioso di sollevare la mano destra per comandare l’alt ai veicoli. «“Il vigile”. È il film del 1960 di Luigi Zampa con Alberto Sordi che rese famosa la pedana di piazza Venezia», si legge nella dicitura. Non è così. Nel film citato, Sordi è il vigile motociclista Otello Celletti, indossa solo guanti di pelle nera, mai bianca, e non dirige certo il traffico sulla pedana di piazza Venezia, semmai insegue e multa il sindaco (Vittorio De Sica) e l’attrice Sylva Koscina che interpreta sé stessa. La foto di scena apparsa sul Corriere si riferisce invece a Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo di Mauro Bolognini, uscito nel 1956 (il film di Zampa è del 1960). L’altro vigile che appare con Sordi in piazza Venezia è Nino Manfredi, intento a rilevare i decibel dei rumori provocati dal traffico e dal fischietto del collega. Piccola curiosità: alle spalle di Sordi, sul palazzo d’angolo, è appeso un cartello pubblicitario dello studio medico «Prof. Galeazzi Lisi», che si presume fosse l’archiatra pontificio Riccardo Galeazzi Lisi, cioè il medico personale di Pio XII, il quale due anni dopo venderà a Paris Match una ventina di foto del Papa morente scattate di nascosto.
[31 marzo 2021]

Renzi T. l’extraterrestre
Titolo dal Fatto Quotidiano: «Eni e Renzi T.: notizie poco gradite ai giornaloni». Chi sarà Renzi T., tenuto conto che nel corsivo sottostante non vi è traccia di costui? (Trattasi di Renzi Tiziano, identità alla quale i volenterosi lettori dovrebbero pervenire per conto proprio dal seguente indizio: «A proposito di Renzi, come avranno dato la notizia del rinvio a giudizio del babbo e della mamma di Matteo per bancarotta fraudolenta?». E poi ci si lamenta che la gente non legga più i giornali).
[12 marzo 2021]

Morte di un virus
Sommario dalla Verità: «Usando come scudo le morti del virus (e snobbando le altre) viene calpestata l’esigenza di benessere fisico e psichico, il bisogno di respirare all’aria aperta». Quindi non è vero che il Covid-19 è invincibile: muore da solo più e più volte.
[12 marzo 2021]

Corinto o Suez per me pari sono
Non disponendo di foto della nave cargo Given Even incagliata e disincagliata nel Canale di Suez, Libero se la cava con un’immagine d’archivio del Canale di Corinto, aperto nel 1893 per mettere in comunicazione il mar Ionio con l’Egeo, non certo il Mediterraneo con il mar Rosso. Titolo: «Canale di Suez da record». Siamo d’accordo.
[25 marzo 2021]

Poco colto in flagranza
«Ma l’azione dell’intelligence russa stavolta è stata colta in fragranza», scrive Marco Conti sul Messaggero. Fragranza di borsch o flagranza di reato?
[1 aprile 2021]

Non me paro giusto
Sul Fatto Quotidiano, nell’editoriale di prima pagina del direttore Marco Travaglio si legge: «Segue una raffica di slogan copiati paro paro dal catalogo berlusconiano». Per quanto diffusa nel gergo dell’Italia centrale, l’espressione non è corretta. Si dice a paro a paro, come insegnano i dizionari, ma anche Dante nella Divina Commedia («venendo teco sì a paro a paro», Purgatorio, canto 24), Ludovico Ariosto nell’Orlando furioso («e poi, di molte cose a paro a paro tra lor parlando, in Montalban tornaro», canto 23), Giovanni Pascoli («e lo schiavo stradò col suo cantore a paro a paro», Il poeta degli Iloti), Gabriele D’Annunzio («e i solchi seguivano il corso del fiumicello a paro a paro», Notturno). Altrimenti basta scrivere pari pari.
[4 aprile 2021]

Falla respirare
Titolo dall’Ansa: «Al via il processo Floyd, l’America col fiato sospeso». Agente Derek Chauvin, le tolga il ginocchio dal collo.
[30 marzo 2021]

Il partito della areazione
Dal quotidiano online La Tecnica della Scuola: «Il Pd cambia linea sulla scuola, Ghizzoni chiede areazione automatica delle aule e connessioni web all’altezza». Lo strafalcione è ripetuto nel testo firmato da Alessandro Giuliani. Tecnica da perfezionare. Magari tornando a scuola. (Attenuante generica: areazione in luogo di aerazione compare nel comunicato ufficiale dell’ex deputata Manuela Ghizzoni, riportato nel sito del Pd. Aggravante specifica: Ghizzoni è stata presidente della commissione Cultura e Istruzione della Camera ed è l’attuale responsabile Istruzione, Università e Ricerca del Partito democratico).
[2 aprile 2021]

Tunnel carpale
Ecco come La Stampa presenta nel suo sito il video del primo tunnel navale al mondo sotto le montagne: «Anunciato anni fa, ora il via libera alla costruzione. Sarà lungo un chilometro e seicento metri e lago 25 metri, e verra scavato sotto la penisola montuosa di Stadhavet nella Norvegia nordoccidentale. (...) Le navi che navigano nei dintorni di Stadhavet sono spesso colpite da maree agitate e maltempo e devo aspettare giorni prma di proseguire. In questo modo la scorciatoria permettere di giungere a destinazione in pochi minuti». I famosi errori di stumpa.
[23 marzo 2021]

Sloane Ave Maria
Indispettita dal magnanimo gesto di papa Bergoglio e impegnata a difendere i propri padroni di Gedi, citati in giudizio dal cardinale Angelo Becciu con una richiesta di risarcimento da 10 milioni di euro da devolvere in beneficenza, Maria Antonietta Calabrò arriva a chiedersi sull’Huffington Post: «Ma Papa Francesco è un cerchiobottista?». E cita, come presunto elemento di contraddizione, il fatto che il Pontefice «abbia dato forfait alla Messa in Coena Domini (che ricorda l’Istituzione dell’Eucarestia e da inizio al Triduo Pasquale) nella Basilica di San Pietro», senza accento, «e invece alla stessa ora abbia detto messa privatamente insieme al cardinale Becciu a casa sua». Il che a giudizio della giornalista di scuola ciellina «sembra contrastare con le solenni parole pronunciate sabato scorso per l’apertura dell’anno giudiziario del Vaticano in cui spronava i magistrati a essere incisivi nella lotta contro i crimini finanziari, con un indiretto ma evidente riferimento anche alle indagini in corso sull’acquisto del Palazzo [sic] di Londra di Sloane Ave». Sì, Ave Maria. Senza Antonietta.
[2 aprile 2021]

Consecutio/1
Wanda Marra sul Fatto Quotidiano: «Ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen interviene per fornire dei dati». Per cui oggi sarà intervenuta, mentre domani intervenne.
[26 marzo 2021]

Consecutio/2
Chiara Sabelli su Domani: «Eppure la scorsa settimana la rivista scientifica Nature, una delle più prestigiose al mondo, titola». E la prossima settimana titolò.
[6 aprile 2021]

Le regole della geografia
«Covid, viaggiare all’estero si può: le regole da rispettare per partire (e tornare)». Così viene presentata una guida sulle pagine Facebook della Repubblica e di altre testate Gedi, fra cui la Gazzetta di Mantova e il Corriere delle Alpi. Specifica il testo: «Più facile spostarsi nei Paesi europei (non tutti) e in alcuni Paesi asiatici come l’Australia, la Nuova Zelanda». Restiamo in attesa che nel terzo gruppo editoriale italiano scoprano l’esistenza dell’Oceania.
[29 marzo 2021]

La sferza della verità
Incipit della rubrica Senza infingimenti di Ettore Martinelli sulla Verità: «Nel giorno del suo addio alla segreteria del Pd, Nicola Zingaretti è uscito dal seminato sferzando un colpo da teatro dell’assurdo». Ma che stai a di’? Rientra nel seminato sferrando un colpo ai solecismi, dài.
[27 marzo 2021]

Concordanze
Titolo da Domani: «In Italia Greenpeace e un fronte comune di ong prova a fermare questi tentativi». Ci pare un tentativo plurale più che singolare.
[29 marzo 2021]

Pagati per partire
Titolo di una notizia da Londra diramata dall’Ansa: «Covid: Gb, 5000 sterline a chi cerca di partire senza motivo». Presi d’assalto aeroporti, stazioni e porti del Regno Unito.
[23 marzo 2021]

E che c’azzo!
In un articolo di argomento ecumenico sul Riformista, Fabrizio Mastrofini torna sul caso di Enzo Bianchi, il fondatore che il Papa ha cacciato dalla Comunità di Bose: «Che c’azzecca con il Concilio e con l’ecumenismo? C’azzecca nel senso che è davvero necessaria una drastica rivoluzione nel modo di pensare». Di fronte a tanta sicurezza, non sappiamo che dire, ma certo è necessaria un’urgente rivoluzione nel modo di scrivere, e che c’azzo!
[1 aprile 2021]

Capegruppo
Nel fondo che occupa come ogni giorno l’ultima colonna a destra sulla prima pagina del Fatto Quotidiano, sempre sapido e vescicante, Marco Travaglio infila alla settima riga un sorprendente quanto stridente «delle nuove capegruppe». Non ci siamo, direttore. Il plurale di capogruppo diventa i capigruppo al maschile mentre resta invariato al femminile, quindi le capogruppo. Sulla regola concordano i dizionari Treccani, Zingarelli 2021 e Devoto-Oli. Essa peraltro venne fissata 65 anni fa da Aldo Gabrielli nel Dizionario linguistico moderno: «A noi l’unica soluzione possibile sembra quella di lasciare il nome invariato nella forma singolare (il, la caposquadra; i capisquadra; le caposquadra; il, la caporeparto; i capireparto; le caporeparto; e simili)».
[1° aprile 2021]

Rivolgimenti linguistici tombali
Commentando sul Corriere della Sera il film Genitori vs Influencer di Michela Andreozzi, interpretato da Fabio Volo, il noto critico cinematografico Paolo Mereghetti scrive: «L’adolescente Simone (come la De Beauvoire, che forse si rivolterà nella tomba) passa dalla lettura ai social – e ci stà – ma perché diventa addicted di una influencer simil-Ferragni». L’ipotesi sepolcrale ci pare implausibile: la scrittrice e filosofa si chiamava infatti Simone de Beauvoir. A rivoltarsi nella tomba semmai è il grande linguista Tullio De Mauro per quello stà, essendo noto anche nella scuola primaria che le forme sto e sta (prima e terza persona singolare) del verbo stare non vanno accentate.
[1° aprile 2021]

A che serve il vaccino
«Vaccini: Policlinico Bari, Pfizer efficace contro infezione», titola l’Ansa. Il flash d’agenzia viene ripreso pari pari dai siti di vari media, dal Fatto Quotidiano all’Unione Sarda, fino al Tgcom 24 di Mediaset. Nella notizia si specifica che il vaccino è «efficace anche contro l’infezione». Noi pensavamo invece che fosse efficace solo contro il respiro corto.
[22 marzo 2021]

Diario dall’iperuranio
«Incredibile. Leggo che, secondo uno studio di un Istituto Scientifico straniero ci sarebbe un pianeta che ha una temperatura superficiale simile a quella di Venere e un’atmosfera compatibile con le forme di vita», scrive Maurizio Costanzo nella sua rubrica Il diario sulla prima pagina del Tempo. «Questo pianeta, che però si trova a distanza di 26 milioni di anni luce, sarebbe abitabile anche dai terrestri. Il pianeta si chiama “Gliese 486b”. Purtroppo non so calcolare quanto ci può impiegare un’astronave con umani a fare 26 milioni di anni luce. Non facciamoci illusioni, temo che questo pianeta o si avvicina o è meglio far finta di niente». Dài, Gliese, metti in moto e vieni a trovarci.
[22 marzo 2021]

Lo zero virgola virgola
«Una trentina di decessi su decine di milioni di vaccinati fanno in percentuale lo 0,000 virgola», scrive Massimo Fini sul Fatto Quotidiano. Suggestiva osservazione. Ma in un numero decimale non esistono le virgole dopo la virgola.
[23 marzo 2021]

E per fortuna il monito è chiaro
«Il monito è chiaro: “È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”», scrivono Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. Quindi è fondamentale che la popolazione eviti di rimanere a casa il più possibile?
[27 marzo 2021]

Scanzate che lascia l’impronta Scanzi
Nel bel mezzo dell’inchiesta aperta dalla Procura di Arezzo circa le procedure della vaccinazione anti Covid alla quale Andrea Scanzi non aveva diritto, il giornalista scrive sul Fatto Quotidiano: «Se a ciò si aggiunge un’impronta economica dichiaratamente improntata alla destra tecnocratica, ci si domanda quanto ancora Pd, M5S e Leu saranno disposti a sopportare un governo travestito da unità nazionale, ma nei fatti sempre più destrorso». Questa impronta improntata dev’essere diretta conseguenza dell’iniezione iniettata a Scanzi.
[23 marzo 2021]

Tombini a tutta pagina
Titolo da Libero: «La chiacchiere dei grillini finiscono in un tombino». Di norma nella presente rubrica non vengono segnalati i refusi (a parte quelli che sortiscono effetti comici), ma qui l’eccezione è d’obbligo: se un titolo sbagliato passa inosservato al vaglio di capiservizio, capiredattori, vicedirettori e direttore responsabile anche quando è disteso su tutta la pagina, come in questo caso, non c’è da stare allegri.
[30 marzo 2021]

Verità cattoliche
«Sant’Ignazio da Lojola si rivolta nella tomba», osserva sulla Verità la scrittrice Silvana De Mari. Per essere una cattolica, lo conosce poco: il religioso spagnolo che fondò la Compagnia di Gesù è sant’Ignazio di Loyola.
[22 marzo 2021]

Verità sommarie
Sommario dalla Verità: «Nel provvedimento di sequestro dei beni dei mediatori d’oro, il pm punta le “entrature” con Mr Invitalia». Il verbo puntare in questo caso è intransitivo, pertanto richiede la preposizione articolata formata con su o con a, non l’articolo: avanzare direttamente e risolutamente in una determinata direzione («punta sulle “entrature”») oppure, in senso figurato, mirare a un determinato obiettivo e impegnarsi con tutte le proprie forze per raggiungerlo («punta alle “entrature”»).
[19 febbraio 2021]

Inferno rivisitato
Dalla Gazzetta di Mantova: «Lo slogan scelto da Libera è: “A ricordare e riveder le stelle”, citando l’ultimo verso dell’Inferno di Dante Alighieri, a 700 anni dalla sua morte». A noi par di rammentare che suoni così: «E quindi uscimmo a riveder le stelle». Ma forse abbiamo ricordi confusi.
[19 marzo 2021]

Quella Toia di Patrizia
Sul sito della Repubblica compare un «longform» (nel giornale fondato da Eugenio Scalfari adesso i pezzi di lettura molto lunghi li chiamano così), che ha per titolo «Perché il Pd non è mai nato davvero, una crisi permanente». In testa sono riportati gli autori dell’imponente lavoro: «Carlo Bonini (coordinamento editoriale), Stefano Cappellini, Emanuele Lauria, Luciano Nigro, Concetto Vecchio, Giovanna Vitale, con un editoriale di Ezio Mauro, coordinamento multimediale di Laura Pertici, video di Francesco Giovannetti, grafiche e immagini di Gedi Visual». Fra tali grafiche, ve n’è una che rappresenta l’albero genealogico del Pd. Nelle radici figura la Dc, con un segno «+» interattivo. Cliccandoci sopra, compaiono i nomi dei seguenti fondatori del Partito democratico, provenienti dalla Democrazia cristiana: «Rosy Bindi, Giuseppe Fioroni, Marco Follini, Enrico Letta, Agazio Loiero, Rosa Russo Iervolino, Angelo Rovati, Antonello Soro, Patrizia Troia». Ci sentiamo di spezzare una lancia in favore dell’ultima, che è stata deputata, senatrice, due volte ministro, parlamentare europea e soprattutto si chiama Toia.
[25 marzo 2021]

Specchio deformato
In un ritratto sullo Specchio, settimanale della Stampa, Niccolò Zancan racconta di Alberto Malesani, ex allenatore di Chievo, Fiorentina, Parma, Verona, Panathinaïkos e varie altre squadre di calcio: «Adesso si dedica al vino. Ha una piccola azienda sulle colline della Franciacorta, la terra dove è nato». Due errori in tre righe: La Giuva, la cantina di Malesani, si trova a Trezzolano, sulle colline della Val Squaranto, in provincia di Verona; la Franciacorta è in provincia di Brescia, mentre l’ex trainer è nato a Montorio (Verona). Piuttosto deformato, per essere un ritratto allo Specchio.
[28 marzo 2021]

Villa Torlonia non è una chiesa
«Roma, 24 aprile 1930: Edda Mussolini saluta davanti alla chiesa di S. Giuseppe, vicino allo sposo Galeazzo Ciano e sotto lo sguardo del padre Benito (a sinistra)», si legge in una didascalia su Sette, settimanale del Corriere della Sera. In realtà l’immagine ritrae Edda e Galeazzo neosposi che si affacciano dal portico colonnato di Villa Torlonia, residenza romana del Duce. Il matrimonio fu invece celebrato nella vicina chiesa parrocchiale di San Giuseppe, sulla via Nomentana.
[26 marzo 2021]

Sono solo soli
Titolo da Domani: «Il governo lascia solo il commissario e la Calabria». Nel senso che abbandona al loro destino soltanto questa regione e il suo commissario oppure che lascia soli il commissario e la Calabria»? Dalla lettura del testo, sembrerebbe vera la seconda ipotesi. Nel qual caso il titolo è sgrammaticato.
[25 marzo 2021]

Con vero piacere
Nella sua rubrica Ma mi faccia il piacere, sulla prima pagina del Fatto Quotidiano, il direttore Marco Travaglio scrive: «Non sappia la destra ciò che fa la sinistra». Se voleva essere un riferimento al Vangelo, la citazione risulta sbagliata, poiché nell’originale le due mani figurano nell’ordine inverso: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Matteo 6, 3). Poi scrive: «Monsieur de Pompadur», rifacendo il verso alla nota madame, ma anche qui c’è un errore: era la marchesa di Pompadour (al secolo Jeanne-Antoinette Poisson). Infine, scrive due volte perchè, anziché perché. Ma a questa travagliata accentazione ormai abbiamo fatto il callo, essendo per lui abitudinaria.
[29 marzo 2021]

Dove Vaime?
Dalla prima pagina del Corriere della Sera: «Vaime, la firma di radio e tv». Titolo intuitivo, data la presenza di un occhiello («Aveva 85 anni») con il verbo all’imperfetto. Tuttavia, se uno muore, sarebbe buona norma scriverlo.
[29 marzo 2021]

Doppio choc
Dalla prima pagina del Giornale. Occhiello: «Choc in Francia». Titolo: «Foucault choc. “Il filosofo era pedofilo”». Un po’ scioc ripetere nella prima riga del titolo lo stesso concetto contenuto nell’occhiello, per di più con lo stesso sostantivo.
[29 marzo 2021]

Res publica
Titolo dalla Repubblica: «La vittoria dei tirocinanti: “In lista”». Sommario: «Lorem ipsum dolor sit Consectetur adipiscing elit». Vabbè che il giornale si pubblica a Roma, però eviteremmo il latino (simulato): ci accontentiamo dell’italiano. A condizione che i distratti redattori si ricordino di rimpiazzare il testo segnaposto con frasi di senso compiuto.
[20 marzo 2021]

Notarnicola sarebbe morto
Il Fatto Quotidiano dedica un servizio alla morte di Sante Notarnicola, 82 anni, ultimo componente della banda Cavallero, che negli anni Sessanta terrorizzò Milano. Massimo Novelli racconta che cosa fece dopo essere stato rimesso in libertà al termine di una lunga detenzione: «Sante continuò a scrivere e aprì osterie di “compagni” in giro per l’Italia, come a Bologna, dove sarebbe morto ieri, a 83 anni». Sarebbe morto. Quindi potrebbe essere ancora vivo.
[23 marzo 2021]

Chi salta il fosso e chi ci cade
Titolo dalla Verità: «Vendetta Pd: “ruba” assessori a Sala. Il saltafosso del sindaco con i Verdi non è affatto piaciuto al partito». Al massimo s’è trattato del salto della quaglia, visto che saltafosso è voce settentrionale che significa tranello.
[20 marzo 2021]

Non mi mascherino più
In un reportage dalla Serbia sulla situazione della pandemia e delle vaccinazioni, Francesco Battistini, inviato del Corriere della Sera, riferisce che «la gente fiduciosa non si mascherina più». La consideriamo una benedizione per la lingua italiana.
[23 marzo 2021]

Torture cinesi
Titolo dalla Verità: «Cingolani smontato sulla carne che inquina». Una nuova tortura cinese?
[5 marzo 2021]

Debito di ossigeno
Titolo dalla pagina online di Repubblica Salute e dal sito di Repubblica: «Facciamo un bel respiro. Un libro dedicato al gesto che ripetiamo 25 volte al giorno». Giornalismo dal fiato corto.
[19 marzo 2021]

Tamponamento a catena
In un servizio dal Policlinico Gemelli, sul Corriere della Sera, Claudio Rinaldi scrive: «A tutti i pazienti prima di entrare viene fatto il tampone antigienico». Ne è davvero convinto, perché otto righe dopo insiste: «Un uomo sulla cinquantina sta aspettando l’esito dell’antigienico della madre». E verso la fine lo fa ripetere anche all’incolpevole Francesco Franceschi, direttore del pronto soccorso: «Per questo è importante fare il tampone antigienico a tutti, anche a chi non ha alcun sintomo». In attesa di tornare al test antigenico, ecco spiegata la scarsa igiene che facilita la diffusione del coronavirus.
[21 marzo 2021]

Perdere ai punti (esclamativi)
In una disquisizione sulla prima pagina dell’Osservatore Romano, in cui parla delle «preghiere audaci» che «sono sempre piaciute a Dio», Giovanni Cesare Pagazzi scrive che nel salmo 51, il Miserere, il re Davide «si rivolge a Dio con una raffica di comandi: “Cancella!”, “Lavami!”, “Purificami!”, “Aspergimi!”, “Fammi sentire gioia e letizia!”, “Non guardare!”, “Crea!”, “Rinnova!”, “Non scacciarmi!”, “Rendimi la gioia!”, “Sostienimi!”, “Liberami!”, “Ricostruisci!”». La sventagliata di punti esclamativi esiste solo nella fantasia di Pagazzi. Nel salmo 51 tratto dalla Bibbia approvata dalla Conferenza episcopale italiana, e riportato nel sito della Santa Sede, di questi segni d’interpunzione non se ne trova neppure uno. Nelle Sacre Scritture fino al XV secolo non vi è traccia del punto esclamativo, come documentato negli atti del seminario internazionale su «Grafia e interpunzione del latino nel Medioevo», tenutosi a Roma nel 1984 e pubblicati da Edizioni dell’Ateneo. Né potrebbe essere diversamente, considerato che fu Coluccio Salutati (1332-1406) il primo a descrivere nell’Ars punctandi quello che venne definito il segno d’ammirazione, o d’esclamazione, o d’enfasi. Quindi la selva di esclamativi apparsa sul giornale del Papa rappresenta solo una deplorevole preferenza dell’articolista, il quale è riuscito ad aggiungerne altri sette prima di concludere. Ciò appare tanto più grave se si considera che Giovanni Cesare Pagazzi è un sacerdote e insegna teologia dogmatica ai seminaristi delle diocesi di Crema, Cremona, Lodi, Vigevano e Pavia. Penitenza quaresimale: leggere Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, dove vi è un solo punto esclamativo («“Ecco!” disse ad alta voce e diede uno strappo violento con tutt’e due le mani»).
[20 marzo 2021]

La giovane Cassazione
Sempre a proposito di segni d’interpunzione. I giornalisti hanno preso la cattiva abitudine, soprattutto nei titoli, di usare la virgola al posto del punto. Con esiti tragicamente esilaranti, come dimostra questo sottotitolo formulato dall’Ansa per la notizia della definitiva assoluzione di Umberto Bindella, processato con l’accusa di aver ucciso la studentessa pugliese Sonia Marra: «Lo ha deciso Cassazione, la giovane scomparsa a Perugia nel 2006». La nuova identità della signora Cassazione è stata riportata senza un plissé da Sky Tg24. L’Ansa è l’Ansa, si sa. Non si discute.
[19 marzo 2021]

E occorreva scriverlo in due?
Parlando sulla Stampa del problema delle vecchie cartelle esattoriali, Alessandro Barbera e Amedeo La Mattina scrivono che «il capo dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Ruffini ne parla da quando è nominato alla guida di Equivalata», alias Equitalia, e che si è tenuto «un vertice al Ministero dello Sviluppo economico, nell’ufficio di Giorgetto», alias Giorgetti. Uno strafalcione a testa e palla al centro.
[20 marzo 2021]

Zona retrocessione
Dal Fatto Quotidiano: «15% è la parte dello stipendio che i politici, i manager pubblici e dirigenti sanitari nominati in quota Lega in Lombardia, dovevano retrocedere al partito. La quota in questi ultimi anni si è abbassata al 10%». Lo Zingarelli 2021 dà solo questi significati per retrocedere: «Farsi indietro, indietreggiare; desistere, recedere; arretrare; subire la retrocessione; fare tornare a un grado, una posizione inferiore». Per un accordo interno, i manager leghisti consegnano, donano, restituiscono, danno, ritornano, rendono al partito parte di quanto incassano per l’incarico pubblico ricoperto. Mancano i soldi, non i verbi appropriati.
[24 febbraio 2021]

Tweet indecente
Investita dalle critiche per il disastro del sistema Aria della Regione Lombardia, costato 20 milioni di euro, l’assessore al Welfare, Letizia Moratti, scrive su Twitter: «L’inadeguatezza di @AriaLombardia incapace di gestire le prenotazioni in modo decente rallenta lo sforzo comune per vaccinare. È indecente!». Se il modo di gestire non è decente, pare lapalissiano che sia indecente. Quindi il tweet a che serve?
[22 marzo 2021]

Rallentare lentamente
Titolo dalla Verità: «L’epidemia rallenta (lentamente)». Rallentare accelerando è già più difficile.
[25 marzo 2021]

Nel modo sbagliato
Sommario dalle pagine culturali di Libero per un articolo sui 700 anni dalla morte di Dante: «Perfino la cultura di sinistra che lo aveva rimosso, grazie a Benigni, ora lo celebra (nel modo sbagliato)». Lo aveva rimosso grazie a Benigni oppure ora lo celebra grazie a Benigni? In ogni caso, è scritto nel modo sbagliato.
[24 marzo 2021]

La parrocchia Carcere
Didascalia dalla Verità: «Don Marco Pozza, parroco del carcere Due palazzi di Padova, dialoga con papa Bergoglio in televisione». È il primo penitenziario nella storia dell’umanità a essere trasformato in parrocchia dalla stampa. Succede quando un pontefice dà del tu al cappellano, e viceversa.
[12 marzo 2021]

Necrolingua
Necrologio dalla Gazzetta di Mantova: «Improvvisamente è andato all’affetto dei sui cari Giuseppe Savio di anni 81». C’è chi manca all’affetto dei «sui cari» (sic) e chi ci va.
[15 marzo 2021]

I giornali danno i numeri
Sommario della Stampa a corredo di un articolo dello scrittore Nicola Lagioia sull’ecatombe provocata dal coronavirus a Bergamo: «29.459 i morti finora registrati per Covid nella città lombarda». Al 21 marzo, i decessi per l’infezione dall’inizio della pandemia risultavano 29.799 in tutta la Lombardia. Urge toccatina scaramantica.
[18 marzo 2021]

Informazione del Pfaizer
Articolo di apertura a firma di Claudia Luise della Stampa sulla prima pagina della cronaca di Torino: «Nei prossimi quindici giorni, quindi entro il 5 aprile, dovrebbero arrivare in Piemonte 469.510 dosi dei tre vaccini: 106.700 di AstraZeneca, 66.800 Moderna e 296.010 di Pfaizer». La Pfaizer, in luogo di Pfizer, è ripetuta anche a pagina 32. Informazione del paiffero.
[21 marzo 2021]

Svarioni da brivido
«L’impresa da brivido. La finlandese Nordblad batte il record di tutti i tempi per le immersioni sotto il ghiaccio. Ben 2 minuti e 42 secondi a una profondità di 103 metri», annuncia l’Ansa. In realtà Johanna Nordblad ha coperto in costume da bagno e senza pinne una distanza di 103 metri appena sotto la superficie ghiacciata, non certo in profondità. La notizia è stata riportata pari pari dai siti di molti giornali (La Stampa, Gazzetta dello Sport, Il Sole 24 Ore, Quotidiano Nazionale, Il Fatto Quotidiano, La Gazzetta del Mezzogiorno, L’Arena, Bresciaoggi), accompagnata dal video dell’impresa, dal quale si capisce benissimo che la nuotatrice non è scesa negli abissi. Ma l’Ansa resta la Gazzetta Ufficiale anche quando sbaglia.
[19 marzo 2021]

Necessità impellenti
La Repubblica presenta una pagina di domande e risposte, a firma di Viola Giannoli, riguardanti le nuove zone rosse decretate dal governo per arginare la pandemia. Eccone una: «Si può usare il bagno nei bar? No, salvo casi di assoluta necessità (non meglio precisati)». Provi a lavorare di fantasia.
[15 marzo 2021]

C’è chi vicedirige e chi viceregna
Didascalia dalla Verità: «Ex di via Solferino. Pierluigi Battista ha vicediretto il Corriere». E il viceré delle Indie che faceva? Viceregnava?
[21 marzo 2021]

Fasce elastiche
Parlando del vaccino di Astrazeneca, Federico Fubini scrive sul Corriere della Sera che uno studio indipendente delle Università di Edimburgo e di Wellington «dimostrava un’efficacia del 94% per tutte le fascie d’età». È ben vero che quel plurale di fascia è letterario (lo usarono, fra gli altri, Giovanni Boccaccio, Pietro Bembo, Torquato Tasso, Giacomo Leopardi, Antonio Fogazzaro, Edmondo De Amicis e Giovanni Pascoli), tuttavia nell’italiano dei nostri giorni si scrive fasce, secondo la regola fissata da Aldo Gabrielli – era il lontano 1956 – nel Dizionario linguistico moderno: «Quando la i delle terminazioni -cia e -gia è accentata, questa rimane sempre anche nel plurale: farmacia, farmacie, bugia, bugie (conclusione ovvia, ché qui la i, anche agli effetti della pronunzia, non sarebbe in nessun caso sopprimibile); b) quando la i è àtona, cioè non reca accento, resta nelle forme plurali se -cia e -gia sono precedute da una vocale; si sopprime se sono invece precedute da una consonante; perciò: audacia, audacie, ferocia, ferocie, fiducia, fiducie, camicia, camicie; randagia, randagie, ciliegia, ciliegie, cupidigia, cupidigie; e invece: lancia, lance, guancia, guance, faccia, facce, minaccia, minacce, provincia, province, denuncia, denunce; bolgia, bolge, scheggia, schegge, pioggia, piogge, orgia, orge, ecc.». Conclusione di Gabrielli: «La stessa regola varrà quindi anche per le parole terminanti in -scia, il cui plurale sarà sempre in -sce: fascia, fasce, striscia, strisce, coscia, cosce. Regola semplice, come si vede, alla portata di tutti, fin dalle prime classi elementari».
[17 marzo 2021]

Vaccino letale
Dal sito della Gazzetta del Mezzogiorno: «Taranto, bus travolge e uccide 82enne: aveva appena fatto il vaccino anti Covid». Sospese a titolo cautelare le strisce pedonali Astrazeneca.
[16 marzo 2021]

La richiesta del richiedente
L’eutanasia diventa legale in Spagna. Sommario dal titolo di Libero: «Il richiedente deve inviare la richiesta due volte ad almeno 15 giorni di distanza». Lo richiede la legge. La richiesta può essere rifiutata. Poi eventualmente si può richiedere un’altra volta.
[19 marzo 2021]

Ho perso il Filoreto
In un editoriale sul Fatto Quotidiano, riguardante le magagne della pubblica amministrazione, Filoreto D’Agostino passa in rassegna «un trentennio d’infauste riforme che hanno imposto una pesante soggezione alla dirigenza pubblica» e afferma che «per desertificare le competenze si è reso necessario» agire in cinque mosse. Ecco la seconda: «Conferire al preposto la potestà d’ordinare il settore secondo i suoi desiderata (la norma capostipite è il c. 4 bis dell’art. 17 l. 400/1988), in palmare contrasto con l’art. 97 Cost., senza contare che i continui cambi organizzativi condannano l’amministrazione a un’affannata inefficienza». Lettori assolti per non aver compreso il fatto.
[5 marzo 2021]

Era meglio morire da piccoli
Ida Bozzi sul Corriere della Sera: «Nel centenario della nascita di Andrea Zanzotto (1921-1911) si avviano le celebrazioni dedicate al grande poeta veneto». Non potendo morire prim’ancora di nascere, Zanzotto si limitò a congedarsi da questo mondo nel 2011, otto giorni dopo aver compiuto 90 anni.
[17 marzo 2021]

Leggi razziali ieri, oggi e domani
La Gazzetta di Mantova ricorda la figura dell’architetto Alessandro Rimini, che progettò la Torre San Babila, il primo grattacielo di Milano, e annota: «Le leggi razziali, dal 1938, ebbero però l’effetto di nasconderne per alcuni decenni la figura». Per la verità, restarono in vigore meno di 6 anni, essendo state abrogate dal Regio decreto legge numero 25 del 20 gennaio 1944.
[22 febbraio 2021]

Voto disgiunto
Riferendo sul Corriere della Sera i risultati delle elezioni regionali nel Baden-Württemberg e nella Renania-Palatinato, il corrispondente da Berlino, Paolo Valentino, scrive fra l’altro: «A Düsseldorf trionfano i Verdi di Winfried Kretschmann». Il dettaglio viene evidenziato anche nel sottotitolo: «Trionfo Verde a Düsseldorf». Non si capisce che cosa c’entri Düsseldorf, capitale della Renania Settentrionale-Vestfalia, un Land dove non si è votato.
[15 marzo 2021]

Il pacemaker del peacemaker
Agenzia Ansa: «Walesa ricoverato, in video dice “non so se ci rivedremo”. Domani l’intervento sul peacemaker, ma “ci sono complicazioni”». È vero che Lech Walesa è stato un peacemaker (pacificatore), non per nulla nel 1983 gli fu conferito il premio Nobel per la pace, ma il generatore di impulsi elettrici impiantato nel suo petto resta un pacemaker cardiaco. Complimenti a tutti i siti dei giornali, dall’Alto Adige alla Gazzetta del Mezzogiorno, che non si sono accorti dello svarione dell’Ansa e lo hanno pubblicato tale e quale.
[14 marzo 2021]

Stupefacenti stupori
Tommaso Di Giorgio sulla Verità parla in questi termini del Fatto Quotidiano: «Delusione e arrabbiatura per il giornale che ha creduto nell’avventura di Giuseppe Conte e osserva lo smottamento progressivo del movimento con esterrefatto stupore». Uno dei sinonimi di esterrefatto è stupito. Quindi si tratta di un caso di stupefatto stupore. Il che è stupefacente.
[20 febbraio 2021]

Mettere su sottopancia
Sul Fatto Quotidiano, nella rubrica Lo sberleffo, sotto il titolo «Se parla Scaccabarozzi urge sottopancia», Gi. Ros. critica Massimo Scaccabarozzi, presidente e ceo di Janssen, società che per la Johnson & Johnson ha messo a punto un vaccino contro il coronavirus, il quale è anche presidente di Federfarma, che rappresenta circa 200 aziende associate. Infatti nelle interviste che Scaccabarozzi ha dato ai telegiornali, «i due ruoli si sono più volte sovrapposti in modo poco elegante». Conclusione di Gi. Ros.: «Un bel cartello sopra la testa, per capire a che titolo parla nelle diverse occasioni, aiuterebbe». Sottopancia o sopratesta? Urge mettere d’accordo titolista e articolista.
[14 marzo 2021]

Nove anni dopo non ci capisce niente
Titolo su Libero: «Cucchi, il superteste e la relazione che non c’è. Il carabiniere che ha incolpato i due colleghi 9 anni dopo sostiene di aver scritto una denuncia già all’epoca». Il carabiniere ha incolpato i colleghi 9 anni dopo oppure 9 anni dopo sostiene di aver scritto una denuncia? Va’ a saperlo.
[4 marzo 2021]

Accenti spagnoli/1
Spiegando argutamente sul Corriere della Sera «perché usiamo tante parole inglesi», Beppe Severgnini, notoriamente anglofilo, scrive che «gli spagnoli non usano il mouse ma il ratòn (topo)». Spiace correggerlo, ma non è vero: gli spagnoli usano infatti il ratón, dato che in castigliano non esiste l’accento grave.
[16 marzo 2021]

Accenti spagnoli/2
Sempre a proposito di accenti in spagnolo. «Non è un caso che il presidente dei vescovi, Josè Horacio Gomez, non sia stato promosso cardinale in occasione dell’ultimo concistoro pur essendo da anni arcivescovo di Los Angeles», scrive Claudio Tito sulla Repubblica, cercando d’indovinare le prossime nomine del Papa. Forse dipende dal fatto che il prelato, di origine messicana nonché membro dell’Opus Dei, si chiama in realtà José Horacio Gómez.
[17 marzo 2021]

Dal malore all’autopsia
Titolo dalla Stampa: «Dopo il malore si attende l’esito dell’autopsia». Non era meglio aspettare che la persona in questione prima morisse?
[15 marzo 2021]

Scalfari si è convertito
Scrivendo per l’ennesima volta di papa Francesco, il fondatore della Repubblica giustifica così il loro intenso rapporto, all’apparenza incomprensibile: «Io non sono credente e il Papa non è un personaggio in cerca di amicizie giornalistiche più o meno importanti». Non resta pertanto che una spiegazione: Eugenio Scalfari si è convertito in segreto ma non vuole dirlo.
[14 marzo 2021]

Centro anch’io? Sì, tu sì
Paolo Carnevale intervista sul Corriere della Sera il figlio di Enzo Jannacci, Paolo, facendogli dire: «Molti chiedevano a mio padre cosa centrasse la carriera del medico con quella di cantante». Di sicuro qui c’è qualcuno che non c’entra nulla con la grammatica.
[17 marzo 2021]

Sbagliata la domanda. O il titolo?
Titolo dalla prima pagina di Avvenire: «Reato che non c’è. “Mare Jonio” la domanda è sbagliata». Tutto chiaro.
[5 marzo 2021]

Che mi prenda un colpo
La Verità annuncia in un titolo che «il Covid fa 30.000 morti tra chi non ha il Covid» anche a causa di «infarti presi in ritardo». Se malauguratamente dovesse prenderci un accidente, avete un’ora esatta da suggerirci?
[9 febbraio 2021]

Polizia cantonese, che cantonata
Apprendiamo dal sito del Fatto Quotidiano che «è stata ritrovata in prigione in Svizzera Gabriella Maxia, la 48enne di Decimoputzu scomparsa da casa il 26 febbraio». Arrivata a Milano, la donna sarda «ha eseguito un prelievo con la carta di credito e poi è arrivata fino a Zurigo in Svizzera dove, forse perché rimasta senza soldi, ha commesso un furto ed è stata arrestata dalla polizia cantonese». In attesa che la polizia cinese venga espulsa dalla polizia cantonale, il medesimo svarione è comparso anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno e sul sito Sardegnalive.
[11 marzo 2021]

Il finto tecnico si finge finto tecnico
Attacco di un servizio di cronaca da Desenzano su Bresciaoggi: «Tenta la truffa fingendosi un finto tecnico del gas». Quindi era un tecnico vero?
[12 marzo 2021]

Bancone dei pegni
Nel disperato quanto sfortunato tentativo di tornare nelle grazie del Papa, che lo ha cacciato dalla Comunità di Bose, fratel Enzo Bianchi recensisce entusiasticamente su Tuttolibri della Stampa il saggio Dizionario Bergoglio, con prefazione di Antonio Spadaro, il gesuita accreditatosi quale spin doctor ombra del Pontefice argentino. Il volume analizza i «bergoglismi», neologismi coniati da Francesco con un linguaggio creativo teso a «focalizzare i concetti chiave del suo insegnamento». Scrive Bianchi: «Nel Dizionario Bergoglio troviamo due voci in spagnolo, come balcolenar, la postura di chi sta al bancone senza far nulla, guardando la vita passargli davanti. C’è poi primerear che è l’esatto opposto». Duole correggere il monaco laico, ma il primo verbo è balconear, non balcolenar, e deriva da balcone, non da bancone. Nel lunfardo – il gergo tipico della città di Buenos Aires, molto usato nel tango – il verbo balconear significa appunto star a guardare dal poggiolo o dalla finestra. Va rilevato che a individuare per primo questi neologismi, fin dal 1964, è stato il giornalista argentino Jorge Milia, che nel 2013 li analizzò a puntate sull’Osservatore Romano (Bergoglio fu suo professore nell’ultimo anno di liceo). Infine Bianchi sbaglia il nome dell’autore del libro, chiamandolo Francesco Torralba. Nel medesimo errore incorre la redazione di Tuttolibri, ripetendo il nome di battesimo sbagliato nella didascalia sotto la copertina del volume. Sulla quale si legge correttamente Francesc Torralba, e non Francesco (nome completo Francesc Torralba Roselló, filosofo e teologo originario di Barcellona).
[13 marzo 2021]

Sommari da c.../1
Rievocando sul Fatto Quotidiano la stagione vissuta all’Indipendente, Massimo Fini racconta di un incontro a tavola nell’agosto 1993, quando l’allora direttore del quotidiano fondato da Ricardo Franco Levi gli prospettò la possibilità di passare con lui al Giornale: «Finita la cena, un po’ brilli, alzammo i calici e Vittorio esclamò: “In culo al Berlusca, restiamo all’Indi”». Donde il sommario dell’articolo: «“In culo al Berlusca” mi diceva, ma ci andò». O il titolista non ha compreso ciò che ha letto o davvero Feltri, accettando di dirigere Il Giornale, andò in culo al Berlusca. E questa sarebbe la notizia dell’anno.
[12 marzo 2021]

Sommari da c.../2
La Stampa riporta una frase sul vaccino Astrazeneca, pronunciata dal generale Paolo Figliuolo in un colloquio con il Corriere della Sera e Il Foglio: «È stato pubblicizzato male, purtroppo. Dai miei incontri con i vertici dell’Ema mi è stato ribadito che è un prodotto fortissimo». Ed ecco come il titolista l’ha tradotta in un sommario: «È stato pubblicizzato male, purtroppo i vertici dell’Ema mi hanno ribadito che è un prodotto fortissimo». Premio Capire 2021, ex aequo con Il Fatto Quotidiano.
[14 marzo 2021]

Diversità grammaticali
Sulla Verità, in prima pagina, la scrittrice Silvana De Mari osserva che «le donne sono completamente diverse degli uomini e gli uomini sono completamente diversi delle donne». Il dettaglio non ci era sfuggito. Tuttavia ci preme ribadire che, per entrambi i generi, in italiano la preposizione articolata si forma con il da, quindi «dagli uomini» e «dalle donne».
[9 marzo 2021]

Sorpassi a Monopoli
Titolo dalla Repubblica: «In lockdown senza passare dal via. Il Monopoli del virus un anno dopo». Facevano prima a scrivere: «Italia ancora ferma tra vicolo Stretto e vicolo Corto». Titolo nella pagina seguente: «Più vaccini che contagi. Usa, il grande sorpasso grazie ai team militari». Arrivano sempre per primi al Parco della Vittoria.
[10 marzo 2021]

Italiano volgare
Azzurra Barbuto commenta su Libero la foto di Fabiana Dadone, ministro delle Politiche giovanili, ritratta con i piedi sulla scrivania del suo dicastero, scarpe di vernice rossa e tacchi a spillo: «Vuole proprio convincerci di essere figa, intanto non possiamo fare a meno di riflettere sul fatto che chiunque desideri essere preso sul serio dovrebbe guardarsi dallo scadere in un simile volgare protagonismo». Scusi, ha detto volgare?
[10 marzo 2021]

Bandiere immaginarie
«Sa tanto di stile draghiano», scrive Wanda Marra sul Fatto Quotidiano a proposito del breve filmato con cui Enrico Letta ha annunciato su Twitter la sua candidatura a segretario del Pd. E dettaglia: «Maglioncino grigio, colletto bianco e occhialetti, dietro una bandiera dell’Italia, Letta parla per 1 minuto e 20». Il tricolore sul fondo lo ha visto solo Marra. Alle proprie spalle, Letta aveva soltanto una doppia carta geografica d’Italia, senza bandiere, che rappresentava la localizzazione delle Autorità di sistema portuale, i porti di secondo livello, le Zes (Zone economiche speciali) e le sedi delle capitanerie di porto. Solo che anche le redazioni sono ormai diventate porti di mare.
[13 marzo 2021]

Ripasso espresso
Sommario dall’Espresso: «Nella battaglia con Vivendi Bolloré è stato bloccato dal governo di centrosinistra. Gli resta il contenzioso civile e un’inchiesta penale». Corso espresso di grammatica: i soggetti sono due, quindi l’accordo doveva essere al plurale («gli restano»). Per non parlare dell’ircocervo «Vivendi Bolloré», che si sarebbe potuto evitare ponendo una virgola fra il nome della società francese e il cognome del suo presidente.
[28 febbraio 2021]

Soluzione finale
Editoriale domenicale del direttore della Gazzetta di Mantova, Enrico Grazioli: «Un anno di Covid e non abbiamo avuto la soluzione finale». Meno male. Del resto dovette lasciarla a metà persino Adolf Hitler.
[14 marzo 2021]

Parrocchie Oscure
Brani scelti da un articolo firmato dalla scrittrice Silvana De Mari sulla Verità: «L’unica spiegazione logica tutto questo è che Sua Santità Benedetto XVI sia sotto attacco e sotto ricatto». «La elezione del cardinale Bergoglio al papato e valida o no?». «Sua Santità Benedetto XVI che si firma Pontifex». (Non è così: si firma «Benedictus XVI». Si firmava «Benedictus PP. XVI» quando era regnante. La sigla comunque non sta a significare Pontifex bensì Papa senza le vocali, stando al Lexicum abbreviaturarum di Adriano Cappelli, mentre secondo lo Zingarelli 2021 vuol dire Pater Patrum, Padre dei Padri; Pastor Pastorum, Pastore dei Pastori; Pastor Primarius, Primo Pastore). «Jorge Bergoglio ha rifiutato i simboli della sovranità papale, la mazzetta rossa». (È una mantellina e si chiama mozzetta; la mazzetta rossa fu recapitata da Enimont alle Botteghe Oscure, un’altra parrocchia). «La prova definitiva, quella che non lascia adito nessun dubbio». (Si scrive «dare adito a nessun dubbio»). «È altamente improbabile che un testo come un abdicazione papale». «La Declaratio scritta da Ratzinger è stata scritta». (Sembrerebbe fuori discussione). «Dare l’impressione che sia un abdicazione». (Aridaje, come dicono anche in Vaticano). Circa la Declaratio, De Mari afferma che «è stata scritta con errori ortografici impensabili». Da che pulpito.
[7 marzo 2021]

Lontano dagli occhi
Titolo dalla Repubblica: «La lezione di Mattarella in fila per farsi vaccinare lontano dalle telecamere». Chissà chi era quell’anziano signore con i capelli bianchi, entrato all’ospedale Spallanzani di Roma con al fianco Giovanni Grasso, portavoce del capo dello Stato, e filmato da tutti i tg mentre attendeva esemplarmente il suo turno seduto su una poltroncina blu della sala d’aspetto.
[10 marzo 2021]

Ma va’ a da’ via il book
Il Giornale informa che Ruffini partecipazioni, holding di Remo Ruffini, vende il 3,2 per cento di Moncler, specificando che «la cessione di azioni sarà realizzata attraverso una procedura di accelerated bookbuilding», che «nell’operazione di collocamento Bank of America e Morgan Stanley agiscono in qualità di joint bookrunner», che «Gatti Pavesi Bianchi Ludovici agisce in qualità di legal counsel italiano», che «White & Case LLP agisce in qualità di legal cousel inglese e statunitense» e che «Ruffini non potrà disporre delle azioni di Moncler senza il consenso dei joint bookrunner». Vabbè che Il Giornale si pubblica a Milano, però, come dicono a Londra, va’ a da’ via i ciapp!
[10 marzo 2021]

Dizionario adirato
Niccolò Carratelli, autore dello scoop sul misterioso viaggio di Matteo Renzi a Dubai, scrive che l’ex premier «ha incaricato i suoi legali di adire in giudizio in sede civile il nostro giornale». Lo Zingarelli 2021 avverte che il verbo adire è transitivo, pertanto già le forme come «adire alle vie legali» o simili sono da considerarsi non corrette. Figuriamoci adire un giornale in giudizio: il significato del verbo, infatti, è «rivolgersi all’autorità giudiziaria perché provveda alla tutela di un diritto o di un interesse». Quindi si dice «adire il tribunale, adire le vie legali». È vero che sul vocabolario Treccani, alla voce appellare, si legge «adire in giudizio di appello», ma il prestigioso Istituto dell’enciclopedia italiana si smentisce da sé quando lemmatizza adire come verbo transitivo.
[8 marzo 2021]

Troppi spritz
Sull’inserto culturale Domenica del Sole 24 Ore, Davide Paolini tesse le lodi dello spritz, precisando che a Padova «negli anni ’80 un gruppo di universitari ha rilanciato questo aperitivo, attraverso il sito www.spritz.it». Impossibile. Come mi raccontò Antonio Blasco Bonito, il ricercatore del Cnr che per primo digitò in Italia la sigla «www», era il 30 aprile 1986 quando a Pisa egli collegò il Centro nazionale universitario di calcolo elettronico con la rete americana delle istituzioni militari e degli elaboratori delle università connessi ad Arpanet. Ma l’interconnessione fra reti cominciò soltanto nel 1991, allorché l’americana National science foundation eliminò ogni restrizione all’uso commerciale di Internet. Infatti il sito www.spritz.it fu registrato il 1° agosto 2000, non negli anni Ottanta.
[7 marzo 2021]

Deliveroo
Titolo di apertura sulla prima pagina di Avvenire: «Poveri a domicilio». Pronta consegna.
[5 marzo 2021]

Ciak, si vira
Incipit di un articolo del Fatto Quotidiano firmato da Alessandro Mantovani e Wanda Marra: «Nella “cabina di regia” della lotta al virus entrano anche i ministri economici, si farà un tavolo tecnico per rivedere i parametri epidemiologici e per il resto l’Italia rimarrà “a colori”». Benvenuti a Cinecittà.
[24 febbraio 2021]

Possibilisti
Luca De Carolis e Paola Zanca sempre sul Fatto Quotidiano: «E poi c’è il chiaro segnale lanciatogli su Facebook da Luigi Di Maio, l’unico possibile avversario interno: “Spero che il Movimento possa accogliere Conte a braccia aperte, il prima possibile”». L’unico possibile spera che si possa il prima possibile. Non è possibile!
[24 febbraio 2021]

Acuti inutili
Intervistando Vittorio Messori sul Corriere della Sera, Stefano Lorenzetto scrive «vabbé», con l’accento acuto anziché grave. Poiché nell’originale si leggeva correttamente «vabbè», si sospetta l’intervento in extremis di un corruttore di bozze.
[3 marzo 2021]

Motociclisti sulla sedia
Didascalia dall’Arena: «L’automobilista che ha investito il motociclista seduto sulla sedia». Non ci sono più i sellini di una volta.
[4 marzo 2021]

Precedenti pericolosi
Dalle pagine della Verità, in un articolo sulle dimissioni di Nicola Zingaretti, segretario del Pd, Luca Telese osserva: «Alla fine l’onda lunga di Riad si è abbattuta come uno tsunami anche sul Nazareno. E ha prodotto un risultato senza precedenti: l’addio del primo leader – nella storia del Pci-Pds-Pd – che si dimette sbattendo la porta con un j’accuse senza precedenti». Poco più avanti aggiunge che Zingaretti lo ha fatto «postando una lettera pubblica su Facebook, segnata da una durezza senza precedenti». Infine segnala che il partito è ora in mano a una presidente, Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto, che «non ha mai avuto esperienze di dirigenza precedenti». Purtroppo lo stile di Telese ha invece parecchi precedenti.
[5 marzo 2021]

Il piccione Zingaretti
Secondo Wanda Marra del Fatto Quotidiano, quella del dimissionario Nicola Zingaretti è stata «non una fredda comunicazione, ma un messaggio fortissimo, polemico, prima di tutto emotivo, da cui trapela la difficoltà dell’uomo di fronte a un tiro al piccione quotidiano». Un uomo chiamato colombo.
[5 marzo 2021]

Il bersaglio Zingaretti
In un sommario, La Repubblica attribuisce a Nicola Zingaretti la seguente frase: «Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del Pd, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione». Prendiamo atto che Zingaretti è diventato un bersaglio per amore dell’Italia e del Pd e sentitamente ringraziamo.
[5 marzo 2021]

Giornalisti all’indice
Nel Tgr Lazio delle ore 14 la conduttrice Roberta Ammendola annuncia che «il Lazio resta giallo per un soffio: l’indice Rt infatti sfiora ma non arriva all’1 per cento». Notizia priva di senso, giacché l’indice Rt viene espresso per convenzione con un numero naturale, non con una percentuale. L’Rt segnala il tasso di contagiosità del Covid-19 dopo che sono state applicate le misure di contenimento del virus. Esempio: Rt 3 significa che ogni infetto in media contagerà tre persone nel periodo considerato e queste tre persone ne contageranno altre tre a testa nel periodo successivo. Quando l’indice Rt è superiore a 1, vuol dire che ogni persona infetta sta contagiando più di una persona.
[5 marzo 2021]

Misfatto quotidiano
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «L’Istat: c’è un milione di persone in condizioni di povertà assoluta. Eppure nel governo Draghi c’è chi vorrebbe smantellare il Reddito di cittadinanza». Sbagliato. Un milione sono gli individui che nel giro di un anno si sono aggiunti ai poveri già esistenti. I quali, secondo la stima 2020 contenuta nell’ultimo rapporto dell’Istat pubblicato il 4 marzo, si attestano ora a quota 5,6 milioni. Il quotidiano di Marco Travaglio è riuscito a ridurli dell’82 per cento in un sol colpo e si avvia dunque a pareggiare i conti con Luigi Di Maio, che nel 2018, dal balcone di Palazzo Chigi, proclamò l’abolizione della povertà.
[5 marzo 2021]

Pure alla Giustizia?
In una didascalia, La Stampa qualifica la grillina Lucia Azzolina come «ex ministra della Giustizia». Non sono bastati i danni che ha fatto all’Istruzione?
[4 marzo 2021]

E tu. E noi. E lei. Fra noi
Titoli da un’unica edizione del Giornale. «E sulla cura s’incarta pure l’ideologia rossa». «E i dem anticipano la resa dei conti». «E Bonaccini incalza». «E ora la “zona rossa” spaventa mezza Italia». «E adesso esplode la rabbia delle famiglie». «E Sputnik prepara lo sbarco in Europa». «E la giudice condanna i sansepolcrini». «E sui dossier caldi non potrà più fare melina». «E tornano le proteste». E poi e poi e poi sarà come morire (copyright Giorgia).
[5 marzo 2021]

Congiuntivite
In un servizio da New York sulla Repubblica, l’inviata Anna Lombardi scrive: «Peccato che solo lunedì il Cdcp, Center for Disease Control and Prevention, ovvero l’organo governativo che si occupa della prevenzione e monitoraggio delle malattie infettive, lo aveva detto chiaro». Congiuntivo vo’ cercando.
[4 marzo 2021]

Genova per voi
Titolo in prima pagina sul Tempo: «Dura lettera di condanna del vescovo di Genova per la corona di spine indossata da Fiorello. Bufera cattolica sul Festival di Sanremo». Non è così. A censurare «insulsaggini e volgarità» e a protestare contro il premio attribuito a «un personaggio che porta nel nome un duplice prezioso riferimento alla devozione mariana della sua terra d’origine» (Rosario Fiorello), è stato Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia e Sanremo, non di Genova.
[8 marzo 2021]

Fuori servizio
Titolo dalla Verità: «Filmava le automobili fuori servizio e poi inviava le multe: vigile indagato». In realtà le auto erano funzionanti. Quindi bisognava titolare: «Fuori servizio filmava le automobili e poi inviava le multe: vigile indagato».
[5 febbraio 2021]

Il problema è il titolista
Sottotitolo dalla Verità: «Il problema non è lui, ma la maggioranza che ha distrutto l’Italia ancora presente in Parlamento». Fa piacere che l’Italia sia ancora presente in Parlamento, pensavamo che se ne fosse andata da quel dì. Nel frattempo, si potrebbe correggere l’italiano: «Il problema non è lui, ma la maggioranza, ancora presente in Parlamento, che ha distrutto l’Italia».
[7 febbraio 2021]

Cala cala, Ta-Rocco
«Con Il Portavoce sto vendendo più di Barack Obama», è l’affermazione che Giorgio Gandola, sulla prima pagina della Verità, attribuisce a Rocco Casalino, spin doctor del premier Giuseppe Conte in due governi. Come sempre Ta-Rocco, per usare l’azzeccato nomignolo appioppatogli da Dagospia, le spara grosse. Nella sua prima settimana in libreria, Il Portavoce (Piemme) ha venduto infatti 3.665 copie, piazzandosi al 15° posto in classifica. Nella stessa settimana, Una terra promessa (Garzanti) di Barack Obama ne ha vendute quasi il triplo, 9.604, occupando il 6° posto in classifica. Si deve dedurne che Casalino non la racconta giusta. E poiché da quando è uscito, a metà novembre, il saggio di Obama ha già totalizzato 120.152 copie, per venderne di più a Ta-Rocco servirà un Grande Puntello, più che un Grande Fratello.
[2 marzo 2021]

Parentesi grappa
Nella rubrica Il racconto, sul Fatto Quotidiano, Andrea Vitali, il medico diventato romanziere di successo, si dedica a una briosa dissertazione statistica sui consumi alcolici nel bar che frequenta abitualmente. Parlando della grappa bianca, egli riferisce che essa è prediletta da «quei soggetti che, ligi a vecchi costumi, usano avviare la mattina di lavoro corroborando lo spirito con quel liquore». Definizione assai impropria: la grappa non è un liquore bensì un distillato, per la precisione un’acquavite di vinaccia che per legge può essere ricavata solo in Italia da uve raccolte e vinificate esclusivamente nel nostro Paese.
[2 marzo 2021]

Miliardi di giornate
«Se esistesse un “Archivio dei giorni perduti”, alla voce “scuola” bisognerebbe aggiungere 112 miliardi di pagine. Tanti sono i giorni di didattica in presenza che bambini e ragazzi di tutto il mondo hanno smarrito dall’inizio della pandemia, esattamente un anno fa», scrive Viola Ardone nell’incipit di un articolo sulla prima pagina della Stampa. Anche ammettendo che dall’inizio della pandemia siano state interrotte le lezioni in presenza per tutti i 365 giorni (il che non è) e che il fenomeno abbia riguardato per l’intero anno tutti i 195 Stati sovrani riconosciuti dall’Onu (il che non è), i giorni in cui sono saltate le lezioni ammonterebbero a 71.175. L’unico dato importante è che sono stati 1,2 miliardi (stima dell’Unesco) gli studenti costretti a ricorrere alla didattica a distanza, ecco tutto. Ma ciascuno di loro avrebbe perduto, nella peggiore delle più fantasiose ipotesi, 365 giorni di scuola (71.175 volendo riferirsi al totale degli Stati sovrani). Solo che è più reboante, per i giornali, parlare di 112 miliardi di giornate perse.
[3 marzo 2021]

Senso del dovere
Titoli da un’unica edizione del Domani. Pagina 9: «Per approdare al successo, i bitcoin hanno dovuto tradire la loro missione». Pagina 10: «La parentesi di Draghi deve servire a rendere Renzi inoffensivo». Pagina 11: «Per essere efficace il Recovery plan deve ripartire dalle nostre città». Ecco un giornale che ha il senso del dovere.
[22 febbraio 2021]

Sine nobilitate
Parlando dello snobismo sulla Verità, Silvana De Mari afferma: «La parola deriva da s. nob., che vuol dire sine nobilitate. Era scritto nei college inglesi di fianco ai nomi di quelli che non erano né conti né marchesi, e che quindi spesso sviluppavano un complesso di inferiorità che compensavano con un comportamento ignobile di aggressione agli umili». Trattasi di una mera ipotesi che fu avanzata, peraltro in termini un po’ diversi, da Alfredo Panzini nel Dizionario moderno (1908): «Snob è voce di incerta etimologia. Nobs, abbreviazione di filius nobilis, dicevasi nei collegi dei giovanetti patrizi; coloro che vi si accostavano o ambivano accostarsi erano detti quasi-nobs, indi snobs». Nel Grande dizionario della lingua italiana (edito fra il 1961 e il 2002), Salvatore Battaglia ne parla così: «Secondo un’opinione citata dal Panzini, ma non accreditata, deriverebbe invece dall’abbreviazione s. nob. che i cancellieri apponevano sugli elenchi delle famiglie plebee e corrispondente alla locuzione latina sine nobilitate “senza nobiltà”». Il vocabolario Treccani dirime la questione in questo modo: «È priva di fondamento l’opinione, molto diffusa, che sia un’abbreviazione della locuzione latina s(ine) nob(ilitate) “senza nobiltà”». Infine, ecco la definizione sullo Zingarelli 2021: «Voce inglese, di origine scandinava, propriamente “calzolaio, uomo rozzo”; divulgata dal Libro degli Snob, di W. M. Thackeray (1811-1863), ma presente nel gergo antico dell’Università di Cambridge per indicare ogni estraneo a quell’ambiente e come tale non socialmente qualificato».
[22 febbraio 2021]

E alla fine morì
Titolo dalla Gazzetta di Mantova del 1° marzo: «Gravissimo ma vivo il dottor Posteraro». Poiché nell’edizione del giorno precedente un altro titolo, a tutta pagina, annunciava «Il Montecchi piange il primario di Riabilitazione. II dottor Posteraro stroncato da una malattia a 62 anni», il «ma» segnalava che in redazione erano dispiaciuti non già per il macabro errore bensì perché il medico non si rassegnava a morire. L’indomani, sospiro di sollievo in pagina: «La notizia della prematura scomparsa del dottor Lucio Posteraro, 62 anni, vinto da una grave malattia, è ora confermata». Più che la scomparsa, era prematura la notizia della morte.
[2 marzo 2021]

Fissazioni
«Noi, che siamo un po’ fissati, vorremmo invece che si torni a parlare dell’urgenza del Mes». Così termina un urticante corsivo del Fatto Quotidiano, siglato FQ, che per lo stile sembrerebbe scritto dal suo direttore Marco Travaglio. Noi, che siamo un po’ fissati, vorremmo invece che si tornasse a rispettare la nostra lingua. Luca Serianni nella sua Grammatica italiana (pagina 562) insegna infatti che «se nella reggente figura il condizionale presente di un verbo indicante volontà, desiderio, opportunità (come volere, desiderare, pretendere, esser conveniente e simili)» – ed è appunto il caso in questione – «la dipendente si costruisce col congiuntivo imperfetto più spesso che col congiuntivo presente». Il linguista cita un paio di esempi, fra cui il seguente tratto da I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: «E che vorrebbe ch’io facessi?». Non «ch’io faccia».
[25 febbraio 2021]

Violenza prêt-à-porter
Dalla Repubblica: «La violenza sta tornando di moda in ogni ambiente e a ogni latitudine, non solo nell’Est del Congo». Così il cardinale Angelo De Donatis, vicario di Roma, celebrando i funerali di Stato delle vittime dell’attentato in Congo. Eminenza, la violenza si è sempre portata bene, ci pare.
[25 febbraio 2021]

Tamponamenti anali
Titolo dalla Verità: «Usa vessati dal tampone anale cinese». Il sommario specifica: «Washington chiede di escludere i suoi funzionari dal test rettale, introdotto a gennaio». Giusto. Siamo a marzo. È tempo di toglierlo.
[27 febbraio 2021]

Francesismi
La medesima Verità insiste con i francesismi nei titoli, pur non conoscendo il francese. Dopo debacle al posto di débâcle il giovedì, ecco «Triste déja vu», anziché déjà vu, sulla prima pagina di venerdì. Davvero un triste déjà vu, in effetti.
[26 febbraio 2021]

Muti parlanti
Sul Fatto Quotidiano, nell’incipit di un articolo Wanda Marra scrive: «Chiuso nel mutismo dei momenti difficili, raccontano che Nicola Zingaretti ieri mattina non rispondeva neanche al telefono». Essendo muto, sarebbe stato difficile il contrario: la lingua dei segni al telefono non funziona. Sempre riferendosi al segretario del Pd, Marra più avanti annota: «Zinga è tornato a parlare di “vocazione maggioritaria”, ha dedicato un rapido cenno ai Cinque Stelle, citando genericamente di “alleanze”, che improvvisamente non sono più strutturali e portanti». Il verbo citare è transitivo, ergo si può citare qualcosa, non di qualcosa. Comunque constatiamo con sollievo che Zingaretti non è affatto chiuso nel mutismo: parla e cita.
[26 febbraio 2021]

Istruzione garantita
Dalla biografia del nuovo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, riportata sul sito del dicastero: «Ha insegnato alle Università di Trento, Udine e Bologna, dove tornò come ordinario di politica economica nel 1991». Complimenti per la consecutio temporum.
[24 febbraio 2021]

Nomi d’arte
Il Domani dedica un’intera pagina d’intervista all’economista Gaël Giraud, un gesuita. L’autore, Ferdinando Cotugno, lo chiama sempre e solo Giraud, senza nome di battesimo. Penserà che sia un nome d’arte, come Platinette?
[26 febbraio 2021]

Precisione tramontata
Sommario dell’articolo intitolato «Wilder sul viale del tramonto» su Robinson, il supplemento culturale della Repubblica: «Pretesto narrativo: una ragazza greca che incontra il commediografo sul set di “Fedora”». Duole deludere il titolista, ma Billy Wilder fu regista cinematografico, sceneggiatore, produttore e giornalista, mai commediografo.
[20 febbraio 2021]

Delitti e rifiuti
Dalla Gazzetta di Mantova: «Dalle indagini effettuate la polizia locale è risalita ai produttori dei rifiuti stessi. Gli stessi dopo averli contattati sono stati multati per violazione del regolamento comunale di polizia urbana. Tra i vari scarti che erano sul posto la polizia locale ha anche trovato i responsabili di un “cold case”, un abbandono di rifiuti risalente presumibilmente a due anni fa: un uomo di Roverbella che è stato anch’egli multato». Chi ha ucciso la lingua italiana nei giornali? Ecco il vero delitto irrisolto.
[22 febbraio 2021]

Bus ubriachi
Sommario dall’Arena: «In un altro caso i poliziotti sono intervenuti per l’ennesimo passeggero di bus ubriaco». È la prova che a Verona si beve forte: sono sbronzi anche i mezzi pubblici.
[26 febbraio 2021]

Dio li fa e poi li accoppia
Claudio Petruccioli, ex presidente della Rai in quota ai Ds ed ex parlamentare, posta su Twitter un titolo della Verità («Da Grillo un bel “vaffa” a sé stesso») e commenta: «Questa volta l’impulso è solo grammaticale Vogliamo ricordarci che prima di STESSO sul SE non si mette l’accento? Almeno nei titoli!» (testuale). Morale interessante per un giornalista, qual è Petruccioli: nei titoli non si deve sbagliare invece nei testi è consentito farlo? Segue infuocato dibattito. Qualcuno gli ricorda il DOP - Dizionario d’ortografia e di pronunzia di Bruno Migliorini: «Frequenti ma non giustificate le varianti grafiche se stesso, se medesimo, invece di sé stesso, sé medesimo». Qualche altro cita la Grammatica italiana di Luca Serianni: «Senza reale utilità la regola di non accentare quando sia seguito da stesso o medesimo, giacché in questo caso non potrebbe confondersi con la congiunzione: è preferibile non introdurre inutili eccezioni e scrivere sé stesso, sé medesimo». Nulla di nuovo. È sulla stessa linea lo Zingarelli 2021 («si preoccupano solo di sé stessi; ha pensato solo a sé stesso»), che in una nota d’uso sull’accento specifica: «Quando è seguito da stesso, si può anche scrivere senza l’accento; è tuttavia consueta anche la forma accentata, per evitare equivoci che, nel caso di se stessi o se stesse, potrebbero verificarsi». Equivoci di cui il linguista Giuseppe Antonelli diede conto con un articolo illuminante uscito sul Corriere della Sera il 13 gennaio 2019, che cominciava così: «Se stessi qui a fare polemica, dovrei semplicemente invitare tutti a fare pace con sé stessi, o con sé stesse: perché quell’accento non ci sarebbe, se stesse lì per caso. C’è perché serve a distinguere il pronome personale () dalla congiunzione ipotetica (se). E, come appare evidente già da queste prime righe, non è affatto vero che quando precede stesso o medesimo di quell’accento non ci sia bisogno». Nella lezione tenuta all’Università La Sapienza di Roma il giorno in cui lasciò la cattedra per andare in pensione, il professor Serianni ribadì «la propria unica, inderogabile pretesa sugli studenti: che scrivano “sé stesso” con l’accento». Aldo Gabrielli aveva già tagliato la testa al toro nel lontano 1956: «Si scriva sempre pronome con l’accento, in ogni caso» (Dizionario linguistico moderno, pagina 589). Fa stecca nel coro il tweet di Giovanna Nuvoletti, che di Petruccioli è la moglie: «Perché pagano asini per fare i titoli nei giornali?». Signora, è quello che ci chiedevamo anche di certi presidenti della Rai.
[23 febbraio 2021]

Non credo ma spero
«Spero e non credo che chi ha pronunciato quelle parole coltivi realmente, razionalmente, dentro di sé quei molteplici disvalori», scrive Walter Veltroni sul Corriere della Sera a proposito dei disgustosi e intenzionali insulti rivolti dal professor Giovanni Gozzini a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Nell’intento cerchiobottista di deplorare un intellettuale di sinistra senza inimicarselo, l’ex direttore dell’Unità colloca male il «non», che si doveva riferire ovviamente a «coltivi». In modo più semplice, Veltroni avrebbe potuto scrivere: «Non credo che chi ha pronunciato quelle parole coltivi realmente», togliendo il superfluo «spero». Ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire.
[22 febbraio 2021]

Frasi travagliate
Nell’incipit del suo editoriale, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, scrive di Beppe Grillo: «Così cominciò a informare la gente nei suoi show (chi ci andava scoprì che la Parmalat era fallita ben prima della Consob e dei pm)». Quindi la Consob e i pm sono falliti senza che ce ne accorgessimo? Se non è così, bisognava scrivere: «Chi ci andava scoprì ben prima della Consob e dei pm che la Parmalat era fallita».
[19 febbraio 2021]

Lezioni di francese
«Speranza dà lezioni, ma è stato una sciagura», titola La Verità. E il sommario sentenzia: «La sua conferma dopo la debacle sulla profilassi è un grave errore di Draghi». A proposito di dare lezioni: si scrive débâcle.
[25 febbraio 2021]

Dopo che fu ucciso, sparò
Nel servizio sull’agguato che è costato la vita all’ambasciatore italiano in Congo e al carabiniere che era con lui, Francesco Battistini sul Corriere della Sera ricorda come nel 1995 sei volontari di Lecco furono massacrati allo stesso modo e nello stesso posto: «Una banda li sorprese a Rutshuru, proprio il villaggio che Attanasio cercava di raggiungere, e dopo ucciso l’autista sparò sugli altri». Non ci è ben chiaro che cosa sia accaduto «dopo», ma escluderemmo che l’autista sia resuscitato per completare la strage.
[23 febbraio 2021]

«Mi» pare sbagliato
La Repubblica dà conto del bollettino dei contagi da Covid-19 con un grafico in cui compare una sigla misteriosa: «574mi il totale dei positivi». Quindi il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha decretato erga omnes che «mi» sta per migliaia, così come «mln» significa milioni e «mld» miliardi. Peccato che «mi» indichi già, nella lingua italiana, l’unità di misura itineraria corrispondente al miglio.
[2 gennaio 2021]

Nuove parabole
Titolo da Avvenire: «La parabola discendente dei tamponi». Dal Vangelo secondo Speranza.
[21 febbraio 2021]

Dal 1945 è trascorso un secolo
Dalla Gazzetta di Mantova: «Morti in tutta la provincia di Mantova dall’inizio della pandemia: 1.184, di cui 164 in città. Sono i numeri agghiaccianti di una delle più grandi tragedie dell’ultimo secolo dopo le due guerre mondiali». Nel frattempo c’è stata una riforma del calendario?
[22 febbraio 2021]

Piove che Dio non la manda
«Il virus come il diluvio universale – “tragedia di proporzioni bibliche”, la definì Mario Draghi sul Financial Times, appunto – che ci stipa tutti sulla stessa barca», scrive l’ubiquo padre Antonio Spadaro sull’Espresso anziché sul quindicinale che dirige (La Civiltà Cattolica). Scusi, reverendo, ma le avanza ancora il tempo per celebrare la messa oppure è troppo impegnato come press agent di papa Bergoglio? Perché domenica scorsa nella prima lettura (Genesi 9, 8-15) Dio parlava così: «Non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Quindi se il Padreterno in persona promise a Noè e ai suoi figli che non avrebbe mai più mandato sulla terra un simile cataclisma, lei di quale diluvio universale sta cianciando?
[21 febbraio 2021]

Espressioni di chiarezza
Sommario dall’Espresso: «Imprese, artigiani, partite Iva, ma anche l’Ilva e l’Alitalia, lavorerà con Franco, Cingolani e Giovannini». Chiarissimo.
[21 febbraio 2021]

In difesa del Profumo di Leonardo
«Pandemia e crisi, Leonardo riparte dal Sud», titola La Verità il 22 gennaio. «Investimenti da 360 milioni di euro per modernizzare gli stabilimenti produttivi nel Meridione. È il contributo di Leonardo al “nuovo sviluppo del Sud”, presentato mercoledì dall’amministratore delegato Alessandro Profumo», scrive nell’incipit Stefano Pioppi. «Dallo spazio al nucleare, la sfida di Leonardo», titola La Verità una settimana dopo. «Leonardo si rafforza sulle tecnologie del futuro», scrive Stefano Pioppi, presentando il «piano strategico “Be Tomorrow 2030”, fortemente voluto dall’ad Alessandro Profumo». «È arrivato il momento di investire nell’aerospazio», titola La Verità una settimana dopo. «Sempre di innovazione tratta l’accordo tra Leonardo e il gruppo belga Solvay», scrive Stefano Pioppi, tessendo le lodi di «Alessandro Profumo, presidente di Asd, l’Associazione delle industrie europee dell’aerospazio». «Elettronica, 70 anni di innovazione per la Difesa», titola La Verità una settimana dopo. «“L’industria aerospaziale può essere una forza trainante nell’evoluzione dell’Europa”, ha detto ieri l’ad di Leonardo Alessandro Profumo», scrive Stefano Pioppi. «Tre eccellenze in corsa per l’acciaio “green”», titola La Verità una settimana dopo. «Alla ricerca di alternative contribuiranno Danieli, Leonardo e Saipem, tre eccellenze della Penisola», scrive Stefano Pioppi. «Nel solco tracciato dal piano strategico “Be tomorrow 2030”, presentato dall’azienda guidata da Alessandro Profumo». La rubrica di Stefano Pioppi sulla Verità s’intitola In difesa. Suggeriamo una leggera modifica: In difesa di Leonardo. Oppure, meglio ancora, In difesa di Profumo.
[19 febbraio 2021]

Fino al 25
«Oggi primo decreto Draghi. Vietato spostarsi fino al 25», titola a tutta pagina Il Fatto Quotidiano. Ma «oggi» era lunedì 22 febbraio, quindi se ne deduceva che gli spostamenti da una regione all’altra sarebbero rimasti vietati per altri tre giorni, fino a giovedì 25 febbraio. Peccato che il presidente del Consiglio fosse invece orientato a fissare il nuovo termine al 25 marzo e ieri mattina un Dpcm lo abbia allungato fino al 27 marzo.
[22 febbraio 2021]

Diviso per 1.000
Titolo dalle pagine di economia del Corriere della Sera: «Nuove crisi, spuntano anche quelle di Henkel e Honeywell». Il sommario precisa: «Vertenze aperte in tutti i settori: nel solo comparto tessile-moda si contano 200 lavoratori in bilico». In realtà, il titolista ha diviso per 1.000: i posti a rischio sono 200.000, come riporta correttamente il testo.
[19 febbraio 2021]

Stupore inaccettabile
Titolo da Repubblica.it: «Governo, lo stupore di Draghi per i diktat dei partiti che non accetterà». Non accetterà i partiti o non accetterà i diktat? Nel secondo caso, bastava scrivere «Governo, lo stupore di Draghi per gli inaccettabili diktat dei partiti».
[9 febbraio 2021]

Latinismi
Sommario su Avvenire.it: «Un anno speciale voluto dal Papa per il rilancio di Amoris laetita». Sarebbe laetitia. Mai una gioia.
[19 febbraio 2021]

Oltre 100, anzi 102
Titolo dal sito della Gazzetta di Parma: «Oltre 100 nuovi contagi (102) a Parma e in provincia». La tipica pignoleria del titolista che ha frequentato il liceo scientifico.
[18 febbraio 2021]

Inseparabili
Stroncato per strada da un infarto, un cittadino di Sirmione è stato vegliato dal suo cagnolino, un «amico a quattro zampe, un compagno inseparabile dal quale non si separava mai e che gli è rimasto accanto fino alla fine», scrive Bresciaoggi. Gli inseparabili in effetti non si separano mai e, inevitabile corollario, stanno anche uno accanto all’altro.
[16 febbraio 2021]

Leoni da tastiera
Classifica dei giornali che, dal 1° gennaio al 15 febbraio, hanno utilizzato per ben 99 volte la stereotipata espressione «leoni da tastiera», qualunque cosa essa significhi: Il Giorno 5 volte, Libero 4, La Tribuna di Treviso 4, La Gazzetta del Sud 4, Il Gazzettino 3, La Verità 3, Il Secolo XIX 3, Corriere Adriatico 3, Corriere della Sera 2, La Repubblica 2, Il Foglio 2, La Nuova Venezia 2. Tralasciamo le innumerevoli testate con una sola citazione, che non saranno costrette a sostituire le tastiere graffiate dai leoni.
[15 febbraio 2021]

La ballata di Fantozzi
A proposito di tastiere. Ecco la lista dei ministri del governo Draghi secondo la pagina Facebook della Repubblica: «Daniele Franco all’Rconomia, Giancarlo Giorgetti sivluppo economico, Stefano Patuanelli all’Agricoltura, Giovanni alle Infrastrutture, Patrizio Bianchi all’Istuzione». Mi si sono intrecciati i diti. Me li streccia?
[13 febbraio 2021]

Mautizio e Maucaio
Firma posta in testa al giro dell’editoriale scritto dal direttore della Verità: «di Mautizio Belpioetro». Devono essersi intrecciati i diti anche a Caio o Sempronio.
[18 febbraio 2021]

Bose dell’altro mondo
Costretto dal Vaticano a sloggiare dalla Comunità di Bose da lui fondata, fratel Enzo Bianchi ha trovato rifugio presso La Repubblica, dalle cui pagine ha offerto un dotto articolo che parla dell’«urgenza di instaurare uno stile sinodale», di «un sinodo come convegno», della richiesta rivolta da papa Francesco ai vescovi «per incominciare un processo di sinodo nazionale», del «dare inizio al processo di sinodalità», della «sinodalità come camminare insieme», della «sinodalità come cammino». Conclusione: «I temi posti sono importanti ma più decisivo è il processo di sinodalità da mettere in moto. Per ora, però, pochi lo vogliono e la maggior parte non sa e non vuole sapere cosa sia!». Fra costoro, i lettori.
[8 febbraio 2021]

Riguarda che lapsus
Dalla Verità: «Il lapsus linguae è riguardato addirittura il nuovo governo di Mario Draghi». Aggiungeteci pure il lapsus calami: si scrive «ha riguardato».
[15 febbraio 2021]

Massi millimetrici
Titolo dalle cronache regionali del Corriere della Sera: «Schiacciato da un masso mentre è in macchina. Morto il pittore delle valli». Sommario: «Morbegno, la roccia ha centrato l’auto con precisione millimetrica». Già la parola millimetri riferita a un masso suona surreale. Per il resto, mancano soltanto gli applausi a scena aperta.
[10 febbraio 2021]

Notizie dell’ultima ora
Titoli da un’unica edizione del Fatto Quotidiano. Pagina 4: «Ora le riforme volute dall’Ue». Pagina 5: «Ora la Lega gongola». Pagina 6: «Il Pd ora scende dalla Sea Watch». Suggeriamo di cambiare la testata: Le Ore.
[7 febbraio 2021]

Tutte le scuse sono buone
La Repubblica fa parlare i gestori degli impianti sciistici di Pian del Munè, in Piemonte, che hanno deciso di aprire le piste nonostante il provvedimento di chiusura disposto tardivamente dal ministro Roberto Speranza: «Dovrebbero chiederci almeno le scuse». Bei tempi quando le scuse si facevano o si porgevano.
[16 febbraio 2021]

Spolverata inaugurale
Sottotitolo dalla Verità: «Inaugurata in grande spolvero la struttura alla Fiera di Bari “copiata” dalla vituperata Lombardia». In grande spolvero? La locuzione giornalistica di solito si applica alla forma fisica, specialmente di atleti e artisti, non certo a una inaugurazione, che semmai avviene in pompa magna.
[29 gennaio 2021]

Scontri ferroviari
Dalla Gazzetta di Mantova: «Ha tentato di farla finita per una delusione d’amore: così un giovane di 24 anni, ieri, è rimasto ferito in uno scontro con un treno, vicino alla stazione di Schivenoglia». Scontri ravvicinati del terzo tipo.
[16 febbraio 2021]

Inforcare la bici wagon
Alessandro Da Rold racconta sulla Verità che dentro Forza Italia erano tutti convinti che i ministri azzurri nel governo sarebbero stati Antonio Tajani e Anna Maria Bernini, «prima che Draghi inforcasse la sua station wagon per recarsi al Quirinale». Il verbo inforcare ha questo significato: montare, mettendosi a cavalcioni. Il nuovo premier viaggerà a gambe divaricate sul portapacchi della station wagon?
[14 febbraio 2021]

Di fronte
Incipit dell’articolo del sociologo Ilvo Diamanti sulla Repubblica: «Mario Draghi ha appena presentato il nuovo governo. Di fronte gli italiani. Ma anche all’Europa». La locuzione prepositiva è di fronte a, sempreché gli italiani non siano diversi dagli europei.
[15 febbraio 2021]

Torna il «plexiglass»
Wanda Marra sul Fatto Quotidiano parla di «quel plexiglass ovunque che distanzia i presenti» in Consiglio dei ministri. Ci risiamo: si scrive plexiglas, con una sola «s». Più oltre Marra cita «il ricordo dei “migliaia di morti”». Ok, ci arrendiamo.
[14 febbraio 2021]

Repetita iuvant
Foto di un paesaggio innevato nella rubrica La coda dell’occhio di Michele Smargiassi sulla Repubblica del 3 febbraio, pagina 39: «Dall’alto della Snow Hill a Windsor, un re di bronzo cavalca un destriero di bronzo indicando con la mano chissà quali imprese. Ai piedi della Snow Hill di Windsor i cerbiatti vanno tranquilli dove gli pare». Foto di un paesaggio innevato nella rubrica La coda dell’occhio di Michele Smargiassi sulla Repubblica del 4 febbraio, pagina 39: «Dall’alto della Snow Hill a Windsor, un re di bronzo...» eccetera. Per i più dubbiosi: anche l’immagine era la stessa del giorno prima.
[4 febbraio 2021]

Stiamo apposto!
Dal sito del Corriere: «Le hanno chiamate le mascherine “mutanda” e sono le più odiate dai bambini e dai ragazzi di tutta Italia. Sono le più distribuite dalla struttura del commissario Domenico Arcuri ma anche le più detestate», come spiega in un post, divenuto virale su Facebook, Alex Corlazzoli, «il “maestro” per eccellenza, famoso per il libro Tutti in classe». Nella versione originale della notizia si potevano leggere le seguenti espressioni tratte dal post di Corlazzoli (in seguito corrette dal Corriere, per fortuna): «I presidi le fanno arrivare nei plessi e sono apposto. Gli insegnanti le distribuiscono e sono apposto! I genitori che possono permettessero le comprano e i bambini sono apposto!». Con maestri come Corlazzoli è a posto anche la scuola. Ma non è un bel posto.
[27 gennaio 2021]

Scambi di riviere
Attacco di un servizio firmato da Franco Ordine sul Giornale: «Sono due le spine in gola che accompagnano Stefano Pioli e il Milan lungo il viaggio verso la riviera di ponente, destinazione La Spezia». Dev’essere un vero spettacolo il sole che tramonta sulla Riviera di Levante.
[13 febbraio 2021]

Grandi notizie
Titolo di apertura sulla prima pagina di Avvenire: «Draghi ha un obiettivo». Be’, dài, è già qualcosa.
[14 febbraio 2021]

Disinformazione stereofonica
In un reportage sulla Stampa, Fabio Poletti e Francesco Rigatelli intervistano Ettore Riello, indicato come «presidente di Verona Fiere e dell’azienda di famiglia leader nei sistemi di riscaldamento». Le qualifiche sono ripetute nel sommario sotto la foto: «Presidente della Riello e di Verona Fiere». Riello nel 2015 ha lasciato l’ente fieristico e nel 2017, d’accordo con le sorelle Lucia e Roberta, ha ceduto il 30 per cento dell’azienda di famiglia al colosso americano United technologies corporation, che già deteneva il 70 per cento delle azioni. Per averci lavorato solo in due, gli autori del reportage della Stampa si dimostrano molto informati.
[12 febbraio 2021]

Made in China
In un servizio apparso sulla Verità, in cui si parla di cashless, tilt, shopping, banner, stories, Giuseppe China riesce anche a infilare «endorsment» anziché endorsement, «casback» anziché cashback, «A gennaio è stato varata» e «Peccato che il cashback ha dimostrato numerosi limiti». Non solo il cashback. Soprattutto in fatto di congiuntivi.
[30 gennaio 2021]

Mi Sconcerti
Analisi di Mario Sconcerti sul Corriere della Sera: «Tra il calcio di Conte e quello di Guardiola c’è la stessa differenza che esiste tra Carducci e Ungaretti. Quindi diffidenza accademica». Perciò dovrebbe essere meglio Antonio Conte, allenatore dell’Inter, visto che Giosue Carducci vinse il premio Nobel e Giuseppe Ungaretti no. Abbiamo chiesto per sicurezza conferma a un decano del mestiere appassionato di sport. Il suo commento: «Sbagliato. Oggi come oggi è meglio Guardiola, allenatore del Manchester City e vincitore di tutto ovunque sia stato».
[9 febbraio 2021]

Torna il «c’ho»
Titolo del Fatto Quotidiano: «Affaire mascherine: “C’ho il numero di Arcuri, vinciamo”». Tocca ripetersi. Questo costrutto colloquiale per i linguisti Francesco Sabatini e Luca Serianni non ha diritto di cittadinanza nella lingua scritta: il «ci» si elide solo davanti a parole che cominciano per «i» e con «c’è» e «c’era». Ma, senza scomodare la grammatica, basta l’estetica per evitare questo obbrobrio.
[9 gennaio 2021]

Festa degli innamorati soli
Dalla newsletter Informacibo: «Il ristorante La Tavola lancia il menù di San Valentino. Anche per single». Sconto del 20 per cento ai cultori del sesso fai da te.
[12 febbraio 2021]

Pubblici esercizi sul filo
Secondo Rinaldo Frignani del Corriere della Sera, nella prima giornata di zona gialla dopo l’allentamento delle misure contro la pandemia, «7 italiani su 10 hanno pranzato al ristorante». Ipotizzando una clientela compresa fra i 6 e i 90 anni, stiamo parlando di oltre 56 milioni di persone (fonte: Istat), cioè 39,2 milioni di avventori (il 70 per cento di 56 milioni, appunto). Poiché il numero delle imprese registrate nel nostro Paese alla voce «ristoranti e attività di ristorazione mobile» ammonta a 184.587 unità (fonte: Federazione italiana pubblici esercizi, Rapporto annuale 2019), vorrebbe dire che ogni locale ha messo a tavola per pranzo – la sera i locali erano chiusi – ben 212 persone. Però la stessa Fipe calcola che i ristoranti mediamente abbiano una superficie di 90 metri quadrati e 62 posti a sedere. Dunque, una capienza massima di 11,4 milioni di commensali. Solo che con il distanziamento sociale imposto dal Covid-19 questi 62 posti dovrebbero essersi ridotti più o meno alla metà, quindi in totale 5,7 milioni (dando per scontato che tutti i ristoranti abbiano riaperto i battenti, ma non è così). E gli altri 33,5 milioni di ghiottoni di cui riferisce Frignani? Hanno mangiato in piedi come i cavalli?
[7 febbraio 2021]

Ordine al merito della sgrammatica
Da un articolo di Repubblica.it, firmato da Laura Mari, apprendiamo che «Draghi indossa un completo scuro e all’occhiello del bavero della giacca ha appuntato la “rosetta” che viene rilasciata con l’onoreficienza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana». Merita l’onorificenza di cavaliera al merito della sgrammatica italiana: non è facile infilare due svarioni in una sola parola.
[5 febbraio 2021]

Distanziamento asociale
«In questo senso l’Italia è fortunatamente ricchissima: per restare, a titolo d’esempio, al solo Veneto, Rovigo è diversa dalla molto vicina Verona, Verona da Vicenza, Vicenza da Treviso, Treviso da Padova, per non parlare di Venezia che fa caso a sé», scrive Massimo Fini sul Fatto Quotidiano. Non si capisce il senso dell’esempio. Rovigo dista «dalla molto vicina Verona» 90 chilometri, quindi è molto più prossima a Padova (46 chilometri), Vicenza (82) e Venezia (82).
[11 febbraio 2021]

Testate e testuggini
In un articolo dedicato al calciatore tedesco di origine turca Mesut Özil, apparso sulla Repubblica, Paolo Condò dedica questo passaggio a Graeme Souness: «Dopo un derby particolarmente bollente, il manager scozzese guadagnò a stento gli spogliatoi, salvato dagli scudi dei poliziotti schierati a testuggine come opliti». Paragone storico assai infelice. La testuggine era la tipica formazione di fanteria pesante dell’esercito romano, mentre gli opliti erano i soldati dell’antica Grecia provvisti di lancia, spada, corazza, elmo e scudo. Trattasi di reminiscenze delle elementari, scuole che Condò evidentemente deve aver frequentato con scarso profitto.
[5 febbraio 2021]

Periodi ipotetici
Sarina Biraghi sulla Verità attribuisce a Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia) la seguente dichiarazione: «Se poi portasse dei provvedimenti che io condivido per il bene dell’Italia, allora li voto». Può darsi che il fratello d’Italia ignori l’italiano, in particolare il periodo ipotetico. Ma in tal caso il giornalista non deve sottoscrivere, bensì correggere. «Se portasse dei provvedimenti» (protasi: congiuntivo imperfetto) «li voterei» (apodosi: presente condizionale).
[6 febbraio 2021]

Esercizi di Style
La pagina 179 del numero di gennaio del mensile Style Magazine si presentava nell’edizione digitale come segue. Titolo: «TITOLO FINTO». Sommario: «As enti opta inctiiscia voles explam nonsequ iaecerf erundi nienimincto» eccetera. Altro sommario: «TESTO FINTO. È ET ACI UTECTA EARIBUS CIPISSIM QUI ACEAQUOS» eccetera. Didascalia: «Alitibus dollorumquo totae ersperro temporr ovitenis» eccetera. Foto: mancanti. Se non altro, in passato i grafici usavano come testo segnaposto l’elegante «Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit», inventato nel Cinquecento da un tipografo sconosciuto. E soprattutto i redattori lo riempivano. C’è da augurarsi che almeno in edicola sia arrivata la pagina corretta, priva dell’indicazione «mancano testo e foto» evidenziata in giallo, quindi con articoli e immagini.
[31 gennaio 2021]

Libere uscite
Titolo dal Giornale: «Quando Salvini era “razzista e cafone”. Il Capitano era il bersaglio preferito della sinistra per le sue uscite». Per le sue uscite la sinistra utilizzava come bersaglio Salvini oppure per le sue uscite Salvini era il bersaglio preferito della sinistra? Nel secondo caso, che pare il più plausibile, bastava scriverlo esattamente così.
[8 febbraio 2021]

Repetita iuvant
Wanda Marra sul Fatto Quotidiano, a proposito di Mario Draghi: «Trapela il fatto che farà il governo dopo il voto su Rousseau, anche in caso di astensione da parte di M5S». E più avanti: «Dopo il voto di Rousseau, Draghi farà il governo, anche con l’eventuale astensione dei Cinque Stelle». Quindi è un fatto che sul Fatto trapela il fatto della possibile astensione.
[11 febbraio 2021]

Una volta per sempre
Notizia luttuosa sulla prima pagina della Gazzetta di Mantova: «Se n’è andato per sempre il notaio Mario Nicolini». In un Paese che ha bandito da tempo il verbo morire, c’è chi se ne va per qualche giorno e chi per sempre.
[10 febbraio 2021]

Tutto molto interessante
«È tutto molto interessante. Anzitutto è interessante che un libro come quello di Alessandro Sallusti e Luca Palamara (rispettivamente direttore del Giornale ed ex capo dell’Associazione magistrati) stia facendo sfracelli in libreria». Così su Libero cominciava un articolo di Filippo Facci, giornalista di solito molto documentato. Il sottotitolo si spingeva oltre, in fatto di sfracelli: «Il volume che toglie il velo sulla politicizzazione dei giudici ha venduto trentamila copie in una settimana», ed era alquanto curioso, perché né il numero 30.000 né la parola «copie» comparivano nel pezzo di Facci, segno che la trionfalistica asserzione era stata formulata a prescindere dal testo sottostante. Ora, si dà il caso che il libro-intervista Il sistema della coppia Sallusti-Palamara sia comparso per la prima volta nella classifica compilata da Gfk per conto degli editori italiani (quella che registra i 10.000 titoli più venduti nelle librerie) alla quarta settimana di gennaio, con un totale di 16.180 copie, che sono pur sempre 13.820 in meno di quelle annunciate da Libero. Solo che la statistica è stata diffusa il 4 febbraio mentre il quotidiano è uscito tre giorni prima che venisse ultimata. Ha ragione Facci: è tutto molto interessante.
[29 gennaio 2021]

Milioni e miliardi
Sul Corriere.it si dà conto della situazione catastrofica in cui versano i ristoranti a causa del Covid-19. Scrive Stefano Landi: «Dice la Federazione italiana dei pubblici esercizi (Fipe), che solo l’anno scorso la pandemia ha bruciato quasi 38 milioni nel comparto del bere e del mangiare». Purtroppo sono 38 miliardi.
[6 febbraio 2021]

Parafrasando Churchill
«Come ha affermato uno scrittore tedesco, parafrasando quel che si diceva del Cremlino ai tempi dell’Urss, “la politica italiana è un enigma avvolto in un mistero”». Così si conclude un editoriale di Massimo Fini sul Fatto Quotidiano. Lo scrittore tedesco ha parafrasato in realtà Winston Churchill. La frase, infatti, fu pronunciata il 1° ottobre 1939 dal futuro premier britannico, in un discorso trasmesso dalla Bbc: «Non posso prevedere l’azione della Russia. È un indovinello avvolto da un mistero dentro un enigma» (fonte: The Churchill Society London). È ricordata anche nel numero del 18 marzo 1946, a pagina 107, del settimanale americano Life. Inoltre non si capisce perché Fini, che è un signor giornalista e non una mezzamanica, cominci il suo articolo parlando di «venerdì (5/02)» e «sabato (6/02)», un modo assurdo d’indicare le due date. Per burocratica coerenza avrebbe dovuto anteporre lo zero anche al giorno (05/02 e 06/02). O toglierlo al mese. O, meglio ancora, scrivere 5 febbraio e 6 febbraio.
[8 febbraio 2021]

Stato di ebbrezza
Sarina Biraghi sulla Verità parla di Matteo Salvini, definendolo «l’uomo del Papete e del mojto». Anche in stato di ebbrezza, si scrive Papeete e mojito.
[7 febbraio 2021]

Tuberosità ischiatiche
Assai pertinente il quesito che Brunella Schisa pone sul Venerdì di Repubblica allo scrittore Hans Tuzzi (all’anagrafe Adriano Bon): «Lei scrive “gonfiò le tuberosità ischiatiche” per dire “gonfiò le guance”. Non pensa di essere uno scrittore elitario?». Risposta: «Un modo come un altro per dire che uno ha la faccia come il culo». Ci permettiamo di suggerire una variante al nom de plume del romanziere: Truzzi. Possibile alternativa, come da dizionario: Tamarri.
[29 gennaio 2021]

Guardare con gli occhi
Incipit dell’articolo con cui Massimo Giannini, direttore della Stampa, presenta il ritorno in edicola dell’allegato settimanale Specchio: «In questi anni ci siamo innamorati di tutto ciò che sa di modernità: della rete e dei social, di Twitter e di Facebook, di Instagram e persino di TikTok. Ma quel magnifico “vizio” non ci è mai passato. Andare nei luoghi, consumare le scarpe, guardare con gli occhi». Non si capisce con quale altro organo sia possibile vedere. A meno che non abbia ragione il predetto Hans Tuzzi e che il magnifico «vizio» dei giornalisti non consista nel guardare con il culo.
[29 gennaio 2021]

NoNono!
Stando a quanto racconta Luca Telese sulla Verità, Romano Prodi «arrivò a gridare un indimenticabile “NoNono!” da un balcone di Bologna». Cioè un duplice No maiuscolo, con l’aggiunta di un no minuscolo, tutti attaccati? O un No al Nono (a Venezia c’è l’osteria Al Nono Risorto)? Misteri telesi.
[4 febbraio 2021]

Mi fa specie
«Gola di Favogna a Magrè, il paradiso delle farfalle. Ci vivono oltre 20 specie di farfalle», informa il Corriere del Trentino. E poco più avanti: «La Gola di Favogna presenta 524 specie di farfalle appartenenti a 47 famiglie». In fila per 4 col resto di 2.
[5 febbraio 2021]

Cadere in trans
La Gazzetta di Mantova intervista Andrea Fiozzi, un paziente scampato al Covid-19. Il cronista Enrico Comaschi descrive così la drammatica esperienza del sopravvissuto: «“Cadi in trans - racconta Fiozzi - Non capisci più niente e pensi al peggio”». Lgbti in delirio: anche la trance si è adeguata ai costumi sessuali correnti.
[6 febbraio 2021]

Rimetterci l’osso del culo
Con la consueta verve, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta nel suo editoriale in prima pagina le continue pretese avanzate da Matteo Renzi durante la crisi di governo: «E ogni cinque minuti alza la posta: via Bonafede, Gualtieri, Arcuri, Tridico, Parisi, Benassi, via la blocca-prescrizione, dentro il Mes e la Bicamerale sul Recovery, e magari anche una fettina di culo disossata». Una battuta anatomicamente inappropriata, a meno che Travaglio non si riferisse all’osso più vicino, quello sacro, del quale si dice – sempre per restare alle facezie – che chiamasi così in quanto assiste alla messa in culo. Il che, per come sono andate le trattative sul Conte ter, suona un po’ evocativo.
[2 febbraio 2021]

Over under
Titolo dalla prima pagina del Corriere della Sera: «Covid-19. Sì ai vaccini AstraZeneca, ma solo per gli over 55». È l’esatto contrario. Lo so, perché ho 64 anni. (E perché l’ho appreso dal titolo di pagina 15: «L’Aifa: ok al vaccino di AstraZeneca. “Ma va utilizzato tra i 18 e i 55 anni”»).
[31 gennaio 2021]

Tu vuò fa’ l’americano
«Vietato scherzare sui ritardi di Trenord. Pena, una richiesta di danni per 10 mila euro e una causa civile», scrive l’edizione italiana di Business Insider, sito statunitense d’informazione. L’associazione di pendolari Mi.Mo.AL., formata dai passeggeri della linea ferroviaria Milano-Mortara-Alessandria, aveva ironizzato su un video di auguri diffuso da Trenord in occasione delle feste natalizie. «La risposta di Trenord alla satira non si è fatta attendere: l’8 gennaio 2021, l’associazione ha ricevuto una lettera dal titolo: “Intimazione e contestuale richiesta di risarcimento dei danni per diffamazione e violazione del diritto d’autore”», precisa Business Insider. Che aggiunge: «Il 2 gennaio Mi.Mo.Al. ha risposto per le rime, contestando integralmente gli addebiti». Sicuramente più veloce di Trenord: si difende il giorno 2 da una contestazione mossa il giorno 8. O è la proverbiale velocità dell’informazione all’americana?
[1 febbraio 2021]

Ritorno al futuro
Didascalia dalla Stampa: «Carlo Cottarelli entra al Quirinale per ricevere un mandato per formare un governo, è il 28 maggio del 2008. Il tentativo non avrà successo». Comprensibile, visto che il tentativo avvenne 10 anni dopo, il 28 maggio 2018.
[27 gennaio 2021]

Commina male
«Come se non bastasse, poi, ai colori italiani si è aggiunto il “rosso scuro” comminato dall’Ue inizialmente e misteriosamente a tre regioni», osserva Mauro Bazzucchi sulla Verità. L’uso del verbo appare improprio: comminare nel linguaggio giuridico significa stabilire una sanzione per i trasgressori di una legge. Il colore in questione si limitava a segnalare l’indice di rischio nella diffusione del Covid-19.
[29 gennaio 2021]

Congiuntivite
Così sul Fatto Quotidiano parla il pasdaran grillino Alessandro Di Battista: «Draghi se lo votasse Renzi, che ha fatto tutto questo con l’obiettivo di non far gestire al M5S i soldi del Recovery Fund. Se lo votasse mezzo Pd, che ha lavorato contro Conte, e se lo votasse Salvini che lo elogiava in Parlamento». Il disgiuntivo imperfetto.
[3 febbraio 2021]

Il nudo si vede dal Mattino
Titolo dalla prima pagina del Mattino: «Chiaia, le foto nuda di una studentessa in pasto a Telegram». O scrivevano «le foto nude» (gergale, ma passabile) o «le foto da nuda» (già meglio) o «le foto di una studentessa nuda» (soluzione migliore). Altrimenti l’aggettivo «nuda» non concorda con il sostantivo «foto». Come si può notare a occhio nudo.
[1 febbraio 2021]

Tutti pazzi per Ursula
«Uno “scatto” quanto mai attuale: Ursula Von der Leyen, Mario Draghi e Sergio Mattarella», si legge nella didascalia della foto che campeggia sulla prima pagina dell’Eco di Bergamo. L’emozione per lo storico momento deve aver tradito il redattore orobico: infatti la prima a sinistra è Christine Lagarde, succeduta a Draghi alla presidenza della Banca centrale europea, e non Ursula von der Leyen, che presiede la Commissione europea.
[3 febbraio 2021]

Parla come magni
«E poi i Servizi, oh, i Servizi! Il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, friccica: “Ha detto che lascia la delega e che possono rivolgersi a noi per chiarimenti?”», scrive Paola Zanca sul Fatto Quotidiano. Vabbè che l’ha messo in corsivo, ma quel verbo deriva – al pari del «friccico de luna tutta pe’ noi» della canzone Roma nun fa la stupida stasera interpretata da Nino Manfredi in Rugantino – dal latino fricicare, cioè strofinare. Come farà Volpi a strofinare le parole? Poco più avanti Zanca parla di calzature decollete, anziché décolleté. E qui ci arrendiamo: se non conosce il romanesco, pare difficile che possa eccellere in francese.
[19 gennaio 2021]

Albertini, il direttore immaginario
«Luigi Albertini (1871-1941; qui sopra) è stato direttore del “Corriere della Sera” dal 1900 al 1921», si legge in una breve scheda, apparsa sul quotidiano in questione, sotto la foto di colui che fu segretario del fondatore Eugenio Torelli Viollier. Le cose non stanno proprio così, benché l’errore sia accreditato persino nella voce biografica su Albertini che compare nell’Enciclopedia italiana dell’Istituto Treccani: «Assunto poi al Corriere della Sera (1896), vi fece una rapida carriera, diventandone amministratore (1898) e direttore (13 luglio 1900)». In realtà, da un’approfondita ricerca che in parte corregge quanto abbiamo scritto nei giorni scorsi sullo stesso argomento, nel numero del 31 dicembre 1900 il gerente responsabile (la qualifica di direttore non esisteva) risulta essere Giovanni Galluzzi, il quale mantenne questa carica per due decenni, fino a tutto il 1920. Dal gennaio 1921 il gerente responsabile diventa Luigi Goldaniga, che lascia l’incarico nel dicembre 1924. Dal 1° gennaio 1925 il Corriere viene firmato da Alberto Albertini, fratello del ben più noto Luigi, e per la prima volta nella storia del giornale appare in gerenza la qualifica «direttore responsabile». Meno di 11 mesi dopo, il 28 novembre 1925, fu pubblicato il fondo «Congedo» con il quale Luigi Albertini e il fratello Alberto erano costretti dal regime fascista a dimettersi. Il giorno appresso, 29 novembre, apparve come direttore Pietro Croci, che resterà in carica fino al marzo 1926. Bisogna tenere conto dei tempi pioneristici: nei primi anni del Novecento il quotidiano milanese usciva con 4 pagine. Glauco Licata, in Storia del Corriere della Sera (Rizzoli), spiega che Galluzzi era un operaio, ovvero il macchinista addetto alla rotativa a colori acquistata nel 1900 per stampare La Domenica del Corriere. Goldaniga, che gli successe come gerente responsabile, probabilmente aveva lo stesso ruolo. Per farla breve, anche se Luigi Albertini fu senza alcun dubbio il deus ex machina del Corriere della Sera nel primo quarto del secolo scorso, mai il suo nome apparve sul giornale con le qualifiche di gerente responsabile o di direttore responsabile, anche se tutti crediamo il contrario.
[30 gennaio 2021]

Siamo i Watussi
Titolo dalla Repubblica: «Zanda: “Se fallisce il ter serve un governo con alte personalità”». Dal metro e 90 in su.
[1 febbraio 2021]

Principessa per modo di dire
Il Foglio ospita un articolo su Charlotte Casiraghi, secondogenita della principessa Carolina di Monaco e di Stefano Casiraghi. «Tutti pazzi per i salotti letterari della principessa Casiraghi chez Chanel», recita il titolo. Sbagliato. Possono dirsi principesse solo la sovrana di un principato, oppure la figlia di un sovrano o di una sovrana regnante, oppure la moglie o la figlia di un principe. Nessuno di tali casi ricorre per Charlotte Casiraghi, la quale è infatti priva di titoli nobiliari e solo undicesima nella linea di successione al trono del Principato di Monaco.
[30 gennaio 2021]

Ma perché li fanno scrivere?
Titolo dalla prima pagina del Fatto Quotidiano: «Ma perchè dare ai dodicenni lo smartphone?». E perché dare la tastiera del computer a giornalisti che non conoscono la differenza fra accento grave e acuto, tanto da sbagliarlo regolarmente?
[1 febbraio 2021]

Lunghezze variabili
Da Libero: «È stato presentato al Ces di Las Vegas il nuovo prototipo di taxi volante di Uber e Hyundai. Si tratta di un aeromobile della lunghezza di 4 e 6 metri». Chiamatelo Elastico.
[31 gennaio 2021]

Non so se mi spiego
La Stampa pubblica un editoriale di Giuseppe Pignatone, ex procuratore generale di Roma e oggi presidente del Tribunale di prima istanza della Città del Vaticano, intitolato «Perché le toghe combattono la corruzione». È un concetto che necessita di chiarimenti? Essendo la corruzione un reato, daremmo per scontato che le toghe la combattano anche senza bisogno di spiegazioni da parte del dottor Pignatone.
[18 gennaio 2021]

Virgole assassine
Stefano Lorenzetto scrive sull’Arena: «Talvolta i ragazzi uccisi al fronte, avevano suppergiù l’età dei suoi figli». Complimenti per la virgola tra soggetto e verbo.
[31 gennaio 2021]

Sali e Tabacci
Secondo la Gazzetta di Mantova, l’ex presidente della Regione Lombardia, Bruno Tabacci, sarebbe «nato 73 anni fa a Quistello». In realtà Tabacci ha 74 anni e ne compirà 75 il 27 agosto.
[24 gennaio 2021]

A proposito di mediocrità
Ettore Martinelli sulla Verità: «Comunque, nonostante la mediocrità dei governanti, alla bell’é meglio tiravamo innanzi, convinti che il signor “debito pubblico” non avrebbe bussato alle nostre porte». A parte che il verbo «è» richiede l’accento grave, e non acuto, in questo caso sono superflui entrambi: si scrive «alla bell’e meglio».
[2 gennaio 2020]

Tagli lineari
Cesare Lanza sulla Verità: «Scommettiamo che le vostre lettere, cari amici lettori, sarebbero pubblicate quasi integralmente, se aveste cura di scriverle in misura più breve? Altrimenti devo, a volte a malincuore, a tagliarle e a proporle in sintesi». Cesarone, che ne diresti di cominciare a tagliare le «a»?
[5 gennaio 2021]

Centro di gravità permanente
Wanda Marra riferisce sul Fatto Quotidiano che «nelle conversazioni di Renzi con i parlamentari a lui più vicini» ricorre questa frase: «Metterò il veto a Conte? No. La verità è che non mi “cagano”». Ci fa ricordare quanto dichiarato dal politologo Gianfranco Pasquino, intervistato dalla Verità: «Me ne infischio del centro. Il centro è il luogo degli scambi più sordidi, quelli che inquinano la vita politica. Renzi (...) e Conte si odiano perché ambiscono allo stesso territorio politico. In più mettiamoci anche Calenda». In effetti, come stabilì un titolo di Cuore, «al centro c’è il buco del culo».
[28 gennaio 2021]

La Repubblica delle celle private
Titolo sulla prima pagina della Repubblica: «Russia, tornano le celle di Stato per gli ubriachi». Perché, esistono anche le celle private, in Russia?
[4 gennaio 2020]

Fuori linea (verde)
Visitando il castello di Torre in Pietra per Linea verde, Beppe Convertini, conduttore di Rai 1, ne ripercorre la storia «sino ad arrivare al 1926, quando Luigi Albertini, giornalista, senatore e anche fondatore del Corriere della Sera, viene allontanato dal quotidiano, appunto, perché era un dissidente dal fascismo». Essendo nato il 19 ottobre 1871, significa che Albertini avrebbe creato il Corriere addirittura quattro anni e mezzo prima di essere partorito. Invece il giornale milanese uscì per la prima volta in edicola il 5 marzo 1876. Solo nel 1900, alla morte di Eugenio Torelli Viollier (il vero fondatore), Albertini ne divenne gerente responsabile e direttore amministrativo. Costrettovi dal regime fascista, abbandonò la proprietà della testata il 27 novembre 1925, firmando l’indomani il fondo «Commiato» insieme con il fratello Alberto Albertini, che gli era subentrato nel 1921 quale direttore responsabile.
[10 gennaio 2021]

Incubi
Titolo dell’Osservatore Romano: «Il covid-19 un incubo in Amazzonia». Invece un piacevole sogno nel resto del mondo.
[18 gennaio 2021]

Di sicuro c’è solo che non va il congiuntivo
Ispirandosi al titolo con cui L’Europeo nel numero del 16 luglio 1950 presentò l’inchiesta di Tommaso Besozzi sulla fine di Salvatore Giuliano, lo scrittore Gianluca Nicoletti esordisce così sulla prima pagina della Stampa: «A Palermo una bambina di 10 anni è stata trovata in fin di vita nel bagno di casa sua, aveva una cintura stretta al collo. Al momento l’unica certezza sul caso è che la bimba sia morta». Peccato che il congiuntivo strida con lo storico titolo di copertina dell’Europeo, il quale suonava così: «Di sicuro c’è solo che è morto».
[23 gennaio 2021]

Eventi rari
Apprendiamo dal Corriere del Veneto che «la Commissione Pari Opportunità del Comune di Padova presieduta dall’avvocata Luciana Sergiacomi ha approvato il documento “La parità di genere negli eventi”». Al primo punto esso stabilisce che «in ogni evento ci deve essere una lista di interventi equilibrata in termini di parità di genere». La città veneta sarà la prima in Italia ad avere entro 15 giorni «un vero e proprio regolamento per assicurare parità di genere in ogni panel organizzato o patrocinato dal Comune». Già decisa l’invitata di sesso femminile ai convegni dei combattenti e reduci: la Nera Mietitrice.
[26 gennaio 2021]

Non sappia la 1 cosa fa la 15
Titolo dalla prima pagina del Giornale: «Farmaci letali ai pazienti Covid. Medico in cella». Più che altro è a volte in cucina e a volte in salotto: Carlo Mosca, primario del pronto soccorso di Montichiari, è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari, non rinchiuso in carcere. Lo scrive Il Giornale, però a pagina 15.
[26 gennaio 2021]

Intronati
«L’intronazione di Joe Biden ha due aspetti positivi importanti in relazione fra loro», osserva Massimo Fini nell’attacco di un editoriale sul Fatto Quotidiano. L’aspetto negativo è che il sostantivo intronazione non esiste né per lo Zingarelli 2021, né per il Devoto-Oli, né per Il Nuovo De Mauro, né per il Treccani (secondo il quale intronare significa «offendere l’udito, stordire con forte rumore, con grida», quindi nulla a che vedere con una cerimonia). Analogo risultato cercando la parola nel Tommaseo-Bellini e nel vocabolario degli accademici della Crusca. Il lemma corrente è intronizzazione. L’intronazione risulta citata solo nel Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia, ma la spiegazione che segue pare adattarsi poco a Biden: «Per sapere se chi comanda merita l’installatura nel trono o pur l’intronazione nella stalla».
[22 gennaio 2021]

Ovviamente
Sottotitolo della Verità: «Dopo aver allentato i divieti e aver incentivato a spendere con il cashback, l’esecutivo demonizza chi lo fa, ovviamente senza commettere reati». Chi non commette reati? Il governo che demonizza oppure chi spende con il cashback?
[15 dicembre 2020]

Province e diocesi
«A Cicognara, paese in provincia di Cremona, da ieri è possibile fare offerte in chiesa con bancomat e carte di credito», scrive il Corriere della Sera, confondendo la provincia con la diocesi. Cicognara è una frazione di Viadana, Comune che si trova in provincia di Mantova, pur appartenendo alla diocesi di Cremona.
[23 novembre 2020]

I 67 siti sono 89
Il Fatto Quotidiano pubblica la mappa dei 67 siti (suddivisi per classe di sicurezza) individuati dal governo per lo stoccaggio delle scorie nucleari. Solo che la cartina ne elenca 89, grazie a località inserite due volte nella stessa classe, come Quargnento, Turri e Genzano di Lucania, o addirittura tre, come Canino. In gergo tecnico si chiama infografica. In questo caso disinfografica.
[6 gennaio 2021]

Piazze d’onore
Sul Sole 24 Ore, reputato di norma affidabilissimo, Evelina Marchesini indaga sugli «hotel in crisi» (ma va’?) – così il titolo – e passa in rassegna quelli posti in vendita a causa della pandemia. «Andando a cercare il dettaglio», a Roma registra «un 5 stelle ubicato tra Piazza del Vaticano e il Colosseo». Ma, anche cercando il dettaglio, a Roma non esiste una piazza del Vaticano, solo un lungotevere Vaticano e un viale Vaticano.
[25 gennaio 2021]

Centesimi ed euro
Sul Corriere della Sera, in un servizio dedicato al piano da 16 miliardi di A2a, Francesca Basso scrive: «L’utile netto è previsto in crescita dell’8% medio annuo e i dividendi di “almeno il 3%” dopo un rialzo dai 7,75 euro del 2019 agli 8 per il 2020. Fanno eccezione il 2021 (8,2 euro) e il 2022 (8,5 euro)». Gli azionisti ringraziano sentitamente. Nessuna società al mondo le cui azioni al 21 gennaio 2021 valevano 1,38 euro riuscirebbe a dare dividendi pari a più di cinque volte la quotazione. In verità il 7 e l’8 dovevano essere preceduti da uno zero, seguito da una virgola e da un altro zero, ovvero 0,0775, 0,08, 0,082, 0,085. Insomma, i centesimi sono stati confusi con l’euro, il che non è davvero il massimo nelle pagine di economia.
[21 gennaio 2021]

Is meglio che not write
Incipit di un articolo a firma di Sarina Biraghi sulla Verità: «“Two dose is meglio che one”. Per la campagna vaccinale anti Covid 19 si potrebbe usare la stessa vecchia pubblicità di un noto gelato dopo l’ennesimo ritardo nelle consegne di vaccini annunciato da Pfizer che avrebbe garantito il recupero del gap entro il 15 febbraio, a parte il rischio di far slittare l’intera campagna vaccinale con ritardi sul calendario che dovrebbe far arrivare all’immunità di gregge, le mancate consegne stanno creando problemi alle regioni per la somministrazione della seconda dose per i richiami, prevista 21 giorni dopo la prima». Vince con onore il premio Grammelot 2021. Non sarà il Goncourt, ma tocca contentarsi.
[22 gennaio 2021]

Sante fotocopie
Secondo Il Fatto Quotidiano, «avrebbe meritato maggiore evidenza il messaggio di papa Francesco per la cinquantacinquesima giornata mondiale delle comunicazioni sociali, diffuso sabato scorso». Per quale motivo? Lo spiega Fabrizio D’Esposito nella rubrica Il chierico vagante, che estrapola dal pensiero del Pontefice questo concetto basilare: «Voci attente lamentano da tempo il rischio di un appiattimento in “giornali fotocopia” o in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali, dove il genere dell’inchiesta e del reportage perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione preconfezionata, “di palazzo”, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose». Sua Santità deve aver cercato notizie sul caso Marogna-Becciu-L’Espresso sull’Osservatore Romano e sull’Avvenire.
[25 gennaio 2021]

L’invasione degli ultracorpi
Nella sua rubrica sul Giornale, l’attempata Marchesa d’Aragona, alias Daniela Del Secco, classe 1951, scrive: «Ormai l’età anagrafica di una donna è un dettaglio irrilevante. Incontriamo ultra sessantenni che in quanto a classe, stile ed eleganza non competono con giovani e acerbe donzelle». Appunto, e come farebbero a competere?
[9 gennaio 2021]

Atteraggio morbido
Da L’Arena: «Il trattamento con la vitamina D in pazienti con comorbidità fa diminuire i decessi e i trasferimenti in terapia intensiva». Ma sarà vitamina D o Coccolino? Il medesimo malapropismo appare sullo stesso giornale anche in un’inserzione a tutta pagina dell’azienda Freeland. Il termine medico, inventato nel 1994 e peraltro improprio, è comorbilità, che non c’entra nulla con la morbidezza e che nel linguaggio dei burocrati in camice bianco ha rimpiazzato il corretto comorbosità, cioè presenza concomitante di due o più malattie diverse nello stesso soggetto.
[20 gennaio 2021]

Pensieri Fini
«Temo che il boyscout di Rignano riuscirà a farci rivalutare anche Silvio Berlusconi, a cui peraltro, col suo comportamento irresponsabile, ha già fornito un bell’assist, visto che Forza Italia nei sondaggi è data adesso al 10,6%, cioè in doppia cifra, livello cui era lontana da anni». Così Massimo Fini, sul Fatto Quotidiano, nell’incipit di un editoriale contro Matteo Renzi. Sorprende l’uso del secondo cui. Il pronome relativo indeclinabile va sempre preceduto dalle varie preposizioni (tranne che nel complemento di termine, nel quale la a è facoltativa: «con certi sguardi a cui la nostra ipocrisia non ha più nulla da insegnare» in Luigi Pirandello, ma anche «il tuo perenne braccio nel gesto immenso cui già diede Michelagnolo all’uno de’ suoi Vinti» in Gabriele D’Annunzio). Nel caso specifico, Fini avrebbe dovuto scrivere «da cui era lontana».
[21 gennaio 2021]

Covid alla mantovana
Il record mondiale dei contagiati dal Covid-19? Non c’è dubbio che il poco invidiabile primato spetta al Comune di Porto Mantovano, che al 31 dicembre 2019 contava 16.437 abitanti, oltre la metà dei quali, ovvero 8.878, colpiti dal coronavirus, stando alla tabella pubblicata dalla Gazzetta di Mantova il 24 gennaio 2021. In pratica a Porto Mantovano si concentrerebbe quasi il 50 per cento dei malati dell’intera provincia di Mantova. Invece a quella data i contagi nel Comune erano 854, pari al 5,2 per cento della popolazione (19.819 nel territorio provinciale). Meno male. Resterà qualche lettore per la Gazzetta di Mantova.
[24 gennaio 2021]

Prime (e ultime) ministre
«Norvegia, Lituania, Danimarca, Estonia, Islanda, Finlandia saranno guidate da donne. Sei donne prime ministre in Europa. Non era mai successo». Così comincia un commento di Elena Stancanelli sulla Stampa. E Angela Merkel, ancora in carica quando è uscito l’editoriale, dove la mette? Le sei citate da Stancanelli rappresentano meno di un quarto della popolazione della Germania. Inoltre non si capisce la ratio dell’elenco. Non segue l’ordine alfabetico, né quello per popolazione (in tal caso, con i suoi 5,7 milioni di abitanti la Danimarca avrebbe dovuto figurare al primo posto), né quello per superficie, né quello cronologico (Kaja Kallas è diventata primo ministro dell’Estonia pochi giorni fa, quindi il suo Paese avrebbe dovuto figurare al primo o all’ultimo posto). Senza contare che si dovrebbe includere anche Ursula von der Leyen, la quale, in qualità di presidente della Commissione europea, governa l’intera Ue.
[15 gennaio 2021]

Diffusioni e tirature di ieri
In un sommario a corredo di un articolo su Georges Simenon, il Domani scrive: «La diffusione dei suoi libri è arrivata a 700 milioni di copie». Il dato, però, come si può leggere nel pezzo, si riferisce alla tiratura, non alla diffusione, e risale ai primi anni Novanta. Quindi Domani pubblica, su Simenon, cifre dell’altrissimo ieri e per di più sbagliate.
[20 gennaio 2021]

Rose rosse per te
Da Avvenire: «Una rosa per la fidanzata. Patrick George Zaki, il ricercatore ventinovenne egiziano che si trova in prigione nel suo Paese dal 7 febbraio 2020, ha potuto ricevere ieri almeno la visita della sua ragazza e le ha donato il fiore simbolo dell’amore». Da mesi leggiamo su tutti i giornali che il giovane è stato arrestato in quanto gay. Evidentemente Avvenire conosce cose ignote ai comuni mortali, a cominciare dalla più sorprendente: sotto il regime di Al Sisi, i prigionieri, benché detenuti da quasi un anno, possono acquistare in cella rose per le fidanzate.
[17 gennaio 2021]

Maschere in cerca d’autore
Su Anteprima è comparso il seguente aforisma, attribuito all’attore Corrado Guzzanti, figlio di Paolo, il famoso giornalista: «Nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». Ma sarà davvero di Guzzanti junior? Una ricerca su Google restituisce ben 18.100 risultati che attribuiscono questa frase a Luigi Pirandello. Molti autori, per esempio Andrea Accorsi e ?Daniela Ferro nel libro I personaggi più malvagi della storia di Milano, sostengono che Pirandello la scrisse in Uno, nessuno e centomila. Falso: nel romanzo in questione la parola «maschere» non compare affatto (vedere l’edizione curata da Giancarlo Mazzacurati per Einaudi nel 1994). Né risulta che Pirandello abbia mai usato il sostantivo «maschere» in uno dei suoi 80 articoli pubblicati dal Corriere della Sera. Il mistero continua.
[5 gennaio 2021]

Pompa su Pompa
Il Fatto Quotidiano pubblica un servizio di Gianni Barbacetto sui «discepoli di Pio Pompa» che «adesso pontificano sui servizi segreti». Tra i referenti del «grande manovratore sotterraneo dell’informazione negli anni del berlusconismo», egli indica «giornalisti come Renato Farina, Luca Fazzo, Claudia Fusani, Claudio Antonelli», cioè «proprio alcune delle firme che in queste settimane hanno scritto di Conte, servizi e caso Barr». E dettaglia: «Antonelli su Libero ipotizza che Conte, sconfitto Trump, “abbia perso la sponda degli Usa”». Si dà il caso che Antonelli lavori alla Verità dal settembre 2016. Sempre sul pezzo, questo Barbacetto.
[15 gennaio 2021]

Don Mazzi non sa porre l’accento
Brani scelti da un articolo firmato da don Antonio Mazzi sul Corriere della Sera: «Per cui mentre ieri tutta la riflessione si rivolgeva: su quale senso dare ai doveri, oggi senza trascurare il peso dei doveri, prima bisogna insieme, riflettere su quale senso possano avere questi desideri immensi e sconfinati». «Come potete far si che le vostre amicizie vere e profonde non vengano confuse con avventure disordinate e sconsacratorie? Come far si che i vostri affetti dirompenti e il vostro bisogno di essere amati coincida con l’impianto della volontà adeguato e con la capacità da parte vostra di dotarvi di strumenti autocorrettivi?». Sono tutte questioni su cui il reverendo non ha saputo porre l’accento.
[6 dicembre 2020]

San Francesco a Roma
Titolo della Verità: «Egiziano sfascia chiesa col machete. L’uomo, pregiudicato senza fissa dimora, si è accanito con una lama di mezzo metro su una statua di San Francesco a Roma». Ma il Poverello non stava d’abitudine ad Assisi? In tal caso bastava scrivere: «A Roma si è accanito» eccetera.
[23 dicembre 2020]

Una lapide per gli epigrafisti
L’Osservatore Romano pubblica un bando di concorso del Pontificio istituto di archeologia cristiana per la cattedra di Epigrafia classica e cristiana. In calce, accanto alla firma del rettore, «prof. mons. Stefan Heid», vi è il timbro della prestigiosa istituzione, con tanto di indirizzo della sede di Roma: «Via Napoleone III°». Ma accanto ai numeri romani l’esponente (°) non va mai messo: serve solo quando, per indicare l’ordinale, si ricorre alle cifre arabiche (1°, 2°, 3°). E per fortuna che lì studiano l’epigrafia classica.
[20 gennaio 2021]

Storia grammatica
Donatella Di Cesare commenta sulla Stampa la notizia della condanna a morte di Lisa Montgomery, eseguita negli Stati Uniti con un’iniezione letale: «Se qualcuno ci narrasse puntualmente la storia grammatica di questa donna di cinquantadue anni...». Della serie: vale più la grammatica della pratica.
[14 gennaio 2021]

Renzi come Garibaldi: fu ferito
Nella sua newsletter quotidiana, intitolata La cucina della Stampa, il direttore Massimo Giannini scrive: «In un’intervista a La Stampa, il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, spiega che “la ferita di Renzi è profonda” e che “è difficile che si possa ricucire”». Renzi ha una ferita che nessuno riesce a suturare? Strano, a noi pareva che l’avesse procurata a Giuseppe Conte e alla coalizione di governo. Probabilmente dipende dal fatto che frequentiamo la bassa cucina.
[17 gennaio 2021]

E delegante o ed elegante?
Sommario di un pezzo che L’Espresso dedica al premier Giuseppe Conte: «Governa con la destra e con la sinistra. Accentratore e delegante». Sicuri che l’ultimo spazio non andasse posposto? Conte pare più che altro accentratore ed elegante. Mica per altro: se accentra, significa che non delega. Inoltre è l’unico in Italia a portare la pochette a quattro punte.
[17 gennaio 2021]

Ripercorre il percorso
Incipit di un commento del sociologo Ilvo Diamanti sulla Repubblica: «La parabola di Matteo Renzi ripercorre il suo percorso politico “personale”». In attesa che si chiarisca la differenza tra percorso politico «personale» fra virgolette e percorso politico personale senza virgolette, siamo in grado di rivelare che Renzi vive la sua vita, corre la sua corsa, pensa i suoi pensieri, proclama i suoi proclami, spara le sue sparate.
[18 gennaio 2021]

Fiorella c’annoia? C’avremmo giurato
Titolo di Libero: «Fiorella c’annoia. È fallito l’esperimento Mannoia in 1ª serata». C’avremmo giurato che dal c’azzecca dipietresco si sarebbe arrivati a c’annoia. Quanto alla 1ª serata, c’aspettiamo ora di rivederla per la 2ª, la 3ª e la 4ª volta in un titolo (comunque c’avrebbe fatto schifo anche in un testo). Nel frattempo, l’indomani l’abbiamo già ritrovata per la 2ª volta in un titolo del Fatto Quotidiano: «Il Wsj: “In Israele la 1ª dose di vaccino ha ridotto i contagi del 33 per cento”». I peggiori fanno sempre scuola.
[17 gennaio 2021]

Io speriamo che me la cavo/1
La Repubblica ospita un’intera paginata curata da Emanuele Lauria e Carmelo Lopapa, con cinque scenari elettorali. Nell’ultimo si parla di «una soluzione che in fondo non dispiace a Matteo Renzi» ma «che ai giallorossi convince molto poco». Io convinco a me, anzi io speriamo che me la cavo.
[12 gennaio 2021]

Io speriamo che me la cavo/2
In un’intervista sulla Repubblica, avente per tema la chiusura del profilo di Donald Trump decisa da Twitter, la giornalista Ilaria Zaffino fa esordire Massimo Cacciari con questa frase: «È una manifestazione di una crisi radicale dell’idea democratica e che alcuni democratici non lo capiscono vuol dire che siamo ormai alla frutta». Io speriamo che me la cavo anche in grammatica, oltre che in filosofia.
[11 gennaio 2021]

La novella del giudice Esposito
Antonio Esposito, ex giudice della Corte di Cassazione, commenta con un articolo sul Fatto Quotidiano la vicenda giudiziaria riguardante Cesare Paladino, proprietario dell’hotel Plaza di Roma, che aveva omesso di versare al Comune di Roma la tassa di soggiorno dal 2014 al 2018 (in totale 2.047.677 euro). Per effetto di una legge varata dal governo presieduto da Giuseppe Conte, compagno della figlia di Paladino, l’imprenditore si è visto revocare la sentenza di patteggiamento per il delitto di peculato (1 anno, 2 mesi e 17 giorni di reclusione). Questa la conclusione di Esposito: «La novella introdotta con il D.L. n° 34/2000, non ha comportato una abolitio criminis, ma solo un fenomeno di successione di norme extra penali incidenti su elementi normativi della fattispecie relativi alla qualifica soggettiva del gestore; con la conseguenza che deve ribadirsi la rilevanza penale a titolo di peculato delle condotte commesse in epoca anteriore alla novatio legis di cui all’art. 180 D.L. n° 34/2020 e succ. conv.. Nessuna norma ad personam o ad familiam, quindi, a differenza di quanto spesso accaduto sotto precedenti governi». Ok, ma era più leggibile una novella del Boccaccio.
[18 dicembre 2020]

Al di là del titolo
In una pagina sulla Verità dedicata a Ernest Hemingway e ai suoi disturbi legati all’alcolismo e alla depressione bipolare, Cesare Lanza, pur essendo un accanito lettore di libri, incappa in uno svarione: «Arrivato per la prima volta a Venezia nel 1948, scrisse un altro dei suoi capolavori, Al di là dal Fiume e tra gli Alberi, soggiornando nella pittoresca Torcello». Mai il romanzo di Hemingway è apparso in Italia con questo titolo. Fin dalla prima edizione uscita nel febbraio 1965, tradotta da Fernanda Pivano e stampata dall’editore Arnoldo Mondadori nelle Officine grafiche di Verona, l’opera si è sempre intitolata Di là dal fiume e tra gli alberi.
[17 gennaio 2021]

Droni da Lilliput
Didascalia da Italia Oggi: «I droni Parrot che saranno consegnati all’esercito francese derivano da Anafi, un modello destinato al grande pubblico con una portata di una ventina di centimetri». Strategici, insomma.
[15 gennaio 2021]

Pannoloni telematici
In un articolo sulla Stampa, intitolato «Mi ha cambiato l’esistenza, non si può farne a meno», Gianluca Nicoletti tesse le lodi di Wikipedia con questa frase andante con brio, per così dire: «Dopo dieci anni che ce ne serviamo tutti, per qualcuno però è ancora una necessità su cui per decenza si sorvola, è stato sdoganato gioiosamente ogni presidio sanitario all’incontinenza, chi scrive per mestiere spesso preferisce far finta di non aver bisogno di Wikipedia». Messaggio ricevuto. L’enciclopedia online è il suo pannolone.
[14 gennaio 2021]

Eccezzziunale... veramente
Per ricordare il centenario della nascita di Leonardo Sciascia (8 gennaio 1921), L’Espresso ristampa «le parole del grande scrittore, pubblicate nel 1974». E tromboneggia nel sommario: «Invettive che provocarono polemiche. Affidate a una intervistatrice d’eccezione». Trattasi di Franca Leosini. Prima domanda: «Ma lei, Sciascia, è proprio convinto di questo matriarcato siciliano (perché è un matriarcato piuttosto sotterraneo dal momento che apparentemente la donna siciliana è succuba dell’uomo)?». Ora, a parte che sarebbe interessante capire come fece Leosini a parlare fra parentesi (con le mani tracciò nell’aria due semicerchi? abbassò il tono di voce? gli diede di gomito?), vale la pena di riportare l’inizio della risposta: «Ah, sì! Si!». Dovendo escludere che Sciascia possedesse la magica capacità di far distinguere dal tono di voce l’accento che differenzia l’avverbio dal pronome si, non resta che una conclusione: Leosini era davvero «una intervistatrice d’eccezione». Speriamo che non lo sia più.
[27 dicembre 2020]

Ridere in Bonafede
Il Fatto Quotidiano pubblica una pregnante intervista di Luca De Carolis ad Alfonso Bonafede, ministro (pentastellato) della Giustizia. Ecco gli spunti salienti in ordine di enunciazione: «Ognuno ora dovrà assumersi le proprie responsabilità». «L’unica rotta possibile è quella del lavoro». «Se qualcuno ha questa istanza la farà presente. Finora non è successo». «Non parlo di retroscena e ipotesi. Mi interessano i temi, le cose da fare». «Respingo questi ragionamenti». «Auspico davvero che prevalga la responsabilità, il lavoro da fare è ancora tanto». È quello che diceva sempre anche Paolo Pillitteri, sindaco (socialista) di Milano: «Molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare». Ma lo diceva per ridere. Bonafede perché è serio.
[10 gennaio 2021]

Diversa da dovunque
Congedandosi dalla direzione del Piccolo di Trieste (gruppo Gedi), Enrico Grazioli dice «di aver incontrato una città unica, irripetibile, diversa da ovunque». Intuibili i motivi dell’avvicendamento.
[13 gennaio 2021]

Piero perde il filo
Il Domani pubblica un articolo di Piero Ignazi, nel quale il politologo scrive: «La ferita non si rimargina con il passare degli anni. Alla vigilia delle elezioni del 2013, in un incontro con la Confindustria, Berlusconi ritorna sulla vittoria strappata dai brogli nel 2013». Ritornare nel 2013 sui brogli del 2013 appare alquanto surreale. Infatti si tratta di quelli che l’allora premier lamentò nel 2006, quando a suo dire perse le elezioni per «moltissime, moltissime, moltissime irregolarità» che si sarebbero consumate in 60.000 sezioni elettorali, con «1 milione e 100.000 schede annullate». La rubrica di Ignazi si chiama Il filo di Piero: deve averlo perso. (Insieme con il redattore che l’ha titolata così: «L’attacco alle istituzioni di Trump ci ricorda quello di Berlusconi». Siccome non risulta che esistano le «istituzioni di Trump», avrebbe dovuto scrivere «L’attacco di Trump alle istituzioni»).
[11 gennaio 2021]

Incerta certamente
Libero pubblica una lettera inviata al direttore da Barbara Berlusconi, una delle figlie di Silvio. Dopo aver esordito con una frase sconclusionata («Fino e con quali argomentazioni si può spingere un’arbitraria censura di una azienda privata?», che sarebbe stata più comprensibile se fosse cominciata con un «Fino a che punto»), conclude con una dichiarazione a effetto: «“Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”. Anche se non è certa l’attribuzione di questa frase a Voltaire, mi sento di condividerla». È sicuro che non è di Voltaire, quindi tanto valeva attribuirla alla sua autrice, la britannica Evelyn Beatrice Hall (1868-1956), che la scrisse nel libro The friends of Voltaire (Gli amici di Voltaire), edito da Smith Elder & Co. nel 1906.
[13 gennaio 2021]

Scaldarsi con l’iPhone
La pagina Facebook del Corriere della Sera riporta il titolo «Inchiesta sull’accoglienza a Massa. “Bimbe affamate, al freddo, senza cure”», con questo testo: «“Dovevano dividersi una spesa misera, avevano sempre fame. Non avevano i termosifoni, si riscaldavano con il phone”». Usavano il cellulare come stufetta?
[8 dicembre 2020]

Porco veleno, veleno porco
Brani scelti da un articolo della Verità, a firma di Silvana De Mari: «Questo aborto così facile e carino, che ti fai a casetta tua con un male porco». «L’aborto chimico è fatto a casa, con un male porco». L’abbiamo capito: la pillola Ru486, a casetta o a casa, fa un male porco. «L’associazione Pro vita ha fatto magnifici cartelloni su cui è scritto: “Prenderesti mai del veleno?”». «I manifesti di Pro vita domandano: prenderesti un veleno?». L’abbiamo capito: i manifesti di Pro vita chiedono se prenderesti un veleno. Ma li considera lettori o li prende per una classe di ripetenti?
[23 dicembre 2020]

Bollettino della neve
Incipit di un articolo firmato da Luca D’Andrea sulla Repubblica: «Certo, è sempre spettacolare vedere un cervo in mezzo alla neve. Ed è sempre una tentazione lasciarsi trasportare dall’incanto che le immagini dell’Italia imbiancata evoca». A noi pare che il soggetto siano «le immagini», le quali dunque «evocano». Però lo diciamo sommessamente: l’esperto è D’Andrea, scrittore che pubblica con Einaudi.
[8 gennaio 2021]

Qualche plurale
«Ieri avrebbe preso contatti con qualche senatore di Fratelli d’Italia, invitandoli a presentare la mozione di sfiducia», scrive Wanda Marra sul Fatto Quotidiano. Ma il significato di «qualche» («alcuni, non molti») non si può certo coniugare con il verbo al plurale «invitandoli». Chieda conferma a D’Andrea. Anzi, no.
[6 gennaio 2021]

Pazzo Apostolico
In uno scoop che capovolge quanto finora scritto dai giornali sulle presunte responsabilità del cardinale Angelo Becciu («La lettera segreta di Parolin. “Quel palazzo è un buon affare”. Spunta una lettera del segretario di Stato allo Ior sull’immobile di Londra al centro dello scandalo in Vaticano», così il titolo), Emiliano Fittipaldi, vicedirettore del Domani, infila un lapsus calami freudiano: «Il 29 giugno i vertici della banca salgono a Pazzo Apostolico con i dettagli del piano di rientro del finanziamento». In corso le ricerche dello squilibrato.
[10 gennaio 2021]

La più antica democrazia del mondo
Davvero epico l’attacco del servizio di Federico Rampini, inviato della Repubblica a Washington, sull’assalto al Congresso «istigato da Trump»: «“La democrazia è fragile, è in corso un attacco alla nostra libertà, allo Stato di diritto, alla sovranità popolare”. Sono le 16.06, ora locale, quando Joe Biden parla alla nazione. È allarmato e indignato. Da tre ore ormai divampa “la battaglia di Washington”, le convulsioni di una giornata angosciante in cui la più antica democrazia del mondo piomba in stato d’assedio». Probabilmente Rampini ha preso lezioni dal coltissimo Danilo Toninelli, ex ministro grillino, che nel novembre 2016 scrisse sul suo profilo Facebook: «I cittadini americani hanno scelto. La più antica democrazia al mondo ha voluto Trump». Senza scomodare l’antica Grecia (dove, stando al censimento dell’Attica datato per ipotesi tra il 315 e il 309 avanti Cristo, 20.000 cittadini già godevano di diritti politici) e l’antica Roma o l’Italia dei Comuni, vale la pena di ricordare che nella Repubblica di San Marino esiste dal XV secolo il Gran Consiglio formato dal popolo, mentre le prime elezioni presidenziali statunitensi si tennero nel 1788-1789. Rampini dovrebbe in ogni caso mettersi d’accordo con il medievista Franco Cardini, secondo il quale è il Parlamento inglese di Westminster «il simbolo primigenio della democrazia rappresentativa liberale, quella espressa dalla Glorious Revolution del 1688».
[7 gennaio 2021]

Non è Montagner
Sommario dalla Verità: «Il premio Nobel Montagner frena gli entusiasmi». Il cognome del virologo che scoprì il virus dell’Hiv è ripetuto così anche nel testo. Ma lo scienziato è nato in Francia, non in provincia di Treviso: si chiama Luc Montagnier.
[6 gennaio 2021]

I 55 giorni del sequestro Moro
Occupandosi dei due svarioni temporali contenuti nel colloquio fra Eugenio Scalfari e Maurizio Molinari, uno dei quali rettificato dalla Repubblica in ribattuta, Stefano Lorenzetto riesce ad aggiungerne altri due (uno provvidenzialmente poi corretto da Anteprima e Dagospia): scambia il centenario della nascita di Leonardo Sciascia con quello della morte e indica il 16 aprile, anziché il 16 marzo, come data del sequestro di Aldo Moro. Quest’ultimo errore non è sfuggito a Roberto Chiodi, giornalista di lungo corso, che lo ha segnalato a Giorgio Dell’Arti (grazie). Nella sua lettera ad Anteprima, Chiodi contesta altresì che la prigionia dello statista sia durata 55 giorni: «Volendo proprio fare le pulci, ne durò 54: fu rapito alle 9 di mattina del 16 marzo, fu ucciso la mattina del 9 maggio. Nelle mani dei rapitori rimase dunque 54 giorni». Spuntando i giorni sul calendario – 16 a marzo, 30 ad aprile, 9 a maggio – in realtà se ne contano 55, che è il dato da sempre accreditato in atti parlamentari, libri, cronache giornalistiche. I 54 giorni indicati da Chiodi non sono che un’aporia informatica: infatti, inserendo le date 1 gennaio e 31 dicembre nella calcolatrice di Windows, si ottengono per differenza 364 giorni, anziché 365. Ma se questo computo fosse esatto, significherebbe che dalla nascita di Cristo (peraltro erroneamente calcolata da Dionigi il Piccolo, perché Gesù venne alla luce in realtà tra il 7 e il 4 avanti Cristo) mancano all’appello dell’umanità all’incirca 2020 giorni, cioè 5 anni e mezzo.
[8 gennaio 2021]

Morti anticipate/1
Nella conversazione sui 45 anni della Repubblica avuta con il direttore Maurizio Molinari, in cui dava per morto Enrico Berlinguer nel 1978 anziché nel 1984 (svarione poi corretto con una ribattuta), il fondatore Eugenio Scalfari parla del rapimento di Aldo Moro in questi termini: «La ricerca durò 52 giorni, fu vana e poi arrivò il cadavere». È arcinoto che il sequestro del leader democristiano durò invece 55 giorni, dal 16 aprile al 9 maggio 1978. Non vorremmo che Scalfari esagerasse con le morti premature.
[2 gennaio 2021]

Morti anticipate/2
L’inclinazione al lutto anticipato pare aver già fatto scuola alla Repubblica. Il supplemento culturale Robinson celebra con ben 7 pagine (copertina inclusa) il centenario della scomparsa di Leonardo Sciascia. Nell’articolo d’apertura, Enrico del Mercato scrive: «Salvatore Picone, quando Sciascia morì nel novembre del 1987, era un bambino che andava alle elementari». Questo Picone doveva avere fin da piccolo il dono della predizione: Sciascia morì nel novembre del 1989, il giorno 20, per la precisione.
[2 gennaio 2021]

I guasti del dipietrese
Titolo di Libero: «Credenze e oroscopi non c’azzeccano mai ma nessuno li zittisce». A quasi 30 anni di distanza, la depravazione linguistica propagata da Antonio Di Pietro fa ancora danni nei giornali. Se quel «c’azzeccano» fosse corretto, Alessandro Manzoni nei Promessi sposi non avrebbe scritto «Questi quattro dì che ci abbiamo a stare ancora», bensì «c’abbiamo», e Luigi Pirandello nella Giara non avrebbero scritto «Come se ci avessi un cane addentato», bensì «c’avessi», e Trilussa si sarebbe risparmiato versi quali «Nun cià più la medesima allegria» e «Ciò er core in pace e l’anima serena». Qualcuno ha mai udito due morosi dirsi «Noi c’amiamo»?
[5 gennaio 2021]

Quiescenza
Massimo Gandolfini denuncia sulla Verità «la più pericolosa e volgare delle azioni: mettere il bavaglio alla bocca di chiunque non sia allineato, o quantomeno quiescente, ai dogmi del relativismo oggi imperante». Quiescente? Per lo Zingarelli significa «che è in stato di riposo o d’inerzia». Evidente la confusione con «acquiescente», cioè «consenziente, docile, remissivo».
[5 gennaio 2021]

Il passo è greve
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «5 anni dopo la scomparsa dell’imprenditrice calabrese Maria Chindamo, parla un pentito: “Uccisa e data in pasto ai maiali”. La famiglia: “Passo verso la verità”». Dal pasto al passo, il maiale è greve.
[7 gennaio 2021]

Senza Capua né coda
In un articolo senza capo né coda, apparso sul Corriere della Sera, la virologa Ilaria Capua, da tempo emigrata negli Stati Uniti, infila una serie di concetti stralunati su «virus pre-pandemici» e dintorni. Alcuni esempi. «Il “fattore virus” non è l’unico elemento dell’incendio pandemico ma ne è la componente unica e insostituibile». Se non è l’unico elemento, come fa a essere la componente unica? «Sono certa che più e più volte in questi anni si siano create condizioni analoghe per l’emergenza di un coronavirus pandemico ma che sempre, fino al 2020, moltissimi di questi si siano estinti mentre altri come Sars, Mers, influenza Aviaria, influenza Suina, Ebola e Zika sono state tenute più o meno sotto controllo nel giro di qualche mese». Tralasciando le concordanze, «questi» chi, scusi? I coronavirus? E allora perché per le epidemie-pandemie dapprima usa il maschile («altri») e in seguito il femminile («sono state tenute»)? «È indubbio che la diffusione accelerata in tutto il globo terracqueo sia avvenuta grazie alla movimentazione di persone infette sia a livello internazionale, che nazionale e locale fino a livello di frazione del più piccolo comune». Forse sussisteva il dubbio che le pandemie si propagassero in altro modo? «Chiamiamolo quindi “fattore individuo” e questo comprende oltre alle caratteristiche dell’individuo stesso e la sua recettività personale all’infezione anche per esempio la sua mobilità». Che altro dovrebbe comprendere il «fattore individuo» se non le «caratteristiche dell’individuo stesso»? «Mai, negli ultimi cento anni (durante i quali ci sono state cinque pandemie influenzali) l’informazione è stata così pervasiva, liquida e impicciona di argomenti complicati anche per gli addetti ai lavori». Impicciona? «Lo voglio dire con forza: non è giusto né possibile incasellare una serie di fenomeni biologici come le mutazioni, le delezioni e le loro possibili conseguenze in caselle mentali a misura di clickbait o di telespettatore disattento». Professoressa, pietà!
[2 gennaio 2021]

Anno lunare
«Non è stato un anno facile, non foss’altro per la pandemia ancora presente», scrive Maurizio Costanzo nel Diario che pubblica ogni giorno sul Tempo. Beh, però, in effetti, pensandoci bene, a essere sinceri, tutto sommato, a dire il vero, qualche ragione ce l’ha anche lui. Forse.
[31 dicembre 2021]

Supercalifragilistichespiralidoso
«Un Dio che si è fatto fragilità», titola d’apertura in prima pagina L’Osservatore Romano. Nel medesimo numero, «fragilità», «fragili» e «fragile» compaiono 14 volte. Non resta che aggiungere «Maneggiare con cura».
[4 gennaio 2021]

Reincontro con Io
Incipit dell’editoriale festivo di Eugenio Scalfari sulla prima pagina della Repubblica: «Mi è venuto in mente nei giorni scorsi il problema dell’Io che porta con sé una notevole, e vorrei dire immensa, quantità di temi. Il più evidente dei quali è appunto l’Io. Per dirla meglio, il se stesso. O, se vogliamo spiegarla non con una parola ma con un concetto, la personalità. Naturalmente, la mia». Ricapitolando: l’immensa quantità di temi si riduce all’Io, naturalmente il suo, il più evidente. Come un simile problema sia potuto venire in mente solo nei giorni scorsi a Scalfari, che nel 1994 diede alle stampe Incontro con Io (Rizzoli), è davvero un mistero. Si saranno rivisti per strada.
[3 gennaio 2020]

Asor Rosa, canta che ti passa
«Una risposta la troviamo nel Canto XVI del Purgatorio (attenzione: nel Poema, duecento canti, il XVI del Purgatorio rappresenta quasi il centro esatto: vuol dire che l’argomento che vi viene trattato è considerato da Dante di estrema importanza)». Così Alberto Asor Rosa parla della Divina Commedia su Robinson, supplemento culturale della Repubblica. Se non ricordiamo male, il poema dantesco si compone di 99 canti, 100 considerando il canto di proemio. Non 200. Asor Rosa è stato per una vita docente ordinario di Letteratura italiana nelle università. Infatti il titolo dell’articolo pubblicato da Robinson era «Lezione sulla nostra eterna Commedia». Può scendere dalla cattedra, professore.
[24 dicembre 2020]

La situazione degli accenti è grave
Titolo del Fatto Quotidiano: «Risiko da Serie A. Cara Befana ti scrivo. Perchè il 2021 è già andato nel pallone...». Niente, non c’è verso che questa regola della «é» con accento acuto in avverbi e congiunzioni gli entri in testa. Inevitabile quando il direttore, Marco Travaglio, ieri è riuscito a spargere nel suo editoriale di prima pagina cinque «perchè», un «finchè», un «semprechè» e un «dopodichè».
[28 dicembre 2020 - 5 gennaio 2021]

Freddezza agghiacciante
Del ghanese Adams Suleimani che in Trentino ha ucciso Agitu Ideo Gudeta, una donna etiope da anni residente in Italia, Fabio Amendolara rivela sulla Verità: «Con una freddezza agghiacciante si è cambiato la giacca indossata al momento dell’omicidio». Esiste anche la freddezza riscaldante?
[1 gennaio 2020]

Ok, il gesto non è giusto
Dalla pagina Facebook del Corriere della Sera: «Alex Zanardi fa ok con il pollice e guarda la moglie: la terza vita dopo l’incidente». Peccato che la foto d’archivio a corredo della notizia lo ritragga mentre fa la «V» churchilliana della vittoria con indice e medio.
[21 dicembre 2020]

Un altro pianeta
Secondo Ezio Mauro, che lo scrive nell’editoriale sulla prima pagina della Repubblica, il vaccino contro il Covid-19 «per la prima volta impegna tutto il mondo in un esperimento planetario». Se impegna tutto il mondo, l’esperimento non può che essere planetario, ci pare.
[4 gennaio 2020]

Poco «observateur»
Sull’Arena, in un’intervista con Giancarlo Calciolari, psicoanalista diventato chef che ha inventato il cioccolatissimo, il dessert italiano più noto al mondo dopo il tiramisù, Stefano Lorenzetto cita fra le numerose frequentazioni dello studioso gastronomo anche Gilles Martinet, ex ambasciatore di Francia a Roma, attribuendogli un passato da direttore del Nouvel Observateur. In realtà, benché fosse giornalista, Martinet fu il direttore amministrativo del settimanale, dal 1964 al 1985. Per sua fortuna: meglio occuparsi di conti che di articoli e titoli.
[3 gennaio 2020]

Il nostro futuro
La Stampa ospita un melenso panegirico di Carlo Petrini in onore di Greta Thunberg divenuta maggiorenne, nel quale il fondatore di Slow food scrive fra l’altro: «Devo dire che anche grazie alla tua iniziativa si sono mobilitati i ragazzi di ogni parte del mondo, le forze più fresche, quelle che hanno davanti il nostro futuro». Avviandosi Petrini a compiere 72 anni, saremmo propensi a ritenere che le forze fresche abbiano davanti il loro futuro, più che il nostro.
[4 gennaio 2020]

Un anno da libri di storia
«Chi l’avrebbe mai detto che questo 2020 sarebbe stato un anno da libri di storia», scrive Piero Di Domenicantonio, caporedattore dell’Osservatore Romano. L’avrebbero detto praticamente tutti. Dal 753 avanti Cristo (data della fondazione di Roma, giusto per riferirci alla testata vaticana), risulta impossibile individuare un anno che non sia finito per qualche evento nei libri di storia.
[30 dicembre 2020]

Passerotto non andare via
«È il primo ricovero dell’anno. Il passerotto ha una frattura a un’ala, speriamo guarisca in un paio di settimane», si legge sulla pagina Facebook della Repubblica. La foto mostra un uccellino fasciato. Ma si tratta di uno storno, non di un passero. Essendo la notizia postata da Roma.repubblica.it, si deve dedurne che ai giornalisti della redazione romana non hanno insegnato nulla neppure le scagazzate dei 4 milioni di storni (fonte: La Stampa) volteggianti sulla Capitale.
[3 gennaio 2020]

Tura Speedy Gonzales
Altro exploit del corrispondente Rai dal Regno Unito, Stefano Tura, quello secondo cui «gli scienziati dell’University College hospital di Londra hanno iniziato la sperimentazione di un farmaco anticorporale per il Covid-19» (così al Tg1 delle ore 20). Stavolta al Tg3 delle ore 12 parla della «nuova variante del Covid-19 che rende il virus 70 volte più veloce nella trasmissione». Se ciò fosse vero, significherebbe che la variante inglese ha il 7.000 per cento di velocità in più. In realtà, rispetto al ceppo predominante, il virus ha una maggiore capacità di trasmissione che è stata quantificata dal primo ministro inglese Boris Johnson nel 70 per cento, cioè 0,7 volte in più. Tura si è sbagliato «solo» di 100 volte.
[22 dicembre 2020]

Siamo già a Benedetto XIX?
Alla fine dell’intervista natalizia rilasciata a Claudio Tito della Repubblica, il cardinale Angelo Bagnasco svolazza dal passato al futuro con la fattiva collaborazione del giornalista, il quale riporta la seguente risposta senza avvedersi dell’errore che vi è contenuto: «Ogni Pontefice è sempre stato libero di rinunciare al papato. Il gesto del Papa Emerito, Benedetto XIX, ha un grande significato per se stesso». Archiviato prematuramente Benedetto XVI, nel futuro della Chiesa ci attendono dunque, secondo il porporato, almeno tre pontefici di nome Benedetto eletti dopo Francesco: XVII, XVIII e, appunto, XIX, che secondo l’ex presidente della Cei rinuncerà, come ha fatto Ratzinger. Ma «il futuro è nella mani di Dio e nella collaborazione prudente degli uomini», conclude il cardinale Bagnasco. Soprattutto se gli uomini, e nella fattispecie intervistatore e intervistato, rileggessero i testi e correggessero i refusi.
[24 dicembre 2020]

Apocalisse sotto il Vesuvio
Il sito del Mattino di Napoli lancia la notizia del terremoto in provincia di Verona con un titolo assai sobrio: «Come l’Apocalisse». Non essendosi grazie al cielo registrati né morti, né feriti, né crolli, né danni di sorta, ci si chiede come il quotidiano napoletano annuncerà l’inizio dell’Apocalisse vera profetizzata da Giovanni: «E vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come un albero di fichi, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i frutti non ancora maturi». (12, 13). A meno che il catastrofico titolo non fosse altro che una banale prosecuzione con altri mezzi dello storico striscione «Giulietta è ’na zoccola e Romeo ’o cornuto» apparso nel 1996 allo stadio San Paolo di Napoli.
[29 dicembre 2020]

Guardoni al Fatto Quotidiano
Titolo del Fatto Quotidiano: «La Rivoluzione d’Ottobre va guardata a occhi aperti». Grazie per il suggerimento. Di solito guardiamo ogni cosa a occhi chiusi.
[28 dicembre 2020]

Falli di mano
«“Non sappia la destra quella che fa la sinistra”, afferma il Vangelo», esordisce Maria Antonietta Calabrò sull’Huffpost, infilando un refuso già alla quinta parola. L’articolo riguarda il presepe «da Guerre stellari» allestito in piazza San Pietro, «“benedetto” dalla Fondazione della Banca Tercas (con tanto di dichiarazioni della sua presidente), che non è una banca qualsiasi, ma è la banca per la cui acquisizione (che ha provocato conseguenze sulla Popolare di Bari) si era speso il finanziere Torzi arrestato dal Vaticano per il palazzo di Londra». Il pezzo si conclude con un attacco al cardinale Angelo Becciu, una variazione sul tema dell’incipit: «Anche qui: “Non sappia la destra cosa fa la sinistra”. Ma anche in questo caso sembra che non si trattasse di opere di religione». Peccato che Calabrò, a dispetto dei suoi trascorsi nel settimanale ciellino Il Sabato, con scarsa fantasia faccia entrambe le volte confusione fra le mani evangeliche, invertendole: «Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Matteo 6, 3).
[24 dicembre 2020]

Percentuali repubblicane
Dalla Repubblica: «Emilia Romagna. Record di consensi l’85 per cento dice sì», recita il titolo. Testo: «Il 95% di medici e infermieri, e fino a otto operatori su dieci delle strutture per anziani, dice sì al vaccino anti-Covid». Accontentati no vax e anche sì vax. Tutti, meno i lettori.
[29 dicembre 2020]

Stragi fra parentesi
Titolo di prima pagina da Avvenire: «Strage di donne nel Mediterraneo: (quattro incinte)». Chissà a che servono i due punti prima della parentesi.
[27 dicembre 2020]

Elkann tradotto in italiano
Come ogni domenica, La Stampa pubblica la rubrica settimanale di Alain Elkann, padre del suo editore, nonché presidente di Fca, John Elkann. L’intervistato è Alvise Casellati, direttore d’orchestra, figlio di Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato. Il quale, essendo nato a Padova, risponde alle domande nella nostra lingua. Alla fine del dialogo compare tuttavia la dicitura «traduzione di Carla Reschia». Si conferma così un antico sospetto: quello che Alain Elkann non sappia scrivere in italiano.
[27 dicembre 2020]

Tutto tranne il Vangelo
Ci risiamo. Il pastore Eugenio Bernardini, già moderatore della Tavola valdese, nella rubrica Il Vangelo della domenica sul Fatto quotidiano, commenta un versetto del libro dei Proverbi e un altro della Lettera di Giacomo, che Martin Lutero definì «di paglia», cioè di poco valore. E il Vangelo? Urge cambiare il titolo della rubrica.
[27 dicembre 2020]

Farmaci contro il corpo
Nell’edizione di maggior ascolto del Tg1, quella delle ore 20, Stefano Tura, corrispondente dalla capitale britannica, spiega che «gli scienziati dell’University College hospital di Londra hanno iniziato la sperimentazione di un farmaco anticorporale per il Covid-19, che darebbe immunità immediata». In realtà si tratta di una terapia anticorpale, cioè basata sugli anticorpi monoclonali, come ha scritto il Guardian. Per i suoi giornalisti dislocati nel Regno Unito, suggeriamo al presidente della Rai, Marcello Foa, l’introduzione delle pene, queste sì corporali, che erano in uso nelle scuole inglesi e scozzesi fino a non molti anni fa, a cominciare dalle cinghiate sui palmi delle mani, punizione nota come tawse.
[26 dicembre 2020]

Virus della mente
Dalle pagine dell’Espresso, la scrittrice Michela Murgia segnala che «il virus non è amico di nessuno». Strappatele la penna di mano.
[27 dicembre 2020]

Piftzer
Titolo dal Messaggero: «Vaccino, oggi si parte. La campagna di massa soltanto a primavera. Arrivate le 9.750 dosi Pfitzer». Ammazza che attrezzi nella redazione del quotidiano romano! Non uno che abbia mai sentito nominare il Viagra della Pfizer.
[26 dicembre 2020]

Prostatite da sole
Nella sua rubrica A corpo sicuro sulla Verità, il medico Luciano Bassani scrive: «Recenti studi hanno confermato l’utilità delle onde d’urto focali nei casi di dolore pelvico cronico e prostatite da sole o in associazione con l’ossigeno-ozonoterapia e la neuroproloterapia». Non sapevamo che la prostata fosse sensibile all’abbronzatura. L’equivoca patologia si sarebbe potuta evitare con una virgola dopo «prostatite».
[27 dicembre 2020]

Corona di spine
La Lettura, supplemento culturale del Corriere della Sera, pubblica un’interessante infografica sulle monarchie, nella quale la Danimarca è indicata fra le «nazioni su cui formalmente regna ancora la corona inglese». Non ci pare che Margherita II di Danimarca abbia qualcosa a che vedere con Elisabetta II d’Inghilterra (pur avendo avuto la regnante danese fra i suoi padrini di battesimo il principe Arturo del Regno Unito, settimo figlio della regina Vittoria). Semmai è storicamente vero il contrario. Canuto II il Grande, figlio di Sven I di Danimarca, seguì il padre in Inghilterra, combatté contro Etelredo II, fu riconosciuto sovrano nel 1016 e prima di morire divise i suoi regni (Danimarca, Inghilterra e Norvegia) fra i tre figli. E il figlio Canuto III il Crudele, sovrano di Danimarca dal 1035, divenne re d’Inghilterra nel 1040 dopo la morte del fratello Harold.
[6 dicembre 2020]

109 per cento
Poderosa inchiesta dell’Espresso (8 pagine) sui giovani italiani che vorrebbero rientrare dall’estero. Un grafico a torta illustra «titoli di studio di un campione di iscritti al registro Aire degli italiani residenti all’estero», tratti da un «sondaggio effettuato da AltreItalie». Vediamo: «Qualifica professionale 11%. Diploma 18%. Dottorato/Specializzazione 16%. Laurea magistrale-vecchio ordinamento 33%. Laurea triennale/diploma universitario 18%. Licenza media 2%. Post Doc 11%». Il grafico reca questo titolo: «Laureati e di più». Siamo d’accordo: ce ne sono 9 in più, per la precisione. Infatti la somma, anziché 100, dà 109 per cento.
[27 dicembre 2020]

Fedi per nunzi
Titolo della Stampa sui pescatori di Mazara del Vallo liberati dai libici dopo 108 giorni di sequestro: «“Tre mesi in prigione, è stata dura. Ci hanno tolto anche le fedi nunziali”». Che i rapitori li avessero scambiati per nunzi apostolici?
[18 dicembre 2020]

Via con gli angeli
«In terapia intensiva ho visto gli angeli». Così Libero titola un’intervista con il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, che ha rischiato di morire a causa del Covid-19. Lo stesso concetto, enfatizzato in prima pagina, induce il lettore a immaginare un’esperienza soprannaturale, anticipatoria del paradiso. Peccato che non vi sia di mezzo alcun ritorno dall’aldilà, come si evince dalla risposta data dal porporato alla domanda «Come sono stati i medici e gli infermieri con lei?»: «Angeli. Percepivo il loro grande sforzo nel donarsi completamente a noi, mettendo a rischio la propria vita». L’unico ad aver parlato con gli angeli propriamente detti è dunque il titolista.
[24 dicembre 2020]

Neologismi da pitbull
Sulla Verità, nel titolo dell’editoriale di Maurizio Belpietro contro i provvedimenti governativi per il contenimento del Covid-19, si legge che «gli esperti si bullano sui giornali perché per loro le regole diventano un’eccezione». Come intransitivo pronominale (nel significato di vantarsi con spavalderia), l’orripilante verbo, tratto dai gerghi giovanili, non figura in nessuno dei più accreditati dizionari della lingua italiana.
[1 dicembre 2020]

Scrittura attorcigliata
Attacco di un servizio del Giornale, a firma di Serenella Bettin: «Il virus cambia. Evolve. Muta. Si trasforma. Gioca a dadi con gli uomini. Si attorciglia su stesso. Si scompone. Si ricompone». È dentro di noi e fuori di sé.
[27 dicembre 2020]

Tornano le «ss» della plastica
Sommario dalla Repubblica: «“Menu speciale per il 25 ma il vero regalo sarà fargli vedere i familiari attraverso il plexiglass”». «La “cabina di Mike” è uno spazio circondato dal plexiglass», scrive l’inviato Maurizio Crosetti nell’articolo. Prendiamo atto con rammarico sono tornate azione le «ss» della plastica già viste all’inizio della pandemia e ribadiamo che si scrive «plexiglas», marchio registrato fin dal 1949.
[23 dicembre 2020]

Ipotesi Fini
Sul Fatto Quotidiano, un fin troppo colto articolo di Massimo Fini scomoda e dà per certe svariate ipotesi su san Paolo (senza però dire che trattasi di congetture), onde giustificare il rimpianto per una festa spirituale, il Natale, che da tempo ormai non esisterebbe più. Gli perdoniamo sia l’omissione dei nomi degli studiosi ai quali s’è abbeverato sia l’incipit sbagliato («Giovedì si celebra il Santo Natale», anziché venerdì), anche per parare l’obiezione secondo cui la festività inizia con la messa vespertina della vigilia seguita dalla «Missa in nocte». Ma almeno scriva correttamente Nietzsche, che invece secondo lui è Nietsche.
[22 dicembre 2020]

Aumenti di pena
Titolo dal Corriere della Sera: «Sfregiò Jessica Notaro. Confermati i 25 anni». Testo: «Edson Tavares, ex fidanzato di Jessica Notaro, sconterà una pena di oltre 15 anni di carcere». Siamo d’accordo con il Corriere, che ha riformato nel titolo la sentenza definitiva della Cassazione: 10 anni in più questo criminale li merita tutti.
[16 dicembre 2020]

Storia un tanto al chilo
In un articolo sul dorso romano della Repubblica, Rory Cappelli rilancia il racconto di un vigile del fuoco commosso dall’omaggio papale alla Madonna di piazza di Spagna (che per la precisione sarebbe piazza Mignanelli). «Pensi: da quando è stata eretta nel 1850», racconta Ivano Procaccini all’autrice dell’articolo, «l’abbiamo sempre fatto, tranne che nel periodo bellico. Il papa nel 1850 ci disse che ogni 8 dicembre avremmo dovuto omaggiare la Madonna con i fiori. È un grande onore essere parte di una tradizione tanto nobile». Nobile senz’altro, ma non dal 1850, perché la colonna fu inaugurata solo nel 1857 e l’omaggio floreale risale al 1923 (o, secondo altre fonti, al 1938). Senza contare che il dogma dell’Immacolata – credenza antichissima, è vero – venne proclamato nel 1854.
[9 dicembre 2020]

Io stampa libera, tu Jane
Titolo sopra la testata del Fatto Quotidiano: «Dopo la denuncia del “Fatto” sul mega condono edilizio col “silenzio assenso” in Emilia- Romagna, Bonaccini lo ritira. Talora stampa libera serve a qualcosa». Noi pensare stessa cosa, buana.
[23 dicembre 2020]

Invito a pranzo con delitto
Per la strage familiare di Trebaseleghe (un padre che uccide i due figli adolescenti e poi si suicida), Il Giornale si affida alla penna di Serenella Bettin: «La tragedia è stata scoperta poco dopo l’ora del pranzo nella villetta di via Sant’Ambrogio, la via principale omonima della frazione, dallo zio dei due ragazzi. È stato l’uomo, dopo l’inquietante ritrovamento dei cadaveri, a chiamare subito i carabinieri». Ritrovamento rassicurante no di certo. «I parenti che abitano al piano di sotto dell’abitazione, non vedendoli venire giù per pranzo si sono insospettiti. Probabilmente dovevano pranzare insieme per il pranzo della domenica». Improbabile che si trattasse della cena. «L’uomo ha lasciato una lettera, ma non risulta scritta alcuna motivazione», tanto più che «“l’uomo ha lasciato uno scritto - spiegano gli investigatori - ma non c’è alcuna motivazione all’interno”». Mancano le motivazioni, l’abbiamo capito. «Chi conosceva il ragazzo e il padre, è sconvolto». Tutti sereni quelli che non li conoscevano.
[21 dicembre 2020]

Color Renato Zero
Sotto un ritratto del presidente del Turkmenistan, Gurbanguly Berdimuhamedow, detto Gurba, il Domani mette la seguente didascalia: «Questo talentuoso presidente è un uomo con una perfetta riga a lato sui capelli del colore di Renato Zero». Quale sarà il colore di Renato Zero?
[18 dicembre 2020]

Confusione mentale
Sulla Repubblica, un’articolessa firmata da Paolo Condò occupa un’intera pagina: «Spagna. La Liga è il torneo che meglio ha assecondato le sue regine, le squadre impegnate ad agosto nelle coppe, regalando loro due settimane (al Real una, ma s’era fermato prima): è ripresa il 12 settembre come in Inghilterra, ma il Siviglia vincitore dell’Europa League e il tandem Atletico-Barça, usciti ai quarti in Champions, sono partite il 27». Solo confusione di genere o anche mentale?
[18 dicembre 2020]

Gesuita con la «y»
«Una suora salesiana cinguetta che del Natale si può fare a meno, il che vuol dire che anche San Giovanni Bosco, insieme a San Francesco e a Sant’Ignazio di Lojola, si sta rivoltando nella tomba», scrive Silvana De Mari sulla Verità. L’ultimo si rivolta più dei primi due, visto che nacque a Loyola, con la «y».
[30 novembre 2020]

Dare i numeri
Nella rubrica 10eLotto, il Corriere della Sera pubblica tra i 20 numeri vincenti il 25, il 26 e il 25. La fortuna è cieca e spesso torna sui suoi passi.
[16 dicembre 2020]

Rimpasto al Corriere
Titolo della Verità: «Smentita di Palazzo Chigi. “Frasi sul rimpasto del Corriere mai pronunciate da Conte”». Diavolo di un premier, per attimo abbiamo temuto che volesse cambiare anche lo staff di direzione in via Solferino.
[1 dicembre 2020]

Qualche giorno, quelli necessari
Conclusione dell’editoriale di prima pagina del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti: «Quindi c’è solo da sperare che Draghi taccia ancora per qualche giorno, quelli necessari al presidente Mattarella per fare di conto». C’è anche da sperare che diventino alcuni giorni, così la concordanza è salva.
[21 dicembre 2020]

Medium certificata
Dalla pagina Facebook di Pomeriggio 5, programma pomeridiano di Canale 5: «Siamo in diretta dal Duomo di Napoli dove non si è ancora rinnovato il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Tra poco tutti gli aggiornamenti di cronaca, e poi una parte dedicata all’aldilà con una medium certificata dall’Università di Pavia». Il master in Ematologia della professoressa Barbara D’Urso si arricchisce di nuove materie al di là del bene e del male.
[17 dicembre 2020]

Un ulteriore insulto all’italiano
«Il consiglio di amministrazione dell’Enel dà mandato all’ad Francesco Starace di andare avanti con la vendita al fondo australiano Macquarie della propria partecipazione in Open Fiber», informa Sara Bennewitz sulla Repubblica. «L’operazione, piuttosto articolata, dovrebbe chiudersi entro il giugno del 2021 e prevede per Enel la possibilità di incassare fino a 2,65 miliardi, e la prospettiva di un’ulteriore conguaglio». L’articolo indeterminativo che precede «ulteriore» diventa maschile o femminile a seconda del sostantivo cui si riferisce. Dato che «conguaglio» è maschile, in questo caso non poteva essere «un’», cioè «una», con l’apostrofo a indicare l’elisione della vocale «a».
[18 dicembre 2020]

L’altrieri secondo il Domani
Didascalia sul Domani del 20 dicembre: «Milan e Lille si sono incontrati nel girone di Europa League. Vittoria dei francesi in casa 3-0, pareggio 1-1 a San Siro». È esattamente il contrario. Il Lille ha vinto 3-0 a San Siro il 5 novembre e pareggiato 1-1 in casa propria il 26 novembre. Poco ferrati sul domani, molto scarsi sull’altrieri.
[20 dicembre 2020]

Usata spesso, praticamente mai
La Stampa pubblica un’intervista di Fulvia Caprara con l’attrice Valentina Lodovini. Questo l’incipit: «Nella parola “sicché”, usata spesso per tirare le somme del discorso, c’è molto del sano pragmatismo di Valentina Lodovini». Spesso ma non troppo: nel dialogo che segue «sicché» non compare neppure una volta.
[21 dicembre 2020]

Tutto fa brodo
Sempre sulla Stampa, intervista con lo chef Berton, allievo di Gualtiero Marchesi. Nel testo e nel sommario è correttamente presentato come Andrea Berton. Nell’occhiello diventa Paolo Berton. Almeno Non è il solito brodo, come recita il titolo del libro pubblicato qualche anno fa dal cuoco stellato.
[21 dicembre 2020]

I quattro «perchè» di Travaglio
Nella sua rubrica Ma mi faccia il piacere, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, scrive quattro volte «perchè». Perché, perché, perché, perché si ostina a usare la «e» con l’accento grave anziché quello acuto?
[21 dicembre 2020]

Ma è Terzani o Briatore?
Titolo dalla pagina Facebook del Corriere della Sera: «Tiziano Terzani gratis e online: l’operazione “redux” del figlio Falco». Devono averlo scambiato con il pupo di Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci. In realtà si chiama Folco Terzani.
[2 dicembre 2020]

Salute cagionevole
La Verità indaga su una delle aziende selezionate per la fornitura delle siringhe con cui verrà somministrato il vaccino contro il Covid-19. Gli autori dell’inchiesta, Fabio Amendolara e François de Tonquédec, riescono a sbagliarne per sei volte il nome, indicandola come ItalHealt srl. In realtà si chiama ItalHealth. Anche uno scolaro l’avrebbe subito intuito, visto che «health» significa «salute» mentre la parola «healt» in inglese non esiste.
[20 dicembre 2020]

Il mondo del Pontefice
Secondo La Verità, che lo scrive in un titolo, «il mega convegno sull’“economia di Francesco” suscita seri dubbi sulla visione del mondo del Pontefice». I dubbi sono sul mondo del Pontefice o sulla visione che il Pontefice ha del mondo? Nel secondo caso, bastava dirlo esattamente così.
[25 novembre 2020]

In teoria, si spera, ma non è detto, forse
Pensoso editoriale del Giornale, a firma di Stefano Zurlo, che parla della nuova variante del Covid-19: «In teoria, potrebbe pure sfuggire ai vaccini messi a punto in una corsa a perdifiato senza precedenti. Si spera e si pensa di no, ma non è detto. (...) Chissà. Forse andrà bene e il pericolo rientrerà. Forse. È probabile, fra mille cautele. Ma vai a sapere. Il ceppo in rampa di lancio potrebbe pure costringerci ad interrompere il countdown verso la riconquista della libertà. Del ritmo antico che sentiamo dentro. Delle abitudini che foderavano i nostri Paesi fino a ieri. Oscilliamo, come su una nave in mezzo alle onde. (...) Ma si va avanti: un passo e poi un altro mezzo all’indietro. Una mezza giravolta delle nostre presunzioni, già ammaccate dal velenosissimo 2020. Prima di addormentare il drago una volta per tutte e scrivere – ne siamo certi – il lieto fine». Talmente certi che in teoria, si spera, ma non è detto, chissà, forse andrà bene e il pericolo rientrerà, forse, è probabile, ma vai a sapere.
[21 dicembre 2020]

Virus non più letale
Sempre sul virus modificato, Il Giornale titola: «Veloce, aggressivo ma non più letale». Quindi non ammazza più? O non è maggiormente letale della variante precedente?
[21 dicembre 2020]

Eva Robinson
Su Robinson, supplemento culturale della Repubblica, il regista e scrittore Nino Marino racconta un episodio che vide protagonisti Adolf Hitler ed Eva Braun nel loro rifugio sulle Alpi bavaresi: «Lui guardò Eva, che tacque. Parve riflettere, poi fece autocritica e disse a Eva che per farsi perdonare gli avrebbe concesso un privilegio inaudito: poteva dargli un calcio nel sedere». Lo meriterebbe anche lo scrittore Marino per quel pronome maschile anziché femminile.
[12 dicembre 2020]

Congiuntivite acuta
Dall’editoriale di prima pagina del direttore di Domani, Stefano Feltri: «Ma fermiamoci un secondo a chiederci come è possibile che un paese di persone tutto sommato razionali che ha perfino imparato a mettersi la mascherina in pubblico fa qualcosa di così assurdo come assediare i negozi per comprare regali che poi non potrà consegnare viste le restrizioni in vigore nei giorni di Natale». Diagnosi: congiuntivite acuta. Tralasciando la sintassi.
[15 dicembre 2020]

Sacrifici temporanei
Sommario di un titolo sulla stessa prima pagina del Domani: «Era il 18 ottobre quando il premier Conte si rassegnava all’idea di dover introdurre qualche nuova restrizione, presentato come sacrificio temporaneo in vista della nuova normalità per le feste». Possiamo tirare un sospiro di sollievo: Conte è un sacrificio temporaneo.
[15 dicembre 2020]

China pericolosa
«Il chinino è un albero originario del Perù, e dalla sua corteccia viene estratto il chinino», scrive Silvana De Mari sulla Verità, in un articolo sugli «antimalarici che ci salvano la vita da decenni» (così il titolo). Errore grossolano per un medico, quale è De Mari. Il chinino non è una pianta, bensì il solfato basico di chinina, un alcaloide ricavato dalle cortecce della china, nome popolare di varie specie vegetali della famiglia delle Rubiacee.
[15 dicembre 2020]

Abusi dopo 404 giorni
Il Fatto Quotidiano parla del «cardinale George Pell, ex prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano assolto dalle accuse di abusi sessuali su minori dopo 404 giorni di carcere». La prolungata astinenza gioca brutti scherzi?
[15 dicembre 2020]

A tutto gas
Finito in ospedale dopo essere stato colpito dal Covid-19, Luigi Accattoli, storico vaticanista del Corriere della Sera, ha tenuto sul proprio blog un diario della malattia, uno stralcio del quale è apparso sul quotidiano: «29 novembre. Sono ricoverato al San Giovanni. Il pomeriggio sono arrivate le previste difficoltà di respiro e non è bastata la bombola di gas in casa. Forse domani potrò dire di più». È vero che anche l’ossigeno è un gas, ma scritta così dà l’impressione che sia stato un vero miracolo se poi ha potuto dire di più.
[9 dicembre 2020]

Ritorno al futuro
In un sottotitolo, La Verità afferma: «Il vice della Salute insiste a chiedere le dimissioni del segretario generale Giuseppe Ruocco, accusato di non aver aggiornato il piano pandemico. Ma in Europa a decidere del nostro futuro ci è andato lui». Quindi, poiché il soggetto della prima frase è il viceministro della Salute, si deve dedurre che in Europa a decidere il nostro futuro è andato lui, non Ruocco. Cioè il contrario di quanto si legge nel titolo.
[17 dicembre 2020]

Bozzetto da rifare
«A Milano il Natale illumina piazza Duomo: dall’albero del dono al cortometraggio di Bruno Bozzetto», scrive il sito della Repubblica. Sbagliato: gli autori del film sono Fabio Bozzetto e Diego Zucchi. Lo storico cartoonist di West and Soda non c’entra nulla.
[8 dicembre 2020]

Idi di marzo 2021
Titolo a tutta pagina sull’Osservatore Romano: «Papa Francesco in Iraq a marzo 2021». A marzo 2020 pare improbabile.
[7 dicembre 2020]

Città e campagna
Un titolo del Corriere della Sera sul vaccino contro il coronavirus è introdotto da un occhiello che contiene la seguente frase: «L’Ue: sarà gratis per i cittadini». Invece sarà a pagamento per i campagnoli?
[2 dicembre 2020]

Attenti a quei due
«L’Italia rischia di perdere il tesoro del Recovery Fund», titola La Repubblica. L’analisi dei rischi paventati per le risorse stanziate dall’Ue – 209 miliardi di euro – è affidata a Tito Boeri e Roberto Perotti. Questo il passaggio cruciale del loro articolo: «Entro il 2023 l’Italia dovrà stanziare 135 miliardi (il 70 percento del totale, 45 miliardi all’anno in media) e farsi approvare i progetti per il restante 30 percento». Vorremmo sommessamente far notare ai due valenti economisti che il 70 per cento dei 209 miliardi in ballo corrisponde a 146,3 miliardi, cioè 11,3 in più dei 135 da loro calcolati, quindi quasi 49 miliardi l’anno in media, e non 45.
[14 dicembre 2020]

Singolare plurale
Servizio nel Tg1 delle ore 20 sui padiglioni contrassegnati da una primula in cui sarà effettuata la vaccinazione di massa contro il Covid-19: «Oltre 200 di questi punti è già dotato di cella frigorifera». A giudicare dalla coniugazione del verbo, Giorgia Cardinaletti, autrice del servizio, ha le idee piuttosto confuse su singolare e plurale.
[13 dicembre 2020]

Regno di Sardegna
Linkiesta, quotidiano online di elevate pretese, pubblica un articolo di Luigi Sanlorenzo, intitolato «La lunga storia d’amore tra sesso e potere», nel quale si legge: «Presidente della Repubblica era il socialista e cattolico Giuseppe Saragat, conterraneo di Francesco Cossiga, che pochi mesi dopo sarebbe entrato nel semestre bianco». Saragat era nato a Torino, Cossiga a Sassari. Ne deduciamo che Linkiesta è ferma al Regno di Sardegna.
[4 dicembre 2020]

Immagina dove saresti finito
Con il titolo «Un talento visionario e ingenuo», L’Osservatore Romano celebra il 40° anniversario della morte di John Lennon. Nel testo, Gaetano Vallini parla di Imagine, «la sua canzone più famosa e rappresentativa, divenuta, piaccia o no, un inno generazionale universale, in cui c’è dentro tutto, con quei versi perfetti per quegli anni nella loro visionaria ingenuità, ma che oggi pagano il prezzo del tempo». Eccoli, i versi più famosi, tradotti in italiano: «Immagina che non ci sia nessun paradiso / è facile se ci provi. / Nessun inferno sotto di noi (...) Immagina che non ci sia alcuna nazione (...) / e anche nessuna religione». Vallini conclude facendo riferimento agli «altri progetti» in cui Lennon era impegnato: «Una mano omicida ha impedito che venissero realizzati. Ma molto aveva già dato come artista. Perché altrimenti non staremmo qui a scriverne ora». Concordiamo. Infatti se si fossero realizzati i progetti di Imagine, anziché essere segretario di redazione dell’Osservatore Romano oggi Vallini lavorerebbe a Porta Portese.
[7 dicembre 2020]

Analisi illogica/1
Sottotitolo dalla Verità: «Il Tar fa tornare l’Abruzzo rosso per due giorni». Dovendo escludere che la regione sia paragonabile all’abete rosso, bastava scrivere: «Il Tar fa tornare rosso l’Abruzzo per due giorni».
[12 dicembre 2020]

Analisi illogica/2
Sommario dalla Verità: «Pizzicato mentre riempiva un carrello in un supermarket bardato da generale». Dovendo escludere che si tratti di un supermercato travestito, bastava scrivere: «Pizzicato mentre, bardato da generale, riempiva un carrello in un supermarket».
[10 dicembre 2020]

Analisi illogica/3
Titolo dalla Verità: «I Benetton mollano Mion per Laghi. Obiettivo vendere tutto allo Stato». Dovendo escludere che vendere sia obiettivo e non vendere sia partigiano, bastava mettere i due punti dopo «obiettivo» per evitare l’equivoco.
[24 novembre 2020]

Mangiare in piedi
Un’intervista della Stampa al professor Giovanni Di Perri, ordinario di Malattie infettive all’Università di Torino, ha consentito al quotidiano torinese di uscire con questo titolo: «“Meglio in piedi che seduti”. Ecco i consigli dei virologi per i pranzi di Natale a casa». Un uomo chiamato cavallo.
[9 dicembre 2020]

Penna intinta nel veleno
«C’è chi nel Pd mette in giro veleni: “Guerini vuole far fuori Franceschini, perché punta al Colle”», scrive Wanda Marra sul Fatto Quotidiano, e a noi resta il dubbio: è Guerini oppure Franceschini che vuole diventare presidente della Repubblica?
[4 dicembre 2020]

Chiudono i bar, affondano i porchi
Titolo di prima pagina sulla Gazzetta di Mantova: «Allevatori preoccupati. Chiusi bar e ristoranti: prezzi dei suini a picco». Porca miseria, che brutti effetti collaterali!
[3 dicembre 2020]

Allarme rosso
Nella sua rubrica Rosso Malpelo, sul Giornale, Paolo Guzzanti scrive: «Fra l’altro, i notiziari ignorano che è la ricerca americana ad aver creato i primi vaccini testati che da lunedì saranno inculati nel Regno Unito». Grande vittoria dei no vax.
[5 dicembre 2020]

Miglioramenti mortali
Nel servizio d’apertura del Tg3, edizione delle ore 19, Valeria Collevecchio annuncia che «migliora l’epidemia». Era preferibile che diminuisse.
[4 dicembre 2020]

Sconfitte linguistiche
Titolo a tutta pagina sulla Repubblica: «Influenza, la débacle dei vaccini». Bastava scrivere «la sconfitta». Ma se proprio volete fare gli esterofili, mettete almeno tutti gli accenti: débâcle.
[2 dicembre 2020]

Lo dice la parola stessa
In un editoriale sulla Verità, il direttore Maurizio Belpietro scrive: «Una pandemia che sta mietendo centinaia di migliaia di morti e ha contagiato il mondo». Osservazione pleonastica: la pandemia – «epidemia a larghissima estensione, senza limiti di regione o di continente» (Lo Zingarelli 2021) – per definizione contagia il mondo, altrimenti sarebbe una semplice epidemia.
[7 dicembre 2020]

Contorsionismi
In prima pagina, nel titolo d’apertura che La Verità ha dato al succitato editoriale di Belpietro, si legge: «L’Onu può invocare l’immunità non i nostri politici». L’Onu non può invocare i nostri politici? O i nostri politici non possono invocare l’immunità? Per sfuggire all’anfibologia, bastava scrivere così: «L’Onu può invocare l’immunità, i nostri politici no».
[7 dicembre 2020]

Chiamami col tuo nome/1
In un altro titolo di prima pagina La Verità parla di «perquisizione alla Chaoqui», ma sbaglia il cognome della donna, già condannata dal tribunale vaticano nel processo per Vatileaks 2 e ora indagata dalla magistratura italiana per ricettazione: si chiama Chaouqui.
[6 dicembre 2020]

Chiamami col tuo nome/2
Invece Maria Elena Vincenzi sulla Repubblica riporta correttamente il cognome Chaouqui, ma per due volte sbaglia il nome di battesimo, trasformandolo da Francesca Immacolata in Francesca Romana.
[5 dicembre 2020]

Chiudono ma restano aperte
«Nel primo semestre del 2020 a livello nazionale hanno chiuso 1.410 edicole che salgono a 2.027 se si includono anche i punti non esclusivi», scrive il sito di Prima Comunicazione. E cita questo esempio: «In Veneto in due anni è scomparso il 16% delle edicole e ora si è passati da un’edicola ogni 4mila abitanti a un’edicola ogni 4mila abitanti». La situazione ci pare grave, ma non seria.
[6 dicembre 2020]

Randezllate
Nel fascicolo romano del Corriere della Sera, domenica 22 novembre R.Fr. raccontava un episodio di cronaca nera e scriveva di una «stanza affittata per una notte per il randez vous». Due domeniche dopo, il mistero della sigla si è sciolto perché sullo stesso dorso Rinaldo Frignani ha scritto «il frutto di randez vous». Individuato dunque il cronista che, almeno nei giorni festivi, non conosce il francese. La forma corretta è «rendez-vous», ma se proprio non vuole abbassarsi a scrivere «appuntamento», suggeriamo il più orecchiabile «randevù».
[6 dicembre 2020]

Donna barbuta è sempre piaciuta
Didascalia dal Domani: «“La gestione del Movimento 5 Stelle da parte dei vertici è stata a mio giudizio disastrosa”, ha scritto la deputata Siragusa». Accanto appare una foto enorme del barbuto Vito Crimi. Ma le didascalie non erano state inventate per «spiegare» le immagini?
[24 novembre 2020]

Irrogate ergo
In un titolo dedicato all’ex arcivescovo di New York, Theodore Edgar McCarrick, ridotto allo stato laicale da papa Francesco in quanto «corrotto, omosessuale, molestatore», La Verità scrive: «Il Rapporto sull’ex cardinale non ha credibilità perché le pene comminate sono quasi ridicole rispetto alla gravità dei fatti contestati». Nel linguaggio giuridico, «comminare» significa stabilire una sanzione per i trasgressori di una legge. In questo caso si doveva scrivere «pene irrogate», cioè inflitte.
[26 novembre 2020]

La prima cosa bella
Il sito della Repubblica registra con questo titolo lo sfogo di un primario di Avellino in prima linea contro il Covid-19: «“Non ammalarsi è la cosa migliore”». Ma va’?
[6 dicembre 2020]

Voglia di treni
Titolo in prima pagina sul Fatto Quotidiano: «Parla Mads Brügger. “Cambio identità e scopro segreti, ma volevo i treni”». Tutto molto chiaro.
[3 dicembre 2020]

Pagliara ha bisogno di un tutore
Claudio Pagliara, corrispondente del Tg1 da New York, fa sapere che Joe Biden si è procurato alcune microfratture a un piede giocando con il suo cane e quindi «dovrà portare una protesi per alcune settimane». Trattandosi, per la lingua italiana, di «apparecchio sostitutivo di un organo mancante o asportato», auguriamo al neoeletto presidente americano di rimpiazzare presto la protesi con un tutore o, in alternativa, di farsi ricrescere in fretta l’arto.
[30 dicembre 2020]

Posso aiutare per i titoli?
Titolo a tutta pagina sul Domani: «I cani posso aiutare contro il virus ma meglio non fidarsi troppo». Che fosse riferito ai titolisti del quotidiano di Carlo De Benedetti?
[30 novembre 2020]

L’ultima magia
Titolo del Corriere della Sera per la scomparsa di Henri Chenot: «Il mago delle diete che ringiovaniva vip e politici. Ospitò insieme Boschi e Berlusconi». Occhiello: «Henri Chenot aveva 77 anni». Sommario: «Le tisane per Andreotti e Rosy Bindi». Ma che è morto lo volete scrivere da qualche parte?
[3 dicembre 2020]

Un Giornale allarmante
Titoli del Giornale, partendo dalla prima pagina: «Allarme contagi fantasma». «Disastro tamponi». «Natale Covid». «Allarme virus». «Allarme immigrazione». «Inter batticuore». Manca solo «All’armi, siam fascisti!».
[2 dicembre 2020]

Dagli al porco
«La carne di maiale, interdetta non soltanto dalla religione ebraica, risulta essere un ricettacolo di virus e altri parassiti che può portare, se non si osservano rigide regole sanitarie, al salto di specie (per esempio peste suina)», scrive Luciano Bassani sulla Verità. Roba da stropicciarsi gli occhi: prosciutti e salami potenziali veicoli della peste suina? La frase successiva non lascia spazio a dubbi interpretativi: «Con il termine “zoonosi” si intende il passaggio di specie da animale a essere umano». Da non credere. Che c’entra la peste suina, malattia «letale per suini e cinghiali, ma del tutto innocua per la salute umana» (fonte: ministero della Salute)? Bassani è un medico. La sua rubrica s’intitola A corpo sicuro. Mica tanto.
[29 novembre 2020]

Abusi inutili
Renato Farina su Libero: «La legale del monsignore abusato inutilmente ha sollecitato i promotori di giustizia». Si può essere abusati anche utilmente?
[2 dicembre 2020]

Sotto i tacchi
Titolo del Giornale: «La Calabria è il tallone d’achille di Conte». Prendiamo atto che la popolarità dell’eroe omerico è scesa sotto i tacchi, tanto da essere privato dell’iniziale maiuscola.
[26 novembre 2020]

Un Fatto alla rovescia
Ilaria Proietti si occupa sul Fatto Quotidiano del ricorso presentato da 1.400 ex parlamentari contro il taglio dei vitalizi. Fra essi, cita anche Alfredo Meocci, del quale scrive: «Prima fatto direttore generale in Rai in cui era stato assunto come giornalista fin dal 1982, poi catapultato nell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nelle vesti di consigliere». A parte la prosa, non proprio da antologia, è vero l’esatto contrario: Meocci divenne commissario dell’Agcom nel 1998 e fu eletto dg della Rai nel 2005.
[27 novembre 2020]

Spallata con figlia
«Trump tenta la spallata per prendersi il Michigan (ma con la grana Ivanka)», titola Il Giornale, e al lettore resta il dubbio che lo Stato americano includa, problematicamente, anche la figlia del presidente.
[21 novembre 2020]

Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti
Didascalia della Verità: «Ahmed Maitig, papavero del governo di Tripoli». La svolta botanica nella crisi libica dev’essere stata propiziata da Interflora. Peccato che il papavero sia una pianta erbacea oppure, in senso letterario figurato, «cosa o persona noiosa» (Lo Zingarelli 2021). Forse l’anonimo estensore della dicitura intendeva dire «alto papavero», cioè persona di notevole importanza. Lo scriverà la prossima volta.
[27 novembre 2020]

Fallocrazia
Titolo su Popotus, «giornale di attualità per bambini» allegato ad Avvenire: «La rinascita di Fallo comincia in Finlandia». Bei tempi quando monsignor Andrea Spada, per 51 anni direttore dell’Eco di Bergamo, vietava il sostantivo «pistola» nelle recensioni dei film western.
[3 dicembre 2020]

Montanelli si rivolta nella tomba
Titolo del Giornale: «Eton, prof licenziato perchè “maschilista”. Studenti in rivolta». Anche Indro Montanelli nella tomba, per via dell’accento.
[30 novembre 2020]

Sognando California
Sotto il titolo «Nuova sciocchezza della veterinaria Capua», La Verità scrive: «Dal suo ritiro in California («Se mi ammalo non faccio bella figura») Ilaria Capua torna a dire la sua». Premesso che l’espressione corretta doveva essere semmai «buon ritiro», adattamento di «buen retiro» (luogo calmo e appartato, in cui si cercano riposo e tranquillità), non si capisce di quale eremitaggio si stia parlando: la virologa non è una pensionata, bensì una docente ordinaria, direttrice dell’One Health Center of Excellence presso l’Università della Florida. Che, fra l’altro, dista circa 4.000 chilometri dalla California citata a sproposito dalla Verità.
[24 novembre 2020]

Tendenza Veronica
Veronica Gentili nella sua rubrica Facce di casta sul Fatto Quotidiano: «La tendenza a mettere qualcuno contro qualcun altro, come argomento a favore della propria tesi, è una tendenza molto comune di questi tempi». Una giornalista di tendenza.
[30 novembre 2020]

Non ho l’età per scriverti
Incipit di un editoriale firmato da Claudio Brachino sul Giornale: «Non ho l’età per amarti, diceva la canzone della Cinguetti». Commento di Gigliola Cinquetti: ma come cinguetti male, figlio mio.
[29 novembre 2020]

La curva retta
Da un epicedio della Repubblica dedicato a Diego Armando Maradona, recante la firma di Paolo Condò: «Senza pensare che l’arte spiega tutto e tutto abbraccia, e la pennellata impensabile per il dilettante è un gesto naturale per Picasso, e chissà Mozart cosa fischiettava sotto alla doccia, e quando il giovane Diego palleggiava ore con un’arancia non era circo, ma arte che cercava e trovava la sua strada come il fiume trova sempre la via al mare». Però sembra che il genio di Salisburgo talvolta preferisse la Jacuzzi.
[26 novembre 2020]

La curva retta
Titolo a tutta pagina da Avvenire: «Scende l’Rt, ma la curva non si piega». Se è una curva, si presuppone che sia per forza piegata.
[21 novembre 2020]

Tasse ballerine
A proposito di tasse evase, Il Fatto Quotidiano scrive che l’Italia «l’anno scorso ha perso 12,3 miliardi, di cui poco più di 8 via multinazionali», espressione, quest’ultima, che richiede una buona immaginazione. E aggiunge: «Circa 4 miliardi, invece, per evasione fiscale di persone fisiche». In una scheda adiacente all’articolo si legge però che «poco più di 3 miliardi sono provocati dall’evasione fiscale commessa da individui». Allora: «circa 4» o «poco più di 3»? Ci balla 1 miliardo, che equivale pur sempre a 1.936 miliardi di vecchie lire. Non sono bruscolini.
[22 novembre 2020]

Se Roma non va alla montagna
Titolo sulla Stampa: «Le Regioni a Roma: aprite le montagne». Bei tempi quando bastava spostarle.
[30 novembre 2020]

L’efficienza non è il suo mestiere
Caterina Pasolini intervista sulla Repubblica l’unica italiana, Valentina Berloni, ammessa a frequentare il Norland college di Bath, dove vengono formate le bambinaie con laurea reclutate dalla famiglia reale britannica. E scrive che costoro si distinguono per l’«aria efficente». Un po’ come i giornalisti italiani alle prese con l’ortografia.
[29 novembre 2020]

Attacco di ghota
Nella sua rubrica A me mi piace, sul Sole 24 Ore, Davide Paolini parla della «cucina di casa» e la inserisce «nel ghota». Vabbè che in famiglia tutto fa brodo, però si scrive Gotha, con la «h» nella seconda sillaba e con l’iniziale maiuscola, visto che il sostantivo deriva dall’Almanacco di Gotha, famoso annuario genealogico di case regnanti e famiglie nobili, pubblicato dal 1763 al 1944, il quale prese il nome da Gotha, città tedesca della Turingia.
[29 novembre 2020]

Arcivescovi in allegria
Parlando sulla Verità del difficile rapporto tra i vescovi statunitensi e il prossimo presidente Joe Biden circa l’annoso e cruciale nodo dell’aborto, Maria Giovanna Maglie osserva che «l’arcivescovo di Chicago, Allen Vigneron» dovrà, «come presidente della conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, dirimere la dolorosa questione». Maglie riesce così a infilare due errori in poche righe, perché Allen Henry Vigneron è arcivescovo di Detroit, non di Chicago, ed è vicepresidente, non presidente, dei vescovi statunitensi. Poco più avanti Maglie cita «l’arcivescovo José Horacio Gomez, capo della Conferenza episcopale americana», e questa volta ci azzecca, ma toglie l’accento al cognome di monsignor Gómez.
[21 novembre 2020]

Funerali alla moviola
La Gazzetta di Mantova informa che «è morto all’età di 79 anni, per Covid, l’ingegnere elettronico Franco Borghesani, storico sindacalista della Cgil e insegnante alle superiori». La notizia si conclude così: «L’addio questa mattina alle 11.40 con rito laico davanti al crematorio». Deve trattarsi di un replay, perché il funerale era stato celebrato due giorni prima.
[23 novembre 2020]

L’immutabile Gentili
Il Fatto Quotidiano pubblica un’anticipazione dal libro Gli immutabili (La nave di Teseo) di Veronica Gentili, che inizia così: «Intanto in isolamento ho riscoperto la cyclette. Mentre gli aggiratori sono ancora alle prese con gli ultimi scampoli interpretativi rimasti dopo la conferenza stampa, come il grande dubbio se il jogging faccia parte delle attività ludico-ricreative o di quelle motorie, o se esista una particolare velocità oraria che lo faccia saltare da una categoria all’altra, io alzo le mani e rinuncio all’esegesi del Dpcm». Se ne deduce che Gentili si autoclassifica tra i virtuosi che non intendono aggirare le norme anti Covid-19 dettate dal premier Giuseppe Conte. Peccato che il significato di «aggiratore» sia quello, letterario, di «impostore» (Lo Zingarelli 2021). Gentili sta forse dicendoci che chi osa interrogarsi sui Dpcm è un imbroglione oppure la giornalista non sa maneggiare la lingua italiana? A giudicare da un passo successivo, staremmo sulla seconda ipotesi: «Se nella scorsa primavera la componente tragica c’era è perché non conoscevamo Covid e ci siamo fatti incantare dalla sua velocità, che correre quello corre non gli si può dire niente».
[26 novembre 2020]

De’ Balassone
Nella sua rubrica Onda su onda, Stefano Balassone scrive sulla Repubblica: «Il Collegio svolge per i millennial il ruolo de’ Il Giornalino di Gian Burrasca». Questa forma della preposizione articolata «dei» si usa per i cognomi nobiliari. Qui bastava un plebeo «de», senza apostrofo.
[15 novembre 2020]

Apostrofi e accenti/1
Nelle prime 13 righe di un editoriale sulla prima pagina della Verità, Antonello Piroso riesce a sbagliare apostrofo e accento scrivendo «nduja» anziché «’nduja» e «perchè» anziché «perché».
[26 novembre 2020]

Apostrofi e accenti/2
Anche La Stampa, in un titolo di prima pagina, cade nello stesso errore: «Perchè il Cav si smarca da Salvini».
[20 novembre 2020]

Apostrofi e accenti/3
Il Manifesto mette in prima pagina un titolo enorme – «‘na cosa grande», con l’apostrofo rovesciato – scavato nella foto di Diego Armando Maradona. Urge organizzare nelle redazioni un’ora settimanale di ripasso dell’ortografia.
[26 novembre 2020]

Provocate provocate, qualcosa resterà
Il Giornale scrive dell’imbarazzante «Mi piace» rivolto al sedere di una maggiorata brasiliana, comparso incredibilmente sul profilo Instagram di Francesco, ma s’impantana subito nell’incipit telegrafico – «Una modella provocate, il Papa e un like malandrino» – che trasforma il participio presente del verbo «provocare» in un incomprensibile imperativo. Nella stessa notizia si parla della «Segreteria per la comunicazione» vaticana, che però dal 2015 è diventata «Dicastero per la comunicazione».
[21 novembre 2020]

Mutande di ghisa
Carlo Pelanda sulla Verità: «La Cina ha cambiato strategia: dominare il Pacifico e da lì il globo invece di cercare di penetrarlo direttamente dappertutto». Approntate le difese mondiali: mutande di ghisa e bocca chiusa.
[22 novembre 2020]

Lo sbattezzatore
Gianni Gennari su Avvenire: «Panorama è in edicola con copertina a tutta pagina per una grande foto rosseggiante del cardinale Reinhart Marx». Ci dispiace per l’ex prete, cui non resta che ribattezzare, ma si chiama Reinhard, con la «d». L’errore viene peraltro reiterato qualche riga più sotto, con questa chiosa: «Una volta regola del giornalismo galantuomo era che su nomi e cognomi non si scherza, e se si scherza si sbaglia». Appunto.
[21 novembre 2020]

Sanità vo’ cercando
Il Domani cita in prima pagina Giulio Gallera quale «assessore alla Sanità», ma nella Regione Lombardia questa carica non esiste: Gallera è assessore al Welfare.
[22 novembre 2020]

Se prima eravamo in quattro
Paolo Condò sulla Repubblica fa il punto sulla Serie A e scrive: «Nella rosa nerazzurra ci sono quattro giocatori che ogni squadra europea vorrebbe con sé: Lukaku, Lautaro e Barella che stanno andando benone, Eriksen che ieri Marotta ha sostanzialmente dato per perso, e Hakimi che sta vivendo un lungo passaggio a vuoto». I quattro giocatori sono dunque cinque. Se Condò conta i gol allo stesso modo, stiamo freschi.
[23 novembre 2020]

L’Avvenire di Vicenza
Da Avvenire: «Zone rosse confermate, entra l’Abruzzo. Il governo dice no alla settimana bianca». Non è un titolo: è la maglia del Lanerossi Vicenza.
[21 novembre 2020]

Le Leghe gentili
Incipit di Veronica Gentili nella rubrica Facce di casta sul Fatto Quotidiano: «Le ragioni del passaggio da Forza Italia alla Lega di Laura Ravetto». Dunque c’è la Lega di Laura Ravetto e c’è la Lega di Matteo Salvini. Almeno fino a quando Gentili non imparerà a scrivere in italiano: «Le ragioni del passaggio di Laura Ravetto da Forza Italia alla Lega». Più avanti, la telegiornalista di Rete 4, parlando della Lega di Salvini, ne sottolinea «l’attitudine nei confronti del mercato globale». Quindi da sovranista è diventato globalista. Sempreché Gentili sappia che «attitudine» significa «predisposizione».
[23 novembre 2020]

Sfilate sulla piscina
Serena Tibaldi intervista sulla Repubblica l’ex première dame di Francia, Carla Bruni. Domanda: «Un episodio che riassume la sua carriera da modella?». Risposta: «Gli show d’alta moda di Gianni Versace: si sfilava al Ritz, sulla piscina che veniva coperta». Vuoi mettere quando si camminava sulle acque?
[22 novembre 2020]

Pandemia a zone
Attacco della rubrica L’articolo della domenica di Francesco Alberoni sul Giornale: «Una pandemia che colpisce contemporaneamente tutto il mondo». Tenuto conto che pandemia significa «epidemia a larghissima estensione, senza limiti di regione o di continente» (Lo Zingarelli 2021), è piuttosto improbabile che colpisse contemporaneamente solo qualche città della Lombardia.
[22 novembre 2020]

Da una lacrima sul viso
La patetica sequenza fotografica ha fatto il giro del mondo, l’hanno vista tutti. Complice il caldo, due rigagnoli di sudore color pece sono scesi lungo le guance dell’ex sindaco di New York. «Quella lacrima di mascara nero su ciò che resta di Rudy Giuliani», titola in prima pagina La Stampa. E nel testo Gianni Riotta parla di «mascara, appiccicato a ditate sulle tempie canute da celare». Ma, come ben sanno le signore, il mascara è cosmetico per ciglia e sopracciglia, mentre quella usata da Giuliani era tinta per capelli.
[21 novembre 2020]

Fondi di caffè
Titolo dalla Verità: «I fondi entrano in Illycaffè». Per vederli, occorre svuotare le tazzine.
[22 novembre 2020]

Bilanci consecutivi
Titolo dal sito del Corriere: «Banche. Capasso, la famiglia vende la banca dopo 108 anni di bilanci (consecutivi) in utile». Di solito la legge richiede che i bilanci siano consecutivi, non sono contemplati anni sabbatici. Quindi diremmo: «Dopo 108 anni (consecutivi) di bilanci in utile». E «consecutivi» rimane comunque pleonastico.
[18 novembre 2020]

L’Italia arrossisce
Apertura della prima pagina di Avvenire, riferita al Covid: «L’Italia arrossisce e spera nel Natale». Il primo fenomeno è ampiamente spiegabile con la lettura di certi titoli.
[21 novembre 2020]

Economia cazzuta
Secondo titolo, stessa prima pagina: «La nuova economia capace di generare». Le sono spuntate le gonadi?
[21 novembre 2020]

Accenti variabili
Titolo d’apertura sulla prima pagina del Fatto Quotidiano, che intervista il ministro Stefano Patuanelli: «“Ecco il perchè della norma su Mediaset. Ora l’antitrust”». Occhiello di un titolo sottostante: «“É offensiva». Prendiamo definitivamente atto che nel giornale di Marco Travaglio gli accenti diventano gravi quando dovrebbero essere acuti e acuti quanto dovrebbero essere gravi.
[23 novembre 2020]

Esordi vecchi e nuovi
Dal sito della Repubblica: «Il Benevento espugna il Franchi con il gol di Improta e rende amaro il nuovo esordio di Prandelli sulla panchina viola». Esistono anche il bisordio e il trisordio?
[22 novembre 2020]

Mai prenderli alla lettera
«Il dibattito europeo sull’etremismo islamico», titola il Domani, che otto giorni prima aveva annunciato: «L’Austria chiude le mosche radicalizzate». Quando il giornale di Carlo De Benedetti parla dei musulmani, non bisogna mai prenderlo alla lettera.
[15 novembre 2020]

Arruolato a 10 anni
Il Giornale informa che il generale Fabrizio Carrarini ha assunto il comando delle Fiamme gialle dell’Italia nord-occidentale. «Da quarant’anni nella Guardia di finanza», specifica il quotidiano, è «insignito della medaglia Mauriziana al merito di dieci lustri di carriera militare». Poiché è nato nel 1960 e 10 lustri equivalgono a 50 anni, significa che il generale Carrarini si è arruolato all’età di 10 anni. Complimenti vivissimi a lui e ai suoi biografi.
[15 novembre 2020]

Sottozero
Giuliana Ferraino scrive di Airbnb su L’Economia del Corriere della Sera: «Il numero di notti e di esperienze prenotate, che è crollato di oltre il 100% a marzo e aprile, però è ancora in calo ed è sceso del 28% a luglio, agosto e settembre». Perdendo il 100 per cento sono andati a zero, poi hanno perso ancora il 28 per cento e sono andati sottozero? Oppure hanno perso il 100 per cento nel periodo marzo-aprile e il 28 per cento nel periodo luglio-settembre, rispetto ai medesimi periodi dello scorso anno? C’è un problema. O di aritmetica o di grammatica.
[17 novembre 2020]

Scivoloni
Titolo dalla prima pagina della Verità: «Altra vergogna sulle tasse. Non le tolgono ma le slittano». Il verbo «slittare» è intransitivo, dunque non è possibile «slittare» qualcosa. Al massimo si può «far slittare», come sanno bene i bambini che usano il bob sulla neve.
[15 novembre 2020]

Piccoli imitatori
Titolo dalla Stampa: «Stipendi nella sanità. Fondo da 813 milioni per medici e infermieri». Però nel testo si legge che «sono previsti in tutto 835 milioni». Titolo dalla Gazzetta di Mantova: «Stipendi nella sanità Fondo da 813 milioni per medici e infermieri». Però nel testo si legge che «sono previsti in tutto 835 milioni». Nelle testate del gruppo editoriale Gedi funziona così: se sbaglia il grande, si sente in dovere di sbagliare anche il piccolo.
[14 novembre 2020]

Vittoria decimale
Dando conto sul dorso romano del Corriere della Sera dell’elezione del rettore della Sapienza, il medico Antonella Polimeni, prima donna nella storia dell’ateneo, Erica Dellapasqua riporta scrupolosamente che l’eletta ha ottenuto «in tutto 2.529,74 voti sui 4.170,32 totali», ma non spiega la presenza dei misteriosi decimali.
[14 novembre 2020]

Airbus
Avvenire riferisce l’esito di due ricerche sul rischio di contagi da Covid-19 durante i viaggi in aereo, condotte dall’Us Transcom, il Comando dei trasporti dell’esercito statunitense, e dalla Darpa, l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa: «I responsabili del trasporto militare Usa sono così ottimisti da affermare che, perfino a pieno carico, il livello di trasmissione del virus è praticamente nullo per voli di durata non superiore a 12 ore». Non solo: in presenza di un solo passeggero portatore di coronavirus, sempre seduto, e indossando tutti le mascherine, senza mai levarle, «occorrerebbero 54 ore di volo di fila per inalare una carica virale sufficiente a infettarsi». Tenuto conto che sugli aerei non si possono aprire i finestrini ma sui bus sì, perché i primi sono considerati sicuri mentre sui secondi la capienza va ridotta anche per i viaggi di 15 minuti? Che dipenda dal costo del biglietto?
[18 ottobre 2020]

Il Pil nell’uovo
Il Fatto Quotidiano pubblica, nella sezione economia, un grafico con questi valori: «170% Pil Italia, 83% Pil Germania, 248% Pil Giappone». Il Pil italiano sarebbe il 170 per cento di che cosa? Lo si capisce solo leggendo il servizio sottostante: trattasi del rapporto percentuale fra debito e Pil. Vabbè che l’intuito soccorre i lettori intelligenti, e quelli del Fatto Quotidiano lo sono tutti, ma a che servono i grafici se non illustrano il contenuto degli articoli?
[16 novembre 2020]

È Poconé ma sicuro
«Gli incendi nelle paludi che di Pantanal, vicino Pocone, nello stato del Mato Grosso». Non è un grammelot, bensì una didascalia dal Domani. Senza contare che la città brasiliana si chiama Poconé, con l’accento acuto.
[11 novembre 2020]

Über alles
«L’avvio del progetto, ça va sans dire, è stato fissato per ieri, venerdì 13 dicembre», scrive Tonia Mastrobuoni sulla Repubblica. Va da sé che siamo ancora a metà novembre, dunque è assai difficile che venerdì 13 fosse già dicembre. Ma la cosa peggiore è che cinque righe più sotto la corrispondente da Berlino parla di «tre dei spazzacamini prescelti». La fuliggine deve aver cancellato la «s» impura, la quale imponeva la preposizione articolata «degli».
[14 novembre 2020]

Notizie dell’Altro Ieri
Titolo dal Domani di domenica 15 novembre: «Ponte Morandi. Arrestati gli ex vertici di Autostrade per l’Italia». Considerato che la notizia delle misure cautelari è stata diramata dall’Ansa alle ore 9.18 di mercoledì 11 novembre, converrebbe ribattezzarlo L’Altro Ieri.
[15 novembre 2020]

Notizie dalla Gazzetta del Futuro
Dalla Gazzetta di Mantova: «I controlli delle forze dell’ordine, se tengono conto di queste disposizioni del dpcm del 3 dicembre e delle norme regionali, non fanno sconti a chi fa il furbo». E poco più avanti: «Dal 6 dicembre, primo giorno “rosso”, le verifiche sul rispetto delle normative per limitare i contagi da Covid-19». Più che altro La Gazzetta del Futuro.
[15 novembre 2020]

Corpi poco sicuri
Nella sua rubrica A corpo sicuro, sulla Verità, il medico Luciano Bassani conclude così: «Le vite si salvano prima di arrivare in terapia intensiva con le cure domiciliari precoci». Se ne deduce che le cure domiciliari precoci ti spediscono in terapia intensiva. A meno che la frase non fosse stata costruita così: «Le vite si salvano con le cure domiciliari precoci prima di arrivare in terapia intensiva».
[15 novembre 2020]

Traduzione libera
«Il quoziente di intelligenza, che era sempre in crescita, ora sta diminuendo», è il titolo di un articolo firmato da Christophe Clavé, pubblicato da Italia Oggi. «Una causa sarebbe dovuta all’impoverimento del linguaggio», si legge nell’occhiello. Siamo d’accordo. Infatti, se si confronta il testo francese con la traduzione italiana, si scopre che «la généralisation du tutoiement» è stata tradotta con «la semplificazione del tutorial», mentre «tutoiement» significa «dare, darsi del tu» (l’inglese «tutorial» nel dizionario di francese Il Boch non esiste). Inoltre «généralisation» sta per «generalizzazione», come nella nostra lingua. Se Clavé avesse voluto parlare di «semplificazione», avrebbe scritto «simplification».
[12 novembre 2020]

Proverbi capovolti
Titolo dal Corriere Salute: «Se vuoi andare veloce vai con qualcuno». L’esatto contrario di quanto è scritto nel testo: «Chissà che la pandemia non ci induca a modificare, almeno in quest’ambito, un proverbio africano che recita: “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme a qualcuno”».
[5 novembre 2020]

Limiti orari a breve
Sommario dalla Verità: «Si va verso un allentamento dei limiti orari a breve». Ci sono anche i limiti orari a lungo? Non pare. Allora bastava scrivere: «Si va a breve verso un allentamento dei limiti orari».
[27 ottobre 2020]

Quanti discorsi
Dei 26 titoli larghi più di una colonna che comparivano nell’edizione domenicale della Stampa (escludendo le pagine dei commenti e dello sport), ben 16 contenevano frasi tra virgolette. Un giornale molto discorsivo.
[15 novembre 2020]

Lingue speciali
Secondo il professor Alberto Melloni, che lo scrive sul Domani, «in democrazia ogni attore deve parlare qualche parola di quella lingua speciale che è il cattolico». Derivando il verbo «parlare» da «parola», il melloniano si rivela una lingua specialissima.
[14 novembre 2020]

Risultati amichevoli
Nel Tg1 delle 13.30 la conduttrice Maria Soave ha aperto la pagina dello sport con questa notizia: «Finisce 7 a 5 l’amichevole dell’Italia con l’Estonia». Ci pareva che si fosse conclusa con un 4 a 0. Forse abbiamo visto un’altra partita.
[12 novembre 2020]

L’ultimo respiro
Prima pagina di Avvenire, titolo d’apertura: «Un segnale sulla curva». Di precedenza? Di pericolo? Di divieto? Di obbligo? Macché, la segnaletica stradale riguarda il Covid-19 e il rapporto tamponi-positivi. Titolo a tutta pagina all’interno, stesso argomento: «Nei reparti dove si trattiene il respiro. “Stiamo tornando al mese di marzo”». Ecco perché i pazienti vengono intubati e pronati: trattengono il fiato a bella posta!
[12 novembre 2020]

Acuti
Sommario dell’Espresso a corredo dell’intervista di copertina che Roberto Saviano ha rilasciato al direttore Marco Damilano: «Il gossip non è innocenza, è squadrismo. Non ha funzionato neppure con Berlusconi, perchè nel privato tutto si consuma subito». L’esatta grafia è «perché», con l’accento acuto. Saviano, che è uno scrittore, potrà confermarvelo.
[1 novembre 2020]

C’era una volta un re
La Verità pubblica una foto con questa didascalia: «Il re del tavolo verde, Faruk d’Egitto, insieme a sua moglie Irma Capece Minutolo». Premesso che, se fosse stata la moglie, sarebbe per forza «sua» moglie, quindi appare pleonastico l’aggettivo possessivo, non esiste alcuna prova che lo stravagante sovrano musulmano in esilio abbia mai sposato l’esuberante napoletana con cui si accompagnava. Tant’è che non fu neppure nominata nel testamento. Da fonti plurime, risulta che Irma Capece Minutolo sia venuta al mondo il 6 agosto 1935, circostanza peraltro compatibile con 33 scatti fotografici risalenti al 1954 e custoditi nell’Archivio Luce. Nel suo sito ufficiale non c’è la data di nascita. Però si legge: «A 18 anni sposa il re Fouad Farouk d’Egitto prendendo il titolo di Sua Altezza Reale Faegi Farouk». Quindi le nozze sarebbero state celebrate nel 1953. Peccato che l’anno dopo, precisamente il 16 febbraio, sul Corriere della Sera sia apparsa la seguente notizia da Cannes: «L’ex re Faruk non sposerà Irma Capece Minutolo. Lo ha precisato questa sera il segretario privato dell’ex-sovrano, lo svizzero André Chárdonnes, smentendo così la notizia pubblicata dal pomeridiano Paris Presse».
[1 novembre 2020]

Prova e riprova
Dal Fatto Quotidiano. Testatina su due pagine: «Il reportage. Francia, la prova della fede». Titolo del reportage: «La comunità cattolica prova a ritrovarsi dopo il terrore». Prova e riprova senza stancarti mai e alla fine ci riuscirai.
[9 novembre 2020]

Romani de Roma
In una didascalia del Venerdì di Repubblica, si legge: «Enrico Feroci, 80 anni. Romano “de Roma”, è uno dei tredici nuovi cardinali». Ma nella foto soprastante è ritratto Agostino Vallini, già vicario del Papa per la diocesi di Roma, che è cardinale dal 2006.
[6 novembre 2020]

Dalai Lamma
Titolo dalla pagina Facebook del Corriere della Sera: «Gadget benefico di Ikea creato da una bimba italiana: il suo Lamma sarà un...». Testo: «I lama in Abruzzo non esistono ma sono i suoi animali preferito. Che le hanno fatto vincere un conroso. Leggete qui...». Qui, più che parlare, si sputa.
[15 ottobre 2020]

Fecondità
Recensendo il saggio L’amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana di don Aristide Fumagalli, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, Luciano Moia scrive su Avvenire che «in questo enigma interiore, perché questa condizione tale rimane, il teologo si addentra in punta di piedi, con il rispetto dovuto ad ogni persona indipendentemente dal suo orientamento sessuale, nello sforzo di comprende se l’amore omosessuale possa dirsi interpersonale, rispettoso dell’alterità, fecondo, casto, responsabile e quindi cristianamente accettabile perché modellato sull’amore di Cristo». Talmente fecondo che, essendo la pillola proibita dalla Chiesa, i gay dovranno rassegnarsi a usare il metodo Ogino-Knaus.
[14 ottobre 2020]

Piazzamenti
Dalla Gazzetta di Mantova: «“Champagne: nella vittoria è un merito, nella sconfitta è una necessità”. L’affermazione di Napoleone Bonaparte è risuonata più volte mercoledì sera a villa Bocchi, in occasione del primo campionato di sabrage, la raffinata arte di aprire lo champagne con la sciabola, che affonda le radici nell’era napoleonica e nella sua leggendaria cavalleria leggera. Il piazzamento d’onore nella manifestazione che si è svolta a Villa Pasquali, Sabbioneta, è stato conquistato da Angelo Giovati di Casalmaggiore. Al secondo posto si è classificata Milva Bonazzi, mentre la terza posizione è stata conquistata da Corrado Sampietri. Impegnativo il percorso che ha portato alla nomina del vincitore». Talmente impegnativo che s’ignora chi sia il vincitore. A meno che alla Gazzetta di Mantova non siano convinti che la piazza d’onore equivalga al primo posto, anziché al secondo o, talvolta, al terzo.
[28 agosto 2020]

Osteria numero 39
La Stampa pubblica una specie di gioco dell’oca con le immagini dei 46 presidenti degli Stati Uniti succedutisi dal 1789 a oggi. Al numero 38 figurano sia Jimmy Carter sia Gerald Ford. Manca il numero 39. Pare che per quello si sia prenotato Donald Trump, appena rispedito dagli elettori alla casella di partenza.
[8 novembre 2020]

Facce di casta poco note
Sul Fatto Quotidiano, a corredo della rubrica Facce di casta di Veronica Gentili, compare una foto con la seguente didascalia: «Guido Carli. Ministro del Tesoro nel 92: di Maastricht disse “nessuno ha capito cosa comporterà per l’Italia”». A parte che si scrive «1992» oppure «’92», con l’apostrofo, nell’immagine, presa dal profilo Twitter, si vede il politologo Roberto D’Alimonte, che con il defunto Carli ha in comune solo la pelata.
[9 novembre 2020]

Sinagoghe particolari
Dal sito di Repubblica: «Ci sarebbero diversi morti nell’attacco avvenuto in pieno centro a Vienna nei pressi della sinagoga ebraica». Esistono anche le sinagoghe cattoliche e le sinagoghe musulmane?
[2 novembre 2020]

Defunto, alzatevi!
Titolo dalla prima pagina della Verità: «Si alzano i morti: 445». Tutto già previsto nell’«Inno di Garibaldi»: «Si scopron le tombe, si levano i morti».
[6 novembre 2020]

Rampanti in paradiso
«Potere vaticano», è il titolo di un’inchiesta di Panorama. In un grafico, fra i cardinali classificati «Rampanti» figura Jean-Louis Tauran. Classificazione impropria: ammesso che lo abbia mai fatto, il porporato ha smesso di arrampicarsi il 5 luglio 2018, quando è giunto in vetta, morendo all’età di 75 anni.
[4 novembre 2020]

Quasiungaretti
Didascalia dal Domani: «Eugenio Montale e Ungaretti (i primi due da sinistra nella foto) sono stati tra i poeti le cui liriche sono state pubblicate su Primo Tempo». Peccato che Ungaretti sia il terzo: il secondo è Salvatore Quasimodo. (Siamo anche in grado di colmare una lacuna: l’autore di «M’illumino d’immenso», che nell’articolo di Anna Folli, nel titolo e nella didascalia viene citato sempre e solo come Ungaretti, aveva un nome: Giuseppe).
[2 novembre 2020]

Mosche radicalizzate
Titolo dal Domani: «Attentato di Vienna. L’Austria chiude le mosche radicalizzate». Per le zanzare jihadiste e le vespe salafite si continuerà con i normali insetticidi.
[7 novembre 2020]

Mutande pazze
Brani scelti da un articolo di Silvana De Mari sulla Verità: «A molti uomini piace guardare le mutande delle donne, e, se hanno del potere, incentivano come possono». «Nessun uomo mostra mai le mutande. Le donne lo fanno. Quando un uomo o un ragazzo hanno i pantaloni corti, loro mutande sono sicuro». «Se una donna o una ragazza ha una gonna corta, tutte le volte che si china raccogliere qualcosa o si allunga per scrivere alla lavagna, si vedranno le mutande». «Tutte le volte che allarga le gambe, cosa molto facile da fare se si è abituate a portare spesso pantaloni, si vedranno le mutande». «Una elementare forma di cortesia, per una donna, è evitare di causare erezioni che non ha intenzione di soddisfare». Riposo, dottoressa. Lo consiglia anche la grammatica.
[26 settembre 2020]

Deperimento grammaticale
Azzurra Barbuto su Libero: «A nuocere è soprattutto quella paura che ci viene inoculata da 8 mesi, è quella a deperire le relazioni». Il verbo «deperire», intransitivo, non può essere usato come se fosse transitivo. E comunque «paura» in casi come questo regge il «di», non l’«a»: la paura di deteriorare (o di guastare) le relazioni.
[1 novembre 2020]

Mi risposo mia moglie
Parlando della morte dell’attore scozzese Sean Connery, La Stampa cita un’intervista che la moglie Micheline Roquebrune ha rilasciato al Mail on Sunday, e scrive: «“È morto in pace, nel sonno ed era molto tranquillo. Sono stata con lui tutto il tempo e si è semplicemente spento. Era ciò che voleva”, ha raccontato la donna con cui Connery si era sposato per la seconda volta nel 1975». Non è dunque vero che l’agente 007 fosse un donnaiolo: stando al quotidiano torinese, si era addirittura unito in matrimonio due volte con la stessa donna. (Effetti della prosa zoppicante: in realtà le prime nozze furono con l’attrice Diane Cilento).
[2 novembre 2020]

Guillot o Guitton?
Nella sua rubrica Cronache celesti sul Venerdì di Repubblica, il sempre documentatissimo Filippo Di Giacomo parla della possibilità che un giorno vengano create donne cardinale. Egli ricorda che padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ebbe a dire che ciò sarebbe stato «teologicamente e teoricamente possibile, perché nella Chiesa essere cardinali è un ruolo per il quale non è necessario essere ordinati». «D’altronde, per secoli, la Chiesa ha avuto cardinali “laici”, come l’ultimo segretario di Stato di Pio IX, Antonelli, o l’avvocato Teodolfo Mertel, nominato da papa Mastai nel 1858», ricorda Di Giacomo. «Con lui, che morì nel 1899, terminò la serie dei cardinali non ordinati ai quali, al massimo, si conferivano gli “ordini minori”, aboliti dalla riforma liturgica degli anni Sessanta. Questi non gli impedivano di sposarsi o di vivere in un matrimonio precedentemente contratto». Infine una rivelazione: Paolo VI propose la berretta cardinalizia «a Jean Guillot, e Giovanni Paolo II, sembra certo, a Madre Teresa di Calcutta. Entrambi rifiutarono». La duplice circostanza non è verificabile. Tuttavia, per quanto riguarda papa Montini, appare più credibile che fosse intenzionato a creare cardinale il suo amico filosofo Jacques Maritain, che ammirava fin dalla giovinezza. Di sicuro non avrebbe potuto conferire la porpora all’inesistente Jean Guillot citato da Di Giacomo: tutt’al più, per assonanza, poteva trattarsi di un altro filosofo, Jean Guitton, nominato da Paolo VI primo uditore laico al Concilio Vaticano II.
[16 ottobre 2020]

Tonnellate pari a 50 chili
«E Bruxelles ora si accoda a Trump. Ordinate tonnellate di Remdesivir», titola La Verità. Nel sommario si legge che «il farmaco usato dal tycoon funziona: la Commissione ne acquista altre 500.000 dosi». Si dà il caso che in ogni dose di Veklury (nome commerciale del farmaco) siano contenuti 100 milligrammi di remdesivir, il principio attivo del medicinale antivirale utilizzato contro il Covid-19. Quindi, mezzo milione di dosi corrispondono a 50 chilogrammi, pari a 0,05 tonnellate. Ah, le esagerazioni dei titolisti!
[9 ottobre 2020]

Lunghi momenti
Secondo Maurizio Bonassina, che lo scrive sul Corriere della Sera, Aldo Colonnello «ha vissuto lunghi momenti» accanto ad Alda Merini. Poiché per il dizionario chiamasi «momento» una «minima frazione di tempo», solo uno scrittore, qual è Colonnello, poteva vivere un ossimoro di tale portata.
[28 ottobre 2020]

Blues musulmani
Titolo dal sito del Giornale: «Il silenzio dei Blues musulmani. Il video che imbarazza la Francia». Spiegazione: «Il tutto nasce dall’assenza nella clip di giocatori della nazionale di fede musulmana». Perbacco. In Francia esiste una nazionale di fede islamica? E, soprattutto, i maomettani cantano i blues come i neri d’America? Nulla di tutto questo, ovviamente. I soldati della Repubblica durante la Rivoluzione erano chiamati «les Bleus», dal colore della divisa indossata, mantenuto come simbolo di uniformi e maglie delle rappresentative francesi nello sport (l’equivalente di azzurro e azzurri per l’Italia). Anche se qualcuno li confonde con i blues.
[4 novembre 2020]

Tutto chiaro
Il Fatto Quotidiano titola così un’intervista con lo scalatore Reinhold Messner: «“Si apre tutto. Anzi no: sudtirolesi, che figura... Per i giochi di partito”». Altissima purissima chiarissima.
[2 novembre 2020]

Ladri maleducati
Dalla Gazzetta di Mantova: «Era a lavorare come tutti i giorni, ma quando è rincasata ha fatto una brutta scoperta: l’abitazione messa a soqquadro da ignoti ladri che, oltre ad avere forzato la porta ed avere messo tutto sottosopra, se ne sono andati». Che disdetta! Non potevano aspettarla? Proprio maleducati.
[4 novembre 2020]

Calendario sportivo
Sul Fatto Quotidiano di lunedì 2 novembre, Veronica Gentili riferisce: «Angela Merkel ha annunciato così il lockdown “light” che inizierà in Germania il 2 novembre». Sette righe più sotto aggiunge: «In Germania da lunedì prossimo chiuderanno ristoranti, birrerie, bar» eccetera. Qualcuno le regali un orologio. O almeno un calendario.
[2 novembre 2020]

Eugenetica
Maurizio Belpietro sulla Verità attacca il governo Conte, in procinto di decretare un lockdown per gli ultrasettantenni. «Così facendo, si calpesta ancora la Costituzione e si rischia l’eugenetica», si legge nel titolo dell’editoriale. Vale la pena di ricordare che l’eugenetica è un ramo della genetica che si propone il progressivo miglioramento della specie umana attraverso l’incrocio tra individui portatori di caratteri geneticamente favorevoli. Non si vede come gli over 70, pur con l’assistenza del Viagra, possano partecipare a tale incrocio restando confinati in casa.
[2 novembre 2020]

Concordanze
Alberto Melloni scrive sul Domani: «Come ha spiegato il procuratore antimafia Cafiero De Raho, si sono infiltrate e saldate nella protesta i gruppi antagonisti, gli ultras della destra “calcistica” delle tifoserie violente e la mano invisibile della criminalità». Per domani urge ripasso della concordanza dei verbi al maschile con soggetti di genere diverso, professore.
[29 ottobre 2020]

Quando i gol si fanno da soli
Sul Corriere della Sera, nella sua rubrica L’analisi, Mario Sconcerti, grande firma dello sport, scrive: «È abbastanza paradossale che dentro una partita in cui la Juve non ha fatto un tiro in porta siano stati annullati tre gol a Morata». A noi, che non abbiamo mai messo piede in uno stadio, sembra non paradossale bensì miracoloso che, pur non avendo la Juve fatto un tiro in porta, Morata sia riuscito a segnare tre gol (poi annullati). È evidente che il pallone per tre volte è entrato in porta da solo. Sconcertante Sconcerti.
[29 ottobre 2020]

Vangelo alla valdese
Da tempo, per comprensibile par condicio ecumenica, nella rubrica Il Vangelo della domenica sul Fatto Quotidiano scrive Eugenio Bernardini, già moderatore della Tavola valdese. Ovviamente i testi sacri non corrispondono quasi mai al Vangelo della domenica della liturgia cattolica, come nel giorno di Ognissanti, quando il pastore Bernardini ha commentato una frase del profeta Geremia. Niente di male, anzi un opportuno allargamento d’orizzonte. Ma urge cambiare il titolo della rubrica.
[1 novembre 2020]

Ultras ultrà
Sommario da Repubblica: «Tra i dieci fermati cinque sono ultras». Titolo nella stessa pagina, due colonne più in là: «Ultrà e neofascisti ecco chi specula sulla paura». Prendiamo atto che nella metà pagina di sinistra sono ultras, plurale francese, mentre nella metà di destra diventano ultrà, sostantivo italiano invariabile.
[27 ottobre 2020]

Se mi eleggete, mi ricandido
Secondo il supplemento «Speciale Usa 2020», pubblicato da 7 del Corriere della Sera, «eletto a sorpresa presidente degli Stati Uniti l’8 novembre 2016, sconfiggendo Hillary Clinton con 306 voti elettori contro 232», Donald Trump «nel 2015 ha annunciato che si sarebbe candidato per un secondo mandato». Ora, con Trump tutto è possibile, anche l’annuncio di una seconda candidatura con un anno di anticipo sulla prima elezione. Però ci pareva di ricordare che questo fosse avvenuto a Orlando, in Florida, nel giugno 2019, non nel 2015.
[28 ottobre 2020]

Morti che ridono
In un articolo su Avvenire, firmato da Roberta Pumpo, uno dei prossimi cardinali, monsignor Enrico Feroci, già direttore della Caritas di Roma e amico di don Andrea Santoro, il prete assassinato nel 2006 in Turchia, commenta la propria futura creazione cardinalizia: «Anche lui si sarà fatto un sacco di risate in Paradiso». Quando si dice una benedizione celeste.
[1 novembre 2020]

Località inesistenti
Da Anteprima: «Lunedì 31 ottobre 1870. In un’osteria di Monterio, in provincia di Verona, scoppia una violentissima lite per la caduta di un bicchiere. Un vetturale viene ucciso con tre coltellate». Non esiste nessuna località italiana con quel nome. Infatti è Montorio.
[31 ottobre 2020]

Rettili spiaggiati
La Gazzetta di Mantova annuncia l’inaugurazione della «mostra fotografica di Stefano Benazzo che propone una sere recente di scatti di rettili spiaggiati». La «sere» è ovviamente una «serie». Ma i «rettili»? Sono «relitti» marini. Per un attimo abbiamo temuto che in redazione avessero scambiato balene e delfini per serpenti.
[15 ottobre 2020]

Acuto di Conte
Rispondendo sul Corriere della Sera all’appello contro la chiusura dei teatri causata dalla pandemia, lanciato dal maestro Riccardo Muti, il premier Giuseppe Conte conclude: «Le assicuro che, con il ministro Franceschini, siamo già al lavoro per far riaccendere microfoni, riflettori, proiettori». Complimenti al presidente del Consiglio: ora il mondo intero sospetta che nel Teatro alla Scala i cantanti lirici si affidino agli altoparlanti anziché alle corde vocali.
[28 ottobre 2020]

Hanno perso il controllo
Sommario su Repubblica, pagina 3: «Il premier: “Senza questi provvedimenti la curva dei contagi finirebbe fuori controllo”». Stesso giorno: «Contagi fuori controllo», titolo d’apertura della cronaca di Roma. Palazzo Chigi sta lì. Parlatevi.
[27 ottobre 2020]

Così non Vaia
In un servizio su Vaia, La Stampa pubblica una foto con questa didascalia: «Le migliaia di tonnellate di legna frutto dell’alluvione oggi accatastate: parte del legno è stato recuperato». Vaia è stata una tempesta, per i giornali anche un ciclone, un tifone, un uragano. Tutto tranne che un’alluvione.
[28 ottobre 2020]

La virgolatrice di Sapri
Brani scelti della rubrica Facce di casta di Veronica Gentili sul Fatto Quotidiano: «Ogni provvedimento, misura o legge, esiste solo in funzione di uno stato d’eccezione che è entrato a far parte dell’ordinario». «Fornire alibi a chi non vuole rispettare le regole e creare ulteriore confusione, è un comportamento superficiale e pericoloso». La telegiornalista dimostra un debole per le virgole infilate a sproposito fra soggetto e verbo.
[26 ottobre 2020]

Un antico fratacchione
Sulla prima pagina della Verità, Giorgio Gandola firma un articolo che comincia così: «E il Fratacchione non rispose». Poco più avanti spiega: «Domenica sera a Che tempo che fa c’era Vincenzo De Luca (l’inventore del soprannome monastico)». Duole deludere il bravo Gandola, già direttore dell’Eco di Bergamo, ma «fratacchione» è attestato fin dal 1444, come riporta lo Zingarelli, quindi 505 anni prima che il pur fantasioso presidente della Regione Campania venisse al mondo. In particolare, quando De Luca aveva appena 14 anni, fu utilizzato da Natalia Ginzburg in Le piccole virtù, dove, a pagina 46, descrive le differenze tra lei e il marito Leone: «Suole dirmi che non capisco niente, nelle cose da mangiare; e che sono come certi robusti fratacchioni, che divorano zuppe di erbe nell’ombra dei loro conventi». Lo utilizza nuovamente a pagina 56: «Io sto sempre bene, sono come quei fratacchioni robusti, che si espongono senza pericolo al vento e alle intemperie». Ma, per completare i riferimenti letterari lungo il corso dei secoli, «fratacchione» compare anche in Bernardino da Siena, Matteo Maria Boiardo (due volte), Pietro Aretino (tre volte), Matteo Bandello, Anton Francesco Grazzini, Giovanni Verga, Federico De Roberto. Il plurale «fratacchioni» fu invece utilizzato da Niccolò Machiavelli nella Mandragola, ancora da Matteo Bandello nelle Novelle e da Giovanni Faldella (tre volte) in Figurine e in Donna Folgore.

Intuizioni copernicane
Titolo dal Corriere della Sera: «Mattarella: il virus nemico di tutti, è lui il responsabile delle restrizioni». Presidente, lei ci dà due notizie una più sconvolgente dell’altra.
[27 ottobre 2020]

Meriti del focolaio
Titolo dalla Verità: «Schiaffo a Crisanti: “Falsità su Vo’”. Il Veneto contro l’articolo dove il docente si attesta tutti i meriti del focolaio». Non si vede quali meriti potrebbe procurare, al parassitologo diventato virologo, l’insorgere di un focolaio: un’epidemia non è ancora una benemerenza. Inoltre il verbo attestare significa «affermare come testimone, per diretta conoscenza o esperienza». Difficile pertanto che possa diventare riflessivo. Che il titolista stesse inseguendo nella sua mente il verbo «si intesta» e non sia riuscito ad afferrarlo?
[29 ottobre 2020]

Titolo della rubrica
Con un articolo intitolato «Il dantismo ermeneutico di Pio XI. La Divina Commedia sempre sullo scrittoio», L’Osservatore Romano ha inaugurato una nuova rubrica. Si chiama Titolo della rubrica, perché i redattori, assai poco osservatori, avrebbero dovuto scrivere il titolo della rubrica nel posto in cui c’era in pagina il testo segnaposto «Titolo della rubrica», cosa che non hanno fatto. S’ignora, a tutt’oggi, quale fosse il titolo della rubrica.
[16 ottobre 2020]

Allonsanfàn
Nel dorso romano di Repubblica il cronista Luca Monaco riferisce dei disordini fomentati dagli oltranzisti di destra descrivendo «la Roma delabrè amministrata dalla giunta Raggi». Ha ragione, come hanno imparato a proprie spese gli abitanti della capitale, ma sfoggia un francese che non sa perché avrebbe dovuto scrivere «délabré».
[28 ottobre 2020]

Ti affermo che è sbagliato
La Verità pubblica una foto del litigio stradale fra Enrico Montesano e alcuni poliziotti che lo hanno fermato per strada perché non indossava la mascherina. E scrive: «In un video dell’agenzia Dire, si vede l’attore affermare agli agenti: “La legge impone di girare a volto scoperto”». Affermare è un verbo transitivo e la grammatica impone di affermare qualcosa, non affermare «a» qualcuno.
[14 ottobre 2020]

Tempus fugit
Wanda Marra sul Fatto Quotidiano: «Zingaretti sta cercando di prendere tempo. Potrebbe non averne abbastanza». Se ne avesse a sufficienza, non cercherebbe di prenderlo.
[12 ottobre 2020]

Grandi lettori
La Repubblica elenca in una tabella, che occupa quasi mezza pagina, «gli Stati in bilico» nelle elezioni presidenziali americane. Eccoli: Wisconsin «10 grandi lettori»; Michigan «16 grandi lettori»; Ohio «18 grandi lettori»; Arizona «11 grandi lettori»; Pennsylvania «20 grandi lettori»; North Carolina «15 grandi lettori»; Georgia «16 grandi lettori»; Florida «29 grandi elettori». Ecco perché negli Stati Uniti i giornali arrancano meno che in Italia. (Si trattava ovviamente di «grandi elettori»).
[24 ottobre 2020]

Mafie distorte
Sugli incidenti di Napoli, provocati dal coprifuoco per il Covid-19, sommario virgolettato di Repubblica a corredo di un’intervista con Marco Minniti (si presume che la frase sia dunque attribuita all’ex ministro dell’Interno): «Così si rischia la polveriera sociale, dobbiamo evitare che le mafie cavalchino la tensione facendosi Stato in maniera distorta». Se invece si fanno Stato in maniera regolare, sono benvenute?
[25 ottobre 2020]

La miglior partita di oggi sarà lunedì prossimo
Sul Corriere della Sera di sabato 24 ottobre, Mario Sconcerti pubblica la seguente «analisi» calcistica: «La Roma ha poco equilibrio, ma una qualità tecnica non inferiore, infatti il Milan-Roma di lunedì prossimo è la miglior partita che si possa vedere oggi». Come dire che sabato era lunedì o anche viceversa.
[24 ottobre 2020]

Congiuntivite
Nello Trocchia sul Domani, in un servizio dedicato a Domenico Arcuri, commissario per l’emergenza pandemia: «E questo nonostante proprio il 4 agosto 2016 l’assemblea rappresentata dal socio unico, il ministero dell’Economia, aveva invitato la società a ricondurre “i trattamenti economici ai limiti di legge vigenti”». Congiuntivo vo cercando ch’è sì caro.
[23 ottobre 2020]

Gioco al massacro
Sottotitolo della Verità per un editoriale di Marcello Veneziani: «Il turpe massacro di un insegnante ha una chiara matrice islamista». A prescindere dal fatto che ben difficilmente un massacro potrebbe essere aggraziato, si dà il caso che il sostantivo in questione abbia il seguente significato: «Eccidio, strage, carneficina, macello» (Zingarelli 2021). Tutte azioni che riguardano più persone, e non una sola, come nel caso del professore francese decapitato da un fanatico islamista.
[21 ottobre 2020]

La tomba del morto
Dal sito della Stampa: «Da due anni un gatto rosso fa visita ogni giorno alla tomba del suo proprietario morto». Se il proprietario fosse vivo, sarebbe una notizia da edizione straordinaria.
[15 ottobre 2020]

Augh!
Su Repubblica, intervista a firma del vaticanista Paolo Rodari, il quale, nonostante la sua formazione di ex seminarista e ciellino, fa pronunciare al cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, questa frase: «I santi Geronimo, Agostino, Tommaso hanno lodato la parresia di Paolo». Mancano all’appello solo Toro seduto, Cavallo pazzo e Nuvola rossa. (Essendo tedesco, Müller ha fatto il calco dal latino Hieronymus o dallo spagnolo Jerónimo, ma Rodari dovrebbe sapere che la forma italiana corrente per designare il santo filologo è Girolamo o Gerolamo, non certo Geronimo).
[22 ottobre 2020]

Alza qualcos’altro
Parlando dello sconcerto suscitato dall’apertura di papa Francesco alle unioni civili gay, La Verità cita l’intervista che egli concesse nel 2019 a una vaticanista messicana (uno spezzone che all’epoca fu censurato dal Vaticano ora è finito in un docufilm del regista Evgeny Afineevsky), e la chiama ripetutamente, per due giorni consecutivi, Valentina Alzaraki. Ma il suo vero cognome è Alazraki.
[24 ottobre 2020]

Mercati in presenza
Dalla Gazzetta di Mantova: «Fino a quando l’ordinanza del sindaco Mattia Palazzi non sarà revocata, l’affluenza al mercato sarà contingentata, con non più di due persone per ogni banco presente». Quante persone saranno ammesse per i banchi non presenti?
[22 ottobre 2020]

Dietro e davanti
Sull’Arena, cronaca di un processo a una madre accusata di maltrattamenti. Interrogata dal giudice, un’amica dell’imputata conferma che la donna «non stava dietro ai figli». Si apprende inoltre che «l’amica tirò fuori da uno scatolone un sex toy e la figlioletta lo prese in mano». Amorale della favola: sempre meglio davanti che dietro.
[17 ottobre 2020]

Con quel giornale un po’ così
Dimostrando di aver capito perfettamente che cosa avrebbe fatto notizia ieri, il Domani ha confinato in 33 righe, fra le brevi di pagina 2, il fatto del giorno, cioè il placet di papa Francesco alle unioni civili gay, che campeggiava sulle prime pagine di tutti gli altri quotidiani. Poi però, arrivati a pagina 11, i previdenti colleghi devono aver compreso che forse la faccenda meritava qualcosa di più, e allora hanno infilato un pensoso colonnino sull’argomento, firmato dallo storico Alberto Melloni: «Coppie omosessuali. Il papa riporta l’amore alla dimensione evangelica». Il Domani di ieri non si segnalava soltanto per questa sapiente valutazione degli avvenimenti, bensì anche per l’accuratezza complessiva. Ne fa fede il titolo d’apertura di pagina 4: «Il declino dei Casamonica. Abattuta la villa delle violenze». Per carità, i lapsus calami, in gergo refusi, capitano anche nelle migliori famiglie, tant’è che di solito in questa rubrica vengono condonati (tranne i più divertenti, come quello sottostante di Repubblica). Tuttavia, essendo appena 15 i titoli d’apertura dell’intera edizione e disponendo il quotidiano di Carlo De Benedetti di «una redazione con 15 giornalisti tutti già formati, molto bravi e competenti, assunti con contratti regolari» (dichiarazione del direttore Stefano Feltri a Fs News), si presume che un titolo a testa potrebbero rileggerselo, prima di mandarlo in stampa. Ma questa, almeno a giudicare dal Domani di ieri, non sembra una consuetudine di famiglia. Pagina 4: «Così il virus colpisce gli ultimi». Pagina 8: «Così parte il concorso dei docenti precari». Pagina 12: «Così Biden può riscrivere (un po’) il medio oriente costruito da Trump». Pagina 13: «Così un Caravaggio dimenticato è diventato patrimonio di tutti». E così sia.
[22 ottobre 2020]

Malattia di quart’ordine
Titolo dal sito di Repubblica: «Nunzia De Girolamo è positiva al Covid: “Malattia infima, ho dolori lancinanti”». Noblesse oblige.
[20 ottobre 2020]

Emergenza ingestibile
Titolo dalla Stampa: «Nuove zone rosse in città. I gestori: difficile gestirle». Ah, ecco perché li chiamano gestori.
[21 ottobre 2020]

Donne di servizio
Giacomo Amadori sulla Verità riporta fra virgolette ragionamenti che Domenico Giani, ex capo della Gendarmeria vaticana, avrebbe fatto con «alcuni vecchi collaboratori» in relazione alla vicenda di Cecilia Marogna, sedicente esperta di intelligence arruolata dall’allora sostituto agli Affari generali della Segreteria di Stato, cardinale Angelo Becciu: «“Come arrivò da me? Se una persona viene a presentarsi, è verosimile che sia stata prima presentata”. Una frase che sembra un preciso riferimento a Becciu. Ma di che cosa discussero i due? “Nell’occasione ha proposto cose per noi non realizzabili. Una ragazza che aveva questa idea dei servizi da noi non aveva spazio…”». Giusto. Solo donne di servizio, in Vaticano. Preferibilmente suore non stipendiate.
[20 ottobre 2020]

Dice e non dice
Con il titolo «Cosa dice il Dpcm su scuola, movida e smart working», Il Fatto Quotidiano pubblica un servizio a firma di Ilaria Proietti suddiviso nei seguenti capitoli: scuole, movida, parchi, contact tracing. E sullo smart working? Nulla da dire.
[20 ottobre 2020]

La Palice
Titolo della Verità per l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro: «Conte non sa che pesci pigliare, perciò non decide». Per la prossima volta suggeriamo due titoli alternativi: «Conte non sa che pesci pigliare, perciò non piglia pesci» e «Conte non sa decidere, perciò non decide».
[20 ottobre 2020]

Squadre fantasma
Borussia Mönchengladbach e Borussia Dortmund sono due differenti squadre di calcio tedesche, che hanno in comune solo il nome latino della Prussia (Borussia, appunto). Appartengono a due diverse città: Mönchengladbach si trova nel distretto di Düsseldorf; Dortmund nel cuore della Ruhr, vicino a Bochum. Tuttavia per il Corriere della Sera pare che esista solo il Borussia Dortmund. Infatti martedì 20 ottobre, a pagina 43, nel programma degli incontri si leggeva che l’Inter avrebbe giocato mercoledì 21 con il «Borussia D.» (quindi Dortmund), mentre la Lazio nello stesso giorno, cioè martedì 20, sarebbe scesa in campo contro una squadra inesistente, ovvero il «Borussia». Queste invece le partite disputate: la Lazio ha battuto martedì il Borussia Dortmund e l’Inter mercoledì ha pareggiato con il Borussia Mönchengladbach, conosciuto anche come Borussia M’Gladbach o semplicemente Borussia MGM.
[22 ottobre 2020]

Preti della Versilia
La Gazzetta di Mantova dà notizia della morte del locale concessionario Renault, Enrico Giovanzana, e informa che «i funerali saranno celebrati da Versilia domani alle dieci nella chiesa di San Pio X». Siccome Versilia è un’impresa di onoranze funebri, viene spontaneo concludere che non ci sono più i preti di una volta.
[18 ottobre 2020]

Stato minuscolo
In un interessante articolo sulla Stampa, riguardante le vicende del cardinale Angelo Becciu, del suo successore Edgar Peña Parra e di Cecilia Marogna, detenuta nel carcere milanese di San Vittore, Gianluigi Nuzzi scrive per quattro volte «vaticano» con la «v» minuscola. Un cattivo ricordo dello Stato che lo processò e alla fine lo assolse? Disattenzione? Ripicca ortografica?
[18 ottobre 2020]

Cera Grey
Titolo sulla prima pagina del Dubbio per un editoriale dell’ex vicepremier Marco Follini: «Il Mes che manca e il Dorian Grey nascosto in soffitta». Ottima direi, è cera Grey! (Per Il ritratto di Dorian Gray rivolgersi a Oscar Wilde).
[16 ottobre 2020]

Statistiche poco Fini
Sul Fatto Quotidiano, il sempre puntuale Massimo Fini tesse le lodi di Francesco «dopo il disastroso pontificato di Papa Wojtyla (crollo delle vocazioni, crisi del sacerdozio e degli ordini monacali)». Ma stavolta scrive per sentito dire. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio centrale di statistica della Santa Sede (consultare l’Annuarium Statisticum Ecclesiae), l’ultimo picco di vocazioni del precedente millennio si ebbe proprio con Giovanni Paolo II, quando i seminaristi passarono da 63.882 nel suo primo anno di pontificato (il 1978) a 114.439, quasi il doppio, nell’anno della sua morte (il 2005). Un’ulteriore crescita si registrò peraltro anche con Benedetto XVI, toccando quota 120.616 nel 2011. Non si capisce in quale modo Bergoglio sarebbe riuscito a rilanciare la Chiesa rispetto al «disastroso» san Giovanni Paolo II. Infatti, il numero dei seminaristi maggiori è sceso dai 118.251 del 2013, anno dell’elezione di Francesco, ai 115.880 del 2018, con una contrazione del 2 per cento. Ancora più grave la crisi dei religiosi professi non sacerdoti, che nello stesso periodo sono diminuiti di quasi l’8 per cento, calando da 55.000 unità a meno di 51.000. Idem le religiose professe, con un decremento del 7,5 per cento: da quasi 694.000 nel 2013 a meno di 642.000 cinque anni dopo.
[14 ottobre 2020]

Maometto in aula
Titolo dalla prima pagina della Verità: «Mostra vignette su Maometto in aula: sgozzato». In effetti raffigurare il Profeta che frequenta la scuola media ci pare oltremodo blasfemo. (A meno che il titolo corretto non dovesse essere «Mostra in aula vignette su Maometto: sgozzato»).
[17 ottobre 2020]

Strade pericolose
Titolo da Libero: «Mostra caricature di Maometto. Prof decapitato per la strada». Aveva indicato al suo carnefice una via sbagliata? (In casi simili la locuzione «per strada» non contempla l’articolo. Alcuni esempi dallo Zingarelli 2021: «incontrare un amico per strada»; «salutarsi per strada»; «il temporale l’ha sorpreso per strada»; «vedersi per strada»).
[17 ottobre 2020]

Nostre informazioni sbagliate
Dalla rubrica Nostre informazioni dell’Osservatore Romano: «Il Santo Padre ha nominato Membro Ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze il Professor Reinhard Genzel, Direttore del “Max Plank Institute for Extraterrestrial Physics”, a Garching (Repubblica Federale di Germania)». Non occorre essere accademici delle scienze per sapere che si chiamava Max Planck, con la «c».
[15 ottobre 2020]

Congiuntivite
Nella rubrica A fil di rete sul Corriere della Sera, il pur ottimo Aldo Grasso incappa in una svista parlando della telegiornalista Giovanna Botteri: «Non passa giorno che qualcuno ne tessi giustamente le lodi». Accettabile l’ellissi di «senza», ma forse manca un «non» e di sicuro c’è un congiuntivo sbagliato: «Non passa giorno [senza] che qualcuno non ne tessa le lodi».
[16 ottobre 2020]

Chi va verso cosa
Sommario dalla Verità: «Il dpcm verso lo stop di palestre e piscine». Si presume che siano palestre e piscine ad andare verso lo stop nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri, non viceversa. Altro sommario, stessa pagina: «La politica catechizza i cittadini, che già rispettano le regole, patendo semmai errori e ritardi dell’esecutivo». Essendo il soggetto «la politica», se ne deduce che essa, e non il cittadino, patisce errori e ritardi del governo. Verità involontaria.
[18 ottobre 2020]

Titolazione giallorosa
Il daltonismo di Veronica Gentili si è esteso all’intera redazione del Fatto Quotidiano, che titola a tutta pagina: «Conte fa strike: giallorosa compatti e destra astenuta». Lo Zingarelli 2021 parla solo di giallorosso: «Relativo al governo formato nel 2019 dal Movimento 5 Stelle, dal Partito Democratico e da altre forze politiche». La definizione dell’aggettivo giallorosa è la seguente: «Di commedia, film e sim. di argomento poliziesco, con un intreccio amoroso a lieto fine». Non pare il caso del governo Conte.
[14 ottobre 2020]

Tamponamenti a catena
Per giustificare in prima pagina la consueta apertura terroristica sul Covid-19, Il Fatto Quotidiano, ormai ertosi a guardiano del regime instaurato dal Conducator, fa scrivere ad Andrea Sparaciari un pezzo con il seguente incipit: «Neanche a marzo, nel pieno della pandemia, si erano registrati in Italia tanti contagi in sole 24 ore: 7.332 nuovi casi (martedì erano stati 5.901), a fronte del record di 152.196 tamponi. Per trovare un dato analogo, bisogna risalire al 21 marzo, quando i nuovi casi furono 6.557, ma con soli 26.336 tamponi». Se i valenti colleghi si fossero muniti di calcolatrice, si sarebbero accorti che l’incidenza dei contagi rispetto ai tamponi eseguiti il 21 marzo era pari al 24,9 per cento, mentre rispetto ai tamponi eseguiti mercoledì scorso era pari al 4,82 per cento. Ne consegue che, in proporzione, il decremento dei positivi da marzo a oggi risulta dell’80,64 per cento. Forza virus!
[15 ottobre 2020]

Gioco d’azzardo
Sulla Verità, nella sua rubrica La scommessa, Cesare Lanza scrive: «Scommettiamo che ci sono previsioni e profezie (quasi sempre letterarie) a dir poco straordinarie? Ho ricevuto da una cara amica, Monica Lavezzari, questa segnalazione sull’incredibile profezia di Clive Staples Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia, tratta dal libro Lettere di Berlicche, pubblicato nel 1942. L’autore parla col diavolo... Domanda: “Come hai fatto a portare così tante anime all’inferno, in quel momento?”. “Con la paura. Strategia eccellente, vecchia ma sempre attuale”. “Ma di cosa avevano paura? Di essere torturati? Delle guerre? Di morire di fame?”. “No. Era la paura di ammalarsi. Poi infatti si sono ammalati, e sono morti”». Scommettiamo che in Le lettere di Berlicche (il titolo originale ha l’articolo) non vi è alcuna traccia di queste profezie né di quelle seguenti riportate incautamente da Lanza?
[15 ottobre 2020]

Il principio della fine
Titolo in prima pagina sulla Verità: «Sostanza pericolosa nella pillola per minorenni». Occhiello: «Farmaco ritirato per danni al fegato aveva un sesto del principio attivo di questo». Non sapevamo che il fegato contenesse un principio attivo.
[15 ottobre 2020]

Sic sic sic, hurrà!
Brani scelti da un articolo dello storico e docente universitario Alberto Melloni, apparso sul Domani: «La prossima elezione del vescovo di Roma, infatti, rischia di essere vulnerabile non all’intrufolarsi nelle procedure di attori che il segreto delle votazioni tiene ai margini, ma per da ciò che può accadere prima o dopo il conclave». «Perché chiunque può fulminare in pochi minuto». «È davanti a loro, nel “concistoro” che il papa crea in nuovi cardinali». «Quell’episodio di inquisizione su un cardinale, a cui nessuno però osò togliere la porpora, spiega il dovere elettorale dei cardinali sia stato protetto». Verso la fine, Melloni ha pure l’ardire di sottolineare con un «sic» un banale refuso («dai» al posto di «ai») apparso nel comunicato ufficiale sulla defenestrazione del cardinale Angelo Becciu. Per i suoi quattro «sic» ci rivediamo a settembre, professore.
[14 ottobre 2020]

Poche idee ma chiare
Brani scelti da un’intervista che il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha rilasciato al Fatto Quotidiano. «Alla riflessione ora deve seguire l’azione». «Era giusto riflettere sull’esito delle regionali». «Non dobbiamo esagerare». «È chiaro che i nostri valori oggi vanno declinati in un’ottica di maggiore concretezza». «È uno degli argomenti all’ordine del giorno». «Chi sta al governo deve pensare al Paese». Penultima risposta: «Non ho nulla da dire». S’è capito benissimo.
[27 settembre 2020]

A dato sfogo ai fisiologi
«I Carabinieri di Asola, impegnati costantemente nei servizi di controllo del territorio, hanno identificato un 33enne italiano che stava tranquillamente e beatamente urinando in pieno centro ad Asola. L’uomo, non curante della vicinanza di numerose abitazioni e della presenza di passanti, in pieno giorno e a cielo aperto a dato sfogo ai propri bisogni fisiologi». Dal sito della Voce di Mantova. Meglio farla tacere.
[11 ottobre 2020]

Calendario gregoriano
Un articolo sul centenario della nascita di Salvo D’Acquisto è stato presentato dall’Osservatore Romano con questo sommario: «A Palidoro un pomeriggio del 23 settembre 1943 qualcosa non va come deve andare: il sofisticato meccanismo del gene egoista si inceppa». È noto che il 23 settembre ha di norma cinque o sei pomeriggi, uno dei quali fu fatale all’eroico carabiniere.
[14 ottobre 2020]

Nel Blois dipinto di Blois
Gianni Gennari, nella sua rubrica Lupus in fabula su Avvenire, scrive: «La realtà della vita dei Santi fa venire in mente un celebre pensiero di Leon Blois: “C’è una sola tristezza: quella di non essere santi!”». Ora, a parte che i santi restano tali anche senza la maiuscola a corrente alternata, si dà il caso che l’autore in questione fosse Léon Bloy. Il lupo non s’intende di leoni e non ha occhi di lince.
[15 ottobre 2020]

Gentili daltonica
In preda a un preoccupante attacco di daltonismo, Veronica Gentili, nella sua rubrica settimanale Facce di casta sul Fatto Quotidiano, scrive: «Dopo un anno abbondante di governo giallorosa». Ma non era il governo giallorosso? La distratta collega, abbonata agli errori, stavolta riesce nell’impresa di far sbagliare anche chi ha impaginato il suo testo. Infatti il pezzullo è dedicato a Roberto Fico, presidente della Camera, del quale viene pubblicata la foto, però accanto al voto (7) il protagonista cambia viso e compare anche il ritratto di Alessandro Di Battista. Va aggiornato il titolo della rubrica: Facce doppie di casta.
[12 ottobre 2020]

Media inferiore
Sempre Il Fatto Quotidiano sintetizza in un sommario un passo dell’intervista con Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Italia, da molti anni mago dei sondaggi: «Ricordo spesso che il 54% degli elettori ha al massimo la terza media». Ecco perché i 5 stelle sono al governo.
[12 ottobre 2020]

Cari Buddenbrook vi scrivo
In un articolo dell’Osservatore Romano sulle tracce tedesche nella Città Eterna, Jörg Ernesti afferma che Thomas Mann «nel suo appartamento vicino al Pantheon scrisse ai Buddenbrook». Perbacco, avrà trovato l’indirizzo sulle Pagine gialle? È lecito supporre che l’autore dell’articolo conosca bene I Buddenbrook, celeberrima opera giovanile di Mann, ma la redazione del giornale vaticano non ha con tutta evidenza la letteratura fra le sue passioni.
[10 ottobre 2020]

Suppergiù
Titolo dalla prima pagina del Tempo: «Ponte ciclabile di burro. La gru lo tocca e crolla giù». Si è mai visto qualcosa che crolli su?
[9 ottobre 2020]

Senza sale in zucchetto
Corredata dal titolino «Metti o togli», una didascalia sulla prima pagina della Verità illustra il momento in cui Francesco creò cardinale l’ex sostituto agli Affari generali della Segreteria di Stato vaticana: «Il Papa sistema lo zucchetto a Becciu». Errore grossolano che contraddice la foto, giacché il Pontefice impone il berretto cardinalizio e non lo zucchetto (copricapo a forma di piccola calotta emisferica che vi sta sotto).
[10 ottobre 2020]

Non ho l’età
Stefano Lorenzetto intervista sul Corriere della Sera un hikikomori (dal giapponese «stare in disparte»), il trevigiano Marco Brocca, che non esce di casa dal 2013, e scrive, correttamente, che egli ha 25 anni. Ma nel «Chi è» che correda il pezzo si legge che è nato nel 1975. L’età avanza.
[8 ottobre 2020]

Timeo Danaos et dona afferentis
Corrado Augias su Repubblica sintetizza così un episodio del giallo La donna cardinale (Marsilio) di Lucetta Scaraffia: «Il papa rifiuta un bicchiere d’aranciata afferitogli durante un ricevimento». Significato del verbo afferire secondo lo Zingarelli 2021: «(Burocratico) riguardare, concernere, attenere». Troppe mezzemaniche in Vaticano.
[28 settembre 2020]

Esclusivo: Di Maio va a scuola
Titolo su tre righe nelle pagine interne del Domani: «Di Maio ora va a scuola / di politica estera / per trattare con Ue e Usa». Non si capisce a che servano seconda e terza riga: la vera notizia è nella prima.
[8 ottobre 2020]

Evidenze del domani
Titolo d’apertura sulla prima pagina del Domani: «Una stretta oggi per evitare un nuovo lockdown domani». Spiega Davide Maria De Luca: «Nel testo approvato ieri, il governo ha scritto che le ragioni che hanno provocato i nuovi obblighi sulle mascherine e la proroga dello stato di emergenza sono l’aumento dei contagi da coronavirus». Ma va?
[8 ottobre 2020]

Larga e stretta
Titolo dalla Stampa: «Boom di contagi, governo in allarme. Conte: “Rigore o ci sarà una stretta”». Perché, quella appena annunciata che cos’è, una larga?
[8 ottobre 2020]

Fare e non fare è tutto un lavorare
Titolo della Verità per l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro: «Conte e soci fanno ammuina perché non sanno che cosa fare». Beh, ma allora sanno benissimo che cosa fare: ammuina.
[7 ottobre 2020]

Consecutio
Giacomo Amadori sulla Verità: «Becciu, secondo i suoi difensori, il denaro dato alla donna doveva servire per operazioni segrete per la liberazione di missionari rapiti in Asia a Africa». Tutto chiaro.
[6 ottobre 2020]

Caos calmo
Titolo da Libero: «Caos sulle bollette elettriche. Nessuno sa come funzionerà». C’è anche un caos che funziona?
[7 ottobre 2020]

Omicidio derubricato da cazzata a cavolata
Secondo quanto riferito su Repubblica dalle inviate Gabriella De Matteis e Brunella Giovara, il killer Antonio De Marco, che a Lecce ha ucciso due fidanzati, «alla domanda del pm “Ti rendi conto di aver fatto una cavolata?”, risponde sì». Prendiamo atto con sollievo che per i magistrati pugliesi ammazzare due amici è meno grave che trucidare due genitori. Infatti, agli interrogativi del perito incaricato di sottoporlo a perizia psichiatrica, Pietro Maso in carcere replicò con tono spazientito: «Professore, avrò fatto una cazzata, ma lei non può venire tutti i giorni».
[1 ottobre 2020]

Giro lungo
Sulla Gazzetta di Mantova, in un inserto a cura di Antonio Simeoli sul Giro d’Italia 2020, si legge: «Il record di successi di tappa è di Mario Cipollini con 41 nel Giro 2003». Un primato che nemmeno Fausto Coppi e Gino Bartali sarebbero riusciti a battere, visto che il Giro d’Italia 2003 si concluse dopo 21 tappe.
[1 ottobre 2020]

Belìn, che sergente
Il Corriere della Sera informa che «la Bundeswehr, l’esercito federale tedesco, si appresta a declinare al femminile i suoi gradi gerarchici». Secondo le prime indiscrezioni, «a una Feldwebel, sergente, ci si dovrà rivolgere con il termine Feldwebelin». Per fortuna Genova non si trova in Germania.
[14 settembre 2020]

Colpi di testata
In un italiano alquanto barcollante, Gianni Gennari racconta su Avvenire che in questa rubrica me la sono presa con uno scritto di Mariolina Ceriotti Migliarese apparso sul medesimo quotidiano. Egli sostiene – parlando di «sfondone» – che lo avrei presentato «come un servizio (di cronaca)». Falso. L’aggiunta fra parentesi è di Gennari. Il termine usato da me era «servizio», senza ulteriori specificazioni. Orbene, la definizione di «servizio» (Zingarelli 2021) è «incarico particolare conferito a un inviato o collaboratore di giornale, ente radiofonico, televisivo e sim.; l’articolo o il reportage preparati in base a tale incarico» e quella di «articolo» è «scritto che in un giornale, una rivista, un bollettino e sim. tratta un determinato argomento». L’argomento trattato nell’incipit dalla collaboratrice di cui sopra era il seguente: «Si stanno moltiplicando in modo allarmante episodi difficili da definire, che segnalano una situazione di crescente e diffusa erotizzazione dei nostri bambini. Masturbazione davanti ai/alle compagne, richiesta di sesso orale, esibizione dei genitali». Conclude Gennari: «Amico Lorenzetto, cui sono personalmente anche grato, ma più amico ancora della realtà delle persone e dei fatti. Stavolta la... testata, o meglio la capocciata, è toccata a lui». Amico Gennari, mi sa che a battere in testa sei tu. Soprattutto dovresti – se non da giornalista, almeno da ex prete – dire la verità, senza aggiungervi suggestioni fuorvianti per compiacere il tuo direttore. (Che poi, anche se avessi scritto «articolo» o «analisi» o «commento», al posto di «servizio», sarebbe cambiato qualcosa rispetto al crudo linguaggio usato dal giornale dei vescovi?).
[8 ottobre 2020]

Traduzioni
Secondo Nicoletta Manzione, corrispondente della Rai per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dalla Francia, il titolo «Tout ça pour ça» con cui Charlie Hebdo ha commemorato – riproponendo in copertina le vignette su Maometto – la mattanza in redazione compiuta nel 2015 da fondamentalisti islamici, significa «Tutto questo per niente» (Tg1 delle 20). Tutto questo per questo: 226.551 euro lordi di retribuzione corrisposti dall’ente radiotelevisivo di Stato a Manzione nel 2019.
[25 settembre 2020]

Giochiamo al dottore
Il corrispondente da New York, Claudio Pagliara, parlando del coronavirus che ha colpito Donald Trump, riferisce nel Tg1 delle 20 che «il presidente ringrazia dottori e medici». Pneumologi i secondi, dottori commercialisti i primi?
[3 ottobre 2020]

Il vecchio di 53 anni
Nella sua rubrica settimanale sul Fatto Quotidiano, Veronica Gentili spiega che Angela Merkel «è impegnata ad impedire che il vecchio Rutte e i suoi sodali frugali, in combutta involontaria con Ungheria e Polonia, impediscano le erogazioni del Recovery Fund accapigliandosi sullo Stato di diritto». Mark Rutte, primo ministro dei Paesi Bassi, è nato il 14 febbraio 1967, quindi ha 53 anni. Sembrerebbe più vecchia Merkel, che ne ha fatti 66 lo scorso 17 luglio. Gentili insufficiente anche come gerontologa.
[5 ottobre 2020]

Un nuovo quotidiano: Venire
Attacco di un servizio su Avvenire, a firma di Mariolina Ceriotti Migliarese: «Si stanno moltiplicando in modo allarmante episodi difficili da definire, che segnalano una situazione di crescente e diffusa erotizzazione dei nostri bambini. Masturbazione davanti ai/alle compagne, richiesta di sesso orale, esibizione dei genitali». Attendiamo la modifica della testata: Venire.
[2 ottobre 2020]

Poco con molto
Brani scelti da un’intervista rilasciata da padre Juan Antonio Guerrero Alves, prefetto della Segreteria per l’economia nominato da papa Francesco, ad Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani, riportata in prima pagina dall’Osservatore Romano: «Ciò che mi ha colpito di più quando ho conosciuto meglio la Curia è che si fa molto con poco». «Possiamo dire che lo fanno con dignità e, relativamente, con poco». «Mi sembra che la Santa Sede faccia molto con poco». «Nella Santa Sede ci sono molti Enti che fanno molto con poco». Chissà perché, allora, il bilancio 2019 della sola Curia (esclusi quindi Governatorato, Ior, Obolo di San Pietro, Fondo pensioni e fondazioni varie) è molto in rosso. Di 11 milioni di euro, per la precisione. Non sarà che la Santa Sede fa poco con molto?
[2 ottobre 2020]

Meglio gli alberi o le piante?
Nelle pagine di cronaca milanese, il Corriere della Sera segnala il seguente appuntamento nel parco di Villa Reale: «“Chi trova un giardino trova un tesoro”, gioco per imparare a riconoscere alberi, fiori e piante». Ma gli alberi non sono piante?
[20 settembre 2020]

Giocare in Borsa
Nelle pagine di economia della Stampa, Gabriele De Stefani fa parlare Massimiliano Bianco, amministratore delegato della Iren, società multiservizi quotata in Borsa, e scrive: «Ma il gruppo conferma un dividendo in aumento del 2,7% a 9,50 euro per azione». Bisogna correre a comprare le Iren, considerato che ieri hanno chiuso a 2,22 euro. L’occhiello del titolo appare intonato con lo strampalato testo sottostante: «L’ad bianco lancia il piano da 3,7 miliardi». Connotato razziale oppure da giovane era iscritto alla Democrazia cristiana?
[2 ottobre 2020]

È la pioggia che va
Titolo sopra la testata nell’edizione di domenica del Fatto Quotidiano: «Maltempo, con le prime pioggie tornano i disastri». Inclusi quelli grammaticali. (Quando la «i» delle terminazioni «-cia» e «-gia» è atona, cioè priva di accento, resta nelle forme plurali solo se «-cia» e «-gia» sono precedute da una vocale: quindi «camicie». Invece si sopprime se «-cia» e «-gia» sono precedute da una consonante: quindi «piogge»).
[4 ottobre 2020]

Acuti mancati
Titolo sopra la testata nell’edizione di lunedì del Fatto Quotidiano: «Che deve fare uno della Lega perchè Salvini lo espella?». Errore (ormai consueto in quel giornale) ripetuto in un titolone a pagina 6: «“House of Virus” con Trump anzichè Frank: è stata la Cia?». Si scrive «perché» e «anziché», con l’accento acuto. A meno di non essere Cinzia Monteverdi, presidente e amministratore delegato della società editrice del Fatto, che – come documentato di recente in questa rubrica – scrive «perchè» e «purchè».
[5 ottobre 2020]

Partito d’azione
Con una piccata articolessa lunga un’intera pagina del «suo» giornale, Cinzia Monteverdi, presidente e amministratore delegato della Seif, che pubblica Il Fatto Quotidiano, replica alle voci raccolte da Dagospia, secondo le quali Edima srl, socia del quotidiano diretto da Marco Travaglio, sarebbe intenzionata a cedere le proprie azioni. Nella replica, Monteverdi scrive «perchè» con l’accento grave (tre volte) e «purchè», ignorando che in tutti e quattro i casi era richiesto l’accento acuto. Infine conclude: «Ah, dimenticavo: ho un nuovo titolo-scoop da suggerire a Dagospia: “Il Fatto si fa distribuire da Berlusconi”. Oppure “Travaglio fa affari con Berlusconi”. Infatti abbiamo cambiato società di distribuzione per mia scelta, legata a motivazioni oggettive: dal 1° ottobre saremo seguiti da Pressdì, società del gruppo Mondandori». Peccato che la società in questione si chiami Press-di, con il trattino e senza accento, e il gruppo Mondadori, senza la seconda «n». Se Monteverdi sa far di conto come sa scrivere, non vorremmo essere nei panni dei soci del Fatto.
[30 settembre 2020]

Obolo ateo
«Che valga ancora e sempre la pena contribuire con le proprie donazioni all’Obolo di San Pietro, al quale andranno le offerte raccolte in chiesa domenica prossima, in occasione della Giornata per la carità del Papa»? Secondo Matteo Liut, che firma l’editoriale di apertura sulla prima pagina di Avvenire, «in questi giorni “scandalosi”» se lo stanno chiedendo «in molti, anche tra i credenti». Ché gli atei, com’è noto, sono sempre stati in prima fila nel versare l’Obolo di San Pietro.
[1 ottobre 2020]

Congedo ateo
A proposito di non credenti. Tutti i vignettisti, dal compagno Vauro sul Fatto Quotidiano a Dario Campagna (primo premio nel 2017 al concorso «Il diavolo veste Uaar» dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) sul Domani, salutano il creatore di Mafalda, morto in Argentina, con un surreale «Ciao Quino». Ma se non può sentirvi, che glielo dite a fare?
[1 ottobre 2020]

Attendibili al 100 per cento
Ecco gli azionisti di Atlantia secondo un grafico pubblicato da Repubblica nelle pagine di economia: flottante 50,67 per cento; Sintonia (Edizione) 30,25; Fondazione Cassa di risparmio di Torino 50,67; Gic Pte. Ldt. 8,9; azioni proprie 0,94; Hsbc Holdings Plc 5,01. Totale delle azioni: 146,44 per